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.: Il Blog di Angelo Valdameri
Domenica, 8 Febbraio, 2009 - 10:11

APPELLO DI MEDICI SENZA FRONTIERE

Divieto di segnalazione

Siamo medici e infermieri, non siamo spie

Il testo dell'appello ai Senatori:

Le organizzazioni firmatarie esprimono preoccupazione ed allarme per le conseguenze della possibile approvazione dell'emendamento 39.306 presentato in sede di esame del DDL 733 all'Assemblea del Senato, volto a sopprimere il comma 5 dell'articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull'immigrazione) che sancisce il principio di "non segnalazione alle autorità".
Il suddetto comma 5 attualmente prevede che "l'accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".
Questa disposizione normativa è presente nell'ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l'art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La "logica" della norma non è solo quella di "aiutare/curare l'immigrato irregolare", ma anche quella di dare piena attuazione all'art. 32 della Costituzione, in base al quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese - nello specifico - quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. Il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa "marginalizzazione sanitaria" di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva. Il citato obbligo di non segnalazione risulta quindi essere una disposizione fondamentale al fine di garantire la tutela del diritto costituzionale alla salute. Appare pertanto priva di significato l'ipotesi di affidare alla libera scelta del personale sanitario se procedere o meno alla segnalazione dello straniero poiché ciò, in contrasto con il principio della certezza della norma, lascerebbe al mero arbitrio dei singoli l'applicazione di principi normativi di portata fondamentale.
La cancellazione di questo comma vanificherebbe inoltre un'impostazione che nei 13 anni di applicazione ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri testimoniato, ad esempio, dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale…). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi, in quanto l'utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più "efficiente" in termini di economia sanitaria.
Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perché:
  • spingerà verso l'invisibilità una fetta di popolazione straniera, che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria;
  • incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie "parallele", al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti…);
  • creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;
  • avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;
  • produrrà un significativo aumento dei costi, in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e, in ragione dei mancati interventi precedenti di terapia e di profilassi, le condizioni di arrivo presso tali strutture saranno significativamente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati;
  • spingerà molti operatori ad una "obiezione di coscienza" per il primato di scelte etiche e deontologiche.
Hanno espresso posizioni analoghe gli Ordini ed i Collegi che rappresentano, su base nazionale, le principali categorie di operatori impegnati nell'assistenza socio-sanitaria alle persone immigrate: Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FnOMCEO), Federazione Nazionale Collegi Infermieri (IPASVI), Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche (FNCO), Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali (CNOAS).
Per le ragioni sopraesposte rivolgiamo un sentito appello affinché i senatori di qualunque schieramento respingano la citata proposta emendativa all'art. 35 del Dlgs.286/98 e comunque, nell'incertezza di una eventuale riformulazione di emendamenti specifici, chiediamo che l'articolo 35 del Dlgs.286/98 rimanga per intero nella sua attuale formulazione.
Venerdì, 6 Febbraio, 2009 - 17:10

LIBRO BIANCO DEI NAVIGLI

Allegio il LIBRO BIANCO DEI NAVIGLI

Allegato Descrizione
libro_bianco_dei_Navigli.pdf
4.39 MB
Giovedì, 5 Febbraio, 2009 - 10:16

La rete dei Comitati risponde all'ass.re Masseroli

La Rete dei Comitati risponde all'assessore all'Urbanistica del Comune di Milano Masseroli che aveva attaccato nei giorni scorsi i comitati cittadini tacciandoli di essere antidemocratici perchè si oppongono ai progetti che "modernizzeranno" Milano.
  

RETE COMITATI MILANESI
 C/O Cooperativa Barona E. Satta, Via Modica, 8 – 20142 Milano
 E. mail:  retecomitatimilano@fastwebnet.it - Tel.  349.4300829
                                           
                             Milano, 11 febbraio 2009
 
Alla cortese attenzione di: Carlo Maria Giorgio Masseroli 
Assessore allo Sviluppo del Territorio del Comune di Milano
 
E pc: Sindaco di Milano
         Giunta Comunale
         Comitati ed Associazioni Milanesi
         Partiti e Consiglieri Zonali, Comunali, Provinciali, Regionali di centrosinistra.
         Universitari
         Stampa
 Egr. Ing. Masseroli

Leggiamo dai quotidiani milanesi una sua stupefacente  dichiarazione in relazione al sequestro della torre di Ligresti in costruzione in via De Castilla 23, effettuato dalla Guardia di Finanza.
 Il titolo dell’articolo è eclatante:
“Isola, sotto sequestro la torre di Ligresti – Masseroli: E’ la dittatura dei Comitati”
“Se un drappello di cittadini contrario a certi interventi decide di fermare un progetto con tutti i mezzi che ha a disposizione, commette un atto irresponsabile.
Mi auguro che in questo momento di grande sviluppo per la città non ci sia un continuo “stop and go” alimentato non certo dalla magistratura ma da qualche comitato che preferisce una Milano ferma rispetto ad una metropoli in movimento.
Questo io la chiamo dittatura dei comitati, che va a discapito della democrazia.”
Per quanto riguarda la dittatura è necessaria una premessa: poiché ai cittadini viene impedita  sia la partecipazione democratica diretta sia la possibilità di controllo democratico attraverso i loro eletti in Consiglio Comunale, e le scelte urbanistiche della città tengono solo conto degli interessi economici di alcuni grandi gruppi immobiliari, la difesa della democrazia e della legalità sta solo nelle mani dei cittadini e dei loro comitati: se c'è una dittatura, o quanto meno un regime oligarchico, è in Comune che bisogna cercare i colpevoli.
 Più semplicemente, in generale i cittadini si riuniscono in comitati per avere una maggior capacità operativa contro quei lavori ritenuti non pertinenti e iniziano a contestare l’amministrazione che li ha deliberati promuovendo dibattiti,  manifestazioni, ricorsi amministrativi, ricorsi alla magistratura, ecc. Tutto ovviamente nel segno della legalità.
 Lei in poche parole accusa i cittadini di un potere talmente elevato e persuasivo da imporre alla magistratura la rilevazione di atti illeciti nei confronti di quei magnanimi operatori sociali che costruiscono edifici per la collettività.
 Stiamo invece parlando di interventi giudiziari di cui alcuni magistrati hanno rilevato consistenti prove di irregolarità sia amministrative che progettuali.
 Per sua memoria riporto uno stralcio del comunicato della Guardia di Finanza:
 “Nell’ambito di un’attività d’indagine delegata dai Sostituti Procuratori della Repubblica dott.ssa Paola PIROTTA e Frank DI MAIO (procedimento penale nr. 485/09 RGNR), nella mattinata odierna è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo dell’immobile in costruzione sito in Milano, via De Castilla, 23 di proprietà della società IM.CO s.p.a. emesso dal G.I.P. dott.ssa Anna Maria ZAMAGNI, e contestuale informazione di garanzia a carico di cinque soggetti, tutti indagati per il reato  urbanistico previsto dall’art. 44,del testo unico in materia edilizia  per avere realizzato l’immobile sopra menzionato in assenza di valido titolo, attesa l’illegittimità sia del permesso a costruire del 2006, sia della successiva variante del 2007.”
Sulla base di tali profili di illiceità,  la Procura della Repubblica ha chiesto ed ottenuto il sequestro preventivo dell’opera, essendo stato rilevato un “periculum in mora”, in relazione all’offesa al territorio e all’equilibrio urbanistico insito nella ultimazione della costruzione in mancanza di un idoneo provvedimento amministrativo”
 Lei in realtà  accusa i cittadini riuniti in comitati di aver impedito lo svolgersi di un crimine che l’amministrazione pubblica non aveva impedito o forse al contrario aveva favorito.
 Lei accusa i cittadini di aver operato per difendersi dall’invadenza di progetti edilizi invasivi imposti da una pubblica amministrazione sorda alle vere esigenze della città e subordinata alla speculazione edilizia di pochi costruttori operanti in un sistema monopolistico.
 Poco per volta stanno venendo alla luce numerosi esempi di corruttela nel campo edificatorio su tutto il territorio lombardo:
- Per la costruzione del Nuovo Palazzo della Regione, sulla stampa cittadina in questi ultimi giorni    sono stati riportati rapporti poco chiari tra Infrastrutture Lombarde e Consorzio Torre (Impregilo), costi dei lavori gonfiati artificialmente, casi di corruzione e concussione, traffico illecito dei rifiuti e turbativa d’asta sugli appalti
- Per appalti pubblici nell’interland che riguardano ospedali, alta velocità ferroviaria e ammodernamento dell’autostrada Milano-Torino, viene confermato l’interesse di associazioni criminali.  (Procuratore della Repubblica Manlio Minale)
 Come può constatare gli interventi della magistratura sono indipendenti dei vari ricorsi al TAR al quale i cittadini devono ricorrere per tutelare i propri interessi contro l’amministrazione o  costruttori edili che vogliono realizzare interi quartieri o enormi palazzi inutili.
 Nel momento in cui vengono alla luce questi atti di malaffare che ci fanno ritornare ai tempi di tangentopoli, invece di essere soddisfatto per le denunce dei magistrati, lei attribuisce la responsabilità dell’intervento della magistratura ai cittadini, quasi che sia una vergogna difendere la legalità, un atto contrario alla democrazia.
 Questo modo di pensare per un uomo delle istituzioni denota a quale livello di parzialità lei si sta esprimendo; lei non sta lavorando per la tutela dei cittadini ma al contrario sta facendo semplicemente gli interessi di costruttori edili di qualsiasi tipo essi siano, perché è impensabile che non abbia istituito controlli validi per verificare la regolarità degli appalti e dei lavori in corso e impedire il verificarsi di atti delittuosi.
 Di fronte a palesi illegalità, da che parte sta il Comune? Sembra che anche questa volta si schieri dalla parte dei costruttori, invece che in difesa della legalità. Il Sindaco è d'accordo?
 Solo il Sindaco, che l’ha “assunta” per quel ruolo, è direttamente  responsabile delle azioni dei suoi assessori nei confronti della città e quindi noi chiediamo conto al Sindaco di quella dichiarazione offensiva nei nostri confronti ed elusiva sulle responsabilità delle irregolarità che hanno portato al sequestro dell’immobile.
 In allegato il comunicato della Guardia di Finanza.
 Distinti saluti
Roberto Prina
Rete Comitati Milanesi
 

Martedì, 3 Febbraio, 2009 - 07:53

Referendum Acqua Lombardia: una vittoria

Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua

COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio Regionale accoglie i quesiti referendari dei Comuni Lombardi e
modifica la legge regionale
Referendum Acqua Lombardia: una vittoria frutto della
mobilitazione dei Comuni verso la ripubblicizzazione
Milano, 22 Gennaio 2009. A distanza di un anno dal pronunciamento Consiglio Regionale della Lombardia che il 5 febbraio
del 2008, dopo 4 rinvii, votava l'ammissibilità del Referendum per l’abrogazione di alcuni articoli della legge regionale
sull'acqua, la n. 18/2006, il Contratto Mondiale sull’acqua che ha accompagnato e sostenuto la battaglia dei Sindaci
referendari esprime soddisfazione per l’accoglimento da parte della Regione dei quesiti referendari sancito oggi dal
voto all’unanimità del Consiglio Regionale.
E' una importante vittoria dei Comuni sulla strada della ripubblicizzazione ma anche dei cittadini e dei Movimenti che
hanno caparbiamente accompagnato e sostenuto anche sui territori, con dibattiti ed incontri, i lavori del Tavolo tecnico
avviatosi fra il coordinamento dei sindaci referendari e l’Assessore alle Reti e servizi di pubblica utilità Buscemi nel corso del
2008. Una trattativa, lunga e faticosa che ha però alla fine, grazie ad un paziente lavoro di confronto ha portato le forze
politiche della maggioranza e della opposizione ad esprimere nella VI° Commissione Consiliare a favore dell’accoglimento
dei tre quesiti referendari e le proposte di modifica richieste dai sindaci .
E’ una vittoria della democrazia dal basso, in cui cittadini e Comuni hanno saputo con forza contrastare il tentativo di
l’imposizione da parte della Regione di un solo modello di gestione dei servizi idrici, quello della messa a gara della
erogazione e la possibilità dei privati di partecipare alle società patrimoniali.
La vittoria conseguita con le correzioni apportate al modello “lombardo” di gestione consente di rimettere al centro delle
decisioni sull’acqua l’autonomia di scelta dei Comuni, attraverso l’Ambito Territoriale Ottimale, e di tracciare un nuovo percorso
anche rispetto ai modelli che nel frattempo sono stati definiti da una legge nazionale che è fortemente orientato a
condizionare a sottrarre la gestione ed il controllo dei beni comuni e dei servizi più direttamente rivolti ai cittadini dalle
competenze dei Comuni.
E’ opportuno ricordare che la legge 133 del 6 agosto con l’articolo 23 bis ha classificato l’acqua come un bene di
rilevanza economica espropiandoli ai Comuni ed obbligandoli alla messa a gara di tutti i servizi pubblici locali, acqua
compresa. Contro questa decisione del Governo sono stati opposti, da parte di alcune Regioni, ricorsi di costituzionalità ma è
indubbio che la decisione del Governo abbia fortemente condizionato l’autonomia di Regione, Province e dei soprattutto dei
Comuni.
Un secondo preoccupante segnale viene dai principi che sono alla base della Riforma Federativa la cui discussione è
stata avviata in Parlamento. Se a livello di “funzioni fondamentali” si sottrae ai Comuni i beni comuni ed in particolare il
servizio idrico integrato e quello dei rifiuti e tutti, lasciando loro solo la titolarità della gestione di “sanità,istruzione e polizia
locale” appare chiaro che ancora una volta l’autonomia dei Sindaci ed il loro rapporto con i cittadini rischia di essere minato da
un processo federativo che va in tutt’altra direzione da quella di rafforzare le autonomi locali.
Rispetto a questi due pericolosi scenari, il Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua rivolge ai Sindaci
alcuni appelli. Invita i Comuni lombardi ad aderire alla nascente Coordinamento nazionale degli Enti locali per l’acqua
pubblica ed ad affiancarsi al Movimento per sostenere due battaglie fondamentali lanciate dal Forum dei Movimenti
dell’acqua.
Il sostegno alle proposte di ripubblicizzazione dell’acqua come servizio pubblico contenute nella proposta di legge di
iniziativa popolare la cui discussione è stata calenderizzata alla Commissione ambiente della Camera associato alla
richiesta a tutte le forze politiche presenti in parlamento, della maggioranza e dell‘opposizione, per avviare una
revisione parlamentare dell’art. 23 della legge 133 che escluda l’acqua dai servizi di rilevanza economica e dall’obbligo
della messa a gara
La seconda proposta è quella che i Sindaci facciano sentire sui rispettivi partiti e sul governo, la loro richiesta di poter
decidere e gestire i servizi pubblici locali e di beni e risorse comuni presenti sui rispettivi territori.
E’ arrivato il momento in cui Comuni e cittadini devono far sentire al loro voce a sostegno e difesa dei diritti di cittadinanza.
L’impegno politico a difesa dell’acqua, un bene essenziale che non può essere gestito pensando al mercato deve essere il
punto di partenza di questa battaglie di civiltà e di democrazia partecipata.
Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua
www.contrattoacqua.it

Venerdì, 30 Gennaio, 2009 - 13:51

Ex area benzianio v.le Liguria ang.Alzaia Naviglio Pavese

Ho presentato ieri sera - 29 gennaio - l'interrogazione che allego sulla grave situazione di degrado presente il viale Liguria angolo Alzaia Naviglio pavese.

Allegato Descrizione
benzinaioliguria.doc
26 KB
v.leliguria.JPG
619.55 KB
Mercoledì, 28 Gennaio, 2009 - 15:29

Dijana Pavlovic:Appello contro il crimine dell'indifferenza

Stamattina davanti a casa mia, sotto le scale di un centro commerciale, è morta Florenzia, una ragazza di 22 anni, l'ottava vittima del freddo e dell'indifferenza di questa città. Vi invio questo appello con preghiera di diffonderlo e di aderire.

Dijana Pavlovic
 
Appello contro il crimine dell’indifferenza

 

La parola poetica, a differenza di quella politica, dice sempre la verità, senza infingimenti, senza ipocrisie. Di fronte all’ennesimo dramma di una persona anziana morta in solitudine nel capoluogo lombardo, Alda Merini ha detto che «C’è indifferenza a Milano, ed è il crimine più grosso».
Come una coperta spessa l’indifferenza attutisce le grida di dolore, nasconde i bisogni di tante persone. Assieme e grazie ad essa cresce anche l’insofferenza e l’intolleranza: per il diverso, per chi disturba. Anche solo la vista, attraverso la sua presenza pur silenziosa: immigrati, poveri, rom, senza dimora sono vissuti come ingombro da rimuovere e allontanare non come problema sociale da affrontare.
Un problema di fronte al quale bisogna agire molto di più, come ha richiamato a fare il cardinal Tettamanzi.
Bisogna fare di più. O almeno quanto è giusto e sufficiente. I sei morti di freddo e di stenti in poche settimane a Milano dicono che quel che viene fatto per i più deboli è drammaticamente poco.
Nel capoluogo lombardo e nel paese intero.
Oggi e ieri.
Ma oggi, complice la profonda crisi globale che mette a rischio masse crescenti di lavoratori e di famiglie, la condizione di povertà, anche estrema, non è più realtà lontana e impensabile, che riguarda solo “gli altri”, qualche sfortunato. È un evento traumatico nel quale molti possono precipitare anche semplicemente a causa della perdita del lavoro o della casa, per la rottura del nucleo famigliare o per un’improvvisa malattia.
Guardare ai morti di freddo, alla solitudine degli anziani, alle preoccupazioni economiche di molte famiglie non solo con compassione ma anche con indignazione per le responsabilità e le insufficienze non è sufficiente.
Occorre mobilitarsi per dire che queste morti erano evitabili, così come lo sono le prossime.
Occorre mobilitarsi per costruire risposte vere, immediate e concrete ai bisogni dei più deboli. Bisogni che richiedono politiche sociali adeguate e sufficienti. C’è necessità di affermazione di diritti e di riconoscimento di dignità.
Occorre mobilitarsi per dire che la questione delle povertà, le scelte legislative sull’’immigrazione, la mancanza di serie politiche abitative e di edilizia sociale, il progressivo venir meno del welfare, la privatizzazione di servizi sociali così come le risposte insufficienti che vengono date ai disoccupati e ai lavoratori precari e in mobilità sono capitoli di uno stesso discorso.
Non si tratta solo di dare risposte di emergenza alle urgenze. Si tratta di fornire le risposte giuste e le più efficaci. Ad esempio, installare costosi tendoni per i senza dimora non risolve alcun problema, giacché chi ha problemi ad andare nei dormitori (perché senza documenti, perché straniero irregolare o perché quelle strutture sono ad “alta soglia”, soggette a regole e imposizioni spesso eccessive – le strutture pubbliche debbono essere al servizio dei loro utenti, non viceversa) li ha anche a recarsi nei tendoni. Assai più pratico e accessibile sarebbe lasciare aperte le stazioni delle metropolitane nelle ore notturne, come avviene in altre città, e rafforzare i servizi mobili di sostegno e cura. E così pure sarebbe auspicabile che fosse consentito l’accesso notturno ad alcune altre strutture, ad esempio gli oratori. Certo, la Chiesa e le parrocchie già fanno molto, spesso più di quello che viene garantito dai servizi pubblici, ma questa ulteriore disponibilità sarebbe un segno ancora più forte e capace di scuotere maggiormente le coscienze e quelle forze politiche sorde e distratte.
Non è, del resto, solo problema di strutture e di risorse. Prima ancora, è questione di culture: se la politica lancia messaggi criminalizzanti nei confronti delle persone immigrate è del tutto conseguente e a quel punto inevitabile che costoro avranno timore a recarsi nei dormitori o negli ospedali per farsi curare. C’è una responsabilità nelle parole e nei messaggi, non solo nelle omissioni. E il rimedio non è certo il ricovero coatto. È decisamente ipocrita e intollerabile rovesciare la responsabilità sui senza dimora, sulla loro supposta indisponibilità a essere aiutati.
L’accoglienza è uno sguardo e un approccio, una concezione della città e della comunità prima ancora che un insieme di risposte organizzative, pure evidentemente necessarie.
Per sollecitarle entrambe, per chiedere che la Milano dell’’Expo e delle Banche diventi anche la città dei più deboli, dei poveri, degli esclusi, dei lavoratori in difficoltà, degli anziani lasciati soli; per chiedere che le istituzioni locali e centrali mutino radicalmente le proprie politiche nei confronti delle aree di fragilità sociale dando vita a una nuova stagione di politiche sociali; per il diritto al lavoro, all’’abitare, alla cura e al sostegno, lanciamo questo appello, anche in vista di una prossima iniziativa da costruirsi a Milano.

Per aderire manda una mail a: noindifferenza@dirittiglobali.it
Aggiornamenti su www.dirittiglobali.it

Mercoledì, 28 Gennaio, 2009 - 09:16

Appello: RIPARTIRE DAL CONCHETTA

SINISTRA: RIPARTIRE DAL CONCHETTA
 
Lo sgombero del Conchetta è l'ultimo segnale dell'insensibilità sociale e culturale di chi governa Milano. È l'ultimo atto dell'ottusa catena di scelte che stanno rendendo irriconoscibile il volto della nostra città.
 
A colpi di sgomberi e atti di forza, si stanno distruggendo tutti i luoghi della cultura, della memoria e della socialità, senza proporre qualcosa di nuovo, ma lasciando sul terreno soltanto macerie.
 
Si sta procedendo sulla strada dell'omologazione, con il chiaro obiettivo di costruire una città in cui siano assenti le diversità, il dialogo e le culture. Una città in cui gli unici divieti che mancano sono quelli contro i poteri forti e la loro onnivora spinta a divorare fino all'ultimo centimetro di territorio.
 
Mettere a tacere le voci critiche eliminando i luoghi della socializzazione e della cultura alternativa, non è che un tassello di questo progetto di società disgregata, formata da tanti individui senza relazioni o in conflitto tra loro, sulla quale possono dominare indisturbati solo pochi potenti.
 
A rischio non sono solo gli spazi sociali autogestiti. Ogni angolo della città è infatti sottoposto al medesimo processo di omologazione e di mercificazione della vita, dei diritti e dei bisogni. In primo luogo le periferie, nell'agenda degli amministratori esclusivamente per nuove speculazioni o per rinnovate politiche securitarie. Lo stesso centro storico da tribuna delle idee e di incontro è stato progressivamente trasformato in luogo destinato solo al consumo opulento, a vetrina infiocchettata della moda, impermeabile alla vita reale della metropoli.
 
È questa la Milano che vogliamo? Vogliamo aspettare che anche l'ultimo filo d'erba ci venga strappato da sotto i piedi o pensiamo di dover reagire?
 
Un editorialista del Manifesto chiedeva "Milano da che parte sta?". Noi rispondiamo che la grande mobilitazione antirazzista per Abba e lo straordinario corteo di sabato, hanno mostrato che in questa città esistono energie, forze vive, spiriti liberi che ancora non si rassegnano al velo oscurantista che punta a cancellare cultura e umanità.
 
La sinistra non può attendere oltre, divisa tra generosità impotente o timidezze. La sinistra, in tutte le sue articolazioni può e deve impegnarsi in un'ampia mobilitazione per la libertà e la democrazia. Deve incontrarsi subito per avviare una grande iniziativa unitaria e una battaglia di cultura e di civiltà, a partire dall'impegno per la riapertura del Conchetta.
 
Noi siamo pronti.
 
Ivan Della Mea - Luca Fazio - Dario Fo - Massimo Molteni - Maysa Moroni -  Moni Ovadia - Antonello Patta - Emanuele Patti - Dijana Pavlovic - Marco Philopat - Franca Rame - Basilio Rizzo - Paolo Rossi - Gabriele Salvatores - Renato Sarti - Bebo Storti
 
per adesioni: altramilano@gmail.com - info: 335.8277755 - 334.3952953

Giovedì, 22 Gennaio, 2009 - 15:55

Darsena: un parcheggio che non s'ha da fare

Ieri, mercoledì 21 gennaio, c’è stato l’ennesimo sopralluogo della commissione Infrastrutture del Comune di Milano sull’area del cantiere Darsena.
Presieduta dal consigliere Giudice con la presenza di numerosi consiglieri di maggioranza e di opposizione, consiglieri di zona 6, rappresentanti dei comitati di quartiere e degli esercenti.
Il presidente della commissione ha brevemente ripercorso l’iter procedurale dall’assegnazione del cantiere, alla concessionaria Darsena S.p.A., ai giorni nostri, auspicando una soluzione della questione e/o si metta una pietra sopra.
Sono passati oltre 5 anni e nulla si è mosso. I lavori della soprintendenza sono andati avanti fino a scoprire, oltre alle mura del 1850, un pavimento ligneo del ‘400, opera unica in Europa.
Il cantiere da alcuni mesi è stato praticamente abbandonato dall’impresa appaltatrice -salvo che per alcuni lavori archeologici che sono proseguiti - e giace in uno stato di degrado pietoso, con uno spettacolo indecoroso per questa zona del centro città.
La recinzione in più punti è stata divelta - non solo dopo la curva di viale D’Annunzio, dove spesso accadono incidenti senza che sia stato posto un guard-rail - ma anche in altri punti vicino al mercato rionale di piazza XXIV Maggio. Macerie sono presenti ovunque e le mura sono coperte da una fitta vegetazione che ha preso il sopravvento. Topi, siringhe, bottiglie di vetro la fanno da padrone ovunque. L’acqua del bacino della darsena è stata interrotta nel suo deflusso con le chiuse, vicino al mercato.
Negli interventi di diversi consiglieri di opposizione è emersa l’esigenza che il Comune metta una pietra sopra al progetto del parcheggio interrato. Qualcuno ha anche avanzato la richiesta che l’avvocatura comunale intervenga e valuti gli eventuali danni derivati dall’immobilismo dopo oltre 6 anni dalla gara.
Inoltre è stata avanzata la richiesta che l’impresa metta in sicurezza l’area e assolva gli obblighi concessionari.  Di contro il Comune preme sull’acceleratore affinché si sblocchi la situazione e il cantiere riparta dal progetto iniziale che prevedeva 700 posti a rotazione, oltre alla richiesta di 300 box per residenti. Occorre che il Comune valuti il progetto definitivo presentato dalla concessionaria, dopo le indicazioni della Soprintendenza ai Beni Archeologici.
La considerazione che facciamo è che in questa brutta vicenda c’è stata un’inerzia del Comune che non ha saputo affrontare la situazione per tempo e decidere cosa andava fatto dell’area ascoltando tutte le parti in causa, residenti e commercianti compresi.
Non ultimo rifacendo la gara, visto che i presupposti si sono modificati, anche  e soprattutto alla luce delle scoperte archeologiche.
Noi siamo stati sempre contrari e lo siamo tuttora. Quest’area è troppo importante per la città per stravolgerla con un parcheggio interrato, che sarà attrattore per ulteriore traffico e vista la vicinanza del parcheggio pubblico di via Valenza di oltre 500 posti vuoto, sminuendo le caratteristiche storico-monumentali ed ambientali di tutta la zona circostante, togliendo all’acqua la funzione principale che Leonardo aveva voluto significare per Milano, anche alla luce delle importanti presenze archeologiche venute alla luce.
Angelo Valdameri, consigliere di zona 6 Lista Fo

Martedì, 20 Gennaio, 2009 - 09:25

Dai comitati Navigli: il parcheggio Darsena non si deve fare

 COMUNICATO STAMPA

Siamo a conoscenza dell’iniziativa inerente al sopralluogo da parte della Commissione Infrastrutture del Comune nel bacino della Darsena per verificare il degrado da tempo denunciato. L’attuale situazione in cui versa il bacino è nota e da tutti criticata.   Il cantiere finalizzato all’esecuzione degli scavi archeologici e del progetto di parcheggio a rotazione mostra i segni del completo abbandono nonostante la Società vincitrice del Bando di gara abbia il compito di provvedere alla sua manutenzione e alla sua sicurezza.    Questi compiti sono onerosi, e non manca occasione che “ Darsena S.p.A. ” renda pubbliche  le spese sostenute, che non corrispondono a quanto è ben visibile nell’area recintata.  Ci si dimentica volutamente di accennare agli introiti che Comune e Società costruttrice si dividono equamente, secondo le prescrizioni della Convenzione, derivanti dagli enormi spazi pubblicitari presenti e installati nel bacino immediatamente dopo l’apertura del cantiere , nonostante questo luogo sia soggetto a vincolo ambientale.  La stima è di 100, 120 mila € al mese per il loro affitto, quindi la gestione dell’area potrebbe essere completamente sostenuta utilizzando questi proventi.
Ribadiamo che la scelta di questa localizzazione per la costruzione di un parcheggio, cui i Comitati presenti nell’area del Ticinese si sono da sempre opposti, è e rimane deprecabile sia per l’importanza storica di questo monumento idraulico e per la fragilità delle presenze archeologiche ritrovate, sia per la funzione di richiamo del traffico privato che aumenterebbe l’inquinamento ambientale di un’area che è già in sofferenza per l’alta frequentazione serale e notturna del quartiere dei Navigli.
 Chiediamo che altri progetti si realizzino per un recupero e una valorizzazione reale delle qualità e delle presenze di questo luogo. Progetti possibili e realizzabili che definiscano un parco archeologico in cui si integrino la Darsena e gli altri monumenti storici  presenti nel territorio o che siano  legati alla presenza dell’elemento acqua e alla sua caratteristica di sistema idraulico innovativo.
 Gabriella Valassina   Comitato dei Navigli
 Marina Varriano    Comitato dei Navigli
 Roberto Rivolta   Comitato Abitanti del Naviglio Pavese
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Lunedì, 19 Gennaio, 2009 - 12:10

Via ValBavona:un centro direzionale tra le case

Riporto l'articolo di sabato del Corriere della Sera a firma D'Amico sulla nuova edificazione di un centro direzionale tra le case di via ValBavona, la piscina Cardellino e a ridosso del parco del Cardellino. La questione è controversa. E' attivo un comitato di residenti che si batte per un minore impatto ambientale ed una viabilità "sostenibile". Angelo valdameri,consigliere di zona 6 Lista Fo

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