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.: Il Blog di Donatella Elvira Camatta
Sabato, 22 Luglio, 2006 - 13:17

Guerra in Medio Oriente

 

Comunicato stampa della Tavola della pace
Guerra in Medio Oriente
Non possiamo tollerare che si ripeta 
la vergogna dei Balcani e del Ruanda
In questi giorni si sta ripetendo in Medio Oriente quanto già accaduto all’inizio degli anni ’90 nei Balcani e in Ruanda, quando i più potenti fra gli stati membri dell’ONU ne ritardarono l’indispensabile ruolo e, successivamente, lo resero inefficace incrinando la credibilità della massima organizzazione mondiale.
Mentre in Medio Oriente si sta consumando una strage di civili e di ora in ora si aggrava una nuova catastrofe umanitaria, nonostante la corale invocazione della società civile e di alcune leadership politiche illuminate, alcuni Stati stanno impedendo la rapida messa in opera di una forza di interposizione e stabilizzazione delle Nazioni Unite.
L’Italia e l’Unione Europea devono rompere gli indugi e adottare subito una decisione formale di “azione comune” ai sensi dell’art.14 del Trattato sull’Unione Europea, con la quale mettere a disposizione delle Nazioni Unite le sue capacità militari e civili da impegnare per la forza di interposizione delle Nazioni Unite da inviare nel sud del Libano e nella Striscia di Gaza.
Questa decisione dovrebbe porre i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di fronte alle loro responsabilità e far cessare l’attuale pretestuoso, scandaloso tergiversare di cui stanno dando prova alcuni stati.
L’Italia e l’Europa non possono tollerare che si ripeta la vergogna dei Balcani e del Ruanda. L’Europa non può tollerare il ritorno alla barbarie.
L’Italia e l’Europa debbono agire con determinazione per mettere l’Onu, una volta per tutte, nella condizione di esercitare con tempestività ed efficacia il ruolo di garante della pace, dei diritti umani e della sicurezza internazionale.
Confidiamo nel coraggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale, dopo aver denunciato la mancata assunzione di responsabilità dell’UE negli anni passati, ne reclama oggi il ruolo attivo di operatrice di pace e sicurezza nel quadro delle Nazioni Unite e della legalità internazionale dei diritti umani.
Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori nazionali della Tavola della pace 
Perugia, 21 luglio 2006

 

Sabato, 22 Luglio, 2006 - 12:15

Italia, Governo sosterrà all'ONU moratoria delle esecuzioni



21 luglio 2006: ''Se dovessi scegliere un parametro per indicare il
cammino dell’uomo verso una società più giusta, certamente direi la
battaglia contro la pena di morte''. Lo ha detto il Presidente del Senato
Franco Marini partecipando alla presentazione del Rapporto 2006 di Nessuno
tocchi Caino. ''E' anche una battaglia di civilta' - ha proseguito
Marini - che e' stata formalmente e concretamente percorsa dal Presidente
messicano Vicente Fox, premiato con il riconoscimento “L'Abolizionista
dell'anno”.
Dopo aver consegnato il premio al viceministro degli Esteri messicano,
Maria Del Refugio Gonzales Dominguez, il Presidente del Senato ha
voluto anche elogiare Marco Pannella, che di 'Nessuno Tocchi Caino' è il
Presidente. "Sono convinto – ha sottolineato - che non è obbligatorio
andare sempre d'accordo con Pannella. Però voglio dire che nella storia
positiva, seppure nelle sue contraddizioni, del nostro Paese nessuno potrà
dimenticare che nell'avanzamento della nostra società e nelle battaglie
per i diritti civili lui abbia veramente conquistato un posto di
rilievo di cui voglio dargli atto".
Sergio D’Elia, Segretario di NtC e deputato della Rosa nel Pugno, ha
annunciato che il prossimo 26 luglio la Camera dei Deputati discutera'
una mozione "ampiamente condivisa" dalle forze di maggioranza e
opposizione, che impegna il Governo italiano a presentare all'Assemblea Generale
delle Nazioni Unite, che si terra' in autunno, "una proposta di
risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista
dell'abolizione completa della pena di morte".
“Sono certo – ha continuato D’Elia - che ci sara' un’ampia convergenza
in Parlamento e sono sicuro che questa volta all'Assemblea Generale la
proposta di una moratoria passera' con 100-110 voti a favore sui 192
voti disponibili dei paesi membri".
Il Sottosegretario agli Affari Esteri Bobo Craxi, con delega al
multilaterale, ha assicurato che il Governo italiano sosterra' all'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite la risoluzione per la moratoria sulle
esecuzioni.
"Anche su questo tema – ha detto il Sottosegretario - non si puo'
prescindere dal multilateralismo e la pena di morte non puo' essere una
questione lasciata alla singola sovranita' dello stato".
Per Marco Pannella, "Solo una battaglia seria puo' far superare
all'umanita' la pena di morte. Il
diritto alla vita si conquista se si conquista e si difende la vita del
diritto, e questo e' molto difficile. E l'onesta' mi obbliga a dire che
la vita del diritto per esempio nel nostro Paese e' sempre meno
assicurata e sempre piu' colpita".
E’ stato inoltre presentato un appello di numerose personalità del
mondo della politica e della
cultura, italiane ed internazionali, affinché sia evitato il ricorso
alla pena capitale nei confronti di Saddam Hussein e dei suoi coimputati,
se verranno condannati per i gravi crimini di cui sono accusati.
L'appello è indirizzato alle autorità irachene ma anche al Governo italiano e
al Presidente della Commissione europea.

Sabato, 22 Luglio, 2006 - 12:13

Italia, presentato rapporto 2006 di Nessuno Tocchi Caino



21 luglio 2006: si è svolta a Roma la presentazione del Rapporto 2006
di Nessuno tocchi Caino “La pena di morte nel mondo”, che evidenzia come
anche nel 2005 e nei primi sei mesi del 2006 sia cresciuto il numero
dei paesi a vario titolo abolizionisti, che sono oggi 142.

Di questi, i paesi totalmente abolizionisti sono 90; gli abolizionisti
per crimini ordinari sono 10; 1 paese, la Russia, in quanto membro del
Consiglio d’Europa è impegnato ad abolirla e, nel frattempo, attua una
moratoria delle esecuzioni; quelli che hanno introdotto una moratoria
delle esecuzioni sono 5; i paesi abolizionisti di fatto, che non
eseguono cioè sentenze capitali da oltre dieci anni, sono 37.
A far aumentare il numero degli abolizionisti per ogni reato sono
stati, nel corso di questo periodo, il Tagikistan, la Liberia e le
Filippine, mentre Saint Vincent e Grenadine, Santa Lucia e Lesotho sono divenuti
abolizionisti di fatto.
La Grecia e il Messico, già abolizionisti per crimini ordinari, hanno
abolito la pena di morte in tutte le circostanze.
I paesi mantenitori della pena di morte si sono ridotti a 54, e ancor
minore, rispetto agli anni precedenti, è il numero di quelli che vi
hanno fatto effettivamente ricorso: 24.
Di conseguenza, è diminuito anche il numero delle esecuzioni nel mondo,
che nel 2005 sono state almeno 5.494, avvenute per il 98,7 % in paesi
totalitari e per il 98,5% in Asia.
Contrariamente a quanto si pensa, gli Stati Uniti, unico paese del
continente americano che continua a praticarle, sono responsabili con le 60
esecuzioni del 2005 di circa l’1% del totale mondiale.
In Africa la pena di morte è caduta ormai in disuso: nel 2005 è stata
eseguita in soli quattro paesi – Uganda (8), Libia (6), Sudan (4) e
Somalia (1) – dove sono state registrate almeno 19 esecuzioni.
In Europa vi è una sola macchia che deturpa l’immagine di continente
altrimenti totalmente libero dalla pena di morte: la Bielorussia, che nel
2005 ha effettuato almeno 2 esecuzioni.
Sul triste podio dei primi paesi boia del 2005 sono saliti la Cina
(almeno 5.000), l’Iran (almeno 113) e l’Arabia Saudita (almeno 90) seguiti
poi da Corea del Nord (almeno 75); USA (60); Pakistan (42); Vietnam
(almeno 27); la Giordania (15); Mongolia, Uganda e Singapore (8); Kuwait e
Yemen (almeno 7); l’Uzbekistan (2).
Cifre queste per lo più sottostimate, tenuto conto che molti di questi
paesi non forniscono statistiche ufficiali sulla pratica della pena di
morte e che dimostrano come in questi paesi la soluzione definitiva del
problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla
lotta per la democrazia, l’affermazione dello stato di diritto, la
promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili.
A riprendere la pratica della pena di morte dopo anni di sospensione
sono stati, l’Autorità Palestinese, la Libia, l’Iraq, la Guinea
Equatoriale e il Botswana.

Venerdì, 21 Luglio, 2006 - 12:56

Il vero volto della sinistra di guerra

Negli ultimi giorni abbiamo assistito al plateale tradimento delle promesse e degli impegni presi con i milioni di italiani che hanno votato la “sinistra” anche per farla finita con la sporca guerra, come diceva un manifesto elettorale.
Sui pochi (purtroppo) deputati e senatori che hanno osato anteporre la coerenza con le proprie scelte alla logica di fedeltà al governo sono piovuti insulti, minacce e ricatti di ogni tipo, con toni che andavano da un cupo richiamo all’ordine di sapore stalinista al compatimento sprezzante per le “anime belle” o i “gruppetti anacronistici”.
In realtà, la cosiddetta “sinistra radicale” avrebbe la forza e i numeri per imporre al resto della maggioranza scelte opposte a quelle ipocrite e guerrafondaie culminate nel sì al rifinanziamento della missione in Afghanistan (dopo aver votato no per otto volte sullo stesso argomento… ma quando era all’opposizione). Non averlo nemmeno tentato comporta una responsabilità enorme e una indegna falsificazione dei reali rapporti di forze.
La realtà è che non si vuole mettere in discussione non solo la missione in Afghanistan, ma anche e soprattutto l’asservimento agli Stati Uniti, alla Nato e alla loro politica criminale. Non si vogliono affrontare questioni di enorme importanza come il disarmo e la necessità di una politica estera basata sul ripudio della guerra come mezzo per risolvere i conflitti internazionali e sul riconoscimento della pace come diritto fondamentale di popoli e individui.
Il caso italiano dimostra ancora una volta che non saranno i governi da soli a imboccare questa strada. Tocca ai popoli, ai milioni di persone che in questi anni hanno manifestato contro la guerra e ogni tipo di violenza imporre una svolta a coloro che pretendono di decidere il destino di tutti.
Partito Umanista
Giovedì, 20 Luglio, 2006 - 13:17

Quando le parole diventano Kamikaze......

QUANDO LE PAROLE DIVENTANO KAMIKAZE Commento sulla legalizzazione del Partito pedofilo olandese
Nasce in Olanda, con autorizzazione governativa, il Partito dei Pedofili. Che naturalmente non si auto-definisce tale, bensì “Partito dell’amore fraterno, della libertà e della diversità”. Qualcuno traduce anche il primo termine con “carità”.
Parole familiari ai movimenti che si battono per i diritti civili delle cosiddette minoranze (culturali, religiose, sessuali ecc.). In aggiunta c’è quel vocabolo così antico, e pregno di significato, che da sempre connota l’amore cristiano: carità.
La carità è il greco agapé. Non la fredda filantropia, non l’asettico pietismo, non la compiacente elemosina. Il Dio dell’agapé-carità non è l’elemosiniere (G. Gentili), non prova amore: è egli stesso amore, ardente, operativo e gratuito. Quale appunto è, o dovrebbe essere, l’amore fraterno, che nella sua caratteristica di gratuità abbraccia ogni tipo di relazione: parentale, amicale o erotica che sia.
Il Partito dei Pedofili (pardon: dell’amore fraterno o carità) si proporrebbe di diffondere, e di difendere, quest’idea dell’amore.
Si proporrebbe di diffondere, e di difendere, il diritto di minoranze perseguitate. Perseguitate per la loro sessualità. Vedremo più sotto in quale modo.
Già altrove dichiarai che una società è in crisi quando in essa s’innesca un processo di de-semantizzazione. Quando il linguaggio viene stravolto e gli stessi vocaboli assumono un significato diverso, se non addirittura opposto, a quello originario. Allora siamo in presenza di un vero e proprio rovesciamento delle idee, della mentalità, dei costumi, persino dei corpi degli individui. Diventiamo altro perché siamo già altro, perché il linguaggio ci caratterizza come esseri umani, perché quello siamo noi; allora “amore” e “odio”, “bene” e “male” diventano concetti fluidi, per dir così intercambiabili, a seconda delle intenzioni dell’interessato. Si tratta, per usare un ossimoro, dell’assolutizzazione del relativo. Tutto è buono o tutto è cattivo a seconda del mio personalissimo, insindacabile (e, questo sì, inviolabile) metro di giudizio.
In questo disancoramento verbale, e di conseguenza intellettuale, e di conseguenza umano, il pedofilo (altro neologismo in sé improprio, inventato da un calco greco: letteralmente significa infatti “amico dei bambini”…) può ben ricorrere a parole e concetti nobili, talora persino sacri, per raggiungere i suoi scopi. Si deve riconoscere che quelli del succitato partito sono fin troppo espliciti: abbassamento dei minorenni da 16 a 12 anni, possibilità di fare sesso con animali, legittima diffusione di materiale pornografico con bambini, proiezione in tv di film a luci rosse lungo tutto l’arco della giornata e via discorrendo.  Il Tribunale dell’Aja vi si è opposto? No davvero. Questa la spiegazione: ”La libertà di riunirsi è espressione di una società democratica. Toccherà agli elettori valutarne il programma”. Ecco di nuovo la nobile parola, “libertà”, unita all’altrettanto nobile aggettivo “democratico”. Ma proviamo a sostituire quei poveri e bestemmiati vocaboli con altri ben più consoni (per esempio, “L’arbitrio di riunirsi è espressione di una società anarchica, ecc.”), e il processo di de-semantizzazione balzerà subito all’occhio.
C’è molto altro, s’intende. Gli obiettivi del Partito Pedofilo (anzi, dell’amore fraterno ecc.) sono, dicevamo, espliciti; altri ricorrono a mezzi più sottili. Da diverso tempo esiste infatti una corrente di “pensiero” che cerca significativamente di far passare l’idea di una pedofilia “cattiva”, che arriva all’omicidio ed è condannabile, e un’altra “buona”, che sarebbe, secondo tali teorici, una semplice variante della sessualità  da non reprimere se accettata con serenità e consenso (come se i minori, non solo i bambini ma anche gli adolescenti – non dimentichiamolo! – fossero psicologicamente formati) . Questa pedofilia “buona”, che per i suoi propugnatori verrebbe condannata solo da bigotti e oscurantisti, teorizza il “ritorno” a una idilliaca società dell’amore (ci risiamo), senza senso del peccato e della colpa, dove tutti possano manifestare la libertà del proprio corpo, così come veniva cantata in arcadiche poesie dell’Arabia o della Grecia antica. Tutto quanto in nome della giovinezza, dello splendore, della bellezza delle Lolite o dei Ganimedi (a seconda dei gusti), sotto il pretesto della cultura e della raffinatezza. Ma il fine cui tendono questi individui è sempre lo stesso: l’accettazione della pedofilia. Che solo nella sua manifestazione esteriore è legata al sesso: in realtà, ed ecco il punto vero, si tratta di violenza.

 

Siamo pertanto giunti  alla tappa finale del processo di de-semantizzazione; e ciò spiega perché il Tribunale dell’Aja non ha saputo opporsi neppure davanti a richieste così manifestamente e spudoratamente criminali come quelle del sedicente “Partito dell’amore fraterno” (e che Dio ci perdoni).
A questo punto nulla vieterebbe, sempre in nome della “libertà (arbitrio) di riunirsi, espressione di una società democratica (anarchica)”, la costituzione legale di un Partito dei Razzisti, che ovviamente non si chiamerebbe così ma, attingendo alla ricchezza del vocabolario, potrebbe presentarsi come “Partito delle identità, delle minoranze etniche e della cultura locale”. Non ci suonano cari e seduttivi, questi termini? Non riscuoterebbero un sicuro successo?

 

E non si venga a dire che tale “partito” non potrebbe mai nascere perché in contrasto con la democrazia stessa: nella democrazia ridotta ad anarchia è al contrario lecito tutto, persino l’auto-distruzione. Sono le parole-kamikaze l’arma fatale del nostro suicidio.
Daniela Tuscano (per info contro la pedofilia: www.associazioneprometeo.org)

Giovedì, 20 Luglio, 2006 - 13:10

VERGOGNOSO....E' UFFICIALE,E' LEGALE,E' IL PARTITO DEI PEDOFILI!!

Temo che anche questa volta, la notizia passerà in secondo piano.
Offuscata dalla scarcerazione di Ricucci e dal ritrovato amore della sua Anna Falchi, o dalle tette rifatte dell’ennesima raccomandata di turno, presentatrice più per aver guardato spesso in camera….da letto, che per meriti artistici.
Mi riferisco al fatto che il Tribunale dell’Aja ha ufficialmente legittimato la nascita e l’opera del Partito dei Pedofili, quel “PNVD Partito dell’amore fraterno, della libertà e della diversità” che ha nei suoi obbiettivi l’abbassamento dell’età dei minorenni, da 16 a 12 anni, la possibilità di fare sesso con gli animali, la legittimazione della diffusione di materiale pornografico con bambini e via dicendo……
Per il Tribunale olandese tutto legale, tutto accettabile. Con questa motivazione:
”la libertà di riunirsi è espressione di una società democratica….toccherà agli elettori valutarne il programma…”.
Ed ora tali signori, che come già scrissi qualche mese fa “non sono una provocazione, sono una triste realtà”, ora dicevo faranno sul serio e correranno alle prossime elezioni per avere dei propri rappresentanti in Parlamento. Giusto ieri il loro presidente (v. foto), ha annunciato di avere iniziato la raccolta di firme per poter presentare i propri candidati.
Firme che c’è da giurarci, troveranno in poco tempo.
Così come lo spazio mediatico che questi soggetti hanno, lontano anni luce da quello riservato a chi i bambini li difende.
presidente partito dei pedofili olandese
 Questa notizia arriva sui nostri media il giorno in cui cade la ricorrenza dell’agguato mafioso al Giudice Borsellino ed agli “angeli” della sua scorta, in Via D’Amelio.
Queste le parole con cui il Presidente della Repubblica Napolitano ha ricordato tale episodio:
“Il sacrificio di Paolo Borsellino resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso”.
Parole da fare nostre, oggi più che mai. Partendo dall’Olanda per approdare a casa nostra, nelle troppe invisibili Via d’Amelio…..
Martedì, 18 Luglio, 2006 - 18:03

ERODE 2006

 

Erode 2006

civilian_victims_lebanon_1.jpg

Caro Grillo, sono Nicola Migliorino professore all' Università di Exeter, invio alcune foto spedite da Hanady Salman, un giornalista di As-Safir (quotidiano di Beirut), con questo messaggio:

"Cari amici e colleghi,
dovete scusarmi per le foto che vi invio. Sono immagini di bambini uccisi da Israele nel Libano del sud. Sono completamente bruciati. Ho bisogno del vostro aiuto. Sono abbastanza certo che queste foto non saranno pubblicate in Occidente, sebbene siano Associated Press pictures.

civilian_victims_lebanon_3.jpg

Ho bisogno del vostro aiuto per pubblicarle se potete. A queste persone era stato chiesto di lasciare il loro villaggio, Ter Hafra, la mattina, entro due ore circa, altrimenti... Quelli che hanno potuto si sono recati alla base ONU più vicina che gli ha chiesto di andarsene. Io penso che dopo i massacri di Qana del 1996 quando i civili furono bombardati nel suo quartier generale, l'Onu non voglia essere responsabile per le loro vite.

civilian_victims_lebanon_2.jpg

Pochi minuti fa, Israele ha chiesto agli abitanti del villaggio di Al Bustan di evacuare le loro case. Ho paura che i massacri continueranno sino a quando le azioni di Israele non saranno sotto controllo. Per favore, aiutateci se potete".
Hanady Salman

 

Martedì, 18 Luglio, 2006 - 12:49

CTPC e nuove " grandi" e piccole opere

In questo numero illustreremo qual è il nostro pensiero sulle nuove infrastrutture per i trasporti a Milano, soprattutto in vista della conferenza stampa che si dovrebbe tenere in questo mese.
Il nostro, e vostro, comitato è sempre attento a verificare il reale livello di realizzazione di tutte le infrastrutture, oltre a cercare quante più informazioni utili riguardo ai nuovi progetti, e non possiamo negare, che in quest’ultimo caso, le difficoltà non sono poche. Spesso, infatti, ci troviamo di fronte ad un muro di silenzio, quasi come se noi utenti fossimo indifferenti all’argomento trattato, poiché a noi estraneo. Medesimo sembra essere il comportamento delle istituzioni, più avvezze ad usare i progetti per pura propaganda, sia da chi questi sistemi poi li dovrà gestire, ovvero ATM.
In questo ambito è giusto premettere che non è nostra intenzione opporci ottusamente ad alcuna proposta, quindi senza seguire esempi poco promettenti come quelli della ormai nota TAV, ne, d'altronde, subire passivamente decisioni che influiranno sulla nostra vita quotidiana per decenni, come nel caso della progettazione di una metropolitana. Quindi è nostra volontà diventare parte attiva del processo decisionale, poiché, in qualità di utenti, è nostro pieno diritto partecipare alla progettazione di queste infrastrutture, quanto più che in fondo siamo in parte anche finanziatori!
Purtroppo però questa possibilità è ancora lontana, è ci troviamo di fronte ormai ad una linea, la quinta (rosa), ormai di prossima realizzazione, con tutti i contratti firmati, dove il cittadino, se non nel caso di alcuni tecnici, non ha potuto dire granché, dunque non sappiamo se questa linea potrà soddisfare o meno i reali fabbisogni della cittadinanza, oppure se essa è stata progettata nella tutela del cittadino e non con il solo fine di favorire quello o quell’altro investitore. Ma da questo fatto partiamo per entrare nel dibattito che prima si terrà in vista della creazione della linea 4, per iniziare, o di altre infrastruttura quale il secondo passante. A questo si aggiunge anche il nostro impegno per spingere nella realizzazione dei cosiddetti piccoli lavori, quali la riqualifica delle infrastrutture, spesso molto degradate, dei trasporti di superficie, che, richiedono meno impegno finanziario, meno tempo, ma nonostante ciò, spesso sono del tutto ignorati, con la conseguenza che la nostra città si presenta ancora in molte parti inadeguata ai bisogni, non solo dei cittadini con problemi motori, ma di tutti i cittadini alle prese con banchine degradate o insufficienti.
SITUAZIONE DAI CANTIERI
Al momento non vi è molto da aggiungere sui vari lavori in e fuori Milano, ecco un breve sunto.
LINEA 1 Al momento nessun cantiere
LINEA 2 Prendono forma le stazioni di Assago e la sede dei binari
LINEA 3  Proseguono regolarmente i lavori per le tre nuove stazioni Dergano, Affori centro, Affori FNM, ancora da assegnare l’appalto per la stazione Comasina
NUOVA LINEA 5  (Nata dalla fusione tra linee 5 e 6) Firmati i contratti tra progettisti, Comune, e finanziatori privati, ora manca il progetti esecutivo che accoglierà molte modifiche e migliorie, entro la fine dell’anno si attendono i primi cantieri.
PASSANTE FERROVIARIO   Procedono i lavori presso il bivio Trecca a Rogoredo per la nuova diramazione, attualmente è in fase di realizzazione il tunnel che sottopassa i binari per Porta Romana, mentre non sono ancora iniziati i lavori presso la stazione di Rogoredo, dove invece sono stati restaurati solo le banchine dei binari già operativi
LINEA SUBURANA S9    Finalmente aperta la stazione Romolo, ora si aspetta l’apertura del nuovo tratto riservato tra Lambrate e Porta Romana e i lavori per la stazione Tibaldi
STAZIONI DI PORTA PER L’ALTA VELOCITA’   Sono iniziati i lavori per la realizzazione della nuova stazione Rho-Fiera, così come quelli per la nuova stazione a Pioltello, mentre procedono alacremente i lavori sulla Milano-Novara.
LINEE SUBURBANE  S7 E S8    Da e per Lecco e Carnate, tuttora in attesa di essere attivate, suscitano però molti dubbi sia sul percorso che sulla mancanza di opere innovative sostanziali, su tutte spicca ancora l’assenza dell’alimentazione elettrica.

PER UN COMITATO DI REDAZIONE

Ormai siamo giunti al quarto numero e l’ufficializzazione del Comitato nell’ambito dell’Associazione Dialoghi Necessari, ci porta alla necessità di far crescere il nostro notiziario inserendo nuove rubriche sulle nostre iniziative e sulle segnalazioni più interessanti, oltre che i consigli per gli utenti.
Per questo motivo stiamo cercando di creare un comitato di redazione che ci aiuti in tutto ciò, invitiamo pertanto chiunque sia interessato a scrivere degli articoli per i prossimi numeri che a partire da settembre avranno cadenza mensile. Per proporvi scrivete alla mail metromilano@tiscali.it (vi rispondo direttamente io) o alla mail del comitato

Martedì, 18 Luglio, 2006 - 12:38

RICORDIAMOCI DI BORSELLINO

 

 
Domani, quattordici anni fa, veniva ucciso, insieme a cinque uomini
della sua scorta, in Via D'Amelio a Palermo con un'autobomba, Paolo
Borsellino. In quello stesso anno, pochi mesi prima (23 maggio) era
stato assassinato Giovanni Falcone. Dopo la strage di via D'Amelio i
soldati vennero inviati in Sicilia per affiancare le forze
dell'ordine. Si diffondeva nel Paese l'impressione di una minaccia
incombente.
Ricordo personale: ero sul monte Terminillo, in un campeggio con la
parrocchia, dove ero educatore. Eravamo saliti al paese, e stavamo
facendo acquisti. Io e Gianni eravamo seduti al tavolo di un bar. Si
avvicinò don Giuseppe mostrandoci la prima pagina del giornale (era
il 20 Luglio), che mostrava la foto con la notizia dell'attentato a
Borsellino, dicendomi : "hai visto?".
Oggi, per molti ragazzi, questa notizia passa come una delle tante.
Per la mia generazione fu un evanto epocale, risvegliò molti di noi
alla coscienza civile, e alcuni li animò all'impegno politico. Io, ad
esempio, feci parte, per due anni, di un movimento, oggi dimenticato,
chiamato "La Rete", che aveva come obbiettivo primario la lotta alla
corruzione del sistema politico e alla mafia. Tanta storia, personale
e collettiva è passata da allora, ma in me quel tipo di aspirazione
alla giustizia sociale, alla legalità democratica, alla lotta contro
la criminalità, rimane.
Scusate questo pippoto personale, ma intanto ricordiamoci di
Borsellino e Falcone. Non può farci che bene.
Alessandro Paris

 

Lunedì, 17 Luglio, 2006 - 13:03

PALESTINA,ISRAELE,LIBANO: COME USCIRE DALLA SPIRALE DI VIOLENZA?

Rifiutiamo la violenza di tutti i gruppi implicati in questo conflitto, che dura da anni e che è costato tante vite umane.
In particolare denunciamo l’invasione delle Forze Armate Israeliane a Gaza ed in Libano e chiediamo il ritiro immediato delle truppe israeliane dai territori occupati.
Allo stesso modo denunciamo gli attacchi degli Hezbollah e di Hamas   contro il popolo israeliano ed esigiamo la liberazione immediata dei giovani israeliani prigionieri di questi gruppi armati.
Non c’è giustificazione alcuna per gli attacchi terroristi contro la popolazione civile, sia essa di origine palestinese o israeliana. Tutte le fazioni implicate stanno seguendo ciecamente la logica irrazionale della violenza, in una spirale infinita di vendetta.
Ripetiamo ancora una volta che la violenza fa parte della preistoria umana ed è contraria ai desideri della grande maggioranza della popolazione mondiale.

Per uscire dalla spirale di violenza, proponiamo:
- in primo luogo che tutti quelli che stanno invadendo i territori si ritirino immediatamente e che vengano messe in pratica le risoluzioni e le raccomandazioni delle Nazioni Unite. Questo implica che Israele deve distruggere il muro, che è stato definito dall’ONU come “contrario al diritto internazionale”.
- In secondo luogo, la creazione di una forza militare diretta dall’ONU che stabilisca corridoi che proteggano entrambi i popoli.
- In terzo luogo, il disarmo nucleare totale tanto di Israele quanto di tutti i paesi in possesso di armi nucleari come priorità internazionale.
- E infine l’avvio di un processo di riconciliazione, sull’esempio della Commissione per la Verità e la Riconciliazione realizzata in Sudafrica per uscire dal dramma dell’apartheid.
Il futuro dell’umanità non può basarsi nell’autoaffermazione di un popolo a spese di un altro. Il processo dell’umanità va verso la creazione di una Nazione Umana Universale, nella quale confluiscano le diversità, in una direzione comune di superamento del dolore e della sofferenza degli individui e dei popoli.
In particolare desideriamo che questo messaggio arrivi ai più giovani, sia in Palestina che in Israele, perché possano condividere con noi una rivoluzione non violenta.
Regionale Umanista Europea

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