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.: Il Blog di Alberto Angelo Alfredo Bruno
Sabato, 13 Maggio, 2006 - 15:21

Da una morte assurda una riflessione sulle politiche sociali.

Che aspettiamo?
Un altro giovane, 27 anni, rumeno, ucciso oggi a Senago (provincia di Milano) dal meccanismo di un cassonetto basculante per la raccolta di indumenti usati. Povere cose che vengono protette da anni a rischio della vita di chi, spinto dalla necessità, è costretto a forzare una di queste trappole. Mi chiedo che furto sia "rubare" dei vecchi vestiti per coprirsi, indumenti donati liberamente dai cittadini. Nessuna proporzione c'è poi tra i sistemi posti a difesa dell'eventuale magro "bottino" di chi è costretto ad introdursi in una di queste macchine e il suo valore. Che aspettiamo a far cessare questa pericolosa vergogna? Il prossimo cadavere appeso a una scatola blindata a riprova di quanta poca intelligenza aleggi anche tra le nostre disastrate strutture assistenziali?

pipistro
www.pipistro.splinder.com

"Pipistro" mi scrive su uno dei miei due Blogs, di uno dei tanti fatti assurdi che colpiscono le fasce più vulnerabili della popolazione. Il fatto di per se si commenta da solo, ma parte da un fondo terribile: avere un disperato bisogno di indumenti, tanto da dover tentare di procurarsi indumenti, sottraendoli da un contenitore destinato a raccogliere indumenti per chi ha un bisogno disperato di indumenti. Detta così pare un gioco di parole, ma il dramma con cui inzia questo fatto e il dramma con cui finisce è una sorta di piccola terribile parabola discendente della sofferenza e della disperazione.
A Milano, ci sono molti "guardaroba per indigenti", dove brave e precise volontarie , molte nelle Caritas, molte nelle parrocchie, molte nei gruppi Vincenziani e ancora molte nelle associazioni del volontariato laico, si dedicano a lavare, riattare e suddividere questi diversi capi di vestiario, che i cittadini donano per i poveri.
E' un lavoro da "certosini" quello della rigenerazione di questi capi, dove molti indumenti devono essere necessariamente inviati al macero, perchè nemmeno una "maghetta" del rammendo può riattare certi capi, lasciati da chi a volte confonde la carità e al solidarietà con il luogo dove lasciare rifiuti.
In questi "guardaroba", non si "vestono" solo stranieri come molti credono, ma anche tantissimi milanesi.
Già perchè il bisogno è sempre maggiore e la "forbice", tra la possibilità economica delle persone e il costo della vita nella nostra città è sempre più elevata.
Bisogna allora che Milano, la grande Milano solidale, sviluppi maggiori politiche sociali, o meglio che riprenda a far rivivere le politiche di solidarietà sociale che storicamente gli appartenevano, ma che in questi dieci anni, a sempre meno gestito, lasciando la responsabilità e il peso di ciò all'iniziativa del volontariato sociale che per fortuna, nel buco dell'Amministrazione, in questo caso poco civica, ha suplito al bisogno.
Ma il volontariato può e deve essere un patrimonio e fornire un importante contributo delle politiche sociali del Comune, ma non "essere le politiche" o meglio le "non" politiche sociali dell'Amministrazione di centrodestra.

Mi ricordo un caso simile del dicembre 2004. Sta diventando una costante cittadina.

Commento di Fabrizio Casavola inserito Sab, 13/05/2006 15:59