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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Giovedì, 16 Novembre, 2006 - 13:16

prolungamento della linea 84 a Rogoredo

Alla cortese attenzione del Presidente della Commissione Territorio e Trasporti Giorgio Tomellini Alla cortese attenzione delle componenti e dei componenti della Commissione Interrogazione: ampliamento del percorso attualmente previsto della linea 84, comprendente le abitazioni interne al quartiere di Rogoredo, in special modo nella fase di ritorno del mezzo da Largo Augusto. Faccio notare e rendo conoscente la Commissione in merito al punto 4 all’ordine del giorno della riunione di Commissione che l’attuale percorso previsto per la linea dell’autobus 84 non copre totalmente il quartiere Rogoredo attualmente presente e attualmente abitato nei propri insediamenti edilizi e urbani. Precisamente esiste una totale differenza di itinerario e percorso tra il tragitto del mezzo proveniente da Largo Augusto alla zona e tra quello di direzione opposta. Dettagliatamente i percorsi sono i seguenti: - nel tragitto di ritorno, ossia quello nascente al capolinea di Largo Augusto, della linea 84, il mezzo non copre tutto il quartiere della zona vecchia di Rogoredo e del restante insediamento urbano nelle sue vie e componenti urbane ed edilizie, proseguendo dalla Stazione ferroviaria lungo Via Rogoredo verso San Donato; - nel tragitto di andata, ossia quello nascente dal capolinea di San Donato e procedente verso Largo Augusto, il mezzo entra in Via Feltrinelli, gira in Via Medea, lasciando scoperte le lunghe vie di S. Venerio e di S. Mirocle, gran parte occupate da insediamenti di nuova costruzione e densamente abitati, rientrando in Via Monte Popera, Via Monte Cengio e procedendo, infine, per la Stazione ferroviaria. I percorsi sopra esposti determinano così organizzati, un’inefficienza del servizio e la mancata opportunità per i residenti di gran parte delle abitazioni del quartiere di potere disporre direttamente e con facilità logistica della linea 84, aggiungendosi questa situazione di disagio alla già menomata mobilità complessiva e indisponibilità di fermate di altre linee, di superficie e suburbane, per la cittadinanza presente in quartiere. Si richiede, su verifica di disposizioni previste da parte dell’amministrazione comunale centrale, di procedere a provvedere a un ampliamento della linea che benefici gli insediamenti urbani abitati oggi non coperti dal servizio Alessandro Rizzo Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo Consiglio di Zona 4 Milano

Lunedì, 13 Novembre, 2006 - 12:08

La passeggiata dell'assessora Colli

Vengo ad apprendere che l'assessora Ombretta Colli incotnrerà lunedì 13 novembre, alle ore 18 la cittadinanza della Zona 4 residente in piazzale Corvetto, piazzale Gabrio Rosa e via Monte Velino per discutere dei problemi legati alla sicurezza e al degrado della zona.

La notizia è, come sempre, stata riferita senza nessun tipo di programmazione e, neppure, senza un giusto preavviso propedeutico a garantire da parte del Consiglio, stanza che dovrebbe essere rappresentanza politica della società circoscrizionale, l'emissione di pareri e di istanze, di proposte finalizzate a dare rilevanza a un percorso comune e partecipato di intervento sociale e politico negli ambiti delineati. Non c'è stata questa possibilità. Ne prendo atto, e la inserisco in un comportamento espresso dalla Giunta di oltrepassare le competenze consiliari, dando risposte, spesso di immagine e di superificie, non adeguate e autoreferenziali, ottriate, possiamo dire così, prendendo un termine giuridico medioevale che ricorda molto le costituzioni concesse per gentilezza dal monarca assoluto, e imposte, calate dall'alto. Tutti noi sappiamo quanto i contratti di quartiere siano stati insufficienti nei loro effetti e, soprattutto, sappiamo bene, ho avuto modo di esplicarlo nel presente blog, da me diretto, come gli interventi siano stati indirizzati in modo non adeguato, non concependo un percorso di partecipazione da parte della cittadinanza, dei numerosi comitati di quartiere costituitisi per la tutela dei diritti dell'inquilinato. Abbiamo situazioni di forte degrado sociale, di abbandono, di forte emarginazione, di mancanza di assicurazione sociale e civile, tale da determinare una seria difficoltà per la coesione e la convivenza civile. I portierati non esistono, spesso ci sono famiglie che prima effettuavano questo servizio nei diversi edifici e che, dopo la scadenza del proprio impiego, sono rimaste dentro le abitazioni che fungono da portineria. Abbiamo situazioni ingovernabili nel campo del servizio di smaltimento dei rifiuti, dove ancora esistono le canaline della spazzatura in diversi fabbricati di epoca remota, e che apportano differenti problemi nell'ambito della tutela dell'igiene e della sanità. Abbiamo diverse strutture fatiscenti che non vengono considerate, mentre altre vengono ristrutturate pur non necessitando di alcun intervento. La zona, il Consiglio di Zona, perlomeno, deve essere ascoltato, con un iter tale da trovare coinvolte le realtà che vivono la zona nel proprio tessuto sociale e culturale. Tutto questo non è stato fatto: il bilancio complessivo sul tema della riqualificazione sociale e civile dei quartieri in questione è negativo, fortemente negativo. Questo conferma quanto detto: ossia una visita di propaganda a parere del sottoscritto, di immagine, che vuole proporre un'assessora attenta alle questioni sociali, ma , in definitiva, non considerante una procedura democratica che dia a questi quartieri un volto nuovo, un cambiamento reale, possibile, fattibile, necessario, rivolto a dare concretizzazione a un rilancio completo e compleso risolutore delle difficoltà e delle problematiche che affliggono e angariano i quartieri. Il modello Lione si propagandava ai tempi delle amministrative come riferimento di intervento per il rilancio di questi quartieri abbandonati e allo stadio avanzato di degrado: ancora non si vedono segnali positivi e, infine, non sono conepibili come sufficienti e soddisfacenti queste misure di pura facciata. La propaganda è terminata da tempo. Occorre lavorare e proporre il cambiamento, dare risposte alle innumerevoli istanze. L'immobilismo persevera in una condizione di forte mancanza della possibilità per le realtà decentrate di intervenire e di incidere poltiicamente nelle scelte.

Giovedì, 9 Novembre, 2006 - 16:27

giardini di Via Gonzales: occorre intervenire in modo puntuale e urgente

Care e cari,
vi informo che nella seduta di stasera del Consiglio di Zona 4 di Milano prsenterò la seguente interrogazione che vuole sollevare urgentemente la questione alla commissione territorio e urbanistica riguardante e concernente il degrado sociale e ambientale in cui versa il giardino di Via Gonzales e di Via Nervesa, in un'ottica di proposte complessive di interventi e di misure di intervento, nel quadro generale dell'assetto sociale e urbanistico della zona stessa. Diverse sono state le sollecitazioni che mi sono giunte da diverse parti e diverse sono le esigenze riscontrate di dare corso a una politica di riqualificazione del luogo medesimo, incentivando forme di rimozione più continuativa di rifiuti presenti, una manutenzione del verde presente da coordinarsi con il responsabile del settore Parchi e giardini, ancora competente in materia, e, infine, misure di sicurezza per i passanti e l'utenza del giardino stesso, apponendo dissuasori di velocità in Via Nervesa, oggi percorsa da automobili molto spesso a velocità piuttosto elevata. Il tutto si deve tradurre nell'indizione di una riunione di commissione che affronti anche con i referenti comunali responsabili dei servizi la questione di degrado del giardino

Buona lettura e attendo vostri commenti
Un cordiale saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Alla cortese attenzione del
Presidente del Consiglio di Zona 4
Paolo Zanichelli

del Presidente della Commissione Territorio e urbanistica
Giorgio Tomellini

Interrogazione: situazione dei giardini presenti in Via Nervesa angolo Via Gonzales, con relativa richiesta di monitoraggio e di proposte di intervento migliorative dei giardini e delle zone adiacenti

1. Considerate le diverse doglianze formulate da parte della cittadinanza utente del giardino ubicato in Via Nervesa angolo Via Gonzales, in particolare le denunce della situazione di degrado urbano e di mancanza di manutenzione dell’arredo urbano e ambientale;

2. Considerata la mancanza di strutture che possano garantire una periodica e continuativa manutenzione del verde; considerata l’assenza di un servizio efficiente che rimuova l’alta presenza di rifiuti di vario genere, soprattutto bottiglie e lattine.

Si richiede al presidente della commissione territorio e urbanistica

1. di provvedere a indire una riunione di Commissione che affronti nel proprio ordine del giorno come punto principale l’analisi della situazione di forte degrado presente nel giardino di Via Nervesa angolo Via Gonzales, considerando varie ipotesi di provvedimenti risolutivi e migliorativi di questa situazione insostenibile per la cittadinanza, dopo aver verificato lo stato attuale con la partecipazione dell’utenza, provvedendo a segnalare misure di intervento urgente, con forme di raccordo con dirigenti dell’AMSA, preposti per la rimozione dei rifiuti, e con esponenti del settore comunale Parchi e giardini, responsabile della manutenzione del verde e dell’arredo urbano. In particolare sarebbe da considerare un aumento della presenza di campane per la raccolta del vetro, la presenza di regolamenti esposti al pubblico per l’utilizzo del giardino in questione, una maggiore presenza della vigilanza atta a monitorare con permanenza l’area onde evitare il verificarsi di atti di vandalismo, la possibilità di collocare centraline dell’acqua che possano irrogare il terreno erboso presente e oggi non adeguatamente mantenuto;

2. la necessità per la tutela dei passanti che si arrecano, soprattutto bambine e bambini, ai giardini, di appostare dissuasori della velocità nel tratto riguardante Via Nervesa,
prendo, infine, l’occasione per segnalare nelle vicinanze del parco e dei giardini in questione lo sfondamento in alcune parti della recinzione della ferrovia, lungo il percorso di Via Longanesi, la cui presenza determina un pericolo per la sicurezza personale dei passanti: sarebbe opportuno provvedere di concerto con le Ferrovie dello Stato a risolvere la questione, intervenendo e apponendo le parti mancanti della recinzione medesima.

Alessandro Rizzo - Capogruppo Lista Uniti con Diario Fo per Milano

Mercoledì, 25 Ottobre, 2006 - 02:00

Un primato eco "mostruoso" in zona 4

Immortalare un bel paesaggio è importante per dare alla cittadinanza uno strumento di valutazione che dia un respiro etico nella direzione di uno sviluppo che sia ai passi con le esigenze umane e sociali di progresso sostenibile: come "cartina di tornasole" per avvallare maggiormente questa teoria e questo concetto possiamo proporre, in negativo, immagini e fotografie di elementi presenti sul territorio della zona 4 di Milano che chiaramente non possono dirsi paesaggi bucolici o leopardiani, che stimolino romanticamente alla riflessione e al ricordo, come una siepe che dolcemente si frappone tra il tuo occhio e l'orizzonte di una Recanati agricola e rurale.
Era necessario un Premio conferito alla fine di un concorso, sostenuto con la partecipazione fattiva ed economica di importanti sponsor, indetto per fotografe e fotografi che da attenti vigili del territorio hanno denunciato con un semplice scatto della propria macchina fotografica la presenza reale e provata scientificamente nella propria esistenza nefasta di strutture fatiscenti, avveneristiche, post moderniste e fortemente stridenti con il contesto urbano, sociale, ambientale in cui venivano a collocarsi, facendo gridare vendetta per tutelare la memoria dei grandi maestri dell'arte architettonica, da Renzo Piano a Gae Aulenti, per procedere nel passato con una insormontabile Gaudì o di un Le Corbusier. In zona 4 abbiamo un discreto primato di ecomostri, che si ergono in modo devastante nel panorama della circoscrizione come delle strutture non solo fatiscenti, ma reali e incredibili metaforici "pugni allo stomaco" per residenti, passanti, insomma per gli occhi di qualsiasi essere vivente. Una fotograsfia denunciante una struttura in Viale Forlanini, ha avuto addirittura il beneficio del conferimento di uno dei quattro premi. E' un primato abbastanza triste quello totalizzato dalla zona, dove si concentrano la maggior parte di ecomostri fotografati e immortalati dallo scatto attento e indagatore della fotografa o del fotografo di turno: ma è questo un primato che porta all'attenzione nostra, di amministratrici e di amministratori, rappresentanti consiglieri della cittadinanza, il dramma della piaga della corruzione e della speculazione edilizia, senza regole, senza tutela delle misure richieste per un corretto sviluppo urbanistico, senza rispetto delle norme riguardanti la costruzione di strutture a uso abitativo o commerciale, senza nessuno scrupolo e nessun riferimento con il contesto socio-urbano e culturale presente nell'ambito zonale. Lo sviluppismo è tipico di una logica che porta a rendere preferibile la dimensione dell'irresponsabile ricerca forsennata e ansiosa dell'utile, del profitto, del lucro, derivante dalla costruzione di insediamenti nuovi, senza predisporre misure che possano realmente interessare un progredire armonico in tutte le sue componenti della zona, del luogo abitato. Il non rispetto di queste misure indica ancora con maggiore forza la mancanza del rispetto del diritto della cittadinanza di incidere nelle scelte che riguardano la gestione amministrativa del proprio territorio e delle risorse pubbliche e collettive presenti nel proprio ambito di vita quotidiana. Denunciare questo tramite un concorso fotografico è importante e propedeutico per realizzare uan coscienza pubblica e civile universale della cittadinanza che si erige ed elegge attenta vigilante del luogo ambientale e urbano dove vive e dove realizza in modo autodeterminato la propria esistenza sociale e collettiva. Per visionare gli altri aborti architettonici si acceda al seguente link: www.nonsolopuntaperotti.it

L'anno prossimo ci sarà una riedizione di questo concorso utile e importante dando e offrendo una nuova opportunità per sollecitare le amministrazioni a provvedere a riqualificare in senso partecipato i terreni abusivamente occupati da oscenità di tale calibro. Come si suole dire alla fine della presentazione del film dessier di prima serata:"Buona visione". Ma in questa occasione possiamo dire trattarsi o di un film trash o del terrore.

Un saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano
ELENCO DEGLI ABORTI ARCHITETTONICI IN ZONA 4 Milano, immortalati nelle fotografie riportate e presentate
Un edificio a edilizia popolare fatiscente in zona Calvairate
Un'antenna che si innalza in Via Bonfadini
Un comprensorio di edifici a edilizia popolare in Via Salomone
Il famoso "ecomostro" di Ponte Lambro struttura di uno dei tanti alberghi non completati per i Mondiali '90 (della speculazione affaristica direi)
Un nuovo mega centro commerciale a Rogoredo
Sempre ritornando all'"ecomostro" il suo "scheletro in disfacimento"
Martedì, 24 Ottobre, 2006 - 15:18

Vi spiego ...

... il perchè della mia candidatura  
 
L'Italia sta marcendo

in un benessere che è
egoismo, stupidità,
incultura, pettegolezzo,
moralismo, coazione,
conformismo: prestarsi
in qualche modo a
contribuire a questa
marcescenza
è, ora, il fascismo.

Pier Paolo Pasolini,
Vie Nuove n. 36,
6 settembre 1962

La necessità oggi che si riscontra a Milano, come in Italia, come in Europa, è quella di dare spazio alla costruzione di un soggetto inclusivo, unitario e di lungo corso della sinistra. Cosa intendo per sinistra: per sinistra intendo l’insieme delle forze sociali, culturali, civili, siano esse partiti, siano essere associazioni, siano esse collettivi, siano esse movimenti, siano esse coordinamenti, che si prospettano l’esigenza massima e ampia, dalla lunga prospettiva di cambiare la società attuale, di superare quelle contraddizioni molteplici che vivono nel contesto neoliberista.   Le ultime elezioni hanno dato prova di un cambiamento radicale nella concezione dell’elettorato, che ha premiato, primo momento nella storia della Repubblica, in modo determinante e forte le aggregazioni di soggetti partitici, la somma dei consensi dei quali, nei contesti in cui si presentavano da soli, è inferiore rispetto al consenso generale ottenuto dall’aggregazione dei medesimi.   L’Ulivo è vincente alla Camera: gli elettori hanno premiato il progetto che prevede un’unità dei valori tra coloro che erano diversi, magari provenienti da storie differenti, contrapposte, ma che oggi può e deve essere possibile, perché esiste unità negli obiettivi, nelle finalità, nella lettura del cambiamento sociale e nella necessità di valorizzare una gestione di questo cambiamento, in senso riformatore. Plaudo, quindi, coerentemente alla realizzazione del progetto de L’Ulivo, pur distaccandomi per sensibilità e per formazione ideale.  Ma a sinistra? Non sono riformista, non sono moderato, ma sono un riformatore radicale nei contenuti. Sono, pertanto, interessato a creare le stesse condizioni a sinistra: ossia costruire una reale aggregazione metaelettorale, ossia non alleanza eseguita solo per superare il quorum, ma unione di valori, di ideali, di proposte, di battaglie comuni, di intenti comuni. Un soggetto che sia laboratorio collettivo di esperienze diverse ma unite dalla finalità collettiva di costruire il cambiamento e il superamento di questa società iniqua, neoliberista, ingiusta.  Portare avanti la purezza ideologica rischia di determinare un’implosione e una marginalizzazione di importanti esperienze politiche che potrebbero concorrere in modo più diretto e incidente per la costruzione del cambiamento della società. Rimarrebbero solo piccole realtà consortili a basso consenso, prive di strumenti per realizzare uno spostamento degli assi della coalizione, in modo più deciso verso sinistra, pesando di più nel rapporto contrattuale interno a L’Unione. Io apprezzo le differenze, apprezzo la storia delle varie culture politiche, e proprio per questo credo che il progetto finale e importante sia quello di saperle valorizzare, di saperle mettere in azione, definendo un contesto unitario forte e coeso, un contesto che dia fattibilità alle linee politiche e progettuali di un programma per il cambiamento, per il superamento delle iniquità del presente. Di un altro mondo possibile perché necessario, di un’altra città possibile perché richiesta, voluta, fortemente sognata.   La proposta della Lista di Dario Fo, che poteva apportare a Milano l'inizio del percorso di unità delle forze della sinistra non è stata esperita fin dall'inizio: questo era e rimane un passo, a mio parere, atto a incidere fortemente da sinistra all'interno della coalizione di centrosinistra, che vede una netta prevalenza di un centro democratico ma non alternativo. Penso, però, che sarà possibile riportare con vigore e decisione questa linea politica e questo percorso di grande rilievo epocale e storico.  Per questo ritengo necessario sottolineare che i rapporti che devono essere intrapresi con tutte le forze partitiche e apartitiche della sinistra milanese e italiana debbano permanere all'interno di un dialogo che ritroverà con determinazione la costituzione di un soggetto politico aggregativo e unitario della sinistra.  La mia candidatura nella Lista Uniti per Dario Fo nelle zone 4 e 5 di Milano non può, né deve essere, a mio parere vista come ulteriore e competitiva con le candidature delle compagne e dei compagni, delle amiche e degli amici nelle liste dei partiti della sinistra presenti nelle circoscrizioni per l’elezione del rinnovo del consiglio di zona: la mia candidatura è al servizio esclusivo di costruzione di un ponte, di un raccordo, di un progetto di costituzione di un percorso che veda quelle finalità come assolute e imprescindibili: l’unità della sinistra per un radicale cambiamento istituzionale e sociale, culturale e civile di trasformazione di una città, preda delle corpor5azioni finanziarie ed economiche, in cui gli interessi aziendali e bancari sopravanzano su quelli generali e politici. Io propongo che in ogni circoscrizione possa costituirsi un gruppo unico delle forze della sinistra de L’Unione, in cui poter dare attuazione a quel necessario e naturale primo passo istituzionale, di forte incisività politica e programmatica, per lavorare in coesione e in un ambito organizzativo universale e comprensivo, tale da dare attuazione e più forza alle proposte radicali di alternativa di governo della zona. Mi faccio latore di questo obiettivo istituzionale rappresentativo, e proprio perché considero questa finalità come una delle principali che possono provenire dalla motivazione di aver scelto di candidarmi nella lista Uniti per Dario Fo, penso che la mia candidatura debba essere vista come candidatura di dialogo e di aiuto ulteriore di costituzione di un laboratorio unitario, in cui le differenze si valorizzino perché coese tra loro, le cui proposte, che convergono su molti temi e su molte analisi, possano avere più peso e preponderanza nel contesto della coalizione di centrosinistra. Sottolineo oggi l’esigenza dell’alleanza tra il centro moderato democratico, le forze liberali sociali con le forze radicali e riformatrici, in quanto primo punto della nostra comune battaglia deve essere quella di liberare la città, e la zona di conseguenza, da una gestione fallimentare e corporativa di una destra affarista e illiberale: il sostegno allo spirito coalizionale pervade con forza la mia persona e la mia sensibilità politica. Coalizzati si vince, uniti a sinistra si crea l’alternativa forte che può contare e pesare.

Martedì, 24 Ottobre, 2006 - 15:04

Una cittadella dei balocchi nell'area dell'ex stazione di Porta Vittoria

Uno sviluppo della città adeguato con le esigenze sociali e di dimensione umana del territorio non possono presceindere da un contesto di sviluppo del medesimo nell'ambito zonale e circoscrizionale. Io credo che siamo lontani dal permettere una qualificazione adeguata di questa esigenza e dimensione, alla luca di un atteggiamento e comportamento riscontrato da parte di alcune e alcuni consigliere e consiglieri della maggioranza di centrodestra che sostengono con ansia promozionale la realizzazione di un comprensorio di forte concentramento di attrattive commerciali che inducono a pensare che ci siano interessi troppo pesanti dietro alla realizzazione del progetto inerente l'ex area della Stazione di Porta Vittoria, il Piano d'insediamento. Nelle adicaneze di quella realtà esiste già in fieri la promozione di un progetto inerente la Biblioteca Europea, progetto che deve ancora essere vagliato dalle autorità competenti, progetto che deve ancora essere definito anche da parte della stessa Fondazione che ne è promotrice. Il piano che si intende sviluppare nel contesto limitrofo, e che comprende la vecchia area della stazione di Porta Vittoria, è assolutamente disconnesso nelle funzioni e nella ratio realizzatrice dalla Biblioteca stessa, che sorgerà a posteriori rispetto ai tempi di realizzazione del medesimo progetto di insediamento, oggi già approvato in via definitiva, e comprenderà diversi centri commerciali, diverse realtà che incrementeranno inutilmente la presenza di traffico, congestionandolo ultroneamente, soprattutto considerando che vi sarà una forte presenza di parcheggi (2000) a rotazione e non pertinenziali, nonostante nel progetto si faccia accenno a questo aggettivo, che allude solamente alla funzionalità dei parcheggi alle strutture commerciali presenti nell'area. Le strutture commerciali non hanno avuto nessun tipo di previa attestazione della loro contestualizzazione nella dimensione stesso del luogo: dimensione che è comprensiva di diverse variabili, che vanno dal traffico al contesto sociale e civile, nonchè culturale. La cittadinanza residente non ha avuto modo nè possibilità di intervenire previamente nell'indicare le proprie volontà e le proprie istanze come criteri guida da rispettare per incanalare un progetto adeguato al contesto sociale e urbano della zona. Una città dalle alte attrattive, maggiori per esterni che per i residenti, sbarcherà come una navicella di marziani in quell'area e i residenti dovranno accollarsene oneri e disagi che da questa cittadella deriveranno. Non vorrei che succeda ciò che può succedere con un fisico a cui si è trapiantato un organo esterno e che, potrebbe, derivarne un futuro rigetto da parte del copro stesso. Il rigetto sarebbe conseguenziale anche per la natura del progetto, non contestualizzato, per l'appunto, e non ancora dimensionato nelle prospettive di qualificazione urbana di interesse comune derivabili dagli obblighi che sono per legge previsti di scomputo per la ditta che gestisce i lavori degli oneri di urbanizzazione. Quali sono questi progetti? E dove verranno definiti? E il verde a cosa sarà sottoposto, sarà incrementato, oppure sarà sacrificato? Io penso che occorra esaminare con grande senso di sconforto come sia incapace la presente maggioranza di governo di definirsi come portatrice delle istanze sociali del territorio e comprenderne le ragioni a tal modo da definire una promozione di una partecipazione della cittadinanza alla gestione del futuro amministrativo delle risorse inerenti il proprio patrimonio pubblico e collettivo. Io penso che siamo lontani dalle utopie ancora tali a Milano di "democrazia partecipata"; ma siamo lontani anche dalla dimensione di un quadro complessivo e politico che dia un indirizzo progettuale allo sviluppo urbano e civile, all'insegna della tutela dei diritti e degli interessi collettivi e delle esigenze e dei bisogni sociali delle zone e della città. Siamo in un delirum tremens da pasdaran dello sviluppismo fine a logiche di produttività e di lucro, non considerando la crescita collettiva e coesa di una collettività. E questo ne è, ripeto, una testimonianza amara ma contro cui opporsi esprimendo, nel consesso istituzionale democraticamente preposto, il consiglio di zona, un voto negativo al a richiesta di parere di competenza sollevato dal Comune nei riguardi del Consiglio di Zona 4. Occorre dare esempio di come i consigli di zona vogliano partecipare direttamente sulla gestione del proprio patrimonio comune e collettivo, divenendo non vetrina pantomimica dell'assetto agonico politico, ma, bensì, un luogo di partecipazione, di incisione decisionale e di rappresentatività democratica e universale della cittadinanza residente nella circoscrizione. Opporsi oggi singifica dare un segnale al Comune di forte dissenso rispetto a un loro progetto di sviluppo forsennato e irrazionale del tessuto urbano milanese.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo
Consiglio di Zona 4 Milano

Lunedì, 23 Ottobre, 2006 - 13:20

APPELLO PER L’ACQUA PUBBLICA IN LOMBARDIA

APPELLO PER L’ACQUA PUBBLICA IN LOMBARDIA
 
Questo Appello è rivolto in particolare a tutti i consiglieri comunali e provinciali della Lombardia, ai sindaci e presidenti di province lombarde, all’Unione delle Province Lombarde (UPL), ma anche agli eletti di tutte le istituzioni locali italiane, in quanto riteniamo che quanto è in gioco in  Lombardia peserà su tutta la politica nazionale in materia di gestione dei servizi idrici.
Con questo Appello, come Contratto Mondiale sull’Acqua chiediamo a tutti di esprimersi, far conoscere la propria opinione, prendere impegni coerenti con quanto sostenuto in molte occasioni e con quanto  si va affermando nel Governo nazionale.
 
L’informativa.
Con l’ultimo atto del Consiglio dei Ministri, che ha impugnato per incostituzionalità la legge della Regione Lombardia n. 18/2006 sui servizi pubblici locali, si fa un ulteriore passo verso l’affermazione della natura pubblica del servizio idrico italiano, sia nella proprietà che nella gestione.
E’ bene elencare i passi fatti finora dalla coalizione governativa:
-         L’affermazione scritta nel programma elettorale dell’Unione che l’acqua è pubblica nella proprietà e nella gestione.
-         La proroga al 31 Dicembre 2007 della scadenza posta dalla legge nazionale per l’affidamento dei servizi idrici a livello di ATO.
-         Il disegno di legge c.d. Lanzillotta che esclude le reti e il servizio idrico dalle liberalizzazioni.
-         L’impugnativa alla legge regionale della Lombardia.
Se le parole hanno un senso, questi atti vanno tutti in un’unica direzione, quella di sottrarre l’acqua alle privatizzazioni, anzi:  con quanto detto e scritto dalla maggioranza si può dire che nel nostro paese è fatto divieto di ricorrere alla gestione privata dei servizi idrici.
Ma siccome la legge lombarda va in tutt’altra direzione e non verrà fermata dall’impugnativa dei Ministri, si viene a creare nel nostro paese un pericoloso precedente, si palesa una complessa situazione legislativa, una macroscopica incertezza del diritto per tutti gli enti locali e per tutti i cittadini su una materia di principio, come quella della natura giuridica di un bene comune e di un diritto imprescrittibile come l’acqua e i servizi che ne garantiscono l’accesso.
 
Due parole sulla legge regionale della Lombardia
La legge lombarda obbliga gli ATO provinciali a privatizzare i propri servizi idrici attraverso la messa a gara obbligata del servizio di erogazione.
Concepita in sordina, nella calura del fine luglio-inizio agosto, mesi degli agguati istituzionali, nella regione economicamente più importante, la legge prospetta colossali fusioni societarie tra SpA a capitale pubblico e private: AEM, MM, ASM, AMSA, ecc…, è perciò un qualcosa che viene calato come un maglio sui percorsi legislativi in atto a livello nazionale, con il duplice intento: di vanificare i passi intrapresi finora dal governo dell’Unione e creare un colossale precedente per tutta l’Italia.
Con quanto scritto nella legge regionale si può dire che in Lombardia è fatto divieto di ricorrere alla gestione pubblica dei servizi idrici.
Un bel contrasto con quanto matura a livello nazionale
La legge perciò si presenta come una pesante offensiva politica delle multiutility italiane: ACEA, HERA, ASM, AMGA,… e internazionali: SUEZ, VEOLIA, …, delle banche: Intesa, Fideuram (quella che si è comprata la pubblicità su tutti i maggiori giornali italiani per dire che l’acqua sarà il business del futuro prossimo), Monte dei Paschi di Siena… e dei soliti affaristi all’italiana Caltagirone e soci.
La legge è incostituzionale e in palese contrasto con la legge Galli e con le modifiche introdotte con le finanziarie al Testo Unico sui servizi locali.
E in generale è in contrasto con tutta la legislazione nazionale ed europea esistente, dal momento che  non vi è alcuna altra norma che obbliga ad andare a gara per privatizzare.
I contrasti di legittimità e costituzionalità della legge lombarda si sostanziano in almeno tre questioni di fondo:
1)      L’invenzione dell’erogazione.
Illecita ed incostituzionale è l’introduzione di tale concetto.
E’ fatta al solo scopo di aggirare tutte le legislazioni esistenti, le quali pur essendo fortemente caratterizzate in senso liberista, non obbligano mai alla privatizzazione, ma nella peggiore delle ipotesi parlano di proprietà pubblica e di affidamento della gestione che può avvenire secondo tre modalità: con gara che privatizza totalmente, con gara che privatizza almeno il 40% del pacchetto azionario o con società totalmente pubblica attraverso l’affidamento “in house”.
Tutte le regioni italiane nel legiferare si sono mosse dentro questi vincoli nazionali.
Invece la Lombardia, unico caso al mondo, accanto alla proprietà e alla gestione, si inventa una ulteriore divisione, quella dell’erogazione del servizio che, a detta della Regione, può e deve essere esclusivamente privata.  La sottile differenza tra la gestione e l’erogazione del servizio, è un incredibile mistero. Siamo quindi di fronte ad un vero e proprio imbroglio.
2)      L’obbligatorietà alla privatizzazione.
Illecita ed altrettanto incostituzionale
Nessuna regione può obbligare gli ATO a privatizzare i servizi idrici, limitandone i poteri, e non può porsi in contrasto con la legge nazionale.
Invece la Regione Lombardia fa obbligo a tutti gli ATO provinciali di mettere a gara l’erogazione, fatto salvo per l’ATO della città di Milano.
Un attacco diretto oltretutto a quegli ATO, come quello della provincia di Lodi, che hanno espresso chiaramente la volontà di gestire in house il proprio servizio idrico.
3)      La questione di Milano città.
La legge regionale lombarda fa una deroga all’obbligatorietà solo per l’ATO della città di Milano e questo per il semplice fatto che nel disegno di Letizia Moratti e di Formigoni, il servizio idrico della città deve essere privatizzato non tramite gara ma tramite assorbimento di MM (dove sta parcheggiata l’acqua) da parte di AEM.
 
Il problema posto dall’iniziativa della Regione Lombardia va quindi al cuore di un problema che è costituzionale e di cultura giuridica.
Pone la questione: l’acqua, il diritto al suo accesso, le modalità con le quali vengono garantiti questo diritto e determinati i suoi costi e a chi sono a carico, è questione nazionale e costituzionale che riguarda l’eguaglianza dei cittadini italiani?
Oggi anche in virtù del colpo di mano lombardo, siamo in presenza della più totale disparità e indeterminatezza.
Perché ad una legislazione già confusa si sovrappone una interpretazione del federalismo e della modifica al titolo V della Costituzione che dà alle regioni poteri in materia di servizi idrici.
Ma se questa fosse la vera interpretazione, la legge Galli non avrebbe più alcun valore e nemmeno il Testo Unico degli enti locali, risulterebbe del tutto inutile il disegno di legge Lanzillotta, del tutto impossibile per l’Italia formulare una posizione nazionale in seno alla UE e al Parlamento Europeo in merito ai servizi pubblici privatizzabili da sottoporre alla direttiva Bolkestein.
E d’altro canto tutte le altre leggi regionali sono state concepite nel rispetto della legge Galli e del Testo Unico, anche dopo la modifica del Titolo V della Costituzione.
La stessa legge regionale lombarda ha dovuto inventarsi l’erogazione per by-passare le leggi nazionali.
La realtà è che siamo in presenza di una assurda e anarchica confusione legislativa e in materia di principi costituzionali, di leggi quadro nazionali,  che dovrebbero orientare il nostro paese sulla natura giuridica del servizio acqua.
La natura economica e privata (cioè che “priva” di un diritto collettivo) o la natura pubblica e garantita del diritto naturale ad un bene comune come l’acqua potabile, è questione di principio che riguarda l’intero territorio nazionale, pena la perdita di una identità nazionale, la possibilità del nostro paese di esprimere posizioni politiche nelle sedi internazionali: della UE, della Banca Mondiale, in merito ai negoziati del WTO.
 

Conclusioni

L’escalation delle contraddizioni iniziate con la legge Galli sono ormai arrivate nel concreto delle scelte locali all’ingestibilità e si scontrano con la volontà espressa dal Governo attuale.
La legge della Lombardia rischia di far naufragare ogni certezza del diritto in tutto il paese.
 
 

Alcune proposte per la discussione

Il problema del che fare.
Mettere ordine nelle scelte di principio sull’acqua, questo si pone ormai come esigenza improrogabile.
Per prima cosa ci chiediamo se non è il caso di rivedere il federalismo da apprendista stregone, del titolo V della Costituzione che sta creando non pochi disastri. Il presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti ha parlato di modifiche, lo prendiamo in parola e in particolare per quanto riguarda l’acqua e il servizio idrico.
Inoltre chiediamo a tutti gli eletti nelle istituzioni locali lombarde, in particolare a quelli della provincia di Milano, di non stare più in questo inspiegabile silenzio. Fatevi sentire, finora solo la Provincia di Lodi si è fatta sentire in maniera chiara.
 
Con questo Appello Vi chiediamo due impegni:
1)  Vi chiediamo di aderire e di aiutarci a raccogliere le firme sulla proposta di legge d’iniziativa popolare sull’acqua, elaborata dal Forum dei Movimenti per l’Acqua                     ( www.acquabenecomune.org ).
2)  Più nello specifico per la Lombardia, Vi chiediamo di aprire la discussione nei Vostri Consigli Comunali e Provinciali sulla possibilità di abrogazione della legge regionale lombarda n. 18/2006. In base allo Statuto regionale è sufficiente che a richiederlo siano 50 consigli comunali o 3 consigli provinciali.
 
Due impegni molto semplici, ma in linea con quanto detto e scritto dall’Unione.

Emilio Molinari

(presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua)
Milano,    ottobre 2006

PS.

Dopo la Campania anche la Sicilia: da Il manifesto di Domenica 22Ottobre.

                        L’isola possibile

                                                 Ladri d’acqua

Cresce in Sicilia la protesta contro la privatizzazione dell’acqua: si moltiplicano i comitati di cittadini ed è pronta anche una legge di iniziativa popolare. E le amministrazioni si dividono tra pro e contro. Una intervista con Rita Borsellino in edicola mercoledì 25 ottobre sul “il manifesto”.
Perciò ribadiamo: Perché il ritardo lombardo dei partiti, dei militanti, delle istituzioni e dei governi locali dell’Unione nei confronti della legge Formigoni? Perché la solitudine della Provincia di Lodi e di qualche gruppo consigliare regionale?
Se ci siete battete un colpo.
 
Inviate le adesioni a: info@contrattoacqua.it , indicando nell’oggetto: APPELLO PER L’ACQUA PUBBLICA IN LOMBARDIA,   specificando cognome, nome  e  carica ricoperta.

Domenica, 22 Ottobre, 2006 - 16:36

PARTECIPAZIONE: SEGNALAZIONE DI PROGETTI DI PIANIFICAZIONE URBANA DI RILEVANZA COMUNE

Care e cari,
sottopongo al presente forum il testo di un'interrogiazione che sottoporrò al prossimo Consiglio di Zona 4, del 26 ottobre 2006, tale da rendere coerente conseguenza istituzionale a un processo che si sta attuando in diversi contesti circoscrizionali, tra cui per primo quello della zona 9 di Milano, dove si è data forma a una concertazione con la cittadinanza al fine di predisporre le richieste monetizzabili di interventi destinati a progetti di qualificazione urbana di interessante rilievo collettivo, da sottoporsi alla Direzione Centrale Programmazione Urbanistica, avvertiti come tali da parte della collettività. Un modo, indiretto, seppure timido, di intendere la promozione di una democrazia partecipata.

Un fraterno saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio di Zona 4
Paolo Zanichelli
Alla cortese attenzione del Presidente della Commissione Urbanistica, Territorio, Viabilità, trasporti
Giorgio Tomellini
Alla cortese attenzione del Presidente della Commissione edilizia,

Interrogazione: segnalazione alla Direzione Centrale Pianificazione Urbana di progetti di urbanizzazione al fine di monetizzarne possibili interventi di particolare interesse collettivo
E’ stato riscontrato che con atto del 24/7/06 la Direzione Centrale Pianificazione Urbana per l’attuazione del PRG inoltrava ai Consigli di Zona la richiesta di "segnalare alla Direzione scrivente se esistono dei progetti di urbanizzazione di particolare interesse sui quali poter indirizzare i proventi della monetizzazione così come indicato nella delibera 9797 approvata dal CC il 10/2/97". La richiesta potrebbe dare coerente sviluppo a una PARTECIPAZIONE DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI ALLE SCELTE DI TRASFORMAZIONE URBANA, rendendo possibile una raccolta di osservazioni e di contributi da parte della cittadinanza alla gestione di questo importante capitolo.
Di fatto alcuni Consigli di Zona di Milano hanno già adempiuto a tale impegno, dando chiara indicazione per l’effettuazione di opere urbane di interesse sociale e collettivo, o indirizzate alla ristrutturazione e riqualificazione di luoghi di aggregazione culturale, sociale, formativa ed educativa.
A seguito di questo atto, rese note di fatto le decisioni già prese e deliberate da alcuni consigli di zona di Milano, tra cui il Consiglio di Zona 9, e a seguito dell’espresso invito formulato dalla Direzione Centrale, viene richiesto alle commissioni a cui è indirizzata la presente interrogazione di esperire canali e forme che possano dare compimento a questa possibilità, e indire una riunione congiunta tra le due commissioni in questione al fine di valutare con le realtà che gestiscono strutture di diverso genere e di diversa rilevanza sociale, con la cittadinanza utente delle medesime, le associazioni e i comitati presenti nella zona, misure e criteri per la destinazione di alcuni investimenti monetizzabili per progetti di urbanizzazione di interesse rilevante, decifrandone in modo chiaro e puntuale l’entità e la quantità degli stessi interventi richiedibili. Credo che questo iter di forte partecipazione democratica alla gestione del patrimonio urbano possa dare una concreta e reale risposta funzionale a dare soluzione a esigenze sociali avvertite dalla collettività, certificando la giusta corrispondenza con le istanze comuni espresse dalla cittadinanza. 
Il consigliere
Alessandro Rizzo – Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
 

Mercoledì, 11 Ottobre, 2006 - 15:43

L’impegno culturale come impegno civile

Riporto l'editoriale del numero 0 della rivista Le Voci dell'Agorà, per dedicare questa categoria del blog all'arte nascosta, undergound, di valore, indipendente, non allineata nè allineabile, non eterodirigibile. La finalità dellka mia rivista si sposa con quella della presente categoria, a cui invito tutte e tutti, se artisti o anche se non artisti, di inviare propri contributi. La categoria presente "l'altra arte" avrà il fine di promuovere i contributi avuti nella rivista Le Voci dell'Agorà, per darne diffusione, divulgazione attraverso la rete, luogo di contaminazione e di confronto attivo.

Un caro saluto
Alessandro Rizzo

Le Voci dell’Agorà: l’impegno culturale come impegno civile
 
Abbiamo fatto una scelta chiara e decisa, coerente e proficua: fondare una rivista che trattasse di arte, cultura e spettacolo. Forse è una scelta che sta maturando in modo pressante e costante anche in molti altri settori. E questo è un bene. La vivacità intellettuale si misura anche sull’aspetto di avvertire come necessaria l’espressione libera e autonoma del proprio pensiero, della parola, della propria opinione, della propria esperienza personale, sociale, culturale, artistica.
A Milano inizia questo percorso, questo lungo viatico che vuole apportare una voce fuori dal coro, anche se corale, unanime, universale, la voce di un’agorà greca, la voce di una piazza partecipata, molto viva, vivace, ricca di opportunità di confronto, di dialogo, di conoscenza, di confronto libero e aperto, nell’asfittico mondo circondante del pensiero unico e omologante, del pensiero di mercato, affaristico che inquina e tanto ha inquinato la cittadella dell’arte. Milano è la città che da sempre ha avuto un ruolo fondamentale nella ricerca artistica e culturale, soprattutto nel campo dell’editoria: lo scrive come testimonianza di questo fatto Leopardi in una lettera inviata all’abate della curia Meneghina, dove definisce la metropoli essere un teatro di opportunità per i giovani artisti e scrittori. Proprio in questo spirito, oggi ormai perso, quasi svanito, in un contesto attuale tutto finalizzato alla ricerca del lucro, del guadagno, del profitto, tutto ricercato alla forma dell’arte come dispensatrice di guadagni, accessibile solamente a una particolare elite, solo a un particolare ceto benpensante e con grandi disponibilità economiche, oggi vogliamo creare con questa rivista l’Agorà artistica, dove chiunque abbia meriti, esperienze e sia preso dall’instancabile e insopprimibile voglia di gridare e proporre la propria opera, la propria poetica in ogni settore culturale, possa trovare spazio, giusta visibilità, giusto luogo. Le Voci dell’Agorà è la rivista che diviene anche laboratorio artistico, diventa non solo incontro tra poetiche differenti, ma anche contaminazione positiva e ricerca di una via nuova da percorrere, sperimentare, assaggiare. Dal confronto artistico nasce certamente un nuovo viatico, un nuovo viaggio, un nuovo iter verso lidi differenti, sempre nuovi e rinnovati, mai definiti, ma sempre aperti e disponibili a essere messi in discussione, rivisti, riletti. Penso che non ci siano certezze finchè c’è la vivacità intellettuale di migliorare e migliorarsi: migliorando la comunità alla ricerca dei messaggi si migliora anche la propria persona, la propria conoscenza. Ed è proprio in questo spirito che abbiamo voluto inaugurare il primo numero, il numero 0 della nostra rivista, al tema del viaggio. Proprio perché viaggiare con i sogni, con il pensiero, con l’analisi della realtà, che l’arte sa condurre in modo complesso e diretto, incisivo, con la sua facoltà e liceità di essere dissacrante, vera, reale, riusciamo a meglio comprendere il mondo, la geografia del mondo, la varietà della comunità, della collettività. "La geografia è più importante della storia perché la contiene", diceva Guillermo Cabrera Infante, e quanto mai è vero che l’arte può essere il mezzo e lo strumento che possa testimoniare tramite il viatico tra i mondi diversi la testimonianza della storia, dell’attualità, ma anche del passato e del futuro. Il viaggio non solo è necessità dell’essere umano, non solo è il desiderio incolmabile di capire e di scoprire, e l’arte riassume questo immane e insaziabile bisogno di conoscenza, ma anche è il viaggio che costruisce la persona, non la persona che fa il viaggio, come diceva John Steinbeck : ”Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”.
Vogliamo iniziare questo viaggio lungo, magari senza fine, perché infinito è il messaggio che esprime l’arte? Io direi che è l’occasione buona per intraprendere un lungo itinerario che porterà a liberarsi e autodeterminarsi, che porterà a incontrare nuove facce, nuove figure, nuovi esperimenti artistici e culturali, nuove geografie, nuove figure, nuove proposte, nuove idee.
Dobbiamo stimolare ciò che non è stimolato dall’asfittica omologazione del sapere oggi esistente, che toglie ogni speranza, ogni fiducia in un riscatto liberatorio ed emancipatorio del cittadino.
Abbiamo lanciato una sfida con questa rivista: una nuova esperienza, forse esperimento necessario da condurre con costanza, nell’impervie difficoltà che il mondo affaristico delle grandi lobby editoriali ci presenta e gli ostacoli insormontabili che il mercato dell’arte, oggi imperante, ci pone dinnanzi.
Non vogliamo accedere a un’arte elitaria, ma a un’arte comprensibile perché nasce dal quotidiano, dal vissuto, dalla realtà oggettiva, dalla capacità del cittadino di analizzare ed esaminare le contraddizioni, senza nessuna pretesa, ma con spirito di militanza e di forte consapevolezza sociale. Il messaggio dell’arte deve condurre a generare circoli virtuosi che possano infondere negli animi quello spirito critico e autocritico forte da permettere di meglio conoscere la complessità del genere umano, della collettività, della comunità, della società. Partiamo con determinazione e con una maggiore incentivazione: fare de “Le Voci dell’Agorà” il luogo aperto che possa dare voce a coloro che voce non hanno, coloro che saranno ricercati tramite un viatico, un itinerario lungo che vuole partire dalla consapevolezza che fare arte oggi è un bisogno sociale e civile avvertito come imponente.
 
Alessandro Rizzo
 

Mercoledì, 11 Ottobre, 2006 - 15:23

PER IL RIPRISTINO DELL'ORARIO SERALE DI APERTURA DELLE BIBLIOTECHE

MOZIONE

 
PER IL RIPRISTINO DELL’ORARIO DI APERTURA SERALE
DELLE BIBLIOTECHE RIONALI DI ZONA 4
 
 
 
PRESO ATTO
 
della chiusura in orario serale (19.45 – 22.45) dallo scorso gennaio delle due Biblioteche Civiche presenti sul territorio circoscrizionale di Zona 4, in via Ciceri Visconti e in via Oglio presso il Centro Civico di Zona 4 di Milano, a causa del mancato rinnovo dell’appalto agli operatori che prestavano il servizio di controllo e vigilanza oltre le ore 19.45,
 
CONSIDERATA
 
la mancanza di personale addetto all’elargizione del servizio civico di pubblico interesse e utilità, data l’assenza di nuove assunzioni per la suddetta funzione,
 
VISTE
 
·        la delibera all’unanimità di questo Consiglio di Zona in data 12/01/06 con la quale si sollecitava il ripristino dell’apertura serale delle due Biblioteche
·        la petizione popolare da tempo presentata alla Commissione Educazione e Biblioteche della Zona 4 di Milano, a cui hanno aderito diverse cittadine e diversi cittadini della circoscrizione e utenti del servizio bibliotecario
 
CONSIDERATO
 
  • la necessità sociale diffusa di studenti e di studentesse di usufruire anche in orario serale del servizio per attività di studio e di approfondimento formativo, nonché la dimensione di valenza civile che il servizio offre alla cittadinanza nel suo complesso,
  • la ricaduta negativa che la chiusura in via Oglio ha sull’agibilità serale dell’intero edificio e quindi delle attività consiliari,
 
DATA
 
la già insufficiente presenza di centri bibliotecari civici sul territorio della zona, a differenza di altre circoscrizioni limitrofe,considerata la propria dimensione e il numero di abitanti, soprattutto disponibili negli orari serali
 
 
IL CONSIGLIO DI ZONA 4 CHIEDE
AL SINDACO E ALL’ASSESSORE COMUNALE COMPETENTE
 
di poter accogliere le istanze sopra formulate e precisate nella petizione esposta agli organi amministrativi e consiliari competenti di zona 4, il Consiglio e la Commissione Educazione e Biblioteche, affinchè si dia una risposta alla questione cercando di reperire forme e canali suppletivi la temporanea mancanza di personale con forme di accordi trasparenti con cooperative o con forme giuridiche di collaborazione con studentesse e studenti universitari in orari extrascolastici. E’ importante predisporre forme e misure atte a dare la più ampia disponibilità del servizio, che rimane e detiene una dimensione di utilità sociale comune e collettiva imprescindibile e insostituibile con nessuna altra forma di elargizione del medesimo.
 
FIRMATO
 
Proponente: Alessandro Rizzo – Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
 
In ordine alfabetico
 
Franz Brunacci – Capogruppo Rifondazione Comunista
 
Paolo Cova – L’Ulivo
 
Aldo Dell’Oro – Capogruppo de L’Ulivo
 
Gino Di Pasquale – L’Ulivo
 
Massimo Gentili – Capogruppo Comunisti Italiani
 
Carlo Greco – L’Ulivo
 
Francesco Mapelli – L’Ulivo
 
Gabriele Pezzaglia – L’Ulivo
 
Luca Ragone – Capogruppo Italia dei Valori
 
Pierangelo Tosi – Capogruppo Verdi
 
 

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