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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Lunedì, 12 Luglio, 2010 - 12:28

Iran: minorenne al momento del reato rischia l'esecuzione

È stata fissata per il 7 luglio a Shiraz, nel sud dell'Iran, l'esecuzione di Mohammad Reza Haddadi, condannato a morte per un crimine probabilmente commesso quando era minorenne.

Il 4 luglio 2010, la famiglia di Mohammad Reza Haddadi è stata informata da funzionari della magistratura che potevano visitare loro figlio per l'ultima volta, prima della sua esecuzione prevista per il 7 luglio, nel carcere Adelabad a Shiraz, nel sud dell'Iran. Fino al 5 luglio, l'avvocato del ragazzo non era stato ufficialmente informato della probabile esecuzione, anzi sapeva che nessuna avrebbe avuto luogo il 7 luglio. Malgrado ciò, l'avvocato crede il suo cliente possa essere messo a morte presto. Già in passato le sentenze capitali nei confronti di imputati minorenni sono state eseguite senza avvertire gli avvocati, sebbene la legge iraniana preveda un obbligo di notifica 48 ore prima dell'esecuzione. 
 
Mohammad Reza Haddadi è stato condannato a morte nel 2004 per un omicidio presumibilmente commesso quando aveva 15 anni. Oggi ne ha quasi 22. La sentenza capitale è stata confermata dalla Corte suprema nel luglio 2005. L'esecuzione era stata fissata una prima volta nell'ottobre 2008, ma successivamente sospesa per ordine del capo della magistratura. È stata poi di nuovo stabilita per il 27 maggio 2009 e il 16 luglio 2009. 
 
Non si hanno notizie di Qasemi Naser, anche lui condannato a morte per un reato commesso quando era minorenne. Reza Hejazi, anch'egli condannato per un reato commesso quando era minorenne, è stato impiccato nel carcere di Isfahan, il 19 agosto 2008.

Leader della Repubblica islamica
Ayatollah Sayed 'Ali Khamenei, The Office of the Supreme Leader
Islamic Republic Street - End of Shahid Keshvar Doust Street
Tehran, Islamic Republic of Iran
Email: info_leader@leader.ir;
via website: - http://www.leader.ir/langs/en/index.php?p=letter (English);http://www.leader.ir/langs/fa/index.php?p=letter ( Persian) 

Eccellenza,
 
sono un sostenitore di Amnesty International, l'Organizzazione internazionale che dal 1961 agisce in difesa dei diritti umani, ovunque nel mondo vengano violati.
 
Le chiedo di fermare immediatamente l'esecuzione di Mohammad Reza Haddadi e commutare la sua condanna a morte.
 
Le ricordo che l'Iran è stato parte della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che vietano l'uso della pena di morte nei confronti di persone condannate per reati commessi quando erano minorenni.
 
La ringrazio per la sua attenzione.

 

per firmare l'appello, azione già fatta per quanto mi concerne, basta accedere al seguente link:

http://www.amnesty.it/pena_di_morte_Iran_imputato_minorenne
 

 

Giovedì, 8 Luglio, 2010 - 23:36

Interrogazioni presentate in CDZ 4 - 8 luglio 2010


Allegato Descrizione
interrogazioni 8 luglio.doc
81.5 KB
Mercoledì, 7 Luglio, 2010 - 11:30

Come la violenza subita si tramuto’ in orgoglio: ecco come nacque il Gay Pride WWW

Come la violenza subita si tramuto’ in orgoglio: ecco come nacque il Gay Pride

 

 WWW.MOLECOLEONLINE.IT

Da dove nasce il pride, l’orgoglio che ogni anno viene manifestato nelle piazze delle città, non solo quelle più grandi e cosmopolite, del mondo? Soprattutto uno si domanda come mai venga sempre organizzato a cavallo tra giugno e luglio, solo alcuni anticipano di qualche settimana, mentre altri ritardano rispetto al 27 giugno, la data centrale, quella importante, da ricordare. Ricordare che cosa? Non esiste l’identità di un movimento che vuole rivendicare diritti di eguaglianza e di libertà, quella singolare non plurale, quella assoluta non quella relativa o individuale, se non si fa accenno alla memoria storica che ha interessato una comunità, una categoria.

Era il 27 giugno 1969 , un venerdì sera, uno dei tanti venerdì sera a Manatthan e il locale conosciuto da giovani e meno giovani, frequentatori della “night life” newyorkese, Stonewall Inn in una zona appartata, molto nascosta del Greenwich Village, frequentato da travestiti, omosessuali, ma anche giovani della grande mela che amano serate alternative e sperimentali.Quella sera un pretesto, il controllo delle vendite di alcoolici in uno spazio non adibito a tale commercio, determinò l’incursione, l’ennesima in quell’epoca, nello storico locale. Ma quella notte la polizia, 6 agenti, 4 uomini e due donne, si trovò asserragliata all’interno del locale: nessuno, neanche i più giovani di solito usi, scapparono nella sicurezza che a essere presi prima e fermati erano di sicuro i “più effeminati”. Tutti in segno di solidarietà e con forte indignazione si fermarono nel locale e chiusero le porte del bar, facendo volare all’interno sedie, bottiglie, tavoli e resistendo, così, alla presenza delle forze dell’ordine. Ricordiamo che era il 1969 e non esisteva ancora un movimento omosessuale organizzato, così come le bevande alcoliche, testimoniando, così, a che punto fosse il liello di persecuzione e repressione verso la comunità gay, non potevano essere vendute nei locali agli omosessuali. Era una sera speciale quella di venerdì 27 giugno 1969: si ricordava la scomparsa appena avvenuta di Judy Garland, icona di femminilità quasi celebrata nella cultura gay. Fuori dal locale, dove le manganellate degli agenti erano fermate dalla resistenza attiva dei clienti, un manipolo di cittadine e cittadini si assieparono davanti alle porte di ingresso e con barricate, falò e fuochi crearono un picchetto di opposizione alla nuova incursione della polizia.

Dopo quella sera mobilitazioni avvennero in tutti gli Stati Uniti , in quei stessi stati dove oggi ci sono diritti e garanzie per le persone omosessuali, riconoscendone la dignità civica. Da quella sera l’orgoglio gay si fece sentire tanto che nacque dalle diverse associazioni omofile un movimento radicale e compatto che ebbe l’obiettivo di manifestare la propria identità, la propria natura, e pretese di essere considerata una comunità da lasciare libera di vivere, di esprimersi, da considerarsi come esistente, non obbligata a nascondersi e celarsi dietro a nomignoli o soprannomi utili a soffocare l’identità singola dei partecipanti e quella di una collettività. Il seme era gettato e sarebbe germogliato negli anni grazie all’ostinazione di uomini e donne che affermavano la loro autodeterminazione con la voce rompendo un silenzio secolare fatto di ipocrisia e insana repressione.

Oggi i pride si diffondono in tutto il globo , anche nelle zone dove l’omosessualità viene ancora vista come malattia da curare, come condizione naturale da perseguitare. A New York è ormai appuntamento fisso con il sindaco la manifestazione dell’orgoglio gay nel ricordo di quei ragazzi di “Cristopher Street”, mentre in altri stati europei a scendere in paizza non sono soltanto omosessuali, gay e lesbiche, trans, bisessuali, ma anche un’intera cittadinanza convinta che rivendicare oggi i diritti della comunità lgbt sia uno strumento per affermare la democrazia, estendendola, radicandola. In Italia, parlamentari e amministratori inclini all’ascolto delle direttive clericali la strada da compiersi verso l’affermazione dei diritti degli omosessuali è ancora lunga, seppure si assaggino, grazie anche alle grandi mobilitazioni di orgoglio e di indignazione della comunità lgbt, passi in avanti importanti in singole realtà locali.

Qualche giorno più tardi del 27 giugno 1969 i giornali ridicolizzavano e ironizzavano sugli avvenimenti: alcuni parlavano di “mascara che colava” e “api regine che pungevano” durante gli scontri con la polizia. Nonostante la campagna diffamatoria dei media un’opinione pubblica sempre più massiccia si diffuse e portò avanti istanze e rivendicazioni che oggi, dopo 41 anni, sono diritti reali, seppure pregiuridici in quanto umani. Abbiamo negli occhi ancora, qualche anno più tardi, la repressione sanguinaria delle forze dell’ordine in alcuni paesi dell’Est, Mosca in primis, oppure in alcuni stati arabi, di manifestanti nella giornata del Pride. A Mosca, però, quest’anno un’audace strategia del movimento lgbt ha seminato la polizia nel momento in cui ha dato appuntamento in più parti della città, creando, così, una caccia al manifestante senza ritorno. Era il quinto anno in cui il sindaco moscovita ha negato l’autorizzazione al pride, ma la comunità solidalmente ha saputo dare una risposta chiara ed efficace a creare disorientamento a un potere prevaricante, eterosessista e autoritario. L’esempio di Stonewall prosegue negli animi e nella memoria storica di un movimento ormai internazionale.

Alessandro Rizzo, attivista del movimento glbt, e’ collaboratore di culturagay.it e consigliere circoscrizionale a Milano.

Mercoledì, 30 Giugno, 2010 - 15:33

Marcello Dell’Utri e i boss di Cosa Nostra

 Dalle agende alle intercettazioni, ecco le prove

Anche l'imputato ha ammesso i suoi rapporti con i mafiosi. Mentre grazie alle microspie si è scoperto che i padrini votavano per lui

 www.ilfattoquotidiano.it

Una parte dei documenti che fanno perdere il sonno a Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi la vedete qui sopra. Sono le agende dove Ines Lattuada, una segretaria di Publitalia, segnava gli appuntamenti e le telefonate dirette al futuro senatore. Tra il 1992 e il 1994 molte persone legate a Cosa Nostra, dall’ex fattore di ArcoreVittorio Mangano, sino a Gaetano Cinà e al figlio del cassiere di Totò RiinaPino Mandalari, cercavano Dell’Utri, allora impegnato nella creazione di Forza Italia. Si tratta di documenti mai visti prima, tratti dagli atti del processo di appello in cui il sostituto procuratore generaleNino Gatto ha chiesto di aumentare di due anni – da 9 a 11 – la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa già inflitta a Dell’Utri in primo grado.


Questa mattina a Palermo i giudici, dopo aver ascoltato Gatto e le difese, entreranno in una camera di consiglio che si annuncia lunga e piena di tensione. In questi mesi, del resto, le polemiche non sono mai mancate. A partire da quelle sulle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza sui presunti rapporti tra il senatore, il premier e i fratelli Graviano: i boss di Brancaccio autori delle stragi del ’93. Rapporti, che almeno per quanto riguarda Dell’Utri, la sentenza di primo grado considerava “certi”. Ma il dibattimento, come potete vedere, non si fonda solo sui pentiti (più di 30). Molti invece sono i fatti incontestabili.

Tra questi gli appunti di Ines Lattuada, da cui risulta che nel novembre del 1993, nelle settimane calde della creazione del partito di Berlusconi, Mangano, promosso capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova, chiamava Dell’Utri. Un fatto che pare incastonarsi alla perfezione con quanto dichiarato dal collaboratore di giustiza Giovanni Brusca.

Il boss di San Giuseppe Jato, una volta pentito, spiega infatti che a fine settembre del ’93 lui eLuchino Bagarella (il cognato di Riina), avevano incaricato Mangano di contattare il Cavaliere. Il 2 novembre, come risulta dai documenti, l’ex fattore cerca una prima volta il futuro senatore. E il giorno dopo lo fa di nuovo, spiegando per telefono che tornerà a fine mese. Sulle agende si legge: «Mangano Vittorio sarà a Milano per parlare problema personale» e ancora: «Mangano verso 30-11 5 giorni prima convoca (il termine, scritto con calligrafia poco leggibile, è stato così interpretato dalla Dia ndr) con precisione». L’incontro, come conferma Dell’Utri, avviene per davvero: “Di tanto in tanto”, dice il senatore, “Mangano mi veniva a trovare. Mi parlava della sua salute”.

In secondo grado però uno dei difensori di Dell’Utri, l’avvocato Alessandro Sanmarco, ha sostenuto che il suo assistito ha fatto quell’ammissione solo perché “tratto in inganno” dalle domande dei pm. Una cosa è comunque indiscutibile. In aula non si è discusso (troppo) di pentiti, ma di fatti certi. Che emergono da intercettazioni, pedinamenti, filmati, documenti e testimonianze. Di rapporti con i boss che anche l’imputato trova difficile negare. Ecco i principali.

5 marzo 1974 Marcello Dell’Utri si dimette dalla Sicilcassa per andare a lavorare a Milano da Silvio Berlusconi. Per lui si tratta di un ritorno. Negli anni ’60 aveva già allenato una squadra di calcio sponsorizzata dal futuro Cavaliere. Adesso invece è il segretario particolare di Silvio. Cura la ristrutturazione della villa di Arcore e fa assumere come fattore Vittorio Mangano. Come racconterà lui stesso, Mangano, che già conosceva, gli è stato consigliato da “l’amico di una vita” Tanino Cinà: il proprietario di una lavanderia palermitana, imparentato attraverso la moglie con i boss Stefano Bontade e Mimmo Teresi. Secondo i pentiti, le intercettazioni ambientali e il tribunale che lo ha condannato a sette anni, Cinà (oggi scomparso) fa parte della famiglia mafiosa di Malaspina. Mangano quando arriva a Milano è già stato tre volte in carcere. Nel 1967 era stato pure diffidato come “persona pericolosa”, poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel 1972 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. Ad Arcore, Mangano porta a scuola i figli di Berlusconi e cura la sicurezza della villa, liberando ogni sera sei grossi mastini napoletani. Siamo negli anni dei sequestri di persona. I pentiti sostengono che la funzione di Mangano, mafioso della famiglia di Porta Nuova, era quella di garantire Berlusconi dai rapimenti. Lo stesso Berlusconi ammette di aver trasferito la famiglia in Spagna per qualche mese, in seguito a una serie di minacce e un attentato avvenuto nella villa milanese di via Rovani nel maggio del ’75. Il boss Francesco Di Carlo, un padrino di casa nel bel mondo palermitano, dice di aver partecipato a un incontro tra Bontade, Teresi, Cinà, Dell’Utri e Berlusconi al termine del quale si parlò del ruolo di Mangano. Stando a un rapporto della Digos del 1984, Mangano restò ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che Mangano, ancora il 6 dicembre 1975, eleggeva domicilio sempre ad Arcore, in via Villa San Martino 42. Ma nonostante gli arresti, nessuno lo licenziava. In un rapporto dei Carabinieri di Arcore del 30 dicembre 1974 si legge: “Dell’Utri (…) ha chiamato Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza (…) del suo poco corretto passato”. Mangano, interrogato in aula prima della morte, avvenuta nel 2000, dirà che spesso lui e la moglie cenavano con i Berlusconi. In quei mesi, secondo i pentiti, Berlusconi comincia a versare denaro a Cosa Nostra. Un ex socio di Dell’Utri, Filippo Alberto Rapisarda, sostiene che l’intervento di Marcello servì per ridurre le pretese della mafia. Dell’Utri ammetterà di averglielo detto, ma solo per vanteria. Non saprà spiegare però perché le minacce cessarono.

1976 Mangano lascia Arcore, ma continua a gravitare su Milano. Vive all’hotel Duca di York dal quale gestirà il traffico di droga per conto della mafia. Per questo verrà arrestato nel 1980 e poi condannato.

24 ottobre 1976 Il boss Antonino Calderone festeggia il compleanno al ristorante le Colline pistoiesi di Milano. Al suo tavolo ci sono Mangano, i boss Nino e Gaetano Grado e Dell’Utri. Lo ammetterà pure Dell’Utri, anche se dirà che Mangano non gli presentò i commensali.

1977, estate-autunno Dell’Utri pensa di prendere un anno sabbatico per studiare teologia. Berlusconi infatti non lo vuole promuovere: “Era perplesso sulle mie capacità manageriali”. Così si dimette e va a lavorare da Rapisarda, un imprenditore buon conoscente dei vertici di Cosa Nostra dell’epoca e proprietario dell’Inim, in quegli anni considerato il secondo gruppo immobiliare italiano. Già nel 1987 Rapisarda sosterrà di averlo assunto perché era sponsorizzato da Cinà, “uno a cui non si poteva dire di no”. Nello stesso interrogatorio Rapisarda accuserà Dell’Utri di aver poi riciclato soldi di Bontade e Teresi nella Fininvest. Nonostante le pesanti affermazioni non verrà denunciato per calunnia e invece, a partire dal 1988, tornerà amico di Dell’Utri. Creerà con lui quattro società immobiliari e gli presterà 2 miliardi di lire. Dell’Utri nega la sponsorizzazione di Cinà, ma ammette di aver incontrato nel ’77 Rapisarda assieme a Tanino. Un giornalista amico di Cinà testimonia però che la raccomandazione ci fu.

1978-79 Dell’Utri lavora all’Inim. Ma il gruppo va in bancarotta. Rapisarda fugge latitante in Venezuela, dove è ospite dei narcos mafiosi Caruana-Cuntrera. Poi vola a Parigi utilizzando un documento intestato ad Alberto Dell’Utri, il gemello di Marcello. Nel 1997-98, da intercettazioni telefoniche disposte contro ex dipendenti di Rapisarda, emergerà come all’improvviso molti di loro, in prossimità della convocazione in Procura come testimoni, abbiano ottenuto abitazioni nella berlusconiana Milano 3 (in un caso) o contratti o promesse di contratti da Pagine Utili. Per i pm è un episodio di inquinamento probatorio.

14 febbraio 1980 In un’indagine di droga viene intercettata una conversazione tra Mangano e Dell’Utri. Mangano dice di avere “un affare” da proporre. Dell’Utri: “Questi sono bei discorsi”. Poi Mangano parla di un secondo affare “per il suo cavallo”. Ma Dell’Utri spiega di non avere soldi e al suggerimento di chiederli “al suo principale, Silvio”, risponde: “Iddu non sura” (lui non sgancia). Infine si accordano per vedersi “al solito, in via Moneta”.

19 aprile1980 Si sposa a Londra Jimmy Fauci, un pregiudicato che gestisce il narcotraffico dei Caruana. Alle nozze partecipano Di Carlo e Teresi, Cinà e Dell’Utri. È lui stesso a confermarlo sostenendo però di esserci stato portato per caso da Cinà.

1983 Secondo i pentiti, l’onorata società torna a perseguitare il Cavaliere con richieste di denaro sempre più pesanti del clan Pullarà. Berlusconi, reduce da una serie di affari immobiliari in Sardegna con il faccendiere legato alla mafia Flavio Carboni, richiama Dell’Utri alla Fininvest e, nonostante il disastro del gruppo Inim, lo promuove numero uno di Publitalia. Per i pm, non ha scelta: Dell’Utri, tramite Cinà, sigla una nuova tregua con Cosa Nostra.

1986 Stando ai pentiti, Totò Riina, diventato capo dei capi dopo aver fatto fuori Bontade e i suoi uomini, scopre i rapporti dei Pullarà con Dell’Utri: indispettito per non essere stato informato, li mette da parte e affida a Cinà la gestione esclusiva di quel canale. Il suo obiettivo dichiarato è agganciare Bettino Craxi e dare una lezione alla Dc, non più affidabile. Nell’87 in Sicilia si verificherà un travaso di voti.

28 novembre 1986 Scoppia un’altra bomba in via Rovani. Berlusconi chiama Dell’Utri (intercettato): “È stato Mangano…una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto…”. Poi dice che gli dispiacerebbe “se i carabinieri, da questa roba qui, fanno una limitazione della libertà personale a lui (Mangano)”. Due giorni dopo Dell’Utri riceve la visita di Cinà e, con Tanino al fianco, chiama Silvio per rassicurarlo: “Tanino mi ha detto che (Mangano) assolutamente è proprio da escludere. Poi ti parlerò di persona”. Per i pentiti l’attentato faceva parte della strategia di riavvicinamento di Riina. Altre intercettazioni rivelano che Cinà da quel giorno è spesso a Milano e che per il Natale regala una cassata di 12 chili a Berlusconi. I buoni rapporti Fininvest-mafia sono poi confermati, per i pm, da un’agenda, sequestrata alla famiglia mafiosa di San Lorenzo, in cui i boss tenevano i conti. Accanto alla voce Canale 5 compare una cifra (5 milioni) e la dicitura “regalo”. La mafia però non si accontenta. Punta a Craxi, non ai soldi.

17 febbraio 1988 Berlusconi chiama l’immobiliarista Renato Della Valle (intercettato): “Devo mandare via i miei figli perché mi hanno fatto delle estorsioni in maniera brutta. Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa (…) siccome mi han detto che, se entro una certa data, sei giorni, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio ed espongono il corpo in piazza del Duomo, allora ho deciso: li mando in America”. Che cosa doveva fare Berlusconi? Perché non denunciò l’accaduto? Impossibile saperlo: il premier in tribunale si avvarrà della facoltà di non rispondere.

1990, gennaio-febbraio Il gruppo torna nel mirino. A Catania avvengono una serie di attentati contro Standa (Fininvest) e Rinascente (Fiat). La Fiat ammetterà di aver pagato per farli cessare. La Fininvest invece nega e non si costituirà parte civile al processo. Per i pm, il vero obiettivo è sempre avvicinare Craxi. Vari pentiti e un teste dicono che Dell’Utri incontrò i boss Salvatore Tuccio e Nitto Santapaola per accordarsi. E a partire da quel periodo Dell’Utri risulta volare spessissimo a Catania.

1991 Mangano esce di prigione. Vuole riprendere in esclusiva il legame con Dell’Utri. Ma Riina invia il boss Totò Cancemi a dirgli di farsi da parte. Dice Cancemi: “Dell’Utri inviava 200 milioni all’anno a Cinà, che tramite (i boss) Di Napoli e Ganci li dava a Riina, che li smistava alle famiglie”.

1992, gennaio-febbraio Vincenzo Garraffa, senatore Pri e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del capomafia Vincenzo Virga. “Mi manda Marcello”, spiega Virga venuto a reclamare 700 milioni per conto di Dell’Utri. Nel maggio 2004 il fatto è stato accertato dal Tribunale di Milano. Dell’Utri e Virga sono stati condannati a due anni per tentata estorsione.

1992, maggio-giugno L’ex dc Ezio Cartotto (sentito come teste) è ingaggiato in segreto da Dell’Utri per studiare un’iniziativa politica in previsione del crollo dei partiti amici a causa di Tangentopoli.

15 gennaio1993 Arresto di Riina. La mafia, coi vecchi referenti politici alle corde (compreso l’agognato Craxi), pensa di fondare il partito Sicilia Libera, con i cui esponenti (risulta da agende e tabulati telefonici) Dell’Utri è in contatto.

1993, estate Bernardo Provenzano, secondo il boss Nino Giuffrè, abbandona l’idea di Sicilia Libera e stringe un patto elettorale con Dell’Utri: fine delle stragi in cambio dell’alleggerimento delle indagini, del 41 bis, e di una nuova legge sui pentiti.

12 luglio 1993 Berlusconi, racconta l’ex condirettore de “il Giornale” Federico Orlando, faxa un decalogo con la “linea” da seguire. Uno dei punti forti è l’attacco ai pentiti e al reato di associazione mafiosa.

1993, novembre Mentre Berlusconi crea Forza Italia, Dell’Utri vede Mangano a Milano (risulta dalle agende del senatore). Con l’arresto di Riina l’ostracismo nei suoi confronti è caduto. Mangano anzi è stato promosso capofamiglia di Porta Nuova.

31 dicembre 1998 Dell’Utri viene filmato dalla Dia mentre incontra un collaboratore di giustizia messinese, Pino Chiofalo, organizzatore di un complotto per screditare i pentiti che accusano il senatore e i boss. Nel film lo si vede mentre gli consegna dei regali. Chiofalo, arrestato, confessa: “Dell’Utri promise di farmi ricco”.

1999 Dell’Utri si candida alle europee. Una microspia capta la voce di uno stretto collaboratore di Provenzano, Carmelo Amato, mentre raccomanda più volte ai picciotti di votarlo. Per esempio il 22 maggio: “Ora a questo si deve portare in Europa: Dell’Utri. Sì, qua già si stanno preparando i cristiani (i mafiosi, ndr)”. Anche Cinà, chiamato “zio Tano”, viene intercettato. E addirittura ammette di essere un uomo d’onore: “Carmelo, vedi che io sono combinato (mafioso ndr) come te”, dice.

13 maggio 2001 Dell’Utri viene rieletto. Nelle intercettazioni in casa del boss Giuseppe Guttadauro si sente il capomafia dire: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, anche se “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni, e poi non s’è fatto più vedere”. Poi Guttadauro aggiunge che Dell’Utri si era accordato di persona con Gioacchino Capizzi, l’anziano capomandamento della Guadagna, lo stesso clan di cui facevano un tempo parte Bontade, Teresi e i fratelli Pullarà.

Per Dell’Utri è il passato che ritorna. Anzi che non se ne è mai andato.

Lunedì, 28 Giugno, 2010 - 16:41

Lettera aperta alla città: difendiamo il Plastic

Carissime e carissimi,

vi scrivo come consigliere di zona 4, Capogruppo de La Sinistra - uniti con Dario Fo, su una questione che penso sia opportuno affrontare con determinazione. Il Plastic, locale storico, dato che spesso la memoria storica in questa città rischia di essere drasticamente cancellata, "è stato luogo di avanguardia soprattutto musicale negli ultimi anni, ospitando nella sua lunga attività Andy Warholl, nella fase personale in cui era alla ricerca di nuovi stili di vita passando dalla città alla Factory e di stimoli artistici girando l’Europa". Questo è quanto ricordo nelle diverse interrogazioni che ho formulato all'amministrazione comunale e alla proprietà dello stabile, Casa Rosa srl, sottolineando come "nel 1980 l’esordio del locale avvenga con l’organizzazione delle prime serate gay milanesi, rientrando nei pilastri fondativi della gay life meneghina, dal titolo "Man To Man"". Chiudo questa breve parentesi storica dicendo quanto "il locale non abbia nulla da invidiare, essendo uno dei primi in Italia, ai tanti pub londinesi, dal momento che ha sempre ospitato nella sua fase iniziale serate London Loves, frutto della percezione dell‘importanza che avrebbe assunto il rock inglese con gli anni".
E' naturale che concluda questo mio intervento che vuole celebrare l'autorevolezza culturale e aggregativa del Plastic considerando la gravità dell'allarme derivato dalla chiusura e dalla cessazione del servizio del locale, dato che "determinerebbe una diminuzione della qualità della vita della città, inficiandone la portata di impatto sociale di alto contenuto e valore, aumentando alienazione e dispersione, soprattutto nelle fasce giovanili".
Diverse interrogazioni sono state formulate dal sottoscritto in Consiglio di Zona a cui la prima ha avuto come seguito una risposta della proprietà dello stabile, Casa Rosa srl, ricevuta in breve tempo dalla sua presentazione, in cui si assicura che esiste l'intenzione, ormai portata ad atto, di intervenire per la ristrutturazione dello stabile, ricavandone nuove unità abitative e necessariamente una diversa destinazione dei locali del piano terreno, oggi occupati dal locale e da una ristorante. La risposta mi sopravvenne all'alba del 24 febbraio e nella stessa si adducevano come infondate le mie informazioni circa il pericolo e la possibilità di vedere con la chiusura del Plastic progetti di ordine speculativo edilizio, quale anche l'abbattimento dello stabile e la costruzione di nuovi edifici, come sta avvenendo nella zona in diverse situazioni. Ricordo che pochi metri dietro al Plastic sorgeva il Rolling Stone, oggi anch'esso chiuso, in quanto si è dato spazio a un progetto di costruzione di un edificio di 7 piani all'interno del cortile dove sorgeva l'altrettanto storico locale, con impatto ambientale e urbanistico di notevole entità per i residenti. Stiamo diventando sempre più spettatori passivi di progetti di edificazione totalmente avulsi e destrutturati dai contesti urbani e abitativi, spesso senza alcun beneficio per la collettività, dato che i prezzi delle unità abitative sono alquanto irraggiungibili da parte della maggioranza dei potenziali acquirenti. Come dicevo sono preoccupato per la chiusura del Plastic non solo per quello che questo locale rappresenta per la storia culturale di questa città, a livello internazionale, ma anche e soprattutto per le conseguenze che ne deriverebbero per la città. Rimangono inevase, poi, diverse domande che ho espresso in ripetute mie interrogazioni alla proprietà, in primis. Come mai la proprietà definisce incompatibile la presenza del locale con i nuovi progetti di riqualificazione dello stabile? Come mai la proprietà procede alla riqualificazione dello stabile nel suo complesso senza informare il Consiglio di Zona circa l'entità volumetrica e le dimensioni delle nuove unità abitative, se sussistono variazioni volumetriche, nonchè la destinazione del piano terra, oggi adibito ad attività commerciale? Come mai la proprietà non abbia provveduto a riaprire un dialogo con la gestione del Plastic per rinnovare il contrasto di locazione, scaduto il 31 dicembre 2004, prorogato per altri 5 anni? Come mai la proprietà pensa che la presenza del Plastic possa nuocere alla struttura riqualificata? Quanto costeranno i nuovi appartamenti, secondo quali criteri saranno venduti? Chiedo anche come mai al primo piano, come da sopralluogo fatto dal sottoscritto, persista la presenza di un cantiere in funzione e attività chiuso al pubblico, se le regole sulla sicurezza sui luoghi di lavoro siano rispettate e come vengano rispettate? Più volte ho chiesto alla Polizia Locale di effettuare controlli e sopralluoghi per garantire che tali normative fossero assicurate e attuate. Credo che non avere risposte adeguate e puntuali su tali quesiti determini una perplessità circa il rapporto tenuto dalla proprietà con la gestione del locale. Ma ancora maggiormente voglio e chiedo chiarezza da parte della proprietà dello stabile, il motivo per cui l'intervento di riqualificazione venga fatto dopo anni e, infine, il motivo per cui l'amministrazione comunale rimanga silente, totalmente immobile, applicatrice di un insano significato di libero mercato. Non si tratta della chiusura di un qualunque locale, ma di una parte della storia culturale di questa città senza memoria, senza cura del proprio patrimonio sociale e civile che gli viene da un passato glorioso, di rinomanza internazionale, di una città in preda di ansie e paure, sempre più soggetta ai timori, alla solitudine, alla disgregazione civica, all'individualismo, all'atomizzazione. L'amministrazione comunale conferisce la Civica Benemerenza al Plastic in segno del riconoscimento che la città dovrebbe attribuire a uno spazio di circolazione dei saperi musicali e delle culture internazionali di avanguardia e sperimentali. L'amministrazione comunale non è disposta a garantire una soluzione adeguata a mantenere questo spazio di vitalità sociale e giovanile e di assicurare la prosecuzione di un'attività che può solo portare beneficio, in termini culturali, economici, civici, a una metropoli che si definisce europea? Cosa intende fare l'amministrazione comunale affinchè si possa aprire un dialogo tra due privati per assicurare la tutela di questo tempio della musica contemporanea degli ultimi 30 anni? Chiedo, in vista di un pericolo dalle conseguenze deleterie irreversibili per il tessuto culturale e civile della città, un intervento immediato agli organi competenti amministrativi affinchè si possa difendere un proprio patrimonio insostituibile e irripetibile, una volta dismesso. Chiamo la cittadinanza a raccolta affinchè si possa tutelare questa espressione di una contaminazione di culture musicali di grande pregio: quella cittadinanza che vuole essere abbattuta dalla logica della speculazione, dalla logica dell'affarismo, dalla logica perversa per cui sicurezza notturna debba significare desolazione e paesaggi urbani deserti e mortificanti. Vogliamo attendere ancora?

Alessandro Rizzo
Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Domenica, 27 Giugno, 2010 - 11:00

Iraq: violenze contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender

n Iraq, si registrano omicidi e violenze nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) dal 2003. 

La comunità Lbgt vive sotto la minaccia di violenze e attacchi, a volte incentivati da esponenti religiosi.

Nel 2009 si è avuto un aumento di queste violenze in diverse aree del paese, come ad al-Sadr City, distretto di Baghdad, dopo che alcuni leader religiosi avevano esortato i seguaci a sradicare l'omosessualità dalla società, ricorrendo a un linguaggio che apertamente incitava alla violenza verso le persone sospettate di omosessualità.

In alcuni casi, le stesse forze di sicurezza e le autorità avrebbero incoraggiato le violenze, contravvenendo apertamente alle norme e agli standard internazionali sui diritti umani. Ad esempio, secondo quanto riportato, un ufficiale di polizia ha dichiarato alla stampa che "l'omosessualità è contro la legge" e che la polizia era impegnata a "ripulire le strade da omosessuali e mendicanti".

I gay subiscono una discriminazione simile a quella delle donne, quando si tratta di giudicare i reati di cui sono vittima. La Corte di cassazione ha infatti confermato che l'omicidio di un parente maschio, sospettato di aver avuto rapporti con persone dello stesso sesso, è considerato un crimine per "motivi di onore", per "lavare la vergogna", punibile con pene meno severe in base all'articolo 128 del codice penale. Tale articolo, pur essendo stato emendato per quanto riguarda i reati commessi contro le donne nella regione del Kurdistan, continua a essere applicato in tutto l'Iraq per i reati contro i gay.

 

www.amnesty.it

Giovedì, 24 Giugno, 2010 - 10:00

Interrogazioni presentate in CDZ 4 - 24 giugno 2010


Allegato Descrizione
interrogazioni 24 giugno.doc
94.5 KB
Mercoledì, 23 Giugno, 2010 - 10:47

Lotta alle discriminazioni, Italia lontana dall'Europa

 22/06/2010 - Ufficio stampa Arcigay

Giovedì 24 giugno 2010 dalle ore 8.30 presso l’Aula Magna di Santa Cristina a Bologna si terrà il convegno internazionale, promosso da Arcigay e CESD - Centro europeo per gli studi sulla discriminazione, "L'Europa delle Minoranze: diritti fondamentali, istruzioni e buone pratiche contro la discriminazione".

GUARDA LA PAGINA DEL SITO DEDICATA AL CONVEGNO

Esperti europei affrontano il tema della discriminazione basata sulla razza e sull'orientamento sessuale alla luce della normativa nazionale e della giurisprudenza europea.

Il nostro Paese è privo di strumenti giuridici per la tutela dalle discriminazioni per orientamento sessuale e di politiche utili a combattere stereotipi, paure e barriere rispetto alle minoranze in genere. Nel corso del convegno decodificheremo questa anomalie con l’analisi e il confronto con l’esperienza tecnico-giuridica dei paesi dell’Unione che si sono dotati degli strumenti di tutela più avanzati” spiega il presidente di Arcigay Paolo Patanè.

“L’obiettivo – continua Patanè – è quello di riportare all’attenzione pubblica la realtà di un paese che in tema dei diritti civili e di rispetto per le minoranze è sempre più distante dall’Europa”.

Per l’apertura dei lavori saranno presenti Massimo Mezzetti, Assessore Regionale dell’Emilia romagna alla cultura e sport, la dott.ssa Anna Del Mugnaio, Dirigente Servizio Politiche sociali e della salute per la Provincia di Bologna e il sub commissario del Comune di Bologna Raffaele RicciardiMonica Russo, presidente del CESD e Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay.

L'evento formativo è accreditato presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bologna e la partecipazione è gratuita.

Il convegno è Patrocinato dalla Comunità Europea, Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Bologna, Università Bicocca di Milano e Università di Verona dip. Scienze Giuridiche.

Hanno aderito inoltre Agedo, Arcilesbica, Mit e Avvocati di Strada.

Per maggiori informazioni:
Segreteria Arcigay Il Cassero, via Don Minzoni, 18 – Bologna
tel. 051.0957221 - fax. 051 0957213
mail: europadelleminoranze@gmail.com

Lunedì, 21 Giugno, 2010 - 15:08

MILANO: MIX D'AMORI AL FESTIVAL DEL CINEMA GLBT

«Love Potion», una pozione d'amore. Questa la ricetta della XXIV edizione del Mix, il festival di Cinema Gaylesbico e Queer Culture diretto da Giampaolo Marzi ed organizzato dal CIG, comitato Arcigay di Milano, ai nastri di partenza da martedì.

Per riflettere, come sempre, su pregiudizi e censure, visibilità e invisibilità, «tolleranza» (brutta parola) e affermazione di sé.

Il festival «tematico» con il maggior numero di spettatori d'Italia rinnoverà certamente il suo primato: tra corti, lungometraggi ed eventi speciali, la selezione di quest'anno è davvero straordinaria. Ad aprire il festival, una vecchia conoscenza del Mix: il regista Sébastien Lifshitz («Presque Rien») che presenterà il nuovissimo e visivamente spiazzante Plein Sud (martedì, 20.40) dove con piglio da western on the road un guidatore solitario con una non rivelabile «missione» da compiere incontra fratello e sorella autostoppisti in viaggio verso la Spagna. Seguono molti altre opere di rilievo, tra cui The Big Gay Musical (mercoledì 23, ore 20.40) di Casper Andreas; Drool di Nancy Kissam (venerdì 25, ore 20.40) con la femme fatale lynchiana Laura Herring in un'avventura sentimentale (con delitto) stile «Thelma&Louise»; ma soprattutto gli attesissimi Do começo ao fim (sabato 26, ore 20.45) di Aluizio Abranches, mélo incestuoso e teso, e El niño pez (sabato 26, ore 22.30) di Lucia Puenzo che promette di rinnovare l'interesse suscitato dal suo controverso «XXY» con una fiaba lesbo-onirica che ha per centro un leggendario bambino-pesce.

Mentre, per entrare di petto in argomenti controversi, in Eyes Wide Open» di Haim Tabakman (giovedì 24, ore 22.30) da Israele si leva una voce «diversa destinata a far discutere nella storia tra un macellaio kosher e uno studente di una scuola religiosa e in Hannah Free di Wendy Jo Carlton (giovedì 24, ore 19) l'ospite di una casa di riposo si vede negare anche nel punto-limite della sua vita la possibilità di avere contatti con la donna della sua vita, ormai in coma. Per contrasto, alla leggerezza di Oy vey, my son is gay di Evgeny Afineevsky (domenica 27, 20.40) è invece affidata una speranza di solarità e leggerezza: una commedia corale sul sempiterno tema del «coming out» (dove un figlio risponde in modo molto singolare alla classica domanda «Ma quando ti sposi?») che ha per protagonista una sorprendente Carmen Electra.

Senza dimenticare le vere punte di diamante di questa edizione, entrambe pronte per la distribuzione italiana la prossima stagione: lo straordinario esordio tra Woody Allen e la caméra stylo digitale di Xavier Dolan J'ai tué ma mère (martedì 29, ore 20.40), premiato a cannes 2009 e l'anteprima di Howl (venerdì 25, ore 20.40) con cui i registi Epstein e Friedman (ospiti del festival) ricreano con un mix inedito di stili gli Usa del 1957 e il processo per oscenità del celebre poema del guru della beat generation Allen Ginsberg, interpretato da un aderentissimo James Franco.

Info: www.cinemagaylesbico.com

 

21/06/2010 - Ufficio stampa Arcigay

Mercoledì, 16 Giugno, 2010 - 16:21

Siamo asini se ci opponiamo a una via a un latitante

Siamo asini e ragliamo secondo le dichiarazioni del sottosegretario agli esteri, Stefania Craxi. Oggi nell'ex sede del PSI la figlia dell'ex premier ha asserito che questa via, anche un semplice slargo, magari anche un giardino, come quello in Via Dezza, dove giocano i bambini, deve essere intitolato alla memoria del padre. Una serie di incontri ricorderanno nel decennale della morte di Bettino Craxi la sua figura, la sua vita, le sue vicissitudini politiche. Era presente lo stesso sindaco, Letizia Brichetto, all'iniziativa dedicata a Craxi, in un clima di riabilitazione senza precedenti, in una stagione in cui chi ha giustamente applicato la legge viene considerato la persona immorale mentre chi è fuggito dalla giustizia latitando viene considerato figura eroica. Penso a una cosa soltanto, per non ricadere nelle giuste osservazioni critiche e avverse all'intitolazione di una via a colui che fece dell'individualismo e dell'arroganza gli elementi strutturali di una politica affaristica e clientelare: perchè questo dibattito risulta essere prioritario per il sindaco e, soprattutto, per il sottosegretario agli esteri? Penso che il Paese a livello internazionale , in una totale caduta di stima e di fiducia riposta dagli altri stati sulle sue virtù diplomatiche e sulla propria rappresentatività culturale prima che politica, nonchè la città a livello sociale ed economico, morale e civico, abbiano altri temi da trattare come urgenti e prioritari, anzichè dibattere sull'intitolazione a una figura che ancora divide fortemente la società, e che dovrebbe essere studiata e approfondita a livello storico. I processi hanno scritto la storia: ci sono carteggi interi di procedimenti indetti nei riguardi di Craxi e la storia ha scritto come l'ex premier abbia preferito la latitanza al rispetto dell'autonomia della Magistratura e al corso della giustizia. Uno che è convinto della propria innocenza si sarebbe rimesso al potere giudiziario e avrebbe con ogni mezzo fatto valere la propria innocenza, dimostrandone la propria estraneità ai fatti contestati. Così non fu nel caso di Bettino Craxi. Vogliamo proseguire a discutere di come riabilitare nella memoria strumentalizzata a fini di parte o familiari la figura di Bettino Craxi o vogliamo parlare di come le nuove generazioni devono comprendere e conoscere interpretando oggettivamente dalle fonti dirette quella che è stata tangentopoli? Io penso che ci si debba mettere nell'ottica che abbiamo una responsabilità verso le attuali giovani generazioni e quelle prossime, dando a loro tutti gli strumenti per rendersi indipendenti nel formulare giudizi. La storia è una scienza e non può essere travisata solamente perchè qualcuno deve assicurarsi prebende e assicurazioni di rielezione e candidature per la carica di sindaco la prossima primavera o, meglio, perchè qualcuno vuole rimuovere un'onta che ricade sul proprio padre, dati comportamenti di dileggio e offesa nei riguardi della dignità del Paese. Milano vuole riscrivere la storia? Signora Craxi lei crede che chi difende la memoria storica sia un asino? Un'affermazione, è questa, irricevibile quanto pericolosa per la tutela della civiltà nella nostra comunità.
Alessandro Rizzo
Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo
Consiglio di Zona 4 Milano
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