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.: Il Blog di Donatella Elvira Camatta
Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:08

Energia atomica.....

Interrogazione a risposta scritta 4-00975, presentata da Silvana Pisa e
Francesco Martone il 12 dicembre 2006 ai Ministri della Difesa e degli
Affari Esteri. Premesso che:

in data 3 dicembre 1960 il Governo italiano e il Governo degli Stati
Uniti hanno concluso un accordo (repertoriato nella raccolta degli
accordi internazionali degli Stati Uniti con la classifica TIAS 4764 2
U.S.T. 641; 1960 U.S.T. LEXIS 429), con il quale i due Paesi si
impegnavano a cooperare nel campo dell'energia atomica a scopo di
comune
difesa;

in particolare, all'articolo 2 si prevede lo scambio di informazioni
concernenti l'uso militare dell'energia atomica e lo «sviluppo di
sistemi di trasporto sull'obiettivo adeguati alle armi atomiche
trasportate», e all'articolo 3 la «consegna di parti non nucleari di
sistemi di armi atomiche»;

dal citato documento si evince chiaramente che da oltre 40 anni
l'Italia
e gli Stati Uniti collaborano concretamente alla pianificazione, allo
sviluppo, allo spiegamento e al potenziale impiego di sistemi d'arma
nucleari o con vocazione principalmente nucleare, tanto che esiste uno
scambio non solo di informazioni ma anche di materiali militari
destinati ad essere impiegati in armi nucleari;

ciò nonostante, il Governo italiano ha sempre rifiutato di ammettere la
partecipazione del Paese a programmi nucleari in ambito Nato e in
collaborazione con gli Stati Uniti nonché di riconoscere l'esistenza
sul
suolo nazionale di armi nucleari, impiegabili da vettori aerei italiani
o statunitensi, nonostante vi sia ampia evidenza nella letteratura
scientifica specializzata e in documenti ufficiali;

in data 1° luglio 1968 è stato firmato il Trattato di non
proliferazione
nucleare, successivamente ratificato sia dall'Italia che dagli Stati
Uniti d'America;

il trattato contiene, nel primo articolo, l'obbligo degli Stati
nucleari
di non lasciare a disposizione di nessuno, in modo né diretto né
indiretto, armi nucleari;

con l'articolo 2, gli Stati non nucleari hanno assunto l'obbligo di non
acquisire, direttamente o indirettamente, la disponibilità ed il potere
di disporre di armi nucleari, o di cercarne o accettarne il possesso, o
di dare un supporto alla produzione delle stesse armi;

con l'articolo 6 tutti gli Stati nucleari e non nucleari hanno assunto
l'obbligo di trattare in buona fede con gli altri Stati nucleari per
pervenire al più presto possibile ad un totale disarmo nucleare sotto
controllo internazionale;

con la risoluzione 15 dicembre 1994, n. 49/75 K, deliberata
dall'Assemblea generale, le Nazioni Unite hanno chiesto alla Corte
internazionale di esprimersi con un parere sulla quesito: «È la
minaccia
o l'uso delle armi nucleari in qualunque circostanza permessa dal
diritto internazionale?», richiamando le proprie risoluzioni 1653 (XVI)
del 24 novembre 1961, 11/71 B del 14 dicembre 1978, 34/83 G dell'11
dicembre 1979, 35/152 D del 12 dicembre 1980, 36/92 L del 9 dicembre
1981, 45/59 del 4 dicembre 1990 e 46/37 D del 6 dicembre 1991, in cui
si
dichiara che l'uso delle armi nucleari è una violazione della Carta e
un
crimine contro l'umanità;

in data 8 luglio 1996, la Corte internazionale ha statuito che la
minaccia o l'uso delle armi nucleari è, in linea generale, in contrasto
con le norme di diritto internazionale applicabile ai conflitti armati
e, in particolare, con i principi e con le regole del diritto
umanitario. Decideva la Corte, inoltre, che esiste un obbligo giuridico
di perseguire in buona fede e concludere negoziati che conducano ad un
disarmo nucleare globale sotto un rigido ed effettivo controllo
internazionale;

a seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica, nell'aprile 1999 la
Nato ha elaborato un nuovo concetto strategico nucleare, il cosiddetto
"NATO nuclear posture review", che postula «widespread participation by
European Allies involved in collective defence planning in nuclear
roles, in peacetime basing of nuclear forces on their territory and in
command, control and consulation arrangements» («ampliamento della
partecipazione degli alleati europei coinvolti nella pianificazione
della difesa collettiva in ruoli nucleari, nella dislocazione in tempo
di pace di forze nucleari sul loro territorio e in accordi di comando,
controllo e consultazione»);

il 15 marzo 2005, gli Stati maggiori riuniti degli Stati Uniti hanno
pubblicato il documento «Doctrine for Joint Nuclear Operations»,
contenente la dottrina ufficiale sull'impeigo operativo delle armi
nucleari, vincolante per tutti i comandi subordinati delle forze armate
statunitensi;

il documento spiega in 70 pagine in modo preciso che gli Stati Uniti
sono decisi ad impiegare le armi nucleari in qualsiasi futuro conflitto
internazionale, anche a livello regionale, o in caso di minaccia
proveniente dai cosiddetti "non-state actors". Sostengono di dover e di
poter usare le armi nucleari anche per attacchi preventivi. Nelle
istruzioni è evidenziato come nessun diritto consuetudinario o
convenzionale impedisca agli Stati Uniti di usare le armi nucleari in
un
conflitto armato;

la Nato, ugualmente, ha ancora in vigore i piani militari per l'uso
delle armi nucleari che prevedono di mettere in stato di operatività le
armi nucleari che si trovano nella base di Aviano e in altre basi
collocate sul territorio italiano. Tra i bersagli si trovano non
soltanto le zone di interesse economico del medio oriente, ma anche le
zone militarmente importanti della Federazione delle Repubbliche della
Russia, la quale, a sua volta, ha dichiarato recentemente di
abbandonare
la sua politica di «no first use» e di riservarsi il diritto di
colpire,
in caso di minaccia e/o di necessità, con armi nucleari ogni Stato
anche
non-nucleare, se mette il suo territorio a disposizione di uno Stato
nucleare;

di conseguenza, il territorio della Repubblica italiana, e
specificamente la zona di Aviano e altre zone dove si trovano armi
nucleari, è un bersaglio nucleare, in quanto rappresenta una minaccia
in
un futuro potenziale conflitto;

mantenere una minaccia nucleare nei confronti di altri Paesi è un
illecito, come affermato dalla Corte internazionale di Giustizia nella
advisory opinion 8 luglio 1996, ed inoltre le armi nucleari in
territorio italiano rappresentano un pericolo per la salute e la vita
di
chi vive nei pressi di una installazione nucleare militare;

non si può mettere in discussione l'obbligo per gli Stati aderenti al
Trattato di non proliferazione nucleare, e dunque anche per gli Stati
Uniti e l'Italia, di non depositare all'interno di uno stato non
nucleare armi di distruzione di massa;

l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto
internazionale generalmente riconosciute, e, pertanto, la presenza
delle
armi nucleari in Italia, come preparazione di un futuro conflitto
nucleare rappresenta una violazione del diritto internazionale
generalmente riconosciuto;

in relazione a quanto sopra esposto, alcuni cittadini italiani che
vivono nelle vicinanze della base di Aviano hanno citato in giudizio
davanti al Tribunale di Pordenone il Ministro della difesa pro tempore
degli Stati Uniti Donald Rumsfeld per far rimuovere le testate nucleari
presenti sull'aeroporto di Aviano;

all'udienza del 7 luglio 2006 il Governo degli Stati Uniti non si è
costituito in giudizio e gli attori non erano in grado di dimostrare
l'avvenuta notifica dell'atto di citazione;

a tutt'oggi non risulta notificato neppure il secondo atto relativo
all'udienza del 23 marzo 2007,

si chiede di sapere:

se sia stato effettivamente notificato alle competenti autorità
statunitensi l'atto introduttivo della causa Tiziano Tissino, Giuseppe
Rizzardo, Michele Negro, Carlo Mayer e Monia Giacomini contro Rumsfeld
Reg. G. n. 4720/2005, Tribunale di Pordenone;

se il Governo, avendo a mente quanto sopra descritto, non intenda
intervenire nel giudizio a sostegno dei cittadini italiani;

se il Governo, avendo presenti gli obblighi derivanti dal Trattato di
non proliferazione e l'acclarata illegittimità del possesso e dell'uso
delle armi nucleari, non intenda chiedere il ritiro di tutte le armi
nucleari e di tutti i reparti militari previsti per il loro uso
presenti
su territorio italiano.