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.: Discussione: Prostituzione sulle strade

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Andrea Pintoni

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Inserito da Andrea Pintoni il 12 Dic 2006 - 22:14
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Ciao Alfonso sono Andrea e ti scrivo da Pavia io a Milano ci vengo solo per motivi di lavoro e sono daccordo con te che è veramente squallido vedere ragazze giovanissime e bambini che si prostituiscono sulle strade.
Leggi quello che vedrai qui sotto e poi fammi sapere cosa ne pensi

un saluto


Andrea


BASTA CON LA PROSTITUZIONE: ASCOLTIAMO LA VOCE DELL’UNICA ASSOCIAZIONE VITTIME ED EX VITTIME DELLA TRATTA…
… e dei loro amici “clienti – ex clienti”


Il tema della tratta e della prostituzione occupa ampi spazi mediatici: perché non si ascolta anche la voce delle vittime della tratta, oggi organizzate in associazione? Perché non si ascolta la voce dei clienti che non vogliono essere complici del traffico?

Ecco come la pensano le vittime della tratta
Noi giovani africane, clandestine, vittime della tratta, costrette a prostituirci, invitiamo a considerare che centinaia di ragazze sono morte attraversando il deserto per arrivare qui; 200 sono state assassinate; migliaia sono state massacrate di botte e sono finite in ospedale; migliaia non sono andate in Ospedale per paura di essere arrestate; centinaia sono ricoverate nelle strutture psichiatriche perché la devastazione non è solo fisica; centinaia hanno abortito clandestinamente:
Migliaia di ragazze sono state rimpatriate e sottoposte a vessazioni e violenze; decine sono morte nelle prigioni nigeriane, dove erano state rinchiuse dopo il rimpatrio, senza che nessun familiare pagasse il loro riscatto; centinaia sono finite nelle prigioni italiane o nei CPT, altre prigioni, perché hanno violato l’obbligo di lasciare il paese.
Circa mille minorenni sono sfruttate sessualmente; migliaia sono sfruttate con la complicità delle famiglie; migliaia di nigeriani vivono regolarmente in Italia sfruttandoci; migliaia di persone lavorano in Italia, in servizi creati contro la tratta; migliaia di ragazze che credono in Dio e frequentano le chiese cristiane, sono ingannate e sfruttate da predicatori più vicini alle maman che alle nostre sofferenze; migliaia sono rimaste segregate anche quando in patria sono morti genitori e fratelli.
Tuttavia, per tutti, noi siamo solo prostitute o ex prostitute, anche se prostitute non abbiamo scelto di esserlo, non vogliamo esserlo, non lo siamo o non vogliamo esserlo più e, spesso, siamo già libere, amiche, sorelle, fidanzate, mogli di uomini italiani o africani con i quali abbiamo anche dei figli..
Dimezzare il numero delle vittime della tratta è possibile, basta crederci, promuovere la cultura dell’accoglienza, favorire le regolarizzazioni, introdurre la figura dello sponsor, accompagnare l’uscita dalla clandestinità, darci voce e concedere agevolmente un permesso di soggiorno di breve durata per cercare lavoro e casa.
Provate a pensare: noi non siamo più clandestine, non siamo più in strada, sparisce subito il 50% della prostituzione, niente retate, niente CPT, niente stupri, niente violenze. Davvero credete che saremmo così stupide da non approfittarne? Capiremmo che non c’è bisogno del malaffare per vivere in Italia: per trafficanti sarebbe la fine del businnes, quindi, sarebbe la fine della tratta.
Isoke Aikpitanyi (portavoce della Associazione le ragazze di Benin City – Vittime ed ex vittime della tratta)
rbc_isoke@yahoo.it
cell 340 7718024

Ed ecco come la pensano i clienti

La maggior parte dei clienti sono persone con problemi affettivi, sentimentali, relazionali, sessuali; con l’auto-mutuo aiuto molti li superano e diventano risorsa contro la tratta: il 90% delle ragazze che ne escono sono accompagnate e sostenute da un uomo, cliente ex cliente che è diventato loro amico, fidanzato, marito.
Poco ci interessano le improduttive, quantunque talora giuste, criminalizzazioni dei clienti; meglio sarebbe, tuttavia, seguire l’invito della Pastorale Pontificia a fare informazione e prevenzione per i clienti; ne dimezzeremmo immediatamente il numero, perché daremmo a persone in difficoltà con se stesse, un alto obiettivo umano e morale da raggiungere non attraverso costosi interventi, ma con un responsabile mutamento del loro comportamento e del loro stile di vita.
Ci autofinanziamo, avviamo le ragazze alle varie comunità, autogestiamo una nostra struttura, le spingiamo a non pagare il debito e a presentare denunce, chiediamo alle forze dell’ordine di tutelare la loro incolumità, creiamo percorsi scolastici con insegnanti volontari, pubblichiamo studi e articoli per sensibilizzare l’opinione pubblica e in strada ci torniamo solo per distribuire volantini ai clienti, rivolgendoci a loro da uomo a uomo – da cliente a cliente, cercando di sensibilizzarli. A Benin City attiviamo il micro-credito affinché le ragazze non partano più e per le rimpatriate, respinte dalle famiglie, presto apriremo una casa di accoglienza.

Andrea Pintoni (Progetto la ragazza di Benin City)
Mail prbcpavia@yahoo.it
Cell 3280983425
www.inafrica.it
http//digilander.libero.it/voceribelle


In risposta al messaggio di Pino D'Alfonso inserito il 13 Set 2006 - 13:42
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