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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Domenica, 18 Luglio, 2010 - 10:47

Plastic: se chiude è responsabile anche l'amministrazione comunale

Insisterò nel presentare il prossimo consiglio di zona di giovedì 22 luglio un’interrogazione, sarà mia prassi fino al ricevimento di risposte adeguate e compiute da parte dei soggetti in indirizzo, a cui ripetutamente da qualche mese invio quesiti, sul futuro del locale Plastic di Milano.
Ormai si è definito un intero carteggio unidirezionale tra il sottoscritto, Capogruppo de La Sinistra in Consiglio di Zona e gli organi, nonché la società proprietaria Casa Rosa srl, circa le vicende che interessano gli interventi previsti per l’edificio e la struttura dove sorge lo storico locale, l’edificio di Viale Umbria 120, e il motivo per cui tale ristrutturazione a proprio completamento sia incompatibile con la permanenza del Plastic al piano terreno.
Credo che il silenzio continuo e perpetrato da parte della proprietà dello stabile, Casa Rosa srl, sia alquanto indicatore di un’assenza totale di volontà di dialogare sia con la gestione del locale, pronta e disponibile a verificare le condizioni per un rinnovo del contratto di locazione, sia con le autorità territoriali di zona, il Consiglio in primis, totalmente all’oscuro circa l’entità del progetto di intervento.
Avevo il 30 giugno espresso alla cittadinanza, chiamandola a raccolta, quella parte della cittadinanza che vede nel Plastic la presenza di un luogo di aggregazione internazionale ad alto contenuto culturale e artistico, di avanguardia e pertanto irrinunciabile per la memoria storica di questa città, punto di riferimento musicale e performativo di diverse generazioni, a partire dal 1980 con le prima serate a contenuto internazionale e i primi eventi della “gay life” milanese, una lettera aperta in cui chiedevo all’amministrazione comunale un atto di mediazione e di sollecito per una soluzione adeguata e opportuna che evitasse la chiusura dell’esercizio.
Perché ribadisco il Plastic non è un esercizio qualunque e la sua chiusura non è un affare privato tra gestione e proprietà del locale. La chiusura definitiva del Plastic determinerebbe cascami gravi al tessuto connettivo culturale e artistico sociale di questa metropoli, come si evidenzia dall’ottima scelta dell’amministrazione di insignire il fondatore e titolare del locale, Lucio Nisi, del riconoscimento civico della Benemerenza lo scorso 7 dicembre.
A qusto atto dovuto a una storia che ha arricchito in modo illustre la nostra città non può conseguire un comportamento inerte da parte dell’amministrazione comunale e da parte del nostro organo consiliare circoscrizionale, nel cui territorio di competenza sorge, spero di non dover dire a inizio del prossimo anno lavorativo sorgeva, l’importante locale, apprezzato da sempre da illustri artisti alla stregua di Andy Warroll, Vivienne Westwood, David Lachapelle e tanti altri notori.
Difendere la presenza e la permanenza del Plastic in quello stabile e in quella locazione non è solo un fatto dovuto e necessario, ma è anche una scelta politica di una città che dovrebbe preoccuparsi a garantire interventi volti a sollecitare il mantenimento di spazi e locali storici parti integranti della cultura di una città che veniva vista fino a qualche anno fa come ospitale verso le avanguardie artistiche e culturali europee.
Rinnovo i quesiti esposti nelle diverse interrogazioni in merito alla possibile cessazione del locale e in merito all’entità degli interventi previsti presso lo stabile di Viale Umbria 120, auspicando una risposta adeguata e dovuta da parte della silente proprietà, Casa Rosa srl, e un’altrettanto azione dovuta e necessaria di sollecito a una soluzione opportuna circa il mantenimento del locale da parte dell’amministrazione comunale. E’ ormai noto che gli interventi di ristrutturazione, così sono stati definiti in una, l’unica, risposta ricevuta da Casa Rosa srl, sono ormai avviati, ma non si comprende l’entità delle volumetrie degli spazi che verranno ospitati, quanti saranno gli appartamenti previsti, se tali interventi potrebbero dare avvio a modifiche strutturali dell’edificio, saremmo nel qual caso in presenza di pratiche per la realizzazione di DIA o Superdia, il motivo per cui la proprietà si ostini a considerare incompatibile il progetto di ristrutturazione completato con la prosecuzione dell’attività del locale e del ristorante di fianco, quale sarà, a questo punto, la destinazione del piano terra, oggi a uso commerciale e, infine, richiedo nuovamente alle autorità competenti, la vigilanza urbana, di verificare le condizioni in merito alla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro nel cantiere presente e operativo al primo piano dello stabile ma non aperto al pubblico.
Attendo con fiducia riscontri adeguati in merito al fine di valutare come poter procedere per preservare un patrimonio culturale insostituibile di questa città: non vorrei che si ripeta una situazione analoga al caso della chiusura del Rolling Stone, a pochi metri dall’edificio interessato, per motivi di interventi edilizi arrecanti pregiudizio ai residenti e deturpanti l’ambiente urbano circostante.  

Alessandro Rizzo

Capogruppo La Sinistra - Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano