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.: Il Blog di Donatella Elvira Camatta
Domenica, 9 Luglio, 2006 - 12:24

Guerra in Afghanistan...

ALLA C.A. DI ALEX ZANOTELLI
DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA (in forma di
lettera pubblica)

CARO ALEX, SERVE UNA TUA PAROLA SAGGIA

Non so
quanti morti, ovviamente tra la debole ed indifesa popolazione civile,
abbia finora provocato la guerra in  Afghanistan.
Il Senatore Martone
ha "sparato" la cifra di 200.000 vittime.
Sono 200.000 donne, uomini,
bambini sacrificati sull'altare dell'"esportazione della democrazia" a
suon di bombe sui  villaggi.
Ora Enduring Freedom, a guida americana, e
ISAF della NATO passano alla "fase 3": espansione nell'Area Sud ed Area
Est.
Facciamo, per essere ottimisti, altri 50.000 morti?
Io capisco che
il bau bau del voto UDC faccia tremare a molti, a quanto pare piu'
attenti alla politica istituzionale che al  pacifismo, le vene ed i
polsi.
Ma credo che occorra anche conservare il senso della misura e
delle proporzioni.
Questa paura sugli "equilibri politici", basata
sulla logica machiavellica del calcolo dei rapporti di forza, ci deve
far  chiudere gli occhi per l'avallo ad una guerra che, oltre tutto, si
proiettera' presto in un attacco, forse atomico, contro  l'Iran?
"Riduzione del danno" potrebbe essere che, finalmente, qualcuno a Bush
le canti chiare. Magari - perche' no? - il nostro  Paese, con un
sussulto di vero orgoglio nazionale.
Dovremmo farlo in nome della
Costituzione, va bene; ma soprattutto in nome dei "poveracci" afghani
(e iraqeni, e palestinesi,  e somali, ecc,) che rischiano veramente, da
un aggravamento dei bombardamenti umanitari, tutti i loro beni ed, in
senso forte  e proprio, la vita, quella loro, quella delle famiglie,
quella delle comunita' in cui risiedono e lavorano.
Il terrore, per
loro, indicibile ed artigliante, e' molto piu' concreto e fondato del
nostro blando timore per i "disastri"  provocabili dai politicanti
italiani e dal loro principe, Silvio Berlusconi.
Diceva Gandhi: per
poter capire se una nostra azione e' buona o cattiva pensiamo alle
conseguenze pratiche che produrra'  sull'ultimo dei poveri che
conosciamo. Se lo fara' star meglio, l'azione passiamola per buona. Se
lo fara' stare peggio,  l'azione va data senz'altro per cattiva.
Non
credo che possa essere considerata una buona cosa provocare ai poveri
contadini afghani la preoccupazione di dover  scrutare il cielo per
controllare se grandineranno o meno missili o bombe...
Ne' l'uso dei
lanciafiamme mi sembra il metodo piu' indicato per bonificare le
coltivazioni di oppio...

Caro Alex,

In questi giorni sulla vicenda
del voto per il rifinanziamento delle missioni militari stiamo
assistendo ad uno psicodramma  degno di miglior causa.
Otto senatori
sono stati messi sotto processo dai loro colleghi semplicemente 
perche' intendono restare fedeli al buon senso  pacifista, quello che
rimane ancorato al signicato tangibile delle cose, essendo capace di
distinguere, come il giorno dalla  notte, le scelte di vita da quelle
di morte.
Sono otto senatori che permangono nell'idea che hanno
solennemente esternato e pubblicizzato i loro gruppi parlamentari 
quando hanno aderito, suonando a pieno fiato le trombe mediatiche,
all'appello redatto da te, inseme a Strada, Ciotti e  Dall'Olio.
Sono
otto persone che ti hanno ascoltato e capito. Me lo stanno
esplicitamente ripetendo e confermando per telefono i vari  Malabarba,
Turigliatto, Burgio, Giannini, col tono accorato di chi sta subendo
pressioni ai limiti del ricatto e delle  minacce ...
Mi sembrerebbe - a
questo punto - opportuna una tua presa di posizione pubblica, che
avrebbe una valenza pesantissima:  lasciate in pace quei digraziati, se
proprio volete prendervela con qualcuno, ci sono qua io. Io, a nome del
pacifismo  autonomo e conseguente, sono il mandante, loro sono gli
esecutori di quello che, a quanto pare, considerate un "delitto": 
voler continuare a ripudiare la guerra, come prescrive la nostra
Costituzione.
La prossima volta, cari politici di qualsiasi colore,
prima di aderire a cuor leggero ai miei appelli, rifletteteci bene:
non  si scherza con le cose serie, con la speranza di un mondo che, per
ottenere la pace, prepari la pace e non voti la guerra.  Aderite
percio' con riflessione e convinzione profonda ad una concezione
pacifista che deve scuotere gli schemi ed i luoghi  comuni della
politica tradizionale.
Siate coraggiosi come richiede il grave momento
e la vostra responsabilita' di rappresentanti del popolo: dipende da
voi una  svolta in politica estera che attivi autentiche missioni
disarmate di pace: perche', riprendo la citazione di Gandhi
dell'appello di Strada e mio, "Non c'è una strada che porta alla pace,
la pace è la strada".