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Il Blog di Donatella Elvira Camatta | www.partecipaMi.it
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Sabato, 23 Dicembre, 2006 - 09:54

PIERGIORGIO WELBY.............

Mi ero ripromessa di non tornare più sulla vicenda di Piergiorgio Welby, scomparso due giorni fa http://danielatuscano.wordpress.com/2006/09/24/piergiorgio-in-nome-dellumanita/#comments. La sua lezione, affermavo, dev’essere accolta con rispetto e silenzio. Non mi è stato possibile.
Il Vicariato di Roma gli ha negato i funerali religiosi http://www.romasette.it/modules/AMS/article.php?storyid=122. Nel comunicato stampa si legge che “il dott. Welby aveva ripetutamente chiesto l’interruzione della propria vita, e ciò è contrario alla dottrina della Chiesa”. Intervistato sull’argomento, mons. Rino Fisichella, mal recitando la parte del “padre” rammaricato (in effetti la sua faccia, di pietra, è sempre tristemente uguale), ha confermato che ahilui, questa deplorevole faccenda non poteva che concludersi così, il “dott. Welby” si era messo contro la cultura della vita, ma stessimo tranquilli, la Chiesa non farà mancare né la sua preghiera né la sua miseric…
…no, mi dispiace, ma non riesco a usare questa parola. Mi suona bestemmia, in questi casi. E chi scrive è, o cerca di essere, cattolica. Ha denunciato più volte le pericolose ambiguità dei sostenitori dell’eutanasia. Ma Piergiorgio ora, che già mi era parso simile a Giovanni Paolo II nei suoi ultimi momenti, lo vedo sempre più accomunato al Condannato per eccellenza, a quel Cristo cui il soldato sferrò uno schiaffo: “Rispondi così al sommo sacerdote?” (Gv 18, 22) .
I nostri sommi sacerdoti, in nome della Vita, negano un alito di concreta vita all’anima di Piergiorgio. Eppure, Piergiorgio, so che dall’alto ci scruti e sai che anche noi, oggi, noi cattolici intendo, non siamo tutti così. Ci vergogniamo di una Chiesa che fino a poco tempo fa (ma evidentemente, in questi tempi di rinnovata Controriforma, si sta tornando ai “bei tempi andati”) negava ai suicidi la sepoltura in terra consacrata. Ma non ha mai disdegnato solenni esequie a un mafioso. Non accetta la tua salma nel suo sacro tempio, a te che rischiavi di morire soffocato, a te che soffrivi atrocemente dall’età di 18 anni, a te che, forse, volevi non tanto l’eutanasia quanto evitare un vano, sadico accanimento terapeutico. Il dolore in sé non è un valore, e tu lo sapevi bene. Sei morto per testimoniare la vita degna, non per fornire alibi a chi vorrebbe sbarazzarsi di un corpo deforme e negato.
E mentre il Papa torna a tuonare sulle coppie di fatto, non vorrei davvero, specie in questo periodo, vergognarmi di essere cattolica. Ma non è questione di religione, è questione di… quella parola che non riesco a scrivere ora. A Natale, secondo lo stanco e ipocrita vaniloquio, siamo tutti più buoni. Se lo siamo sempre, però, altrimenti non ci salva nemmeno Gesù Bambino. E loro, loro non lo sono. Perdonaci, Piergiorgio, ora puoi farlo.
image
 TI VOGLIO BENE
Daniela Tuscano
Sabato, 23 Dicembre, 2006 - 09:52

A OPERA MANIFESTAZIONE ORE 12,OO OGGI

L'invito è quindi di far girare il più possibile questa nota e possibilmente di partecipare all'iniziativa:
23 dicembre - ore 12.00
Opera - area dove verranno sistemate tende
da Milano in macchina: Via Ripamonti - SS 412 - prima uscita per Opera "Opera centro" - alla prima rotonda, girare a destra.
Attenzione: ci dicono che potrebbero esserci presidi anti-rom da quelle parti.
un abbraccio
Luciano Muhlbauer


 
FATE GIRARE E PARTECIPATE GRAZIE
  
OPERA: MANIFESTAZIONE CONTRO IL CAMPO PROVVISORIO PER ROM:
INCENDIATE LE TENDE APPENA ALLESTITE
SABATO PARTECIPIAMO AL  PRANZO AL CAMPO CON DON COMEGNA
Ieri sera Opera è stata teatro di gravi manifestazioni xenofobe.
In seguito all' improvviso  sgombero di un centinaio di cittadini rom ( tra cui una trentina di bambini) dalle baracche di  via Ripamonti, nello scorso fine settimana erano stati avviati lavori per un campo provvisorio in territorio di Milano al confine con il quartiere  residenziale Noverasco di Opera, nelle vicinanze di una casa di riposo.
Il Comune di Opera, che non era stato informato, ha  segnalato che l' area non era idonea e data l' emergenza umanitaria  ha offerto la propria disponibilità ad un protocollo di intesa con Prefettura, Provincia e Comune di Milano per creare un campo provvisorio- per alcuni mesi- in un area in territorio di Opera  utilizzata per i  circhi. La gestione è affidata allla Casa dell' accoglienza di  Don Colmegna che attualmente ospita una parte   dei rom , mentre altri sono nel dormitorio di viale ortles.
La Provincia è intervenuta immediatamente, ieri erano state montate le tende.
Ieri sera era previsto un consiglio comunale. Il Sindaco si è reso disponibile a discutere ad inizio seduta del problema ma la discussione non è potuta avvenire per il clima di forte tensione da parte del pubblico, sia nel palazzo comunale che all' esterno, incitata da esponenti di destra e della lega .
Un numeroso gruppo si è recato al campo e poco dopo le tende sono state incendiate. Quindi la   via principale di attraversamento di opera è stata bloccata dai manifestanti anche con una tenda messa di traverso che impediva il passaggio ai pullman, mentre si minacciava di andare immediatamente  sotto casa del sindaco e di riprendere la protesta venerdì . Numerosi cittadini "comuni" osservavano ed approvavano, l' arrivo delle telecamere di rai e tg 5 ha dato nuovo impulso alle proteste. L' arrivo di ulteriori forze di polizia ha calmato la situazione che si è normalizzata verso mezzanotte e mezza .
Nel frattempo l' amministrazione ha tenuto una riunione dei consiglieri di maggioranza con l' arrivo di resenza di rappresentanti della Provincia (l' Ass. Corso) e Don Colmegna .
Si è deciso innanzitutto di fare una iniziativa sabato 23, con un pranzo di solididarietà nell' area del campo cui parteciperanno anche i rom,  con l' intenzione di favorendo il superamento dei pregiudizi .
Tutti coloro che vogliono partecipare all' insegna della nonviolenza e della  sono invitati.
E' importante sostenere quanti sono impegnati nel risolvere i problemi di questa famiglie e respingere il crescere della xenofobia.
Per cortesia fate girare
Grazie
Mercoledì, 20 Dicembre, 2006 - 13:44

Lettera del Comitato Inquilini Molise - Calvairate - Ponti

Lettera pubblicata da Il Manifesto il  25-10-06

 
COMITATO INQUILINI MOLISE-CALVAIRATE-PONTI

Via degli Etruschi, 1 - 20137 – Milano - Tel/Fax 02/55011187

e-mail: basta.esclusione@tiscalinet.it - http: web.tiscalinet.it/bastaesclusione
in collaborazione con
CARITAS DECANALE ROMANA-VITTORIAAssociazione Luisa Berardi – Milano
 
A Letizia Moratti
Sindaco di Milano
Milano
 
Signor Sindaco, nel febbraio scorso Lei ci ha invitati ad un incontro nel Suo ruolo di candidata alle elezioni amministrative. In quell’occasione, il 13 febbraio, nel poco tempo di cui Lei  disponeva,  Le abbiamo esposto le richieste che abbiamo presentato nel corso degli anni ai responsabili istituzionali rispetto alle condizioni di degrado e di esclusione di questi Quartieri e, dal 2004, per un cambiamento della conduzione del Contratto di quartiere,  gravemente inadeguata nella sua impostazione generale e negli indirizzi specifici relativi alle problematiche edilizie e sociali. Se sarà possibile, ci ha detto, ci incontreremo nuovamente. Durante la campagna elettorale non Le è stato possibile.
In data 10 luglio Le abbiamo chiesto l’incontro che è stato nella nostra attesa dopo la Sua elezione. Nel corso della campagna elettorale abbiamo considerato con attenzione alcune Sue dichiarazioni: se sarò eletta andrò nei quartieri… per le periferie faremo come a Lione. In data 9 corr. abbiamo telefonato alla Sua segreteria e la risposta che ne abbiamo ricevuto alla nostra lettera del 10 luglio è stata: “Il Sindaco non riceve privati cittadini. Il vostro incartamento è stato trasmesso all’Assessore Colli.”
Signor Sindaco, la situazione oggi è ben più grave di quella che Le abbiamo esposto a febbraio.
Abbiamo chiesto e ottenuto un lavoro di monitoraggio nel quartiere Calvairate, fino ad oggi eseguito con risultati parziali, per modificare in base alla conoscenza delle condizioni degli alloggi e delle famiglie i progetti preliminari degli interventi di ristrutturazione edilizia, non partecipati, confermati come progetti definitivi, non partecipati.  Assente il Comune in conseguenza di decisioni di riassetto della struttura responsabile dei Contratti di quartiere, l’ALER vanifica il lavoro del  monitoraggio fin qui compiuto  e avvia il lavoro di definizione dei progetti esecutivi di ristrutturazione edilizia confermando la progettazione non partecipata del 2004: un intervento pesante su un blocco di tre isolati per 686 alloggi, un cantiere aperto per dieci anni in un’area abitata da molti anziani e persone in difficoltà, che dovrebbero affrontare il trasferimento ad altro alloggio per la durata dell’ intervento, eseguito  per lotti di due scale. E’ decisa la demolizione di alloggi ristrutturati dagli inquilini con l’investimento dei loro risparmi o  della liquidazione ottenuta con il pensionamento, in mancanza di certificazione, mentre rimangono senza risposta i restanti alloggi del quartiere con i servizi igienici forniti di solo water, privi di doccia o vasca, o per altri aspetti in condizioni invivibili. Non si comprende perché non sia possibile inserire gli ascensori esterni, tenuto conto dello sconquasso che determinerebbe lo sventramento all’interno delle scale.
Un grande numero di persone e famiglie  non intendono subire queste decisioni e lasciare il loro alloggio per l’esecuzione degli interventi.    L’ALER  non ha dato alcuna informazione agli inquilini,  che devono aprire la porta ai tecnici incaricati della progettazione esecutiva ignorando che cosa sia stato deciso.  Nessuna attenzione ad una possibilità di lettura del monitoraggio che cambi la progettazione originaria imposta  in base all’impostazione assurdamente rigida  e costrittiva del Bando della Regione Lombardia, astratta rispetto alle reali condizioni dei quartieri,  con unilaterali criteri tecnico-economici. Nessuna impostazione del Contratto per quanto riguarda le gravi problematiche sociali. Quale decisione, dunque, rispetto  alla richiesta di  considerare infine la reale condizione dei quartieri e della popolazione, i bisogni a cui dare risposta? In conseguenza di questa situazione abbiamo deciso di sospendere la nostra partecipazione al Laboratorio di quartiere, continuando il nostro impegno nei Quartieri e per il Contratto di quartiere,  in attesa di conoscere le Sue risposte, le Sue assunzioni di responsabilità.
Le rinnoviamo la richiesta di un incontro  di lavoro nei nostri Quartieri, per noi urgente. Ora si può disporre del tempo necessario per ascoltare, per conoscere, per studiare le soluzioni migliori possibili, rispettando la partecipazione e non mortificandola, Invece precipitano  decisioni dall’alto che offendono gli abitanti, con il rischio di spreco delle risorse pubbliche.
Le inviamo il nostro saluto.
Franca Caffa – Presidente Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti
Ing. GiovanBattista Barbarossa – Volontario Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti
Don Luciano Pozzi – Responsabile Caritas Decanale Romana-Vittoria
Mariangela Simini – Presidente Associazione Luisa Berardi

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 15:31

Comiso: da rampa di guerra a sito di pace di Alex Langer

E' nota, e non occorre qui ripercorrerla in dettaglio, la storia dell'installazione dei c.d. "euromissili" in Europa. Dopo che, nel 1977, l'Unione Sovietica aveva installato in territorio europeo i suoi missili SS-20, nel dicembre 1979 interveniva la decisione della NATO di rispondere col dispiegamento di un certo numero di missili INF (Intermediate Range Nuclear Forces), "a media gittata".

La posizione che la NATO si poteva, alla fine, riassumere nella c.d. "doppia decisione": installare i propri missili, e negoziare con l'URSS la riduzione degli "euromissili" in entrambi i campi. In seno all'Alleanza Atlantica veniva convenuto che un certo numero di missili "Pershing II" e di "Cruise" (GLCM = Ground Launched Cruise Missiles) venissero dislocati in alcuni degli Stati membri. Questa decisione della NATO e dei Governi interessati aveva provocato un vasto movimento pacifista, in molti paesi europei occidentali, contrario all'installazione di missili che venivano visti come elemento di massima insicurezza del c.d. "teatro europeo".

In tale quadro, anche in Italia veniva scelto, dal Governo, il sito del piccolo e vecchio aeroporto "Vincenzo Magliocco" a Comiso (Ragusa, Sicilia) come base missilistica, portata a compimento nel 1983. Nel 1987 i missili GLCM ivi installati ammontavano a 108 (in dotazione al "487th Tactical Missile Wing" dell'"US Air Force"); al tempo stesso altri "euromissili" erano dislocati in Belgio (Florennes, 20 GLCM), nei Paesi Bassi (Woensdrecht), nella Repubblica Federale di Germania (Wüschheim, 62 GLCM; Wellerbach, 12 Pershing II; Schwäbisch Gmünd, 40 Pershing II; Waldheide-Neckarsulm, 40 Pershing II; Neu-Ulm, 40 Pershing II) e nel Regno Unito (Greenham Common, 101 GLCM; Molesworth, 18 GLCM). La base di Comiso aveva ospitato, a regime, circa 2700 militari USA, il personale civile era in parte locale ed in parte statunitense.

In seguito allo storico accordo tra Reagan e Gorbaciov, raggiunto a Washington l'8 dicembre 1987, dove si prevedeva l'eliminazione di 2000 testate nucleari (il 20% dello schieramento nucleare europeo), veniva deciso lo smantellamento degli "euromissili" (accanto all'eliminazione di altri tipi di armamento nucleare, chimico e convenzionale): la NATO si impegnava a rinunciare a 689 missili tra "Pershing II" e "Cruise", il Patto di Varsavia a sua volta si impegnava ad eliminarne 826.

Ancor prima della data prevista (fine maggio 1991), la base di Comiso veniva lasciata libera dai missili "Cruise", asportati - sembra - in data 27 marzo 1991, con destinazione alla base di Davis Monthan, Arizona (USA), dove vettori e testate dovevano essere distrutte. Entro lo stesso anno 1991 la base veniva restituita al Governo italiano, dopo che circa 200 militari USA vi erano ancora rimasti dopo la partenza dei missili.

Contrariamente alle assicurazioni, date dall'allora Ministro della Difesa Lagorio nel Parlamento italiano, che la base di Comiso non avrebbe comportato spese per l'Italia, in realtà circa un terzo della spesa è stato sostenuto dall'Italia, un terzo dagli USA ed un terzo dalla NATO. Dal punto di vista socio-economico, la presenza della base ha comportato direttamente un'occupazione precaria di poche centinaia di persone (che oggi si trovano in "cassa integrazione", un trattamento di temporanea disoccupazione previsto dal sistema sociale italiano). Gli effetti economici indotti (industria alberghiera, forniture, edilizia, ecc.) sono stati molto inferiori alle aspettative, anche a causa di una conduzione fortemente "autarchica" della base. In tal modo la regione interessata ha subito un doppio danno: prima la sua economia si è ri-orientata verso la presenza della base militare, ed ora deve riqualificarsi di nuovo, senza di essa. Qualcuno sostiene anche che la prospettiva di sviluppo (poi non realizzatasi) intorno alla base militare avrebbe attirato elementi mafiosi, prima non presenti in provincia di Ragusa.

2.

Anche dopo lo smantellamento della base missilistica di Comiso, il carico di installazioni militari in Sicilia resta ancora molto forte: vi sono ulteriori basi USA e NATO (tra le quali Augusta-Melilli-Priolo/Siracusa, Isola delle Femmine/Palermo, Lampedusa/Agrigento, Motta Sant'Anastasia/Catania, Sigonella-Lentini/Siracusa, Trapani-Birgi), con circa 6000 militari statunitensi e si registra ogni anno un elevato numero di incidenti connessi a tale presenza. Ma sicuramente il ritiro della base di Comiso apre una prospettiva di rilancio di attività civili, e pone - al tempo stesso - un serio problema di riconversione di infrastrutture ed attività. Va ricordato, a questo proposito, che l'installazione della base di Comiso non ha poi portato tutto quello "sviluppo" che era stato prospettato alle popolazioni della zona, ed ha in alcuni casi seminato persino disoccupazione, visto che talune attività tradizionali (commercio, agricoltura, turismo) hanno dovuto cedere il passo ad un "economia della base militare", in gran parte interna ad essa. La seriocoltura e l'edilizia, attività tradizionalmente sviluppate, sono rimaste condizionate in negativo da un sviluppo tutto incentrato intorno alla base militare. Ecco perché oggi si sente fortemente il bisogno di risanare l'economia locale e rimediare ad alcuni dei danni prodotti. Così è iniziato il dibattito, a molti livelli e molte voci, sul futuro della base di Comiso e sulla possibile destinazione civile dell'area e delle infrastrutture. Se ne stanno occupando Parlamento e Governo italiano, l'Assemblea e l'Amministrazione Regionale Siciliana, i Comuni e le Province interessate ed ovviamente anche l'opinione pubblica. Le ipotesi di utilizzo che vengono lanciate, spaziano da proposte più orientate a finalità economiche (trasformazione in aeroporto civile e commerciale), altre ispirate ad impianti di alta tecnologia (centro ricerche su "energie pulite"; progetto ricerche LASER; ricerche su applicazione tecnologie ex-militari, ecc.), a proposte miranti alla creazione di un centro internazionale di dialogo, di promozione della pace e dei diritti umani nell'area Mediterranea, di cooperazione euro-araba o di un "Politecnico del Mediterraneo", sino all'idea di utilizzare gli impianti riconvertiti in un grande centro di protezione civile e prevenzione catastrofi.

Ovviamente non può spettare al Parlamento o alla Comunità europea la scelta su come riconvertire l'ex-base di Comiso o altre analoghe strutture: ciò è interamente nelle mani delle autorità nazionali, regionali, provinciali e comunali, secondo le distinte competenze, che la Comunità europea rigorosamente rispetta.

Ciò che il Parlamento può raccomandare, è così riassumibile:

1) che nel caso di Comiso, e di altre analoghe ex-installazioni militari nella Comunità, la riconversione civile avvenga possibilmente con una valorizzazione della vocazione europea di tali siti, che da impianti destinati alla difesa militare comune ben si presterebbero a diventare importanti istituzioni civili di rilievo europeo e forse comunitario;

2) che la Comunità eserciti la sua azione di sostegno in favore dei processi di riconversione, che dovunque comportano problemi occupazionali, strutturali ed infra-strutturali, dovuti al passaggio da economie che per un certo periodo hanno dovuto subire una finalizzazione tutta o prevalentemente militare e che ora devono riqualificarsi a scopi civili.

3.

Il Parlamento europeo già in almeno tre occasioni si era espresso in favore dei processi di riconversione civile di impianti e strutture militari. "E' necessario favorire la riconversione delle regioni della Comunità in cui l'occupazione dipende in forma considerevole dall'industria bellica, sostituendola con una produzione più diversificata di beni socialmente utili", diceva ancora recentemente il cons.H della risoluzione del 18.4.1991. Naturalmente lo stesso problema si pone, pur magari in dimensioni minori, nei casi dove installazioni militari vengono tolte perché ritenute - fortunatamente - non più necessarie: l'economia di aree più o meno vaste ruotava, talvolta per anni, talvolta per decenni, intorno a tali installazioni, tanto che dopo la loro chiusura occorre trovare delle alternative, sia sul piano occupazionale che su quello dell'utilizzazione di areali ed impianti. Perchè non accogliere, anche a livello comunitario, l'idea oggi espressa nel caso di Comiso dalle autorità locali siciliane ed all'interno del Parlamento italiano, di sforzarsi di trovare, persino con una sottolineatura simbolica, delle destinazioni civili che possano contribuire non solo ad una sana economia regionale, ma anche al dialogo ed alla pacificazione internazionale e comunque ad una vocazione europea ed internazionale dei siti un tempo prescelti per ospitare missili, caserme, sistemi di armamento e così via?

Ecco perchè viene spontaneo pensare alla necessità di stimolare l'intervento comunitario in favore ed a sostegno di simili processi di riconversione. Già esiste una linea di bilancio (denominata B2-610) che mira al sostegno delle "regioni periferiche ed attività fragili della Comunità" con il programma PERIFRA, attualmente (1992) finanziato con 50 milioni di ECU (competenza) e 45 milioni di ECU (cassa). L'introduzione di tale linea di bilancio, oltretutto, aveva permesso nel 1990 il Parlamento europeo di superare un emendamento (nr.344), presentato dai deputati Lo Giudice, Theato, Langer, Cassanmagnago Cerretti, Forte, Zavvos e Bindi, volto a finanziare un programma di iniziative per compensare alcuni contraccolpi economici dovuti a processi di smilitarizzazione in corso (comprendendovi anche la base di Comiso), adottando invece l'emendamento nr.730 del relatore Lamassoure (66,4 MECU di competenza, 50 MECU di cassa) per il programma PERIFRA, esplicitamente destinato a finanziare progetti-pilota aventi attinenza, tra l'altro, con "la riconversione di basi militari e industrie militari". Tra i progetti-pilota miranti a far decollare attività nuove o alternative alle precedenti basi militari, presi in considerazione in tale ambito, troviamo (sovvenzionati al 25-50%) per esempio progetti relativi alle ex-basi sovietiche in Germania orientale o ex-basi NATO come Torrejon in Spagna. Una gestione piuttosto flessibile e pragmatica ha contraddistinto l'impiego di tali risorse, la cui disponibilità veniva comunicata agli Stati membri, attraverso i loro ambasciatori, in data 23 marzo 1991, fissando il 30 aprile 1991 come limite per l'accettazione delle domande di sovvenzione PERIFRA avanzate a livello nazionale. In luglio si è poi proceduto alla selezione dei progetti, il cui elenco è stato pubblicato il 9 settembre 1991. La responsabilità per l'esecuzione dei progetti appartiene ai Governi nazionali degli Stati membri.

Tra i 124 progetti presentati entro il 31 maggio 1991, per una richiesta complessiva di 117,4 MECU, sono stati poi selezionati, sinora, 25 progetti PERIFRA da sovvenzionare. Tra questi troviamo, in particolare, la riconversione della base NATO a Turnhout (Belgio), dove l'aiuto comunitario (515.000 ECU) viene impiegato per riqualificare il personale belga della base militare; la riconversione di altre basi NATO a Karup (Danimarca) e Torrejon (Spagna); la riconversione civile di ex-basi sovietiche in Germania orientale (Stendal/Sachsen Anhalt, Neubrandenburg/Mecklenburg-Vorpommern, Zinna/Brandenburg, Neuruppin/Brandenburg) o ex-basi del Patto di Varsavia (Thüringen), ma anche ex-basi americane, inglesi, francesi o tedesche in diversi Stati-membri(Zweibrücken/D, a Brest e a Tarbes (Francia), dove si tratta di riconvertire industrie di armamenti (radar) e basi GIAT; a Merseyside (Regno Unito) si contribuisce alla riconversione di cantieri navali, e si ha persino un caso in cui si finanzia la valorizzazione turistica di un forte militare (Kijkduin/Den Helder, Paesi Bassi).

Resta solo da auspicare che la dotazione finanziaria del programma PERIFRA possa essere via via adeguato alle necessità, e che una sistematica politica di ricerca, di accompagnamento e di incentivazione di questi processi di riconversione possa essere condotta costantemente e con attenzione dalla Commissione esecutiva della Comunità, in sintonia con le autorità regionali e nazionali interessate.

4.

Anche i fondi per lo sviluppo regionale (FEDER) potrebbero utilmente essere impiegati, tra altri scopi, pure al fine di sostenere la riconversione civile che si rende necessaria in seguito a processi di smilitarizzazione che possono provocare dei contraccolpi occupazionali o economici. Obiettivo di tali fondi è la riduzione delle disparità di sviluppo e di ricchezza tra le regioni della Comunità: quando si dimostri, che la riconversione di ex-basi militari produrrebbe vantaggi per il rilancio economico delle regioni interessate, anche i FEDER potrebbero contribuire a finanziare infrastrutture o servizi di interesse generale, che magari prendano il posto delle installazioni militari.

Meno indicato sembra, allo stato attuale, il ricorso ai fondi strutturali della C.E., visto che sono assai generali nei loro obiettivi e non vincolano a favorire proprio quei processi di riconversione dal settore militare al civile, di cui qui ci stiamo occupando.

5.

Concludendo si può dire, dunque, che la riconversione della ex-base missilistica di Comiso in Sicilia ad usi civili, così come è prevista dalle numerose prese di posizioni delle autorità localmente competenti, potrebbe trovare un utile sostegno da parte della Comunità, e che la Comunità Europea oggi dovrà anche in molti altri casi favorire - con sussidi finanziari e "know-how" tecnico - analoghi processi di riconversione in tutti gli Stati-membri. Spetterà alle autorità nazionali prendere le opportune decisioni ed avanzare le necessarie domande. La Comunità non può che rallegrarsi ogniqualvolta una realizzazione civile di orientamento e di ispirazione europea e comunitaria prenderà il posto di installazioni militari ormai superati dagli eventi, e non mancherà di offrire il proprio sostegno, secondo le proprie normative.

Ed il Parlamento europeo, a sua volta, non mancherà di premere sulle autorità esecutive della Comunità perchè si ottengano i necessari ampliamenti dei programmi ed il conseguente adeguamento dei fondi occorrenti.

Relazione sulla riconversione ad usi civili della base militare missilistica di Comiso in Sicilia, presentata per incarico della Sottocommissione Disarmo e Sicurezza e della Commissione Politica del Parlamento Europeo

Gennaio 1992

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 13:17

A proposito di Regolamenti Edilizi: quali sono gli altri Comuni "virtuosi"

Qualche giorno fa ho lanciato su questo blog e sul forum generale la proposta politica, che si tradurrà in un mio impegno relativo e conseguente agli strumenti istituzionali del Consiglio di Zona, di riformare accuratamente il Regolamento Edilizio Comunale, oggi vigente ma obsoleto in termini del recepimento di linee guida all'insegna dello sviluppo ecosostenibile ed ecocompatibile delle nuove edificazioni, private e pubbliche. La filosofia che regge la ratio della necessità di apportare un complessivo disegno di roforma consiste nel garantire costruzioni che non inquinino, emettendo sostanze di vario tipo tramite sistemi di riscaldamento e termini assolutamente insostenibili, riportando le fonti di energia e termodinamiche sotto la valenza del risparmio energetico e della caratteristica naturale e rinnovabile delle medesime.
L'esempio più direttamente incidente in materia è il Regolamento Edilizio riformato ex ordinanza comunale a Barcellona, esempio europeo. Per imanere in un contesto più limitrofo ho riportato il Regolamento rivisto di Carugate, emesso con delibera nel 2005, primo esempio, possiamo dire in senso pioniersitico a livello istituzionale, di impegno di riforma completa e accurata dell'edificazione e dei criteri di compatibilità ambientale e di una loro attenta e accurata verifica.
Ci sono, però, altri comuni della Provincia di Milano e della Lombardia che hanno recepito la riforma con nuovi regolamenti edilizi rivisti e riletti alla luce delle nuove esigenze di uno sviluppo di qualità della società e dell'ambiente.
Al seguente url http://www.tazioborges.it/EdiliziaSostenibile/Reg_Ed.pdf potrete trovare gli elenchi dei Comuni, in totale sono 6, che hanno già deliberato la Riforma del Regolamento Edilizio Comunale, sull'esempio di Carugate, e altri in cui la nuova delibera d riforma è in discussione, ma prossima al suo licenziamento.
Altra qualità dal punto di vista ecologico e sociale derivante dalle nuove disposizioni consiste nell'assicurare una riduzione dei consumi di energia della metà: è un notevole passo in avanti.

Infine riporto in allegato in formato pdf le linee guida per un Regolamento Edilizio Tipo delineate dall'Assessorato all'Ambiente della Provincia di Milano, il cui documento è reperibile sul sito stesso della Provincia, consistenti in un accurato disegno di analisi sugli impatti ambientali derivabili dagli insediamenti residenziali, pubblici e privati, e sulle disposizioni possibili da proporre per limitare ed eludere queste esternalità negative per la qualità del vivere in città. E', questo, un documento di analisi molto attento e puntuale, ottima guida politica istituzionale per una seria riforma dei Regolamenti Edilizi oggi vigenti, soprattutto quello di Milano, ancora fermo a qualche decennio fa e oggi assolutamente incompatibile con le nuove istanze di qualità dello sviluppo urbanistico e del miglioramento delle condizioni di vita della cittadinanza.

Cordialmente
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 12:39

Contro lo smog la Provincia di Milano istituisce la pagella per gli edifici

pubblico di seguito, proprio per rimanere in tema di edilizia sostenibile e nuove costruzioni eco compatibili e all'insegna del risparmio energetico, un articolo di Sergio Zabot, direttore del Settore Energia della Provincia di Milano.
Il 24 Gennaio è stata presentata a palazzo Isimbardi una procedura per la certificazione energetica degli edifici messa a punto dal Politecncico di Milano. L’iniziativa nasce nell’ambito del tavolo Energia & Ambiente, istituito dall’assessorato provinciale all’ambiente con i Comuni del milanese. Così come avviene da anni per i frigoriferi e le lavatrici, anche le case della Provincia di Milano avranno la loro brava etichetta  a scalini che, con una efficace colorazione che va dal Verde al Rosso identifica sette classi, da A per i bassi consumi, a  G per gli alti consumi.

Assieme al certificato energetico verrà rilasciata anche una targa che indicherà, in unità fisiche (kWh/m2) il fabbisogno di energia dell’edifico e che potrà essere esposto all’ingresso a fianco del numero civico.

Parallelamente, la Provincia sta creando un ente di accreditamento che avrà il compito di formare, accreditare e controllare i certificatori energetici, nuove figure professionali che, su richiesta dei Comuni, dei costruttori o anche di semplici cittadini, avranno il compito di assegnare ad ogni edificio, dopo aver fatto le necessarie verifiche, la sua etichetta.

L’istituzione della etichettatura energetica, peraltro già prevista da una legge mai applicata del 1991 e ribadita da una Direttiva europea nel 2001, introduce un elemento di conoscenza del reale consumo di un appartamento o di un edifico, oltre che inserire un po’ di trasparenza in un mercato edilizio ormai attento solo alla firma delle piastrelle del bagno e alle rubinetterie.

Porre al centro dell’attenzione i consumi energetici, oltre che dare impulso a un modo di progettare più attento all’efficienza e al risparmio energetico, serve a diminuire le emissioni di inquinanti in atmosfera, ma soprattutto ad alleggerire le bollette del gas e della luce che ormai sembrano fuori controllo.

L’iniziativa non è nuova in Italia. L’applicazione della certificazione “Casa Clima” in Alto Adige ha fatto da battistrada, dimostrando come nel volgere di pochi anni la richiesta di certificati sia aumentata esponenzialmente a discapito degli edifici meno efficienti dal punto di vista energetico, che si stanno deprezzando. Sebbene l’area milanese, come del resto tutto il nord Italia sia caratterizzato da una più ampia varietà edilizia, potrebbe verificarsi anche qui lo stesso fenomeno, sostanzialmente per via dei costi sempre più crescenti dei combustibili.

D’altra parte, l’adozione di misure di emergenza come la riduzione della temperatura degli ambienti riscaldati è il segnale preoccupante di una mancanza di governo dell’energia che, dopo essersi manifestata negli anni scorsi sul versante elettrico con i black-out, ora si estende anche al gas.

L’attenzione dei media viene distolta e rivolta  sulla necessità di adeguare l’offerta, attraverso l’incremento delle importazioni dei gasdotti e con la realizzazione di terminali di rigassificazione. Tutte cose ragionevoli. Ma non bisogna dimenticare le azioni sul lato della domanda.

Anche sul lato della domanda ci sono risorse e queste risorse si chiamano efficienza energetica e uso razionale dell’energia e non bisogna mai dimenticare che l’energia migliore è quella che non si consuma.

Il risultato di politiche di sostegno alla gestione della domanda è lo sviluppo dell’innovazione, sia di processo, sia di prodotto, che porta alla realizzazione di dividendi multipli in termini di minori consumi, minori costi per le famiglie, minori impatti ambientali, maggiore sicurezza negli approvvigionamenti. Queste politiche infine possono trasformarsi in opportunità concrete di sviluppo di tutto il mondo progettuale e imprenditoriale, assai vasto, che ruota intorno all’edilizia in genere.

(*) Direttore del Settore Energia della Provincia di Milano

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 12:34

Le proposte di Fiab CICLOBBY sulla mobilità sostenibile

dicembre 2006
Alcune riflessioni sul dibattito in corso
Premessa
Il Sindaco Letizia Moratti e l’Assessore al Traffico Edoardo Croci hanno avuto il merito di porre in modo concreto la questione della pollution charge cercando una risposta coraggiosa e impegnativa, sino ad ora mai tentata nella nostra città, decidendo di affrontare l’emergenza milanese attraverso la riduzione delle emissioni inquinanti (pollution) e tentando così di superare il nulla che si è fatto a questo proposito sotto le precedenti amministrazioni.

Dopo un dibattito politico che si è tradotto in un ping pong sterile e mancante di qualsivoglia decisione – un chiacchiericcio che appare a dir poco irresponsabile nell’attuale situazione di emergenza endemica e costante – ora sembra arrivato lo stop a questa misura.

Riteniamo comunque che occorra valutare aspetti positivi e negativi delle misure proposte, le possibili alternative per incidere seriamente su un problema che una larga parte della cittadinanza avverte come fondamentale per la propria vita presente e futura.

E’ opportuno prendere le mosse da una considerazione all’apparenza banale: TRAFFICO (congestion) e INQUINAMENTO (pollution) sono problemi distinti, anche se correlati.

Sono correlati nel senso che l’inquinamento urbano risulta prodotto in una misura intorno al 75% dalle emissioni dei veicoli, e dunque dal traffico (nella quota restante un ruolo importante hanno le emissioni degli impianti di riscaldamento).

Ma sono altresì problemi distinti perché se pure, paradossalmente, i veicoli funzionassero con acqua di mare ed emettessero unicamente ossigeno puro aromatizzato con il delicato profumo del risotto allo zafferano, resterebbero comunque da affrontare tutti gli altri aspetti legati al congestionamento da traffico: rumore, incidentalità, occupazione degli spazi e degrado dello spazio urbano, incidenza sui tempi di lavoro e di non lavoro, costi sociali e costi individuali che nessuna auto ad emissione “zero” può eliminare e che gravano pesantemente sulla qualità della vita dei cittadini e addirittura sulla loro aspettativa di vita (le statistiche parlano di 800 morti l’anno solo come effetto dell’inquinamento urbano).

A ciò si aggiunge un ulteriore aspetto.
Poiché l’inquinamento – ma sarebbe meglio parlare al plurale, essendo multipli gli agenti inquinanti (gas, idrocarburi, rumore…) e non limitabili solo alle famigerate Pm10 del particolato fine – non si lascia arrestare dai confini amministrativi di un Comune, è evidente che la gestione delle politiche ambientali (in particolare quanto alla soglia di tollerabilità degli inquinanti all’interno di una determinata area) non possa essere solo municipale.

In questo senso, quindi, la proposta di una pollution charge, che distingue il contributo economico dovuto in base al carico inquinante dei veicoli (classificazione Euro 0, 1, 2, etc.), all’interno di un’area della città di Milano, e solo entro alcune fasce orarie, presta il fianco ad obiezioni abbastanza rilevanti: cioè di costituire una risposta parziale e di limitata efficacia al problema “pollution”.

Proprio in relazione ai limiti sopra ricordati sembrerebbe poter avere un maggiore impatto un sistema di road pricing (la cd. congestion charge), accompagnato da una tariffazione della sosta estesa all’intera città (cd. park pricing). La congestion charge, a differenza della pollution charge, colpisce il traffico circolante sulle strade all’interno di una determinata area e ha il vantaggio di non dipendere dalla classe inquinante del parco veicolare (con ciò si può dire che essa risponde meglio all’esigenza di considerare traffico e inquinamento come problematiche distinte). Il park pricing, poi, permette una tariffazione molto precisa e selettiva, nel senso che può essere modulata: cioè più cara nelle zone maggiormente dotate di mezzi pubblici, dove maggiori sono le alternative di trasporto, più leggera nelle zone meno servite dai trasporti pubblici, con agevolazioni ed esenzioni altrettanto mirate (es. veicoli del car sharing). Chiaramente, l’adozione di un sistema diffuso di park pricing richiede che si adotti un controllo efficace e non episodico della sosta selvaggia, anche per quanto riguarda il carico/scarico merci.

Ma, per non perdere di vista l’obiettivo finale e tenendo conto che, sin qui e da molti anni, a parte una vacua fiera di parole, poco o nulla si è fatto di concreto, organico e strutturale a Milano per invertire la situazione nella quale ci troviamo, è bene evitare di gettar via il bambino insieme all’acqua sporca.

Ciò a maggior ragione in considerazione del fatto che, volenti o no, solo le amministrazioni pubbliche (Regione e Comune, innanzitutto, ma anche la Provincia e fatta salva la residua competenza statale) sembrano dotate dei necessari poteri di intervento.
Non si può infatti dimenticare che, lo scorso inverno, 180 cittadini – sia come singoli sia in rappresentanza di comitati e associazioni, tra cui anche CICLOBBY – si sono rivolti alla magistratura con un ricorso in via di urgenza, ex art. 700 c.p.c., per chiedere ad essa interventi immediati, in sostituzione del Comune di Milano e della Regione Lombardia inadempienti agli obblighi di legge (per il solo Pm 10, nel 2005, si sono verificati 151 giorni di sforamento della soglia critica di 50 microgrammi al metrocubo, contro i 35 giorni massimi di esposizione alle polveri che la normativa comunitaria recepita a livello nazionale ammette; e tali superamenti hanno altresì visto registrare valori giornalieri superiori di due, tre volte a quanto normativamente tollerato), per evitare il pericolo attuale di un danno grave alla salute dei cittadini, dunque di un diritto di rango costituzionale.
Il giudice civile, in primo grado prima e poi in appello, ha respinto il ricorso, non per infondatezza dei motivi, che sono anzi stati in buona sostanza ritenuti sussistenti (determinando anche la decisione del giudice di compensare le spese legali), sia in relazione alla gravità sia alla attualità del pericolo, ma solo in quanto si ritiene vigente un limite interno della giurisdizione del giudice ordinario nei confronti delle pubbliche amministrazioni (discendente dalla L. 2248 del 1865, sic!), sicché in questi casi “ci si trova di fronte ad ipotesi in cui la P.A. esercita in parte un vero e proprio potere di supremazia (…) e comunque un potere autoritativo” (Trib. Milano, Sez. I civ., Galli+177 vs. Comune di Milano + Regione Lombardia, Ord. 1 giugno 2006, Rel. Gandolfi). Un potere che non ammette sostituzioni.

Da qui, dunque, bisogna partire per un ragionamento che integri e non escluda proposte anche diverse, purché razionalmente e coerentemente tese al raggiungimento di un obiettivo comune, chiaro e condiviso, in tempi non biblici.
Occorre allora smettere di limitarsi, per cinismo o rassegnazione, a tamponare le emergenze e ad alzare gli occhi al cielo in attesa di eventi meteorologici favorevoli: bisogna finalmente intervenire.

Osservazioni e proposte
1) 1) E’ impensabile uscire dall’attuale situazione di emergenza derivante dall’effetto combinato di traffico e inquinamento se non ripensando complessivamente le scelte di mobilità, agevolando innanzitutto quelle a minore impatto.
2) 2) I limiti derivanti dall’attuale modello di sviluppo della mobilità motorizzata e la drammatica emergenza a cui assistiamo richiedono quindi la modifica di abitudini individuali che non può passare attraverso soluzioni necessariamente diluite nell’arco di molti anni (tale sarebbe ad es. subordinare l’attuazione di interventi più incisivi solo a seguito della costruzione di nuove linee metropolitane).
3) 3) Condivisibile l’esigenza di destinare maggiori risorse al rafforzamento dei trasporti pubblici, che devono essere in ogni modo favoriti, anche per rispondere alla crescita della domanda (e a tale proposito si può osservare che è necessario intervenire sia sulla estensione della rete sia, e soprattutto, sul contenimento delle soglie di frequenza delle corse, che non può in ogni caso superare i 10 minuti di attesa: estensione, frequenza, velocità, puntualità e comfort sono criteri che ogni utente adotta, più o meno consapevolmente, per valutare la convenienza della scelta a favore del mezzo pubblico).
Ma alcuni interventi, oltre ad essere sostenibili sul piano dei costi, lungi dal richiedere anni, possono essere attuati nell’immediato o nel breve periodo, anche per dare contenuto concreto e costruttivo alla frequente obiezione secondo cui appare necessario “prima favorire il trasporto pubblico” evitando che essa appaia il dito, l’alibi dietro cui si può celare una volontà di non fare, di non cambiare nulla. Eccone alcuni su cui vorremmo poter avere risposte pubbliche e ufficiali:
a. a. Semafori asserviti ai mezzi pubblici: prima di disporsi al rosso danno la precedenza al mezzo pubblico che sopraggiunge, permettendogli così di proseguire la corsa. Gli impianti a Milano esistono già ma, per incomprensibili ragioni, non sono mai entrati in servizio. E’ intenzione del Comune renderli funzionanti? Entro quando?
b. b. Corsie preferenziali: per rendere competitivo il trasporto pubblico migliorandone la velocità commerciale occorre non solo incrementare l’estensione delle corsie esistenti, ma anche sorvegliare che esse non vengano utilizzate e occupate in modo abusivo da altri veicoli. Tale sorveglianza compete al Comune di Milano (Polizia Locale) e appare spesso disattesa.
c. c. Integrazione tariffaria: la vigente normativa regionale già prevede che debba essere adottato un biglietto unico per i mezzi pubblici di Milano e hinterland. Regione e Comune di Milano, principali responsabili dell’attuazione di tale normativa, dicano quali sono i tempi previsti per l’attuazione, assumendo precisi impegni in proposito.
d. d. Mezzi di superficie di nuova generazione: molti dei bus (e dei tram) entrati recentemente in funzione in città su alcune linee urbane sono particolarmente lunghi (Eurotram e bus articolati). Bisogna fare in modo che questi mezzi ad alta capienza trasportistica, che si incagliano facilmente nel traffico, siano favoriti attraverso opportuni provvedimenti che ne agevolino la circolazione protetta, fermo restando che servono anche mezzi snelli, numerosi e frequenti, ben distribuiti nell’arco della giornata, in grado di soddisfare al meglio la domanda di mobilità.
e. e. Combustibili dei mezzi pubblici: è possibile essere rassicurati in merito al fatto che, su tutti i mezzi pubblici a motore circolanti in ambito sia urbano sia extraurbano, in tutta la Regione Lombardia, siano già in opera le tecnologie idonee a ridurre l’impatto inquinante (motori e combustibili ecologici, filtri antiparticolato)? Su questi temi dovrebbe esserci anche una competenza del Settore Trasporti della Provincia di Milano, in quanto le società delle linee di trasporto pubblico hanno la concessione all'esercizio da parte della Provincia, che indice le gare d'appalto. Quindi, il tutto dovrebbe essere regolato da appositi capitolati. E’ possibile conoscere con esattezza lo stato attuale della questione?
f. f. Prolungamento orari apertura della metropolitana: l’estensione del servizio andrebbe resa operativa al più presto e in modo stabile, possibilmente non solo nei fine settimana. Negli orari di chiusura, occorre migliorare ed ampliare l’offerta del servizio Radiobus.
4) 4) Occorre intervenire sulla logistica delle merci, favorendo il più possibile l’utilizzo di mobilità a basso impatto, regolamentando gli orari, ad esempio per il carico e scarico delle merci, la raccolta dei rifiuti, e assicurandone l’osservanza, e soprattutto introducendo progressivamente un sistema di distribuzione delle merci fondato su piattaforme logistiche locali, utilizzo della ferrovia e di mezzi di distribuzione finale elettrici. Occorre comunque far rispettare le ordinanze già attualmente in vigore concernenti i limiti di circolazione dei veicoli pesanti all’interno della città.
5) 5) La realizzazione di nuovi parcheggi “a rotazione” deve essere funzionale a localizzazioni di interscambio, meglio se di cintura, con i mezzi di trasporto pubblico e non invece di destinazione finale, soprattutto se all’interno del centro storico (Mura spagnole).
Viceversa, la creazione di nuove strutture di parcheggio nel cuore della città, lungi dallo scoraggiare, costituisce un fattore di incentivazione alla penetrazione di ulteriore traffico veicolare. Questa criticità si aggiunge alle obiezioni che in numerosi casi sono state fondatamente sollevate in relazione alla scelta delle localizzazioni in aree di pregio storico e monumentale (tali sono, ad esempio, i casi del parcheggio sotto la Darsena o in piazza Meda). In tale ottica il Piano parcheggi approvato dalla precedente Amministrazione comunale richiede di essere profondamente rivisto.
6) 6) E’ indispensabile condividere e rendere al più presto operativo il Piano della Mobilità Ciclistica, impostando le linee di una nuova politica della ciclabilità, nella nostra città sostanzialmente ferma da quasi venti anni, che sia costituita non più solo da progetti e programmi, isolati e disgiunti e spesso destinati a restare solo sulla carta, ma si materializzi finalmente con interventi concreti e realizzazioni che non possono più essere ulteriormente differiti ad attesi. A maggior ragione in considerazione dell’utile contributo che la bici può dare per la riduzione del traffico e dell’inquinamento urbano (e non solo).
7) 7) Sulla proposta del ticket, così come declinata fino a questo momento, si può osservare che essa è apparsa caratterizzata da una relativa incertezza dei contenuti tecnici: se manca solidità all’impianto razionale, se vi sono contraddizioni tecniche, il rischio di ricadute sul piano politico, e quindi sulla effettiva sostenibilità della misura, è alto. Ma le conseguenze di una eventuale retromarcia (come pure di un differimento sine die) su questi temi sarebbero assai gravi e destinate a durare. Per queste ragioni la proposta merita adesione e sostegno critico in un’ottica migliorativa. Gli aspetti critici vanno cioè inseriti in un quadro di valutazioni complessivamente positivo.
8) 8) Al di là di una opzione tendenzialmente favorevole, come espresso in premessa, alla adozione di una misura combinata di congestion charge e park pricing, i punti che sembrano irrinunciabili su un sistema di tariffazione sono i seguenti:
I. I. FINALIZZAZIONE. Non si può pensare che si tratti della introduzione di una tassa aggiuntiva, di un’ulteriore vessazione economica. I proventi del sistema di tariffazione (siano essi derivanti da pollution charge, congestion charge, park pricing) devono essere finalizzati esclusivamente alla mobilità. Tale finalizzazione deve essere il più possibile trasparente, chiara e fortemente visibile perché solo attraverso una verifica, un riscontro permanente della concreta utilità dell’onere sostenuto si può dimostrare alla cittadinanza che “la posta vale la candela” ed è possibile convincere, attraverso la visibilità dei benefici, oltre a quella dei costi, anche coloro che sono oggi più esitanti e scettici, o addirittura contrari. Su questo aspetto di credibilità si gioca una grossa parte della sfida e delle ragioni di successo o insuccesso della misura in discussione. La dimensione degli introiti previsti è tale da consentire interventi strutturali molto consistenti ed è dunque fondamentale che essi siano conosciuti con precisione e condivisi in anticipo.
II. II. RESIDENTI vs. PENDOLARI? Totalmente sbagliata, anche se per fortuna apparentemente superata, è stata l’impostazione data inizialmente alla questione da parte della Giunta comunale di Milano. L’ottica degli interventi non può essere “milanocentrica” e vedere esclusi i residenti dalla applicazione di una misura che avrebbe come unica platea di destinatari quella dei pendolari provenienti dall’hinterland, spesso costretti a utilizzare l’auto privata per le note e antiche inefficienze del trasporto pubblico o comunque per la mancanza di alternative praticabili.
Anche i residenti a Milano devono quindi essere soggetti alle misure destinate a creare un deterrente all’uso massiccio, spesso abuso, dell’auto privata. E si deve tendere al confronto e alla condivisione più ampia con i Comuni esterni alla città e con tutte le altre istituzioni coinvolte (Regione Lombardia e Provincia di Milano). Tenendo conto che queste misure, se pure non determineranno per sé stesse l’uscita dalla emergenza che grava sull’intera Pianura padana, avranno sicuramente l’effetto di modificare le modalità di spostamento a favore di nuove abitudini, così contribuendo a spostare il bilancio della mobilità in una direzione maggiormente sostenibile. Con l’impegno di tutti.

Il documento, proposto dalla presidenza di onlus, è stato condiviso dal Consiglio Direttivo dell’associazione il 16 novembre 2006.

Fiab CICLOBBY
Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 12:32

NEWSLETTER DI ILLIRICO18-atelier delle idee

ILLIRICO18-atelier delle idee informa che da novembre hanno sede presso i suoi spazi:
- Studio di agopuntura
Dott.ssa Nina Pinna
Medico Chirurgo
Tel. 02 75778724 - 389 1158688
Dott.ssa Elena Rinaldi
Medico Chirurgo
Tel. 02 75778724 – 335 1808125
Dott. Luigi Rosa
Medico Chirurgo
Tel. 02 75778724
- Studio di omeopatia e fitoterapia
(giovedì dalle 9 alle 13)
Dott.ssa Guglielmina Pizzorni
Medico Chirurgo
Tel. 02 75778724 - 338 2363633
___________________________________
- Cristina Negrelli
-         cromopuntura
-         reiki master
-         cristalloterapia
-         massaggio ayurvedico
-         radiestesia
Tel. 02 75778716 – 347 7825635
___________________________________
ESPOSIZIONI TEMPORANEE - pittura
dal 1° dicembre 2006 al 21 gennaio 2007
- Clara De Dato
Lo straordinario ingranaggio del corpo umano, indagato con la lente d’ingrandimento perde di poesia per svelarsi nella sua veste più grottesca ma allo stesso tempo delicata attraverso la materia.
“… Tutto nasce da trame ossessive espresse con iperrealistica nitidezza, sempre legante all’evidenza del corpo, ai suoi aspetti anche meno osservati o trascurati. Quadri che indubbiamente coinvolgono, che portano con se la voluta sgradevolezza, la maternità feroce di sensazioni portate al parossismo. Tutto ha dignità e importanza, nobiltà a una realtà umile, bassa, il tutto con effetti cromatici importanti e vari…”  Maurizio Cucchi
___________________________________
CORSI
24-25 febbraio 2007
Agostina Zwilling organizza il corso di feltro “LE SOLIDE BASI”
Due giornate per interiorizzare le regole fondamentali del feltro creando borse, cappelli o ciabatte.
Partecipanti: min 8 – max 10
Durata: 2 giorni (14 ore di lezione)
Orario: 9.30-12.30 e 14.30-18.30
Costo: € 190,00 (materiale di consumo incluso)
Per informazioni e iscrizioni (entro il 31 gennaio 2007) consultare il sito http://www.agostinazwilling.it alla pagina http://www.agostinazwilling.it/03.100_CorsoBase.htm (scaricare il modulo e rispedirlo compilato insieme alla ricevuta del pagamento a Agostina Zwilling, vicoletto Sole 5, 37121 Verona)
___________________________________
L’associazione Artemis propone per il 2007:
- cicli di 3 incontri ognuno su temi di considerevole interesse storico-artistico:
Durata di ogni incontro: 1 ora 15’
Per informazioni e iscrizioni: 02 75778712 - 02 757787 - www.artemisarte.it
- corsi per l’apprendimento linguistico dell’italiano L2 per stranieri
Obiettivi: esercitare l’ascolto e la comprensione, saper leggere e capire le informazioni di un testo scritto, essere in grado di strutturare una conversazione ed esporre il proprio punto di vista.
Durata del progetto: 2 lezioni alla settimana per un totale di 20 lezioni in 10 settimane.
Durata di ogni lezione: 2 ore
Per informazioni e iscrizioni: 02 75778712 - 02 757787 - www.artemisarte.it
___________________________________
FormAttiva organizza corsi di
-  web design (Flash+Dreamweaver)
- modellazione, render e animazione (Rhino 3D+Flamingo+Cinema 4D)
- video e montaggio
- Photoshop
- Freehand
Per informazioni e iscrizioni: www.formattiva.it 
02 75778717  -  340 0555934  -  347 1759977
___________________________________
Segnaliamo inoltre:
Il Paese dei Balocchi.06
Splendido bazar dove trovare pezzi unici, tutti realizzati a mano, di diversi artisti, artigiani e designers (tra i quali alcuni dei partecipanti ad ARTelier), piccoli capolavori di arte applicata realizzati in nuovi materiali con antiche tecniche, regali da favola e pensierini da sogno…
Fino al 23 dicembre
Martedì, Mercoledì e Giovedì  15:00 - 20:00
Venerdì, Sabato e Domenica  10:00 - 20:00
Associazione Gheroartè - laboratori di espansione creativa
c/o Stazione FS di Corsico
via Gramsci 4, 20094 Corsico (MI)
tel/fax 02/45103113 - 349/4759779- 3334333040
www.gheroarte.com
Se non desideri ricevere la newsletter scrivi a atelier@illirico18.it mettendo nell'oggetto unsubscribe.
ILLIRICO18-atelier delle idee
Via Illirico, 18 - 20133 Milano
Tel. 02 757787 - Fax 02 70104169
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Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 10:36

Lapsus e lego ferroviari ...

Nelle scorse settimane Innocenzo Cipolletta, a nome di
tutto il management Trenitalia, ha lanciato l'allarme:
l'azienda è in fortissima crisi. Il refrain è lo
stesso già visto in altre occasioni: rilevante
contrazione dei consumi(in questo caso significherebbe
che sempre meno persone viaggiano in treno ...)  e
drastica mancanza di liquidità(ovvero, in parole
povere tanto per risparmiare e non accentuare la
crisi, mancano i soldi). A seguito di ciò è stato
deciso di aumentare del 4% circa il costo dei viaggi
in Intercity ed Eurostar(giustamente, visto che la
gente non viaggia, aumentando i prezzi arriverà a
frotte ...). Il padre della psicanalisi Freud
affermava che un lapsus vale più di tante confessioni.
E Cipolletta una dimenticanza l'ha commessa: si è
totalmente dimenticato della stragrande maggioranza
degli utenti, i pendolari su tratte regionali.
Infatti, con grande sorpresa dei viaggiatori della
tratta Termoli-Pescara, all'inizio di questo mese gli
aumenti erano già in vigore. A titolo esemplificativo
il tragitto Casalbordino-Pescara ha visto il biglietto
passare da € 2,90 agli attuali € 3,10 e gli
abbonamenti mensili da € 50,50 agli attuali € 54,60.
Abbiamo già ampiamente dato spazio in più occasioni ai
disagi che i pendolari subiscono su questa tratta.
Quest'occasione sembrava troppo interessante per
essere lasciata scappare ed infatti altro c'è da
aggiungere al di(sagi)ario ...
Poche settimane fa abbiamo parlato della nefasta
scelta di assegnare ad un orario di punta mattutino un
treno a capienza ridotta(
http://lists.peacelink.it/news/msg10100.html ). Si
sperava fosse una scelta dettata dal caso o comunque
temporanea: nossignore, ora è la norma. Il min-uetto è
diventato il treno fisso della tratta nell'orario in
oggetto. Ma non finisce qui. Nel tentativo
(immaginiamo ...) di riciclare fino all'estremo le
vetuste vetture in dotazione sono stati assemblati dei
treni componendo, letteralmente, vagoni appartenenti a
vetture diverse. Camminando per i corridoi alla
disperata ricerca di un posto a sedere si ha
nettamente l'impressione di passare da un treno
all'altro. Sensazione rafforzata dalle brusche
variazioni di temperatura, con vagoni gelidi e altri
tropicali. La descrizione degli effetti di tutto ciò
sulla salute dei passeggeri la lasciamo alla fantasia
di chi legge.
Mentre tutto questo accadeva sulla tratta
Termoli-Pescara, con i pendolari ormai rassegnati ad
una gestione "allegra" della tratta(e ricordiamo
ancora che, per chi non lo sapesse, sono i pendolari a
garantire a Trenitalia entrate non soltanto cospicue
ma anche costanti ...), tra le pieghe della
Finanziaria 13 miliardi sono stati assegnati solo
negli ultimi giorni alla costruzione della TAV
Torino-Lione, mentre per tutta la rete ordinaria
nazionale vengono assegnati(ma rimarranno fino alla
fine di questa liquida finanziaria?), udite udite,
l'ingente somma di 4 miliardi.
Quando un lapsus rivela più di tanti discorsi ...

Alessio Di Florio

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 10:34

Lasciamo IN PACE il nostro Futuro

La guerra non accade per caso né è il frutto della cattiveria di
uomini senza cuore. E' qualcosa che si decide per difendere interessi
economici o assicurarsi il dominio di territori con preziose riserve
naturali (petrolio, gas, acqua, diamanti...). E' qualcosa che si
prepara ogni giorno, che si promuove con la propaganda delle abusate
parole di libertà e democrazia, che si costruisce nelle fabbriche
d'armi e nelle caserme dove si addestrano persone a uccidere, a
bombardare, a dimenticare la propria umanità.

La provincia di Varese è un luogo strategico nella produzione della
guerra permanente. Anche se nelle nostre città non vediamo soldati
nelle strade, non udiamo cacciabombardieri sorvolare le nostre case,
non piangiamo amici uccisi dai cosiddetti effetti collaterali, non
proviamo la paura e la disperazione come le genti dell'Irak e
dell'Afghanistan, siamo in guerra. Lo siamo perché nella nostra
provincia vengono prodotte armi (poi vendute e usate) da importanti
fabbriche come AgustaWestland e Aermacchi; lo siamo perché ospitiamo
un comando di reazione rapida della NATO a Solbiate Olona, pronto a
gestire 60.000 militari e a pianificare rapidamente interventi in ogni
parte della terra in aperta contraddizione con l'art. 11 della
Costituzione Italiana che afferma che L'Italia ripudia la guerra.

Ogni settimana si alzano voci a inneggiare a quei luoghi di guerra,
facendosi lustro di una presenza ingombrante che dovrebbe e potrebbe
invece essere riconvertita per usi di pace.

UN ALTRO aereo militare a Gallarate, oggi anche in una scuola:
un "addestratore" Mb339 verrà issato sul tetto
e diverrà simbolo del luogo dove studiate o insegnate:
un originale libro di testo che però diversamente dagli altri
insegna a fare la guerra o almeno ad abituarsi ad essa.
Ma ogni mattina quello stesso aereo
ricorderà anche della complicità dei nostri territori
nelle guerre e nelle morti che sempre esse comportano.
Ricorderà a tutti anche che le spese militari
rubano i soldi destinati alla scuola.

Vi chiediamo di condividere e sostenere la nostra richiesta, espressa
al Consiglio di Istituto, di ridiscutere le decisioni assunte.
Sono le armi a uccidere, ma sono uomini e donne a progettarle e a
usarle. Quegli stessi uomini e quelle stesse donne che possono
scegliere di dire basta guerre, basta armi, basta basi militari:
lasciate in pace il nostro futuro!

DisarmiAMO la Pace

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