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Il Blog di Alessandro Rizzo | www.partecipaMi.it
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Domenica, 10 Giugno, 2007 - 13:20

Metroweb e il Sindaco Moratti

Metroweb e il Sindaco Moratti, tra parole e fatti

http://www.davidecorritore.it/archives/2007/06/metroweb_e_il_sindaco_moratti.shtml

L’affaire Metroweb, la generosa cessione della società milanese di fibre ottiche effettuata da AEM a favore di una società domiciliata nei paradisi fiscali, porta con sé – oltre alla curiosità sull’identità anonima di chi beneficerà delle prevedibili plusvalenze milionarie realizzate nell’isola off-shore di Jersey – il ricordo delle dichiarazioni del Sindaco Moratti. Difficile dimenticare le parole solennemente pronunciate in consiglio comunale per giustificare la vendita: “Gli investimenti in fibra ottica non sono più strategici nel settore delle telecomunicazioni”
Parole che fecero trasalire gli esperti, e in questi giorni clamorosamente sconfessate alla prima operazione annunciata da Metroweb dopo l’uscita dall’orbita pubblica: Telecom investirà a Milano 50 milioni di Euro per portare banda larga in 70.000 edifici affittando la rete in fibra di Metroweb. Non può sfuggire la sproporzione: 50 milioni di investimenti di Telecom sulla fibra ottica quando sei mesi fa l’intera proprietà di Metroweb fu ceduta da AEM a 34 milioni di Euro (!!!). Per di più senza che Telecom – che aveva già annunciato miliardi di investimenti sulla fibra - venisse contattata per sondare un suo interesse all’acquisto della società. E a proposito delle modalità competitive di vendita, vengono alla mente altre parole pronunciate in aula dal Sindaco Moratti: “Le offerte per l’acquisto di Metroweb sono state 19”, una quantificazione smentita da un dossier riservato pubblicato successivamente da Il Sole-24 Ore. E ancora, altre parole pronunciate in aula del Sindaco a giustificazione della vendita: “E’ stato negoziato un contratto decennale di uso gratuito della banda a favore del Comune”. Successivamente emerse che il contratto non esisteva ancora, e i suoi contenuti non erano stati inseriti nei patti parasociali firmati da AEM con gli acquirenti. Dunque, l’affaire Metroweb è stato accompagnato da una successione di parole di Letizia Moratti non confermate dai fatti. Difficile capire, considerati i possibili rischi, perché il Sindaco abbia esposto la propria reputazione su una vicenda nata intricata.
Venerdì, 8 Giugno, 2007 - 15:18

Programma Assemblea Costitutiva Sinistra europea

Carissimi,

  un caloroso invito a tutti a diffondere questa comunicazione  alle proprie reti e contatti  per ottenere la più ampia partecipazione a quello che riteniamo essere un evento di grande rilevanza politica per il futuro della Sinistra.
L'Assemblea costitutiva della Sinistra europea in Italia si terrà a Roma sabato 16 e domenica 17  giugno p.v. al Palafiera in Via dell'Arcadia 40; sotto è riportato il programma dei lavori definitivo.

In coda trovate poi i dettagli per la partecipazione alla manifestazione NoBush, che si terrà sabato 9 giugno in Piazza del Popolo a Roma dalle ore 15.

Molti saluti a tutti;
Leonardo Ragozzino
Assemblea Nazionale Costitutiva della Sinistra Europea in ITALIA
16 e 17 giugno a Roma
PALAFIERA (VECCHIA FIERA DI ROMA)
VIA DELL'ARCADIA, 40 (Parallela Via Cristoforo Colombo)
PROGRAMMA DEI LAVORI
Sabato 16 giugno
Ore 9.30 Apertura dei lavori: Alessandro Cardulli (tavolo romano della Sinistra Europea)

Interventi iniziali
Massimiliano Smeriglio,Titti De Simone, Mercedes Frias, Walter De Cesaris

Ore 10.30 – 13.30
Tavola rotonda: il futuro della sinistra
Intervengono:
Antonio Ferrentino (No TAV), Emilio Molinari /(Contratto mondiale per l’acqua), Paola Lovison (Comitati No Dal Molin), Gianni Rinaldini (segretario FIOM), Don Tonio Dell’Olio (Libera), Paolo Beni (Presidente dell’Arci), Titti Di Salvo /Capogruppo ala Camera SD), Oliviero Diliberto (Segretario PdCI), Paolo Cento (Verdi), Bianca Pomeranzi (Rete Femminista), Angela Azzaro (giornalista), Nunzio D’Erme (network in movimento), Vittorio Agnoletto (Forum socialismo XXI secolo), Pietro Folena (Uniti a Sinistra), Franco Giordano (segretario PRC) Ore 14,30

Dibattito delle delegate e dei delegati Ore 18,30
Interruzione per la partecipazione al Pride

domenica 17 giugno
Ore 9.00
Ripresa del Dibattito
Intervengono tra gli altri
Aldo Tortorella, (Presidente dell’ARS), Achille Occhetto (Cantiere), Claudio Fava (Presidenza del PSE), Riccardo Petrella (Contratto per l’acqua), Roberto Iovino (Unione degli Studenti) , Jacobo Torres De Leon (Fuerza bolivariana de Trabajadores de Venezuela)
Ore 11.15
Saluto in video dal Congresso di unificazione della Linke in Germania di Lothar Bisky e Oskar Lafontaine
Ore 11.30
Intervento di Fausto Bertinotti
Ore 12,00 – 13,30 ripresa del dibattito
Interventi finali
Danielle Mazzonis (Liberassociazione aderenti individuali alla sinistra europea), Domenico Rizzuti (Sinistra Euromediterranea), Ciro Pesacane (Rete ambientalista), Elisabetta Piccolotti (Giovani Comunisti)
Ore 14.30 Votazione dei documenti finali e degli organismi della Sinistra Europea in Italia

Vi invio inoltre l'ulteriore comunicato dei promotori della manifestazione NO BUSH di sabato 9 giugno per la quale è indispensabile la massima mobilitazione e partecipazione.
 
CON L’ALTRA AMERICA FERMIAMO TUTTE LE GUERRE DI BUSH “SUONIAMOGLIELE E CANTIAMOGLIELE!”
Roma, sabato 9 giugno, ore 15
Tutte e tutti a Piazza del Popolo!
PROMUOVONO:
Arci, Associazione per la pace, Fiom-Cgil, Forum Ambientalista, Libera International, Un ponte per…, Statunitensi per la pace e la giustizia, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, Transform Italia, Lavoro e Società-Cgil
 ADERISCONO FRA GLI ALTRI:
Coordinamento Comitati Cittadini No dal Molin, Legambiente, Arci Gay, Donne in Nero, Terres des Hommes, Ebrei contro l’occupazione,  Coordinamento Italiano Solidarietà Donne Afgane, Rete degli Studenti, Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea, Partito dei Comunisti Italiani, Uniti a Sinistra
Sul palco si alterneranno gruppi musicali e interventi di ospiti italiani e internazionali a partire dalle ore 16.30. La conclusione della manifestazione è prevista per le 23.00.
Prenderanno la parola tre rappresentanti dei movimenti statunitensi: Ann Wright, colonnella dell’esercito Usa, Christine Selig a nome del Forum Sociale USA che si terrà ad Atlanta dal 27 giugno al 1 luglio, Tom Hayden scrittore e attivista pacifista.

Gli interventi italiani saranno di: Giuliana Sgrena per ricordare la richiesta di verità e giustizia per Nicola Calipari, Giancarlo Albera portavoce del Coordinamento dei Comitati No Dal Molin che si oppongono alla base di Vicenza, Riccardo Gottardi di Arci Gay che presenterà il Gay Pride previsto a Roma il 16 giugno, Eugenio Melandri coordinatore di Chiama l’Africa, Maurizio Gubbiotti del Patto per il Clima, Debora Picchi del CISDA,  che da anni lavora a fianco delle donne afgane.
Interverranno anche Mehemet Yuksel dell’Ufficio Informazione Kurdo e Maria Vasquez immigrata messicana negli Stati Uniti.
Il 9 giugno è anche la Giornata Globale di Azione contro i 40 anni di occupazione israeliana dei territori palestinesi. Sul palco parleranno Daniel Amit professore israeliano e Jamal Zakout esponente politico palestinese di Gaza. Il loro intervento si terrà alla fine della performance del gruppo musicale Dall’Ouna di Ramallah.

Alla manifestazione arriveranno due messaggi dalle grandi manifestazioni previste nello stesso giorno in Palestina e in Israele.
Saranno presentate la campagna per la legge di iniziativa popolare contro la presenza di armi nucleari sul territorio italiano, e la campagna contro i profitti di guerra in Iraq.
Sarà letto un saluto alla manifestazione dai promotori delle manifestazioni anti G8 di Rostock.
I GRUPPI MUSICALI CHE SI ALTERNERANNO SUL PALCO SONO: FOLKABBESTIA, GANG, MODENA CITY RAMBLES, DALL’OUNA, ONE LOVE, SMOKE,  RAYMOND WRIGHT
Ufficio stampa: Andreina Albano 3483419402

Venerdì, 8 Giugno, 2007 - 15:01

Alcune domande che non trovano risposta

Riflessioni che precedono il Seminario promosso dall’ISMU – Milano 13 Giugno sul tema dell’abitare e delle politiche pubbliche rivolte alla minoranza Rom - Sinti:
 
Alcune domande che non trovano risposta
 
 
Immaginiamo per un momento che l’Assessore alla Famiglia e Politiche Sociali del Comune di Milano, Mariolina Moioli e Don Colmegna, “illuminato” leader del volontariato milanese (definizione di Zita Dazzi da Repubblica ondine – giugno 2007), nonché “saggio” bipartisan ispiratore dei patti di solidarietà e legalità fatti propri dal Sindaco Moratti, decidano di confrontarsi apertamente con i cittadini e le associazioni sui risultati conseguiti dopo un anno di governo della “problematica” rom.
Troppo? Forse…
Immaginiamo allora, più semplicemente, che il 13 Giugno, nel dibattito che seguirà all’incontro promosso dell’ISMU su una recente ricerca condotta a Milano e Lombardia, vengano loro poste poche ma semplici domande che fino ad oggi non hanno trovato risposta .
 
Ad esempio queste:
 
Premessa
 
Il dibattito pubblico sulla “questione rom” è ormai legato ai soli aspetti emergenziali, posti dalla presenza dei gruppi rumeni che in misura più evidente e drammatica sollevano la questione abitativa. Tutto ciò nonostante da parte delle Istituzioni non vi sia alcun piano convincente di accoglienza e inserimento. Diviene quindi sempre più difficile porre all’attenzione dell’opinione pubblica e dei politici locali il significato e l’interesse per interventi che in misura meno demagogica e più costruttiva affrontino i problemi di ogni giorno fornendo nel tempo delle risposte utili e convincenti.
Ma è proprio su questo piano di confronto, cioè su quanto è stato fatto a Milano negli anni passati, pur tra molti limiti, che intendiamo confrontarci pubblicamente.
 
 
1)     Da c.ca 14 anni, 11 mediatrici rom lavorano nelle scuole primarie milanesi per favorire l’inserimento e la frequenza dei c.ca 500 bambini rom e sinti (altre 4 lavorano in 2 consultori familiari con le madri e i nuclei familiari, 1 nel carcere di Bollate, 1 nei servizi sociali territoriali). L’alta professionalità conseguita, che costituisce l’unico esempio di un tale livello finora raggiunto in Italia, certificato nel caso della scuola dall’Università Milano – Bicocca (Dipartimento dei Scienze della Formazione Primaria) e dall’Ufficio Scolastico Provinciale (nonché sottoscritto nel 2005 con un Protocollo d’Intesa tra l’Opera Nomadi Nazionale e il Direttore Generale all’Istruzione del MIUR, Dott.ssa Moioli, oggi Assessore del Comune di Milano), ha consentito di raggiungere risultati importantissimi in questo settore. Perché non se ne parla mai, portando questa significativa esperienza ad esempio di positiva integrazione delle comunità rom e sinte nella città di Milano? Perché il destino professionale di queste lavoratrici viene sempre lasciato in un inaccettabile precario futuro? Perché la convenzione sottoscritta anche quest’anno con l’Opera Nomadi ha avuto luogo solo a giugno, a fine anno scolastico, e non si saprà se riprenderà nel mese di settembre, lasciando nell’incertezza e nel caos le scuole?
2)     Nell’ultimo decennio sono sorte a Milano 3 Cooperative Sociali Rom che hanno svolto un’interessante attività nell’ambito della prestazione di servizi e di occasione di promozione e recupero dei giovani che vivono nelle comunità rom. Non meno di 50 persone, tutte appartenenti alle comunità dei rom italiani insediati nei “campi comunali”, lavorano oggi in condizioni di grande incertezza per il loro futuro professionale e di frustrazione morale per il disinteresse istituzionale che avvertono attorno a questa esperienza, da quando cioè la nuova amministrazione comunale ha annunciato “cambiamenti” senza indicarne il perché e in quale direzione. Dal I di Luglio anche queste esperienze, tra le poche, anche in questo caso, che possono costituire in Italia un punto fermo di riferimento per le politiche sociali nei confronti della minoranza Rom, rischiano di non avere continuità.
3)     Si fa un gran parlare dell’emergenza rumeni, di via Triboniano e della necessità di stipulare dei Patti di legalità e socialità , i cui controversi risultati per una volta non vogliamo qui trattare per dare spazio ad altro, dimenticandosi che la maggior parte delle comunità rom e sinte sono insediate stabilmente da decenni sul territorio milanese, dentro e fuori i “campi nomadi”, senza alcun progetto di promozione sociale sostenibile. Come si può pensare che senza un dialogo continuo e costruttivo tra le comunità rom e i cittadini delle zone in cui sono presenti si possano costruire percorsi efficaci e positivi di convivenza, fornendo opportunità concrete di inserimento sociale e professionale e ricevendo così una risposta significativa anche in termini di legalità e sicurezza? L’abbandono di queste politiche attive, di promozione e partecipazione, non costituiscono forse la prova più evidente di un sostanziale abbandono delle politiche di governo del territorio?
4)     I campi nomadi costituiscono ancora l’unica esperienza praticata di inserimento abitativo patrocinata dalle amministrazioni comunali. Ma com’è possibile che anche le più recenti iniziative pubbliche puntino solo alla realizzazione di nuovi insediamenti, di dimensioni numeriche nettamente superiori ai precedenti e quindi destinati solo a creare nel tempo disagio, separazione, conflittualità, rinunciando alla ricerca di soluzioni alternative, di un reale accesso per i nuclei di nuova formazione alle abitazioni convenzionali o all’autoproduzione abitativa, cioè di carattere autonomo e per piccoli gruppi familiari?
 
Queste naturalmente sono solo alcune domande e riflessioni che avremmo voluto da tempo porre all’attenzione degli amministratori locali o a chi, accanto a loro in questo momento cerca di monopolizzarne un esclusivo interesse (Casa della Carità), che per sua natura dovrebbe invece essere pubblico e aperto al confronto con i cittadini.
Ma per l’appunto si tratta solo di in un dialogo “immaginario”…
 

Venerdì, 8 Giugno, 2007 - 12:39

Mamma Italiana con Velo....


MAMMA ITALIANA CON IL VELO AGGREDITA MENTRE PORTA LA FIGLIA ALLA SCUOLA ARABA: L’AGGRESSORE E’ ANCORA LIBERO, I MEZZI DI INFORMAZIONE SCELGONO IL SILENZIO  

                                             

La notizia è passata sotto silenzio, soltanto il quotidiano La Repubblica ha pubblicato la notizia nelle pagine di cronaca nazionale martedì 22 maggio, a una settimana dall’accaduto. Nei giorni successivi nessuna testata giornalistica o tv ha ripreso la notizia o commentato il caso. Ad le forze dell’ordine non hanno ancora individuato il responsabile dell’aggressione, che resta pertanto libero di perpetrare violenza alle mamme con il velo che frequentano quella zona di Milano in quanto vi ha sede la scuola araba che frequentano i figli.
 
Le organizzazioni promotrici del progetto di integrazione L’ORA DEL Tè che promuove incontri periodici tra donne arabe e donne di altre nazionalità al fine di conoscere la cultura araba e attivare momenti di conoscenza e scambio culturale
 
DICHIARANO PIENA SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA DONNA AGGREDITA E ALLA SUA FAMIGLIA
E DENUCIANO
 
-         L’assordante silenzio degli organi di informazione rispetto a un gravissimo fatto di violenza e di razzismo contrario al principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione Italiana e alle libertà soggettive garantite dall’ordinamento giuridico italiano.
 
-         La negazione del diritto di cronaca e della libertà dell’informazione per tutti i cittadini ai cui gli organi di stampa dovrebbero garantire la divulgazione dei fatti invece che operare delle scelte ideologiche preventive: è infatti incontestabile che se l’aggressione fosse stata operata da un uomo musulmano ai danni di una donna italiana ne avrebbero parlato giornali, tg e trasmissioni televisive per settimane.
 
-         La sussistenza di una minaccia di pericolo per l’incolumità fisica delle mamme e i bambini della scuola araba con cui dovranno convivere nel quartiere finchè il responsabile dell’aggressione non sarà stato assicurato alle forze dell’ordine.
 
CHIEDONO CHE I MEZZI DI INFORMAZIONE NE DIANO ADEGUATA NOTIZIA INFORMANDO I CITTADINI SULL’ACCADUTO E SULLO STATO DELLE INDAGINI IN CORSO PER INDIVIDUARE IL COLPEVOLE
 
Centro delle Culture, Associazione Antirazzista e Interetnica 3 Febbraio, Action for Peace Italia, Associaciòn Cultural de Chile, Associazione Todo Cambia, Associazione Insieme per la Pace, Retescuole, Partito Umanista.
Per informazioni sul progetto L’ORA DEL TE’ consultare il sito
www.viaventuraquattro.net
 
 
 
 
 

Mercoledì, 6 Giugno, 2007 - 11:35

Milano culturale? Vedo solo oscurantismo

 
Il 21° Festival Internazionale di Cinema GayLesbico e Queer Culture, che ha aperto i sipari lo scorso al Teatro Strehler, rischia di non essere patrocinato dal Comune di Milano. E' un fatto. La Giunta del Comune di Milano, nella sua ultima riunione, non ha deciso di deliberare il patrocinio e il contributo a un evento di cultura di dimensione mondiale, rilevante e di forte attrattiva a livello sperimentale e artistico. "Un ritorno all'oscurantismo" giustamente osserva l'Assessora alla cultura della Provincia di Milano, Daniela Benelli.
Il caso è scoppiato come un fulmine a ciel sereno: sembrava scontata la scelta, quasi imprescindibile, scontata. Ma qualcuno ha posto il proprio veto. Da questo avvenimento politico è nata un’indiscutibile rottura nella compagine della maggioranza di centrodestra: da una parte l’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi prosegue sulla strada di concedere il finanziamento alla manifestazione. Mentre l’assessore al tempo libero, Giovanni Terzi, propone anche per il suo assessorato la disponibilità a sostenere l’appuntamento, anche se nicchia. Dall’altra parte Masseroli, che si trincera dietro a schermi ideologici e confessionali ponendo il proprio veto alla concessione di patrocinio e del contributo.
In tutta questa bagarre il Festival è iniziato con il sostegno della Provincia, mentre il grande assente rimane ancora il Comune di Milano. E’ chiaro che, qualora la giunta Moratti decidesse per gentil concessione di investire nell’iniziativa, il contributo arriverebbe dopo la realizzazione e la concretizzazione del festival, che chiude i battenti il prossimo giovedì 7 giugno. Come dire: la frittata comunque è fatta.
E’ realmente amaro essere spettatori di questa situazione: ma è ancora più amaro considerare come la città di Milano si sia immersa in un’ondata di provincialismo e di confessionalismo. Un rigurgito tale che chiaramente sarà e rimarrà indelebile per la città, che da sempre si è distinta per innovazione, modernità, apertura, tolleranza e grande carattere universale per la proposta culturale che ha sempre presentato, dominando spesso la scena internazionale.
Sarebbe realmente grave se la città non considerasse questo evento come degno di patrocinio e di contributo: ma anche una vergogna colossale. Non vorrei che si aprisse una falda tale che potrebbe anticipare una soggezione e una subalternità della cultura rispetto a questioni di natura pregiudiziale e prefigurativa, tale da ingabbiare un’esigenza incommensurabile di togliere ogni briglia all’insanabile e insaziabile esigenza di manifestazione del proprio pensiero tramite l’arte.
Questo atteggiamento assume valenza maggiormente grave se si considera che in un futuro prossimo l’ideologia potrebbe creare la divulgazione di fenomeni di “preconcetto” oscurantista funzionali a “escludere” le diversità che hanno il diritto assoluto di esprimersi liberamente, in modo emancipato. E che cosa se non l’arte può facilitare ed essere fungibile a questo obiettivo, che si aggiunge al bisogno di conoscere una realtà sociale che esiste e che costituisce la nostra società, la nostra collettività plurale, dove l’orientamento sessuale deve essere visto nell’ottica dell’autodeterminazione personale ed individuale.
Milano era assente in diverse altre occasioni e circostanze culturali. Ricordo un convegno sul ruolo della cultura a Milano e su forme e procedure utili a una sua affermazione e promozione, che si è tenuto alla Triennale, dove è allestita la mostra “ViviMi”, ossia la multimedialità nella conoscenza del territorio urbano e nell’analisi dei temi che riguardano la nostra città metropolitana, del suo futuro prossimo, in una visione di progettualità progressiva per un proprio sviluppo sostenibile, sia a livello sociale, sia a livello culturale e civico.
Al dibattito hanno partecipato attive figure del mondo della produzione, della diffusione e della realizzazione dell’arte, in ogni sua forma, dando palese dimostrazione che solo una rete funzionale a un percorso continuativo di confronto potrebbe rilanciare un impegno congiunto e virtuoso delle istituzioni e degli enti locali impegnati a sostenere la “liberazione della cultura”.
Era presente l’Assessora alla Cultura della Provincia di Milano, Daniela Benelli, ma mancava Sgarbi. Era un importante momento da cui scaturiranno eventi e iniziative utili a creare sinergie funzionali a dare vita a circuiti di eccellenza su temi diversi con il rilievo della dimensione culturale e artistica, di avanguardia e di sperimentalismo. Come succede per il Feestival Internazionale di Musica, MiTo, alla sua prima edizione, appuntamento chiaramente importante e su cui i vari riflettori del mondo artistico italiano e internazionale punteranno i loro riflettori, in base anche alla cospicua caratura culturale che assumerà, richiamando figure di rilievo e di interesse universale. Questa è la strada che deve essere percorsa e che si conferma in altri contesti geografici e sociali del nostro Paese. Vogliamo che questa iniziativa sia un evento estemporaneo o che diventi una prassi atta a creare le condizioni prefigurative di una rete sia in senso “orizzontale”, che metta in collegamento produttori e creatori dell’arte, sia in senso verticale, ossia assessorati di enti di diverso grado e genere in comune per sostenere e favorire questo imprescindibile incontro. Ma precipitare nell’oscurantismo e nel provincialismo della chiusura e della sutura ideologica, come verificatosi nell’occasione della concessione del patrocinio e del contributo comunali al 21° Festival Internazionale GayLesbico e di Queer Culture, rischia di interrompere ogni panorama di crescita collettiva e senza frontiere, come la cultura e l’arte richiedono da sempre. Senza steccati e precondizioni.
 
Alessandro Rizzo

Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano 

Lunedì, 4 Giugno, 2007 - 14:39

Bravo Governatore! Ma manca il federalismo

L'Opinione
Edizione 115 del 01-06-2007
Le Considerazioni di Draghi

Bravo Governatore! Ma manca il federalismo
di Giancarlo Pagliarini

Le “considerazioni finali” che il Governatore Draghi ha letto ieri mattina meriterebbero di essere pubblicate integralmente. Cercano, più che in passato, di rappresentare il “quadro fedele” della situazione del paese. Mancano alcune informazioni e su alcuni punti io non sono per niente d’accordo, ma quel testo rappresenta comunque un concentrato di eleganza, coraggio e intelligenza. Ecco una breve sintesi dei punti più significativi, tra i tanti ricordati dal Governatore. 1. Principio di collegialità. Il nuovo statuto della Banca d’Italia adesso stabilisce il principio della collegialità per i provvedimenti che hanno rilevanza esterna. E’ stata uno dei primi cambiamenti dell’era Draghi, e rimane uno di quelli che io ho più apprezzato. 2. I padroni della Banca d’Italia. Il Governatore ha ricordato che gli azionisti della Banca d’Italia, che sono poi le stesse banche soggette al suo controllo, non hanno mai influito sull’autonomia delle decisioni del Governatore e del direttorio. Tuttavia, giustamente, ha ricordato che l’attuale struttura è obsoleta.

Dunque presto ci saranno delle novità, di cui non possiamo che rallegrarci. 3. Il mondo corre. Draghi ha ricordato che nel 2006 l’economia mondiale è cresciuta del 5,4%: il ritmo più alto da oltre 30 anni. La crescita dell’Italia è “largamente di natura ciclica” e resta tra le più basse dell’area dell’euro, dell’UE e del mondo. Opportunamente il Governatore ha ricordato che “la produttività del lavoro è diminuita in tutti i settori….i divari indicano un ritardo nell’adeguamento del sistema produttivo italiano ai mutamenti del contesto tecnologico e competitivo”. Infatti, questo lo ricordo io, nella classifica di competitività del word economic forum la nostra continua ad essere una posizione di coda che peggiore ogni anno. 4. La consegna del silenzio. Ho già scritto su l’Opinone che sulla necessita di una forte riforma federale mi sembra ci sia quasi una consegna del silenzio. Il Governatore si limita a scrivere che “la trasformazione produttiva è ostacolata da un contesto istituzionale che rimane carente”. Avrei letto con piacere qualche considerazione tecnica (non politica) sul freno allo sviluppo del paese rappresentato dalla onnipresenza dello Stato e dal connesso assistenzialismo che continua ad impedire investimenti in ricerca, sviluppo, nuove tecnologie e nuovi prodotti. 5. Cinque interventi strutturali.

Ciò premesso, il Governatore segnala cinque aree di intervento a suo giudizio di particolare rilievo ai fini della crescita dell’economia : 1) l’istruzione, 2) il grado di concorrenza dei servizi pubblici e privati, 3) le manchevolezze della giustizia civile, 4) l’informazione e 5) il nodo delle infrastrutture, per le quali suggerisce che “nell’interesse generale, occorre riflettere sui casi in cui è opportuno, trascorso un tempo definito, svincolare l’azione del governo centrale dall’obbligo di assenso degli enti regionali e locali interessati”. Peccato che non c’è più Gianfranco Miglio: mi immagino i commenti del profesur. Sono certo che leggeremo presto e con molto interesse quelli di Gilberto Oneto. 6. Debito di 27.000 euro? Magari! Draghi ci ricorda anche che “alla fine del 2006 il debito pubblico aveva raggiunto 1.575 miliardi, quasi 27 mila euro per ogni cittadino”. Magari fossero “solo” 27 mila. Il Governatore non ha voluto considerare il valore attuale del debito per le pensioni già maturate. Se un lavoratore ha versato i contributi sociali tutta la vita, finché campa ha il diritto di incassare la pensione. Giusto? Dunque lui ha un credito. Ma se lui ha un credito, qualcuno ha un debito. Questo qualcuno sono i giovani, sono le generazioni future, sulle cui spalle questo Stato ha deciso di trasferire non solo il debito pubblico finanziario, i 1.575 miliardi di Euro ricordati da Draghi, ma anche il debito pensionistico. I due debiti hanno la stessa, identica natura: sono lo specchio del nostro egoismo e della nostra mancanza di equità economica tra generazioni. Il “present value”, il valore attualizzato del debito per le pensioni già maturate, molto mal contato è di poco meno di 3 mila miliardi di euro, che vanno aggiunti ai 1.575 miliardi di debito pubblico finanziario. Dunque il debito dei bimbi che nascono oggi non è di “soli” 27 mila euro (magari!), ma di circa 75 mila.

7. Old age dependency ratio. In realtà il Governatore queste cose le sa benissimo, e in filigrana ce le ricorda quando scrive “nel 2005 vi erano 42 ultrasessantenni per ogni 100 cittadini in età da lavoro: ve ne saranno 53 nel 2020 e 83 nel 2040”. Chi ha orecchie per intendere intenda. Il guaio è che i rappresentanti della “Casta” (mi riferisco al bel libro di Rizzo e Stella) non guardano oltre uno o due anni. Questi numeri drammatici erano in un allegato dello studio di Wim Kok (anno 2003) su come l’UE si muove per rispettare gli obiettivi di Lisbona. Ebbene, i numeri di quell’allegato, intitolato “old age dependency ratio” non erano commentati in nessuna parte del testo. Altra consegna del silenzio imposta dalla “Casta”, ed ha fatto bene il Governatore ad inserirli nelle sue considerazioni finali. 8. Dal 1994 non è cambiato niente. Un altro punto valido e coraggioso della relazione del governatore è questo. Scrive che il debito pubblico “è salito per trent’anni, dal 32 per cento del 1964 al 121 per cento del 1994; è sceso di 18 punti tra il 1994 e il 2004; da allora è tornato ad aumentare. Senza vendite di attività e operazioni di ristrutturazione del passivo, oggi il rapporto tra debito e prodotto sarebbe circa lo stesso del 1994”. Un modo molto elegante per dire che in tutti questi anni la “Casta” ha solo tirato a campare, ma non c’è stato nessun risanamento. Nessun miglioramento. E voglio ricordare che nel 1992 per pagare le pensioni in governo aveva dovuto intervenire sui nostri conti correnti.

9. La vera pressione fiscale. L’avrò già spiegato e denunciato un migliaio di volte: l’ISTAT quando misura il PIL considera anche, giustamente, l’economia sommersa. Questo significa che la vera pressione fiscale non è del 42 per cento ufficiale, perché nel cento (che è il PIL, il prodotto interno lordo) c’è una significativa fetta di evasione fiscale. Dunque quelli che pagano le tasse non sono 42 su 100 ma circa 42 su 80: più del 50 per cento. Più della Svezia. Dunque ha fatto bene il Governatore a scrivere “A causa del peso dell’evasione, che resta forte nonostante qualche primo segno di recupero di getto, la differenza tra l’Italia e il resto d’Europa è maggiore se si guarda al prelievo sui contribuenti fiscalmente onesti”. 10. Un altro paese. Nelle “considerazioni” ci sono tantissimi altri punti interessanti, ma finisco la mia breve sintesi con questa citazione: “Un sistema finanziario moderno non tollera commistioni tra politica a banche”. La separazione sia netta: entrambe ne verranno rafforzate.” Sono d’accordissimo, al punto che in questi giorni al Comune di Milano è in discussione una mia mozione intitolata “Partiti politici o uffici di collocamento?”. Ma purtroppo, guardando qualche nome inserito nel “consiglio di sorveglianza” previsto dal nuovo sistema duale di una delle nuove grandi banche italiane, ho paura che la “Casta” non abbia nessuna voglia di fare passi indietro nemmeno in questo campo.

Sabato, 2 Giugno, 2007 - 13:50

Costruendo edificio Via Nervesa

Giovedì il dibattito sul punto riguardante la concessione edilizia di uno stabile da erigersi nella vecchia area ormai in dismissione di autovendita e di permuta di autovetture, il cui proprietario è intenzionato a erigere.
La commissione edilizia del consiglio di zona aveva espresso in seduta del 22 maggio us un parere, presentato in seduta consiliare, che non era convergente con la reale conclusione dei lavori, che non aveva previsto un parere chiaro e delineato: il parere era favorevole.
In seduta dell'ultimo consiglio si è avuta una cospicua presenza di residenti degli stabili limitrofi, troppo limitrofi, che hanno espresso la loro opposizione alla realizzazione dello stabile, portando due elementi che sono stati funzionali e fondamentali per l'esame compiuto e completo del progetto edilizio:
- una testimoniata opposizione e critica alla realizzazione dello stabile tramite una petizione firmata da 150 persone;
- la presenza di un parere negativo espresso dalla Commissione Edilizia del Comune di Milano, in seduta 10 maggio, precedente alla commissione consiliare di zona.
Ho espresso nel mio intervento la mia forte contrarietà, immutata rispetto a quella espressa in riunione di commissione, circa il grave impatto ambientalistico che deriverebbe dalla realizzazione dello stabile, in un'area che chiaramente potrebbe essere adibita ad altri scopi, destinazioni, che possano arricchire paesaggisticamente il quartiere, in un ambito, quale quello presente, di forte presenza di alberi e di un'area verde di discreta dimensione. La realizzazione dell'edificio, pur rispettando qualsiasi tipo di normazione in materia, è chiaramente insostenibile per i residenti degli edifici vicini, posti in Corso Lodi e in Viale Bacchiglione, che avrebbero a pochi metri uno stabile di dimensione ampia e di altezza altrettanto consistente.
Noi non siamo, come consiglio, un'autorità giudiziaria, atta solamente a verificare la sussistenza e l'osservanza delle norme in materia di edificazione: chiaramente questo compito è conditio sine qua non si potebbe procedere in un progetto che risulterebbe fortemente violante le disposizioni in materia, ma non è l'unica conditio sine qua non si potrebbe esprimere comunque, a prescindere, parere negativo. Il nostro è un organo politico e su un tema, quale quello della dimensione progettuale territoriale, con tutte le dovute accortezze di uno sviluppo equilibrato e sostenibile sia dal punto di vista urbanistico, sia da quello ambientale, deve rivendicare una facoltà potestativa primaria, essendo il territorio materia di importanza assoluta e determinante per la dimensione circoscrizionale.
Ma perdipiù occorre denunciare il fatto che il parere, come ho avuto modo di esprimermi in consiglio, della commissione di zona è stato posto sequenzialmente in modo successivo rispetto al parere espresso dalla commissione edilizia del Comune di Milano. E', questo, un fatto che permette di addurre delle giustificate perplessità e quanto mai preoccupazioni profuturo, essendo la commissione zonale il primo organo istruttorio dal quale devono passare i progetti di permesso di edificazione, da cui, poi, procedere con una relativa relazione da sottoporre all'esame e al voto del consiglio di zona. Al fine di questo primo passaggio il tutto dovrebbe essere trasmesso alla prima seduta della commissione competente comunale, edilizia in questo caso, che dovrebbe, visto il parere del consiglio di zona, esprimersi sull'avvallo di dati maggiormente incisivi per una scelta adeguata e non contrastante la volontà politica del decentramento.
Così non è avvenuto. Bisogna dire che la relazione finale che è stata approvata ha provveduto a riesaminare la questione in una nuova commissione edilizia, da indire nei prossimi giorni, pena la scadenza dei termini previsti per esprimere il parere consiliare, dove poter analizzare con attenzione le motivazioni addotte dalla commissione comunale, per, poi, procedere a un rinnovo del pronunciamento. Penso che sia quanto meno necessario ravvisare quanto ancora il potere del consiglio di zona sia stato chiaramente baipassato, ossia sia stato eluso nei fatti e nella sostanza da un parere espresso precedentemente dalla commissione centrale espresso a prescindere dal pronunciamento del consiglio di zona. Il passaggio testimonia un dato di fatto precedente per altre casistiche che ledono ancora fortemente il potere del consiglio di zona, già di per sè contenuto e ristretto.
Io credo, però, che alcune dichiarazioni siano da bocciare e non ammettere: dichiarazioni avutesi durante il dibattito consiliare, che è pubblico, in cui si evinceva la volontà di assoggettare l'autorità consiliare agli interessi dei costruttori, il cui diritto di libertà di impresa non può essere eluso e condizionato da nessun tipo di intervento politico. A questo punto permettiamo che la città diventi una vera e propria babele di costruzioni selvagge, come spesso accade, dove il carattere e l'intentio prettamente "speculativa" è quanto mai palese, anche sul fatto che più costruzioni a destinazione residenziale privata determina un aumento vertiginoso del costo degli immobili, incrementando una bolla che è sulla via del collasso.
Il compito del consiglio di zona è dimensionare gli interessi esistenti e reperire una soluzione POLITICA alla questione, chiara, decisa, di indirizzo politico territoriale conveniente alla cittadinanza e alla dimensione urbanistica sostenibile della circoscrizione, senza premettere, sotto pressioni di varia natura, interessi parziali e individuali, che ledono chiaramente un percorso di espressione di un progetto che interessi la città nel suo complesso. E' pleonastico asserire che le soluzioni non sempre beneficiano tutti gli interessi presenti: ma questa è la natura della scelta che un organo politico deve sapere fare coerentemente con il suo compito e la sua funzione di provvedere alla dimensione generale e collettiva della città nel suo sviluppo sociale, economico, culturale, civico, urbano, con al centro la visione della tutela della persona, della dimensione umana e solidale, della dimensione della giustezza e dell'equilibrio con altri elementi che devono essee soggetti a tutela e a garanzia: l'ambiente, la vita quotidiana, i diritti individuali delle persone.
La maggioranza suggeriva di esprimere un parere condizionato: la condizione a un parere svilisce ulteriormente il già limitato provvedimento e la già limitata decisione del consiglio di zona, in quanto se è favorevole non verrebbe minimamente considerato dall'amministrazione comunale centrale.

Alessandro Rizzo
Presidente del Gruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 - Milano

Venerdì, 1 Giugno, 2007 - 15:14

Partiti politici o uffici di collocamento

Care e cari,
nell'allegarvi una mia mozione presentata il 5 dicembre scorso in Consiglio Comunale, vi segnalo la discussione già aperta nel forum del Consiglio Comunale, alla quale vi rimando.

Grazie a tutti per l'attenzione.

Giancarlo Pagliarini 

Venerdì, 1 Giugno, 2007 - 01:29

attivazione connessione wireless

 
MOZIONE
 
Oggetto: attivazione sul territorio circoscrizionale della proposta, approvata dal Consiglio Comunale tramite l’emendamento alla Relazione previsionale e programmatica di Bilancio 2007/2009, di estensione e implementazione della connessione wi-fi
 
 
Considerato
 
Il testo dell’emendamento, approvato dal Consiglio Comunale, alla Relazione Previsionale e Programmatica di Bilancio 2007/2009 dal consigliere comunale Davide Corritore sulla realizzazione e l’avanzamento dei lavori per un’estensione della rete in diversi spazi, pubblici e privati, della città della connessione “wireless”, senza fili e a banda larga, nella funzione di garantire la diffusione della navigabilità gratuita, come avviene in diverse metropoli mondiali, in primis San Francisco, che sarà a breve la prima metropoli interamente coperta da un ombrello WiFi ad accesso gratuito, con l’intento di annoverare al termine dell’applicazione di questa disposizione un totale di 4 mila luoghi all'aperto, tecnicamente detti “hotspot”.
 
Viste di fatto
 
Esperienze amministrative presenti sul territorio provinciale di Milano, esempio è il Comune di Buccinasco, hanno già avviato questo provvedimento tramite delibera, nell’intenzione di estendere la copertura “wireless” ai diversi quartieri, in massima parte non beneficiati per limiti di vario genere dalla connessione alla rete informatica, e che dalla diffusione del collegamento wi-fi, che permette di ottenere prestazioni di alta qualità, potrebbe giovare un ampio numero di residenti potenziali interessati all’utilizzo di internet.
 
Premesso che
 
la rete wireless aperta consente una fruizione facile e immediata delle risorse di rete offerte, da parte di un gruppo di utenti molto vasto e dinamico, quale potrebbe essere la cittadinanza residente.
 
Visto in diritto
 
il testo dell’emendamento sovrariportato dove viene indicata per la fase di realizzazione e di attivazione di questo progetto sul territorio la delineazione di una mappa di luoghi d'accesso, dove potrebbero venire installate, in strutture di diverso tipo, le antennine atte al collegamento, prospettando anche i criteri per le ripartizioni degli spazi dove dovranno sorgere gli “hotspot”: 700 incroci, 300 scuole e università, 140 centri sportivi, 30 biblioteche, 80 centri anziani, 10 siti di interesse turistico, 50 giardini pubblici e parchi, le fermate di Atm e MM.
 
Premesso che
 
Risulta di interesse collettivo per un accesso gratuito e facilitato dell’utenza, soprattutto giovanile, alla rete informatica, in speciale modo nei luoghi pubblici di studio e nelle zone verdi presenti nel territorio circoscrizionale, nelle scuole e nei centri sportivi, l’attivazione pronta e conseguente della proposta presentata nel testo di emendamento alla Relazione Previsionale di Bilancio
 
Visto in diritto
 
L’articolo 6 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche, il quale dispone che i comuni, attraverso società controllate o collegate possono fornire collegamento in banda larga con tecnologia wi-fi; e che lo stesso codice vieta ai comuni di svolgere direttamente attività di Wireless Internet Service Provider. Inoltre secondo il Decreto 4 ottobre 2005, che nova il decreto 28 maggio 2003, avente come oggetto le "Condizioni per il rilascio delle autorizzazioni generali per la fornitura al pubblico dell'accesso radio LAN alla rete ed ai servizi di telecomunicazioni", è consentita la fornitura di un accesso wi-fi anche nelle aree pubbliche non geograficamente limitate.
 
PQM
 
Si chiede
 
  • Alla Direzione di Settore Nuove Tecnologie e all’assessorato alle Nuove Tecnologie di provvedere a dare diretta esecuzione consequenziale a tale emendamento, attivando e implementando nuove località dove attivare “hotspot”, ossia centraline da cui poter accedere per la connessione a internet senza fili, tecnicamente detta wi-fi
  • Alla Direzione di Settore Nuove Tecnologie e all’Assessorato alle Nuove Tecnologie di informare il Consiglio di Zona 4 dei criteri che sono intenzionati a perseguire per definire il programma di attuazione di un’estensione della connessione wireless sul territorio zonale
  • Al Consiglio di Zona 4 di provvedere a definire una mappatura utile a individuare luoghi pubblici dove poter attivare antenne per la connessione senza fili, distribuiti in modo equo e omogeneo sul territorio zonale, beneficando maggiormente gli spazi di aggregazione civica, biblioteche, centri di aggregazione multifunzionali e giovanili, centro civico, scuole, istituti di vario ordine e grado, giardini e parchi pubblici, fermate dei mezzi pubblici gestite dall’ATM e dalla MM, incroci e centri sportivi, e garantendo un buon grado di accessibilità al servizio nelle zone periferiche, dove si registra un’elevata presenza di residenti, coinvolgendo nell’elaborazione del monitoraggio la direzione stessa comunale e l’assessorato preposto.
  • Al Consiglio di Zona 4 di attivare questo percorso di monitoraggio delle aree dove attivare antennine di connessione a internet senza fili, wireless, tramite il coinvolgimento massimo dei diretti interessati all’estensione del wi-fi, i residenti della circoscrizione, utenti primari del servizio gratuito, nonché i consigli delle zone limitrofe affinché si possa garantire uno sviluppo omogeneo e più equilibrato dell’accesso alla rete in banda larga, su una fascia di territorio più ampio.
 
 
 
Alessandro Rizzo
Presidente del Gruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano
 
 

Martedì, 29 Maggio, 2007 - 16:11

Ridestiamoci dal lungo sonno invernale

Ridestiamoci dal lungo sonno invernale
A freddo l'analisi che faccio del dato elettorale delle tornate amministrative 2007 non è certamente rosea per il centrosinistra. Abbiamo avuto una debacle, inutile nasconderlo. Apertis verbis occorre dire come stanno le cose, la situazione politica, il futuro della nostra coalizione, il prossimo passo che il governo Prodi dovrà fare per cercare di "salire la china", come si suole dire popolarmente.
In un Paese normale, dobbiamo dirlo, le elezioni amministrative non sono considerate un assaggio referendario dell'indice di gradimento per il governo in carica, per la maggioranza presente. Nel resto dei paesi esiste un sistema istituzionale che permette di sposater questo esame di metà mandato su altre occasioni nazionali: mi viene in mente la Francia dove le elezioni presidenziali sono scorporate da quelle parlamentari. Mi vengono in mente le elezioni di "midterm" negli Stati Uniti, dove le presidenziali anticipano di due anni le elezioni congressuali. Ma altri sono i Paesi interessati e interessabili da questa struttura organizzativa elettorale. In queste occasioni è giusto parlare di dato nazionale e di prova di gradimento per la maggioranza, il presidente in carica. In Italia le elezioni che devono essere prettamente locali, quelle municipali, quelle provinciali, regionali, ma anche quelle di dimensione europea, che cadono chiaramente in momenti diversi rispetto alle elezioni politiche per il rinnovo delle camere, sono consuetudinariamente considerate come nazionali, come dato con cui, poi, cercare di ipotizzare possibili strumenti, presi dall'opposizione, per mandare a casa il governo presente. Delegittimare chi governa è la volontà precipua di un centrodestra che, chiaramente deve fare l'opposizione ed è comprensibile che attenda il momento giusto per cercare di dare spallate alla maggioranza, ma che prende pretesti continui anche quando non sussistano gli elementi e i dati oggettivi in merito per farlo. Berlusconi, ansioso di ritornare a guidare il paese per cercare di tutelare propri interessi che vede prossimi a vacillare sotto le giuste proposte di legge sul conflitto di interessi enunciate dal governo Prodi, da settimane parla di dato nazionale, di referendum per il governo, di spallate al governo delle "tasse", con il solito spirito populista del vandeismo che ancora lo caratterizza. Ma questo spirito, queste enunciazioni propagandistiche non hanno fatto altro che imperare nei media, nelle sue televisioni, nell'immane panorama mediatico e informativo che ancora è soggetto al suo diretto controllo e sua diretta proprietà: Sartori, giustamente, parla di mancanza di un consenso incondizionato espresso dal popolo italiano fino a quando ci sarà qualcuno che deterrà il potere di intervenire sull'85% dei media presenti nel nostro Paese. Il consenso sarà sempre viziato, fortemente eterodiretto: è lapalissiano. Ma tornando al dato elettorale: la sconfitta per il centrosinistra è assaggiabile in tutta la sua drammatica portata al Nord del Paese, spaccando letteralmente in due, in senso antropolgico, scrive Giannini oggi su Repubblica, e geografico il paese. Alcuni risultati erano scontati: a Como, "Il Mugello del centrodestra", ad Alessandria, a Varese. Ma in questi contesti L'Unione perde con un distacco netto rispetto al centrodestra: il centrosinistra si attestà con un bagaglio di consensi tre volte inferiore al centrodestra. I dati più preoccupanti, anche se non era sicura un'affermazione delle amminsitrazioni precedenti, si registrano a Verona, dove, scrive Giannini, è stato presentato un candidato di centrodestra rappresentativo della più becera e bestiale visceralità xenofoba e qualunquista presente negli animi più ferini dell'insoddisfazione umana. Il vincitore è stato assessore al Comune, si presentò in aula consiliare, irriverente verso le istituzioni, dato che certamente le considererà manipolo dei propri scudieri, con una tigre al guinzaglio dicendo che sarebbe stata la bestia che avrebbe sbranato tutti i "terroni". L'espressione incivile, barbara, di stampo razzista e fortemente nazifascista è quanto mai chiara. A Monza, poi, vince l'affarismo aziendale corporativo del clientelismo berlusconiano, rappresentato nel sindaco vincente che ha promesso a Paolo Berlusconi di attivare le ruspe che sicuramente gran parte dei terreni agricoli oggi presenti saranno base per costruire il nuovo "finto paradiso" confezionato del quartiere Milano 4. Ebbene questi sono i dati più allarmanti, che ritornano, come vecchi fascismi risuscitano in un Paese, l'Italia, soggetto a corsi e ricorsi continui e a un immobilismo delle forze progressive e democratiche: qualcuno prima di noi lo aveva detto, Giorgio Amendola.
Ma facciamo i conti in casa nostra. L'Unione tiene al Sud, al Centro si afferma con maggiore determinazione. Al Nord perde, esce sconfitta, lascia la guida delle maggiori amministrazioni andate a rinnovo ieri dei propri consigli alla destra più retriva e maggiormente antistatale, individualista, affaristica, opportunista, compromessa con poteri piccoli forti di territorio, piccole cosche del Settentrione che ancora esistono: è chiaro che il risultato elettorale è sintomo di un malessere diffuso che ancora non si è riusciti a interpretare come forza di governo e come proposta politica. Parlo del malessere del Nord. Un malessere non platealmente percepibile, dato che ancora la ricchezza soffoca un'esplosione di animi. Ma alla prima occasione nessun deterrente è attuabile per cercare di arginare la potenza delle voci secessioniste, ossia quelle che dicono a casa mia non voglio i nomadi, oppure abbattiamo i costi della politica, eliminando le province, ma se la provincia a essere costituita non è la mia, vedendo il caso di Monza. Esiste un malessere che è anche economico nel profondo Nord. Ma non è il piccolo imprenditore che spesso è vittima di un suo immobilismo e di una propria miopia strategica: sono i precari, sono i dipendenti pubblici, sono i giovani senza un'occupazione stabile, sono i pensionati con minimi direi indicibili di livello di reddito, sono le famiglie che temono la quarta settimana, dice sempre Giannini, del mese. Sono questi soggetti, queste fasce, che non sono identificabili nè in questa, nè in quella categoria sociale, come giustamente dice Hobsbawm, ma che avvertono la loro impotenza difronte al mutamento impercepibile e insondabile del presente, verso un futuro fatto di incertezze economiche. Ed ecco che questi sentimenti, queste istanze non trovano rappresentanza adeguata davanti a un mondo, quello politico centrale, che non ha ancora inventato e trovato il registro coerente, il vocabolario politico giusto, per dirla alla Weill, per saper parlare a queste persone. La disaffezione nasce proprio da questo. Giannini, ed è la quarta volta che lo cito, ma mi trova sostanzialmente concorde con le sue posizioni, ulteriormente parla di una diminuzione di consensi percepibile per le forze che daranno vita al PD: ma ci siamo accorti finora di cosa hanno aprlato i futuri leader delle rispettive realtà? Chi parla di metodologie da seguire per l'elezione dell'assemblea costituente; chi parla di Pantheon vari, mettendo e levando questo o quel nome, senza alcun motivo, chi parla di quote. Ma al nostro elettorato potenziale, al paese nel pese, diceva Pasolini, cosa può interessare sapere se Veltroni ha più chance di vittoria rispetto a Franceschini? Noi stessi abbiamo nazionalizzato il voto, non considerando, invece, l'urgenza di capitalizzare le buone amministrazioni, e lo sono state, delle giunte di centrosinistra presenti soprattutto nei comuni dove la debacle è stata più pesante.
Ha ragione Diamanti quando parla di assenza di un registro comune di pensiero e di progettualità nel centrosinistra: non esiste un elemento che abbia evidenziato una posizione collettivamente percepita come quella unica, perchè rispecchiante un'identità, si fatemelo dire identità di coalizione e di programma, della maggioranza governativa. Alcuni elogiavano Segolene, altri elogiavano Sarkozy, altri ancora Bayrou: è un esempio, quello più prossimo, il caso delle presidenziali francesi, dove il modello di buon governo non veniva ricercato tramite un'analisi attenta e coordinata con le parti attrici italiane de L'Unione, ma veniva preso prendendo riferimenti oltralpe e importandoli nelle proprie rispettive case di appartenenza. Temo che questo preludio non piacevole venga chiaramente strumentalizzato da qualcuno con toni pretestuosi. Un dato è chiaro: il bipolarismo si riafferma, ma in esso si afferma una destra illiberale e populistica, con venature autoritarie e fortemente individualistiche, che è quanto di più lontano ci sia di destra rispetto ai modelli europei. Il centro e le prove rispettive dei tecnocrati finte "verginelle della politica", finte vestali probe, che si ergono a "Savonarola" di turno da pulpiti non adatti, è fallito ulteriormente come progetto, da sempre presente nel frigorifero, come una confezione di minestra surgelata, pronta a essere tirata fuori per metterla nel forno, meglio direi "due forni", come a essere rimessa dentro al congelatore, attendendo che la tavola sia più ricca di conviviali. Ma è anche chiaro che L'Unione esce fortemente ridimensionata, non sapendo investire sulle spinte politiche dei modelli amministrativi eccellenti che hanno scontato il pegno di una nazionalizzazione di una campagna elettorale tutta locale, da una parte, nonchè hanno scontato l'assenza di un'attenzione da parte dei diretti partiti che dovevano patrimonializzare queste virtuose esperienze, interessati solamente a un dibattito tutto romano e interno ai palazzi e alle segreterie di palazzo.
Svegliamoci: il governo non è in crisi e, giustamente, come scrive Diamanti su Repubblica, Napolitano non aprirà la porta del Quirinale al cavaliere nero gongolante per una non vittoria, da fare pesare come avviso di sfratto. L'inquilino Professore continuerà a rimanere a Palazzo Chigi, con tutto il mio aprioristico appoggio, come sempre dimostrato, nonchè continuerà a governare, senza nessuna spallata e nessun ariete atto a sfondare la porta. Ma è anche chiaro che senza un rilancio programmatico e propulsivo di determinata proposta politica si rischia di affossarsi nelle sacche dell'immobilismo, creando ulteriore apatia e afasia, incertezza e disillusione a quelle fasce di cittadinanza che attendono risposte chiare, da noi.
Alessandro Rizzo
Segretario operativo Forum L'Unione di Milano
Rete Civica di Milano
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