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.: Il Blog di Angelo Valdameri
Sei nella categoria Rom a Milano - Torna indietro »
Martedì, 10 Giugno, 2008 - 08:39

ROM. L’AVEVANO GIA’ PENSATO

ROM. L’AVEVANO GIA’ PENSATO

 

“Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari

e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto

perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali

e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti

ed io non dissi niente perché ero comunista.

Un giorno vennero a prendermi

e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

 

Così con questi versi Bertold Brecht

descriveva nel 1932 la nascita del nazismo.

Lunedì, 2 Giugno, 2008 - 10:16

CONTRO LE RONDE DEI VIGLIACCHI E IL SILENZIO DEI FARISEI

CONTRO LE RONDE DEI VIGLIACCHI E IL SILENZIO DEI FARISEI

UNA CAMPAGNA PER UNA COMUNITÀ CIVILE E ACCOGLIENTE

Il rogo dei campi rom a Napoli, le molotov contro i campi di Pavia, i raid contro attività commerciali di extracomunitari, le sprangate a un militante gay di Roma, la sassaiola contro una madre e una bambina sinte di Brescia, l’immigrato morto per mancanza di soccorso nel CPT di Torino, mentre le città d’Italia sono percorse da ronde di tutti i colori, sono solo alcune delle tante e diverse punte dello stesso mostruoso iceberg che avvelena il nostro Paese: l’insofferenza diffusa contro il diverso, l’immigrato, lo zingaro  ha assunto i connotati espliciti della xenofobia e del razzismo.

Questo è il portato di campagne elettorali tutte all’insegna di una insicurezza costruita gridando a un lupo senza denti, che scarica sul più debole il malessere di una società percorsa da un disagio sociale e morale profondo, grande responsabilità del quale tocca a una politica che rinuncia al compito di educazione civile per seguire gli istinti peggiori in un perverso circuito vizioso: la politica, con il coro condiscendente dei media, alimenta la paura dei cittadini che premiano con il voto questa politica.

Questa nuova Italia che criminalizza per decreto la povertà, l’Italia della violenza contro gli ultimi, del pregiudizio elevato a verità (gli zingari rubano i bambini), della giustizia fai da te dovrebbe invece far riflettere sul lungo decorso della malattia della nostra società e sulle preoccupanti prospettive del suo futuro. Non si può non legare i Maso, le Eriche e gli Omar, che uccidono i genitori per denaro, ai ragazzini che violentano e uccidono una coetanea, al branco che uccide un diverso da loro a Verona, al bullismo nelle scuole, alla violenza praticata nelle famiglie.

L’angoscia che ci prende di fronte a questo scenario e al clima che ci riporta all’ancora recente passato della nascita, della vita e della morte apparente dei regimi fascista e nazista è dovuta anche al silenzio farisaico di chi sottovaluta questi processi o addirittura pensa che bisogna assecondarli  per recuperare un consenso politico perduto per ben altre ragioni. Ma soprattutto ci pesa vedere il volto vile di un paese malato. Coloro che aizzano i cani, lanciano molotov e sassi, percorrono in ronde minacciose le città, i sindaci che annunciano nei cartelloni luminosi dei loro borghi che “i clandestini possono stuprare i tuoi figli” sono il volto vigliacco di chi non è capace di guardare al male che porta dentro di sé, di chi rifiuta di affrontare la camorra che a Napoli controlla i rifiuti e organizza i roghi dei campi rom, la mafia che controlla la vita e il voto dei siciliani, l’andrangheta che non solo è padrona del territorio calabrese ma di interi quartieri di città come Milano.

Noi riteniamo decisivo che qui, il territorio che con il rogo di Opera ha inaugurato la caccia al rom e la sua contropartita politica, ci sia una risposta di mobilitazione contro questa degenerazione. Una risposta che avvii il lungo e difficile lavoro per riportare nella città e nei quartieri il senso di una comunità che considera la legge uguale per tutti e protegge chi cerca accoglienza e dignità. Un percorso da costruire insieme con tutti coloro - forze politiche e sociali, cittadini, senza pregiudizi di schieramento - che ritengono necessario riportare il dialogo nelle realtà concrete del malessere, non lasciare soli gli ultimi della terra, confrontarsi con le radici del disagio sociale e insieme costruire le ragioni e i valori della cittadinanza per tutti.

Paolo Cagna Ninchi, Dijana Pavlovic

Per adesioni: dijana.pavlovic@fastwebnet.it

 

 

Mercoledì, 19 Dicembre, 2007 - 09:02

Nomadi in zona 6

Dopo la raccolta di oltre 900 firme da parte degli abitanti e degli esercenti del villaggio Barona, sono stati allontanati i camper di nomadi che sostavano da tempo nelle vie Zumbini, Venosta, Ferrero e Bitinia. Gli abitanti hanno espresso un pubblico ringraziamento alla Stazione Barona dei Carabinieri ed al suo Comandante per la sollecita risposta ad un problema che si trascinava da tempo. A.Valdameri

Domenica, 28 Ottobre, 2007 - 10:21

Nomadi in zona 6

Una buona e una cattiva notizia. La buona notizia è che è stato arrestato il capo clan dei napoletani che sostano alla Barona su diversi camper (oltre 10) nelle vie Zumbini, Venosta, Bilbao. Condannato a un anno e 4 mesi per furto aggravato. Simulava finti incidenti, piegava gli specchietti della auto e pretendeva 50-100 euro di risarcimento. Dopo numerose denuncie ai C.C. della Barona, finalmente è stato condannato. La cattiva notizia è che poichè il reato è stato commesso prima dell'indulto, è già a piede libero.A.valdameri

Mercoledì, 26 Settembre, 2007 - 14:10

Appello ai buoni, di Dijana Pavlovic

APPELLO AI BUONI

 

 

In questa città ricca, opulenta, ambiziosa, piove.

Se non fosse per l’incattivirsi del traffico, per un appesantirsi dell’abbigliamento che problema sarebbe? Le case, gli uffici, i bar, i ristoranti e i negozi della nostra città sono comunque caldi e accoglienti.

Ma non per tutti. C’è un popolo di reietti da questa città, marginali ed emarginati per i quali la pioggia diventa non un fastidio passeggero ma un problema di sopravvivenza. Tra questi ci sono gli oltre 500 rom sgomberati  negli ultimi mesi: uomini, donne, bambini senza un ricovero, senza un riparo se non il telo di una tenda appoggiata per terra, terra che diventa fango ai margini di una discarica, di un terrapieno ferroviario.

Questi esseri umani, venuti da una terra infelice per cercare un brandello di felicità nel paese dei ricchi, sono oggi oggetto di una campagna violenta in cui si scarica l’egoismo e la solitudine di una città che sembra aver perso la propria identità e il senso di essere una comunità accogliente e fraterna soprattutto nei confronti dei più deboli e infelici.

Le istituzioni devono applicare e far rispettare le leggi e questo è il loro compito ma hanno anche la responsabilità del bene di una collettività più ampia che non può escludere, cancellare persone che sono nostri concittadini, nostri fratelli.

Ma oggi le istituzioni non si occupano di chi vive nel fango e non ha un tetto sotto il quale riparare i propri figli.

Per questo faccio un appello ai buoni di questa città, a quelli che non chiudono gli occhi di fronte a chi sta male perché si compia un gesto di semplice solidarietà umana. Non permettete di essere vittime di ipocrisia, a quella ci sta già pensando la politica. Non preoccupatevi dei bambini Rom solo quando li vedete nella metropolitana e sui telegiornali guadagnarsi qualche spicciolo per un panino suonando, elemosinando e anche rubando. Pensate al fatto che una volta finito il loro “lavoro” vanno a dormire nel fango e al freddo e che il loro benessere dipende dal benessere dei loro genitori. Per questo popolo che soffre, per il mio popolo, qualcuno trovi, adesso, un riparo, provvisorio ma sicuro che lo aiuti ad affrontare una stagione che può essere crudele per chi tra loro è più debole come le donne e i bambini.

 

Dijana Pavlovic, cittadina italiana e rom

dijana.pavlovic@fastwebnet.it

Venerdì, 29 Giugno, 2007 - 07:36

Mozione nomadi (non rom) alla Barona

Ieri sera il Consiglio di Zona 6 ha approvato all'unanimità la mozione da me presentata riguardante la sosta di nomadi napoletani nei pressi di una parrocchia della Barona. Forte in zona è il malcontento dei residenti e dello stesso parroco per questa situazione che si trascina da tempo.Prima che il malcontento sfoci in episodi di razzismo si è chiesto un intervento dei Servizi Sociali e dele FF.OO..

Allegato Descrizione
mozionenomadi.doc
38 KB
nomadi.jpg
1.3 MB
Sabato, 23 Giugno, 2007 - 08:52

Sgomberi campi rom:appello al sindaco.

Al prefetto di Milano

Al consiglio comunale di Milano

Alla società civile di Milano

Il consiglio comunale di Milano ha deciso a larga maggioranza con la
sola opposizione di cinque consiglieri della minoranza, di sgomberare i
campi nomadi abusivi. Immediatamente la giunta comunale ha proceduto a
sgomberi a tappeto senza predisporre nessun tipo di soluzione per
centinaia di rom rumeni che si trovano ora in condizioni disperate
determinando gravi situazioni di tensione come è avvenuto al campo di
via Triboniano.

Le conseguenze di questa scelta destano grandissime preoccupazioni.
Questi sgomberi non offrono alternative: uomini, donne e bambini
vengono semplicemente abbandonati a se stessi costringendoli a cercare
rifugi di fortuna o, peggio ancora, a bivaccare nei parchi milanesi.
Costretta a un nomadismo da tempo abbandonato perde le tracce di
integrazione che si erano create - occasioni di lavoro, inserimento
scolastico - una popolazione che ha lasciato il disastro della loro
terra per cercare la loro piccola parte di felicità nell?opulenta
Lombardia e per questo sono disposti ad accettare condizioni che una
società normalmente civile non dovrebbe consentire a nessuno.

Chi voleva, a parole, la sicurezza ora soffia sul fuoco

genera una situazione di degrado umano e di conflitto;

legittima le azioni squadristiche contro i rom di leghisti e razzisti
vari;

giustifica chi pensa che cittadini stranieri, persone e popoli abbiano
meno diritti e più leggi speciali, secondo precedenti storici che
hanno tragicamente segnato la storia umana;

infine abbandona a se stesse le molte associazioni e i volontari che
agiscono sul sociale e seguono i rom..

Noi crediamo che una politica responsabile e degna di un Paese civile
non debba inseguire il malcontento, il disagio e anche il pregiudizio
ma costruire le condizioni di diritti e doveri uguali per tutti per una
convivenza pacifica e rispettosa delle .diverse culture.

Per questo chiediamo alle autorità prima di tutto di sospendere questa
scelta dissennata che porta solo tensione, che si trovino
nell?immediato soluzioni che rispettino la dignità e la condizione
umana dei rom, infine che le aree vengano svuotate solo dopo aver
trovato soluzioni abitative adeguate per tutti, avviando una politica
concordata anche con i rom di processi di inserimento reale nel mondo
lavorativo e sociale; dopo aver consegnato alla gestione delle forze
dell'ordine e al sistema di giustizia solo chi lo deve essere.

Bisogna abbandonare la logica dei campi e prevedere, come è avvenuto e
avviene in molti altri paesi, sia in Italia che in Europa, percorsi di
inserimento sociale, lavorativo ed abitativo adeguato, come anche per i
rifugiati e richiedenti asilo.

Facciamo perciò un appello
alle istituzioni e  alla politica perché tornino a produrre e proporre
idee, contenuti, progetti per l'agire sociale della nostra comunità,
mettendo al centro il diritto-dovere dell'accoglienza di una città, il
rispetto dell'interesse generale di tutti i cittadini, italiani o
stranieri che siano;
alla società civile perché intervenga anche con atti concreti
manifestando la volontà di. rifiutare una comunità fondata
sull?esclusione e sull?odio  esercitato sui più deboli e indifesi dei
nostri concittadini.

ARCI, Associazione Aven Amenza, Associazione NAGA, Comitato per le
libertà e i diritti sociali, Festa dei popoli di Opera, Opera
nomadi. Per adesioni: leonardo.fiorentino@comune.milano.it

Venerdì, 9 Marzo, 2007 - 09:12

Appello. ROM: CONTRO IL PATTO DI LEGALITÀ

ROM: CONTRO IL PATTO DI LEGALITÀ PER LA CITTADINANZA  COMPIUTA

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». (Costituzione italiana art. 3)
«Davanti alla legge tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri»
(George Orwell, La fattoria degli animali)
A Milano si è celebrato il ricordo dello sterminio dei campi di concentramento nazisti. Raramente si ricorda che in quei lager vennero uccisi anche più di mezzo milione di zingari, giudicati dal nazismo criminali e asociali per definizione.
A Milano e Opera ai rom e ai sinti, che a tutt’oggi continuano troppo spesso a essere considerati delinquenti per vocazione, è stato imposto uno speciale “patto di legalità” per poter avere diritto a un ricovero in un container o in una tenda.
C’è una legge per tutti, ma per questi uomini, per queste donne c’è una legge in più, un trattamento differenziale, sintetizzato con queste parole: «Dovete comportarvi bene perché il primo che picchia, che ruba, che sporca, insomma, il primo che sgarra al regolamento, viene sbattuto fuori».
Un patto che rende questi cittadini, europei a tutti gli effetti, diversi dagli altri: ancora una volta ufficialmente proclamati portatori di "asocialità" e "criminalità", chiusi in ghetti, nei quali loro stessi per poter entrare devono esibire un “pass”.
E’ preoccupante che questa nostra città diventi una città di ghetti.
La recinzione fisica invocata dai cittadini “benpensanti” e applicata dalle istituzioni è indegna quanto i muri che ci sono già nel linguaggio, nei gesti, nei pre-giudizi: quasi archetipi culturali verso i Rom, barriere insormontabili e lugubri quanto se non di più di una recinzione.
E’ preoccupante che  i Rom siano costretti a firmare questo patto come il male minore.
Come cittadini di serie B che non hanno un’alternativa. Rassegnati a subire il rapporto del più forte viene loro sottratta la capacità di autogoverno, si rendono soggetti passivi di interventi assistenzialistici e di ordine pubblico.
E’ preoccupante soprattutto che questo patto, frutto di un accordo istituzionale tra Provincia e Comune di Milano, non abbia sollevato molte obiezioni nella politica e nella società milanese più sensibile.
Eppure questo patto è un mostro giuridico perché viola tutti i principi di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, non affronta i nodi strutturali dell’emergenza abitativa, impone una politica “emergenziale” che produce solo nuovi ghetti sociali e infine, se le istituzioni usano la discriminazione e l’umiliazione, puntando il dito contro quelli che non sono criminali ma comunque considerati di fatto potenziali delinquenti, si istiga all’odio razziale e si legittima conseguentemente coloro che bruciano le tende, buttano molotov tra le roulotte. Fatto − questo sì evidentemente illegale − che, peraltro, non ha provocato la riprovazione politica e la censura pubblica che avrebbe meritato.
Con questo appello rifiutiamo un patto che attribuisce ai rom una “cittadinanza imperfetta” e ci impegniamo perché il rapporto tra la nostra società e quella rom venga portato nell’ambito di una dialettica sociale che riconosca e rispetti i valori culturali e umani di ciascuno.
I “campi nomadi” per il solo fatto di esistere producono malattia, disoccupazione, devianza, induzione alla criminalità, conflitti sociali: effetti tipici del disagio sociale diffuso. Nati negli anni settanta del secolo scorso, da contenitori di umanità per l’emergenza si sono trasformati in campi di concentramento istituzionali, nuovi “Zigeunerlager” dove non c’è bisogno di “soluzione finale” perché i Rom e Sinti vi muoiono lentamente di diritti negati, di esclusione continua dal lavoro, dalla casa, dalle cure sanitarie, dall’istruzione, di induzione alla devianza ed alla criminalità. Va quindi assunta la prospettiva di smantellarli sostituendoli con soluzioni abitative idonee alla cultura rom.
In più: ciò che oggi si vuole applicare a Rom e sinti rischia di diventare un pericoloso precedente applicabile un domani a chiunque venga predefinito pericoloso per il potere costituito.
Lo smantellamento dei "campi" è la conquista di libertà e giustizia nell’eguaglianza dei diritti e dei doveri per una cittadinanza compiuta almeno a livello europeo se non mondiale.
AceA onlus, Maria Grazia Amorese Molteni, Associazione Aven Amentza, Associazione culturale Punto rosso, Associazione liberi, Associazione NAGA, Associazione osservAzione, Associazione Unaltralombardia, Associazione Afroitaliani/e, Associazione Todo Cambia, Arianna Ballotta, Banda degli ottoni a scoppio, Francesco “baro” Barilli, Piergiulio Branca, Gabriella Benedetti, Edda Boletti, Paolo Cagna Ninchi, Sandra Cangemi, Flora Capelluti, Fabrizio Casavola, Grazia Casagrande, Federico Ceratti, Umberto Ceriani, Eleonora Cirant, Enzo Colombo, Comitato per le libertà e i diritti sociali, Alex Corlazzoli, Dario Cusani, Sergio Cusani, Bianca Dacomo Annoni, Aurelia D'Andrea, Claudia De Cesaris, José Luiz Del Roio, Antonella Fachin, Nunzio Ferrante, Enrico Fletzer, Dario Fo, Grazia Paola Fortis, Gabriele Gabrieli,  Mario Gaeta, Massimo Gentili, Patrizio Gonnella, Nazzareno Guarnirei, Adriana Leonardo, Alessandra Maiocchi, Marina Mariani, Adriano Martellosio, Elisabetta Masciadri, Maria Grazia Meriggi, Luisa Motta, Luciano Muhlbauer, Elena Murdaca, Mario Napoleoni,  Giuseppe Natale, Giorgio Nobili, Officina società cooperativa, Tatiana Olear, Opera Nomadi, Stefano Panigada, Michele Papagna, Dijana Pavlovic, Alessandro Pesci, Guido Piccoli, Monica Pizzo, Patrizio Ponti, Roberto Prina, Alessandro Rizzo, Basilio Rizzo, Gabriella Sacchetti, Biagio Santoro, SDL intercategoriale, Sergio Segio, Giovanni Semi, Sabina Siniscalchi, Anita Sonego, Angela Teichner Accardi,  Roberto Traverso, Davide “Atomo” Tinelli, Angelo Valdameri, Roberto Veneziani
Per adesioni: nopattodilegalita@fastwebnet.it

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