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Il Blog di Alessandro Rizzo | www.partecipaMi.it
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Lunedì, 7 Febbraio, 2011 - 09:38

La Destra, le destre e Destra per Milano

Roberto Jonghi Lavarini, Presidente del Comitato Destra per Milano ha portato il suo saluto al Comitato Centrale de La Destra che si è tenuto sabato scorso a Milano. Alla importante riunione erano presenti oltre duecento dirigenti di partito, fra i quali: il Segretario Sen. Francesco Storace, il Presidente On. Teodoro Buontempo, l’On. Nello Musumeci, (prossimo sottosegretario nel Governo Berlusconi), Eliana Farina (attivissima Segretaria Regionale della Lombardia), l’Avv. Roberto Bertoncelli (segretario Cittadino di Novara) e Carlo Lasi (Segretario Giovanile di Milano). Numerosi sono stati anche gli interventi di rappresentanti del centrodestra lombardo, fra i quali il Sindaco di Milano, Letizia Moratti, e l’On. Romano La Russa, Assessore della Regione Lombardia, in rappresentanza ufficiale del Popolo della Libertà. Presente, in qualità di attento osservatore, anche Francesco Cappuccio (ex portavoce di Cuore Nero e Casa Pound, ora animatore della fanzine militante Doppio Malto e del Circolo Letterario Ritter di Milano - http://www.ritteredizioni.com/ ).
Roberto Jonghi Lavarini si è incontrato con Piero Puschiavo e Manuel Negri, promotori del Progetto Nazionale Fiamma Futura e nuovi membri dell’esecutivo politico nazionale de La Destra. Jonghi e Puschiavo hanno in comune una storica militanza nella destra radicale, antichi legami di cameratismo, un forte patriottismo ma anche una radicata identità lombardo-veneta. I due esponenti politici hanno pienamente concordato sulla necessità di collaborare per: rafforzare l’alleanza politica PDL–LegaNord–LaDestra, sostenere il governo nazionale e le giunte locali di centro-destra, rilanciare e coordinare la trasversale presenza (culturale e sociale prima che politica) della destra (popolare e identitaria) all’interno della coalizione. Inoltre, Jonghi e Puschiavo sono entrambi convinti che il Federalismo (insieme al Presidenzialismo) sia una riforma, non solo giusta ed utile a modernizzare il paese ma anche a rafforzarne l’unità nazionale, proprio nel suo 150° anniversario.
Presto, quindi, anche a Milano, Piero Puschiavo, da tutti stimato per la sua antica e coerente militanza politica, presenterà il Progetto Nazionale, laboratorio politico trasversale, che può già contare sulle simpatie, oltre che di Destra per Milano, anche di altri noti esponenti della destra milanese come quelli di Marco Clemente, Rino Demango, Lino Guaglianone, Piero Porciani, Alessandro Todisco, Diego e Mauro Zoia.
Sabato, 5 Febbraio, 2011 - 09:55

HUMOR: lavoro per tutti?!?

Cari assunti, convenienti precari,
con Berlusconi è facilissimo farsi prendere la mano, soprattutto per chi, come me, scrive vignette.
Il problema è che lui è ovunque: economia, politica, calcio, figa. Pure quando nomini Mubarak, finisci per ricordarti della sua avvenente sospetta-nipote, certamente-mignotta. Insomma: sta diventando difficile trovare argomenti di attualità nel senso giornalistico del termine. Poi per carità, lavoro, sanità, futuro, scuola sono ben più importanti delle intercettazioni di qualsiasi parlamentare: ma a parte sessanta milioni di italiani, a chi volete che interessino? – Arnald
Venerdì, 4 Febbraio, 2011 - 12:15

incontro civico

oggi alle 18,00 alla Fondazione Ambrosianeum, via delle Ore 3,  Allarme Milano/Speranza Milano promuove un incontro civico per costruire una proposta per le prossime amministrative, l'incontro è aperto a tutti gli spiriti liberi con volontà :-) 

Venerdì, 4 Febbraio, 2011 - 12:11

pericolo scampato?

E’ notte per la politica parlamentare italiana e così tutte le vacche sono nere, o se preferite “ci stanno a’ provà” a Milano si dice “se la và la gà i gamb”. Così il decreto “Milleproroghe” proposto dal Governo è diventato una manovra in cui la stessa maggioranza ha proposto 1200 emendamenti, di tutto e di più nello scambio della compravendita parlamentare e in quello di possibili elezioni anticipate. Partiamo da una buona notizia, che non significa “scampato pericolo” ma un incombente e pesante rischio per il Belpaese. La Commissione Permanente Affari Costituzionali del Senato ha valutato inammissibili, in quanto estranei al disegno di legge, i due emendamenti al disegno di legge di conversione del decreto “Milleproroghe” con i quali si voleva introdurre, di fatto, un nuovo condono edilizio. C’è da chiedersi cosa sarebbe accaduto se non fossero state estranee alla legge in discussione. Le proposte emendative erano state avanzate, per l’ennesima volta, da diciassette senatori del PdL a prima firma Sarro e Nespoli.

 Oltre alla riapertura dei termini per la sanatoria degli immobili abusivi si proponeva lo stop  alle demolizioni degli edifici abusivi in Campania. Con la prima parte emendativa sarebbe diventato possibile modificare la Legge 326/2003, ammettendo nel 2011 la sanatoria delle opere edilizie realizzate entro il 31 marzo 2003 in aree tutelate dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.lgs. 42/2004. Con una straordinaria piroetta retroattiva il condono avrebbe  ammesso anche i soggetti cui era stata precedentemente rigettata l’istanza di regolarizzazione. Si prevedeva quindi la sospensione dei procedimenti sanzionatori di natura penale e amministrativa, anche se già avviati o relativi a sentenze passate in giudicato. In barba alla bandierina federalista della Lega  non solo si volevano sospendere tutte le sentenze della magistratura per abbattere case abusive, ma anche le ordinanze comunali, provinciali e regionali. Così si volevano sanare ville e villini che sorgono dentro i parchi lombardi e veneti,  le case costruite sui costoni rocciosi di Ischia, a permanente rischio frana, le case costruite nella valle dei templi ad Agrigento, le case costruite a Palermo sul monte Pizzosella, le case di San Fratello, con l’allarme per il rischio frane lanciato dai geologi. Così per le case lungo la costa ligure e lungo la costa amalfitana. Alla faccia degli ecomostri da abbattere.
 La  seconda parte del testo avrebbe sospeso fino al
31 dicembre 2011 le demolizioni degli immobili realizzati in Campania in violazione dei vincoli paesaggistici se a fini non speculativi e utilizzati come prima abitazione da soggetti sforniti di un altro alloggio.

Da non credere, infatti esponenti di ordini professionali, istituti di ricerca e membri dell’associazionismo ambientalista, avevano chiesto il ritiro della proposta, appellandosi anche ai presidenti delle Commissioni di Palazzo Madama . L’Italia ha già conosciuto una successione di ondate di cemento illegali e deturpanti: nel 1993 furono realizzati 58000 edifici fuorilegge, 59000 nel ’95  e nel 1994, con il condono  Berlusconi-Radice ne furono realizzati 83000, mentre la sanatoria del 2003 ha prodotto, secondo i dati forniti da Legambiente,  40 mila nuove case illegali. Quanta identità vogliamo perdere quanti flussi turistici vogliamo vedere andare ancora altrove nella competizione internazionale? Quanto si vuole calpestare della Costituzione?  La Repubblica ha il compito di tutelare il paesaggio ai sensi dell’art.9 Costituzione ed oggi anche in virtù della Convenzione europea sul paesaggio siglata a Firenze il 20.10.2000. La  Consulta ha affermato una concezione ampia di “paesaggio”  anche grazie alla legge n.431/85 ( legge Galasso) che ha individuato intere categorie di beni direttamente assoggettati ope legis a tutela in forza  del loro particolare interesse ambientale, si passa così dalle bellezze naturali, intese come dimensione solo estetica del territorio, ai “beni ambientali” come beni culturali che interessano vaste porzioni di territorio nazionale. Con il Codice dei beni cultuali e del paesaggio (D.lgs. 22 gennaio 2004 n.42), si conclude una lunga evoluzione legislativa in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente. Con  la nuova disciplina legislativa il ‘paesaggio’ è “una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni”, è comprensivo di tutti gli aspetti della tutela paesaggistico-ambientale e quindi un bene culturale che, come le opere d’arte e i monumenti, è oggetto di tutela e di riqualificazione. Salvatore Settis con la pubblicazione di “ Paesaggio Costituzione cemento” coglie la contraddizione tra il dettato costituzionale e la pratica e la cultura materiali quotidiane: “E’ oggi più che mai necessario parlare di paesaggio”.
 “Il degrado di cui stiamo parlando non riguarda solo la forma del paesaggio e dell'ambiente, e nemmeno solo gli inquinamenti, i veleni, le sofferenze che ne nascono e ci affliggono” è la condivisione del nostro territorio e delle nostre regole di convivenza ad essere a rischio. Così, nella Campania del disastro di Pompei Il sindaco di Monte di Procida Francesco Paolo Iannuzzi , rinnova l’appello ai Sindaci della Campania affinché si mobilitino in favore dell’iniziativa intrapresa dal senatore del Popolo della Libertà Carlo Sarro “Molti colleghi si sono già messi in contatto con me per dare man forte alle proposte di emendamento che saranno discusse domani. Dunque mi sento in dovere, ancora una volta, di chiedere l’appoggio di tutti i miei colleghi Sindaci della Campania alla proposta di legge del Senato in modo che il legislatore provveda, se non altro temporaneamente, alla sospensione delle demolizioni in attesa che la Regione Campania si doti di un Piano Paesistico. Tutto ciò nell’interesse massimo della tutela dei diritti dei cittadini e dell’ambiente. Per questo mi appello ancora una volta anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Senato Renato Schifani”. La compulsività sanatoria di Sarro e Nespoli ha un retroterra robusto da non credere, il “fiduciato” ministro Bondi ha niente da dire in proposito?

Giovedì, 3 Febbraio, 2011 - 09:03

un grido: Costituente Civica

Un grido.

Se non ora quando? Cos’altro deve accadere alle principali cariche istituzionali, alla libera espressione nella televisione pubblica e privata, alla dignità delle persone perché i gruppi dirigenti dell’opposizione parlamentare condividano un processo costituente nel nome della democrazia repubblicana? I diversivi potranno essere molteplici: dalla proposta alta avanzata sul Corriere della Sera, alla diffamazione sui quotidiani di famiglia, senza tralasciare la campagna acquisti e la ripetizione ossessiva di una verità altra sul reality di Arcore. Intanto l’Italia è sulla soglia della rottura. Per quanto maldestra l’armata Brancaleone della Lega potrebbe trovarsi di fronte ad una rottura di fatto tra il sistema economico-imprenditoriale del Nord e il resto del Paese. Un Paese al quale non viene neanche più riconosciuta la strategicità peninsulare nel Mediterraneo mentre saltano i regimi familistici che garantivano agli stati del Nord Africa di operare come barriera-filtro nei confronti dell’integralismo islamico. Di fronte al federalismo contraffatto in salsa padana come non vedere la necessità di un’Italia federale parte costitutiva di un’Europa federale capace di azione? Come non vedere la necessità di riforme compiute, capaci di sostituire ciò che si ritiene superato senza continuare ad aggiungere, aggiungere, aggiungere: così facendo oltre agli enti inutili, perfettamente in salute, avremo le istituzioni inutili, ma operative, con il loro bilancio, le loro cariche, le loro nomine, i loro consulenti, le loro assunzioni, le loro auto blu ed il loro potere di scambio locale. Non è tanto il quasi 30% di disoccupazione giovanile che ci deve preoccupare, quanto la diffusa rinuncia a pensare e a pretendere un altro futuro diverso dalla scelta tra precarietà e prostituzione dell’identità e dei corpi. Perciò è necessario che le forze politiche attuali vadano oltre sé stesse. In gioco c’è la capacità di culture ed indirizzi adeguati alle sfide di un mercato di dimensioni globali nel quale competono sistemi locali a qualità specifiche, un insieme composto da qualità delle infrastrutture e dei servizi, della sicurezza sul lavoro e della qualità della produzione, dell’amministrazione e della formazione, dell’ambiente e del vivere sociale. Un insieme, appunto, che tocca alla politica fare riconoscere ed agire come tale. In gioco ci sono questioni prodotte dall’innovazione tecnologica e scientifica non riconducibili alle antinomie dello scorso secolo, bioetica e fine vita, ambiente ed energia, costituiscono oggi problemi da affrontare efficacemente e non occasioni per affermare simbolo e collocazione nel mercato elettorale. Ma c’è di più, c’è qualcosa che viene prima delle questioni che sono in gioco: c’è il gioco stesso, le sue regole, l’arbitro, il campo, i giocatori, le società e il pubblico. E’ tutto questo che sta saltando in una sorta di schizofrenia, di rovesciamento del significato delle parole e di delegittimazione del significante. Non importa attraverso quali mezzi l’importante è che vinca la squadra di cui sono sostenitore. Ma questa non è un partita di calcio, non siamo tifosi che gioiscono per la vittoria sull’Inghilterra grazie alla mano di Maradona. Qui si sta pregiudicando una cultura della cittadinanza condivisa, l’idea che diritti e doveri valgono per tutti, che le istituzioni e la costituzione, il paesaggio e i beni culturali, il talento cognitivo dei giovani italiani, costituiscano un Bene Comune rispetto al quale sentirsi responsabilizzati. Di questo si tratta. Allora invece di reagire con disappunto o con compatimento alla indisponibilità alla candidatura a sindaco di Milano, di un giovane professionista di valore, socialmente impegnato, come Umberto Ambrosoli, occorre interrogarsi. Perché le proposte dei partiti politici e dei gruppi dirigenti attuali, risultano strumentali e non hanno la capacità di coinvolgere la ragione e l’emozione delle persone più belle? Perché non riconosce come necessità politica la pratica di forme e modi di partecipazione che non considerino le persone di valore e le loro competenze solo come testimonial, verso il quale avere riconoscenza nelle future nomine. Lo so che questa è l’antropologia vigente e chi la rifiuta risulta presuntuoso e velleitario, ma è questa antropologia  che usa le leggi elettorali per nomine feudali (ius primae noctis incluse), il potere economico per la compravendita di parlamentari, l’amicizia in luogo della competenza, la cosa pubblica come risorsa contendibile da cordate. Non c’è da scherzare, quando andiamo all’estero non siamo più chiamati a rispondere alla battuta su Berlusconi ma ci chiedono cosa ci sta succedendo? cosa ci è successo? come cittadini, come italiani. Abbiamo costruito la deriva personalistica e plebiscitaria con l’elezione diretta di sindaci e governatori, che contestualmente svuotava di poteri le assemblee elettive, abbiamo lasciato un conflitto di interessi mediatici in un paese omologato dalla televisione, come denunciava Pasolini, ora temiamo il peggio ma non sappiamo quale possa essere. Il 40% degli elettori non vota e alle primarie del PD votano i cinesi: la maionese è impazzita.

Per questo non trova più alcuna ragione il timore o l’imbarazzo politici a condividere un percorso difficile e duro di risignificazione della politica. Ecco perché la proposta di poli civici alle prossime amministrative deve costituire un momento di verità  e non uno strumento testimoniale. Così gli esponenti dei partiti, vecchi e costituendi, si possono trovare insieme a fare e pensare politica con le belle persone come Umberto Ambrosoli, tanto numerose nella sussidiarietà italiana.  

 

Mercoledì, 2 Febbraio, 2011 - 11:33

Il viaggiatore leggero parla a tutti noi, ancora


Il viaggiatore leggero parla a tutti noi, ancora

Io abito sui Navigli, a Milano, vicino alla chiesa di san Cristoforo e ogni volta che ci passo davanti mi viene in mente Alex, Alex Langer, perché lui si era rivolto al santo in forma di lettera. La leggenda racconta di Cristoforo, un uomo burbero e robusto, che faceva il traghettatore su un fiume. Una notte gli si presentò un fanciullo per farsi portare al di là del fiume e Cristoforo, seppur grande e robusto, si sarebbe piegato sotto il peso di quell'esile creatura, che aumentava ad ogni passo. Raggiunta l’altra sponda il bambino avrebbe rivelato allo stremato traghettatore di essere Gesù, dicendogli inoltre che aveva portato sulle sue spalle non solo il peso del bambino, ma quello del mondo intero. L’editore Sellerio ha ristampato “Il viaggiatore leggero“. una raccolta di articoli di Alex Langer che era uscita nel 1996, mantenendo in copertina un dipinto raffigurante la storia di san Cristoforo. Nella lettera del 1990, che chiude il libro, diceva Langer a san Cristoforo “Perché mi rivolgo a te, alle soglie dell'anno 2000? Perché penso che oggi in molti siamo in una situazione simile alla tua e che la traversata che ci sta davanti richieda forze impari, non diversamente da come a te doveva sembrare il tuo compito in quella notte, tanto da dubitare di farcela. E che la tua avventura possa essere una parabola di quella che sta dinanzi a noi.” “I veleni della chimica, gettati sulla terra e nelle acque per "migliorare" la natura, ormai ci tornano indietro: i depositi finali sono i nostri corpi. Ogni bene e ogni attività è trasformata in merce, e ha dunque un suo prezzo: si può comperare, vendere, affittare. Persino il sangue (dei vivi), gli organi (dei morti e dei vivi) e l'utero (per una gravidanza in "leasing"). Tutto è diventato fattibile: dal viaggio interplanetario alla perfezione omicida di Auschwitz, dalla neve artificiale alla costruzione e manipolazione arbitraria di vita in laboratorio.” “Che cosa resterebbe da fare a un tuo emulo oggi, caro San Cristoforo? Qual è la Grande Causa per la quale impegnare oggi le migliori forze, anche a costo di perdere gloria e prestigio agli occhi della gente e di acquattarsi in una capanna alla riva di un fiume? Qual è il fiume difficile da attraversare, quale sarà il bambino apparentemente leggero, ma in realtà pesante e decisivo da traghettare?” “La traversata da una civiltà impregnata della gara per superare i limiti a una civiltà dell'autolimitazione, dell'"enoughness", della "Genügsamkeit" o "Selbstbescheidung", della frugalità sembra tanto semplice quanto immane.” “Ecco perché mi sei venuto in mente tu, San Cristoforo: sei uno che ha saputo rinunciare all'esercizio della sua forza fisica e che ha accettato un servizio di poca gloria. Hai messo il tuo enorme patrimonio di convinzione, di forza e di auto-disciplina al servizio di una Grande Causa apparentemente assai umile e modesta” “Non basteranno la paura della catastrofe ecologica o i primi infarti e collassi della nostra civiltà (da Cernobyl alle alghe dell'Adriatico, dal clima impazzito agli spandimenti di petrolio sui mari) a convincerci a cambiare strada. Ci vorrà una spinta positiva, più simile a quella che ti fece cercare una vita e un senso diverso e più alto da quello della tua precedente esistenza di forza e di gloria. La tua rinuncia alla forza e la decisione di metterti al servizio del bambino ci offrono una bella parabola della "conversione ecologica" oggi necessaria.”. Langer sosteneva, quindi, la possibilità di una transizione in virtù di una scelta di valore e non in conseguenza di una catastrofe, che non auspicava. Qui risiede la forza inquieta della sua azione politica, una inquietudine per nulla velleitaria, per nulla ingenua,per nulla testimoniale. Come ha osservato Adriano Sofri nell’introduzione del 1996 al testo oggi rieditato: “ Langer è stato un esempio, un tentativo, unico, di tenere insieme le due aspirazioni, un'intelligenza delle cose che non si lasciasse spaventare dall'enormità; uno stile di vita quotidiana che non contraddicesse, e neanche si discostasse troppo, dalle convinzioni proclamate, e anzi ne offrisse la prima verifica; e poi una dedizione pratica che permettesse di misurarsi con l'efficacia, con la faticosa e mortificante e realistica traduzione delle idee, dei desideri e delle paure, in azioni concrete”. Langer ha vissuto il suo tempo traducendo, tanto nella quotidianità quanto nella attività politica e istituzionale, il detto evangelico “ogni uomo è mio fratello” e ha usato la sua intelligenza e la sua disciplina “asburgica” per dare metodo, continuità ed efficacia alla aspirazione impossibile di farsi carico di chiunque avesse la dignità, l’identità, i diritti minacciati o negati. Questo oltre ogni muro e ogni cortina di ferro che impedivano all’Europa di essere pienamente sé stessa: un dialogo tra differenze nella condivisione di un destino comune, indipendentemente dalle etnie, dalle nazionalità e dalle religioni. Lui, figlio di genitori ebrei e cattolici, che parlava cinque lingue e aveva vissuto il Sud Tirolo non all’insegna dell’”Heimat”, della piccola patria, ma come cerniera e matrice possibile di un’Europa multietnica, ambientalmente equilibrata e capace di azione politica. Se pensiamo a quanto sta accadendo nei paesi a sud del Mediterraneo Langer, nel ’95, con uno sguardo profetico, sosteneva “la necessità di un riequilibrio meridionale di un processo di integrazione europea che negli ultimi anni si era fatto particolarmente nordico e centro-orientale (soprattutto dopo la caduta dei regimi comunisti), ed una certa ossessione riguardante la sicurezza nella regione mediterranea, dove i fattori minacciosi e potenzialmente forieri di instabilità vengono individuati soprattutto nell'"esplosione demografica" e nell'immigrazione verso l'Europa, nella crescita del fondamentalismo islamico e nella possibilità di dover coesistere con regimi (vecchi e nuovi) poco affidabili dal punto di vista delle potenze europee” e proponeva alla UE una “Helsinki del Mediterraneo”. La stessa incoscienza profetica riguarda la politica italiana, se pensiamo all’afasia del PD e ai problemi delle primarie a Napoli. Nella “Lettera aperta: Voglio quel posto a Botteghe Oscure”, del ’94, con la quale si candidava a segretario del partito di Occhetto, D’Alema e Veltroni affermava che “Una riedizione della coalizione progressista o di altri consimili cartelli non riuscirà a convincere la maggioranza degli italiani a conferirle un incarico di governo. Ci vuole una formazione meno partitica, meno ideologica, meno verticistica e meno targata "di sinistra". Ciò non significa che bisogna correre dietro ai valori ed alle finzioni della maggioranza berlusconiana, anzi. Occorre un forte progetto etico, politico e culturale, senza integralismi ed egemonie, con la costruzione di un programma ed una leadership a partire dal territorio e dai cittadini impegnati, non dai salotti televisivi o dalle stanze dei partiti. Bisogna far intravvedere l'alternativa di una società più equa e più sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli.” Una responsabile provocazione alla politica italiana che non riguardava solo la sinistra, tant’è che, sempre nel ’94, in un pezzo su “ I meriti di Berlusconi” coglieva un compito fondamentale per la politica, proporre una speranza,: “Un merito almeno dovremo riconoscerlo a Berlusconi: il suo successo ha fatto capire che la maggioranza della gente non ama (più?) riconoscersi nei lamenti "ah, quanto si sta male...", "oddio, cosa ci tocca sopportare...", "peggio di me non sta nessuno..." e così via piagnucolando ed incazzandosi, ma preferisce idee come "posso farcela", "sono senz'altro in grado di competere", "ho avuto fortuna e me ne vanto". Un duro colpo per tutte le culture politiche basate sul lamento e la recriminazione, l'invidia e un falso pauperismo, ed una spinta per il "fai da te" o almeno il "provaci ancora". Rischiano di restarne ferite a morte non solo tutte quelle sinistre che tradizionalmente aspettano dalla caduta tendenziale del saggio di profitto o dall'immiserimento progressivo alfine la riscossa rivoluzionaria, ma anche quella nuova cultura politica "verde" che in misura non piccola ha accreditato dell'ecologia una concezione fortemente catastrofista: non l'ineluttabile crollo del capitalismo, ma gli assai più ineluttabili effetto-serra o desertificazione o inquinamento e degrado porteranno all'inversione di rotta ed al riscatto salvifico. Berlusconi invece ha fatto venire allo scoperto una maggioranza che non ne può più di catastrofi avvenute o annunciate, e che vuole - malgrado non esprima una forte e profonda carica di senso, di motivazione, di speranza - almeno un'iniezione di ottimismo per andare avanti.”Goffredo Fofi: nella nota introduttiva per la riedizione del libro, coglie il senso pieno nel quale si sono concretizzate le intense suggestioni di Langer:”Se si dovesse chiudere in una formula ciò che Alex Langer ci ha insegnato, essa non potrebbe che essere: piantare la carità nella politica. Proprio piantare, non inserire, trasferire, insediare. E cioè farle metter radici, farla crescere, difenderne la forza, la possibilità di ridare alla politica il valore della responsabilità di uno e di tutti verso “la cosa pubblica”, il “bene comune”, verso una solidarietà tra gli umani e tra loro e le altre creature secondo il progetto o sogno di chi “tutti in sé confederati estima/ gli uomini, e tutti abbraccia/ con vero amor, porgendo/ valida e pronta ed aspettando aita/ negli ultimi perigli e nelle angosce/ della guerra comun.” La discrezione, la mitezza e la gentilezza di Alex Langer lo hanno caratterizzato come un viaggiatore leggero tra i popoli, le culture, le istituzioni e i territori del suo tempo. Leggero e intenso, per nulla superficiale come il motto con il quale rovesciava De Coubertin "Lentius, profundius, suavius". Infatti dialoga ancora con tutti noi, uomini di ogni fede, così come Francesco.

Lunedì, 31 Gennaio, 2011 - 13:53

Interrogazioni presentate nel consiglio di zona di giovedì 27 gennaio 2011


Giovedì, 27 Gennaio, 2011 - 11:46

interrogazioni presentate in Consiglio di Zona 4 il 27 gennaio 2011


Mercoledì, 26 Gennaio, 2011 - 10:48

ITALIAinFORMA intervista Roberto Jonghi Lavarini

ITALIAinFORMA intervista Roberto Jonghi Lavarini
25 gennaio 2011

 
Molti osservatori della politica italiana hanno segnalato la crescente presenza di estremisti di destra nel PDL, in particolare a Roma con il sindaco Alemanno e a Milano con il Ministro La Russa. L'autorevole quotidiano Repubblica ha più volte citato come esempio il trentottenne milanese Roberto Jonghi Lavarini, già fondatore del circolo neofascista Cuore Nero che, contattato dalla nostra agenzia stampa indipendente, ha subito acconsentito di rispondere alle nostre domande.
 
D
Buongiorno, parlo con il "barone nero" di Urnavas?
 
R
Certo - risponde al telefono, ridendo -, a prescindere dalle origini della mia famiglia, a questo soprannome sono oramai abituato ed affezionato, me lo diede, alla fine degli anni ’80, Gianni Stornaiuolo (ora consigliere provinciale del PDL), come provocazione contro il vero barone nero della destra milanese, l'on. Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse. Aggiungo che questo soprannome ben si addice alla mia concezione spirituale e tradizionale (cavalleresca, aristocratica ed imperiale) del mondo, della vita e del mio impegno politico.
 
 
 D
Da Predappio ad Arcore, ci spieghi questa svolta sua e di tanti suoi camerati.
 
R
La verità è che Predappio sarò andato una quarantina di volte, mentre ad Arcore una sola... Scherzi a parte, per me si tratta di un percorso assolutamente lineare e coerente: ho sempre creduto in una grande destra nazionalpopolare, di lotta e di governo, fin da quando, quattordicenne, mi iscrissi al MSI di Almirante e Romualdi. Personalmente sono sempre stato un camerata molto aperto, direi ecumenico, ed ho sempre frequentato tutti i diversi ambienti della destra e non solo, tanto da essere sempre stato considerato: troppo estremista dai moderati e troppo moderato dagli estremisti. In realtà sono semplicemente me stesso: libero, curioso, intraprendente ma anche guascone e goliarda. Pensi che sono stato fra i promotori di AN a Milano: per me si trattava di modernizzare ed allargare lo zoccolo duro missino alla destra diffusa, alla maggioranza silenziosa degli italiani.
 
D
Si, ma, subito dopo, è passato con il vecchio Rauti nella Fiamma Tricolore ed ha incominciato a sparare contro Fini.
 
R
Sono passati dodici anni, comunque, quello che dice è vero: sono stato fra i primi, già nel 1999, a capire che razza di infame traditore, falso ed inaffidabile, senza idee e senza dignità, fosse Fini. Allora, rinunciando ad una sicura e brillante carriera politica (ero il più giovane presidente di zona di Milano, ed il primo di destra), ho fatto una coraggiosa scelta ideale, di onore ed amore. Poi, per ben dieci anni, ho inutilmente provato a costruire una seria alternativa elettorale a destra di AN (nel 1999 presi 1,9% come candidato alla presidenza della provincia di Milano) ma l'area, invece di unirsi, ha continuato, in maniera tragicomica, a frammentarsi fino a scomparire completamente dalla scena politica. Oramai, con i gruppuscoli della "destra terminale" (azzeccata definizione di Gabriele Adinolfi), senza rancore, ho definitivamente chiuso.
 
D
Lei ha anche fondato il circolo neofascista Cuore Nero, insieme a skin, ultras e pregiudicati.
 
R
La sua non è una domanda ma una voluta provocazione che come risposta meriterebbe due schiaffi, ma siamo al telefono... - risponde ironico ma seccato - Cuore Nero è stato il primo centro sociale di destra a Milano, assolutamente trasversale ed apartitico, fondato dal mio vulcanico amico Alessandro Todisco. Io ho semplicemente partecipato a quella avventura, come tanti altri camerati, di varia provenienza. Si tratta di una esperienza conclusa, breve ma intensa, culturalmente vivace e feconda, che ha riunito e formato centinaia di giovani.

D
Ed i suoi tanto citati contatti con le destre germaniche, la fondazione Pinochet ed i razzisti bianchi boeri? Non vorrà schiaffeggiarmi anche per questa domanda...
 
R
Niente schiaffi stavolta... Lei si riferisce alla fine della guerra fredda, a prima che cadesse il muro di Berlino. Si tratta di un passato remoto che non rinnego affatto. Allora frequentavo l'on. Franco Petronio, vice capogruppo delle destre europee al parlamento europeo, e tramite lui, intrattenevo delle normali PR con tutti i buoni patrioti anticomunisti. Oltre a quelli che ha citato, ne potrei aggiungere tanti altri, fra questi il Fronte Nazionale francese di Jean Mary Le Pen, quello spagnolo di Blas Pinar, la Falange cristiano maronita libanese ed il Movimento Nazionalista cileno Patria y Libertad  - pausa poi sogghigna - gente seria quest'ultima...
 
 D
Ma con questo suo bel curriculum da estremista di destra come si trova nel PDL con Bondi e Cicchitto?
 
R
Benissimo. Il PDL non è certamente il MSI e nemmeno AN ma i tempi sono decisamente cambiati  e sicuramente si tratta di un grande partito, nazionale e popolare, di centro-destra. Si tratta di un nuovo strumento per fare politica, di un moderno partito post-ideologico a vocazione maggioritaria, con un capo carismatico ed un preciso programma politico, di governo e di riforme. Nel PDL c'è spazio per tutte le migliori tradizioni politiche non di sinistra: cattolici popolari, socialisti nazionali, liberali conservatori ed anche per la destra. Ognuno ha la sua storia, la sua cultura e la sua identità che nessuno ti chiede di rinnegare. Ad esempio, è noto il mio giudizio storico, complessivamente  assai positivo, sul fascismo; chiaramente non è condiviso da tutti gli amici del PDL ma tutti mi rispettano come io rispetto loro e le loro idee. Il PDL è un vero partito democratico dove ci si confronta liberamente su tutto, senza pregiudizi, poi si trova una sintesi condivisa o, a maggioranza, vengono prese delle decisioni che tutti devono rispettare. Ripeto e confermo, io, uomo di destra, nel PDL mi trovo benissimo!

 
D
Prima di pubblicare l’intervista, è scoppiato lo scandalo Ruby. Lei, insieme a Sara Giudice, è uno dei promotori della raccolta firme per le dimissioni di Nicole Minetti dal Consiglio Regionale della Lombardia, ci spieghi la sua presa di posizione.
 
R
Abbiamo già raccolto oltre seimila adesioni alla nostra iniziativa. Non si tratta di una polemica personale, tantomeno di fare dell’ipocrita moralismo. Noi poniamo una questione politica, di merito, sulla selezione della classe dirigente. Chiediamo che ci siano delle regole chiare, rigorose e condivise, di partecipazione, trasparenza e meritocrazia su nomine e candidature. Non ci interessano affatto le vicende private di Berlusconi: secondo noi non è stato commesso alcun reato e si tratta di una chiara strumentalizzazione politica di alcuni magistrati (toghe rosse) militanti della sinistra comunista e giacobina.
 
D
Cambiamo argomento. Chi sono, secondo lei, i politici che meglio rappresentano oggi la destra in Italia?
 
R
Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, Francesco Storace e Teodoro Buontempo, Daniela Santanchè e Vittorio Sgarbi ma anche Mario Borghezio e Giancarlo Gentilini, ognuno a suo modo, con la propria storia ed il proprio stile. Gli intellettuali Franco Cardini e Vittorio Messori, Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco, ma anche i battaglieri direttori Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro.  Ma oltre ai nomi noti che ho citato ve ne sono centinaia di altri, perlomeno altrettanto impegnati e meritevoli, fra i quali voglio citare ad esempio: Fernando Crociani Baglioni (presidente del Centro Studi Patria e Libertà di Roma), Guido Giraudo (presidente della Associazione Culturale Lorien di Monza) e Giuseppe Manzoni di Chiosca (presidente del Centro Studi Europa 2000 di Milano). Poi vi sono tantissimi dirigenti locali, come, ad esempio, i milanesi: Massimo Corsaro (deputato e vice coordinatore del PDL in Lombardia), Alfredo Mantica (senatore e sottosegretario agli esteri),  Roberta Capotosti  (battagliera consigliera provinciale) e Stefano Di Martino (storico rappresentante della destra in comune). Tutti uomini liberi, alfieri della "rivoluzione conservatrice", che, rappresentano realtà militanti che, come  me, combattono in difesa della nostra civiltà europea, occidentale e cristiana.
 
D
Non solo PDL dunque?
 
R
Certamente, la destra si riconosce trasversalmente nella coalizione PDL-Lega che rappresenta sia l'attaccamento alla tradizione, valori ed identità, che la voglia di rinnovamento politico: meritocrazia, presidenzialismo e federalismo. Aggiungo, da lombardo, che come successore di Berlusconi, a capo di un futuro governo di centrodestra, oltre ai bravissimi Roberto Formigoni e Giulio Tremonti, non mi dispiacerebbe il leghista Roberto Maroni. 
 
D
In conclusione: vicino al busto del duce non avrà mica aggiunto una foto di Berlusconi?
 
R
Non mescoliamo il sacro con il profano. Si tratta sicuramente di due capi carismatici ma Mussolini è stato un vero rivoluzionario ed un vero statista, mentre Berlusconi, almeno per ora, ha semplicemente dimostrato di essere un bravo imprenditore ed un buon politico. In conclusione: a casa mia, in sala, sotto al santissimo crocefisso, domina solo il busto del Duce che mi è stato donato, in occasione del mio matrimonio, dall'amico Beinizzi Ferrini di Predappio. La foto di Berlusconi, ritratto però in mezzo alla mia mamma ed al mio papà, è esposta più discretamente in libreria. Insomma i valori di sempre: Dio, Patria e Famiglia.
 
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Sabato, 22 Gennaio, 2011 - 17:26

Arcigay: bene l'Istat, coppie gay nel censimento 2011

Quest’oggi Istat ha presentato al Garante il progetto di censimento 2011, che partirà il 9 ottobre prossimo, e che censirà, esattamente come tutte le altre forme di convivenza, anche le coppie gay, previa approvazione del garante stesso.

L’Istat, con la formulazione “coppia convivente dello stesso sesso”, ha dato seguito all’impegno assunto dopo un incontro con l’associazionismo gay del marzo 2010. Proprio sull’assenza delle coppie gay dal censimento Arcigay ha condotto una battaglia politica decennale, accompagnata e fortemente sostenuta dal sito Gay.it.

La notizia di oggi ci riempi di piacere, ed è una svolta epocale nell’approccio del nostro paese all’affettività di gay e lesbiche perché per la prima volta, attraverso lo strumento del censimento, lo Stato italiano, attesta un interesse a conoscere e quantificare il fenomeno. Con il prossimo censimento cominceremo finalmente a costruire un quadro chiaro di quante coppie conviventi potrebbero usufruire di giuste leggi di piena parità e uguaglianza.

Arcigay auspica che il Garante alla privacy accolga il netto segnale proveniente da ISTAT dando il via ad una stagione di piena parità per i cittadini qualunque sia il loro orientamento sessuale.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay
(foto: Torsten Seiler from Cologne, Germany (da flickr.com))

 

http://arcigay.it/arcigay-bene-l039istat-coppie-gay-nel-censimento-2011

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