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.: Discussione: La scuola araba di via Ventura

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 13 Ott 2006 - 15:15
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http://www.corriere.it/vivimilano/speciali/2006/10_Ottobre/13/scuola.shtml


Lombardi: mancano le autorizzazioni. I responsabili: non ci arrendiamo


Prefetto: la scuola araba riapre solo se in regola


Oggi due manifestazioni di sostegno. «Intendiamo andare avanti. Ci consulteremo con i nostri avvocati, non è escluso il ricorso al Tar»


Prima lo stop dei vigili del fuoco: «Non a norma». Poi l’autosospensione: «Preferiamo fermarci». Infine, ieri, il sigillo della prefettura. Chiude la scuola di via Ventura. Ma mentre gli operai lavorano sui sistemi di sicurezza che hanno ancora qualche lacuna, oggi, fuori dall’istituto, ci saranno due manifestazioni di appoggio. E nel pomeriggio si parlerà di scuola araba anche a Palazzo Marino, dimostrazione che il rimpallo burocratico non più è sufficiente a gestire una vicenda diventata ormai politica. Nel polverone, genitori e dirigenti ripetono le proprie ragioni: «Ora siamo a norma. Andiamo avanti. Siamo pronti al ricorso al Tar».


Scheda: la scuola di via Ventura>


L’ORDINANZA — Molti lo attendevano. Nella tarda mattinata di ieri è arrivato il provvedimento di chiusura provvisoria firmato dal prefetto, Gian Valerio Lombardi. Motivazioni: «La scuola e i locali sono sprovvisti, attualmente, delle necessarie autorizzazioni e dei requisiti di sicurezza indispensabili per garantire l’incolumità degli allievi e degli insegnanti». Non si tratta di uno stop definitivo. E i dirigenti dell’istituto non sollevano polemiche.


LA DIFESA — La preside della scuola, Lidia Acerboni, elenca minuziosamente le «carenze dell’edificio in via di sistemazione»: per motivi di sicurezza alcune porte sono state sigillate, oggi sarà applicata una campanella elettrica da usare in caso di pericolo e saranno oliati e messi a punto i maniglioni antipanico di alcune porte risultate «poco scorrevoli». Ci sarà bisogno di una nuova certificazione. E di un’ulteriore verifica dei pompieri: «Se i vigili del fuoco certificheranno i lavori — spiega Lidia Acerboni — potremo riaprire nei prossimi giorni». E la decisione del prefetto? «Mi sembra la logica conseguenza dei rilievi edilizi — conclude la preside — tanto è vero che lo abbiamo preceduto restando chiusi». Sul percorso a lungo termine, la dirigenza della scuola sembra però non avere dubbi: «Intendiamo andare avanti. Ci consulteremo con i nostri avvocati, non è escluso il ricorso al Tar».


LA POLITICA — Due manifestazioni nello stesso giorno. Oggi sia Retescuole, organizzazione di genitori che ha contestato la riforma Moratti, sia Rifondazione Comunista si riuniranno per sostenere «le ragioni e i diritti» della scuola araba. Tema di cui si discuterà anche in Giunta e in Commissione educazione a Palazzo Marino. Andrea Fanzago e Marco Cormio, consiglieri dell’Ulivo, attaccano sul tema sicurezza: «Su 575 edifici scolastici di proprietà del Comune, circa 150 sono interessati da adeguamenti della normativa antincendio. Sollecitiamo un intervento in questa direzione». Anche il Codacons chiede di accertare se tutti gli edifici delle scuole pubbliche e private siano in regola: «La sicurezza dei bambini non può essere un optional da tirare fuori solo quando fa comodo». Il vicesindaco, Riccardo De Corato, dopo aver chiesto la sospensione delle lezioni tira in ballo un nuovo problema: «Nell’ordinanza il prefetto solleva una questione che a questo punto assume una rilevanza centrale, ovvero l’esigenza di assicurare un equo percorso formativo ai bambini di via Ventura. Infatti, avendo la scuola araba aperto con un mese di ritardo rispetto all’inizio dell'anno scolastico, questo obiettivo prioritario, nonché diritto sancito dalla Costituzione, potrebbe non essere garantito».


di Gianni Santucci


http://www.corriere.it/vivimilano/speciali/2006/10_Ottobre/13/dialogo.shtml


Sostegno di Don Virginio Colmegna


Appello alla Moratti per una Consulta interculturale


Lettera di un gruppo di docenti universitari: «L'organismo potrebbe affrontare i temi dell'integrazione a livello culturale e sociale»



Continua il dibattito sulla scuola bilingue di via Ventura. Un gruppo di docenti universitari, sostenuti anche da Don Virginio Colmegna, hanno fatto un appello al sindaco Moratti per la nascita di una Consulta per il dialogo interculturale. Il primo firmatario dell'appello, inviato per lettera al sindaco, è Paolo Branca, docente di Lingua araba e Islamistica all'Università Cattolica di Milano, tra i più attenti osservatori dei temi legati alla nuova integrazione. «Alcuni fatti recenti - si legge nella lettera - hanno fatto emergere con evidenza, anche a Milano, il tema dell'integrazione e del confronto tra le culture. Tali problemi vengono però sempre più spesso deformati da letture superficiali, sull'onda dell'emergenza e delle logiche dell'informazione sensazionalistica. Intendiamo suggerire, invece, di aprire un confronto e una riflessione più matura e attenta alle reali dimensioni dei fenomeni. Infatti, un senso pieno e consapevole di appartenenza, che si esprime nella cittadinanza, non può essere presupposto, ma va costruito attraverso mirate strategie politiche, adeguate misure sociali e la promozione di una cultura del rispetto e dell'accoglienza. A questo scopo, riteniamo opportuno proporre una sede di confronto a livello cittadino, nella forma di una Consulta per il dialogo interculturale, che possa raccogliere le voci dei rappresentanti ed esperti più impegnati in questo campo».



«Tale tipo di organismo - affermano i firmatari - potrebbe affrontare i temi dell'integrazione a livello culturale, sociale, linguistico, territoriale. Un elemento chiave di questo progetto, indispensabile per una società pluralistica, è la formazione, in tutti i suoi aspetti, e in particolare il ruolo della scuola. Riteniamo inopportune iniziative che possano porre le istituzioni davanti al fatto compiuto senza permettere i necessari approfondimenti non solo normativi, ma anche dal punto di vista culturale e pedagogico. È necessario, soprattutto, potenziare tutte le iniziative che in questi anni hanno creato opportunità di dialogo e confronto, come l'insegnamento della lingua e cultura d'origine nella scuola, le misure di accoglienza per minori e adulti, i corsi di lingua italiana per immigrati, le attività didattiche interculturali, i progetti a livello locale e territoriale. Siamo certi che, aprendo un confronto più ampio su questi temi, la città potrà rispondere in modo adeguato alle sfide della società pluralistica - conclude l'appello - e proporre nuovi modelli di convivenza». La lettera è stata firmata anche da Vincenzo Cesareo, segretario generale della Fondazione Ismu, Virginio Colmegna, presidente Casa della Carità, Alessandro Ferrari, docente di Diritto ecclesiastico all'Università dell'Insubria, Silvio Ferrari, docente di Diritto comparato delle Religioni all'Università di Milano, Susanna Mantovani, preside della Facoltà di Scienze della Formazione alla Bicocca, Milena Santerini, docente di Pedagogia interculturale alla Cattolica di Milano.

In risposta al messaggio di Germana Pisa inserito il 13 Ott 2006 - 13:47
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