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.: Discussione: Strada alla bici in corso Buenos Aires: la petizione di Ciclobby!

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 23 Giu 2010 - 10:05
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Da milano.corriere.it:

Viabilità - Il progetto di riqualificazione del corso non prevedeva una pista per le bici

«Una ciclabile in Buenos Aires»
Il Comune: siamo pronti a farla


Più di duemila firme per la petizione promossa da Ciclobby: da Claudio Bisio a Gherardo Colombo

MILANO - Una corsia riservata alle biciclette nel rinnovato corso Buenos Aires, si potrebbe realizzare anche subito oppure a lavori ultimati, a fine anno. Lo chiede Ciclobby con una petizione che conta ormai più di duemila firme raccolte online su firmiamo.it, c’è anche un gruppo su Facebook con centinaia di adesioni e un lungo elenco di sostenitori vip che vanno da Claudio Bisio a Gherardo Colombo a Inge Feltrinelli. Il vicesindaco e assessore alla mobilità e ai Trasporti Riccardo De Corato si dichiara «disponibile »: «Nulla in contrario, se tecnicamente si può fare. Chiederò subito una valutazione all’ufficio tecnico».

Il progetto di riqualificazione del corso che unisce Porta Venezia a Loreto non prevedeva una pista ciclabile ma si potrebbe comunque realizzare una corsia segnaletica, cioè si potrebbe riservare alle bici parte della carreggiata. L’assessore ai Lavori Pubblici, Bruno Simini, precisa che questo intervento «non è mia competenza, sarà una decisione di De Corato ». E intanto spiega il restyling di Buenos Aires: «Stiamo lavorando sui marciapiedi: poseremo la beola e li allargheremo nei tratti in cui sono più stretti e uniformeremo i posti auto che adesso sono a pettine e in linea. Ma non sono previste modifiche sulla carreggiata. Se c’è la volontà di realizzare una corsia per le bici si può, a prescindere dal nostro progetto. Comunque c’è già una pista ciclabile nella parallela via Morgagni, più sicura e nel verde?».

I milanesi che si spostano su due ruote vorrebbero avere l’una e l’altra, anzi, molto di più, rivendicano spazi dedicati in ogni strada della città, certamente in Buenos Aires che vorrebbero come un boulevard europeo sostenibile e che è comunque già percorso dalle bici, come collegamento dalla periferia al centro. «L’amministrazione chiarisca una volta per tutte se considera la ciclabilità una risorsa per la mobilità quotidiana o soltanto per il tempo libero - sostiene Eugenio Galli, presidente di Fiab Ciclobby - Le bici su questa strada già ci vanno e la corsia si può realizzare, lo spazio c’è e non ci sono opere da finanziare. Poi servono gli stalli, la segnaletica, le stazioni di bike sharing. Nel caso di Buenos Aires non è tema di fattibilità tecnica, soltanto di volontà politica».

La volontà adesso c’è, c’è l’impegno di De Corato. «Se si può fare si farà», conferma il vicesindaco. «Anche se il problema delle corsie segnalate ma non protette è farle rispettare». Continua online la raccolta di firme per la «ciclabilità e mobilità dolce in corso Buenos Aires. Ciclobby chiede all’amministrazione di non perdere anche quest’occasione. I treni persi a Milano, secondo Eugenio Galli, sarebbero diversi. A partire da via Torino: «Marciapiedi larghi e carreggiata stretta con binari del tram e pavé. Quando hanno fatto i lavori hanno dimenticato i (moto) ciclisti e adesso, a differenza di Buenos Aires, è tardi per intervenire ». Occasione sprecata anche la Stazione Centrale: «Manca un parcheggio attrezzato e coperto e all’interno i cicloturisti non possono nemmeno accedere ai tapis roulant». Su Chinatown hanno rimediato Ancora silenzio sul Tunnel di Porta Nuova: «E’ vietato ai ciclisti. Dicono che nel 2012 faranno una pista ciclabile sopra, nella zona pedonale. Ma fino ad allora il comune ci dica dove andare». Per adesso l’unica risposta in arrivo, a breve, è sulla corsia riservata in corso Buenos Aires.

Federica Cavadini
23 giugno 2010



Da milano.corriere.it:


dalla parte del cittadino

Pedoni, ciclisti e verde
La convivenza possibile


Se da un lato a sentir parlare di «riqualificazione» di particolari aree a noi care dovremmo dimostrare speranza ed entusiasmo, dall'altro siamo costretti a preoccuparci su quanto si realizzerà al di là delle ormai famigerate reti in plastica arancione. Prova inconfutabile sono le numerose segnalazioni pervenute recentemente (e non solo) alla rubrica «Dalla parte del cittadino». Esempi: area Monte Stella, costruzione di un centro sportivo su area verde con forte presenza di alberi ad alto fusto; viale Maino, realizzazione di sentiero pedonale senza tenere in considerazione un percorso protetto per velocipedi; via Paolo Sarpi, realizzazione di larghissimi marciapiedi ad esclusivo uso pedonale, senza anche qui prevedere alcun percorso preferenziale per le bici. Basta guardare a quanto successo a Siviglia in occasione dell'Expo ospitato nel 1992 per renderci conto di come una città mediterranea abbia saputo trasformarsi in una specie di «Amsterdam del Sud», facendo convivere serenamente pedoni e ciclisti anche su lunghi tratti di marciapiede. Io abito in provincia (Parabiago) ma anche qui la musica non cambia. I nostri amministratori usano terminologie come «salvaguardia dell'ambiente» o sviluppo di «viabilità sostenibile» ad esclusivo uso demagogico, senza davvero sapere cosa dicono, tanto da farmi pensare che la maggior parte di loro sia inadeguata a fronteggiare questi argomenti. Eppure di suggerimenti sensati proposti dai lettori sulle pagine dei giornali ne ho letti veramente tanti. Grazie ad una segnalazione tempestiva dei cittadini ed alla sensibilità di un consigliere comunale, siamo per esempio riusciti a salvare un gruppo di alberi ad alto fusto sicuramente destinati a futura estirpazione in nome di un ennesimo progetto di riqualificazione alquanto approssimativo in materia di verde urbano.

Alberto Caccia


Non credo che la maggior parte dei nostri amministratori sia inadeguata. Piuttosto penso che siano troppo deboli di fronte al troppo forte partito degli automobilisti. Questioni di voti insomma. Prescindendo, infatti, da casi come via Paolo Sarpi, corso Garibaldi e tra poco, a quanto pare, anche corso Buenos Aires, dove davvero non si spiegano gli immensi marciapiedi privi di piste ciclabili, queste ultime inevitabilmente sono destinate a rubare spazio ai parcheggi. È tutta qui probabilmente la questione. Lei parla di Siviglia: ma è una piccola città, con poco traffico, stavo scrivendo. Poi scopro che lei è di Parabiago, dove — afferma—la musica è la stessa che a Milano. Dunque è proprio mentalità.

Isabella Bossi Fedrigotti
23 giugno 2010
In risposta al messaggio di Eugenio Galli inserito il 4 Giu 2010 - 10:30
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