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Il Blog di Alessandro Rizzo | www.partecipaMi.it
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Giovedì, 8 Ottobre, 2009 - 12:17

Mozione sulla riorganizzazione servizio bibliotecario

Alla cortese attenzione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano;
del Settore Biblioteche Civiche del Comune di Milano
Mozione sulla riorganizzazione servizio bibliotecario
In riferimento
Al testo di mozione approvato all’unanimità nella seduta del Consiglio di Zona di giovedì 8 marzo 2007, su mia proposta e con l’adesione di diverse consigliere e di diversi consiglieri, titolato “Riorganizzazione del servizio bibliotecario”, in cui, affermato il valore insostituibile del servizio offerto dalle biblioteche civiche milanesi, in particolar modo quelle rionali di periferia, si chiedeva un miglioramento qualitativo e quantitativo del servizio stesso offerto, invitando all’apertura delle sedi anche in orario serale, come antecedentemente al gennaio 2006, nonché a un’uniformità e omogeneizzazione dei criteri di elargizione del servizio

 

Preso atto
Della risposta recapitata al sottoscritto da parte dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, in riferimento alla richiesta da me presentata in occasione del 75° Congresso dell’IFLA, tenutosi in agosto a Milano, avente come oggetto la richiesta di maggiori dettagli sullo stato attuale e sulle linee programmatiche future volte all’aumento “dell’organico attualmente in dotazione alle strutture bibliotecarie milanesi”, in cui lo stesso Assessore descrive l’ottimizzazione degli spazi e degli arredi della Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani, sottolineando che, dopo un’approfondita analisi, sarà elaborata “una politica del personale che consentirà di rispondere alle richieste” di un ampliamento e aumento

 

Considerata
la scarsità del personale presente nelle biblioteche è la prima causa della disfunzione di tale servizio, che non riesce ad assorbire pienamente ed efficacemente nel suo complesso la richiesta di fruizione del servizio in senso qualitativo, e il testo della mozione approvata all’unanimità in seduta di consiglio del 12 ottobre 2006 avente come titolo “PER IL RIPRISTINO DELL’ORARIO DI APERTURA SERALE DELLE BIBLIOTECHE RIONALI DI ZONA 4”;
si constatata
l’assenza totale di un’organizzazione unitaria soprattutto in riferimento alla difformità dell’orario di apertura delle blbioteche civiche, come testimoniano gli orari settimanali non conformati attuati dai due plessi presenti in zona, causa questa di un grave pregiudizio della qualità del servizio preposto

 

si chiede
all’assessorato alla cultura del Comune di Milano e al Settore Biblioteche di provvedere, anche in riferimento alla risposta pervenuta dallo stesso Assessore Massimiliano Finazzer Flory, ad adottare misure e disposizioni finalizzate e indirizzate a garantire un’uniformità del servizio bibliotecario rionale con quello della Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani, garantendo in tali spazi una maggiore apertura al pubblico, divenendo luogo di circolazione e di accesso ai saperi diffusi, e non semplice sede di conservazione, come sta avvenendo negli ultimi anni;
allo stesso assessorato e allo stesso settore di garantire un aumento dell’organico, indirizzato non solo a garantire servizio di custodia del patrimonio bibliografico, disponendo nuovi capitoli di spesa nel bilancio gestionale delle biblioteche civiche, anche in vista di indizione di nuovi concorsi, l’ultimo risale al 2002, finalizzato a corpire interamente la richiesta di fruizione di servizio anche in orario serale, come era previsto precedentemente al gennaio 2006;
allo stesso settore si chiede di poter avviare misure e provvedimenti funzionali a garantire un’effettiva offerta culturale diversificata, dalle postazioni audio-video collegate ad internet alle manifestazioni culturali organizzate in sede, in un’ottica di riconsiderazione in senso qualitativo delle offerte di impiego del tempo libero per i cittadini residenti nelle rispettive zone
Alessandro Rizzo – Consigliere Lista Uniti con Dario Fo per Milano – Gruppo La Sinistra
Franz Brunacci - Consigliere Gruppo Misto
Massimo Gentili - Capogruppo La Sinistra
Daniele Olivieri - Consigliere PS - Gruppo La Sinistra
Pierangelo Tosi - Capogruppo Verdi

Giovedì, 8 Ottobre, 2009 - 11:59

interrogazioni presentate in seduta di consiglio dell'8 ottobre

Gruppo Consiliare La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano
via Oglio, 18
20139 Milano tel. 02 884.58400
fax 02 884.58418
Milano, 8 ottobre 2009
Alla cortese attenzione del
Presidente della Commissione consiliare comunale Arredo urbano, Aree verdi, Parchi e Giardini, Decoro e Pubblicità del Consiglio Comunale di Milano;
Assessorato all’Arredo, Decoro Urbano e Verde del Comune di Milano;
del Settore Arredo Urbano del Comune di Milano
pc
della Commissione Territorio del Consiglio di Zona 4 di Milano
Interrogazione in merito al punto all’ordine del giorno della riunione della Commissione consiliare comunale Arredo urbano, Aree verdi, Parchi e Giardini, Decoro e Pubblicità avvenuta mercoledì 23 settembre alle ore 17.30 riguardante l’esame della delibera di modifica del Regolamento comunale sulla pubblicità
Considerato che
Mercoledì 23 settembre si è tenuta una riunione di Commissione Arredo urbano, Aree verdi, Parchi e Giardini, Decoro e Pubblicità del Consiglio Comunale di Milano avente come unico punto all’ordine del giorno l’esame della delibera di modifica del Regolamento comunale sulla pubblicità
constatato che
il punto all’ordine del giorno era già stato esaminato e considerato in una riunione di commissione negli scorsi mesi, e che prevede il proseguimento dell’analisi e della discussione del testo di proposta di delibera volta a modificare il Regolamento Comunale sulla pubblicità, trovando trasversale adesione all’esigenza di normare un ambito, quello delle insegne pubblicitarie commerciali, finora poco definito e privo di limitazioni
preso atto
che diverse interrogazioni si sono succedute e che hanno riguardato in modo dettagliato questioni inerenti la presenza sovrabbondante e permanente di affissioni pubblicitarie in spazi di interesse culturale pubblico, deturpanti aree urbane di dimensione storica, patrimoni artistici, quale l’arco di Porta Romana, sulla cui facciata per diversi mesi sono rimaste intatte installazioni commerciali coprenti una lapide alla memoria di Partigiani della Resistenza
visto che
la presenza elevata di installazioni pubblicitarie senza regole precise e limitative di concessione spazi ha determinato e determina, in vacanza di un’adeguata ed efficace normazione, determina un notevole inquinamento luminoso e aereo   
considerato che
nella riunione di consiglio del giorno 10 settembre su mia proposta, sottoscritta da diversi consiglieri, è stata approvata una mozione avente come titolo “Disposizioni amministrative per il rafforzamento di spazi per le comunicazioni istituzionale e sociale (iniziative senza scopo di lucro) sul territorio cittadino”, rientrante come capitolo nella trattazione complessiva dell’esame delle modifiche al Regolamento comunale sulle Pubblicità
Si chiede
- alla Commissione Arredo urbano, Aree verdi, Parchi e Giardini, Decoro e Pubblicità del Consiglio Comunale di Milano quali siano stati i punti affrontati in seduta di commissione, il testo della delibera definito in seduta di commissione, le possibili variazioni apportate rispetto alla versione originale, la conoscenza della versione originale del testo di proposta di delibera;
- alla stessa Commissione consiliare se, durante la fase di discussione, nel proseguimento della trattazione delle proposte di modifica al regolamento, siano stati esaminati punti e capitoli riguardanti la copertura economica e l’individuazione dei criteri per definire un adeguato e necessario ampliamento degli spazi di comunicazione sociale e pubblica;
- all’Assessorato all’Arredo, Decoro Urbano e Verde del Comune di Milano se sia stato definito un quadro complessivo di proposte per le modifiche al regolamento medesimo, in caso affermativo quali esse siano e se siano stati definiti provvedimenti utili e funzionali a garantire interventi tempestivi per rimuovere situazioni intollerabili dal punto di vista urbanistico, nonché se siano stati definiti criteri per l’individuazione di un ampliamento degli spazi di comunicazione sociale e pubblica;
- alla Commissione Territorio del Consiglio di Zona 4 di provvedere a inserire come punto all’ordine del giorno di una seduta prossima l’analisi della proposta di modifica del regolamento, invitando dirigenti di settore, al fine di prevedere un coinvolgimento della cittadinanza sia dal punto di vista informativo, sia dal punto di vista partecipativo alla discussione territoriale del tema di cui nella titolazione della presente interrogazione
Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo – Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano
Gruppo Consiliare La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano
via Oglio, 18
20139 Milano tel. 02 884.58400
fax 02 884.58418
Milano, 8 ottobre 2009
Alla cortese attenzione del
Assessorato alla Salute del Comune di Milano;
Assessorato alla Mobilità, Trasporti, Ambiente del Comune di Milano;
Settore Ambiente del Comune di Milano;
Settore Sistemi Integrati per i Servizi e Statistica;
Settore Salute del Comune di Milano
Interrogazione in merito ai provvedimenti in materia sanitaria e in materia ambientale apportabili e da apportare in riferimento al dato statistico inerente un forte aumento degli accessi giornalieri ospedalieri di pazienti affetti da disturbi «potenzialmente correlabili all’inquinamento»
Preso atto
Da un’indagine effettuata da uno studio, sostenuto da un finanziamento del Comune di Milano condotto in cinque ospedali, precisamente San Carlo, San Paolo, Niguarda e Policlinico, si registra un aumento negli ultimi mesi dei ricoveri ospedalieri per pazienti affetti da patologie inerenti le vie respiratorie, tosse, asma, bronchiti, polmoniti, attacchi di cuore, ictus, imputabili “potenzialmente all’inquinamento”
Precisamente si considera che
Ogni giorno si registra una media di 73 accessi aventi come causa disturbi della tipologia patologia sopra descritta e che tale dato è stato definito dallo studio condotto nei mesi intercorrenti tra gennaio 2007 e dicembre 2008, nonché occorre sottolineare come la maggioranza degli accessi riguardino pazienti di età molto giovane, spesso bambine e bambini, e di età molto avanzata, spesso anziani
constatato
che sul Corriere della Sera in un’inchiesta effettuata a livello redazionale un campione di cittadine e di cittadini aveva espresso voto negativo nei confronti dell’Ecopass con una votazione pari a 4,8 punti,
considerato che
nonostante in luglio l’ultimo rilevamento del Comune di Milano abbia denunciato, rispetto ai primi sei mesi del 2007, una diminuzione del 14% di ingressi di mezzi privati all’interno della cerchia, i bollettini dell’Arpa, ente preposto alla misurazione della qualità dell’aria, registrano quote di Pm sopra la soglia di limite, soprattutto nelle ultime settimane
si chiede
- All’Assessorato alla Salute del Comune di Milano se fosse già a conoscenza di questi dati preoccupanti e se siano state predisposte misure e provvedimenti, in caso affermativo quali, riguardanti la prevenzione e metodi di precauzione dal contagio, magari tramite campagne informative o intensificando una collaborazione tra gli enti ospedalieri per una efficace azione sul territorio;
-  all’Assessorato alla Mobilità, Trasporti, Ambiente del Comune di Milano se sia stato predisposto o preso in considerazione un programma di modifiche inerenti il progetto, ancora in via sperimentale,  concernente l’ecopass, magari affrontando integrazioni nelle modalità attuative che possano maggiormente corrispondere ai provvedimenti adottati in altre città europee, di particolare riferimento è la “congestion charge”, adottata a Londra con ottimi risultati in termini di deterrenza all’utilizzo dell’automobile privata e di diminuzione delle emissioni aeree;
- allo stesso assessorato alla Mobilità se siano stati previsti progetti e provvedimenti finalizzati a incentivare l’utilizzo di mezzi alternativi di trasporto in ambito di mobilità sostenibile, nonché se siano state recepite le istanze, provenienti da diversi consigli circoscrizionali, tra cui il nostro, riguardanti la richiesta di ampliamento ed estensione delle zone coperte dal servizio di Bike sharing, provvedendo anche a garantire stazioni di servizio per ciclisti, come attuato in diversi comuni italiani e lombardi, tra cui Sesto San Giovanni, San Donato Milanese e Bergamo
Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo – Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano
Gruppo Consiliare La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano
via Oglio, 18
20139 Milano tel. 02 884.58400
fax 02 884.58418
Alla Cortese Attenzione
dell’Assessorato all’Educazione del Comune di Milano;
del Settore all’Educazione del Comune di Milano;
del Vicesindaco del Comune di Milano con delega alla sicurezza, Riccardo Decorato;
della Commissione Educazione del Consiglio di Zona 4 di Milano;
del Consiglio di Zona 4 e delle sue componenti;
del Comando della Polizia Municipale di Zona 4 di Milano;
pc: della Commissione Sicurezza del Consiglio di Zona 4 di Milano
Interrogazione in merito alla risposta della Direzione del Settore Servizi per Minori e GHiovani del Comune di Milano all’interrogazione presentata in Consiglio di Zona 4 dal sottoscritto avente come titolo “Interrogazione in merito all’ingresso di agenti della Digos nei locali della Scuola primaria di Viale Puglie e nella Scuola primaria Mezzani di Via Martinengo, e in merito ai preoccupanti ridimensionamenti previsti sull’organico delle scuole primarie e secondarie di primo grado previsti a Milano” nonché sollecito di risposta all’Assessorato alla Sicurezza e al Vicesindaco con delega alla sicurezza Riccardo Decorato in merito alle responsabilità e alle cause dei gravi episodi verificatisi 
Considerato che
Il sottoscritto ha presentato un’interrogazione discussa ampiamente in consiglio con la presenza di alcune insegnanti e rappresentanti dei genitori delle scuole primaria di Viale Puglie e Pezzani di Via Martinengo in merito all’ingresso di agenti del commissariato e della digos nei locali delle due scuole e in merito a preoccupanti ridimensionamenti previsti sull’organico delle scuole primarie e secondarie di primo grado previsti a Milano
Visto che
In data 31 luglio è stata recapitata al presentatore del testo, il sottoscritto, una risposta da parte della Direzione Centrale Famiglia, Scuola e Politiche Sociali – Settore Servizi per Minori e Giovani del Comune di Milano in cui viene sottolineato che “gli organici delle scuole pubbliche sono di competenza del ministero della pubblica istruzione che li determina attraverso i propri uffici periferici ufficio scolastico regionale della Lombardia”
Preso atto che
Viene inoltre sottolineato nella lettera di risposta che “l’amministrazione può chiedere un confronto per conoscere le eventuali problematiche che potrebbero intervenire attraverso la nuova determinazione degli organici”, puntualizzando che “nulla può per la determinazione dei contingenti”
Constatato che
Non è stata fatta menzione alcuna circa il punto nodale del testo, causa primaria della presentazione dell’interrogazione, ossia l’ingresso di agenti della digos e del commissariato, avvenuto in data di venerdì 22 maggio, nei locali delle due scuole presenti nel nostro territorio circoscrizionale intimanti la rimozione di pannelli informativi, chiaramente e oggettivamente a scopo informativo, riguardanti le conseguenze delle disposizioni ministeriali in materia di ridimensionamenti dell’organico docente e dell’organico amministrativo e gestionale delle scuole primarie e secondarie di primo grado presenti a Milano
Sottolineato che
Il dato preoccupante dell’episodio singolare riguarda, infine, l’interrogatorio, dopo aver fotografato la scuola e i locali interni, da parte degli stessi agenti della Digos a cui sono state sottoposte due insegnanti del plesso di Viale Puglie, di cui nel testo non vengono resi noti i nomi mantenendone l’anonimato per questioni di garanzia e di sicurezza, 
in riferimento
alle risposte del settore e della direzione per mano del Dott. Patrizio Mercadante, che ringrazio per avere rispettato i tempi tecnici prestabiliti da regolamento, formulo nuovamente, riferendomi anche alle competenze della Pubblica Amministrazione Comunale puntualizzate nella lettera stessa, la richiesta all’amministrazione comunale ai settori competenti e all’assessorato del Comune di Milano competente in materia di verificare le conseguenze e la portata dei tagli disposti, individuando dove siano previsti e in quale entità influiranno sulla didattica complessiva e sulla garanzia del proseguimento della promozione del diritto allo studio nel suo complesso;
si chiede altresì
- allo stesso Settore e Assessorato se siano state predisposte misure e provvedimenti utili a contenere i  possibili danni provocati sulla didattica e sulla gestione delle scuole primarie e secondarie di primo grado, conseguentemente ai ridimensionamenti sostanziali avutisi in materia da parte del Ministero della Pubblica Istruzione;
-  All’Assessorato alla Sicurezza, nonché al Vicesindaco del Comune di Milano, Riccardo Decorato, da cui ancora non si sono avuti riscontri in merito all’interrogazione presentata dal sottoscritto, nuovamente, a fronte dei preoccupanti e gravissimi fatti verificatisi venerdì 22 maggio, che non hanno precedenti e che determinano, invece, intollerabili precedenti in merito, ossia l’entrata di agenti della DIGOS all’interno delle strutture scolastiche interessate, se lo stesso ne fosse a conoscenza, quale organo abbia la responsabilità delle disposizioni che hanno determinato l’irruzione degli agenti, se il Comando della Polizia Municipale di Zona 4 fosse stato informato della disposizione stessa, nonché, infine, le motivazioni derivanti da una simile disposizione non tollerabile nell’ambito della garanzia e della tutela dell’autonomia didattica e scolastica, principio fondante l’ordinamento costituzionale repubblicano
Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo – Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano
Gruppo Consiliare La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano
via Oglio, 18
20139 Milano tel. 02 884.58400
fax 02 884.58418
Milano, 8 ottobre 2009
Alla cortese attenzione
del Settore Lavori Pubblici del Comune di Milano;
dell'Assessorato al Territorio del Comune di Milano;
del Settore Territorio del Comune di Milano;
della Commissione Territorio del Consiglio di Zona 4 di Milano;
della Commissione Edilizia del Consiglio di Zona 4 di Milano
Interrogazione in merito allo stato attuale del progetto e dei lavori per la realizzazione della Cittadella della Giustizia
preso atto
che in data giovedì 11 settembre in Consiglio di Zona avevo presentato un testo di interrogazione dove si chiedeva ai settori e agli assessorati di competenza, tra i destinatari della presente, quale fosse lo stato attuale dei lavori per la realizzazione della Città della Giustizia a fronte di un rinvio e di una dilazione nei tempi del loro avvio, in presenza di uno stanziamento di 700 milioni di euro disposti,
considerato che
il progetto avrebbe come finalità il trasferimento graduale degli uffici oggi ubicati presso il Tribunale in Corso di Porta Vittoria e del carcere di San Vittore, avvertendone l’urgenza e l’esigenza, data l’attuale situazione in cui versano le strutture oggi adibite e spesso soggette a casi di cedimento dei soffitti e di allagamenti interni dei locali
si rammenta che
nel 2007 il Ministero di Grazia e Giustizia e il Comune di Milano hanno siglato e firmato l'accordo che aveva previsto l'avvio dei lavori, comprensivo di progetto preliminare e che tali lavori ancora non hanno visto la fase preliminare di discussione e di esame da parte degli organi amministrativi territoriali, tra cui il Consiglio di Zona 4, competente in materia urbanistica e funzionale a garantire una verifica puntuale della portata dell’intervento nel contesto urbanistico e sociali in cui esso andrà a definirsi, coinvolgendo la cittadinanza nell’analisi e nell’espressione di possibili pareri e istanze concernenti il progetto nel suo complesso
si chiede
-  al Settore Lavori Pubblici e al Settore Territorio del Comune di Milano se sussiste un cronoprogramma puntuale e preciso dei lavori di intervento per l'edificazione della Cittadella della Giustizia, al fine di valutare con chiarezza la data di inizio e di conclusione dei medesimi;
-  all'Assessorato al Territorio del Comune di Milano, in base alle previsioni attuate nella fase elaborativa del nuovo Piano Generale, se vi è l'intenzione di coinvolgere per questo preciso intervento di elavata portata volumetrica e impatto urbanistico il consiglio circoscrizionale e la cittadinanza residente al fine di valutare le modalità e i contenuti del progetto stesso, nonché si chiede allo stesso organo amministrativo e all'assessorato ai lavori pubblici i motivi inerenti la dilazione nei tempi e il rinvio dell'inizio dell'attuazione del programma di intervento, comprensivo di tutte le fasi necessarie e funzionali alla realizzazione del progetto;
-   all'Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Milano se siano state avviate le procedure per l'affidamento, tramite gara pubblica, dell'appalto per i lavori stessi, considerando, infine, i contenuti economici e sostanziali del medesimo accordo e convenzione;
-   alla Commissione Territorio e alla Commissione Edilizia del Consiglio di Zona 4 l'indizione di una riunione di commissione congiunta dove valutare e analizzare lo stato attuale del progetto di intervento e di verificare alla presenza di funzionari dello stesso settore competente a livello comunale, dell'assessorato e dei progettisti la portata, la dimensione, i tempi e i contenuti economici di copertura dei lavori stessi
Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo – Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano

Giovedì, 8 Ottobre, 2009 - 10:12

Il Times: «Ha gettato vergogna sull'Italia, ora deve dimettersi»

«Silvio Berlusconi ha gettato vergogna su se stesso e sul suo paese con le sue buffonate sessuali e i suoi tentativi di evitare i processi. Ora si deve dimettere»: così il Times in un commento intitolato «Gotico italiano» a corredo dell'ampia copertura dedicata alla bocciatura del Lodo Alfano. L'articolo di cronaca titola: «I giudici danno un colpo mortale a Silvio Berlusconi». La vicenda ha grande spazio su tutti i giornali britannici. Dopo la sentenza della corte costituzionale, i processi contro il premier possono riprendere, dice il giornale: «Berlusconi è ora un imputato che affronta un processo penale».

«Berlusconi può restare al suo posto solo se il suo partito e i suoi alleati lo sostengono - argomenta il quotidiano - Ma sarebbero sciocchi a farlo. La disintegrazione della litigiosa sinistra ha convinto molti elettori che non c'è alternativa a Berlusconi, se l'Italia vuole un governo abbastanza forte da farle attraversare l'attuale, seria crisi. Berlusconi può quindi immaginare di essere ancora piuttosto popolare. È la classica auto-illusione di un uomo che si è convinto della propria propaganda, in larga parte portata dai giornali e dalle stazioni tv che possiede. Un'altra cosa che non ha capito è l'inquietudine generata dalla sua vicinanza con Vladimir Putin e Muammar Gheddafi, e il ridicolo che si è gettato addosso con le sue buffonate sessuali. Molti italiani hanno visto le rivelazioni sulle prostitute con indulgente divertimento. Ma il danno alla reputazione del suo paese, simboleggiato dal rifiuto di Michelle Obama di accettare il suo abbraccio, ha iniziato a mostrarsi: i suoi indici di popolarità hanno iniziato a cadere».

«Berlusconi - conclude Times - ha visto questo, così come la vicenda della corte costituzionale, come un complotto ordito dai suoi nemici politici. Non lo era. È nato dalla seria preoccupazione sull'onestà e la capacità di giudizio di un uomo che guida il governo di un'importante democrazia occidentale. Se il processo di Milano ricomincia, Berlusconi deve, come ogni altro cittadino, apparire in aula. Lì potrà esercitare il diritto di ogni cittadino a difendersi contro le accuse. Resta innocente finchè non sarà provato colpevole. Il processo, comunque, sarà un'enorme distrazione dal suo lavoro di primo ministro. Ha tentato di vivere al di sopra della legge; ora essa lo consumerà. È sicuramente il momento che Berlusconi smetta di mettere i suoi interessi prima di quelli del suo paese. Dovrebbe dimettersi».

08 ottobre 2009

www.unita.it

Mercoledì, 7 Ottobre, 2009 - 10:17

Obbligo di cura paziente in stato vegetativo. La sentenza del Tar

Osservatorio legale di Claudia Moretti, legale Aduc
30 settembre 2009 9:27
Obbligo di cura paziente in stato vegetativo. La sentenza del Tar
 Con sentenza n. 8650 del 12 settembre 2009, il Tar Lazio ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione sul decreto all'impugnazione promossa dal Movimento Difesa del Cittadino contro il decreto del Ministero del Lavoro salute e Politiche comunitarie del 16 dicembre 2008.
All'indomani della sentenza con cui si autorizzava il padre e tutore di Eluana Englaro, sig. Beppino Englaro, ad interrompere l'alimentazione e idratazione artificiale forzata alla figlia, il Ministro Maurizio Sacconi, con un colpo di coda del potere, ha tentato l'atto di imperio: impedire che il dettato della Corte di Cassazione si realizzasse. In sintesi, il Ministro, richiamando i principi di non discriminazione del soggetto disabile, chiede che le regioni considerino tutte, in modo omogeneo fra loro, l'obbligo di cura e di alimentazione/idratazione, alla stregua di espressione del suddetto principio. In altre parole, interrompere l'alimentazione forzata ai pazienti in stato vegetativo significhera' discriminare il paziente disabile.
Si sarebbe trattato del solito becero e gretto tentativo di mediatizzare il proprio punto di vista, nulla di piu', se non fosse contenuto in un atto governativo di indirizzo generale, destinato ad esplicare i propri effetti a pieno titolo nelle amministrazioni dello Stato e oltre le stesse.
Con la prepotenza dell'autorita' il Ministro ricordava cosi' a tutti chi comanda, e mostrava alle gerarchie vaticane la piena aderenza ai dettami della Chiesa.
Il documento pero' non e' piaciuto affatto al Movimento Difesa del Cittadino che lo ha correttamente ritenuto contrario alle previsioni costituzionali di cui all'art. 2 e 32 comma 2, ossia i precetti di liberta', libera scelta terapeutica e di divieto di trattamenti sanitari obbligatori.
ll Tar Lazio, nella sentenza in questione, ha valutato solo le questioni preliminari, ed ha chiuso il processo per cosi' dire "in rito", ossia dichiarando il difetto di giurisdizione e la competenza del giudice ordinario a decidere sul merito della controversia.
Ci pare, purtroppo, una sentenza con la quale, ancora una volta, i giudici decidono di non decidere e adottano il miglior escamotage per lavarsene le mani, l'odioso riparto fra giurisdizione ordinaria e amministrativa. Decidono, quello si', di lasciare in vita un atto amministrativo ministeriale contrario alla Costituzione e a quanto stabilito gia', in altra sede, ad esempio, dalla Corte di Cassazione.
Ad avviso dei giudici, infatti, il diritto che si presume leso attinente alla sfera dei diritti soggettivi e non anche degli interessi legittimi (regola aurea per distinguere la giurisdizione), non si puo' procedere al giudizio di annullamento richiesto.
Al cittadino, che si trovi di fronte ad una violazione della liberta' di scelta terapeutica (cosi' come al presunto diritto oppure anche all'obbligo di alimentazione e idratazione) ad opera di chi invoca detta interpretazione normativa ministeriale, avra' come rimedio la disapplicazione al proprio caso specifico, davanti al giudice ordinario.
Proprio cosi'. Disapplicato, semmai, caso per caso. Ma in vigore.

Che differenza fa
?
Molta: l'atto ministeriale in questione, seppur viziato rimane in vita e dispiega i propri effetti in via generale, salvo disapplicazioni specifiche operate su casi singoli dai giudici ordinari.
Diverso sarebbe stato se il Tar Lazio avesse riconosciuto la illegittimita' e contrarieta' alle norme costituzionali, annullando per tutti il provvedimento in questione.
Certo, ne sarebbe significato stigmatizzare, scegliere una strada piuttosto che un'altra, insomma decidere come hanno loro malgrado fatto altre corti, da che parte stare.
Ma allora, un Ministro in materia di diritti soggettivi, puo' dire qualunque cosa, in dispregio della legalita', senza che l'atto possa essere espunto dall'ordinamento giuridico?
E se nemmeno gli atti di indirizzo generale di un Ministro della Repubblica sono impugnabili al Tar (ergo, non annullabili in toto), che senso ha parlare di giustizia amministrativa?
-----
Articolo pubblicato su:
Quindicinale telematico sulle politiche dei consumatori. Per conoscere ed aver coscienza dei propri diritti, per combattere le arroganze di ogni tipo
Edito da Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori
Redazione: Via Cavour 68, 50129 Firenze
Tel: 055.290606 - Fax: 055.2302452
Mercoledì, 7 Ottobre, 2009 - 10:08

Condominio. Il conflitto d’interessi ...

Il condominio di Alessandro Gallucci
5 ottobre 2009 9:16
 Spesso ci si chiede se il concetto di conflitto d’interessi trovi applicazione anche in campo condominiale. Le disposizioni di legge, dettate in materia di condominio negli edifici, non disciplinano tale questione. Una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 18192 del 10 agosto 2009, torna ad affrontare l’argomento ribadendo quello che è l’orientamento giurisprudenziale predominante.
Vale la pena, quindi, capire:
a) che cosa si debba intendere per conflitto d’interessi;
b) quale disciplina sia applicabile in relazione al condominio;
c) quando tale disciplina trova applicazione;
d) quali sono le conseguenze di una deliberazione adottata con il voto di un condomino in conflitto d’interessi.
Innanzitutto, con la locuzione conflitto d’interessi, con riferimento al condominio negli edifici, si indica quella situazione in cui l’interesse individuale di un soggetto è contrasto con l’interesse collettivo della compagine condominiale.
Un esempio chiarirà questo concetto. Si pensi all’assemblea condominiale convocata per decidere sulle eventuali azioni giudiziarie da intraprendere contro Tizio, proprietario di un’unità immobiliare sita nel condominio. In questi casi, è del tutto evidente che il condomino avrà un interesse diametralmente opposto (ossia quello di non iniziare la causa) rispetto a quello della compagine condominiale che potrebbe, invece, propendere per dare inizio ad una lite. L’espressione di voto di Tizio, quindi, potrebbe influenzare l’esito della votazione. Lo stesso può dirsi con riferimento alla votazione relativa alla conferma o revoca dell’amministratore in quei casi in cui l’incarico è assunto da un condomino (c.d. amministratore interno).
Il codice civile, però, non dà una risposta diretta a tali questioni, sicché si è posto il problema d’individuare le norme applicabili. La Corte di Cassazione, in diverse circostanze, ha evidenziato che anche in materia condominiale si applica l’art. 2373 c.c. che disciplina il conflitto d’interessi con riferimento al diritto societario. Come ha sottolineato questa Corte: “sulla base di un'interpretazione estensiva dell'art. 2373 CC -giustificata dall'identità di ratio e dai notevoli punti d'identità delle due situazioni giuridiche, caratterizzate entrambe dalla posizione conflittuale in cui l'interesse del singolo (socio o condomino) si pone rispetto a quello generale (della società o del condominio) e dell'esigenza d'attribuire carattere di priorità alla tutela di quest'ultimo- questa Corte ha, dunque, già con la sentenza 28.1.1976 n. 270, affermato l'applicabilità, in tema di computo delle maggioranze assembleari condominiali, del disposto della richiamata norma, riguardante il conflitto d'interessi in materia d'esercizio del diritto di voto del socio nelle deliberazioni assembleari delle società per azioni, enunciando conseguentemente il principio per cui, ai fini del detto computo, non si debba tener conto del voto del condomino (o dei condomini) titolari (in relazione, sempre, all'oggetto della deliberazione) d'un interesse particolare contrastante, anche solo virtualmente, con quello degli altri condomini” (Cass. n. 10683/02). Ciò significa che quando un condomino si trova in una situazione di conflitto d’interessi non potrà partecipare alla votazione in relazione alla quale tale conflitto si manifesta. La sua quota millesimale dovrà, però, essere tenuta in considerazione ai fini della costituzione dell’assemblea.
Che cosa accade se un condomino, che non è in una posizione di conflitto, concede la propria delega ad un proprio vicino di casa che, invece, lo è? La sentenza n. 18192 del 2009 si occupa proprio di questa fattispecie. Più di ogni commento vale la pena riportare la parte della sentenza che interessa. Secondo la Cassazione, infatti, in caso di conflitto di interessi fra un condomino ed il condominio “qualora il condomino in conflitto di interessi sia stato delegato da altro condomino ad esprimere il voto in assemblea, la situazione di conflitto che lo riguarda non è estensibile aprioristicamente al rappresentato, ma soltanto allorché si accerti, in concreto, che il delegante non era a conoscenza di tale situazione, dovendosi, in caso contrario, presumere che il delegante, nel conferire il mandato, abbia valutato anche il proprio interesse -non personale ma quale componente della collettività- e lo abbia ritenuto conforme a quello portato dal delegato” (Cass. 18192/09). In poche parole, il voto espresso dal delegato in ragione della delega conferitagli si presume valido, salvo prova contraria.

Quali sono le conseguenze nel caso di una deliberazione assunta con il voto di un condomino in conflitto d’interessi?
Prima di ogni cosa è necessario valutare il peso specifico del singolo voto in relazione alle delibera. A norma dell’art. 2373 c.c., infatti, la deliberazione è impugnabile qualora “non si sarebbe raggiunta la necessaria maggioranza” senza il voto di chi avrebbe dovuto astenersi. Bisognerà, quindi, verificare che il voto espresso dal condomino che avrebbe dovuto astenersi non sia stato determinante in relazione a quella delibera. Qualora il voto dovesse risultare decisivo, la deliberazione sarebbe impugnabile.
In assenza di precise indicazioni normative, facendo riferimento alla sentenza di Cassazione n. 4806/05 (su annullabilità e nullità delle deliberazioni), è possibile affermare che si è di fronte ad un vizio che comporta l’annullabilità della deliberazione; infatti, se senza il voto del condomino in conflitto la deliberazione non sarebbe stata adottata, si avrà una deliberazione adottata “con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale”, come tale impugnabile nel termine di 30 giorni.

Articolo pubblicato su:

Quindicinale telematico sulle politiche dei consumatori. Per conoscere ed aver coscienza dei propri diritti, per combattere le arroganze di ogni tipo
Edito da Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori
Redazione: Via Cavour 68, 50129 Firenze
Tel: 055.290606 - Fax: 055.2302452
Mercoledì, 7 Ottobre, 2009 - 08:15

Racket case:distinguere tra delinquenti e povera gente

Racket case, Gatti (Altra Provincia-PRC-PdCI): “Distinguere tra delinquenti e povera gente, subito una commissione comunale”

  

Milano, 6 ottobre 2009. Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, ha partecipato questa mattina al sopralluogo della commissione sicurezza della Provincia di Milano presso le case popolari di via Giorgio Savoia, quartiere Stadera. I consiglieri hanno incontrato i residenti e il Presidente dell'associazione “Sos racket e usura”, Frediano Manzi, vittima di minacce nei giorni scorsi per aver denunciato in un video il racket dell'occupazione abusiva degli alloggi popolari.

 

“Come ho già fatto la scorsa settimana in consiglio provinciale, ho ribadito a Frediano Manzi la mia solidarietà. – ha dichiarato Massimo Gatti – E’ necessario innanzitutto sviluppare un’azione coordinata delle Istituzioni per fornirgli un aiuto concreto e protezione.

Per essere conseguenti con questa necessità, le destre al governo, invece di impaurire la popolazione con una propaganda continua sulla sicurezza, dovrebbero dare risposte concrete a chi di sicurezza si occupa di professione come i sindacati di polizia che questa mattina hanno protestato davanti alla Questura di Milano contro i tagli.

Dopo sei anni di politica fallimentare di Regione e Comune di Milano sul patrimonio abitativo pubblico, è necessaria una grande azione istituzionale affinché i centinaia di alloggi sfitti vengano da subito sistemati con una manutenzione straordinaria e assegnati.

Noi siamo in prima fila contro l’infiltrazione della criminalità organizzata ed è necessario che tante altre voci e azioni si uniscano a quella di Frediano Manzi affinché non ci sia più alcun alibi per il racket e le occupazioni abusive e tutti gli alloggi occupati dai malavitosi siano liberati a beneficio degli aventi diritto.

In merito a chi ha occupato per necessità invece, il Comune di Milano deve avere la capacità di ascoltare sindacati e comitati inquilini e deve provvedere al più presto all’istituzione di una Commissione, prevista dalla legge regionale 36/08, che valuti attentamente caso per caso.”

Martedì, 6 Ottobre, 2009 - 21:21

Da femminismo a veline "rivoltato il significato delle parole"

Dal femminismo alle veline «Così abbiamo rivoltato il significato delle parole»

di Marisa Ombra da unita.it
Ragioni anagrafiche mi portano a guardare al fenomeno delle veline partendo da molto lontano, niente meno che dalla guerra e dalla Resistenza. D’altra parte quello è l’inizio, ed è da quell’inizio che occorre partire per misurare la portata di ciò che sta accadendo di questi tempi. In quegli anni infatti comincia – o meglio riprende, dopo il fascismo – la lunga marcia delle donne per ottenere la cittadinanza in questo Paese (a questo riguardo consiglierei la lettura del bel libro di Bianca Guidetti Serra «Bianca la rossa»). Sarebbero occorsi decenni. Avremmo ottenuto diritti ed eguaglianza, libertà e posto nel mondo. Non avremmo aspettato che le leggi cadessero dall’alto, avremmo costruito la cittadinanza conquistando postazioni in ogni piega della società, assumendoci responsabilità e diventando parte essenziale del tessuto che fa funzionare la cosa pubblica. Un Paese arcaico e un po’ bigotto sarebbe diventato, per nostro principale merito, aperto e civile. Per chi è nata politicamente in quei lontani anni ed è stata parte di questo faticoso ma felice cammino, l’oggi si presenta di una tristezza infinita. Grande anche la delusione per quello che già viene descritto come «il silenzio delle donne». Di questo vorrei parlare.

Credo che tutte siamo rimaste attonite davanti all’operazione culturale che si è svolta sotto i nostri occhi: una operazione che, se non ha cancellato, ha sicuramente stravolto buona parte dell’impianto teorico che ha accompagnato il movimento politico delle donne. Le parole chiave sono state rivoltate. Scoperta del corpo, liberazione sessuale, affermazione di sé, autonomia, identità, desiderio, eguaglianza, differenza, eccetera, hanno preso significati opposti. L’affermazione orgogliosa «il corpo è mio e lo gestisco io» per esempio. Intendeva dire la vergogna e chiudere con l’antica figura della donna oggetto, riposo del guerriero, «regalo fatto da Dio agli uomini ». Era sembrata una svolta irreversibile, l’affermazione di un nuovo senso comune. Nonsipuòdire che le donne non si siano impossessate del proprio corpo. Per farne cosa? Donne immagine e prostitute di lusso hanno fatto di sé una nuova moderna (?) figura del mercato, che procede attraverso l’oculato bilanciamento dei costi e dei profitti, il dosaggio fra servilismo e pretesa di compensi dissociati da ogni personale competenza. Il corpo è diventato impresa da mettere a frutto. Direi che il ritorno indietro è ancora più mortificante del già vissuto. Perché in questa contrattazione uno dei due contraenti ha il potere (anche quando è piccolo potere), l’altra mette sulla bilancia una proprietà massimamente effimera. È questo che volevamo? Com’è potuto accadere? La tendenza non sarebbe inquietante se l’ambizione di avere visibilità e successo attraversoun perverso mercanteggiamento, non fosse diventata l’orizzonte di buona parte di una generazione, il senso stesso della vita, dell’essere donna («mi sento velina dentro» risponde una ragazza all’intervistatrice). E se le ragazze in corsa non fossero spesso accompagnate dalle madri: madri giovani, che hanno visto passare sotto i loro occhi, forse addirittura attraversato, il femminismo. 

Da una signora che probabilmente non ha attraversato il femminismo, è venuta una parola che aveva contato molto per le donne di un’epoca segnata dalla soggezione e dall’esclusione: dignità. Avendo nella mente e nel cuore quella parola, una generazione è arrivata a raddrizzare la schiena ed hacominciato a risalire verso la libertà. Ciò che oggi comunica smarrimento e sensazione di impotenza è la perdita di questo sentimento. Perché l’uso programmato del corpo implica una tensione di tutto l’essere, cervello compreso; occupa l’anima. Si realizza così un paradosso: l’autonomia, la capacità di decidere del proprio destino, viene cercata attraverso l’asservimento volontario e la perdita della dignità. Molte di noi, credo, in questi mesi si sono fatte domande e hanno provato vergogna. Sono convinta che quel che manca è la presa di parola collettiva, se non altro per non far mancare una rappresentazione diversa di ciò che una donna vuole e può fare.

06 ottobre 2009
Martedì, 6 Ottobre, 2009 - 17:45

adesioni contro la depenalizzazione dell’art. 659 del C.P.

Gentili Cittadini,

è stato da poco pubblicato on-line il seguente link per raccogliere adesioni contro la depenalizzazione dell’art. 659 del Codice Penale (*).

 

http://firmiamo.it/sign/list/nessunotocchilaquiete

Il Comune di Milano vorrebbe “affrontare” i disagi determinati dagli elevati livelli di inquinamento acustico attraverso un’importante modifica legislativa.

Da anni chiediamo agli amministratori comunali l’adozione di idonee politiche in difesa dei cittadini e del territorio dei Navigli ma l’Assessore al Commercio Terzi continua a non ascoltarci intraprendendo iniziative che vanno in direzione diametralmente opposta.

Vi invitiamo a sottoscrivere e divulgare la petizione.

Cogliamo l’occasione per segnalarvi che giovedì 8 ottobre 2009 sarà in discussione, presso il CDZ 6, il progetto che prevede la realizzazione di una  piattaforma in Darsena, non più per un breve periodo (3 mesi), ma per ben 3 anni e che ospiterà, tra i vari eventi, anche concerti.

Non condividiamo tale progetto.

La Darsena va riqualificata dopo inaccettabili politiche che l’hanno portata a gravi livelli di incuria e degrado.

La Darsena va restituita alla città di Milano tutelando ed enfatizzando le sue caratteristiche storiche e paesaggistiche. Manifestiamo all’Assessore Orsatti – che sarà presente in tale seduta – il nostro disappunto verso un uso - abuso del territorio per servire i ben noti interessi economici che hanno snaturato uno dei quartieri simbolo di Milano.

    

Cordiali Saluti: I rappresentanti dei Comitati  Cittadini dei Navigli

 

 

(*)  Art. 659. Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone

1. Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a trecentonove euro.
2. Si applica l'ammenda da centotre euro a cinquecentosedici euro a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell'Autorità.

 

I tuoi dati saranno raccolti in osservanza della legge 30 giugno 2003 n. 196, recante disposizioni per la tutela della persona ed altri soggetti ("L.196/03") rispetto al trattamento dei dati personali. Se non desideri ricevere ulteriori informazioni inviaci una e-mail con oggetto RIMUOVI.

Martedì, 6 Ottobre, 2009 - 12:21

La sinistra raccolga quel segnale di popolo

Dal quotidiano Liberazione

Paolo Ciofi
E ' stata davvero una piazza del popolo, il 3 ottobre a Roma: di donne e di uomini che vogliono cambiare il sistema informativo per garantire la libertà d'informazione, e partecipare alle scelte di fondo che riguardano il presente e il futuro del Paese. In migliaia e migliaia erano lì non per osannare la maschera di un capo, ma per lanciare un segnale forte e chiaro, di presenza e di partecipazione, a chi governa e a chi sta all'opposizione. Mi torna in mente, in una situazione assai diversa, il Circo Massimo del 23 marzo 2002, quando tre milioni di persone risposero all'appello della Cgil chiedendo rappresentanza e un nuovo corso politico, ma non furono ascoltate dalle "due sinistre".
Sono passati sette anni e i cambiamenti sono profondi. La Tv, da mezzo di informazione, di acculturazione di massa e di unificazione nazionale, è stata definitivamente trasformata nel suo contrario: in strumento fondamentale per dominare il popolo, ridurlo allo stato amorfo e primordiale di consumatore di massa soggiogato dalla potenza del denaro, cui è concessa la libertà di dire sì o no nei sondaggi e di andare a votare ogni cinque anni.
I partiti, da strumenti di partecipazione per consentire ai lavoratori di concorrere alla direzione politica del Paese secondo Costituzione, sono stati rovesciati come un guanto e ridotti a oligarchie al servizio del capo: l'organizzazione del popolo, dei lavoratori, delle persone che quotidianamente vivono le conseguenze drammatiche della crisi, è stata sostituita dalla rincorsa al presenzialismo televisivo come surrogato della politica. E in Tv il popolo viene blandito, lusingato, guidato e anche (metaforicamente) bastonato, come puntualmente ha eseguito il retroscenista Minzolini, direttore del Tg1.
E' questa spirale perversa che occorre spezzare, restituendo ai partiti e alla politica un carattere popolare e di massa. Senza di che, in assenza del conflitto sociale, si precipita nel caos della guerra di tutti contro tutti, e per battere Berlusconi ci si affida alla Corte costituzionale, ai giudici o al capo dello Stato. Di che si tratta, se non dello svuotamento della democrazia?
In queste condizioni la libertà d'informazione, come ogni altra libertà, è a rischio in questo Paese. Ma proprio perché Piazza del Popolo ha lanciato un bel segnale, che ha mandato fuori giri il capo proprietario-utilizzatore finale e la sua squadra di guastatori d'assalto, ora a sinistra quel segnale è necessario raccoglierlo. E non ripetere gli errori del passato.

06/10/2009

Martedì, 6 Ottobre, 2009 - 12:16

Violentati da Mamma Rai

fonte: www.arcigay.it

 

E' assolutamente vero che quando si fa tv nulla viene lasciato al caso. Troppe sono le persone che lavorano ad una trasmissione per poter credere che un tale investimento di risorse non ottenga un effetto desiderato piuttosto che un taglio ben preciso sull'argomento.

L'altro giorno - 30 settembre 2009 - abbiamo partecipato come gay lesbian center Cassero alla Vita in diretta, un programma pomeridiano che va in onda ogni giorno sull'ammiraglia di casa Rai. Quando siamo stati contattati dalla redazione ci hanno spiegato che volevano trattare il tema "della difficoltà dei giovani a dichiararsi gay in famiglia". E nel giro di poche ore (il preavviso è stato davvero pochissimo) abbiamo coinvolto Flavia Madaschi dell'AGEDO, Valeria Roberti responsabile gruppo giovani al Cassero, Federico Sassoli che collabora da anni con il Cassero e con l'Arcigay nazionale, Giulia Zonta bibliotecaria del Centro di Documentazione il Cassero, Sara De Giovanni responsabile del C.Doc. e delle attività culturali del circolo e il sottoscritto Bruno Pompa art director e membro dell'attuale direttivo Cassero.
Abbiamo coinvolto anche altre persone in modo da essere pronti e presentabili in più persone davanti alle telecamere.

Ci siamo trovati di fronte a uno studio (in diretta) che non ha mai trattato l'argomento per cui eravamo stati coinvolti. C'era una Alessandra Mussolini in versione pescivendola che si dimenava tra un "è un guaio" se suo figlio fosse gay e un "uguale a voi? non ci penso proprio". C'era un Pierluigi Diaco, che in veste di opinionista sparava a zero contro l'associazionismo omosessuale. C'era il vincitore di Mr Gay Italia 2009 accompagnato dalla madre, il quale è riuscito a dare il meglio di sè scagliandosi contro i Pride e contro i Pacs. C'era un omosessuale chiamato per testimoniare un'esperienza negativa coi genitori che però ha preferito puntare anch'egli alla demolizione dell'associazionismo raccontando di essere stato licenziato dalla Fiat e di non aver avuto nessun supporto da Arcigay o da Cecchi "Pavone". A cercare di far sentire la voce della ragionevolezza c'erano Chiara Lalli giornalista scrittice e filosofa e Franco Grillini che non ha bisogno di qualifiche per essere inquadrato.

Ai pochi che riescono ancor oggi a poter dire di non sapere di che tipo di trasmissione si tratta, dico in breve che è un'arena costruita appositamente per creare audience attraverso urla, risse, imbarbarimenti che portano il giornalismo più verso la tromba delle scale di un condominio di periferia piuttosto che verso un approfondimento a più voci.

In questa puntata il conduttore, Lamberto Sposini, non si è dovuto nemmeno sforzare ad istigare i presenti per ottenere il risultato desiderato, poiché da subito tutti hanno cominciato a gridare. Perfetto: ogni tanto ci sta che un conduttore impegnato quotidianamente con certo tipo di discariche dell'informazione se la prenda comoda e senza sforzi assista al linciaggio di un tema molto caro a tante persone in Italia dopo i fatti violenti delle scorse settimane.

Noi abbiamo risposto ad una richiesta di una redazione che ci ha chiesto di partecipare in collegamento per approfondire un tema che ci riguarda. Lo abbiamo fatto con pacatezza. Con semplicità. E con nessun secondo fine.

Abbiamo fatto servizio pubblico. Come quello che siamo chiamati a fare nei locali che il Comune di Bologna ci ha assegnato grazie ai servizi che offriamo all'intera cittadinanza.

Ci siamo trovati di fronte a una tv di Stato capace solo di aumentare il caos intorno ad un delicato argomento. Un servizio pubblico che non informa, ma insulta. Una tv che ci hanno insegnato a chiamare "mamma rai" che ti sfotte, ti attacca, ti umilia, ti tende una trappola proprio su un tema importante come il rapporto con le famiglie.

Ho imparato diverse cose da quel collegamento. Ne cito alcune.

I mezzi di comunicazione di massa sono in preda a un delirio che non si esagera a definirlo fascista.

L'associazionismo lgbt di fronte a tali barbarie è impreparato: le attività politiche e culturali con cui le associazioni gay hanno a che fare tutti i giorni prevedono un interlocutore attento e democratico; con certi metodi e con certi pregiudizi ci si ritrova purtroppo disarmati.

I feedback che ho ricevuto da moltissime persone vicine e lontane sono stati di solidarietà. Questo mi aiuta ad essere ottimista e credere che la massa di teleutenti non sia davvero stupida come ce la immaginiamo. Questo genere di trasmissioni non aggiungono e non tolgono nulla, semmai intrattengono negativamente o positivamente chi ha deciso di spendere il suo tempo davanti a tale scempio.

Credo, infine, sia necessaria una preparazione collettiva più capillare e diretta, in modo da essere sempre pronti a dichiarare su ogni media possibile i concetti necessari a sconfiggere gli abnormi pregiudizi vivi e vegeti nel nostro tessuto sociale, e a costruire un terreno fertile per la rivendicazione dei nostri diritti negati.

Alle persone che credono che sia meglio sottrarsi a confronti mediatici di quel tipo voglio sottolineare il mio convincimento personale: le battaglie si fanno sul campo e per noi ogni confronto ormai è diventato un campo di battaglia.

Forse, quando capiremo che il nemico non è tra noi, magari riusciremo a fare qualche passo in più verso la direzione dell'interesse collettivo. Fino ad allora resteremo nella paradossale situazione piramidale in cui certi vertici vengono attaccati o eliminati dall'interno e dall'esterno del movimento, mentre la base gongola in un inutile gioco al massacro.

In attesa di un'intelligenza collettiva che ispiri le nostre azioni (mediatiche e non) confido in orizzonti davvero orizzontali.


Bruno Pompa - Arcigay Il Cassero - Bologna

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