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.: Discussione: Expo 2015: lo stato dell'arte

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 28 Set 2010 - 16:08
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Da milano.corriere.it:

Respinto il piano tra Fiera e Gruppo Cabassi. Formigoni: «Ogni possibilità resta aperta»

Stop sulle aree, Expo a rischio

La Regione boccia l'accordo sui terreni che ospiteranno l'esposizione. La soluzione va trovata entro il 18 ottobre


MILANO - Milleseicentosettantacinque giorni all'evento, dice il sito web di Expo. Ma sono in molti a chiedersi se e come si arriverà mai, all'evento che avrebbe dovuto rilanciare l'immagine di Milano e fare da traino per l'intero Paese sviluppando il tema dell'alimentazione. Già, perché c'è un piccolo particolare: dopo 910 giorni dall'assegnazione dell'Expo 2015 a Milano, che aveva festeggiato a Parigi la vittoria sulla concorrente Smirne, non è ancora definita la disponibilità delle aree che ospiteranno l'esposizione con l'orto botanico planetario. Dopo mesi di lavoro, sembrava si fosse trovata la via d'uscita: la Fondazione Fiera, proprietari di due terzi dell'area, acquista il terzo rimanente dal Gruppo Cabassi. A quel punto, la stessa Fondazione, che è ente pubblico, mette a disposizione di Expo i terreni, ricevendo in cambio diritti di superficie che potranno essere esercitati dopo il 2015 per garantire alla stessa Fondazione un ricavo, con parte del quale si pagheranno i Cabassi.

Un puzzle complicato, ma che pareva
poter azzerare polemiche su possibili speculazioni di privati, dubbi burocratici e controversie legali. Invece, il colpo di scena. La Regione stoppa l'accordo Fiera-Cabassi che pare praticamente raggiunto, con un parere legale che ripropone tre strade: l'accordo dei privati (che però impone ancora una perizia sul valore dei terreni e lascia l'ultima parola alla Regione, ente vigilante rispetto alla Fondazione Fiera); l'acquisto da parte di una nuova società pubblica con i soldi della Regione; l'esproprio.

Si torna alla casella del via, insomma:
ma i tempi stringono. Entro il 18 ottobre il Bureau International des Expositions, che da Parigi vigila attento sulle vicende di Expo, vuole avere la certezza delle disponibilità dei terreni. Senza quelle, l'assemblea del Bie non potrà ufficializzare, in novembre, la registrazione del dossier di candidatura di Milano.
Ma pare impossibile che in venti giorni si riesca a fare quello che non si è fatto finora. E il cda di Expo striglierà, con una lettera, i soci invitandoli a trovare una soluzione in tempi rapidi. Il presidente Formigoni ieri è stato rassicurante. Prima ha confermato che «sono aperte ancora tutte le ipotesi e per ognuna è stata individuata la strada». Poi, ha assicurato che «abbiamo i tempi per risolvere il nodo e l'importante è vedere dal punto di vista giuridico il limite entro cui trovare soluzioni legittime». Ottimista anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che non ha dubbi: «L'Expo si farà a Milano e sarà un grande evento».

Mentre le diplomazie istituzionali sono al lavoro, l'architetto Stefano Boeri, candidato sindaco alle primarie del centrosinistra, che aveva realizzato il masterplan di Expo, propone di cambiare destinazione: «Andiamo all'Ortomercato. Sono aree pubbliche, non ci sarebbero rischi di speculazione e sarebbero adatte al tema». Lo incalza un altro candidato alle stesse primarie, Giuliano Pisapia: «Un errore andare all'Ortomercato. Piuttosto, usiamo i padiglioni già esistenti della Fiera». È così: Expo non mette d'accordo proprio nessuno.

Elisabetta Soglio
28 settembre 2010



Da milano.corriere.it:

la relazione

Dal «parere legale» tre possibili scenari: intesa coi privati, nuova Spa, esproprio

Il documento di cinque pagine è stato messo a punto dagli studi dei professori Stajano e Cardi

MILANO - Un «documento di sintesi» di cinque pagine, arrivato peraltro dopo che la Fondazione Fiera e il gruppo Cabassi (proprietari dei terreni di Expo) avevano di fatto raggiunto l'accordo per la cessione delle aree al prezzo che pareva fosse stato indicato dal presidente Roberto Formigoni. La relazione, che Formigoni ha inviato il 22 settembre al sindaco Letizia Moratti e al presidente della Provincia Guido Podestà specificando nella lettera di accompagnamento che il testo è stato elaborato dagli studi legali dei professori Ernesto Stajano ed Enzo Cardi, contiene un paio di passaggi molto decisivi.

Anzitutto, quando al capitolo sulle «trattative
tra i proprietari delle aree», si specifica che «Fondazione Fiera è soggetta alla vigilanza della Regione Lombardia, la quale ha già tracciato le linee generali di indirizzo per l'acquisizione delle aree». Subito dopo, si precisa che «il valore dell'area dovrà essere coerente con il valore di conferimento e quindi in particolare con quanto stimerà il perito ai sensi dell'articolo 2342». Insomma: Fondazione Fiera non può concludere l'accordo con il gruppo Cabassi senza passare per l'ok della Regione e per un altro arbitrato.

Era stato il presidente Podestà a indicare questa via d'uscita
, che pareva poter far superare l'impasse: invece di costituire la newCo, la società veicolo che avrebbe potuto comprare i terreni su cui sorgerà Expo, Fondazione Fiera che è un ente pubblico acquista la parte di proprietà dei Cabassi. E, come ente pubblico, mette le aree a disposizione di Expo. Cabassi e Fiera si erano incartati sul valore delle aree: la prima stima dell'Agenzia del territorio parlava di 180 milioni di euro, Formigoni aveva invitato a «tagliare, tagliare» e si è arrivati a 90 milioni. Per altro, il pagamento era stato rinviato al 2017, cioè a dopo che Expo sarà concluso e i terreni saranno resi edificabili.

Stando a informazioni trapelate tra Palazzo Marino e la Provincia, l'accordo è stato raggiunto e il presidente di Fondazione Fiera, Giampiero Cantoni, è andato la scorsa settimana a sottoporlo a Formigoni. Il quale ha però rinviato l'ultima parola al parere legale. Nessun via libera, insomma, ma un documento in cui, oltre alle due zeppe citate sopra, quella sul ruolo di «vigilante» che la Regione esercita su Fiera e sulla necessità di una nuova perizia per il valore delle aree, si prendono in considerazione tutte e tre le ipotesi.

Primo. Un eventuale accordo con i privati, che comporterebbe
anche da parte loro «la messa a disposizione delle aree a prescindere dai contenuti della variante» e la «compartecipazione finanziaria alle opere di infrastrutturazione» (non agli oneri di urbanizzazione come si era discusso finora). Secondo. La costituzione di una società per azioni, così come proposto dalla Regione nel maggio scorso (anche se poi governo, Provincia e Comune avevano spiegato di non avere a disposizione soldi da investire per comprare le aree. E la Regione aveva risposto di essere pronta a fare da sola, garantendo per altro alle altre istituzioni uguale trattamento all'interno della spa).

Terzo. «Nell'ipotesi in cui le soluzioni prospettate
non dovessero risultare percorribili», rimane la strada dell'esproprio. E i legali ritengono «auspicabile la definizione in tempi brevi del testo della detta ordinanza che precisi in maniera inequivocabile i poteri del Commissario, così da poter avviare nel più breve tempo possibile le procedure dell'esproprio». Insomma: se resterà solo la strada dell'esproprio, che aprirebbe contenziosi legali di durata imprecisabile già pre-annunciati quanto meno dai Cabassi, la firma in calce al provvedimento dovrà essere del commissario. Il sindaco Letizia Moratti.

Elisabetta Soglio
28 settembre 2010

In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 27 Set 2010 - 22:01
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