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.: Il Blog di Donatella Elvira Camatta
Giovedì, 18 Gennaio, 2007 - 09:49

Posizione del Partito Umanista

No alla base USA a Vicenza
Il sì del governo italiano all’allargamento della base militare USA a Vicenza è l’ennesimo esempio di viltà e servilismo nei confronti della disastrosa politica degli Stati Uniti e di disprezzo della volontà espressa con chiarezza dalla popolazione coinvolta nel progetto.
Non basta ospitare nel nostro territorio 90 bombe atomiche nelle basi di Aviano e Ghedi, in aperta violazione del Trattato di Nonproliferazione Nucleare. Non basta la presenza dei soldati italiani in Afghanistan travestita da “missione di pace”. Ora dobbiamo anche fare da portaerei alle future missioni di guerra che gli Stati Uniti lanceranno a partire dalla base di Vicenza.
Denunciamo con indignazione la decisione del governo Prodi e appoggiamo la ribellione dei cittadini di Vicenza.
Facciamo appello al movimento pacifista e nonviolento che si è sviluppato in questi anni, unendo persone diverse nel rifiuto della guerra e di ogni altra forma di violenza, perché impedisca con la mobilitazione questo ennesimo sopruso.
Partito Umanista

Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 22:32

Via le bombe..Movimento Umanista per il disarmo

Il Comitato "Via le Bombe" è nato con lo scopo di sensibilizzare la popolazione affinché sviluppi una maggiore consapevolezza sulla realtà del nucleare e sui problemi etici, ambientali, giuridici che essa comporta; in particolare, si propone di intervenire nella causa in corso contro il governo degli Stati Uniti, in cui si chiede la rimozione degli ordigni nucleari dalla base di Aviano e più in generale dal territorio italiano, nonché di sostenere e promuovere ogni altra iniziativa nonviolenta tesa al medesimo obiettivo. Il comitato è aperto all'adesione di tutti coloro condividono tali scopi.

 

Campagna del Movimento Umanista per il disarmo

Il Movimento Umanista sta conducendo una campagna mondiale per il disarmo, basata su uno spot di trenta secondi in cui Silo, il pensatore argentino fondatore del Movimento, lancia un appello per il disarmo nucleare, il ritiro delle truppe d'invasione e la restituzione dei territori occupati. Abbiamo ricevuto questo comunicato dalla Regionale Umanista Europea e volentieri lo pubblichiamo.

Protestiamo contro il test nucleare realizzato dal governo della Corea del Nord, ma contrariamente alle denunce ipocrite delle potenze atomiche, non riteniamo sufficiente chiedere alla Corea del Nord di porre subito fine ai suoi esperimenti. Bisogna anche chiedere a tutte le potenze nucleari – Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan e Israele – di smantellare i loro arsenali. Il test di ieri ci rafforza nella convinzione di portare avanti la nostra campagna mondiale per il disarmo nucleare. Non esiste alcuna giustificazione al fatto che certi stati possiedano armi di distruzione di massa e poi pretendano di proibirle ad altri.
Nonostante le proteste ipocrite, la direzione attuale ci porterà a una moltiplicazione dei paesi dotati di armi atomiche e questo metterà in pericolo la pace mondiale e addirittura minaccerà la sopravvivenza dell'umanità intera.
Oggi esistono oltre 30.000 ordigni nucleari, capaci di distruggere il pianeta 25 volte e questo succede in un mondo in cui aumentano gli scontri tra culture e religioni. Per questo come umanisti abbiamo lanciato a metà settembre una campagna mondiale per il disarmo nucleare.
Oltre a varie attività puntuali, la campagna consiste in uno spot di 30 secondi che viene al momento trasmesso in oltre 330 canali televisivi in tutto il mondo e appare anche sugli schermi giganti installati in stazioni, aeroporti, piazze e stadi di calcio. In questo spot Silo, fondatore del Movimento Umanista e pensatore del nuovo Umanesimo, lancia un appello per il disarmo nucleare e il ritiro delle truppe d'invasione. Lo spot si può vedere nel sito www.silo.ws e oggi è più attuale che mai.
Il messaggio della campagna è lo stesso dappertutto: Chi invade, bombarda e assassina non ha altra scelta se non tornare nelle sue caverne! Il logoramento della violenza sta per portare al ritiro delle truppe d'invasione, alla restituzione dei territori occupati e allo smantellamento delle armi di distruzione di massa.

C.S. Rete Disarmo sull'esperimento nucleare in Corea

La Rete Italiana per il Disarmo (RID) condanna con fermezza il test nucleare sotterraneo avvenuto ieri, lunedì 9 ottobre, in Corea del Nord. La notizia di questa sperimentazione conferma che la strategia di tensione permanente non può che portare a un mondo sempre meno sicuro. La RID sottolinea che la causa scatenante della proliferazione nucleare è il mancato rispetto degli impegni assunti dalle Potenze Nucleari firmatarie del Trattato di Non Proliferazione nucleare.

http://www.vialebombe.org/

Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 22:21

No alla base Militare USA a Vicenza

Venerdi 19 gennaio, ore 16.00 tutti in piazza anche a Roma

Il governo Prodi ha dato il via libera alla costruzione di una nuova
base
militare USA a Vicenza  E' una scelta gravissima

La nuova base militare USA al Dal Molin sarà una base pienamente
operativa
e funzionale alla dottrina della guerra preventiva statunitense per le
aggressioni contro i popoli nel Medio Oriente.

Il dissenso e la mobilitazione popolare contro la nuova base militare a
Vicenza sono state enormi.. Questo governo e la coalizione di forze che
lo
sostengono, oggi sono chiamate a scegliere tra sovranità popolare e
lealtà
ad un esecutivo orientato su una scelta antidemocratica e bellicista.
Il
servilismo e subalternità agli USA e alla NATO, la presenza delle loro
basi
militari nel nostro territorio e la partecipazione alle missioni
militari
nei teatri di guerra, vanno rimessi in discussione radicalmente.

Venerdi 19 gennaio concentramento a Montecitorio alle ore 16.00 a
sostegno del movimento che si oppone alla nuova base militare a
Vicenza. Ci
saranno manifestazioni anche in altre città.

Prepariamo nelle prossime settimane una grande manifestazione nazionale 
per
il ritiro dei militari italiani da tutti i teatri di guerra, per lo
smantellamento delle basi militari USA e NATO e per il taglio alle
spese  militari.

 Governo Prodi ha dato il via libera alla costruzione di una nuova base
militare USA a Vicenza  E' una scelta gravissima

 La nuova base militare USA al Dal Molin sarà una base pienamente operativa
e funzionale alla dottrina della guerra preventiva statunitense per le
aggressioni contro i popoli nel Medio Oriente.

Il dissenso e la mobilitazione popolare contro la nuova base militare a
Vicenza sono state enormi.. Questo governo e la coalizione di forze che lo
sostengono, oggi sono chiamate a scegliere tra sovranità popolare e lealtà
ad un esecutivo orientato su una scelta antidemocratica e bellicista. Il
servilismo e subalternità agli USA e alla NATO, la presenza delle loro basi
militari nel nostro territorio e la partecipazione alle missioni militari
nei teatri di guerra, vanno rimessi in discussione radicalmente.

Venerdi 19 gennaio concentramento a Montecitorio alle ore 16.00 a
sostegno del movimento che si oppone alla nuova base militare a Vicenza. Ci
saranno manifestazioni anche in altre città.

Prepariamo nelle prossime settimane una grande manifestazione nazionale  per
il ritiro dei militari italiani da tutti i teatri di guerra, per lo
smantellamento delle basi militari USA e NATO e per il taglio alle spese
militari.

Prime adesioni:
Comitato per il ritiro dei militari italiani, Confederazione Cobas,
Federazione RdB/CUB,
Rete dei Comunisti, Partito Comunista dei Lavoratori, Comitati Iraq
Libero, CARC, Utopia Rossa

---
Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it

Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 22:12

CTPC....comitato trasporti puntuali e civili

Giovedì 18 gennaio 2007 h. 17.30 presso la sede di

Via Borsieri 4

riunione del  Comitato Trasporti Puntuali e Civili
Nel corso dell'incontro parleremo degli obiettivi e strategie per questo secondo anno: 
In particolare:
-         azione tesa al riconoscimento del danno che ritardi rilevanti dei mezzi pubblici possono  causare ai cittadini (danni e altri inconvenienti talvolta gravi) con l'ausilio degli strumenti sia sociali che legali (parleremo anche dell'azione di Accertamento Tecnico Preventivo presso il Tribunale di Milano avviato nel mese di luglio '06 che ha avuto un percorso tormentato. Parteciperà a questo proposito l'Avvocatessa Veronica Dini .
-         prosecuzione della mappatura dei disservizi scegliendo zone campione in cui svolgere un monitoraggio più sistematico e coinvolgere opportunamwente gli utenti della zona;
-         è in programma seminario “Metropolitana & Co” ;
-         studio dei piani di sviluppo dei trasporti pubblici e approfondire come e chi li governa nell'area metropolitana perché il servizio sia commisurato alle crescenti esigenze del cittadino sulla mobilità e sull'ambiente.
Analisi sulla Magnetizzazione a cura di L.C.
L'ATM persegue la sua politica di "magnetizzazione" dell'utenza (in compagnia delle FNM). Segnalo i fatti seguenti :

 - a Cadorna FNM sono comparse (per ora inutilizzate) le barriere a tornelli tipo metropolitana e LeNord stanno facendo cambiare ai loro abbonati pendolari le tessere con tessere elettroniche.

   I miei colleghi pendolari temono che le barriere rallenteranno il  flusso dato la notevole affluenza (specie a arrivo treno);

 - la Regione sta mandando ai titolari di tessere regionali agevolate  (che comunque scadono a luglio 2007 ... salvo ennesima proroga) una  nuova tessera su cui sara' possibile caricare l'attuale abbonamento
   (dietro esibizione della ricevuta di c/c postale). In futuro la   ricarica (p.es. 60 euro annui per invalidi) si potra' fare anche  agli ATM point

 - i vecchi tesserini 2x6 sono stati sostituiti con un singolo biglietto  magnetico (me ne ha fatto vedere uno una collega).
   Questo direi che e' un cambiamento "neutrale"

 - i vecchi carnet da 10 corse (che consentivano un modesto risparmio  a utilizzatori poco frequenti rispetto al biglietto singolo) sono  pure sostituiti con un singolo biglietto magnetico.
   Pero' prima era possibile usare lo stesso carnet da parte di piu' persone che viaggiavano insieme, adesso non piu'

   Segnalo a questo proposito un thread sul forum del Corriere http://www.corriere.it/vivimilano/forum/vivimilano/Thread?forumid=16&postid=101797    (oppure dall'indice del forum, cercare il soggetto
   Quesito: utilizzo del nuovo carnet Atm)

   Questa cosa e' chiaramente svantaggiosa per gli utilizzatori poco  frequenti, diciamo una famigliola di 4 persone che esce al sabato, oppure se uno invita alcuni amici da fuori Milano.

   Prima prendeva un carnet e faceva 4+4 corse, per dire, e gliene  restavano due.

   Adesso o prende otto biglietti, o prende 4 carnet su ognuno dei quali usa 2 corse, e tiene le altre 32 per una altra volta

   Ora gli utilizzatori poco frequenti dei mezzi pubblici, non e' che  siano utilizzatori non regolari, magari li usano sempre, ma solo quando gli servono, e non gli servono spesso. Non mi pare giusto
   penalizzarli ...

   ... tanto per dire, a Monaco gli abbonati durante il weekend possono  portare con se un amico gratis !

Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 21:53

L'ombra del cancro base Nato di Martina Franca

 

             

Amianto, radon,onde elettromagnetiche. Cosa è accaduto in questi anni
nella base supersegreta di Martina Franca? Scavata in una caverna a trenta

chilometri da Taranto, è un mistero su cui è stato mantenuto uno
stretto riserbo.

Per saperne di più clicca su

http://italy.peacelink.org/tarantosociale/articles/art_20050.html

Alessandro Marescotti

Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 21:43

Umanisti per l'ambiente non privatizzare l'acqua

        DEBUTTA IN PIAZZA LA RACCOLTA
           FIRME IN DIFESA DELL’ACQUA
 

Il 13 gennaio 2007 è iniziata nelle piazze delle città italiane la raccolta firme sulla legge d’iniziativa popolare con la quale si vuole riportare l’acqua sotto il controllo pubblico, sia per quanto riguarda la proprietà che la gestione ed erogazione dei servizi idrici.
 
Ma non saranno banchetti del solo movimento dell’acqua. Più di 100 associazioni e comitati hanno promosso e aderito alla campagna, tra cui il Partito Umanista e gli Umanisti per l'Ambiente, i Cobas, l'ARCI, la CGIL, l'intero movimento di Porto Alegre, i partiti della sinistra radicale, ma anche vescovi e parroci,  personalità della cultura e dello spettacolo che hanno inviato i messaggi di sostegno.
 
L'obiettivo è di raccogliere mezzo milione di firme in 6 mesi, anche se ne basteranno 50.000 per portare l'iniziativa popolare in Parlamento. La proposta di legge vuole innanzitutto inserire nella legislazione italiana il principio che l'acqua dev'essere un bene comune, un bene pubblico, non una merce che si può privatizzare e vendere, sulla quale si può speculare e fare profitti.
 
In passato l'acqua è stata gestita dai Comuni stessi o da aziende municipalizzate, ma da alcuni anni è partita un'offensiva da parte di aziende e multinazionali per accaparrarsi i diritti su di essa. C'è chi la vede come il "petrolio blu" del futuro, da sottomettere ai meccanismi del libero mercato e da quotare in borsa. Da proprietà e diritto di tutti l’acqua diventerebbe così una merce alla quale si accede solo pagandola salata. Nell'ambito politico tutti d'accordo a privatizzare, dal centrodestra al centrosinistra, dalla sindaca di Milano Moratti fino al presidente Prodi (il quale aveva promesso l'esatto contrario in campagna elettorale). Tutti a collaborare volenterosi alla svendita del patrimonio pubblico, come è accaduto in provincia di Pavia, dove la legge della Regione Lombardia che obbliga a privatizzare i servizi idrici è stata recepita all'unanimità.
 
L'argomentazione che, essendo un bene scarso, l'acqua verrebbe gestita meglio da privati per evitare sprechi, è falsa. Gli acquedotti sono oggi in buone condizioni, l'acqua di ottima qualità, l'accesso garantito a tutti, il costo basso. L'obiettivo principale delle società private è il profitto (a spese dei cittadini) e non la qualità del servizio.
 
La questione è gravissima e non riguarda solo l'Italia. Al summit di Nairobi e alla FAO parlano di siccità, desertificazione e carenza idrica in Europa, negli USA e in Cina, di 200 milioni di profughi idrici, di 800 milioni di contadini poveri cacciati dalle loro terre entro il 2050 e di modelli agricoli ormai in crisi per l'eccessiva dipendenza dall'acqua. In un rapporto sullo sviluppo umano dell’ONU dal titolo significativo "Povertà e Crisi Mondiale dell’Acqua" si legge che 4900 bambini al giorno muoiono di diarrea per mancanza di acqua potabile e servizi sanitari.
 
Per quanto riguarda la situazione italiana, è urgente porre uno stop alla privatizzazione ora che è ancora possibile. Una volta  privatizzata l’acqua,  sarà difficile tornare indietro. I cittadini, i politici e le istituzioni non si stanno rendendo conto di quello che è in gioco. Questa ignoranza è dovuta in parte al silenzio imposto dai mass-media, che hanno la consegna di tacere sulla questione.
 
Scendendo in piazza, pacificamente, a raccogliere le firme dobbiamo quindi anche informare, informare, informare, affinché si crei un'ampia protesta in tutto il paese che riesca ad ostacolare e bloccare l'avanzata dei privati.
 
L'acqua deve restare un bene pubblico. Non può diventare una merce.
 
RQN - Radio Quintessenza Network
La radio dei talenti EMERGENTI
www.quintessenzanet .org/radio

Sono iniziati i banchetti di raccolta firme a
> sostegno della legge di iniziativa popolare per non
> privatizzare l'acqua italiana. Inoltre si stanno
> raccogliendo anche delle firme per una petizione per
> impedire che la Moratti privatizzi l'acquedotto di
> Milano.
> A chi fosse interessato a questa petizione posso
> fornire i moduli.
> Per i banchetti sulla legge di iniziativa popolare
> io e Thomas vi comunicheremo il calendario.
> in questo link maggiori info:
> http://www.acquaben ecomune.org/
> Ciao
> Roberto Benatti
> Umanisti per l'ambiente

Martedì, 16 Gennaio, 2007 - 15:54

Partito Umanista torna in campo....

IL MOVIMENTO ALTERNATIVO TORNA IN CAMPO IN DIFESA DELL’ACQUA
Oggi 13 Gennaio 2007 in tutte le piazze ci saranno i banchetti del movimento italiano dell’acqua.
Inizia così la raccolta delle firme sulla legge d’iniziativa popolare con la quale si intende riportare l’acqua nella proprietà, nella gestione ed erogazione dei servizi idrici, nel governo complessivo degli usi, nella sfera della RES PUBBLICA.
Ma non saranno banchetti del solo movimento dell’acqua, più di 100 associazioni e comitati che vi hanno aderito o promosso come la CGIL nazionale della funzione pubblica, l’ARCI, i Cobas.
Vi ha aderito l’intero movimento di Porto Alegre in tutte le sue componenti e Camere del lavoro come quella di Milano, il WWF nazionale, i partiti della sinistra radicale e Vescovi e parroci che hanno inviato i loro messaggi di sostegno e personalità della cultura e dello spettacolo.
Credo si possa dire che con questa iniziativa il Movimento Alternativo ha ripreso a far politica in senso alto, quello per intenderci che l’aveva insignito del titolo di potenza mondiale.
Anzi, direi che fa “la politica”: l’unica, ineludibile per il nostro tempo.
Quella dei Summit di Stoccolma di Nairobi e della FAO.
Che ci parlano di siccità  di desertificazione di carenza idrica in Europa, negli USA in Cina, di 200 milioni di profughi idrici, di 800 milioni di contadini poveri cacciati dalle loro terre entro il 2050 e di modelli agricoli idroesigenti ormai in crisi.
Quella che sta nelle 500 pagine del Rapporto sullo Sviluppo Umano dell’ONU, dal titolo significativo:
Povertà e Crisi Mondiale dell’Acqua.
Dove si legge che 4900 bambini al giorno muoiono di diarrea per mancanza di acqua potabile e di cessi, le stesse condizioni delle città americane ed europee prima che la “mission” della politica pubblica, dello stato sociale, del diritto per tutti portasse loro i rubinetti e i gabinetti.

Martedì, 16 Gennaio, 2007 - 15:51

Campagna Acqua Pubblica

E' iniziata la Campagna acqua pubblica, ci metto la firma!

Oltre 15'000 firme raccolte nel primo fine settimana, banchetti presi d'assalto dai cittadini!

Cerca nella sezione iniziative il posto più vicino a te per correre a firmare la nostra legge d'iniziativa popolare!!

Campagna Acqua Pubblica
http://www.acquaben ecomune.org/

Vi preghiamo di segnalare tempestivamente tutte le iniziative a
segnalazioni-iniziative@acquabenecomune.org

Giovedì, 11 Gennaio, 2007 - 21:00

Il piccolo Nerone ....G. Bush

Fermate George Bush, il piccolo Nerone che vuole il suo Vietnam

Esattamente un mese fa, il 10 dicembre 2006, il quotidiano conservatore britannico The Times riportava una dichiarazione del presidente degli Stati Uniti, George Bush, che avrebbe dovuto provocare una sollevazione: "Non mi ritirerò dall'Iraq neanche se restassero ad appoggiarmi solo mia moglie Laura e il mio cane Barney".
di Gennaro Carotenuto

Nessuno si sollevò, neanche i media così attenti a fare le pulci a quello che dicono dirigenti politici mondiali meno amati da chi governa il mondo. I pochi che devono essersi soffermati su questa dichiarazione devono averla trovata puerile, capricciosa, tragicamente frivola, di fronte a una catastrofe che, secondo alcuni calcoli, ha già provocato la morte di 650.000 cittadini iracheni. "Non mi ritirerò dall'Iraq neanche se restassero ad appoggiarmi solo mia moglie Laura e il mio cane Barney". Cosa si può fare se l'uomo più potente del mondo è un bambino capriccioso e frivolo con seri problemi edipici?

Il presidente degli Stati Uniti, George Bush junior, ha dunque scelto la strada dell'escalation vietnamita per l'Iraq. Di fronte all'annuncio dell'invio di più uomini -già che secondo Bush stesso l'unico errore ammesso è stato aver usato troppo poco la sterminata forza militare- gli interpreti ufficiali del pensiero di George Bush, quelli che "l'America è sempre la prima democrazia del mondo", non hanno neanche provato a difendere la scelta. Tantomeno hanno fatto autocritica, visto che quella scelta avevano difeso e appoggiato e, di fronte alle cassandre pacifiste, avevano millantato quella irachena come una passeggiata dove la gente avrebbe offerto fiori e non bombe agli occupanti. Se la sono cavata con una risposta psicologica: "Bush non vuole passare alla storia come uno sconfitto".

Benito Mussolini, alla vigilia del 10 giugno 1940, spiegò al Maresciallo Pietro Badoglio l'attacco alla Francia con raro cinismo: "ho bisogno di alcune migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace quale belligerante". Il discorso di stanotte di Bush lo ricorda in maniera sinistra. Sa perfettamente che 20.000 soldati in più non cambieranno la natura e le sorti del conflitto. E' un cambiamento cosmetico perché non ha lo spessore morale per ammettere di aver sbagliato tutto. Ha bisogno di altri morti e poi qualcun altro al posto suo lascerà Baghdad come fu lasciata Saigon dopo avere ammazzato due milioni di vietnamiti.

Da pochi giorni gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente in Somalia. Hanno massacrato decine di civili spacciandoli per terroristi. Quei morti sono stati necessari, propedeutici e funzionali all'annuncio dell'escalation in Iraq: “Se siamo costretti ad intervenire in uno scenario apparentemente marginale come quello del Corno d'Africa, tantomeno possiamo lasciare campo libero in Iraq”. Quello in Somalia è un intervento illegittimo, unilaterale, soprattutto imprudente, ma che serve a dimostrare, agli spettatori di Rete4 e Fox-TV, che dietro la maschera della minaccia terrorista si debba accettare tutto. L'Unione Europea ha guardato attonita all'apertura del fronte somalo. Perfino l'ascaro Tony Blair ha detto che non seguirà Bush nella nuova escalation irachena.

Tuttavia, pensare che il dramma che gli Stati Uniti stanno imponendo al mondo sia dovuto solo al piccolo Nerone George Bush, sarebbe fuorviante. John McCain, il suo più probabile successore repubblicano, è un suo fiero critico da destra: fin dall'inizio avrebbe inviato più uomini e avrebbe voluto più obbrobri. L'accusa più grave mossa dal Partito (clone) Democratico non è stata quella del crimine massimo della guerra, ma quella di aver speso male il denaro dei contribuenti e aver perso "vite americane", come ha testualmente ripetuto stanotte il capo senatore Harry Reid usando lo stesso linguaggio, la stessa cultura politica di George Bush.

Distinguere tra “vite americane” e “vite altrui” è un'espressione razzista molto in voga negli Stati Uniti d’America. Quale altro dirigente politico al mondo -come invece si fa quotidianamente negli Stati Uniti- parlerebbe della necessità di sacrificare vite altrui per salvare "vite francesi", "vite bulgare", "vite italiane"? La stessa espressione è repellente. Eppure suona così familiare nella vita politica statunitense, viene ripresa dalla stampa senza batter ciglio, come se non fosse la manifestazione più atroce di questo nuovo arianesimo messianico che è il neoconservatorismo.

Ancora dopo l'11 settembre, se pure qualcuno dubitava dell'autorità morale degli Stati Uniti per amministrare giustizia sul pianeta intero, in pochi dubitavano sul fatto che avessero la forza militare per farlo. Oggi, dall'Afghanistan alla Somalia all'Iraq, sappiamo che da Abu Grajib a Falluja al cappio al collo di Saddam Hussein, gli Stati Uniti non solo hanno perso ogni autorità morale. Non hanno possibilità alcuna di vincere militarmente, ma possono continuare a farsi e soprattutto fare molto male. Sono lo specchio del bambino capriccioso, prepotente e frivolo che li governa e che del resto hanno democraticamente eletto.

Il cantautore Quintín Cabrera, in una delle sue ballate più popolari*, canta che la cosa della quale gli statunitensi avrebbero più bisogno, per rientrare in se stessi dal loro delirio di onnipotenza, è una nuova lezione vietnamita. Bush lo sta accontentando. Ma a che prezzo, soprattutto per le “vite irachene”, “vite somale”, “vite afghane” che continueranno a essere massacrate, torturate, stuprate, bombardate per coronare il sogno di bambino di George Bush junior di “non passare alla storia come uno sconfitto”!

Giovedì, 11 Gennaio, 2007 - 09:05

nel limbo della guerra.......

NEL LIMBO DELLA GUERRA COSTRATTI A IMBRACCIARE IL FUCILE

Nell’ultimo decennio di guerre sono stati uccisi più di 2 milioni di bambini, una media di uno ogni 3 minuti. 6 milioni di bambini sono stati resi invalidi o sono stati gravemente feriti nei conflitti, mentre un milione ha perso entrambi i genitori. La guerra ha inoltre privato della casa altri 25 milioni di bambini. 10 milioni di minori hanno subito traumi psichici imputabili alla guerra.


La guerra esiste da quando esiste il mondo.
Le atrocità compiute nei secoli, in nome di interessi o ideali vari, sono così tante e inenarrabili da non permettere nessuno spazio all’ottimismo e alla speranza.
Anzi, dopo un tentativo fatto nel 1864 dalla Croce Rossa Internazionale e degli stati nazionali di regolamentare la guerra attraverso la definizione e adesione al diritto umanitario (o diritto di guerra) per proteggere i civili, i prigionieri e i feriti di guerra, negli ultimi decenni la guerra è ritornata ad essere sporca e disumana.
Le guerre civili e i combattimenti non convenzionali, non permettono la chiara identificazione dei civili. Ancora peggio, l’esclusione dei bambini dalla guerra - che è sempre avvenuta in ogni cultura tradizionale - non è più garantita: molti bambini sono anche esecutori di atrocità belliche e sono impiegati come combattenti in oltre tre quarti dei conflitti armati del mondo. Non si tratta solo di giovani adolescenti ma di bambini di 6 anni. Il reclutamento e l’utilizzo di bambini soldato sono una delle più pesanti violazioni delle norme che regolano i diritti umani nel mondo.
Molti bambini soldato sono stati arruolati così precocemente da ignorare perfino la propria età.
Come dice un ragazzo della Sierra Leone, che si pensa avesse 7 o 8 anni quando fu preso: “Combattevamo e basta. Non sapevamo quanti anni avevamo”.*
Trasformare un bambino in un combattente è spaventosamente semplice. Tutto inizia con il reclutamento che avviene per rapimento o con metodi di persuasione.
Seguono metodi di addestramento e conversione crudeli. Brutalità e abusi rendono il programma di addestramento efficace. L’obiettivo del processo è favorire la dipendenza del bambino dal gruppo armato e impedirne la fuga.
I bambini senza tetto, i bambini di strada, sono particolarmente a rischio, perché esposti a operazioni su vasta scala e destinate a suscitare minor reazione pubblica. Una volta catturati i bambini non hanno scelta: se non ubbidiscono a chi li ha rapiti il loro destino è la morte.
I bambini, in particolar modo gli orfani e chi non ha contatto con la società civile, possono arruolarsi spontaneamente in qualsiasi gruppo se credono sia il solo modo di garantirsi pasti regolari, cure mediche, indumenti.
Come racconta un bambino soldato congolese: “Avevo sentito che almeno i ribelli mangiavano. Così mi sono unito a loro”. *
                         
La povertà induce spesso anche i genitori ad arruolare i figli, quando non sono in grado di provvedere a loro. In alcuni casi, gli eserciti pagano il salario direttamente alla famiglia.
Le condizioni strutturali che si accompagnano ai conflitti armati possono costringere i bambini ad arruolarsi anche ai fini della difesa personale.
Circondati dalla violenza, si sentono più al sicuro in un gruppo combattente e con un’arma in mano. Molti bambini hanno fatto esperienza diretta o sono stati testimoni oculari delle peggiori violenze: massacri, esecuzioni sommarie, torture, violenza sessuale.
La vendetta perciò è uno stimolo abbastanza forte per unirsi alla lotta. Spesso i bambini soldato sono sopravvissuti al massacro della loro stessa famiglia.
“Mi sono arruolato nell’esercito quando avevo 14 anni, perché ero convinto che il solo modo di riavere i miei genitori o di impedire che le cose andassero avanti in quel modo fosse far parte dell’esercito e ammazzare chi era responsabile dell’uccisione dei miei genitori. Ma, vedi, la cosa più inquietante è che, una volta che mi sono arruolato e ho cominciato a combattere, mi sono ritrovato ad ammazzare genitori di altri bambini e dunque a creare una spirale di vendetta…” *
SOS Villaggi dei Bambini è impegnata in programmi per il reinserimento nella società degli ex bambini soldato.
Nel Sud del Sudan, per esempio, un paese in cui si sta consumando una grave crisi umanitaria che costituisce solo l'ultima variante di una guerra civile che si protrae quasi senza sosta dall'Indipendenza, ottenuta nel 1956.
Dal 2001 si stima che in Sudan circa 12.000 bambini soldati siano stati disarmati.
Sono bambini che prima di tutto non hanno un’identità ufficiale ed hanno imparato ad uccidere e sparare invece che leggere e scrivere.A loro non sarà mai restituita l’infanzia né potranno mai dimenticare quello che hanno vissuto.
Tuttavia il loro reinserimento sociale nonostante sia difficile e problematico ha aiutato centinaia di bambini ex soldati a ritrovare una vita normale. Agli ex bambini soldato SOS fornisce in un primo momento generi di prima necessità come pasti caldi,medicinali e vestiti.
Successivamente i bambini entrano in centri psico-sociali SOS dove sono seguiti da equipe specializzate che li riabituano alla pace, al quotidiano, alla vita in società e da loro la possibilità di fidarsi nuovamente di qualcuno.
In un ambiente protetto e sereno gli operatori e gli psicologi di SOS si prendono cura di loro, insegnano a riacquisire fiducia nelle persone e nei coetanei. Molti di questi bambini e ragazzi una volta allontanati dalle armi, si trovano soli perché le stesse famiglie, quando esistono, li hanno rinnegati e rifiutati. Il ricongiungimento con la famiglia di origine è una delle cose più difficili ed è possibile in un’ ultima fase.
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