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.: Discussione: Un patto per la movida

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Alessandro Rizzo

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Inserito da Alessandro Rizzo il 26 Ago 2010 - 12:41
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Gentile Paolo,
non ho mai pronunciato per scritto parole dettate da buonismo cieco. Non ho mai espresso concetti a difesa di persone che emettono schiamazzi, così come anche la lettera Patto per la movida dell'articolista del Corriere sembra non averlo fatto. Anzi, anzi sottolineo in sintonia con la proposta del collaboratore del Corriere della Sera un patto, un accordo, una sorta di convenzione che permetta di autogestire un fenomeno che, la prego me lo faccia dire, solo a Milano paradossalmente viene elevato a problematica, dando sfoggio di quanto questa città sia ancora provinciale. Io sottolineo che il Comune non ha saputo dare risposte adeguate al governo delle notti cittadine: non ha saputo garantire un'espansione equa sul territorio degli epicentri di incontro e di svago, divertimento; ma non ha saputo neppure dare risposte ai residenti nell'assicurare una maggiore presenza di agenti della Polizia Locale. Di questo ultimo fallimento ne è semplice testimonianza di come le ordinanze stile "law and order", molto confacenti alla figura del vicesindaco, che adotta ormai da più di un decennio il pugno forte coi più deboli e la carezza con i più forti, del Comune di Milano siano andate inattuate, lettere morte semplicemente per procedure burocratiche mai eluse. Ma mi permetto di dire anche che il fallimento si intravede semplicemente assaporando il taglio delle serate milanesi e delle offerte aggregative che tale amministrazione propone: solo locali dove consumare cocktail, naturale prassi non esecrabile, senza, però, proposte culturali che possano dare un risvolto di alto contenuto ai momenti di incontro. Non capisco, poi, scusi, la battaglia che lei indice: una battaglia contro cosa, mi scusi se continuo a non capire? Una battaglia contro coloro, e tanti sono i figli di chi indice "crociate contro il popolo della movida", ma non solo, essendo generazioni diverse che esprimono l'esigenza di passare le proprie serate in compagnia all'aperto, magari godendo di buona musica, che hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri? Non mi sembra che sia la soluzione più giusta e, soprattutto, la soluzione che apporti un incontro e una convergenza tra interessi, esigenze e diritti di diversi strati della popolazione milanese. L'esigenza sacrosanta di fare sogni tranquilli è pari all'esigenza di uscire alla sera e di incontrarsi fuori con proprie amiche e propri amici: nessuna delle due esigenze può essere soffocata, essendo entrambe le esigenze naturali e conseguenziali. Occorre trovare soluzioni che permettano una convivenza civile, e per questo penso che un aumento dei controlli della Polizia Locale sia necessario, e pacifica tra settori della città. Io penso, mi scusi, ma insisto, che c'è più da temere circa gli effetti che saranno devastanti delle ordinanze inefficaci quanto inopportune e avventate espresse dal sindaco di chiudere gli esercizi locali nelle zone da lei considerate "invivibili", alla faccia del liberalismo tanto osannato dall'attuale maggioranza di centrodestra, sembra di ritornare ai tempi del proibizionismo americano anni 20, piuttosto di avere capannelli di persone che vivono la città nelle ore serali. Nel deserto totale una zona diventa teatro immancabile di fenomeni micro criminali, essendo venuti meno gli elementi che inibiscono forme di attuazione di reati di diverso tipo. Poi veramente mi scusi ma non vedo orde barbariche serali affacciarsi nelle zone, poche zone, della vita notturna solamente estiva: mi spiace dirglielo ma anche io vivo questa città e non mi limito a farneticare sull'internazionalità, per altro inesistente, della città.

Cordiali saluti
Alessandro Rizzo
In risposta al messaggio di Paolo Ramella inserito il 26 Ago 2010 - 07:29
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