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.: Discussione: Nomadi a Milano: che fare?

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Antonella Fachin

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Inserito da Antonella Fachin il 6 Giu 2008 - 18:29
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Per opportuna informazione riporto:

- un articolo sul blitz della polizia nel campo regolare di Rogoredo;
- un altro articolo apparso su Repubblica on line di oggi;
- il comunicato del consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Luciano Muhlbauer.

Allego anche il comunicato stampa dell'Opera Nomadi.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
www.lasinistrainzona.it

All'alba a Milano-Rogoredo il blitz della polizia nel campo dove vive la famiglia Bezzecchi, sinti -italiana con medaglia d'oro al valore civile

"Schedati perché nomadi" I supercommissari in azione di CLAUDIA FUSANI

Una delle casette del campo nomadi di via Impastato a MIlano-Rogoredo dove stamani all'alba è scattato il blitz

MILANO –

I bambini hanno scherzato con le divise e sono impazziti per il furgone della Scientifica, quello con le macchine fotografiche e gli strumenti come vedi nei film.

Gli adulti hanno accettato in silenzio, "con grande umiliazione".

I vecchi hanno avuto "paura", uno soprattutto: Goffredo, 69 anni, il capofamiglia, sopravvissuto durante la guerra a un "campo del Duce" dove venivano deportati gli zingari, una di quelle pagine di cui si è persa memoria.

Le sirene e le macchine della polizia; loro, gli zingari, tutti in fila a mostrare i documenti; le cinque e mezzo del mattino di un giorno qualsiasi: brutti ricordi nella testa di Goffredo.
L'alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell'alta tensione, campo nomade del comune - dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l'altro, giunti alla quinta generazione.

Sono circa quaranta persone e tutti stamani sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani per declinare nome, cognome, generalità, stato civile.

Ognuno ha mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia.

"Censimento dei rom", secondo il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, da dieci giorni super commissario per gli zingari con gli ampi poteri previsti dall'ordinanza della Presidenza del Consiglio pubblicata in Gazzetta il 30 maggio.

"Una schedatura umiliante" secondo Giorgio Bezzecchi, 47 anni, ragioniere, uno dei cinque figli di Goffredo, vicepresidente dell'Opera nomadi della Lombardia, fino all'anno scorso responsabile dell'Ufficio nomadi del Comune e adesso ricercatore presso l'università.

"Quello che è successo stamani non era mai accaduto, è agghiacciante e tutti devono sapere, tutti..." insiste Bezzecchi.

Così mentre stamani a Roma veniva sgomberato un campo nomadi in zona Testaccio (anche qui con molte polemiche ma va detto che al tempo stesso il sindaco Alemanno sta convocando uno per uno i capifamiglia dei rom), a Milano si procedeva con la schedatura-censimento. I prefetti super commissari per i nomadi sono tre, Roma, Milano e Napoli dove però gli "sgomberi", per ora, sono stati fatti in un altro modo dalla camorra.

Giorgio Bezzecchi non vive più al campo ma ieri sera, sapendo che ci sarebbe stato quello che definisce "blitz" si è fermato con il padre e le famiglie dei suoi quattro fratelli. "La nostra famiglia, tutta la nostra famiglia - spiega Bezzecchi - è italiana, abbiamo i documenti, lavoriamo, paghiamo le tasse, luce e acqua, i nostri figli vanno a scuola. In comune, dove ho lavorato per 23 anni, e in prefettura lo sanno perfettamente. Arrivare all'alba, circondare il campo e illuminarlo con le lampade, svegliarci e metterci in fila e fare la fotocopia del nostri documenti è stato molto più che umiliante. Sanno chi siamo, conoscono la famiglia Bezzecchi, mio padre è medaglia d'oro al valore civile. Perché questo blitz di evidente matrice razziale?".

E' un fatto che il primo atto ufficiale del commissario per i rom di Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo, Milano.

"Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo - aggiunge Bezzecchi - che tutti debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza. Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani".

Con Bezzecchi proviamo a metterla così, che in fondo è solo un censimento, qualcosa di utile per affrontare una volta per tutte la questione rom, per conoscerli e quindi poter essere di aiuto a chi vuol vivere in Italia rispettando le regole. "Tanto per cominciare - risponde - noi siamo sinti italiani registrati all'anagrafe quindi non capisco cosa debbano censire visto che già esistiamo. Più in generale - lo dico perché ho lavorato per 23 anni all'Ufficio nomadi del comune di Milano - il censimento già esiste dei campi autorizzati. A Milano ci sono tra i 5 e i 5.500 nomadi". Una discriminazione, quindi, "anche se presentata come positiva".

Sessanta anni fa, ricorda Bezzecchi, usciva la rivista "La difesa della razza" di Guido Landra, furono approvate le prime leggi razziali, poi i primi rastrellamenti. "Mio nonno fu portato a Birkenau ed è uscito dal camino... Mio padre fu portato a Tossicia ed è tornato indietro. Stamani lo hanno svegliato all'alba e lo hanno messo in fila. Io oggi, italiano e sinti, dico vergogna".

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Campi rom, si preparano 10mila espulsioni

La repubblica online

Due mesi per completare l'anagrafe dei clandestini. Immigrazione fuori controllo nel territorio metropolitano
di Oriana Liso
Il censimento di tutte le presenze nella provincia porterà via ancora un paio di mesi: perché, dopo una prima ricognizione sui numeri, ora si partirà con la vera"schedatura" dei nomadi che vivono tra campi regolari e irregolari. Nomi, nazionalità, situazione lavorativa e familiare come "base da cui partire per capire chi ha titolo per restare in Italia".

Il prefetto Gian Valerio Lombardi, neo commissario straordinario per l'emergenza rom con poteri su tutta la regione, ha incontrato il sindaco Letizia Moratti.

Il nodo resta Milano, con la sua provincia: perché se nel resto della Regione la situazione dei nomadi sembra tutto sommato gestibile (e gestita), la vera partita si gioca sul futuro delle presenze nel territorio metropolitano.

"Il censimento nelle altre province verrà in un secondo momento — spiega Lombardi — perché l'emergenza è un problema di Milano".

I numeri dicono che sui circa 8mila nomadi presenti nel Milanese quasi la metà ha cittadinanza italiana, "quindi hanno diritto a restare", specifica il prefetto, pur superando la soglia dei duemila posti a disposizione nei campi autorizzati del milanese

Ma sull'ipotesi di spostamenti in altre province risponde: "Per ora non abbiamo nessuna intenzione di farlo: la razionalizzazione non comporta necessariamente una ridistribuzione".

Pochi giorni fa lo stesso prefetto aveva detto: "So che ci sono già partenze spontanee di alcune centinaia di persone, anche verso la Romania".

Una conferma arriva da Maurizio Pagani, vicepresidente milanese di Opera Nomadi: "C'è chi va via per paura degli allontanamenti coatti, cercando magari posti meno "visibili" dove fermarsi".

I dati dell'associazione parlano di circa 25mila nomadi in tutta la regione, di questi almeno 10mila «potrebbero essere allontanati perché clandestini o perché, pur essendo cittadini comunitari, non hanno un reddito o un lavoro», sostiene Pagani.


Una situazione che riguarda, ancora una volta, soprattutto Milano, dove ci sono anche altri problemi: "Qui abbiamo un migliaio di rom jugoslavi, la metà senza cittadinanza: quando si dovrà rimpatriarli sarà difficile stabilire dove, visto che quei paesi sono stati sconvolti dalla guerra".

Per ora, comunque, sembra presto per parlare di espulsioni, anche se c'è già preoccupazione sul futuro: su come e quando verranno fatti gli allontanamenti e su come verranno gestiti i campi. "L'obiettivo è quello di andare oltre il modello Triboniano, con una nuova regolamentazione che colleghi la presenza a comportamenti virtuosi", spiega ancora il prefetto Lombardi.

Molte delle realtà non milanesi, però, sembrano già rispondere a questo criterio, pur senza patti di legalità. Cremona ha tre campi regolari, con meno di duecento persone: molti sono sinti con cittadinanza italiana. Finora non ci sarebbero stati grandi problemi di integrazione, viste anche le politiche locali improntate all'accoglienza.

A Varese un centinaio di rom vive nel campo di Gallarate e, spiega il prefetto Roberto Aragno, "stiamo monitorando la provincia per capire se vi siano situazioni irregolari. Non ho ancora avuto direttive, di sicuro bisognerà affrontare la questione con i sindaci, non credo ci possa essere una decisione dall'alto".

Sulla stessa linea il prefetto di Pavia, Ferdinando Buffoni: "Il commissario Lombardi avrà sicuramente l'accortezza di dialogare con le varie realtà locali. Sul nostro territorio ci sono alcune situazioni di difficile gestione, soprattutto dal punto di vista sanitario. Ma la maggior parte dei nomadi qui è italiana".
(03 giugno 2008

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"CENSIMENTO" ROM: A MILANO CITTADINI ITALIANI SCHEDATI SU BASE ETNICA
di lucmu (del 06/06/2008, in Migranti&Razzismo, linkato 51 volte)
Quanto successo stamattina nel piccolo insediamento rom di via Impastato a Milano ci lascia sbigottiti e sconcertati e, soprattutto, getta un’ombra pesante sulle nostre istituzioni. Tanto per capirci, quello che è successo oggi a Milano sarebbe considerato totalmente illegale nella Francia di Sarkozy.
Infatti, in questi giorni è partito il “censimento” dei rom presenti nell’area metropolitana, come deciso dal Commissario straordinario per l’emergenza rom, il Prefetto Lombardi. E così, stamattina all’alba una cinquantina tra agenti della Questura e della Polizia Locale di Milano e Carabinieri ha bloccato il “campo” di via Impastato, impedendo ai presenti di allontanarsi e procedendo all’acquisizione e alla copiatura dei documenti di identità.
Vista la pessima aria che tira, si direbbe nulla di straordinario, se non fosse per alcuni particolari molto significanti. Cioè, il “campo” di via Impastato, autorizzato dal Comune di Milano e in piena regola, è abitato da circa 35 persone, appartenenti alla famiglia Bezzecchi. Sono tutti cittadini italiani da generazioni e residenti a Milano, i meno giovani tra loro da lunghi decenni. E, infatti, i documenti di identità copiati e schedati dalle forze dell’ordine altro non erano che le normalissime carte d’identità del Comune di Milano.
Quindi, tutti schedati, compreso l’anziano Bezzecchi che porta con sé una memoria greve. Quella del suo internamento, perché zingaro, nel campo di concentramento fascista di Tossicia nei primi anni Quaranta e quella dello sterminio di suo padre, sempre perché zingaro, nel campo di concentramento nazista di Birkenau.
Insomma, se la Prefettura e il Comune volevano sapere chi sono costoro che abitano in via Impastato, bastava consultare il computer dell’anagrafe. Che l’intervento di oggi non possa trovare giustificazione alcuna è peraltro confermato dal fatto che non risultano da nessuna parte denunce penali di alcun tipo, per il semplice motivo che i cittadini del “campo” lavorano e si guadagnano il pane con il sudore della fronte.
La verità è che ormai il clima di ostilità preconcetta nei confronti delle popolazioni sinti, rom e camminanti, in buona parte costruito ad arte da una politica senza scrupoli, ha superato anche l’ultimo limite, quello più delicato. Quando le istituzioni pubbliche procedono a schedature di massa su base etnica, con metodi spicci e polizieschi, e persino a prescindere dai concetti di cittadinanza e di eguaglianza davanti alla legge, allora siamo di fronte all’inaccettabile, alla rottura con la nostra Costituzione e con la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. In altre parole, si sta materializzando il fantasma del razzismo istituzionale.
Il Commissario Lombardi ha il preciso dovere di porre immediatamente fine a queste pratiche contrarie all’umanità e allo stato di diritto. E le forze politiche e sociali, gli uomini e le donne della nostra città che hanno a cuore la democrazia e il futuro hanno il dovere di ribellarsi a questa porcheria.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer

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In risposta al messaggio di Germana Pisa inserito il 1 Giu 2008 - 08:57
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