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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Mercoledì, 28 Ottobre, 2009 - 10:57

Milano, due episodi di aggressione

27/10/2009 - Ufficio stampa Arcigay

 

Giovedì 21 ottobre un ragazzo gay è stato aggredito a Milano con pietre e bastoni da due energumeni che gli hanno provocato la rottura dei legamenti di un ginocchio. Medicato al pronto soccorso è stato dimesso con una prognosi di 21 giorni.

Sabato notte 23 ottobre, attorno alle 4 del mattino, una coppia di ragazzi usciti da una discoteca nei pressi di corso Lodi sono stati affiancati da una macchina dalla quale quattro persone hanno cominciato a insultarli per poi passare alle vie di fatto causando ecchimosi e ematomi su varie parti del corpo a entrambi e danni ad un occhio ad uno dei due e che a seguito di ciò probabilmente dovrà subire un’operazione. Risultato: 10 e 30 giorni di prognosi.

In entrambi i casi è stata sporta denuncia.

"Queste brutali aggressioni segnalano il clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno una città come Milano, tradizionalmente considerata più accogliente nei confronti delle persone omosessuali e trans.” – dichiara il presidente di Arcigay Milano Paolo Ferigo – “A tutti e tre gli sfortunati protagonisti diamo la piena solidarietà e vicinanza da parte del C.I.G. Arcigay Milano. Come sempre, mettiamo a loro completa disposizione la nostra struttura e i nostri legali perché sia fatta piena luce sull´accaduto e si tuteli così la dignità personale delle vittime dell´omofobia".

"Da gennaio 2009 ad oggi la cronaca ha registrato 8 omicidi, 70 violenze ed aggressioni, 8 estorsioni e 7 atti vandalici.” – aggiunge il responsabile lotta alla violenza Arcigay Luca Trentini – “Considerando il sommerso e il non denunciato la situazione è ormai fuori controllo.”

“In qualsiasi altro paese civile si sarebbe gridato all´emergenza.” – conclude il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso – “In Italia invece il parlamento rifiuta di discutere una qualsiasi Legge a nostra tutela, dando un ulteriore sfregio alle troppe vittime e legittimando le azioni di odio contro di noi".

Martedì, 27 Ottobre, 2009 - 19:02

"A quarant'anni dall'autunno caldo" a Palazzo Marino

I Gruppi Consiliari della Lista Uniti con Dario Fo e Rifondazione Comunista
hanno organizzato per il prossimo 6 novembre (a partire dalle ore 17.00) un
dibattito pubblico in occasione del quarantennale dell'autunno caldo.
Siamo  consapevoli  che  numerose  saranno  le  iniziative al riguardo; non
vogliamo  quindi che questa iniziativa sia un doppione di altre e tanto meno
debba ridursi ad un triste amarcord.
Vogliamo che sia una riflessione su quello che è stato portando al pubblico
che  sarà  presente  dei  contributi  che  saranno  forniti da chi in prima
persona ha avuto modo di vivere quelle esperienze.
Si  parlerà  del  mondo del lavoro e delle lotte operaie in fabbrica, della
partecipazione  e  del  ruolo  delle  donne  con  la  testimonianza,  della
contestazione  studentesca,  della  strategia  della tensione a qurant'anni
dalla strage di piazza Fontana.
In  chiusura  si cercherà di dare risposte ad alcuni interrogativi relativi
all'oggi  e  al  prossimo  futuro  di  fronte  alla  crisi economica e alle
problematiche del mondo del lavoro.
Saranno  presenti  Basilio Rizzo, Vladimiro Merlin, Emilio Molinari, Franco
Calamida,  Lidia Menapace, Mario Capanna, Giorgio Galli, Federico Sinicato,
Saverio Ferrari e Giorgio Cremaschi.
Il dettaglio degli interventi lo potete trovare nell'allegato.
Certi di aver solleticato il vostro interesse, vi aspettiamo numerosi.

Martedì, 27 Ottobre, 2009 - 18:41

L'Accademia di Brera deve essere difesa

Esprimo la mia solidarietà alle ragazze e ai ragazzi dell'Accademia di Brera in difesa degli spazi della propria struttura scolastica, che deve essere considerata patrimonio culturale della nostra città. Il Comune di Milano vuole spostare l'Accademia in Via Mascheroni al posto della vecchia Caserma dell'esercito. L'opposizione a tale prospettiva è dovuta essenzialmente al fatto per cui il trasloco nella nuova sede dovrebbe costare di più del previsto, 5 milioni di euro e non gli 800 mila euro preventivati, e dovrebbe garantire un minore spazio per l'attività didattica, 3.500 metri quadri e non i 26 mila promessi. Dario Fo ha denunciato chiaramente questi dati lo scorso sabato in un'assemblea indetta dalle studentesse e dagli studenti dei corsi. Ricordo come nel 2007 Dario Fo e Franca Rame avessero più volte affrontato il ema del degrado e della fatiscenza a cui l'Accademia è soggetta da tempo, segno di un'incuria da parte dell'amministrazione comunale. L'accademia di Brera risulta dimenticata nell'ambito contestuale urbanistico in cui sorge, dove maggiormente si rivela come canale di aggregazione sociale l'appuntamento consumeristico con l'aperitivo di massa nei locali adiacenti. Un tempo, sottolineava Dario Fo, le ragazze e i ragazzi si frequentavano nel cortile della struttura, si contaminavano con esperienze artistiche diverse, crescevano professionalmente e personalmente: si trovavano per parlare, per confrontarsi, studentesse e studenti, giovani che passavano per la città, ragazzi di tutto il mondo propensi a esprimere la propria creatività, le proprie inclinazioni, le proprie espressività. Oggi il Comune di Milano, a fronte del disagio che studenti e docenti hanno da tempo denunciato a livello strutturale dell'Accademia, ha offerto alla presidenza una soluzione che risulta essere una via d'uscita al ribasso rispetto alle esigenze dell'istituto: il trasferimento. La proposta del Comune di Milano è alqaunto insufficiente, fortemente riduttiva, esempio di un'assenza ormai totale di investimento in un'ente che dovrebbe essere patrimonio civico e culturale della nostra città. Certamente è chiaro: tutto ciò che crea cricolazione del pensiero e libera espressività della propria personalità disturba e poco interessa un potere amministrativo incline alle pressioni economiche e commerciali. Una struttura educativa di questo calibro non comporta nessun tipo di entrate a brevissimo periodo, seppure sia un percorso di costruzione di un futuro miglioramento sociale e collettivo e di una crescita comune, beneficiante anche in termini "monetari". Dario chiede agli studenti di mobilitarsi, di farsi sentire, di coinvolgere la città, spesso sorda difronte a tali problematiche o semplicemente non curante delle istanze che provengono dal mondo culturale ed educativo, nella prospettiva di crescita delle prossime generazioni. Io esprimo solidarietà a chi oggi, docenti, ricercatori, intelligenze artistiche e studenti, vivono questa struttura che deve essere difesa perchè è di tutte e di tutti, universalmente. Esprimo solidarietà e sostegno alle vertenze e istanze di chi vuole rappresentare la voce altra di una Milano soggetta e vittima di logiche di profitto e di monetizzazione della vita quotidiana, la voce di un universo culturale e artistico che ha il diritto di rivendicare un ruolo primario nella città, di prendersi questa città e portarla verso a un rinascimento culturale e civile.

Alessandro Rizzo
Uniti con Dario Fo - Capogruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano

Domenica, 25 Ottobre, 2009 - 18:35

Fo agli allievi di Brera: no al trasloco truffa

Il Nobel ex allievo dell'accademia: pochi spazi e spese folli. Il presidente Mazzotta: non sanno cosa vogliono

 www.corriere.it

MILANO - «Dovete diventare attivi, civi­li, partecipi... (pausa teatrale, ndr) Incazzati». L’applauso più convinto è l’ultimo, dura un pa­io di minuti. Dario Fo ha appe­na concluso il suo intervento in difesa dell’Accademia di Brera, la (sua) scuola di belle arti che «deve recuperare il rapporto con la città», farsi vedere e sen­tire, nel caso anche con «azioni di lotta creativa». Ma deve farlo qui, nel palazzo storico degli Umiliati, non in una caserma o in un capannone di periferia. L’assemblea degli studenti si riunisce ieri mattina. Sala 10, tutto esaurito e posti in piedi.

Tema: no al trasferimento nella caserma Magenta di via Ma­scheroni. Il Nobel ed ex allievo («Son rimasto solo io...») spro­na i ragazzi: «È crollato l’interes­se collettivo verso Brera. Se per­dete voi questa battaglia, le al­tre accademie spariscono». È il rischio denunciato nei volanti­ni: la «sconfitta» della cultura. Il collettivo ha appeso gli stri­scioni nel cortile napoleonico e la Soprintendenza non ha gradi­to. Il caso del trasloco dell’Acca­demia divide gli inquilini del palazzo da undici mesi: Pinaco­teca, Accademia, Osservatorio, Orto botanico. Comune e mini­steri di Cultura e Difesa hanno individuato nella Magenta la fu­tura sede della scuola, in modo da liberare spazi per il raddop­pio della Pinacoteca. L’accordo è del novembre 2008, firmato anche dal presidente delle Belle arti, Gabriele Mazzotta. Contro di lui ci sono il direttore Gasto­ne Mariani, professori e studen­ti: «Non ce ne andiamo».

Maz­zotta replica: «Sanno cosa non vogliono, non sanno cosa vo­gliono ». I ministri? «Magliari». Le pro­poste? «Bidoni». Dario Fo chio­sa così gl’interventi di allievi e docenti. In sostanza: gli spazi in via Mascheroni sono insuffi­cienti, 3.500 metri quadri e non i 26 mila promessi; il trasloco costerebbe «troppo», 5 milioni di euro e non gli 800 mila euro previsti inizialmente; nella ca­serma si può realizzare un mu­seo d’arte dell’Accademia, non portarci la didattica. Il direttore Mariani: «Dateci Palazzo Citte­rio o Palazzo Cusani e ne ripar­liamo». Lunedì ne ha parlato a cena al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Il presidente Mazzotta ha chiesto ufficialmente «un au­mento degli spazi nella Magen­ta » e il direttore ai Beni cultura­li, Mario Turetta, sta trattando con la Difesa. Fo avverte: «Non accettiamo truffe e beffe, voglio­no solo eliminare l’Accademia, infastidisce tutto quello che è li­bero. Dalla scuola deve partire una nuova rivoluzione cultura­le ». Lo dice agli studenti: «Coin­volgete il mondo esterno. Siete molti, fatevi sentire». Applausi.

Armando Stella
23 ottobre 2009

Venerdì, 23 Ottobre, 2009 - 13:33

Interrogazioni presentate in CDZ 4 il 22 ottobre


Allegato Descrizione
interrogazioni 22 ottobre(2).doc
68.5 KB
Venerdì, 23 Ottobre, 2009 - 13:23

In Provincia affossato l'ordine del giorno contro l'omofobia

Un ennesimo schiaffo alla lunga battaglia contro l'omofobia e la violenza contro persone LGBT. Era un testo molto semplice, diretto, fortemente condivisibile che invitava il Consiglio provinciale di Milano a condannare atti omofobici, di cui il nostro Paese negli ultimi mesi è stato drammaticamente interessato. La maggioranza di centrodestra, dopo diverse mediazioni su un testo già mediato, ha respinto la proposta di ordine del giorno con futili e insostenibili motivazioni quali la non urgenza e gravità della presa di posizione. La proposta vedeva come proponente Luca Gandolfi, consigliere dell'Italia dei Valori, con l'adesione di diversi consiglieri, tutti dell'opposizione di centrosinistra. e alcuni capigruppo della maggioranza. Il titolo della proposta era "solidarietà alle vittime dell'intolleranza omofobica e di ferma condanna di ogni forma di violenza". Era impensabile che qualcuno potesse esprimersi in modo negativo a tale documento, che era corroborato da uno spirito di buon senso. Il centrodestra che è intriso di una sottocultura estremista e integralista, antieuropea, lontana da ogni concezione umana del valore della persona, del rispetto della dignità dell'essere umano e civico, ha espresso la peggiore caratteristica di una coalizione caratterizzata da intolleranza e razzismo.

In Consiglio di Zona 4 in una comunicazione/ordine del giorno ho chiesto che l'organo territoriale esprimesse il proprio appoggio e invito diretto al Comune di Milano per accogliere la proposta, presentata da alcuni consiglieri dell'opposizione, Basilio Rizzo, Pierfrancesco Majorino, di conferire all'AGEDO, Associazione Genitori di Omosessuali, la Benemerenza Civica, l'Ambrogino d'Oro. L'atto potrebbe costituire una rottura in una prassi amministrativa che ha visto più volte rigettare proposte indirzzate a rimuovere le differenze e a garantire una promozione dei diritti civili e dell'eguaglianza, delle pari opportunità, di estensione di tutele finora non previste per persone LGBT. 

Il Comune nel maggio 2008 aveva respinto con voti trasversali la proposta di istituire un Registro delle Convivenze Affettive. Questa proposta è rimasta ancora inevasa, pur essendo stata condivisa ampiamente nelle varie commissioni consiliari. La decisione di consegnare il titolo all'AGEDO vorrebbe indicare la predisposizione culturale di un cambiamento in Consiglio Comunale: è un'associazione che si batte contro le discriminazioni, che promuove iniziative di promozione dei diritti civili, dei diritti di una comunità, quella lgbt, sempre più vittima di intolleranti pregiudizi con esiti spesso drammaticie  tragici, persecutori. Non possono esistere pregiudizi nei riguardi di un orientamento che è condizione umana di una persona e che come tale deve saperla e poterla vivere con grande tranquillità e libertà. L'omosessualità non è una scelta, nè un aspetto genetico ereditario: non ci si domanda sul che cos'è l'omosessualità. La domanda deve essere com'è la condizione e migliorare la vita di chi è omosessuale per natura, per inclinazione, per caratteristica propria. 

Il voto in Consiglio Provinciale ha dimostrato ancora una volta come sia ostile il mondo istituzionale attuale e nostrano che legittima di fatto ogni atteggiamento omofobico e di persecuzione di persone lgbt, di intolleranza e di esclusione. Per cambiare rotta e percorso occorre fare lobby, ossia creare un movimento coeso e forte che possa incidere chiaramente nella società, luogo prepolitico, per, poi, realizzare un passo istituzionale e amministrativo. La discrasia tra società rappresentata e istituzioni rappresentanti è sempre più ampia. Occorre denunciare chiaramente chi nelle istituzioni ha espresso atteggiamenti e comportamenti omofobici o di forte insensibilità e ostilità verso ogni atto o documento che potesse condannare comportamenti intolleranti presenti nella nostra comunità, nonchè promuovere diritti civili e opportunità. Occorre indicare queste persone come irresponsabili e fortemente avulse da un contesto attuale che richiede pari diritti e pari garanzie a prescindere dal proprio orientamento sessuale. Occorre indicarli come non votabili alle prossime elezioni. Come ha fatto Il Fatto con la lista dei nomi dei deputati che erano assenti ingiustificati durante la seduta parlamentare in cui si discuteva dello scudo fiscale. Pochi voti contrari in aggiunta a quelli espressi avrebbero determinato una crisi politica di governo e affossato una proposta insostenibile dal punto di vista etico, economico e sociale. Non sono tavole di proscrizione, ma sono elementi che garantiscono una maggiore trasparenza nel rapporto di rappresentatività e che indicano le condotte dei propri eletti come pubbliche e leggibili da parte di chi ha delegato loro la propria rappresentanza politica. A questo deve fare seguito la possibilità per il rappresentato di poter esprimere il proprio giudizio sul comportamento assunto dal rappresentante. 

Ricordiamo Harvey Milk nella grande battaglia contro la proposta della destra eversiva di proibire agli omosessuali cariche e funzioni pubbliche ed educative. Occorre fare rete, fare pressione, costruire un gruppo coeso che sappia esprimere identità, cultura e proposte incisive, anche radicali in un contesto di estremismo ideologico confessionale. 

Alessandro Rizzo

Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo
Consiglio di Zona 4

Giovedì, 22 Ottobre, 2009 - 21:27

L'omofobia è contro l'economia

19/10/2009 - Irene Tinagli

 

La questione omofobia non riguarda solo ambiti ideologici e religiosi. Riguarda aspetti economici e sociali di vitale importanza, perché se si vuole costruire un’economia moderna e dinamica occorre costruire una società altrettanto moderna e dinamica. Riconoscere, rispettare ed integrare le diversità è un elemento fondamentale dello sviluppo, oggi più che mai. Viviamo in un mondo in cui il sistema economico si regge sulle forme di creatività individuale.

E inoltre, sull’innovazione, sulla capacità degli individui di esprimere il meglio di se stessi e dare un contributo originale alla società che li circonda. Ma questo può avvenire solo in contesti capaci di stimolare e accettare le varie forme di espressione e di libertà individuali. Contesti capaci di valutare e valorizzare le persone per il loro contributo di idee, energia e competenze, e non per il Dio che pregano prima di andare a dormire o la persona che scelgono di avere accanto nella vita.

Una società in grado di accettare le diversità è una società che sa motivare e gratificare i propri cittadini, che sa guadagnarsi il loro rispetto e la loro partecipazione sociale, civile, economica. È una società che cresce, che innova, che prospera.

Da decenni gli studiosi ci mostrano questa relazione. Dalle ricerche condotte negli Anni 80-90 dal sociologo Ronald Inghleart, dell’Università del Michigan, fino ai lavori più recenti dell’economista Richard Florida, secondo cui la competizione globale per l’attrazione di talenti non può che essere vinta da società aperte e tolleranti, perché le persone più istruite, brillanti e creative sceglieranno di vivere in società dove sono libere di essere se stesse. I dati supportano queste tesi, sia all’interno degli Stati Uniti, in cui le città più aperte e tolleranti come San Francisco, Seattle o Austin hanno i tassi più elevati di innovazione e di concentrazione di talenti e creativi, che nei Paesi europei, dove Svezia, Danimarca, Olanda registrano, guardacaso, sia altissimi livelli di tolleranza verso le diversità e l’omosessualità, che alti livelli di innovazione, di sviluppo e di competitività economica.

Purtroppo l’Italia su questo fronte è molto indietro. Gli ultimi dati prodotti dalla Gallup sono assai eloquenti. Alla domanda se il proprio Paese fosse un buon posto per vivere per gay e lesbiche, solo il 49% degli italiani ha risposto di sì, contro l’83% degli olandesi, il 75% degli spagnoli e addirittura il 70% di un Paese tradizionalista come l’Irlanda, che fino a pochi anni fa era tra i più arretrati. Questo ci dice che l’Italia si sta pericolosamente chiudendo, proiettando dentro e fuori di sé un’immagine cupa e intollerante su cui sarebbe urgente intervenire.

Certo, non è semplice cambiare le attitudini culturali e i pregiudizi. Ma non è impossibile, ed è proprio su queste sfide che si misura la buona politica. Mostrando ai cittadini che le diversità sono un diritto individuale e una risorsa collettiva, che le discriminazioni limitano le possibilità di sviluppo, e avendo il coraggio di prendere iniziative legislative innovative, la politica può spianare la strada ad una crescita sociale e culturale lungimirante. Perché è questo che deve fare: guardare più avanti di quanto tanti normali cittadini sono in grado di fare e assumersi la responsabilità di scelte giuste per il futuro.

Vale forse la pena ricordare che negli Stati Uniti poco più di cinquant’anni fa (1967) coraggiosi membri della Corte Suprema dichiararono incostituzionali le leggi che in alcuni Stati del Sud ancora proibivano i matrimoni tra persone di razze diverse. La loro decisione fu presa nonostante il 73% dell’opinione pubblica americana, fosse, all’epoca, contraria ai matrimoni interrazziali. Così come cinquant’anni prima venne concesso il voto alle donne nonostante molti ancora sostenessero «che il voto alle donne avrebbe portato alla disgregazione della famiglia e dell’ordine morale della società». Quelle decisioni non furono mere questioni ideologiche o valoriali, ma hanno avuto conseguenze enormi sullo sviluppo economico e sociale degli Stati Uniti. Basta pensare a chi oggi ricopre le più alte cariche del Congresso e del governo americani per rendersi conto di quanto quelle scelte abbiano aiutato il Paese a divenire non solo una grande democrazia, ma una grande potenza economica, capace di far leva sulla motivazione, l’impegno e l’entusiasmo di tutti i suoi cittadini a prescindere dalla razza, dal genere, dalle preferenze religiose o sessuali. Perché niente motiva e stimola un essere umano più della consapevolezza di potersi realizzare in pienezza e in libertà.

Giovedì, 22 Ottobre, 2009 - 21:25

Report omofobia Italia 2008 - 2009

19/10/2009 - Arcigay - Diritti Umani

 

Arcigay
REPORT
dei principali episodi di violenza omofoba e transofoba
accaduti in Italia nel 2008 e 2009

Come noto, in Italia non esiste alcuna legge che riconosca un’aggravante specifica per i reati commessi in odio a persone omosessuali, bisessuali e transgender.

È di conseguenza impossibile avere una rilevazione statistica attendibile, o reperire informazioni ufficiali da parte delle Forze dell’ordine in merito a reati di carattere omofobico, semplicemente perché non esiste una specifica fattispecie di reato.

Di conseguenza è estremamente difficile che all’atto della denuncia la vittima di violenza dichiari la matrice omofobica del gesto patito, sia perché ciò non costituirebbe una aggravante, sia in virtù di una forte omofobia interiorizzata, largamente diffusa nel nostro paese, che porta ad una vera e propria autocensura.

La medesima autocensura fa sì che moltissimi casi di violenza omofobica rilevati dalle reti territoriali delle Associazioni di tutela rimangano, o per decisione delle vittime o per una giusta delicatezza nei confronti delle stesse, in un ambito di estrema riservatezza che non le rende pubbliche e rilevabili.

La mancanza di una reale percezione di tutela e l’omofobia interiorizzata determinano che la stragrande maggioranza dei casi di violenza omofobica non vengano nemmeno denunciati.

I dati contenuti nel report non hanno pertanto alcun reale valore statistico, sono solo una fotografia della realtà, rilevata esclusivamente dalle notizie apparse sui media.

Luca Trentini
Responsabile nazionale Arcigay Diritti Umani e Lotta alla violenza
dirittiumani@arcigay.it

Potete scaricare in fondo a questa pagina:
- Il Report 2008-2009
in formato pdf aggiornato al 17 maggio 2009 consegnato al Presidente della Camera Fini
- Il Report 2009
in formato doc aggiornato ad OGGI

I testi sono tratti da articoli comparsi sulla stampa. Arcigay non è responsabile dei contenuti

***

Riepilogo casi registrati nel report
gennaio 2008 - ottobre 2009

Omicidi: 17
Violenze ed aggressioni: 110
Estorsioni: 15
Atti di bullismo: 9
Atti vandalici: 16

Anno 2008

Omicidi: 9
(4 in Lombardia, 2 nel Lazio, 2 in Campania e 1 in Sardegna)

Violenze ed aggressioni: 45
(13 in Lazio, 7 in Lombardia, 6 in Emilia-Romagna, 4 in Veneto, 3 in Campania, 3 in Liguria, 3 nelle Marche, 2 in Piemonte, 2 in Toscana, 1 in Sicilia, 1 in Calabria)

Estorsioni: 7
(2 in Liguria, 2 nelle Marche, 1 in Sardegna 1 in Toscana, 1 in Puglia)

Atti di Bullismo: 5
(2 in Lombardia, 1 in Piemonte, 1 in Toscana, 1 in Sicilia)

Atti vandalici: 9
(4 in Friuli Venezia Giulia, 2 in Lazio, 1 in Emilia-Romagna, 1 in Sardegna, 1 in Veneto)

Anno 2009 (primi 10 mesi)

Omicidi: 8
(2 in Campania, 1 in Lazio, 1 in Lombardia, 1 in Veneto, 1 in Liguria, 1 in Sardegna, 1 in Puglia)

Violenze ed aggressioni: 65
(13 in Lazio, 9 in Campania, 8 in Lombardia, 6 in Emilia Romagna, 6 in Toscana, 5 in Veneto, 4 in Sardegna, 3 in Piemonte, 3 in Friuli Venezia Giulia, 2 in Trentino, 2 in Puglia, 1 in Umbria, 1 in Abruzzo, 1 in Liguria, 1 in Sicilia)

Estorsioni: 8
(2 in Veneto, 2 in Emilia Romagna, 1 in Piemonte, 1 in Toscana, 1 in Lombardi, 1 in Sicilia)

Atti di Bullismo: 4
(2 in Veneto, 1 in Puglia, 1 in Lombardia)

Atti vandalici: 7
(4 in Lazio, 1 in Friuli Venezia Giulia, 1 in Lombardia, 1 in Toscana)

 

http://www.arcigay.it/report-omofobia-italia-2008-2009 http://www.arcigay.it/report-omofobia-italia-2008-2009

Martedì, 20 Ottobre, 2009 - 11:00

Un riconoscimento dovuto: amborgino d'oro all'AGEDO

L'AGEDO è un'associazione che vede la sua sede nazionale in Zona 4. Apprendo sulla stampa che il Gruppo consiliare del PD ha proposto di assegnare la Civica Benemerenza dell'Ambrogino d'Oro all'Associazione Genitori degli Omosessuali. Spero che sia un'imprecisione dei giornali, in quanto la proposta, in realtà, vede proponenti consiglieri appartenenti a diversi gruppi consiliari, tra cui la Lista Uniti con Dario Fo e Rifondazione Comunista. Spero, comunque e a onore di cronaca, tramite questo mio intervento di avere chiarito la paternità possiamo dire estesa di questa importante iniziativa consiliare. Il dato positivo, senza ora dibattere sull'origine della proposta, riguarda la presenza di diverse consigliere e diversi consiglieri comunali nell'intenzione di assegnare l'Ambrogino a un'associazione che opera da anni sul territorio milanese, lombardo e nazionale per assistere e aiutare, informare e formare, le famiglie degli omosessuali, fatta esclusivamente da volontari, a loro volta genitori di ragazze e di ragazzi LGBT.
Negli ultimi mesi atti omofobici di violenza gratuita contro gay, lesbiche, transessuali e transgender si sono susseguiti con efferatezza e di diversa entità. Alcune vittime sono state attaccate fisicamente, altre sono state soggette a dileggi verbali e offese di vario grado, mentre altre ancora sono state minacciate e ingiuriate con ferocia drammatica. Da ultimo ricordiamo l'episodio verificatosi a Napoli che ha visto un insegnante aggredito da due ragazzi con un contundente; un transessuale percosso con gravi conseguenza da ignoti a Bologna; per non dimenticare, infine, i fatti avvenuti al Gay Pride Village di Roma questa estate, oppure l'asurda e inqualificabile petizione firmata da diversi condomini richiedente l'allontanamento di una coppia omosessuale.
Un riconoscimento all'AGEDO della Civica Benemerenza sarebbe un segnale in controtendenza a una prassi istituzionale che denuncia atteggiamenti di intolleranza e di pregiudizio da parte di alcuni cosidetti "rappresentanti" nei confronti di persone di orientamento LGBT: martedì scorso la Camera ha rigettato la proposta condivisa in Commissione parlamentare di istituire l'aggravante dell'oirentamento sessuale per atti di violenza e di persecuzione contro la persona. Milano non è esente da episodi simili, sia nella società civile, se così si può dire, sia nelle istituzioni. Ricordiamo le espressioni di dileggio e di offesa pronunciate dal capogruppo della Lega in regione Lombardia in merito all'esame della proposta, presentata dai Gruppi di opposizione di centrosinistra e respinta dalla maggioranza, di adesione alla Giornata Mondiale contro l'omofobia. Ricordiamo, infine, gli attacchi e gli attentati contro sedi di locali LGBT nella "gay street" milanese di Via Sammartini, nonchè le scritte omofobe che alcuni mesi fa sono apparse sulle saracinesche della sede dell'Arcigay di Milano. L'AGEDO si impegna nei tessuti sociali, sui luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ambiti culturali, ad affermare i diritti civili e alla identità personale.
L'utenza e i beneficiari delle attività dell'associazione sono molti: i  genitori  di  omosessuali  sono  un grande numero. L'obiettivo dell'AGEDO prevede una collaborazione con genitori di eterosessuali per costruire un cambiamento culturale e di mentalità capace di accettare tutte le diversità, contro ogni forma di pregiudizio irrazionale e inaccettabile che definisce gli omosessuali come diversi, magari malati, innaturali. L'omosessualità è una condizione, come denuncia l'Organizzazione Mondiale della Sanità, e come tale deve essere considerata nella complessa società. L'omosessuale ha una propria dignità e come tale deve essere considerato persona a tutti gli effetti, cittadina e cittadino con pari diritti e pari opportunità.
L'assegnazione della Civica Benemerenza all'AGEDO può garantire un cambiamento di rotta nel difficile e spesso sconfortante panorama istituzionale, politico nostrano. Il Comune di Milano nel maggio 2008 ha respinto con voti contrari trasversali la proposta unanimemente accolta nelle commissioni rispettive, pari opportunità e politiche sociali, di istituire il registro delle Convivenze Affettive, un timido ma importante passo verso un'estensione dei diritti e delle opportunità per la numerosa comunità lgbt presente nella città. E' auspicabile che, qualora venisse accolta tale iniziativa lodevole e onorabile, si definisca un percorso utile e funzionale a rimuovere ineguaglianze irricevibili e ancora esistenti in uno stato che si definisce di diritto e fondato sull'eguaglianza delle persone a prescindere da orientamenti sessuali.

Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo - Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano

Sabato, 17 Ottobre, 2009 - 16:04

NUOVE FAMIGLIE E NUOVI DIRITTI: INTERVENTO SU L'UNITA'

di Sergio Rovasio

da L’Unità del 15 ottobre 2009, pag. 19

In Olanda una coppia gay può sposarsi, in Francia non esiste distinzione tra figlio legittimo e figlio naturale, in Belgio è appena stata approvata una riforma sulle adozioni che prevede la possibilità anche alle persone single o gay di poterlo fare, in Spagna è stata approvata da poco una legge moderna e innovativa contro il grave fenomeno della violenza contro le donne nell’ambito familiare.


Quasi tutti i Paesi europei riescono ad approvare leggi di riforma che si adeguano alle grandi trasformazioni sociali dei tempi moderni, in particolare quelli che riguardano l’ambito della famiglia. Del resto in questi Paesi esiste un pragmatismo che meglio si combina con il motto "la politica è al servizio del cittadino" molto lontana dai contorcimenti del sistema partitocratrico italiano che guarda più al Vaticano e a certi interessi piuttosto che adeguare le sue azioni alle richieste di parte della società. 
Un gruppo di esperti e di rappresentanti di associazioni, tra le altre l’Associazione Luca Coscioni, Certi Diritti, Divorzio Breve, Figli Negati, Conacreis, hanno lavorato per quasi due anni a un progetto di riforma che tocca i principali capitoli del diritto di famiglia. Il lavoro è stato coordinato dal giurista Bruno de Filippis, con un importante contributo dell’Avvocato Francesco Bilotta e si è ispirato all’idea slogan: «Amore Civile, dal diritto della tradizione al diritto della ragione» nato da un convegno promosso nel 2007 dall’Associazione Luca Coscioni e dai radicali. 
I capitoli, con le proposte di riforma e di regolamentazione legislativa, riguardano il matrimonio gay, le unioni civili, le norme sulla procreazione assistita, il divorzio breve, la violenza sulle donne, la filiazione legittima e naturale e altri temi molto importanti della vita quotidiana delle persone. Si è cercato di cucire insieme idee e proposte con l’obiettivo di immaginare una nuova legislazione adatta ai tempi e ad una società laica e moderna. 
Si tenta così di dare corso ad un’idea che lo stesso Marco Pannella precisa essere rivolta alla classe politica «che ha il dovere di non ignorare questo lavoro, ma di fornire risposta a tutti gli interrogativi che esso pone». 
L’idea che più ha ispirato questo lavoro è il concetto di laicità dello Stato così ben espresso dal giurista Bruno de Filippis: «Ogni concezione ideologica o religiosa merita il massimo rispetto, ma altrettanto rispetto è dovuto alla libertà dei cittadini. I principi che animano religioni o ideologie possono influenzare la vita delle persone ma non devono essere imposti per legge a coloro i quali non li condividono». Il progetto, presentato in un convegno alla Camera dei deputati la scorsa settimana alla presenza di parlamentari e giornalisti, ha l’ambizione di diventare a breve una Proposta di Legge da proporre alla firma di tutti i parlamentari della Repubblica.

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