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.: Il Blog di Fiorello Cortiana
Sei nella categoria innovazione e conoscenza - Torna indietro »
Lunedì, 21 Giugno, 2010 - 16:24

Wikimedia Italia cosa è secondo voi?

Wikimedia Italia cosa è secondo voi? WMI sta facendo una rapidissima (nel senso di poche
domande) survey su stessa,

Il questionario è disponibile qui:
<https://spreadsheets.google.com/viewform?formkey=dHBZTTVZNDBnMF9QZjhSODVfNWVUUlE6MQ>

Lunedì, 21 Giugno, 2010 - 15:20

la libertà di conoscenza non ha confini

Call 4
Support: International Civil Society Declaration on Public Interest Concerns of
Anti-Counterfeiting Trade Agreement ACTA

http://www.facebook.com/note.php?note_id=420122833560

Martedì, 18 Maggio, 2010 - 11:55

No Bavaglio

Libertà è partecipazione Nobavaglio.it
non funziona, troppi accessi. Siamo molto dipiaciuti ma l'unica
soluzione è provare a ritirarlo su ogni volta e stanotte lo spostiamo di
nuovo su un server più potente e con maggiore banda. Pazientate.

Giovedì, 6 Maggio, 2010 - 08:56

Condivisione, scienza, bene comune

La rete ha catalizzato la raccolta del patrimonio culturale rendendolo disponibili a un maggior numero di persone? Esiste una cultura che non è proprietà di tutti? Il termine "bene comune" si può applicare alla conoscenza? Quali sono le barriere che ostacolano la diffusione della cultura? Come si possono superare? Come cambia l'istruzione di fronte a queste novità?

Un convegno organizzato da Wikimedia Italia dove esperti del mondo Open Access, del mondo accademico ed insegnanti si confronteranno su questi temi.

Condivisione, scienza, bene comune

 lunedì 10 maggio 2010

 Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 63 milano

Relatori:

- prof. Paolo Ferri, Università degli studi di Milano-Bicocca
- dott.ssa Paola Galimberti, Università degli studi di Milano
- prof. Gino Roncaglia, Università della Tuscia-Viterbo
- prof. Corrado Petrucco, Università di Padova
- prof. Antonio Bernardo, coordinatore del progetto "manuale di matematica in Creative Commons" su matematicamente.it

Moderatore: Fiorello Cortiana

Per tutti i dettagli:
http://www.libertadigitali.org/eventi/condivisione-scienza-bene-comune
http://www.libertadigitali.org

Giovedì, 18 Febbraio, 2010 - 11:20

Carta dei Diritti della Rete: eppur si muove...in Brasile

A conclusione del lavori dell’IGF-Internet Governance Forum promosso dall’ONU Nel 2007 a Rio, Markus Kummer, Coordinatore esecutivo del Segretariato ONU per l'IGF-Internet Governance Forum, riconoscendo i timori di Vint Cerf disse «La legge del Mare ha richiesto circa 20 anni per negoziare il trattato. In Internet abbiamo bisogno di qualcosa di più urgente. Forse l'iniziativa dell'Internet Bill of Rights ci porterà più avanti». Il giorno precedente era stata firmata una dichiarazione congiunta dei governi brasiliano e italiano che indicava proprio nell’Internet Bill of Rights, la Carta dei Diritti per Internet, lo strumento per garantire libertà e diritti nel più grande spazio pubblico mai conosciuto. Poco dopo quella firma Gilberto Gil è tornato alla musica, il Brasile ha un nuovo Ministro alla Cultura ma non ha perso tempo e si è mosso con coerenza. Il Comitato per la Gestione di Internet, www.cgi.br. composto da membri di governo, imprese, terzo settore e dalla comunità accademica e basato su multilateralismo e trasparenza, ha approvato i principi guida per le sue decisioni e raccomandazioni, principi che vengono ora utilizzati nel processo aperto, coordinato dal Ministero della Giustizia, per approvare una serie di direttive e regolamenti per Internet. Questi i dieci principi fondamentali per Internet in Brasile: 1- L'uso di Internet deve essere guidato dai principi di libertà di espressione, privacy individuale e rispetto dei diritti umani; 2- La Governance di Internet deve essere trasparente, multilaterale e democratica, per preservare e promuovere il suo carattere di creazione collettiva; 3- L’accesso a Internet deve essere universale affinché sia uno strumento per lo sviluppo umano e l’inclusione sociale; 4- La diversità culturale deve essere rispettata,preservata e stimolata, senza l'imposizione di credenze, costumi e valori; 5- La Governance di Internet deve promuovere sviluppo e diffusione delle nuove tecnologie e dei modelli di accesso e uso; 6- Va garantita la neutralità delle Rete, senza filtraggi politici, commerciali, culturali e religiosi o qualsiasi altra forma di discriminazione o trattamento preferenziale;7- La responsabilità delle attività illecite è personale e non di chi offre i servizi di connessione e le piattaforme di comunicazione. Le azioni contro le attività illecite devono rispettare i principi fondamentali di libertà, della privacy, nel rispetto dei diritti umani;8- L’adozione di misure tecniche coerenti con gli standard internazionali per la stabilità della rete, la sicurezza e la funzionalità utilizzando le migliori pratiche; 9- Internet deve essere basata su standard aperti che facilitano l'interoperabilità per permettere a tutti di partecipare al suo sviluppo; 10- Gli ambienti giuridici e di regolamentazione devono preservare le dinamiche di Internet come uno spazio per la collaborazione. La stessa Commissione sulle Libertà Civili e la Giustizia del Parlamento Europeo aveva già esortato un anno fa tutti gli stakeholders della Rete all’impegno nel processo in corso per la carta dei Diritti di Internet: qualcuno se ne è accorto a Roma, dove il processo ebbe inizio?
 
The Internet Steering Committee in Brazil - CGI.br, in its 3rd ordinary meeting of 2009 held in NIC.br headquarters in the city of São Paulo, has approved the following Resolution:
 
CGI.br/Res/2009/03/P - PRINCIPLES FOR THE GOVERNANCE AND USE OF THE INTERNET IN BRAZIL
 
Considering the need of support and orientation for its actions and decisions according to fundamental principles, the CGI.br decides to approve the following Principles for the Internet in Brazil:
 
1.      Freedom, privacy and human rights
The use of the Internet must be driven by the principles of freedom of expression, individual privacy and the respect for human rights, recognizing them as essential to the preservation of a fair and democratic society.
 
2.      Democratic and collaborative governance
Internet governance must be exercised in a transparent, multilateral and democratic manner, with the participation of the various  sectors of society, thereby preserving and encouraging its character as a collective creation.
 
3.      Universality
Internet access must be universal so that it becomes a tool for human and social development, thereby contributing to the formation of an inclusive and nondiscriminatory society for the benefit of all.
 
4.      Diversity
Cultural diversity must be respected and preserved and its expression must be stimulated, without the imposition of beliefs, customs or values.
 
5.      Innovation
Internet governance must promote the continuous development and widespread dissemination of new technologies and models for access and use.
 
6.      Network neutrality
Filtering or traffic privileges must meet ethical and technical criteria only, excluding any political, commercial, religious and cultural factors or any other form of discrimination or preferential treatment.
 
7.      Network unaccountability
All action taken against illicit activity on the network must be aimed at those directly responsible for such activities, and not at the means of access and transport, always upholding the fundamental principles of freedom, privacy and the respect for human rights.
 
8.      Functionality, security and stability
Network stability, security and overall functionality must be actively preserved through the adoption of technical measures that are consistent with international standards and encourage the adoption of best practices.
 
9.      Standardization and interoperability
The Internet must be based on open standards that facilitate interoperability and enable all to participate in its development.
 
10.     Legal and regulatory environments
Legal and regulatory environments must preserve the dynamics of the Internet as a space for collaboration.

Giovedì, 11 Febbraio, 2010 - 17:06

Internet, conoscenza e pace

Riprendiamo un tema lanciato sul numero di fine 2009 del nostro giornale, la candidatura di Internet al Nobel per la pace, per approfondire il tema del web come strumento di conoscenza collettiva. Base fondamentale per qualunque tipo di comunicazione. Dialogo con Fiorello Cortiana, Goodwill Ambassador

di Olpc, e Nicholas Negroponte, che con il progetto laptop del MIT si batte per garantire ai bambini di tutto il mondo opportunità di apprendimento in Rete

FIORELLO CORTIANA

il caso

10 / n.04 del 12.02.2010 www.pubblicitaitalia.it

di Piero Babudro

Forse in futuro Wired Italia sarà ricordato come il fautore dello storico Premio Nobel per la pace a Internet (vedi l'articolo pubblicato al lancio dell'iniziativa sull'ultimo numero del 2009 del nostro giornale).

Come il soggetto che, più di altri, ha combattuto e lottato per far riconoscere alla rete delle reti quel ruolo che si merita e, per certi versi, le spetta di diritto. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, parleremo del mensile tecnologico come della realtà che fino all'ultimo ci ha fatto accarezzare il sogno collettivo di vedere il Tcp/Ip paragonato nientemeno che a Martin Luther King, Al Gore o al Dalai Lama Tenzin Gyatso.

Comunque vada, e qualunque sia la nostra opinione in merito all'iniziativa 'Internet For Peace', ricorderemo questo 2010 come di un momento storico per la rete e per le intelligenze collettive che ha saputo muovere. E non ci farà storcere il naso più di tanto vedere il Web messo sullo stesso piano della Croce Rossa o di Amnesty International.

Sì perché tralasciando le polemiche della vigilia sull'opportunità di candidare a un così importante riconoscimento quello che, in fondo, resta uno strumento neutro e alieno da implicazioni morali, il dato fondamentale è che oggi qualcosa sta cambiando. Accantoniamo per un momento le aziende, italiane e non, che approfittano della proposta di Wired Italia per affiancare (o colorare di) impegno sociale a quello che è e resta, comunque, un business: il solo fatto che l'idea di Internet For Peace provenga dall'Italia è di per sé importante. Siamo un paese mediatico, e non da oggi. Attorno ai media si è articolato un sistema sociale e politico. Settant'anni fa il cinema era 'l'arma più forte'. Poi, dall'italiano di Mike Bongiorno alla lottizzazione, dalle tv private al duopolio, attorno ai mezzi di comunicazione di massa si è giocata una battaglia fondamentale per modellare questo paese. Oggi la sfida si è spostata dal tubo catodico al doppino telefonico:

da un lato c'è un gruppo trasversale che spinge per una maggiore diffusione della banda larga, che difende i diritti dei consumatori, che lotta per le libertà digitali. Dall'altro, scelte politiche e programmi accusati, nella migliore delle ipotesi, di poca lungimiranza.

Intanto, in questo 2010 a corrente alternata, accade di tutto. Mentre Riccardo Luna (direttore di Wired Italia), incassato il placet di 160 parlamentari, si reca a Oslo a presentare la candidatura di Internet, il parlamento sta vagliando - complice il Decreto Romani - un immenso filtro ex-ante ai contenuti pubblicati sul Web. Un provvedimento contro il quale si sono pronunciati, tra gli altri, l'Agcom - che lo ha definito "inefficace" e atipico per un paese occidentale - e alcuni deputati della stessa maggioranza, i quali ne hanno auspicato una profonda revisione.

Di fronte a tutto ciò, ci si chiede NICHOLAS NEGROPONTE cosa rappresenti Internet oggi. La panacea di tutti i problemi sociali, cognitivi, ambientali, oppure l'Impero del Male?

Un driver per la crescita economica e culturale, come sostengono gli imprenditori, o una valvola di sfogo per il nostro tempo libero?

"Credo che la produzione di valore nel contesto post materiale - spiega a Pubblicità Italia Fiorello Cortiana, Goodwill Ambassador di Olpc, il progetto laptop del MIT che si batte per garantire ai bambini di tutto il mondo opportunità di apprendimento in Rete - sia strettamente legata al sistema relazionale interattivo costituito dalla Rete.

Occorre innanzitutto riconoscerla come 'impresa cognitiva collettiva', come il più grande 'spazio pubblico' mai conosciuto e non come un supporto informativo/comunicativo che succede al telegrafo, al telefono, alla radio, al televisore e ai computer. Questa consapevolezza del cambiamento indurrebbe a pensare alle politiche pubbliche per le infrastrutture digitali, per il welfare e per la formazione in altri termini e con un metodo aperto di coinvolgimento di tutti gli 'stakeholder' interessati."

Modelli da ribaltare "Il Web è due cose allo stesso tempo - precisa Nicholas Negroponte, fondatore del prestigioso MediaLab di Boston, durante un breve scambio che abbiamo avuto con lui nelle scorse settimane -.

Conoscenza strutturata e un insieme di punti di vista molteplici su quella conoscenza.

Questo secondo aspetto è il più importante. A scuola ci viene detto che esiste un unico punto di vista, quello giusto. Che si tratti di Storia, Linguaggio o scienze comportamentali, le verità sono molteplici, e a volte possono quasi contraddirsi. Quello che il Web consente è l'espressione di questa molteplicità, lungo tutti gli assi e le prospettive disponibili, non solo Est/Ovest, Nord/Sud, Cristiano/Musulmano".

L'eventuale assegnazione a Internet del Premio Nobel per la pace, oltre a costituire un prestigioso quanto teorico riconoscimento, potrebbe avere importanti ripercussioni sul piano pratico, secondo Negroponte. "La prima conseguenza sarebbe un cambiamento nei modelli di pensiero. La pace è comunicazione.

La pace è educazione. La pace è capire il mondo in modo globale. I bambini sono globali, gli adulti no. Oggi prendiamo bambini globali e li trasformiamo in cittadini dalla mentalità ristretta. Questo modello verrebbe ribaltato".

Tornando al nostro paese, ci ritorna in mente la tremenda dicotomia tra chi (mass media, aziende, esperti e professionisti) parla di Internet in termini enfatici e chi (certa politica) continua a rifiutare ogni dialogo con le moltitudini della società della conoscenza. Uno strappo che non ha mancato di generare una certa insofferenza.

"L'Italia non ha una politica pubblica per l'innovazione nella Società della Conoscenza - continua Cortiana -. Tutti i portatori di interesse legati alla dimensione 'analogica' cercano di produrre per via normativa e tecnologica una scarsità e un controllo che l'immaterialità digitale e la disintermediazione della Rete di per sé hanno superato. Quindi il Premier riduce la Rete e coloro che offrono servizi su di essa a una dimensione televisiva, con direttori responsabili dei palinsesti, laddove invece dei telespettatori abbiamo dei 'prosumer', che contribuiscono alla creazione di contenuti e non solo di share. Quindi l''incumbent' nazionale conserva gelosamente il controllo dell'infrastruttura digitale invece di condividere e creare una rete con tutti coloro, pubblici e privati, che dispongono di fibra o di cavidotti. Alla faccia del 'Rapporto Caio' sulla Banda Larga. Il nostro Paese corre il rischio di andare in franchising sulla creatività, cosa che per gli italiani costituirebbe, oltre che un danno, anche una beffa".

Problemi di ordine economico, mancati investimenti: ma anche precise scelte strategiche da parte degli operatori, che non investono in zone montuose o scarsamente popolate. Manca anche l'aiuto pubblico: spesso le istituzioni hanno tirato in ballo la complessa morfologia della Penisola per spiegare i 'buchi' nella diffusione dell'Adsl in Italia. Poi basta guardare a quanto accade negli altri paesi d'Europa - dove anche zone relativamente remote sono raggiunte dal segnale - per rendersi conto che qualcosa non quadra.

"Il vero problema - spiega ancora Cortiana - riguarda l'ignoranza digitale del decisore pubblico, che impedisce di riconosce l'accesso alla Rete come un'esigenza fondamentale per il Paese e i suoi cittadini, tanto sotto il profilo economico quanto sotto quello della partecipazione pubblica informata, garantito dalla Costituzione. Se non fosse così, a partire dal 'Rapporto Caio', il Governo avrebbe interessato il Paese e il Parlamento attraverso gli Stati Generali della Conoscenza. Avrebbe posto la questione dell'accesso distribuito e della infrastruttura relativa attraverso la creazione di una Public company, partecipata dall'incumbent e da tutte le realtà pubbliche e private creando così condizioni non discriminatorie e l'effettiva neutralità della rete per tutti i produttori di servizi 'retail'. Creando altresì le condizioni per il raggiungimento della dorsale appenninica, dell'arco alpino e di tutte quelle zone che i privati, per quanto grandi, non giudicano profittevoli."

Il problema, poi, non si esaurisce in considerazioni relative al mondo politico o economico. Mentre l'Italia resta confinata tra le ultime nazioni europee quanto a diffusione e penetrazione della broadband, il mancato sostegno pubblico allo sviluppo investe il campo sociale e della formazione, con conseguenze che il nostro paese continuerà a scontare tra una decina di anni, quando forse sarà troppo tardi per sperare in qualsiasi tipo di recupero.

Si prenda ad esempio il mondo della scuola, che in teoria avrebbe dovuto fare di Internet uno dei suoi tre pilastri.

"Non c'è nulla di sistematico che veda sul tavolo di ogni studente un lap top connesso per interagire con il potenziale di conoscenza della Rete attraverso il supporto, gli strumenti formativi e la relazione comune di apprendimento con il docente - chiude Cortiana -. Il danno è evidente sia sotto il profilo dell'apprendimento dei fondamentali digitali che, ed è peggio, sotto il profilo di una cultura che attraverso griglie critiche consenta un uso consapevole della Rete, delle sue potenzialità e delle sue opportunità."

 

Mercoledì, 27 Gennaio, 2010 - 14:27

Giù le mani dalla Rete


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