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.: Il Blog di Donatella Elvira Camatta
Martedì, 26 Dicembre, 2006 - 10:47

notizie del 2001


Uranio, dall'Italia le carte per l'inchiesta dell'Aja
Esposto 'girato' a Carla Del Ponte dal pm militare Intelisano

 - Se verrà dimostrato che i proiettili all'uranio impoverito sono responsabili delle leucemie che hanno colpito alcuni soldati, il Tribunale internazionale dell'Aja potrebbe aprire un'inchiesta per «crimine di guerra». L'ha detto il procuratore generale del Tribunale penale internazionale, Carla Del Ponte: «Abbiamo competenza per quanto riguarda l'uranio impoverito se ci sono i presupposti per sospettare che possa aver causato queste leucemie». La Del Ponte ha aggiunto: «Aspettiamo i risultati delle numerose inchieste».
E le carte che potrebbero dare una svolta all'inchiesta provengono dall'Italia. Nei mesi scorsi, la procura militare di Roma ha vagliato la denuncia di un comitato di giuristi in cui si ipotizzano, per l'uso dei proiettili all'uranio impoverito nei Balcani, crimini di guerra. Un esposto che il pm Antonino Intelisano avrebbe girato per competenza alla procura presso il tribunale dell'Aja.
Di sicuro, tra gli accusatori c'è Joachim Lau, avvocato tedesco residente in Toscana, rappresentante in Italia della Ialana, l'Associazione internazionale degli avvocati contro le armi nucleari. Sul tavolo di Intelisano l'avvocato, fin da tempi non sospetti, ha rovesciato una copiosa documentazione sui presunti danni collaterali provocati dai proiettili all'uranio impoverito durante la guerra in Kossovo.
Negli atti si parla di «violazione di norme nazionali e internazionali» e viene chiesto di «procedere per crimini di guerra». Il rappresentante della Ialana, sottolineati gli effetti tossici e radioattivi dell'uranio polverizzato, allega una documentazione per dimostrare che «questi danni sull'organismo sono a conoscenza dei militari della Nato da decenni».
L'uranio diffuso nel tempo provoca inoltre danni all'ambiente. E, secondo l'esponente della Ialana, «circa l'80% dei raid sono partiti dal territorio italiano. Esiste, quindi sostiene una diretta e indiretta corresponsabilità penale di varie persone ignote in posizione decisionale all'interno dell'amministrazione militare nazionale e degli altri Stati della Nato su tutti i livelli».
Non solo. «Quando i soldati inalano o ingeriscono polvere di uranio, incorrono in un potenziale incremento del rischio di cancro»: così si legge in un documento della Direzione Sanità dell'Esercito Usa del 16 agosto '93 e reso noto, separatamente, dalla Ialana e dall'Anavaf. Secondo Falco Accame, presidente Anavaf, «esiste dunque una doppia verità per gli Usa, per chi è interno all'apparato e chi è fuori dell'apparato».
Intanto il presidente jugoslavo Vojislav Kostunica da parte sua, ha detto in un'intervista che «i bombardamenti della Nato sulla Jugoslavia, nei quali sono stati utilizzati proiettili all''uranio impoverito, erano criminali». Per Kostunica, la tesi secondo cui l'uranio impoverito non è nocivo «è una sciocchezza e dimostra una decadenza morale avanzata».

ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI GIURISTI
CONTRO LE ARMI NUCLEARI
MEMBRO: INTERNATIONAL ASSOCIATION OF LAWYERS AGAINST NUCLEAR ARMS
LETTERA APERTA

portavoce:
Prof. G. Nebbia
Roma
Dr. J. Lau
Firenze
contatto:
c/o
stud. legale Lau
I- 50122 Firenze
Via delle Farine 2
Tel.055-2398546
Fax.0575-592243
e-mail:lau@elledi.it
http://www.ddh.nl/org/ialana
consulenti:
Avv. Romeo Ferruci
Avv. F. Trippanera
Dott.G Nifosi
Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Pordenone
Spett. Dott Roberto Labozzetta !
Il sottoscritto Dr. Joachim Lau in funzione di membro del consiglio della IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) - e con studio a Firenze Via delle Farine 2 mette alla Sua spettabile attenzione le seguenti considerazioni, per rivedere la sua decisione di archiviare le indagini sulla leicità della presenza di armi nucleari nel sottosuolo italiano, di questa primavera.
  • attualmente nella base militare di AVIANO (PORDENONE) si trovano almeno 18 armi nucleari come si è appreso dalle notizie dei giornali pubblicate recentemente; il Ministro della difesa italiano, in una recente interpellanza parlamentare ha dichiarato di aver conoscenza della sussistenza del fatto e che non si puo' per motivi di segretezza militare , rendere pubblici ulteriori dettagli.
  • questi fatti potrebbero essere penalmente rilevanti sotto il profilo degli Art. 697 – 678 – 679 – 244 - 241 – 110 – 112 c.p.
  1. La Repubblica italiana è vincolata al trattato di non proliferazione del 1 luglio 1968 nel quale si impegna a non fungere da recipiente di armamenti nucleari (Articoli 1 e 2 dell'N.P.T.). Il deposito della NATO appartiene al territorio nazionale e ricade pianamente nella giurisdizione italiana anche in base alle convenzioni internazionali (Vedi Statuto delle truppe NATO). Sotto il profilo dei c.d. Accordi Nucleari di Condivisione (Nuclear Sharing Arrangements) e degli accordi bilaterli tra l'Italia e gli Stati Uniti detti Dual Keys o "doppia chiave" ed in applicazione dell'Art. 1140 c.c. , la Repubblica Italiana e specificamente il suo attuale governo nonché’ i responsabili dell’esecutivo, detengono in contrasto con le convenzioni internazionali nonché con gli obblighi costituzionali, armi nucleari.
  1. Sembra altresì infranto l’Art. 678 e 679 c.p. perchè le autorità militari italiane e della NATO avevano depositato, trasportato e introdotto nello Stato materiale esplodente senza avere una relativa autorizzazione da parte dell’autorità competente ( EURATOM, AIEA). Alla base degli impegni nazionali ed internazionali, nessun governo italiano è autorizzato a tenere materiale nucleare non registrato presso le Comunità Europee o presso l’autorità di controllo di Vienna.
  2. Indipendentemente dalle notizie non confermate, che la NATO intende ritirare le armi nucleari dal territorio nazionale e dal fatto che in passato, durante la guerra fredda il concetto della sicurezza nazionale è stato valutato soltanto nell'ambito della deterrenza nucleare, occorre tornare ad una normalità pacifica tra gli Stati, nella quale nessuno puo' avere il diritto di minacciare l’altro. La presenza di armi nucleari sul territorio italiano contro un presunto nemico che ancora si identifica nella Russia, rappresenta una minaccia contraria all’articolo 2.4 della Carta ONU, come è stato inoltre affermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel sua "Advisory Opinion" o Opinione Consultiva dell' 8 luglio 1996. E’ altrettanto noto che il sistema di programmazione automatico per il lancio dei missili nucleari della Federazione Russa , mira a distruggere i depositi nucleari e missilistici della NATO. Esiste pertanto una certezza che anche il deposito ad Aviano in caso di un’attacco presunto o reale sia un bersaglio da colpire. Considerando la velocità dei vettori delle bombe nucleari ed il loro sistema di lancio automatico ne consegue che il territorio italiano è permanentemente sottoposto ad un pericolo e ad una minaccia nucleare come atto di ritorsione. Visto che il reato di cui all’art. 244 c.p (atti ostili verso uno stato estero che espongono lo stato italiano al pericolo di una guerra) non richiede un dolo specifico (Corte Cass. 17.0tt.1958 I.sez.) non si può escludere il sospetto che gli attuali e precedenti ministri della difesa ed altri responsabili abbiano infranto questa norma penale mettendo a disposizione di un' altro Stato le base italiane per il deposito di armi nucleari. Bisognerà inoltre, esaminare se il tacito o esplicito consenso di una pluralità di persone, ufficialmente ignote, le quali hanno accettato il deposito di armi nucleari in Italia, abbiano sottoposto una parte del territorio dello Stato sotto la sovranità di uno Stato straniero (Art.241) e/o menomato l’indipendenza della Repubblica italiana, ed in ogni caso violato gli Articoli 1 e 2 del Trattato di Non Proliferazione.
La IALANA sarebbe lieta di conoscere la sua opinione ed eventuale decisione nel merito della procedura sopra menzionata.
Con i più cortesi saluti
Dr. Joachim Lau

Martedì, 26 Dicembre, 2006 - 10:34

Muoiio assassinato questa notte


Il caso giudiziario di Gary Graham è semplice. Nessuna giuria bene informata avrebbe mai potuto dichiararlo colpevole del delitto di cui fu accusato nel 1981.

Potete convincervene leggendo questo libro.

Eppure l’accusa ottenne con facilità una sentenza di morte contro di lui.  E la sua storia si concluse in Texas in un momento politico molto delicato: la scalata del Governatore George W. Bush alla Casa Bianca.

Il Comitato Paul Rougeau vuol far conoscere a tutti la vicenda umana e giudiziaria di Gary Graham e lanciare una sfida ad ogni persona onesta che sostenga in buona fede la pena di morte.
DIFFONDETE IL PIÙ POSSIBILE QUESTO LIBRO PER DAR VITA AD UN AMPIO DIBATTITO SULL’INGIUSTIZIA DELLA PENA DI MORTE!
Questo libro, costruito riportando e legando tra loro documenti autentici, tratta in maniera aperta ed obiettiva sia gli aspetti positivi che quelli negativi della vita e del carattere del protagonista.
La narrazione comincia dai primi anni sessanta, quando agli enormi problemi di una coppia di giovanissimi afro-americani si aggiunse la nascita di Gary, un figlio non voluto che maturò in fretta. Dal 14 al 20 maggio 1981, quando era ancora minorenne, Gary Graham commise una serie di rapine a Houston nel Texas e finì in prigione. Ne uscì soltanto 19 anni dopo, imbottito di farmaci letali.
Nella desolazione del carcere il giovane criminale di colore intravide il miraggio di un riscatto. Non diventò un santo, né un penitente, ma lottò con tutte le sue forze per conquistare un posto ben visibile nella società che lo aveva rifiutato fin dalla nascita.

Martedì, 26 Dicembre, 2006 - 10:24

Lettera aperta a Pinochet

Lettera veramente aperta a Pinochet
ripubblichiamo la lettera scritta all'epoca della detenzione del dittatore
Olivier Turquet
13 dicembre 2006
Ripubblichiamo la lettere che lo scrittore cileno Ariel Dorfman scrisse quando il dittatore Pinochet fu recluso a Londra.
Ci pare rsti molto viva ed attuale ora che, con la morte del dittatore, un triste revisionismo storico si sta mettendo in marcia.
Lettera veramente aperta al generale Pinochet
"Mi creda, generale: è quanto di meglio le potesse succedere".
Mi rendo conto che non è piacevole ritrovarsi detenuto senza alcun preavviso, non poter uscire a passeggiare per le strade di Chelsea quando se ne ha voglia, non sapere quale futuro ci attenda. Può chiederlo, senza dover cercare troppo lontano, ai tanti cileni che lei stesso ha privato della libertà in circostanze estremamente meno confortevoli di quelle offerte da una clinica londinese a cinque stelle.
Ma se ha paura, se si sente solo, se crede di essere stato pugnalato alle spalle, generale, pensi che il destino le ha offerto, nel momento in cui la sua vita volge ormai al tramonto, una provvidenziale opportunità di salvarsi l'anima. Dal golpe del '73 lei ha vissuto e vive in un inganno, in una minuziosa e sdegnosa autogiustificazione di quella condotta che lei iniziò a fondare esattamente sulla morte, intollerabile e accusatrice, di Salvador Allende, l'uomo cui lei deve la sua nomina a capo delle Forze Armate, e che lei tradì: e a quel primo tradimento ne seguirono altri. Si trattò, in realtà, di una valanga inarrestabile, poiché il primo grande crimine ha sempre bisogno di altri crimini dietro i quali nascondersi; i dittatori aspirano al potere assoluto per trovare rifugio dai demoni che loro stessi hanno scatenato. Al fine di mettere a tacere i fantasmi esigono che intorno a sé venga innalzato un muro di specchi adulatori e di ossequiosi consiglieri che ripetano in continuazione: "sì, sei tu il più bello, sì, sei tu il più buono, sì, sei tu a sapere tutto". E lei finì per crederlo, generale.
Si è difeso da quel che aveva fatto, e da quel che continuava a fare, con la muraglia impenetrabile della sua invulnerabilità: nessuno le avrebbe mai presentato il conto, perché ci sarebbe stata una legge per lei e un'altra per il resto dei suoi concittadini. E quando, nel 1988, il popolo cileno votò in massa contro di lei arrivando infine a costringerla, nel 1990, a lasciare la presidenza, lei fu così abile da intrappolare con incredibile astuzia il paese intero in una transizione grazie alla quale lei non avrebbe mai dovuto rispondere né di ciò che aveva detto né di ciò che aveva fatto. Una transizione in cui lei era l'unico veramente libero di dire e di fare quel che voleva, il bello e il cattivo tempo, come lei stesso andava ripetendo con arroganza sorniona, mentre i suoi compatrioti dovevano continuamente tenere a freno la lingua e pesare ogni parola.
A noi non fu concesso, durante quella transizione pattuita e necessaria, lasciarci trasportare dalle emozioni, mentre lei poteva prendere a calci la scacchiera perché non le piaceva la nostra ultima mossa: uno scacco al quale non avevamo diritto. Di fatto, generale, lei ha pensato di poter continuare a godere dell'inviolabilità di un dittatore in pieno processo democratico, e ha confuso il suo paese con il mondo.Ha pensato di poter fare un viaggio in Inghilterra, nazione da lei stesso definita come l'esempio più alto e luminoso della
civiltà, di poter passeggiare lungo il Tamigi come fosse il Mapocho, ed era convinto che gli inglesi avrebbero dovuto rispettare e onorare i patti e le regole e le consuetudini cilene come se fossero state le loro.
E' doppiamente dolce pensare che lei si è messo in trappola da solo, generale, che è stata la stessa superbia con la quale aveva governato ad accecarla e perderla, nell'illusione che avrebbe potuto continuare in eterno ad imporre agli altri la sua volontà. L'impenetrabilità del suo isolamento le garantiva di non dover mai guardare, né da vicino né da lontano, il dolore che lei stesso aveva inflitto ai suoi simili.
Ecco perché questa detenzione le sarà tanto salutare. E di certo lo sarà anche per il paese: perché ci costringerà a guardarci in faccia, mettendo alla prova la nostra democrazia, la sua forza, la sua possibile precarietà; e finalmente ci porterà a confrontarci con il bisogno di risolvere al più presto questa complessa, ambigua ed eterna transizione che lei ha sempre limitato con la sua costante ombra e presenza.
Voglio che sappia, generale, che non credo nella pena di morte. Credo, questo sì, nella redenzione umana: persino nella sua, generale. Per questa ragione quello che per venticinque anni ho desiderato che le succedesse - quello che ancora non riesco a credere le stia veramente per succedere - è che un giorno o l'altro, prima della sua morte, lei debba fissare i suoi occhi azzurri negli occhi scuri e chiari delle donne i cui figli, mariti, genitori e fratelli lei trasformò in desaparecidos; ho desiderato che quelle donne, una dopo l'altra,
avessero la possibilità di raccontarle che cosa accadde quando le loro vite furono calpestate e distrutte da un ordine che lei impartì o da un'operazione di quella polizia segreta cui lei non mise mai nessun freno. Mi sono sempre chiesto che cosa ne sarebbe stato di lei nel momento in cui fosse stato costretto, giorno dopo giorno, ad ascoltare le infinite storie delle sue vittime e a doverne ammettere l'esistenza.
Lei che crede in Dio, generale, si renda conto di quale benedizione le abbia mandato il suo saggio, misericordioso e severo Signore negli ultimi giorni della sua vita: la possibilità che lei si penta. La possibilità di spezzare dall'interno il circolo tremendo dei suoi crimini e dirci dove sono i nostri morti. Ne sa qualcosa, Don Augusto?
Io, personalmente, mi accontenterei di questo. Sarebbe un castigo sufficiente, e pensi che gran contributo sarebbe per questo paese da lei tanto amato: potrebbe aiutarci a far sì che la nostra patria comune compia un ulteriore passo avanti sulla difficile strada della riconciliazione, riconciliazione che è possibile, sì, ma solamente se si accetta la terribile verità di quello che abbiamo passato, se lei parteciperà alla ricerca dolorosa di quella verità senza mentire, né a se stesso né a noi.
Ricordi quello che la storia, la religione e anche la letteratura c'insegnano: la cosa migliore che possa succedere a un criminale è di essere catturato, perché nella reclusione solitaria, senza più le difese abituali con le quali nascondere il proprio passato, può forse minimamente aprirsi nel prigioniero la finestra di una possibile redenzione.
Non credo che lei leggerà queste parole, né tantomeno che vi darà ascolto. Non credo che rinuncerà volontariamente ad un'immunità che non le appartiene né tantomeno ad un'impunità che ha sempre creduto di avere. Non credo che il suo corpo, nel momento in cui si trova prigioniero, possa iniziare a percorrere quel cammino spirituale che la porterebbe ad agire come un uomo veramente libero; che possa rinunciare alla paura e penetrare il mistero della sua vita; che possa
vedersi come la vede la stragrande maggioranza dell'umanità e capire perché vogliamo esorcizzarla. Lei e i tanti altri tiranni di questo secolo che sta finendo.
Non è mai tardi, generale.
ARIEL DORFMAN
Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:41

Dichiarazione Umanista

DICHIARAZIONE

 
Nella storia dell'umanità la guerra è stata sempre presente. Questo dramma è ogni giorno più devastante perché i progressi tecnologici permettono ai violenti di produrre sempre più ordigni distruttivi. La minaccia nucleare pone oggi l'umanità sull'orlo dell'abisso.
Le guerre e la corsa agli armamenti incidono negativamente sull'economia dei paesi, assorbendo fondi che dovrebbero essere destinati all'educazione, alla sanità, alla cultura e a migliorare la qualità della vita. L'influenza esercitata dall'industria bellica sui governi e sulla società fa sì che i paesi produttori di armi facciano pressione per mantenere i conflitti e così utilizzare e sperimentare le loro armi, mascherando l'avidità con teorie sull'inevitabilità, la necessità e perfino i vantaggi dei conflitti armati per l'economia.
Agli inizi del terzo millennio, i conflitti nei differenti campi (economici, etnici o religiosi) invece di diminuire tendono ad aumentare. Lo stesso succede col terrorismo. La violenza aumenta anche nella società civile, arrivando ad estremi inimmaginabili fino ad alcuni anni fa. Se non c'è un cambiamento di direzione, il futuro porterà sempre più confronti violenti in vari campi e in tutte le latitudini.
E' più che provato che si potrebbe risolvere la fame nel mondo col 10 % di ciò che viene speso in armamenti. Possiamo immaginare cosa succederebbe se si destinasse il 30 o il 50 % delle spese belliche per migliorare la vita della gente, invece che a scopi distruttivi?
Dopo secoli di violenza, è difficile immaginare la pace. Tuttavia, perché non lavorare in questa direzione, cercando di cambiare la direzione della storia, costruendo un vero futuro di pace e nonviolenza?
Consideriamo che questa è la nostra responsabilità come esseri umani. Vista la direzione che stanno prendendo gli avvenimenti, definirsi contro la guerra ha senso, è etico, coerente ed urgente.
 
Assumiamo questa responsabilità liberamente e la portiamo avanti con tutti coloro che rifiutano ogni forma di violenza e puntano sulla convivenza, lo sviluppo condiviso, la democrazia reale, la tecnologia al servizio della scienza e la scienza al servizio dell'essere umano e della pace. Dobbiamo denunciare le minoranze violente, isolarle e fare pressione affinché cambino direzione alle loro politiche guerrafondaie, indirizzandole invece verso lo sviluppo umano.
Un mondo senza guerre è fino ad oggi un mondo sconosciuto sul Pianeta Terra. Eliminare le guerre significa uscire definitivamente dalla preistoria umana e fare un passo da gigante nel cammino evolutivo della nostra specie.
Un "mondo senza guerre" è una proposta che guarda al futuro ed aspira a diventare concreta in ogni angolo del pianeta, affinché il dialogo sostituisca la violenza.
In questa aspirazione ci accompagna la forza della voce di migliaia di generazioni che hanno subito le conseguenze della violenza, il cui rimbombo continua a farsi sentire oggi in tutti i posti dove le guerre hanno lasciato la loro sinistra scia di morti, scomparsi, invalidi, rifugiati e dispersi
È arrivato il momento di far sentire la voce dei senza-voce, dei milioni di esseri umani che chiedono con forza che finiscano le guerre. Possiamo ottenerlo unendo tutte le forze del pacifismo e della nonviolenza attiva.
Invitiamo sia singoli individui che rappresentanti e membri di organizzazioni, collettivi, gruppi, partiti politici, imprese ad aderire a questa dichiarazione e a lavorare ognuno nel suo campo, a partecipare a coordinamenti, fronti e forum, al fine di generare un grande movimento che ponga fine alle guerre e ad ogni tipo di violenza.
 

Lavoriamo oggi per garantire un futuro migliore e salvaguardare le generazioni future. Perché crediamo nella pace ed in un mondo più umano!

 

Per un mondo senza guerre!

Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:27

Umanisti per Campagna Mondiale Mondo senza guerra


Adesione alla campagna mondiale Mondo senza guerre, promossa dal Movimento Umanista,  una manifestazione di protesta contro il Riarmo Atomico.
 
Babbo nucleare, armato di missili giocattolo e un comunicato richiedente il disarmo, coinvolgerà simbolicamente tutte le ambasciate dei paesi detentori di testate nucleari,  in particolare l'ambasciata statunitense, davanti si terrà un sit-in.
 
L'iniziativa si inserisce in un complesso di eventi organizzati in più parti del mondo per accrescere la consapevolezza sulla reale entità della nuova corsa agli armamenti e per rompere il silenzio e la parzialità dell'informazione a riguardo:
 
• Oggi sono in corso nel mondo più di 30 conflitti. Ogni anno muoiono a causa delle armi 500.000 persone, 1.300 al giorno, una al minuto.
 
• Secondo i dati ufficiali, la Russia ha ammesso di possedere 20.000 bombe nucleari, gli Stati Uniti 10.500, la Gran Bretagna 185, la Francia 450 e la Cina 400. Secondo alcuni osservatori Israele ne possiede almeno 200.
 
•  Nonostante le riduzioni effettuate negli anni Novanta, rimangono in tutto il pianeta più di 30.000 testate nucleari, sufficienti a distruggerlo per intero 25 volte.
 
• La Nato si muove al di fuori degli accordi del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, violandoli apertamente. Gli Stati Uniti hanno dislocato 480 bombe nelle varie basi Nato in Europa: 150 in Germania, a Büchel, e Ramstein; 20 in Belgio, a Kleine Brogel; 20 in Olanda, a Volkel; 110 in Gran Bretagna, a Lakenheath; 90 in Italia, ad Aviano e Ghedi Torre; 90 in Turchia, a Incirlik.
 
Le iniziative che si sviluppano nell'ambito di questa campagna accolgono lo spirito pacifista e non-violento che si sta spontaneamente diffondendo nel mondo, proponendo una risposta diversa a questa drammatica situazione. Si tratta di una nuova sensibilità che unisce persone diverse per cultura, religione, generazione, nella convinzione dell'assurdità di una crescente e distruttiva spirale di violenza. È una risposta che si oppone e non riconosce le attuali logiche del potere e della sopraffazione, contrapponendo ad esse un'alternativa basata sul rafforzamento dei vincoli tra i popoli, l'appoggio reciproco, la solidarietà, la sensibilizzazione dell'opinione pubblica, la mobilitazione e la pressione su coloro che pretendono di decidere il destino di tutti.
 
Nell'ambito di questa campagna sono già state realizzate varie iniziative, tra cui la formazione di simboli della pace realizzati con le fiaccole a Budapest, Praga, Santiago del Cile, Helsinki, Parigi e, recentemente, a Roma, Torino e Milano (www.simbolodellapace.net); la trasmissione gratuita da parte di oltre 300 canali televisivi in tutto il mondo, dell'appello lanciato da Silo – fondatore del Movimento Umanista, di porre come priorità del momento attuale il ritiro delle truppe d'invasione, la restituzione dei territori occupati, lo smantellamento degli arsenali (www.silo.ws); contemporaneamente alla nostra manifestazione a Roma, anche in Ungheria si terranno sit-in davanti tutte le ambasciate dei paesi che posseggono armi atomiche e saranno consegnati missili giocattolo.
 
Grazie all'aiuto di numerosi cittadini ed associazioni il 18 novembre, realizzando il simbolo della pace a piazza dell'Immacolata (www.lasvoltaumanista.com), siamo riusciti a dare un segnale molto chiaro e una testimonianza: le persone comuni possono, unendosi, fare qualcosa di visibile per esprimersi su questioni sulle quali normalmente non sono neanche interpellate!

Per questo vorremmo adesso coinvolgere tutti coloro che si rendono conto dell'estrema gravità della situazione attuale e tutte quelle associazioni che da anni lottano per la pace e il disarmo, invitando tutti a partecipare all'evento che si snoderà per le diverse ambasciate.
 
Chiaramente si tratterà di un evento assolutamente pacifico e non-violento, che non vuole essere offensivo o provocatorio nei confronti delle persone che lavorano all'interno delle suddette ambasciate.
 
 
 
 
 

Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:12

Aggiornamento e Auguri di Buon Natale Comitato " Via le Bombe"


Per aggiornarvi sulle attività del Comitato 'Via le Bombe', e me
ne scuso.

Il motivo del mio silenzio è che in effetti non ho molte novità da
condividere con voi. Dopo le tante iniziative che ci hanno coinvolto
fino ai primi di dicembre (in particolare la riuscita conferenza con
Paolo Barnard e la riuscitissima manifestazione di Vicenza), ci siamo
effettivamente presi una pausa, in attesa di rimetterci al lavoro in
gennaio.

In questo periodo, abbiamo fatto un'unica riunione del Comitato, in cui
abbiamo abbozzato un percorso, per i primi mesi del prossimo anno, che
ci permetta di porre nuovamente al centro dell'attenzione il tema del
disarmo nucleare. L'idea era di fare (a fine gennaio / inizio febbraio)
un'assemblea allargata del Comitato, lavorando per estenderla il più
possibile ad aree e persone potenzialmente interessate al tema, ma che
finora non siamo riusciti a coinvolgere, per decidere in quella sede
una
serie di iniziative pubbliche che ci conducano all'appuntamento del 23
marzo (data fissata per l'udienza).

Il problema principale è che ancora non sappiamo se l'udienza ci sarà o
meno, perché rischia di ripetersi quanto è successo a luglio, con il
rinvio a nuova data per mancanza della notifica alla controparte.
Secondo il codice di procedura civile, infatti, la controparte
dev'essere notificata con un determinato periodo di preavviso (nel caso
di residenti all'estero, 120 giorni), e se questo non avviene,
l'udienza
salta.

Il compito di effettuare la notifica spetta al Ministero degli Esteri,
tramite l'Ambasciata a Washington, ma non siamo ancora riusciti a
sapere
se questa è stata fatta oppure no. Al telefono, dalla Farnesina hanno
detto ai nostri avvocati di stare tranquilli, che è tutto a posto, ma
la
ricevuta di ritorno della notifica noi ancora non l'abbiamo avuta,
nonostante il termine per effettuare validamente la notifica sia ormai
scaduto da un mese.

Visto come stanno le cose, i nostri avvocati si sono impegnati ad
andare
di persona al Ministero, per capire se le carte si sono fermate
all'andata o sulla via del ritorno. Certo che, se anche questa volta la
notifica non fosse stata effettuata, la tentazione di pensare che sia
in
atto un boicottaggio intenzionale sarebbe molto forte, e probabilmente
dovremmo anche noi ripensare alle modalità della nostra azione
legale...

Mi permetto di chiudere con un augurio laico e non rituale di un Buon
Natale e felice Anno Nuovo. Che sia, al di là delle abbuffate e delle
vacanze, anche l'occasione per riscoprire il motivo di tanta festa:
"Non
temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:
oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore", venuto a liberarci
da ogni oppressione. Che l'augurio degli angeli a Betlemme ("pace in
terra a tutti gli uomini") non resti una pia invocazione condita di
melense armonie, ma l'impegno quotidiano di un sempre più gran numero
di
"costruttori di 'shalom'", di una pace che non è solo assenza di
guerra,
ma pienezza di vita e di felicità, e in cui la sicurezza non sia
garantita (?) dalle atomiche e dalle armi in generale, ma dalla
condivisione delle ricchezze del pianeta.

Imagine there's no heaven / It's easy if you try
No hell below us / Above us only sky
Imagine all the people / Living for today...

Imagine there's no countries / It isn't hard to do
Nothing to kill or die for / And no religion too
Imagine all the people / Living life in peace...

You may say I'm a dreamer / But I'm not the only one
I hope someday you'll join us / And the world will be as one

Imagine no possessions / I wonder if you can
No need for greed or hunger / A brotherhood of man
Imagine all the people / Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer / But I'm not the only one
I hope someday you'll join us / And the world will live as one

************************
Tiziano Tissino" <t.tissino@itaca.coopsoc.it> 

Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:08

Energia atomica.....

Interrogazione a risposta scritta 4-00975, presentata da Silvana Pisa e
Francesco Martone il 12 dicembre 2006 ai Ministri della Difesa e degli
Affari Esteri. Premesso che:

in data 3 dicembre 1960 il Governo italiano e il Governo degli Stati
Uniti hanno concluso un accordo (repertoriato nella raccolta degli
accordi internazionali degli Stati Uniti con la classifica TIAS 4764 2
U.S.T. 641; 1960 U.S.T. LEXIS 429), con il quale i due Paesi si
impegnavano a cooperare nel campo dell'energia atomica a scopo di
comune
difesa;

in particolare, all'articolo 2 si prevede lo scambio di informazioni
concernenti l'uso militare dell'energia atomica e lo «sviluppo di
sistemi di trasporto sull'obiettivo adeguati alle armi atomiche
trasportate», e all'articolo 3 la «consegna di parti non nucleari di
sistemi di armi atomiche»;

dal citato documento si evince chiaramente che da oltre 40 anni
l'Italia
e gli Stati Uniti collaborano concretamente alla pianificazione, allo
sviluppo, allo spiegamento e al potenziale impiego di sistemi d'arma
nucleari o con vocazione principalmente nucleare, tanto che esiste uno
scambio non solo di informazioni ma anche di materiali militari
destinati ad essere impiegati in armi nucleari;

ciò nonostante, il Governo italiano ha sempre rifiutato di ammettere la
partecipazione del Paese a programmi nucleari in ambito Nato e in
collaborazione con gli Stati Uniti nonché di riconoscere l'esistenza
sul
suolo nazionale di armi nucleari, impiegabili da vettori aerei italiani
o statunitensi, nonostante vi sia ampia evidenza nella letteratura
scientifica specializzata e in documenti ufficiali;

in data 1° luglio 1968 è stato firmato il Trattato di non
proliferazione
nucleare, successivamente ratificato sia dall'Italia che dagli Stati
Uniti d'America;

il trattato contiene, nel primo articolo, l'obbligo degli Stati
nucleari
di non lasciare a disposizione di nessuno, in modo né diretto né
indiretto, armi nucleari;

con l'articolo 2, gli Stati non nucleari hanno assunto l'obbligo di non
acquisire, direttamente o indirettamente, la disponibilità ed il potere
di disporre di armi nucleari, o di cercarne o accettarne il possesso, o
di dare un supporto alla produzione delle stesse armi;

con l'articolo 6 tutti gli Stati nucleari e non nucleari hanno assunto
l'obbligo di trattare in buona fede con gli altri Stati nucleari per
pervenire al più presto possibile ad un totale disarmo nucleare sotto
controllo internazionale;

con la risoluzione 15 dicembre 1994, n. 49/75 K, deliberata
dall'Assemblea generale, le Nazioni Unite hanno chiesto alla Corte
internazionale di esprimersi con un parere sulla quesito: «È la
minaccia
o l'uso delle armi nucleari in qualunque circostanza permessa dal
diritto internazionale?», richiamando le proprie risoluzioni 1653 (XVI)
del 24 novembre 1961, 11/71 B del 14 dicembre 1978, 34/83 G dell'11
dicembre 1979, 35/152 D del 12 dicembre 1980, 36/92 L del 9 dicembre
1981, 45/59 del 4 dicembre 1990 e 46/37 D del 6 dicembre 1991, in cui
si
dichiara che l'uso delle armi nucleari è una violazione della Carta e
un
crimine contro l'umanità;

in data 8 luglio 1996, la Corte internazionale ha statuito che la
minaccia o l'uso delle armi nucleari è, in linea generale, in contrasto
con le norme di diritto internazionale applicabile ai conflitti armati
e, in particolare, con i principi e con le regole del diritto
umanitario. Decideva la Corte, inoltre, che esiste un obbligo giuridico
di perseguire in buona fede e concludere negoziati che conducano ad un
disarmo nucleare globale sotto un rigido ed effettivo controllo
internazionale;

a seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica, nell'aprile 1999 la
Nato ha elaborato un nuovo concetto strategico nucleare, il cosiddetto
"NATO nuclear posture review", che postula «widespread participation by
European Allies involved in collective defence planning in nuclear
roles, in peacetime basing of nuclear forces on their territory and in
command, control and consulation arrangements» («ampliamento della
partecipazione degli alleati europei coinvolti nella pianificazione
della difesa collettiva in ruoli nucleari, nella dislocazione in tempo
di pace di forze nucleari sul loro territorio e in accordi di comando,
controllo e consultazione»);

il 15 marzo 2005, gli Stati maggiori riuniti degli Stati Uniti hanno
pubblicato il documento «Doctrine for Joint Nuclear Operations»,
contenente la dottrina ufficiale sull'impeigo operativo delle armi
nucleari, vincolante per tutti i comandi subordinati delle forze armate
statunitensi;

il documento spiega in 70 pagine in modo preciso che gli Stati Uniti
sono decisi ad impiegare le armi nucleari in qualsiasi futuro conflitto
internazionale, anche a livello regionale, o in caso di minaccia
proveniente dai cosiddetti "non-state actors". Sostengono di dover e di
poter usare le armi nucleari anche per attacchi preventivi. Nelle
istruzioni è evidenziato come nessun diritto consuetudinario o
convenzionale impedisca agli Stati Uniti di usare le armi nucleari in
un
conflitto armato;

la Nato, ugualmente, ha ancora in vigore i piani militari per l'uso
delle armi nucleari che prevedono di mettere in stato di operatività le
armi nucleari che si trovano nella base di Aviano e in altre basi
collocate sul territorio italiano. Tra i bersagli si trovano non
soltanto le zone di interesse economico del medio oriente, ma anche le
zone militarmente importanti della Federazione delle Repubbliche della
Russia, la quale, a sua volta, ha dichiarato recentemente di
abbandonare
la sua politica di «no first use» e di riservarsi il diritto di
colpire,
in caso di minaccia e/o di necessità, con armi nucleari ogni Stato
anche
non-nucleare, se mette il suo territorio a disposizione di uno Stato
nucleare;

di conseguenza, il territorio della Repubblica italiana, e
specificamente la zona di Aviano e altre zone dove si trovano armi
nucleari, è un bersaglio nucleare, in quanto rappresenta una minaccia
in
un futuro potenziale conflitto;

mantenere una minaccia nucleare nei confronti di altri Paesi è un
illecito, come affermato dalla Corte internazionale di Giustizia nella
advisory opinion 8 luglio 1996, ed inoltre le armi nucleari in
territorio italiano rappresentano un pericolo per la salute e la vita
di
chi vive nei pressi di una installazione nucleare militare;

non si può mettere in discussione l'obbligo per gli Stati aderenti al
Trattato di non proliferazione nucleare, e dunque anche per gli Stati
Uniti e l'Italia, di non depositare all'interno di uno stato non
nucleare armi di distruzione di massa;

l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto
internazionale generalmente riconosciute, e, pertanto, la presenza
delle
armi nucleari in Italia, come preparazione di un futuro conflitto
nucleare rappresenta una violazione del diritto internazionale
generalmente riconosciuto;

in relazione a quanto sopra esposto, alcuni cittadini italiani che
vivono nelle vicinanze della base di Aviano hanno citato in giudizio
davanti al Tribunale di Pordenone il Ministro della difesa pro tempore
degli Stati Uniti Donald Rumsfeld per far rimuovere le testate nucleari
presenti sull'aeroporto di Aviano;

all'udienza del 7 luglio 2006 il Governo degli Stati Uniti non si è
costituito in giudizio e gli attori non erano in grado di dimostrare
l'avvenuta notifica dell'atto di citazione;

a tutt'oggi non risulta notificato neppure il secondo atto relativo
all'udienza del 23 marzo 2007,

si chiede di sapere:

se sia stato effettivamente notificato alle competenti autorità
statunitensi l'atto introduttivo della causa Tiziano Tissino, Giuseppe
Rizzardo, Michele Negro, Carlo Mayer e Monia Giacomini contro Rumsfeld
Reg. G. n. 4720/2005, Tribunale di Pordenone;

se il Governo, avendo a mente quanto sopra descritto, non intenda
intervenire nel giudizio a sostegno dei cittadini italiani;

se il Governo, avendo presenti gli obblighi derivanti dal Trattato di
non proliferazione e l'acclarata illegittimità del possesso e dell'uso
delle armi nucleari, non intenda chiedere il ritiro di tutte le armi
nucleari e di tutti i reparti militari previsti per il loro uso
presenti
su territorio italiano.

Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:04

Lettera di Babbo Natale a Nichi Vendola

Caro Nichi,
volando dall'alto della mia slitta quest'anno non vedo una Puglia
migliore.

Ho notato che poco è cambiato. Gli stessi poligoni di tiro, le stesse
basi militari, le stesse industrie puzzolenti.

Ma vedo che il peggio deve ancora arrivare: un rigassificatore per
Brindisi, uno per Taranto... E non è finita. Da Genova portano a
Taranto
i fumi più velenosi, tutta la produzione a caldo dell'acciaieria,
quella
più inquinante, proprio quella che lì non vogliono più.

So di tante persone a letto. Non sono ammalate di influenza ma di
cancro.

E non è finita qui la storia, caro Nichi: la raffineria di Taranto la
vogliono ampliare! Volandoci sopra quasi precipitavo per la puzza.

Tornando per questo Natale devo proprio confessarti che non ho trovato
la Puglia più bella che mi avevi promesso ma un futuro grigio e
peggiore.

Caro Nichi, credo che prima o poi dovrò fare sciopero.

Vengo dal Polo e devo dirti che i ghiacci si stanno sciogliendo. Gli
scienziati scuotono il capo. Tra trentacinque anni le calotte polari
non
le vedremo più. E mentre venivo in Puglia ho saputo che il signor Riva
non vuole ridurre i fumi dalle sue ciminiere. Sbirciando fra i giornali
leggo che questo signore non ha alcuna intenzione di rispettare il
protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni. E che è disposto
a
licenziare 4000 operai pur di non diminuire i fumi delle sue ciminiere.

Corpo di Bacco! Visto che lo incontri digli di cambiare idea!

Invece di licenziare 4000 operai farebbe bene a comprare un po' di
impianti nuovi e più puliti: ma tu queste cose gliele hai dette? Lo sai
che ha conti in banca da nababbo? Io, con i miei superpoteri, riesco a
vedere oltre il segreto bancario e so che avrebbe i soldi per pulire
tutta Taranto. Ma non mette mano al portafogli! Io a quello gli porto
sempre del carbone, ma è tutto inutile: lui lo prende e lo butta sul
quartiere dei Tamburi a Taranto. E le case si sporcano ancora di più.

Fra trentacinque anni lui, il signor Riva, non esisterà più. E non
esisterà più l'Ilva. E - ricordalo - non esisteranno più le calotte
polari: a voi spetta il compito di fermare il disastro!

La mia slitta fra qualche hanno non avrà ghiacci su cui scivolare. Come
la mettiamo?

Caro Nichi, ricordati di quando eri bambino e ogni tanto pensami. Vivo
nei tuoi ricordi, vivo nel cuore di tutti i bambini e di tutti gli
uomini di buona volontà. Sono la speranza dell'umanità. Sono l'attesa
di
un mondo più bello. Senza di me, che cosa vi rimarrà?

Buon Natale, Nichi.

Il tuo

           Babbo Natale

Alessandro Marescotti" a.marescotti@peacelink.it

Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 11:55

Buon Natale

CARA BELTA’

“Cara Beltà”, bellezza amata, questo il titolo del Concerto di Natale organizzato ieri alla parrocchia dei santi Nazaro e  Celso, a Bresso. La bellezza, per non essere soltanto ammirata o concupita, deve spirare da dentro. Oggi come mai abbiamo bisogno di questa bellezza. Io lo chiedo non soltanto per quelli che mi amano e che amo, ma anche e soprattutto per chi non sarà né amato né ricordato.
In particolare, questo Natale, il mio pensiero di bellezza va a Roberto Buffo e a Piergiorgio Welby.
Buon Natale! 
Daniela Tuscano
L’AMORE FA (Quattordici volte amore)
L’amore fa l’acqua buona
Fa passare la malinconia
Crescere i capelli l’amore fa
L’amore accarezza i figli
L’amore parla con i vecchi
Qualcuno vuole bene ai più lontani
Anche per telefono L’amore fa guerra agli idioti
Agli arroganti pericolosi
Fa bellissima la stanchezza
Avvicina la fortuna (quando può)
Fa buona la cucina
L’amore è una puttana
Che onora la bellezza
Di un bacio per regalo
Cose che fanno ridere l’amore fa
Cose che fanno piangere
L’amore fa belli gli uomini
Sagge le donne l’amore fa
Cantare le allodole
Dolce la pioggia d’autunno
E vi dico che fa viaggiare, sì
Illumina le strade
Fa grandi le occasioni
Di credere e di imparare
Cose che fanno ridere l’amore fa
Cose che fanno piangere
Fa crescere i gerani e le rose
Aprire i balconi l’amore fa
Confondere le città
Ma riconoscere i padroni (l’amore lo fa)
Aprire bene gli occhi
Amare più se stessi
L’amore fa bene alla gente
Comprendere il perdono
L’amore fa.
Ivano Fossati
Sabato, 23 Dicembre, 2006 - 09:56

Lo smog elisir di lunga vita?

Per la stima e l’ammirazione umana e professionale che nutriamo nei
confronti del prof. Umberto Veronesi, che conosciamo ed apprezziamo anche
per il suo impegno civico, ci permettiamo di intervenire rispetto a
quanto da lui affermato nei giorni scorsi a un convegno degli operatori
dell’automobile, organizzato dall’Aci.
Il professor Veronesi ha in tale sede dichiarato che l’inquinamento
atmosferico è responsabile soltanto del 2% dei tumori polmonari, al
contrario di alimenti e tabacco che, insieme, rappresentano il 75% delle
cause.
Questa affermazione corrisponde pacificamente a quanto da anni riporta
la manualistica in materia di fattori di rischio oncologico, ma, se non
correttamente interpretata, si presta facilmente ad essere
strumentalizzata per fini politici, soprattutto da parte di chi vuole negare i
perversi effetti prodotti dal traffico delle nostre città, o
frettolosamente equivocata nelle sintesi giornalistiche, che giungono difatti in
qualche caso ad affermare: “Lo smog non fa vittime” oppure “Veronesi riapre
il dibattito su polveri e blocchi delle auto: Il fumo peggio dello
smog”, o ancora “Veronesi assolve lo smog”.

E’ facile ritenere che tali affermazioni, già udite in altre
circostanze, in questo caso abbiano forse risentito di una ulteriore
amplificazione probabilmente legata anche al contesto in cui sono state rese: uno
studio delle case automobilistiche sulle responsabilità degli agenti
inquinanti, specialmente del particolato fine.
Riteniamo quindi opportuno esprimere pure una nostra (assai più
modesta) riflessione, come associazione ambientalista.

Pur con la legittimità che ogni opinione ha in un dibattito, non
pensiamo infatti che sia utile un rincorrersi di affermazioni le une
contrapposte alle altre, dove, su problemi gravi, si dice tutto e il contrario
di tutto.

L’inquinamento nuoce oppure no? Ci avvelena o no? E’ un fattore
negativo o appare invece desiderabile?

Per essere corretti, dunque, bisogna cominciare a osservare che i
valori citati dal professor Veronesi sono delle medie riferite ad aree molto
ampie, ad interi Stati e non, invece, a zone di inquinamento ad elevata
intensità, come è l’area urbana milanese. Sono cioè valori complessivi
e non dati puntuali. Richiedono quindi molta cautela nel loro utilizzo
in chiave interpretativa di realtà specifiche. Basti pensare che stime
prudenti, riferite alla esposizione in aree ad alto inquinamento
atmosferico, come Milano, indicano una incidenza causale di patologie
tumorali intorno al 12%.

E’ peraltro evidente che la parola “cancro” non va usata solo come
spauracchio per incutere terrore. Ed è altrettanto evidente che il tumore,
pur con il suo carico di stigma sociale, non è l’unica patologia dalla
quale doversi difendere.
Sfuggiamo pure alle “facili correlazioni” e partiamo quindi da un
punto, che speriamo non più controverso: traffico e inquinamento incidono
pesantemente sulla “qualità” della vita di tutti i cittadini, prima
ancora che sulla “quantità” di vita.

Sono innegabili i costi individuali e sociali, diretti e indiretti, che
il traffico genera: quanto tempo perso, quanti soldi, quanto stress,
quante malattie psicofisiche, (ma anche quanti incidenti, quanti feriti,
quante vittime)? Quanto costa alle casse dello Stato e alle nostre il
traffic jam, l’ingorgo che ci assedia ogni giorno?
Sul versante inquinamento non ci sembra che la situazione sia più
rosea: comunque la si voglia vedere, vivere in un ambiente inquinato, a
prescindere dal fatto che esso accorci o no la nostra esistenza, ci logora,
ci fa stare male, ci costringe a vivere male, aumenta intensità e
frequenza di molte patologie, moltiplica il disagio sociale, rende anche il
nostro futuro assai meno desiderabile.
E, parlando di inquinamento (di cui quello atmosferico è una parte),
neppure ci si può dimenticare che alcuni agenti inquinanti sono spesso
ampiamente sottovalutati, in qualche caso neppure del tutto conosciuti
nei loro effetti, e investono tutti i nostri sensi: non esistono solo le
polveri sottili, il particolato fine che inaliamo ad ogni atto
respiratorio, di cui leggiamo quotidiani bollettini che suscitano un allarme
che, con clamori alterni, si stempera in un senso di impotenza, ma anche
idrocarburi, gas, rumore, eccetera.

Meglio allora inalare un tot di polveri sottili o fumarsi una
sigaretta?
Se non si vogliono assecondare inopportune confusioni, è bene dire
chiaro che un conto è scegliere di fumare, essendo ormai consapevoli della
gravità del danno che il fumo infligge; un altro conto è subire, essere
costretti a respirare un’aria resa mefitica, anche se, per mera
ipotesi, meno dannosa della sigaretta che si è magari scelto di non fumare.

Ma veniamo infine all’argomento scientifico da cui è nata questa
riflessione: assodato che la qualità della vita dei cittadini comunque ne
risente, è proprio vero che l’inquinamento atmosferico prodotto dal
traffico, nella fattispecie quello da polveri sottili, non ha tuttavia
conseguenze mortali provate sul piano medico-scientifico ed epidemiologico?
Gli studi condotti a livello internazionale indicano ormai chiaramente
che una correlazione c’è. L’inquinamento è dunque un fattore patogeno
(si pensi alle malattie a carico dell’apparato respiratorio e
cardiovascolare), nonostante che la sua efficacia nel causare malattie tumorali
appaia inferiore a quella di altri agenti. Ma questo, di per sé, non
significa nulla: certamente non vuol dire che si debba abbassare
l’asticella nella lotta al traffico e all’inquinamento. Anzi.

Il bello della scienza è che essa è libera: è libera di discutere e
addirittura capovolgere qualunque assunto, non importa quanto consolidato,
senza veli dogmatici, ma ha anche il dovere di essere sempre critica
verso sé stessa.
La libertà della scienza, perché continui ad essere strumento di
ragione, ha un vincolo ineludibile: quello di ancorarsi ai dati, di
dimostrare le proprie tesi, di confrontarsi in modo aperto e senza slogan.
Accanto a ciò, il dovere di chi compie scelte politiche, di chi
amministra, come di chi informa, è quello di non piegare tali dati per utilità
diverse, ma di confrontarsi con essi per quello che stanno
effettivamente a significare.

Ed è in definitiva per questo che, partendo dai dati scientifici (seri,
obiettivi e misurabili) e conoscendo il rigore laico dell’oncologo
Veronesi, in una situazione compromessa come quella milanese, speriamo che
egli non accetti di veder accostare impropriamente il suo nome a tesi
“buoniste” e auto-assolutorie che appaiono quantomeno superficiali ed
erronee.
Perché traffico e inquinamento restano, nei fatti, una delle prime
emergenze, non solo nella nostra città. E nessuno può chiamarsene fuori.

Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus)

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