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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 15:31

Comiso: da rampa di guerra a sito di pace di Alex Langer

E' nota, e non occorre qui ripercorrerla in dettaglio, la storia dell'installazione dei c.d. "euromissili" in Europa. Dopo che, nel 1977, l'Unione Sovietica aveva installato in territorio europeo i suoi missili SS-20, nel dicembre 1979 interveniva la decisione della NATO di rispondere col dispiegamento di un certo numero di missili INF (Intermediate Range Nuclear Forces), "a media gittata".

La posizione che la NATO si poteva, alla fine, riassumere nella c.d. "doppia decisione": installare i propri missili, e negoziare con l'URSS la riduzione degli "euromissili" in entrambi i campi. In seno all'Alleanza Atlantica veniva convenuto che un certo numero di missili "Pershing II" e di "Cruise" (GLCM = Ground Launched Cruise Missiles) venissero dislocati in alcuni degli Stati membri. Questa decisione della NATO e dei Governi interessati aveva provocato un vasto movimento pacifista, in molti paesi europei occidentali, contrario all'installazione di missili che venivano visti come elemento di massima insicurezza del c.d. "teatro europeo".

In tale quadro, anche in Italia veniva scelto, dal Governo, il sito del piccolo e vecchio aeroporto "Vincenzo Magliocco" a Comiso (Ragusa, Sicilia) come base missilistica, portata a compimento nel 1983. Nel 1987 i missili GLCM ivi installati ammontavano a 108 (in dotazione al "487th Tactical Missile Wing" dell'"US Air Force"); al tempo stesso altri "euromissili" erano dislocati in Belgio (Florennes, 20 GLCM), nei Paesi Bassi (Woensdrecht), nella Repubblica Federale di Germania (Wüschheim, 62 GLCM; Wellerbach, 12 Pershing II; Schwäbisch Gmünd, 40 Pershing II; Waldheide-Neckarsulm, 40 Pershing II; Neu-Ulm, 40 Pershing II) e nel Regno Unito (Greenham Common, 101 GLCM; Molesworth, 18 GLCM). La base di Comiso aveva ospitato, a regime, circa 2700 militari USA, il personale civile era in parte locale ed in parte statunitense.

In seguito allo storico accordo tra Reagan e Gorbaciov, raggiunto a Washington l'8 dicembre 1987, dove si prevedeva l'eliminazione di 2000 testate nucleari (il 20% dello schieramento nucleare europeo), veniva deciso lo smantellamento degli "euromissili" (accanto all'eliminazione di altri tipi di armamento nucleare, chimico e convenzionale): la NATO si impegnava a rinunciare a 689 missili tra "Pershing II" e "Cruise", il Patto di Varsavia a sua volta si impegnava ad eliminarne 826.

Ancor prima della data prevista (fine maggio 1991), la base di Comiso veniva lasciata libera dai missili "Cruise", asportati - sembra - in data 27 marzo 1991, con destinazione alla base di Davis Monthan, Arizona (USA), dove vettori e testate dovevano essere distrutte. Entro lo stesso anno 1991 la base veniva restituita al Governo italiano, dopo che circa 200 militari USA vi erano ancora rimasti dopo la partenza dei missili.

Contrariamente alle assicurazioni, date dall'allora Ministro della Difesa Lagorio nel Parlamento italiano, che la base di Comiso non avrebbe comportato spese per l'Italia, in realtà circa un terzo della spesa è stato sostenuto dall'Italia, un terzo dagli USA ed un terzo dalla NATO. Dal punto di vista socio-economico, la presenza della base ha comportato direttamente un'occupazione precaria di poche centinaia di persone (che oggi si trovano in "cassa integrazione", un trattamento di temporanea disoccupazione previsto dal sistema sociale italiano). Gli effetti economici indotti (industria alberghiera, forniture, edilizia, ecc.) sono stati molto inferiori alle aspettative, anche a causa di una conduzione fortemente "autarchica" della base. In tal modo la regione interessata ha subito un doppio danno: prima la sua economia si è ri-orientata verso la presenza della base militare, ed ora deve riqualificarsi di nuovo, senza di essa. Qualcuno sostiene anche che la prospettiva di sviluppo (poi non realizzatasi) intorno alla base militare avrebbe attirato elementi mafiosi, prima non presenti in provincia di Ragusa.

2.

Anche dopo lo smantellamento della base missilistica di Comiso, il carico di installazioni militari in Sicilia resta ancora molto forte: vi sono ulteriori basi USA e NATO (tra le quali Augusta-Melilli-Priolo/Siracusa, Isola delle Femmine/Palermo, Lampedusa/Agrigento, Motta Sant'Anastasia/Catania, Sigonella-Lentini/Siracusa, Trapani-Birgi), con circa 6000 militari statunitensi e si registra ogni anno un elevato numero di incidenti connessi a tale presenza. Ma sicuramente il ritiro della base di Comiso apre una prospettiva di rilancio di attività civili, e pone - al tempo stesso - un serio problema di riconversione di infrastrutture ed attività. Va ricordato, a questo proposito, che l'installazione della base di Comiso non ha poi portato tutto quello "sviluppo" che era stato prospettato alle popolazioni della zona, ed ha in alcuni casi seminato persino disoccupazione, visto che talune attività tradizionali (commercio, agricoltura, turismo) hanno dovuto cedere il passo ad un "economia della base militare", in gran parte interna ad essa. La seriocoltura e l'edilizia, attività tradizionalmente sviluppate, sono rimaste condizionate in negativo da un sviluppo tutto incentrato intorno alla base militare. Ecco perché oggi si sente fortemente il bisogno di risanare l'economia locale e rimediare ad alcuni dei danni prodotti. Così è iniziato il dibattito, a molti livelli e molte voci, sul futuro della base di Comiso e sulla possibile destinazione civile dell'area e delle infrastrutture. Se ne stanno occupando Parlamento e Governo italiano, l'Assemblea e l'Amministrazione Regionale Siciliana, i Comuni e le Province interessate ed ovviamente anche l'opinione pubblica. Le ipotesi di utilizzo che vengono lanciate, spaziano da proposte più orientate a finalità economiche (trasformazione in aeroporto civile e commerciale), altre ispirate ad impianti di alta tecnologia (centro ricerche su "energie pulite"; progetto ricerche LASER; ricerche su applicazione tecnologie ex-militari, ecc.), a proposte miranti alla creazione di un centro internazionale di dialogo, di promozione della pace e dei diritti umani nell'area Mediterranea, di cooperazione euro-araba o di un "Politecnico del Mediterraneo", sino all'idea di utilizzare gli impianti riconvertiti in un grande centro di protezione civile e prevenzione catastrofi.

Ovviamente non può spettare al Parlamento o alla Comunità europea la scelta su come riconvertire l'ex-base di Comiso o altre analoghe strutture: ciò è interamente nelle mani delle autorità nazionali, regionali, provinciali e comunali, secondo le distinte competenze, che la Comunità europea rigorosamente rispetta.

Ciò che il Parlamento può raccomandare, è così riassumibile:

1) che nel caso di Comiso, e di altre analoghe ex-installazioni militari nella Comunità, la riconversione civile avvenga possibilmente con una valorizzazione della vocazione europea di tali siti, che da impianti destinati alla difesa militare comune ben si presterebbero a diventare importanti istituzioni civili di rilievo europeo e forse comunitario;

2) che la Comunità eserciti la sua azione di sostegno in favore dei processi di riconversione, che dovunque comportano problemi occupazionali, strutturali ed infra-strutturali, dovuti al passaggio da economie che per un certo periodo hanno dovuto subire una finalizzazione tutta o prevalentemente militare e che ora devono riqualificarsi a scopi civili.

3.

Il Parlamento europeo già in almeno tre occasioni si era espresso in favore dei processi di riconversione civile di impianti e strutture militari. "E' necessario favorire la riconversione delle regioni della Comunità in cui l'occupazione dipende in forma considerevole dall'industria bellica, sostituendola con una produzione più diversificata di beni socialmente utili", diceva ancora recentemente il cons.H della risoluzione del 18.4.1991. Naturalmente lo stesso problema si pone, pur magari in dimensioni minori, nei casi dove installazioni militari vengono tolte perché ritenute - fortunatamente - non più necessarie: l'economia di aree più o meno vaste ruotava, talvolta per anni, talvolta per decenni, intorno a tali installazioni, tanto che dopo la loro chiusura occorre trovare delle alternative, sia sul piano occupazionale che su quello dell'utilizzazione di areali ed impianti. Perchè non accogliere, anche a livello comunitario, l'idea oggi espressa nel caso di Comiso dalle autorità locali siciliane ed all'interno del Parlamento italiano, di sforzarsi di trovare, persino con una sottolineatura simbolica, delle destinazioni civili che possano contribuire non solo ad una sana economia regionale, ma anche al dialogo ed alla pacificazione internazionale e comunque ad una vocazione europea ed internazionale dei siti un tempo prescelti per ospitare missili, caserme, sistemi di armamento e così via?

Ecco perchè viene spontaneo pensare alla necessità di stimolare l'intervento comunitario in favore ed a sostegno di simili processi di riconversione. Già esiste una linea di bilancio (denominata B2-610) che mira al sostegno delle "regioni periferiche ed attività fragili della Comunità" con il programma PERIFRA, attualmente (1992) finanziato con 50 milioni di ECU (competenza) e 45 milioni di ECU (cassa). L'introduzione di tale linea di bilancio, oltretutto, aveva permesso nel 1990 il Parlamento europeo di superare un emendamento (nr.344), presentato dai deputati Lo Giudice, Theato, Langer, Cassanmagnago Cerretti, Forte, Zavvos e Bindi, volto a finanziare un programma di iniziative per compensare alcuni contraccolpi economici dovuti a processi di smilitarizzazione in corso (comprendendovi anche la base di Comiso), adottando invece l'emendamento nr.730 del relatore Lamassoure (66,4 MECU di competenza, 50 MECU di cassa) per il programma PERIFRA, esplicitamente destinato a finanziare progetti-pilota aventi attinenza, tra l'altro, con "la riconversione di basi militari e industrie militari". Tra i progetti-pilota miranti a far decollare attività nuove o alternative alle precedenti basi militari, presi in considerazione in tale ambito, troviamo (sovvenzionati al 25-50%) per esempio progetti relativi alle ex-basi sovietiche in Germania orientale o ex-basi NATO come Torrejon in Spagna. Una gestione piuttosto flessibile e pragmatica ha contraddistinto l'impiego di tali risorse, la cui disponibilità veniva comunicata agli Stati membri, attraverso i loro ambasciatori, in data 23 marzo 1991, fissando il 30 aprile 1991 come limite per l'accettazione delle domande di sovvenzione PERIFRA avanzate a livello nazionale. In luglio si è poi proceduto alla selezione dei progetti, il cui elenco è stato pubblicato il 9 settembre 1991. La responsabilità per l'esecuzione dei progetti appartiene ai Governi nazionali degli Stati membri.

Tra i 124 progetti presentati entro il 31 maggio 1991, per una richiesta complessiva di 117,4 MECU, sono stati poi selezionati, sinora, 25 progetti PERIFRA da sovvenzionare. Tra questi troviamo, in particolare, la riconversione della base NATO a Turnhout (Belgio), dove l'aiuto comunitario (515.000 ECU) viene impiegato per riqualificare il personale belga della base militare; la riconversione di altre basi NATO a Karup (Danimarca) e Torrejon (Spagna); la riconversione civile di ex-basi sovietiche in Germania orientale (Stendal/Sachsen Anhalt, Neubrandenburg/Mecklenburg-Vorpommern, Zinna/Brandenburg, Neuruppin/Brandenburg) o ex-basi del Patto di Varsavia (Thüringen), ma anche ex-basi americane, inglesi, francesi o tedesche in diversi Stati-membri(Zweibrücken/D, a Brest e a Tarbes (Francia), dove si tratta di riconvertire industrie di armamenti (radar) e basi GIAT; a Merseyside (Regno Unito) si contribuisce alla riconversione di cantieri navali, e si ha persino un caso in cui si finanzia la valorizzazione turistica di un forte militare (Kijkduin/Den Helder, Paesi Bassi).

Resta solo da auspicare che la dotazione finanziaria del programma PERIFRA possa essere via via adeguato alle necessità, e che una sistematica politica di ricerca, di accompagnamento e di incentivazione di questi processi di riconversione possa essere condotta costantemente e con attenzione dalla Commissione esecutiva della Comunità, in sintonia con le autorità regionali e nazionali interessate.

4.

Anche i fondi per lo sviluppo regionale (FEDER) potrebbero utilmente essere impiegati, tra altri scopi, pure al fine di sostenere la riconversione civile che si rende necessaria in seguito a processi di smilitarizzazione che possono provocare dei contraccolpi occupazionali o economici. Obiettivo di tali fondi è la riduzione delle disparità di sviluppo e di ricchezza tra le regioni della Comunità: quando si dimostri, che la riconversione di ex-basi militari produrrebbe vantaggi per il rilancio economico delle regioni interessate, anche i FEDER potrebbero contribuire a finanziare infrastrutture o servizi di interesse generale, che magari prendano il posto delle installazioni militari.

Meno indicato sembra, allo stato attuale, il ricorso ai fondi strutturali della C.E., visto che sono assai generali nei loro obiettivi e non vincolano a favorire proprio quei processi di riconversione dal settore militare al civile, di cui qui ci stiamo occupando.

5.

Concludendo si può dire, dunque, che la riconversione della ex-base missilistica di Comiso in Sicilia ad usi civili, così come è prevista dalle numerose prese di posizioni delle autorità localmente competenti, potrebbe trovare un utile sostegno da parte della Comunità, e che la Comunità Europea oggi dovrà anche in molti altri casi favorire - con sussidi finanziari e "know-how" tecnico - analoghi processi di riconversione in tutti gli Stati-membri. Spetterà alle autorità nazionali prendere le opportune decisioni ed avanzare le necessarie domande. La Comunità non può che rallegrarsi ogniqualvolta una realizzazione civile di orientamento e di ispirazione europea e comunitaria prenderà il posto di installazioni militari ormai superati dagli eventi, e non mancherà di offrire il proprio sostegno, secondo le proprie normative.

Ed il Parlamento europeo, a sua volta, non mancherà di premere sulle autorità esecutive della Comunità perchè si ottengano i necessari ampliamenti dei programmi ed il conseguente adeguamento dei fondi occorrenti.

Relazione sulla riconversione ad usi civili della base militare missilistica di Comiso in Sicilia, presentata per incarico della Sottocommissione Disarmo e Sicurezza e della Commissione Politica del Parlamento Europeo

Gennaio 1992