user error: Unknown column '315Milano' in 'where clause'
query: SELECT bc.*, buc.weight
									FROM blog_categories bc, blog_user_category buc
									WHERE buc.uid = 315Milano AND buc.catid = bc.catid
									ORDER BY buc.weight in /mnt/data/sites/partecipami/includes/database.mysql.inc on line 66.
user error: Unknown column '315Milano' in 'where clause'
query: SELECT *
									FROM blog_blocks
									WHERE uid = 315Milano AND type = 'candidati'
									ORDER BY weight in /mnt/data/sites/partecipami/includes/database.mysql.inc on line 66.
user error: Unknown column '315Milano' in 'where clause'
query: SELECT *
									FROM blog_blocks
									WHERE uid = 315Milano AND type = 'links'
									ORDER BY weight in /mnt/data/sites/partecipami/includes/database.mysql.inc on line 66.
user error: Unknown column '315Milano' in 'where clause'
query: 	SELECT 	cp.nid AS pagina
												FROM 	users u LEFT JOIN candidati_pagine cp ON u.uid = cp.uid 
												WHERE	u.uid = 315Milano in /mnt/data/sites/partecipami/includes/database.mysql.inc on line 66.
user error: Unknown column '315Milano' in 'where clause'
query: SELECT nid FROM node WHERE uid = 315Milano AND type = 'blog' in /mnt/data/sites/partecipami/includes/database.mysql.inc on line 66.
Il Blog di Angelo Valdameri | www.partecipaMi.it
warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /mnt/data/sites/partecipami/includes/common.inc:386) in /mnt/data/sites/partecipami/themes/com06/globals/cookies.php on line 34.

.: Login

Hai dimenticato la password?

.: Newsletter


.: Chi è online

Ci sono attualmente 0 utenti e 857 ospiti collegati

.: Eventi

« Luglio 2020
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    

.: Ultimi 5 commenti


Nessun commento...

.: Il Blog di Angelo Valdameri
Lunedì, 29 Dicembre, 2008 - 13:39

Rotte aeree in decollo da Milano Linate

I N T E R R O G A Z I O N E
Presentata nella seduta del 3 dicembre 2008
Dal  consigliere: Antonella FACHIN (Uniti con Dario Fo per Milano)

Oggetto:  Rotte aeree in decollo da Milano Linate
La sottoscritta
PREMESSO CHE
Il sito Web del Comune di Milano riporta la seguente notizia
“Abbandonato il corridoio sopra l'area Lambrate-ex Innocenti
Linate, il rumore cambia rotta
L'assessore Croci: "Importante ridurre l’impatto acustico dei sorvoli aerei sulla nostra città". Migliorata l'efficienza del sistema milanese e garantita maggiore tutela alla qualità di vita dei cittadini e dell'ambiente.
Milano, 19 novembre 2008Da giovedì 20 novembre la rotta sperimentale "330" dell’aeroporto di Linate viene sospesa. La variante nasce da una richiesta del Comune di Milano di abbandonare la rotta che passava sul territorio milanese, in particolare sull’ex area Innocenti (fra via Rubattino, via Crespi e via Pitteri) e su una porzione di Lambrate. Verrà pertanto ripristinata la rotta "340" che si limita a lambire la città.
Nelle scorse settimane l’AIP Italia (Aeronautical Information Pubblication) dell’ENAV ha pubblicato le informazioni relative ai cambiamenti di procedura di volo per le nuove rotte di Linate a cui i piloti dovranno attenersi.
La decisione fa seguito a una sperimentazione promossa dalla Commissione Aeroportuale per minimizzare l’impatto acustico delle rotte aeree sul territorio.
La sperimentazione, che ha riguardato una serie di rotte che transitano dall’aeroporto di Linate, è servita a ridurre l’entità della popolazione soggetta all’inquinamento acustico provocato dai passaggi aerei.
“Con la nuova rotta su Linate – ha dichiarato l’assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente Edoardo Croci - si ridurrà l’impatto acustico dei sorvoli aerei sulla nostra città. La riorganizzazione complessiva delle rotte ha come obiettivo il miglioramento dell’efficienza del sistema aeroportuale milanese, con particolare attenzione alla tutela dei cittadini e dell’ambiente”.
 
CONSIDERATO CHE
la sottoscritta e numerosissime altri cittadini della zona 3 e della zona 2 continuano a sentire sorvolare gli aerei sopra le loro case (v. PRU Rubattimo, zone Udine, Padova, Crescenzago, Precotto ecc.)
CHIEDE
Che il Comune valuti  la situazione in atto mediante la verifica puntuale dei tracciati aerei in partenza da Linate dal 20 novembre in poi.
Ciò al fine di verificare se i piloti si stiano scrupolosamente attenendo alle istruzioni impartite dall’AIP Italia, che ha ripristinato la rotta "340" che si limita a lambire la città per tutelare la sicurezza e la salute dei cittadini del Comune di Milano.
Milano, 3 dicembre 2008

Domenica, 28 Dicembre, 2008 - 14:48

Primo passo per liberare il mondo dai fondamentalismi omofobi

È stata letta oggi 18 dicembre 2008 dall’Argentina, davanti all’assemblea dell’ONU la dichiarazione a favore della depenalizzazione universale dell’omosessualità, proposta dal governo francese e firmata da 65 paesi di tutti i continenti, tra cui tutte le 27 nazioni dell’Unione Europea.
Si tratta di un primo grande passo a favore della libertà di milioni di persone omosessuali nel mondo, una dichiarazione che vede unite oltre sessanta nazioni per condannare senza appello le legislazioni che imprigionano, condannano o uccidono le persone gay e lesbiche
“Abbiamo fermato la controffensiva vaticana, che ha tentato di riportare il mondo all’età medievale, rendendosi complice di quei regimi che ancora condannano l’omosessualità.” – dichiara Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay – “La nostra associazione, attraverso l’importante campagna che ha visto decine di manifestazioni nel paese, quasi 50.000 sostegni alla causa su Facebook e la costruzione di una rete internazionale di sensibilizzazione, ha contribuito a rafforzare un percorso che sarà ancora lungo, ma che oggi vede realizzato una passo importante nell’affermazione dei diritti e della tutela delle persone LGBT”.
I fondamentalismi religiosi di qualsiasi colore non fermano la loro campagna d’odio: anche oggi il vaticano ha attaccato la Spagna, un paese che ha saputo fare della laicità e dei diritti civili un faro per la sua crescita di civiltà. Questi barbari tentativi di fermare la diffusione della libertà saranno sempre più voci isolate”.
Tutti i paesi europei sono uniti, al fianco di grandi paesi dell’America Latina, di 5 stati africani e di 3 asiatici, per costruire una base di civiltà che potrà portare nell’arco di uno o due anni alla presentazione di una risoluzione che possa essere votata all’ONU dalla maggioranza dei paesi del mondo.” - dichiara da New York Renato Sabbadini, dirigente di Arcigay e co-segretario di ILGA World, rete di associazioni LGBT mondiale – “L’Italia ha svolto un fondamentale lavoro di rete nella costruzione di questo risultato, attraverso la collaborazione della sua diplomazia con le associazioni LGBT”.
”Adesso il lavoro di denuncia delle violenze e di coinvolgimento di tutte le nazioni deve continuare. Il governo italiano deve confermare quell ruolo primario che già ha avuto nella presentazione della risoluzione contro la pena di morte.” – conclude Aurelio Mancuso – “Solo così potremo auspicare un futuro più libero e giusto per le persone LGBT”.

Domenica, 28 Dicembre, 2008 - 12:17

HUMOR: previsioni del tempo

Posted by Arnald under Diversamente occupati

tempi_moderni.png

Venerdì, 26 Dicembre, 2008 - 14:59

HUMOR: Crisi di Natale

Crisi di Natale.

Posted by Arnald under Diversamente occupati
 
natale2.png
Ciao a tutti precari,
come ogni anno, arriva minaccioso Babbo Natale a tirar fuori i soldi dalle nostre tasche e a riempirle di interrogativi.
Come ogni anno la retorica torna a impadronirsi del mondo con spot in cui nonni felici, puliti, ben vestiti (e soprattutto occidentali), si guardano sorridenti con dentiere splendenti come al primo appuntamento mentre un gruppetto di ragazzini di ogni razza si tiene per mano su un palco allestito a paradiso e cantano felici che a Natale siamo tutti più buoni e possiamo dare di più.
Quest’anno poi, lo spot può contare sulla presenza di due ragazzine di colore, una mulatta e l’altra più scura, e di un cinese come rappresentante di tutto l’oriente, anche perché per gli italiani quelli sono tutti uguali. Vi sfido a distinguere un vietnamita da un coreano o se siete cazzuti, un coreano del sud da uno del nord.È più facile stabilire certe differenze in base ai brand per i quali i bambini lavorano.Cuci palloni della Nike? E allora sei vietnamita, ma se fai scarpe Adidas allora devi essere un cinesino del Sud, delle parti di Shenzhen.E da noi come va? Cosa si aspettano i nostri bambini?
Dipende.
Se sei il nipote di Berlusconi vedrai tuo nonno portarti i regali vestito da superman legato a un elicottero (dello Stato?) guidato da Roberto Speciale.
Se sei figlio di Veltroni è facile che passerai le vacanze a New York nell’appartamentino che il babbo ti ha comprato a Manhattan: ovviamente un viaggio di solidarietà verso i cervelli in fuga.Se invece sei figlio di un operaio della Fiat, sarai obbligato a condividere col babbo per i prossimi sei mesi (ma solo se hai un gran culo, altrimenti di più) la playstation comprata in cinquemila rate, rigorosamente modificata per poterci far girare i giochi scaricati grazie al computer comprato in quattromila rate e alla banda larga, che succhia non meno di 35 euro al mese fino a un tetto massimo di 85, esclusi i costi di attivazione e corrente sprecata: ma intanto il giochetto non si paga e mi pare già qualcosa.
Ma la crisi è crisi e il governo vara misure straordinarie con la partecipazione in contumacia di un’opposizione troppo impegnata a risolvere le sue beghe da pollaio dove in gioco ci sono valori fondamentali ereditati dai vecchi DS e Margherita. Valori come rissa, accuse e sotterfugi.
Tra le varie misure del governo c’è la social card di mussoliniana memoria.Qui il discorso si fa difficile perché la misura sarà pure insufficiente e di facciata, ma alle persone pare che basti a nutrire quantomeno le loro speranze per il futuro. Sarà che gli elettori di tutta Italia vengono dalla disastrosa esperienza dell’Unione dove le parti di governo erano talmente impegnate a farsi le scarpe (che novità) che le cose buone fatte e approvate passavano nelle tasche degli italiani in completo silenzio. Qui invece, tra una dichiarazione e l’altra di un Silvio che prepara il terreno alla soluzione finale della nostra Costituzione, il governo sbandiera (e fa bene) qualsiasi cosa buona fatta come un evento che salverà la nostra economia.E le nostre donne? Beh, anche per loro ci aspetta una grossa rivoluzione.
Dopo l’abolizione di fatto della maternità (per la legge siamo sulla buona strada), adesso compare la sacrosanta equiparazione dell’età pensionabile. Intendiamoci, non che sia sbagliata, anzi, ma chissà perché in Italia per arrivare all’ammodernamento delle regole si passa sempre per la via più brutale, lasciando intatti i soprusi che invece non prendono mai la via della civiltà e della legalità.Ma come dice giustamente il ministro Sacconi (non scherzo, su questo sono d’accordo), non ho mai visto un pessimista avere successo.
Quindi, nonostante i licenziamenti singoli e collettivi, la cassa integrazione dilagante, gli stipendi da 600 euro con i quali non compri nemmeno più la dignità, gli scandali dei nostri politici che continuano a riempire le pagine dei giornali, il razzismo contro immigrati, napoletani, froci, zingari ed ebrei (in ordine sparso), i tagli all’istruzione e alla ricerca, il Vaticano che continua a dettare le regole e il precariato come compagno di vita stabile, ho deciso di essere più ottimista.
Non è detto che Babbo Natale non muoia intossicato mentre cerca di calarsi in una canna fumaria della Thyssen o investito da qualche nostro benemerito pirata della strada.Così finalmente potremmo seppellire lui e questa ipocrita festa di merda. - Arnald
Venerdì, 26 Dicembre, 2008 - 13:49

Venezia wireless, Milano ancora "digital divide"?

A Venezia è bastata una delibera di Giunta e il sogno di molte italiane e molti italiani, soprattutto giovani generazioni di studentesse e di studenti, navigatori per professione e lavoro, ma diverse fasce di cittadinanza, si è avverato: la banda larga di connesisone wi-fi non è più un affare tra privati, ma diventa pubblico. Basta essere dotati di un codice di accesso, concidente con il codice fiscale, e l'accesso alla rete tra qualche giorno sarà possibile in Laguna. E' quello che viene definito dall'Assessorato alle Nuove Tecnologie del Comune di Venezia un diritto alla cittadinanza digitale: non più digital divide, ossia contratti commerciali per avere la connessione wireless, ma, bensì, solamente un numero per accedere gratuitamente a un servizio che diventa sempre più parte integrante di un nuovo welfare cittadino.
Si perchè di questo si tratta: diffondere in ogni modo e con ogni canale l'accesso ai saperi condivisi, che in rete vivono momenti e opportunità di confronto, incontro e visibilità. Si aprono nuovi scenari a questo punto: il file sharing, l'open source, il free software. Ma nel frattempo credo che garantire l'accesso alla rete senza preclusioni sociali ed economiche sia un buon risultato. Almeno si intende per poter partire e proseguire nella navigazione senza oneri: sarà impegno del Comune affidare con gara d'appalto la gestione della rete wireless, invitando le giovanissime generazioni di studentesse e di studenti a individuare i punti per approntare gli "hot spot", ossia le antennine che garantiscono l'accesso e la copertura di rete nelle diverse località. Il primo obiettivo è quello di raggiungerele abitazioni, non solo gli uffici e gli spazi amministrativi pubblici, gran parte, come le biblioteche, già coperte da alcuni anni dal servizio.
In Italia quello di Venezia è il primo caso di estensione della banda larga wi-fi su un territorio vasto che procede oltre alle dimensioni prettamente comunali e municipali, per giungere anche a Mestre e a tutta la laguna e i comuni viciniori.
Sembra una novità nel mentre molte città in Europa e nelmondo hanno già attivato simili pratiche: tra San Francisco e Filadelfia (quasi 200 città negli States), tra il Giappone e l' Europa, ma non sempre per iniziativa dei pubblici poteri.
Alcuni sociologi, tra cui Baumann, parlano di era di "internet degli oggetti": vari sono gli elementi che si avvalgono di connessione in rete per offrire servizi di informazione e conoscenza di diverso genere. Palmari che si collegano in rete e che tramite un servizio di riconoscimento del codice a barre ti porta a conoscenza di diverse nozioni sui monumenti presenti a Parigi o a Barcellona, oppure l'utilizzo della rete metropolitana per l'estensione di un servizio wireless di navigazione con possibilità di conoscenza di informazioni turistiche di notevole portata, come avviene a Londra.
Addirittura i servizi on-line diffusi tramite banda larga sono dei più variopinti: la "palina" che dice tra quanto passerà il prossimo autobus, l' ebook che scarica tutti i quotidiani del giorno, il dispositivo intelligente di telemedicina che comunica dati in tempo reale dal corpo del paziente.
A Roma la Provincia è pronta a estendere il servizio wireless su tutto il territorio provinciale: un esperimento impegnativo data la grande dimensione ed estensione del territorio e della giurisdizione, ma importante e fondamentale per il Presidente Zingaretti.
A Milano la roboante campagna pubblicitaria sull'estensione di wireless sembra ormai appartenere al passato prossimo: molti slogan, elevate promesse, interessanti auspici, dichiarazioni di intenti rimasti per ora sulla carta.
Nonostante alcuni consiglier comunali, tra cui il vicepresidente del Consiglio Comunale, Davide Corritore, e anche lo stesso Presidente Manfredi Palmeri avessero più volte investito in dichiarazioni e delibere sull'attivazione pronta e subitanea del servizio di estensione della rete gratuita. Il tutto rimane, però, ancora nell'archivio delle buone idee. Nessun bando è ancora stato fatto, mentre attendiamo di sapere dove tali hot spot verranno allocate, non essendoci stata, nonostante ripetute mozioni deliberate nei consigli di zona, in primis il Consiglio di Zona 4 su proposta del sottoscritto. E' stato, questo, un impegno elaborato al fine di eliminare la sperequazione sociale nell'accesso alla comunicazione e al sapere in rete.
A Milano ogni iniziativa viene disegnata come una grande novità all'avanguardia a livello amministrativo, mentre in altre città pratiche simili esistono ormai da anni. Si è visto con l'ecopass, nel momento in cui a Londra esistono pratiche interessanti di pollution charge. Lo si vede ancora con il bike sharing, soggetto in questi giorni a inconvenienti poco piacevoli nel servizio di attuazione e di accesso per la cittadinanza.  
Speriamo che come augurio di buon anno ci sia anche questa possibilità di vedere in bilancio o nel POP la realizzazione ea ttivazione del servizio di copertura wireless, non solo a livello municipale, ma anche metropolitano, almeno partendo da questa ottica di nuovo servizio per un rinnovato welfare state, necessario, basilare nella contemporaneità, fondamentale per creare contaminazioni nel sapere e nella conoscenza e informazione.

Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo - Gruppo La Sinistra
Congilio di Zona 4 Milano

Giovedì, 25 Dicembre, 2008 - 12:36

Pronti a bloccare il Festival di Sanremo

E’ del 22 dicembre la notizia che il vincitore 2006 del Festival di Sanremo, il cantante Povia, porterà nell’edizione 2009 una canzone dal titolo “Luca era gay”.
Il titolo del brano, inedito per regolamento, sembra già non lasciare dubbi sul tema trattato e sulle posizioni dell’autore. Effettivamente ricordiamo molto bene come Povia non sia del tutto nuovo a nette prese di posizioni pubbliche su questioni del mondo LGBT. Ormai celebre è rimasta una sua intervista a Panorama in cui dichiarava: “Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay: è durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati”.
Ora da più parti arriva la segnalazione di una curiosa coincidenza: che il Luca della canzone con cui Povia tornerà nella città dei fiori sia proprio quel Luca Di Tolve che dichiara di esser un ex-gay, guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale.
Se Bonolis e il suo direttore musicale, intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora, che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa ed organizzata.
Siamo i primi a combattere per il diritto alla libera espressione, ma altra cosa è avvallare posizioni omofobe, che tra l’altro alimentano odio e pregiudizio nei confronti delle persone gay e lesbiche. Già da questa mattina, è iniziato il passa parola in tutta Italia, che partendo da Facebook si sta ampliando in tutto il web. Non siamo ingenui, sappiamo che esiste una precisa volontà di portare avanti una campagna contro la nostra stessa esistenza e siamo determinati a contrastarla in tutti i modi.
Attendiamo, quindi, subito delle spiegazioni dalla Rai e da Bonolis, così da poter sapere se le nostre intuizioni abbiano o no fondamento.

IL GRUPPO SU FACEBOOK

Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay

Giovedì, 25 Dicembre, 2008 - 11:29

Milk

BIM Distribuzione
presenta

www.arcigay.it

Milk
un film di Gus Van Sant

www.libero.it/milk

in uscita nei cinema italiani venerdì 23 gennaio 2009

Attivista del movimento dei diritti degli omosessuali. Amico. Amante. Unificatore. Politico. Combattente. Icona. Ispiratore. Eroe. La sua vita ha cambiato la storia, e il suo coraggio ha cambiato la vita di tante persone.

Nel 1977, Harvey Milk è stato eletto supervisor (consigliere comunale) a San Francisco, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad avere accesso a una importante carica pubblica in America. La sua vittoria non è stata solo una vittoria per i diritti dei gay, ma ha aperto la strada a coalizioni trasversali nello schieramento politico. Harvey Milk ha incarnato per molti – dagli anziani agli iscritti al sindacato – una nuova figura di militante per i diritti civili; e con la sua morte prematura, avvenuta nel 1978, è diventato un eroe per tutti gli americani. L’attore premio Oscar Sean Penn interpreta Harvey Milk, diretto dal regista candidato all’Oscar Gus Van Sant, in Milk, un film girato a San Francisco, tratto da una sceneggiatura originale di Dustin Lance Black, e prodotto  dai premi Oscar Dan Jinks e Bruce Cohen.
Il film Milk ripercorre gli ultimi 8 anni della vita di Harvey Milk.
Milk abita a New York quando compie 40 anni. Convinto di dover dare un senso diverso alla sua vita, decide di trasferirsi col suo compagno Scott Smith (James Franco) a San Francisco, dove insieme aprono un piccolo negozio di fotografia, il Castro Camera, nel cuore di un quartiere popolare che sarebbe  presto diventato un punto di riferimento per tutti gli omosessuali d’America. Sostenuto dalla sua adorata comunità di Castro, e da tutta la città, Milk sorprende Scott e se stesso diventando un militante e promotore del cambiamento. Chiede pari diritti e opportunità per tutti, e il grande amore che prova per la città e per la sua gente gli fa guadagnare le simpatie di giovani e aziani, omosessuali e eterosessuali – in un periodo in cui il pregiudizio e la violenza contro i gay sono apertamente accettati e considerati la norma.
Con il fondamentale sostegno di Scott e dei nuovi amici e volontari, Milk si getta a capofitto nelle incerte acque della politica. Intanto, fa da mentore a nuovi attivisti determinati a impegnarsi sul campo, come Cleve Jones (Emile Hirsch). Come figura pubblica si impone per la sua brillante ironia, ma anche per le sue iniziative e azioni concrete che lasciano il segno più di tante parole. Ben presto diventa noto anche oltre i confini cittadini, ma la sua ostinata determinazione a entrare nel governo cittadino finisce per allontanarlo da Scott. Durante la sua quarta corsa alla carica di consigliere, Milk inizia una nuova relazione, con Jack Lira (Diego Luna).
    
L’ultima campagna è un successo e, secondo il nuovo ordinamento urbanistico ed elettorale della città, Milk viene eletto consigliere per il 5° Distretto. Oltre a svolgere con passione e diligenza il suo incarico di consigliere, Milk promuove un’ordinanza comunale per difendere i cittadini dal licenziamento per motivi di orientamento sessuale, e si batte contro un referendum statale che chiede il licenziamento degli insegnanti omosessuali e di chi li sostiene: Milk si rende conto di quale pericolo rappresenti questa Proposition 6 per i diritti dei gay. Intanto, le agende politiche di Milk e di un altro consigliere neoeletto, Dan White (Josh Brolin), divergono sempre di più, mentre i loro destini personali convergono tragicamente. Quello di Milk era ed è ancora un programma fondato sulla speranza – una speranza che vive ancora oggi.
Focus Features presenta in associazione con Axon Films, una produzione Groundswell, una produzione Jinks/Cohen Company. Un film di Gus Van Sant, con Sean Penn: Milk. E con Emile Hirsch, Josh Brolin, Diego Luna e James Franco. Casting di Francine Maisler, C.S.A. Musica di Danny Elfman. Costumi, Danny Glicker. Montaggio, Elliot Graham. Scenografia, Bill Groom. Direttore della fotografia, Harris Savides, A.S.C. Produttori esecutivi, Michael London, Dustin Lance Black, Bruna Papandrea, Barbara A. Hall, William Horberg. Prodotto da Dan Jinks e Bruce Cohen. Scritto da Dustin Lance Black. Diretto da Gus Van Sant. Una distribuzione Focus Features.

Il contesto storico: Cronologia

1930: 22 maggio – Harvey Bernard Milk nasce a Woodmere, New York
1946: Milk entra a far parte della squadra di football del Bay Shore [NY] High School
1947: Si diploma al Bay Shore High School
1951: Si laurea in matematica alla State University (SUNY) di Albany, e si arruola nella Marina statunitense
1955: Viene congedato con onore dalla Marina e intraprende il mestiere di insegnante liceale.
1963: Cambia lavoro e inizia una nuova attività presso Una Società di Investimenti a Wall Street.
1968: Dopo essersi cimentato a tempo perso in produzioni teatrali off-Broadway, Milk si trasferisce a San Francisco dove il suo compagno, Jack McKinley, lavora nella produzione originale del musical Hair. A San Francisco, trova lavoro nel campo della finanza.
1969: 28 giugno – I Moti di Stonewall, al Greenwich Village di New York, innescano la scintilla del Movimento di Liberazione Omosessuale.
1970: Dopo aver pubblicamente bruciato la sua carta di credito BankAmericard, Milk viene licenziato dal suo lavoro e torna a New York.
1972: Milk lascia New York e ritorna a San Francisco col suo compagno, Scott Smith
1973: Milk e Smith aprono un negozio di fotografia, Castro Camera, nel quartiere Castro.
Alleandosi con Allan Baird, leader del sindacato dei Teamsters (i camionisti), Milk ottiene il bando della Coors in tutti i bar del quartiere Castro, e di altre zone della città.
[tra il 1973 e il 1978] Dick Pabich e Jim Rivaldo lavorano con Milk come analisti e strateghi politici; Frank Robinson diventa il suo portaborse.
Con una campagna gestita da Smith e Rivaldo, Milk si candida per la prima volta alla carica di supervisor (consigliere comunale) a San Francisco -  e perde.
1974: Milk riorganizza la Castro Village Association dei commercianti locali, e contribuisce a lanciare la prima Castro Street Fair – antesignana del Gay Pride.
[tra il 1974 e il 1978] Michael Wong lavora con Milk come consigliere.
David Goodstein diventa proprietario e editore della rivista gay nazionale The Advocate
1975: Allo staff del negozio di Milk si aggiunge Danny Nicoletta, che poi lavorerà in tutte le sue successive campagne elettorali.
Milk si ri-candida alla carica di supervisor del consiglio comunale di San Francisco, e perde un’altra volta: l’ex-senatore della California George Moscone, sostenuto da Milk, viene eletto Sindaco di San Francisco
[dal 1976 al 1978] Cleve Jones lavora con Milk come attivista.
Milk viene nominato dal Sindaco Moscone membro della Commissione per le Licenze, un incarico da cui sarà rimosso quando annuncerà la sua candidatura all’Assemblea di Stato della California.
Milk contribuisce a fare approvare una iniziativa di ballottaggio approvata dal Sindaco Moscone, che sostituisce con successo elezioni a livello cittadino con elezioni a livello di quartiere.
Milk perde le elezioni per l’Assemblea di Stato, battuto da Art Agnos
Milk e Rivaldo fondano insieme il Gay Democratic Club di San Francisco (ribattezzato dopo la sua morte “Harvey Milk Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender Democratic Club”)
1977: 7 giugno – L’attivista ultraconservatrice Anita Bryant riesce a ottenere il ritiro dell’ordinanza della Dade County (Florida) sui Diritti degli Omosessuali, mobilitando tutte le forze responsabili di un decennio di campagna di intolleranza contro la comunità omosessuale
Con il nuovo sistema di elezioni distrettuali ormai operativo, Milk – che ora convive con il nuovo compagno Jack Lira – si candida al consiglio comunale di San Francisco per la terza volta, con una campagna gestita da Anne Kronenberg. Vince nel 5° Distretto, quello che comprende il quartiere di Castro, ed è il primo uomo omosessuale dichiarato mai eletto a una carica pubblica in America, dopo l’elezione di due donne apertamente gay, Kathy Kozachenko e Elaine Noble, rispettivamente nel Michigan e in Massachussetts nel 1974. Tra i suoi avversari in quelle elezioni c’era l’avvocato gay Rick Stokes
1978: gennaio - Milk assume l’incarico, insieme ad altri colleghi neo-eletti, come l’ex-vigile del fuoco Dan White (per l’8° Distretto, l’Excelsior District) e la militante femminista Carol Ruth Silver.
Tra le iniziative che Milk promuove nel periodo in cui resta in carica ci sono programmi sociali a favore degli anziani; nuove norme per i proprietari di cani sull’obbligo di raccogliere i bisogni dei loro animali; e l’istituzione di macchine per il voto comprensibili e accessibili a tutti i cittadini.
Con l’insegnante Tom Ammiano che esce allo scoperto e abbraccia l’iniziativa, Milk si fa promotore della storica ordinanza sui diritti dei gay di San Francisco (lo scopo principale dell’ordinanza è evitare il licenziamento dei gay), che sarà appoggiata dalla Silver, approvata dal Consiglio (White è l’unico a votare contro) e dichiarata legge dal Sindaco Moscone.
La Bryant riesce a ottenere il ritiro dell’ordinanza sui diritti dei gay a St. Paul in Minnesota (25 aprile), Wichita nel Kansas (9 maggio), e Eugene in Oregon (23 maggio). Il ritiro dell’ordinanza a Wichita, soprattutto, mobilita la comunità omosessuale di San Francisco.
Sfruttando il successo della Bryant, il Senatore della California John Briggs sponsorizza la Proposition 6 (o Briggs Initiative), che vuole bandire gli omosessuali dall’insegnamento nelle scuole pubbliche della California e rimuovere dai loro incarichi gli omosessuali dichiarati e i loro sostenitori.
25 giugno – La Rainbow Flag (Bandiera Arcobaleno), disegnata dal sostenitore di Milk Gilbert Baker come simbolo dell’unità del movimento LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual & Transgender; anche noto come GLBT), sventola per la prima volta a San Francisco alla Freedom Day Parade. Milk partecipa alla parata, incoraggiando i passanti e i telespettatori a casa a “uscire allo scoperto!”
7 novembre – La Proposition 6 viene sconfitta in seguito alla campagna e alle manifestazioni organizzate da Milk, cui aderiscono il Governatore della California Jerry Brown e il Partito Democratico dello stato, i repubblicani del Log Cabin [circolo gay del partito], l’ex-governatore della California Ronald Reagan, Dan White, migliaia di elettori e il Presidente Jimmy Carter
10 novembre – Dan White dà le dimissioni da consigliere comunale. Poi si pente, e cerca senza successo alleanze per riavere il suo posto.
18 novembre – Gli abitanti di San Francisco e il mondo intero apprendono con orrore la notizia che il capo della setta People’s Temple, Jim Jones, ha fatto uccidere  il deputato americano Leo Ryan e altri inviati su una pista di atterraggio in Guyana, Sudamerica, e qualche ora dopo ha guidato il suicidio di massa di 900 membri della chiesa, che hanno bevuto una bevanda al cianuro.
27 novembre – Al Municipio, White spara al Sindaco Moscone e a Milk uccidendoli entrambi. Quella sera, oltre 30.000 persone marciano da Castro al Municipio in una veglia pacifica e silenziosa a lume di candela.
Le bare di Milk e Moscone restano esposte in Municipio per diversi giorni, omaggiate da una processione continua di persone.
2 dicembre – Gli amici di Milk spargono le sue ceneri nell’Oceano Pacifico
4 dicembre – Il Presidente del consiglio comunale Dianne Feinstein viene nominata Sindaco.
Harry Britt sarà il successore di Harvey Milk come consigliere per il 5° Distretto.
1979: 21 maggio [il giorno prima di quello che sarebbe stato il 49° compleanno di Milk] – Dopo essersi appellato alla semi-infermità mentale dovuta all’isolamento, alla mancanza di rapporti intimi con la moglie e al consumo di troppo ‘cibo spazzatura’ (la famosa Twinkie Defense), White viene condannato per omicido volontario a una pena di 7 anni. La sentenza scatena la protesta omosessuale che sfocia nei “White Night Riots”, con scontri tra polizia e cittadini, auto date alle fiamme e atti di vandalismo all’ingresso del Municipio.
1984: 7 gennaio – White viene rilasciato sulla parola dopo aver scontato meno di 5 anni di pena.
1 novembre – Il film-documentario The Times of Harvey Milk, diretto da Rob Epstein e prodotto da Richard Schmiechen, viene proiettato al Castro Theatre
1985: 25 marzo - The Times of Harvey Milk vince l’Oscar come Miglior Documentario.
21 ottobre – Dan White si suicida nel garage della sua casa.
1999: 14 giugno – La rivista Time nomina Harvey Milk uno dei “Time 100 Heroes and Icons” del XX secolo.
2008: 19 maggio – L’Assemblea dello Stato approva il disegno di legge promosso dal deputato Mark Leno, per celebrare il 22 maggio [data del compleanno di Milk] lo “Harvey Milk Day” (giorno di speciale rilevanza, anche se non festività statale).
22 maggio – Il giorno in cui Milk avrebbe compiuto 78 anni, a San Francisco viene inaugurata una sua statua – un busto con immagini in basso rilievo e una citazione sul piedistallo. L’opera è collocata nella rotonda del Municipio, in cima alla grande scalinata, dove si tengono le cerimonie nuziali, ed è la prima statua raffigurante una persona omosessuale ad essere esposta in un edificio pubblico in America.
5 agosto – Lo Stato della California approva con un margine ristretto di voti il disegno di legge sull’ “Harvey Milk Day”, sul quale presto dovrà esprimersi il Governatore della California Arnold Schwarzenegger.
Il contesto storico: Milk/Castro

Come politico e attivista, Harvey Milk è stato un populista aggressivo, convinto che la funzione del governo fosse quella di andare incontro ai bisogni di tutti i membri della società. Ha incoraggiato uomini e donne omosessuali a uscire allo scoperto, comunità  e sindacati a unire le loro forze, e tutti i cittadini a battersi contro ogni discriminazione. Non molto tempo prima di essere assassinato, parlando della necessità di un movimento per i diritti dei gay in grado di esercitare una pressione sul governo, Milk diceva: “Io chiedo al movimento di andare avanti, perché la mia elezione ha dato una nuova speranza ai giovani. Dobbiamo dare loro speranza.” Una frase incisa alla base della sua statua - un busto esposto di fronte al Municipio di San Francisco.
Quella speranza, Milk l’aveva trovata a San Francisco, dove aveva abitato per un paio  d’anni prima di tornare a New York. Quando Milk e il suo compagno Scott Smith si sono poi trasferiti in pianta stabile a San Francisco, nel 1972, sono andati ad abitare nella Eureka Valley (District 5), una comunità in transizione, che presto sarebbe stata ribattezzata Castro District (o Castro). Eureka Valley era stata il cuore della cultura scandinava a San Francisco fino agli anni ’30, quando era diventata un quartiere operaio irlandese. Tra gli anni ’60 e ’70 in quella zona hanno cominciato a stabilirsi molti omosessuali, alcuni erano hippy. Nonostante qualche inevitabile conflitto con i valori conservatori dell’ambiente operaio irlandese, Castro è diventato uno dei pochi posti in America dove i gay potevano vivere in relativa libertà. Milk e Smith hanno aperto al numero 575 di Castro Street un modesto negozio di fotografia, che ben presto è diventato più un centro sociale che non una fiorente attività commerciale. Grazie alla sua personalità gregaria e al suo senso dell’umorismo, Milk si è conquistato le simpatie dei residenti e dei commercianti del distretto. Andavano al suo negozio per discutere dei problemi del quartiere e delle loro preoccupazioni. Come piccolo proprietario di un negozio, Milk ha riorganizzato la Castro Village Association formata dai commercianti locali. Così, è diventato famoso come “il Sindaco di Castro Street” – un soprannome che si era dato lui stesso. Milk è stato anche fra gli ideatori e promotori della festa estiva annuale, la Castro Street Fair, che attirava gente da tutta la città.
Del gruppo di attivisti e amici che gravitavano intorno al negozio, e che avrebbero seguito Milk negli anni seguenti, facevano parte Scott Smith; Cleve Jones, il protetto di Milk; Danny Nicoletta, che ha fotografato il mondo di Milk e lavorava  nel negozio; Jim Rivaldo, organizzatore della prima campagna elettorale di Milk; Dick Pabich, soprannominato “la Principessa Polacca” - uno stratega che è diventato uno degli assistenti di Milk in Municipio; il consigliere politico Michael Wong, soprannominato “Bocciolo di Loto”; e Anne Kronenberg, unica lesbica in questo circolo tutto maschile, che ha guidato la campagna elettorale vittoriosa di Milk per la carica di consigliere comunale, quando Castro ha beneficiato di un nuovo sistema elettorale e ha catapultato il suo figlio prediletto nelle stanze del potere. Quella campagna, del 1977, era la quarta di Milk…
… La prima era stata nel 1973, quando aveva dichiarato: “Tasse e priorità cambiano di anno in anno, ma la libertà no.” All’epoca, Allan Baird, rappresentante del sindacato dei camionisti [i Teamsters], stava guidando una campagna di boicottaggio contro un’azienda produttrice di birra, la Coors Brewing Company, accusata di imporre condizioni di lavoro ingiuste ai suoi dipendenti. Baird ha avvicinato Milk, chiedendogli il sostegno della comunità gay nel boicottaggio. Milk ha chiesto in cambio l’appoggio dei Teamsters, e Baird ha accettato: il giorno dopo, la birra Coors ha cominciato a sparire da ogni bar di Castro e in altre parti della città. Da allora in poi, il nome e la fama di Milk sono arrivati ben oltre i confini cittadini.
 
Le riprese

Dustin Lance Black ricorda: “Il primo giorno di riprese ho potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo. Un progetto che avevo iniziato quattro anni prima stava per realizzarsi. Ce l’avevamo fatta, stava succedendo davvero. Sono scoppiato a piangere quel giorno, quando abbiamo visto l’arcobaleno. Anche  Cleve Jones aveva le lacrime agli occhi.”
“Era una mattina impossibile”, ricorda Jones, “pioveva e faceva freddo. Eravamo nell’Excelsior District [il distretto di Dan White] per girare la prima scena. Due minuti prima che le macchine da presa cominciassero a girare, le nubi si sono aperte, è uscito il sole ed è apparso un immenso arcobaleno sul set. E’ un segno, ho pensato.”
Gus Van Sant e il direttore della fotografia Harris Savides - alla loro quinta collaborazione -  non erano affatto preoccupati dalle condizioni metereologiche, visto che non sono mai stati legati a schemi di ripresa convenzionali. “Ogni film che abbiamo fatto insieme è stato un viaggio per capire come lo avremmo filmato”, ricorda Van Sant. “Sapevamo che Milk sarebbe stato diverso dai film più piccoli che avevamo già girato.” Nonostante l’ampiezza del progetto, regista e direttore della fotografia hanno preferito non ricorrere agli storyboard, e privilegiare il loro approccio collaborativo ed esplorativo.
“Ogni volta, partiamo sapendo che le possibilità sono infinite”, prosegue Van Sant. “Poi, restringiamo il campo alle possibilità che ci interessano. A volte facciamo riferimento a film o a foto. Prendiamo in considerazione tutto, e finiamo con una manciata di idee che ci piacciono.”
“Frederick Wiseman è stato un nostro punto di riferimento per Milk  - e per altri nostri film come Elephant e Last Days. Ci piace perché di solito gira sequenze emozionanti e insieme ‘grezze’, perché le situazioni che riprende non consentono grandi attrezzature o luci.  Eppure sembra  totalmente rilassato di fronte a persone e luoghi molto intensi. Certo, Wiseman ci ha molto influenzato, ma abbiamo avuto anche altri punti di riferimento per Milk - come Robert Flaherty, per esempio.”
“Ci entusiasmava l’idea di ricostruire il look e il clima degli anni ’70 per dare maggiore realismo al film”, racconta Bruce Cohen. “Gus ha detto: ‘Che ne dite di Harris Savides?’, e noi gli abbiamo subito risposto: ‘Sì, grazie!’ Sapevamo che aveva fatto un lavoro fantastico non solo con Gus, ma anche con i paesaggi anni ‘70 di American Gangster e Zodiac. Con un direttore della fotografia come Savides, vedendo questo film vi sentirete parte di qualcosa che accade in quel preciso istante. Non sarà come stare seduti in poltrona e pensare: ‘Be’, è successo tanto tempo fa…’”
“Sul set ho imparato molto guardando Gus”, ricorda Black. “Ha uno stile diverso da quello di tutti gli altri registi con cui ho lavorato – è molto poco invadente. Sa fare un passo indietro, lasciare che le cose accadano e trovare l’imprevisto. Permette agli attori e agli artisti di  scoprire tante cose.”
“Non è un regista che parla a vanvera”, osserva Dan Jinks. “Dice qualcosa solo quando è necessario e, di conseguenza, gli altri lo ascoltano. Possono essere solo un paio di parole, ma capisci subito che cosa vuole.”
 “E’ come navigare a vista”, spiega Alison Pill, entusiasta. “Molto spesso ci sono due macchine da presa che filmano insieme. Se c’è la fiducia, è il modo più bello di lavorare perché devi essere presente in ogni singolo momento delle riprese.”
“Gus ti fa camminare con le tue gambe”, aggiunge Hirsch, “anziché farti da stampella e impedirti di trovarle. Così, spinge i suoi attori ad avere coraggio e a fidarsi del loro istinto, come non hanno mai fatto prima. E’ straordinario lavorare con lui.”
Location

Milk è stato girato interamente a San Francisco (dove Harris Savides aveva già lavorato un paio di anni prima come direttore della fotografia del film Zodiac), facendo base a Treasure Island. Per gli autori non poteva essere altrimenti: “Lo spirito e l’energia di questo film sono San Francisco”, dichiara Dustin Lance Black. “Il film è stato fatto nel modo giusto, nel posto giusto.”
Il Sindaco Gavin Newsom e la San Francisco Film Commission hanno lavorato a stretto contatto con la produzione, coordinandosi con la produttrice esecutiva e direttrice di produzione Barbara A. Hall per assicurarsi che la produzione avesse accesso alle varie zone della città – compresi gli interni e gli esterni del Municipio. Tuttavia, la produzione ha rispettosamente declinato l’offerta del Sindaco di girare nel suo ufficio, per rispetto dei suoi impegni. Milk ha beneficiato anche del programma comunale che incentiva la produzione cinematografica “Scene in San Francisco”, un disegno di legge approvato dal Sindaco Newsom nel maggio del 2006. Il Sindaco ha dichiarato che quella di Harvey Milk è una storia che “deve essere raccontata. Il suo spirito e la sua eredità si manifestano oggi in un cambiamento reale.”
“Tutti noi sapevamo fin dall’inizio che San Francisco era uno dei protagonisti della storia”, aggiunge Bruce Cohen. “La storia di Milk ha cambiato per sempre la città - è impressa nella sua storia e nel suo tessuto.”
“Siamo andati a cercare un luogo in cui ricreare il Castro Camera”, prosegue Cohen, “e siamo finiti nel punto esatto in cui il negozio si trovava veramente, al numero 575 di Castro Street. Siamo entrati dentro a quel locale e abbiamo chiesto: ‘Possiamo buttarvi tutti fuori di qui per 9 settimane, e trasformare questo posto nel negozio di fotografia di Harvey com’era negli anni ’70?’ Volevamo prendere un evento storico, e raccontarlo come se fosse accaduto oggi per la prima volta.”
I proprietari del 575 di Castro Street – che oggi è il negozio di articoli da regalo “Given” – sono stati felici di accontentarci. Per proteggere l’immobile, lo scenografo Bill Groom e la sua squadra di assistenti e arredatori “hanno costruito finte pareti spesse  circa 8 centimetri”, rivela Dan Jinks. “Ma il negozio è diventato esattamente com’era il Castro Camera di allora.”
 
Vedendo il negozio ricostruito, alcune persone che lo avevano frequentato all’epoca hanno avuto una forte reazione emotiva. Tra queste persone c’è Michael Wong, autore del diario a cui si è ispirato Black scrivendo la sceneggiatura. “Ho chiamato Michael”, racconta Black, “e gli ho chiesto di venire al negozio. Sapevo che probabilmente non avrebbe voluto vederlo, ma che poi si sarebbe pentito di non averlo fatto. Alla fine è arrivato, e si è messo a girare per il locale. Quando è arrivato nel retro e ha visto il ciclostile dello stesso identico modello che aveva usato Harvey  per le elezioni della vittoria, Michael è uscito e si è messo a piangere. E’ un uomo molto emotivo. Si è girato, mi ha abbracciato, e mi ha detto: ‘Grazie.’ A quel punto, sono scoppiato a piangere anch’io. E’ stato uno dei momenti più intensi di tutta la lavorazione.”
I vecchi amici di Milk hanno ricominciato a incontrarsi al “Castro Camera”, come una volta. “Appena entravano nel negozio”, ricorda James Franco, “cambiavano espressione. Era come se avessero fatto un viaggio nel tempo. Quel negozio ha avuto un ruolo così  importante per il movimento omosessuale mondiale.”
Danny Nicoletta osserva: “Alimentato dall’impegno politico dell’epoca,  il quartiere  Castro era un epicentro socio-artistico del movimento, molto vitale. Il negozio di fotografia ne era il riflesso. Potevi entrare a lasciare un rullino, e poi fermarti a parlare di opera o di politica, o ad affiggere un volantino con su scritto ‘Entra e iscriviti per votare’.”
Groom e il suo staff si sono basati sulle ricerche e i ricordi dei testimoni. “Ci riteniamo molto fortunati di partecipare a questo progetto, e abbiamo sentito la responsabilità di raccontare questa storia nel modo più fedele possibile. Ci ho provato a trovare qualche imprecisione nella sceneggiatura di Lance, ma è stato inutile.  Si era talmente documentato, che  potevamo rivolgerci a lui per chiedergli qualsiasi cosa. Ma sono stati in molti ad aiutarci con i loro ricordi a ricreare la fisionomia del quartiere e a interpretare le migliaia di foto e filmati che abbiamo visionato. Capitava spesso che qualcuno entrasse nel negozio e aggiungesse qualche tassello del puzzle.”
“Abbiamo perfino rivestito l’interno dei cassetti, perché gli attori si sentissero circondati da un’atmosfera accogliente e da oggetti che potevano utilizzare – visto che lo stile di Gus Van Sant è molto basato sull’improvvisazione, come il jazz.”
“I vecchi residenti di Castro hanno cominciato a presentarsi non soltanto con fotografie”, ricorda Groom, “ma con oggetti del negozio di Harvey – veri cartelli che allora erano appesi alle vetrine, per esempio.”
Ma è stato necessario ricreare molte cose. “Il negozio è pieno di pellicole, carta da stampa, liquidi per lo sviluppo e materiali che non esistono più”, osserva Groom. “Dovevamo riprodurre anche le etichette. Per fortuna avevamo un grafico e un tipografo, nel nostro reparto, e tutto il materiale ce lo siamo fatti in casa.”
L’arredatrice Barbara Munch, lei stessa residente nella zona della Baia, aggiunge: “Avevo un magazzino pieno di cose, e tutti mi dicevano che non avrei mai potuto usarle in un film. Invece, in Milk le abbiamo usate tutte! Abbiamo costruito alcuni mobili per riprodurre l’arredamento originale. Altri pezzi li abbiamo trovati, come il divano rosso art déco su cui venivano tutti a sedersi.”
Il reparto ha fatto così bene il suo lavoro che, come racconta divertito l’art director Charlie Beal, “Un giorno sono arrivate tre turiste che volevano comprare una batteria per la macchina fotografica. All’improvviso, mi sono sentito come se al mio posto ci fosse Harvey, e stavo quasi per convincerle a iscriversi alle liste elettorali.”
“Bill, Barbara, Charlie e tutta la troupe hanno fatto un lavoro fantastico”, dichiara Michael London. “Senza alcuna ostentazione, hanno aiutato gli attori a sentirsi parte di quel mondo. Ritrovarsi dentro a quel negozio è stato bellissimo – ha fatto riaffiorare ricordi ancora molto vivi della San Francisco del 1978.”
 “L’associazione dei commercianti di Castro Street”, ricorda Cohen, “ci ha molto sostenuto. Per nostra fortuna, nell’isolato in cui abitava Harvey è cambiato ben poco da un punto di vista strutturale.” Alcuni negozi erano cambiati ma non troppo: l’enoteca Swirl è ridiventata  McConnelly Wine & Liquors, in una scena in cui Milk porta clienti gay per unire il vicinato.
 “Nei Gay and Lesbian Archives di San Francisco”, aggiunge Groom, “abbiamo trovato foto che sono servite da riferimento essenziale. Abbiamo riprodotto due isolati di Castro - circa cinquanta facciate di edifici tra la 17ma strada e la 19ma. Ogni segmento dell’isolato è stato caratterizzato in modo diverso, perché coprivamo sei anni di storia di San Francisco. Alcune sezioni di edifici avevano arredi del 1972 e 1973, mentre altre erano rifatte come nel 1976 o 1977.”
“Gus non voleva  niente di impreciso o di falso”, spiega Jinks. “Se abbiamo inserito un’insegna di negozio, l’abbiamo fatto perché quel negozio era aperto nell’anno di ambientazione della scena – come risultava dalla documentazione raccolta.”
 
Anche il costumista Danny Glicker e il suo reparto hanno fatto largo uso della documentazione fotografica. “Da un punto di vista strettamente visuale”, osserva Glicker, “il mio angelo custode è stato Danny Nicoletta. Negli anni ’70, San Francisco era il luogo in cui esplodeva e si sviluppava il cambiamento culturale. L’energia che sprigionava attraeva altra energia. Per un costumista era una sfida enormemente stimolante – privilegiare la cura del dettaglio, anziché l’impianto originale.”
“Io adoro i vecchi vestiti, e quando posso uso quelli veri”, racconta Glicker. “Trovare jeans aderenti per tutti gli attori e le comparse è stato difficile perché i corpi hanno cambiato fisionomia, da allora. Ho girato fino all’ultimo magazzino dell’usato – e a volte ho dovuto perfino sborsare parecchi soldi per avere un paio di Levi’s tutti strappati degli anni ’70!”
“Credo che i vestiti siano molto rivelatori delle ragioni per cui qualcuno vuole essere attraente, o di cosa vuole dimostrare”, aggiunge Glicker. “A quel tempo, vestirsi in un certo modo non era solo un fatto di moda, ma espressione di apertura mentale.”
“Il rapporto di Harvey con i vestiti non era molto diverso da quello di tanta gente che abitava a Castro: avevano tutti pochi soldi. Una delle prime cose che mi ha detto Cleve Jones, e che traspare nel film, è che Harvey portava sempre gli stessi vestiti. Quando ha avuto bisogno di nuovi abiti per intraprendere la sua carriera politica si è comprato un paio di completi giacca e pantaloni in negozi di seconda mano, ma quando li indossava c’era sempre qualcosa di stonato – magari le scarpe bucate. Il giorno che è stato assassinato e il corpo è stato trasportato fuori dal suo ufficio, Cleve ha capito che era lui quando ha visto i buchi nelle suole. Abbiamo messo insieme un intero classificatore di foto di Harvey: ogni volta che, facendo ricerche, scoprivamo una foto in cui a una certa scena corrispondeva un certo abbigliamento, la inserivamo catalogandola. Io ne tenevo una copia, e Sean Penn aveva la sua.”
Anche gli altri attori si sono documentati, e hanno attinto alle loro ricerche. “Non vedevo l’ora che gli attori venissero da me con qualche nuova idea”, racconta Glicker. “Alcuni hanno indossato oggetti o indumenti appartenuti alle persone che interpretavano. Per esempio, in molte scene Alison Pill porta un orecchino che Anne Kronenberg portava tutti i giorni, all’epoca; Lucas Grabeel ha indossato uno dei gilet di  Danny Nicoletta; e la cosa più commovente, forse, è stata che il figlio del Sindaco Moscone, Jonathan, ha portato sul set una delle cravatte del padre perché Victor Garber potesse indossarla nella scena della  nomina di Harvey a consigliere comunale.”
Durante le riprese, gli abitanti di San Francisco hanno visto una parte della città tornare indietro nel tempo. La Bandiera Arcobaleno disegnata da Gilbert Baker nel 1978, che oggi abbellisce i lampioni stradali, ha dovuto essere temporaneamente rimossa o coperta perché gran parte della vicenda raccontata nel film è ambientata prima del ‘78. Vedere rinascere luoghi storici come Aquarius Records, China Court e Toad Hall ha attirato molta gente – che ha raccontato storie, si è scambiata ricordi e condiviso l’entusiasmo per un periodo di grandi cambiamenti e potenzialità, poi realizzate. Ancora una volta, Harvey Milk riportava la gente a incontrarsi.
La facciata e l’insegna del Castro Theatre, il cinema del quartiere, sono state modificate per farle tornare com’erano negli anni ’70. L’insegna al neon è stata ridipinta e restaurata nel quadro di una ristrutturazione più permanente, e il cinema non è mai apparso così bello, da vent’ anni a questa parte.
Con l’aiuto di Rob Epstein, la produzione ha organizzato una proiezione di una copia restaurata del film The Times of Harvey Milk al Castro Theatre (dove gli abitanti di San Francisco lo avevano visto per la prima volta nel 1984) per le comparse, prima di girare la scena di un grande raduno guidato da Milk.
L’8 febbraio 2008 è stata girata una delle più importanti sequenze del film: la ricostruzione della pacifica veglia a lume di candela cui hanno partecipato decine di migliaia di cittadini - di ogni età, razza e orientamento sessuale – per reagire allo shock, al dolore e alla rabbia per la morte di Harvey Milk e George Moscone, uccisi da Dan White.
La produzione ha scritturato migliaia di comparse. Tra le comparse c’erano molte persone che avevano partecipato a quella veglia, la notte del 27 novembre 1978. E tra gli attivisti che invitavano i concittadini a partecipare c’erano anche, come 30 anni prima, Cleve Jones e Gilbert Baker.
Racconta London: “E’ stato come se la città si fosse fermata di nuovo, trent’ anni dopo. C’era una folla immensa. Non era solo gente che voleva comparire nel film. Dal momento in cui hanno cominciato a marciare e le macchine da presa a filmare, capivi perché erano lì. Sentivi il vuoto lasciato da Milk, e lo sentivano anche gli attori.”
Jones ricorda quella notte del 1978, quando “abbiamo marciato in silenzio assoluto lungo Market Street. C’erano gay e etero, neri, bianchi e mulatti, giovani e vecchi, gente distrutta dalla morte di due uomini coraggiosi, che avevano amato profondamente questa città. Ogni anno, il 27 novembre, abbiamo celebrato la ricorrenza con una marcia a lume di candela.”
“Abbiamo fatto qualcosa di leggendario per quelle strade, e ora lo abbiamo rifatto. Guardo quella gente, e riconosco tante persone che erano lì trent’ anni fa. E’ una sensazione agrodolce, perché questa comunità è stata decimata dall’AIDS - migliaia di  persone che marciavano con noi allora, oggi non ci sono più.  Sono così felice di essere vivo e di poter vedere finalmente realizzato questo film.”
“E’ stato meraviglioso avere la collaborazione di tanti cittadini di San Francisco. Hanno partecipato con grande entusiasmo, e ci sono stati di enorme aiuto.”
“Grazie, San Francisco.”
L’eredità di Milk

Gli effetti cumulativi delle battaglie e delle vittorie di Harvey Milk restano nella cultura e nella politica attuali. Il movimento per i diritti dei gay ha fatto molta strada, ma il pendolo continua a oscillare.
Alcuni paesi (Canada, Spagna, Danimarca) hanno legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Alcuni stati americani come il Massachussetts e la California li hanno seguiti. Ma in un anno di elezioni restano ancora aperte molte questioni - che incideranno sulle vite e gli affetti di tante persone.
 
Il Presidente uscente degli Stati Uniti George W. Bush ha sostenuto il Federal Marriage Amendment che avrebbe cambiato la Costituzione degli Stati Uniti, proibendo il riconoscimento giuridico dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. La proposta non è passata in Senato.
“Vediamo ragazzi che già al liceo dichiarano ai genitori la loro omosessualità”, osserva Dan Jinks. “E vediamo omosessuali concorrere a cariche pubbliche. Tutta la strada che abbiamo fatto in questi trent’ anni la dobbiamo in gran parte a persone coraggiose come Harvey Milk.”
Come osserva Bruce Cohen: “La storia di Harvey Milk dimostra quanto può fare un solo uomo, ma anche quanta strada abbiamo ancora da percorrere.”
Aggiunge Dustin Lance Black: “Per me, la più grande eredità di Harvey è che  la sua storia di speranza ha salvato e continuerà a salvare molte vite. Io mi considero una di quelle. Ci sono ancora ragazzi e ragazze che si dichiarano omosessuali, che escono allo scoperto e devono sapere che esistono eroi omosessuali, leggende omosessuali. Spero tanto che questo film serva a consolidare le conquiste di Milk, e a salvare altre vite.”
“E’ importante”, dichiara Cleve Jones, “conoscere la propria storia e, per quanto sia possibile, trarne un insegnamento. A volte ho paura che le nuove generazioni non si rendano conto di quanto tanta gente abbia dovuto combattere, così a lungo e così duramente,  per avere quel po’ di libertà di cui godiamo oggi, anche se la nostra lotta non è ancora finita. La storia è piena di esempi di persone che pensavano di essere libere, ricche e al sicuro, e che poi, da un giorno all’altro, hanno scoperto che era solo un’illusione. Abbiamo vinto delle battaglie, sì, ma tutto questo potrebbe esserci portato via in un istante.”

Mercoledì, 24 Dicembre, 2008 - 11:05

Tantissimi AUGURI!!

Le festività sono ormai prossime.
Un caro augurio di buona speranza e di rinnovato impegno civile per un anno migliore per tutti.
In allegato una creazione della grafica e pittrice Francesca Carmi (dall'Associazione Culturale Punto Rosso).
Antonella Fachin

Martedì, 23 Dicembre, 2008 - 10:05

volume A 100 PASSI DAL DUOMO – MAFIA E POTERE A MILANO

COMUNICATO STAMPA
A 100 PASSI DAL DUOMO – MAFIA E POTERE A MILANO
Presso il Comune di Milano presentato il volume con gli atti del convegno
È stato presentato questa mattina a Milano il volume che raccoglie i contributi e le testimonianze del dibattito in ricordo di Peppino Impastato "A 100 passi dal Duomo - Mafia e Potere a Milano", che si tenuto lo scorso 16 settembre presso il Comune di Milano.
Il volume presentato oggi è un utile strumento per riprendere i contenuti di una manifestazione che in termini di presenze registrò una folta partecipazione, inaspettata da un lato ma assolutamente incoraggiante dall’altro, segno di una volontà di conoscere e capire i meccanismi di infiltrazione mafiosa a Milano.
Il volume, pubblicato dai gruppi consiliari del Comune di Milano, Uniti con Dario Fo e Rifondazione Comunista in collaborazione con "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie", presenta tutti gli interventi della giornata di studi dedicata al ricordo di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia a Cinisi (PA) il 9 maggio 1978 perché le sue denuncie e il suo impegno politico avevano svelato il sistema di potere allora imperante in quel territorio.
Oltre agli interventi dei presidenti dei due gruppi consiliari Basilio Rizzo (Uniti con Dario Fo) e Vladimiro Merlin (Rifondazione Comunista), nel libro si trovano anche quelli di Emilio Molinari, Giancarlo Caselli, Gianni Barbacetto, Nando dalla Chiesa, Francesco Forgione, Giovanni Impastato, Manfredi Palmeri, Franco Calamida e Jole Garuti.
"Dalla rilettura delle parole pronunciate in quella occasione – ha dichiarato Basilio Rizzo – si coglie l’attualità del messaggio politico e civile di Impastato, un messaggio volto a fare della lotta alle mafie una battaglia collettiva e sociale, oltre che una necessità democratica"."Il modo migliore per ricordare Impastato – ha concluso l’Avv. Ilaria Ramoni, referente di Libera Milano – è dare concretezza al suo impegno civile qui e oggi. Ecco perché stiamo raccogliendo le firme per chiedere al Consiglio Comunale di Milano ragione del perché non istituisce la Commissione comunale antimafia. Vogliamo una risposta".
I volumi saranno distribuiti da gruppi consiliari del Comune di Milano Uniti con Dario Fo, Rifondazione Comunista e da Libera nel corso delle prossime iniziative antimafia in programma sul territorio milanese.
Milano, 22 dicembre 2008

Martedì, 23 Dicembre, 2008 - 09:15

Darsena:parcheggio sì, parcheggio no

DARSENA:PARCHEGGIO SI’, PARCHEGGIO NO.
L’impresa afferma che ha sostenuto costi extra per 10 milioni e vuole nuovi box privati per coprire i rincari. Il Comune è intenzionato a sbloccare la situazione e terrà un vertice in Comune.
L’annosa oramai questione del parcheggio sotto la Darsena sembra avviata a soluzione.
Anziché prevalere la linea dell’abbandono del progetto, visto che si tratta di un’area ambientale e monumentale particolare, si preferisce accordare al costruttore la possibilità di realizzare nuovi posti auto. Il progetto dagli iniziali 700 posti auto a rotazione potrebbe trasformarsi in ulteriori 300 posti auto per residenti. In tal caso il progetto si modificherebbe sostanzialmente ed a nostro avviso andrebbe rifatta la gara d’appalto.
Anche se i posti auto a rotazione diminuissero a favore dei box per residenti il progetto avrebbe una connotazione diversa che implicherebbe una modifica sostanziale.
Ora le condizioni del trasporto privato si sono modificate con l’avvento dell’Ecopass. Molte auto non entrano più nella cerchia dei Bastioni, c’è un uso più massiccio dei mezzi pubblici. A cosa servirebbe un parcheggio semi vuoto, così come già accade adesso per quello di via Valenza (500 posti a rotazione)? Accontenterebbe i baristi e ristoratori della zona, diventata la movida milanese.
Scontenterebbe gran parte dei residenti che vedrebbero incrementato il traffico nell’area, l’inquinamento acustico ed ambientale. Snaturerebbe un’area monumentale. Siamo favorevoli alla riqualificazione dell’area dei Navigli ma con una attenzione particolare all’ambiente e alla tranquillità di chi è residente, lavoratore, studente.
Angelo Valdameri consigliere di zona 6 Lista Fo
Allegato l’articolo di La Repubblica del 22.12.08

...
123 124 125 126 127 128 129 130 131
...
RSS feed