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.: Discussione: No al termovalorizzatore nel SUD MILANO (Provincia) nel Rozzanese, sì alla PIROLISI

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Antonella Fachin

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Inserito da Antonella Fachin il 4 Maggio 2008 - 21:39
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toc, toc!
termovalorizzatori, pirolisi....
perché non valorizzare la strategia "RIFIUTI ZERO"?
il 30 aprile scorso si è tenuto in Camera del lavoro un convegno internazionale sull'argomento e sono intervenuti i maggiori esperti in materia.
Il convegno è stato interessantissimo: la strategia “RIFIUTI ZERO” è un modo intelligente per valorizzare –tramite il riciclo e il recupero- le materie prime contenute nei rifiuti prodotti dalla nostra società, dare nuovi posti di lavoro, produrre compost di qualità per arricchire di materiale organico il terreno agricolo, ridurre la necessità di estrazione di nuove materie prime e il consumo di energia e ridurre gli scarti da smaltire in discarica.
Bastano pochi esempi e poche cifre per capire i benefici globali della strategia RIFIUTI ZERO in termini di riciclo e di risparmio di energia.
Come è possibile tutto questo? In maniera apparentemente molto semplice, al punto da chiedersi… ma come mai non lo facciamo anche noi?!?
Forse perché siamo figli di una cultura, quella nata dalla rivoluzione industriale e dal capitalismo, secondo cui lo sviluppo economico è lineare e l’economia è e deve essere una continua crescita, una crescita infinita ….peccato, però, che viviamo in un pianeta che è circolare e finito!!
Ritorno alla mia domanda: ma come mai non lo facciamo anche noi?!?
Perché nella nostra società dell’”usa e getta” e dello spreco per il piacere dell’uso oltre il nostro fabbisogno dovremmo modificare questo approccio deleterio –ambientalmente e umanamente insostenibile a livello planetario- dovremmo passare dalla mentalità “vecchia” di sfruttamento delle risorse alla mentalità “nuova” di protezione delle risorse naturali. Dovremmo, in concreto, assumerci le nostre responsabilità, queste 3 responsabilità:
1) responsabilità a livello industriale: progettare e produrre prodotti riciclabili e recuperabili con il minor spreco possibile di risorse;
2) responsabilità a livello di comunità: separare, con le nostre “manine” i vari rifiuti, ossia effettuare la raccolta differenziata, per facilitare il riciclo e il loro recupero;
3) responsabilità a livello politico: prevedere a livello nazionale e comunale regole chiare e precise che impongano la raccolta differenziata e indirizzino le attività di riciclo/recupero, con obiettivi generali di riduzione della percentuale di rifiuti destinati alla discarica o all’incenerimento.
Bisogna passare dalla mentalità di “smaltire i rifiuti”, gli scarti del nostro modo di vivere, al principio di “recuperare le risorse” con conseguente riduzione di utilizzo di risorse naturali e di energia e riduzione di produzione di gas serra.
L’esperienza nazionale (v. in Italia i molti Comuni “ricicloni” sia al nord che al sud) e internzionale (v. USA, Canada, Nuova Zelanda ecc.) dimostra che è possibile arrivare facilmente al 70%: la popolazione è in grado di separare spontaneamente i rifiuti; basta che riceva informazioni chiare sulla corretta modalità di effettuare la raccolta differenziata.
Per passare dal 70% al 90% ci vuole la volontà politica di fissare nuove regole a monte del processo produttivo, per scoraggiare la produzione di prodotti non riciclabili (che dovrebbero tornare ai produttori per “costringerli” a gestire i problemi di gestione dei rifiuti derivanti dai loro prodotti) e stimolare soluzioni ecologicamente più compatibili.
I rifiuti urbani e industriali possono essere suddivisi in 12 categorie di materiali, ossia di risorse, che possono essere recuperati e che invece vengono scartati:
1. materiali riutilizzabili: elettrodomestici, oggetti di plastica durevole, materassi e mobili, residui di costruzione e demolizione;
2. carta, cartone, giornali e riviste;
3. residui vegetali: erba, scarti di potatura;
4. materiali putrescenti: alimentari, scarti di carne, di pesce, residui fangosi;
5. legno, trattato e non trattato;
6. ceramiche e cemento;
7. terreni, scarti di lavagna e di gesso;
8. metalli: ferrosi e non ferrosi;
9. vetro: bottiglie, finestre;
10. tessili: sintetici e naturali (lana e cotone);
11. polimeri: pneumatici, bitume;
12. rifiuti pericolosi, rifiuti ospedalieri, pannolini e assorbenti.
Circa il 50% dei rifiuti è trasformabile in compost e può quindi NON andare in discarica ma tornare alla terra, arricchendola di materiale organico e di carbonio, rendendola più “soffice” e quindi più facilmente lavorabile e coltivabile.
Tutto il materiale inerte derivante da costruzioni e da demolizioni può NON andare in discarica ed essere recuperato in edilizia.
Tutti i materiali delle 12 categorie potrebbero essere raccolti in appositi centri di recupero da realizzare vicino alle discariche, dove verrebbero smaltiti i pochi materiali non riciclabili. Questi centri possono essere organizzati in 6 impianti:
  1. impianto di recupero dei materiali facilmente riciclabili (carta, vetro, metalli, plastica)
  2. impianto per i materiali riciclabili con difficoltà (PC, TV, sacchetti di plastica ecc.)
  3. impianto di compostaggio (vi sono 2 tecniche: quella con uso di terra, più economico, e quella aerobica, con aggiunta di aria per accelerare il processo di trasformazione)
  4. impianto di ri-utilizzo (v. legno delle finestre, delle porte, ecc.)
  5. impianto di riciclo dei detriti di costruzione e di demolizione
  6. impianto per i residui
Per il trasferimento tecnologico dall’attuale modo di gestire i rifiuti al nuovo modo “rifiuti zero” non c’è bisogno di finanziamenti e/o incentivi poiché il mondo della gestione dei rifiuti ha il denaro necessario.
La strategia “RIFIUTI ZERO”  ci porterebbe a un enorme risparmio di energia perché l’estrazione delle materie prime e la loro trasformazione comportano un consumo di energia maggiore di quella necessaria al riciclo e recupero dei materiali contenuti nei prodotti dismessi.
Bruciare i residui negli inceneritori/termovalorizzatori è quindi un non-senso, perché si aumenta lo spreco di risorse naturali, si continua nell’approccio lineare di estrarre nuove risorse naturali, invece di recuperare le risorse già estratte e lavorate con evidente minor utilizzo di energia e creazione di nuovi posti di lavoro, come le esperienze di San Francisco (800.000 abitanti), di Los Angeles (4 milioni di abitanti) dimostrano.
In Usa tra il 1983 e il 1995 furono bloccati i progetti di ben 300 inceneritori/termovalorizzatori e dal 1995 gli inceneritori sono al bando e non se ne costruiscono più.
 

Allora, che aspettiamo a imparare dall’esperienza degli altri?!?!

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
www.lasinistrainzona.it
In risposta al messaggio di Luciano Luca Pasetti inserito il 9 Feb 2008 - 02:08
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