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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Venerdì, 9 Maggio, 2008 - 09:08

Lingua Madre. Dalla Romania, Mihai Mircea Butcovan

Besa editrice alla Fiera Internazionale del Libro di Torino maggio 2008
Pad. 2 Stand M37 e M33

Lunedì 12 maggio

Ore 15:00

Lingua Madre. Dalla Romania, Mihai Mircea Butcovan

Presenta: Allunaggio di un immigrato innamorato
 
Regione Piemonte e Fiera del libro

Arena Piemonte [Guarda Planimetria]
Interviene: Andrea Bajani
 
 
Allunaggio di un immigrato innamorato (editrice Besa, collana Cosmografie 2007)
Dalla quarta di copertina:
“Se si parla di sesso è per raccontare d’amore; se si parla di culture è per generare Cultura.
Per chi conosce la differenza, la lettura sarà feconda.

Giovedì, 8 Maggio, 2008 - 14:28

Pangea Day Milano

Teatro Franco Parenti Milano
10 maggio 2008

Il Programma

PRIMO EVENTO LIVE INTERATTIVO con artisti, attori, musicisti, registi sul TEMA DEI DIRITTI UMANI: musica, film, immagini per vedere il mondo con occhi nuovi…

  • Milioni di persone, dal vivo o collegate via internet, televisione o telefoni cellulari
  • 180 paesi, più di 1.000 eventi in contemporanea con tutto il mondo
  • Appuntamenti live con Cairo, Kigali, Londra, Los Angeles, Mumbai, Rio de Janeiro
  • 4 ore di diretta live con personaggi internazionali e la proiezione di 24 cortometraggi
IN PROGRAMMA IN TUTTO LO SPAZIO DEL TEATRO

Apriamo le porte alle 17.30

.

Lo spettacolo inizia alle 18 con:

  • PangeaDancingColors, performance interattiva di danza della Compagnia Ariella Vidach
  • Maurizio Nichetti e la forza delle immagini
  • il concerto dei MAU MAU

e dalle 19 prosegue con:

  • Reading di testi e musica del prof. Carlone (Banda Osiris), Cinzia Spanò e Nicola Stravalaci
  • Musica con gli Ottavo Richter
  • Backstage del film Fuga dal Call Center nel racconto del regista Federico Rizzo
  • La carta dei diritti di Internet: Gilberto Gil da Rio de Janeiro e Luigi Vimercati e Marco Montemagno

dalle 20 alle 24:

  • in diretta parte il COLLEGAMENTO CON IL MONDO, introducono Filippo Penati e Daniela Benelli
e inoltre…
  • Lella Costa, Serena Dandini e Dario Vergassola salutano i Friends of Pangea Milano
  • COLLEGAMENTI con gli altri Friends of Pangea Day: interviste, incontri, scambi
  • I VOSTRI COMMENTI, foto e impressioni trasmessi sul grande schermo
  • MUSIC SET NO STOP con Pino Distaso & band, Massimiliano Alloisio e Loris Stefanuto
  • DJ SET: Mistura Pura a cura di Federica Grappasonni
  • VIDEOINSTALLAZIONI degli Stalker Video
  • IMMAGINI DAL MONDO: in collaborazione con Associazione Veronica Sacchi, Fondazione Pangea Onlus, Istituto Oikos Onlus, Survival, Terres des Hommes, Unicef, UNHCR
  • MILANO MULTIETNICA: mostra fotografica a cura del Gruppo Flickr MW

Bar e ristorante del teatro aperti. Dalle 20.30 Green Happy Hour.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti, iscriviti subito!
Per info: Tel. 02 798760 - info@pangeadaymilano.it

Martedì, 6 Maggio, 2008 - 12:51

Le parole di Fini sono pericolosamente strumentali

Come è possibile sentire dalla terza carica dello Stato pronunciare comparazioni che non hanno nessun fondamento se non il proposito di voler invitare a ridurre la gravità di un episodio efferato e feroce quale l'uccisione irrazionale e violenta di un giovane, Nicola Tomassoli? Il signor Fini ha considerato più gravi le contestazioni dei centri sociali a Torino in occasione dell'apertura della fiera del Libro, dedicata maggiormente alla letteratura israeliana, con un crimine dai lati inquietanti e pericolosi tipici di un accanimento brutale e disumano nei riguardi di un innocente, per mano di giovani delinquenti facinorosi, già pregiudicati per aggressioni di stampo ideologico, razzista e squadrista nella città scaligera.
Io chiaramente mi distanzio da atti che invitano a bruciare le bandiere di Israele, perchè sono fermo sostenitore della politica della pace e della diplomazia, del dialogo tra i popoli, anche se sottolineo il dramma in cui molti palestinesi sono costretti a vivere e, dall'altro canto, il terrore a cui sono sottoposti molti civili israeliani, conseguenze di una politica fallimentare di occupazione, ma non posso assolutamente tollerare una comparazione così bieca e volgare, insensata e pericolosa che viene espressa dall'onorevole Fini.
L'episodio di Verona deve essere represso, perseguito, punito in quanto è rappresentativo di una brutalità senza precedenti, di menti pericolose e perverse che hanno non solo esaltatto la violenza, ma ne hanno fatto fondamento di uno stile comportamentale quotidiano dai contorni inquietanti e perniciosi per la convivenza civile e sociale. Caro Fini ci si interroghi sulle responsabilità puramente ideologiche e sugli esempi che vengono ripetutamente emulati, disposti da persone con responsabilità politiche rilevanti, alimentanti toni e atti violenti e sediziosi. Non si speculi su un caso gravissimo che ha insanguinato drammaticamente una città, creando dolore e sgomento tra i familiari della vittima, le amiche e gli amici, e tutte le coscienze democratiche e antifasciste, giustamente indignate. Temo un giustificazionismo o, quanto meno, una volontà di minimizzare e abbassare a livello di "pura goliardata" poco controllata nelle conseguenze, irresponsabile, un atto indicibile che ha connotazioni altamente violente e di una ferocia indescrivibile, che alimenta un elenco di altre azioni "punitive e violente" eseguite dalle stesse losche figure fino a oggi "tollerate" e non degnamente represse.
Alessandro Rizzo

Martedì, 6 Maggio, 2008 - 11:03

Quando il male diventa normale e banale

Sono preoccupato, veramente preoccupato. Vedo un acuirsi senza precedenti di fenomeni gravi di violenza e di efferata brutalità contro persone. Ho letto, per esempio, che a Busto Arsizio un anziano partigiano è stato offeso e ingiuriato in publica piazza da ragazzi appatenenti a gruppi di estrema destra neofascista: il fatto è grave se si esamina l'assenza di interventi da parte dei passanti, che sono rimasti immobili a guardare l'indegno spettacolo. Ho letto che a Roma, alla vittoria di Alemanno, la stessa notte, la notte nera, un gruppo di giovani facinorosi ha colpito a martellate la lapide che ricorda la strage delle Fosse Ardeatine, tanto per dire che ormai alcuni gesti di violenza ed eversivi sono consentiti perchè esiste la percezione che ci sia una certa non perseguibilità, di impunità, di leggittimità per alcuni versi.
Ho letto che pochi metri da noi, a Milano, il centro "culturale" Cuore Nero ha organizzato delle vere e proprie ronde intimidatorie nei confronti di associazioni giovanili antifasciste in procinto a organizzare nella propria zona, nel proprio quartiere, manifestazoni di grande impatto civico e sociale. Ho letto delle ronde "padane" che sono state organizzate contro i nomadi e per indurli in diversi modi ad abbonare i propri campi, nonchè veri e propri incendi di baracche di Rom e di Sinti a Opera, presenti su un terreno concesso dall'amministrazione, artatamente predisposti da gruppi organizzati e gestiti da colui che oggi è sindaco della stessa città, e che ancora si vanta del "bellicoso gesto" attuato e approntato.
Ora leggo e apprendo con rabbia e rammarico della morte di un giovane a Verona seriamente malmenato e fisicamente percosso da cinque ragazzi già perseguiti per reati di simile portata, molti dei quali responsabili di aggressioni a sfondo razzista, violenza negli stadi, vicini agli ambienti di estrema destra veronesi. Due degli aggressori sono ancora in fuga in Austria, mentre gli altri tre si sono costituiti. Il giovane designer, Nicola Tommasoli, è stato pestato fino a ridurlo allo stato comatoso perchè si era rifiutato semplicemente di negare una sigaretta alla richiesta fatta da uno della pericolosa banda di criminali. Il sindaco di Verona ha tenuto subito a precisare che l'aggressione non è di stampo ideologico: nessuno ha rivendicato l'atto, è chiaro, anzi tutte le forze di estrema destra si sono subito preoccupate di scagionarsi da ogni responsabilità in merito. Quando si dice "exscusatio petita" forse una certa "accusatio" esiste e permane.
L'accusa riguarda al fatto che il male a la violenza sono diventati nel linguaggio comune "drammaticamente normali" e legittimi nel momento in cui abbiamo forze istituzionali che minacciano l'uso dei fucili contro lo stato, nel momento in cui esiste chi organizza ronde e spedizioni punitive contro "l'immigrato", contro il "diverso", nel momento in cui esiste un modello comunicazionale di massa che esalta la violenza in tutte le sue forme, rendendo perfino inutili e alquanto insesnate le misure esistenti nei codici televisivi di inaccessibilità per i minorenni della visione di determinati programmi in dieterminate fasce di orario del palinsesto.  
Non è forse quasi eziologicamente connesso come sillogismo comportamentale tali manifestazioni con le parate di coloro che, avendo responsabilità istituzionali, salgono sui treni della tratta Milano Torino disinfettando i sedili perchè si sono sedute le prostitute "negre", oppure con le espressioni incivili di uomini del calibro di un prossimo ministro leghista del futuro governo di centrodestra che chiama l'abitante dell'Africa con la disonorevole dizione di "bongo bongo", oppure, infine, con le manifestazioni barbariche promosse davanti alle moschee in compagnia di maiali al guinzaglio?
Non esiste in questa occasione alcuna responsabilità politica da parte di chi alimenta quell'insano istinto bestiale e primordiale tipico della filosofia hobbesiana "homo homini lupus", con una differenza, però, la gratuità di tale ignobile sentimento e non la sua provocazione per animalesca necessità di sopravvivenza primitiva?
La banalità del male potrebbe essere la lettura di questi fenomeni di disumana portata. Anna Harendt diceva che il fatto più inquietante dei crimini commessi da una popolazione, quella tedesca, e non solo ricorderei anche quella italiana, contro altri popoli, per lo sterminio totale di un intero popolo, quello ebreo, e non solo, tramite l'olocausto, era dovuto alla normalizzazione dell'atto e del terribile progetto. Non solo: Eichmann, uno degli artefici più zelanti, se si può dire, di tale programma efferato, era un normale e tranquillo lavoratore in una società elettrica austriaca e per noia, quasi per divertimento, ha scelto di aderire al partito nazista. Così come lo stesso Hitler, la mente che ha generato questo crimine contro l'umanità, che ha instaurato una dittatura totalitaria e sanguinaria, era un banale imbianchino.
I cinque ragazzi criminali sembrerebbero tutti appartenere a un contesto normale, di tranquilla vita di periferia, spesso provenienti da famiglie benestanti, studenti o lavoratori: come in Arancia Meccanica dove i "drughi", la banda della giovane compagnia di violenti, alla sera si ritrovavano nel famoso locale a bere latte trattato con altre sostanze stupefacenti e decidevano chi avrebbe dovuto essere la vittima della loro notte perversa: a volte l'insegnante di ballo, altre volte la coppia alto borghese di intellettuali, un'altra volta tragicamente un povero "clochard" indifeso e coricato sotto uno squallido ponte della città. Il perchè di tutto questo, delle "bellica gesta", come spesso viene evidenziato in alcuni manifesti apologetici di fascismo promossi da organizzazioni di estrema destra, è esecrabile, è irrazionale, disumano, assurdo, bestiale, tragicamente inconcepibile.
Un concetto è chiaro: quando la banalità del male si vede e si legge nella storia degli artefici di un simile gesto inverecondo e omicida forse la nostra convivenza civile, quella descritta da Rousseau nel "Contratto sociale", soffrirà di momenti preoccupanti e pericolosi per la sua tenuta.

Alessandro Rizzo

Martedì, 6 Maggio, 2008 - 09:26

Poesia e Musica contro la guerra

LA  CASA  DELLA  POESIA
Palazzina Liberty  -  L.go Marinai d’Italia, 1
 

Giovedi  -  22  Maggio  2008  -  h.18

 
 
in  collaborazione  con
 
 

Il Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ di Milano

e

L’Associazione Saveria Antiochia – OMICRON onlus

 
 
organizza
 
 

POESIA     e     MUSICA

contro  Guerra
 
*
 
Presentazione dell’Antologia – Poesia contro Guerra, a cura di Antonella Doria, con una nota di Dario Fo – Edizioni Punto Rosso
 
Coordina  Jole Garuti
Interventi di: Paolo Giovannetti (IULM, critico), Pier Luciano Guardigli (critico), Giorgio Riolo (Punto Rosso)
 
*
 
Il Quartetto AFEA :  Arturo Garra ( clarinetto in si bemolle), Francesca Gelfi (clarinetto in si bemolle e corno di bassetto), Edoardo Lega (clarinetto in si bemolle e clarinetto piccolo), Adriano Sangineto (clarinetto in si bemolle e clarinetto basso)
eseguirà brani di
 
K. Weill: - Music from the THREEPENNY  OPERA  - (transcr. : James Rae) per 3 clarinetti e clarinetto basso –
 F. TISCHHAUSER: Das Vierklaklavier – per 4 clarinetti in si bemolle (1° movimento)
A.   UHL : “Divertimento” per 3 clarinetti e clarinetto basso ( 2° e 3°   movimento)
 
J. FRANCAIX: - PETIT QUATUOR – in 3 movimenti per 2 clarinetti in si bemolle, corno di bassetto e clarinetto basso
M. KURTIS : “Klezmer Wedding” per 3 clarinetti e clarinetto basso –
 
 
 
*
 
 
Interventi poetici di
 
 
Giusi Busceti, Laura Cantelmo, Michelangelo Coviello, Gaetano delli
 
 Santi (leggerà Simona Cattaneo), Mariella De Santis,  Nelvia Di Monte,
 
 Gio Ferri, Gabriella Galzio, Roberto Giannoni, Pancrazio Luisi, Fausta
 
 Squatriti  e  Giancarlo Majorino
 
 
Leggeranno testi proprii e testi di
 
 
Joyce, Fortini, Levi, Szimborska, Rebora, Ungaretti, Bachmann, Eliot etc.
 
 
 
*
 
 
 
INGRESSO LIBERO

Mercoledì, 30 Aprile, 2008 - 15:41

Perché Vicenza scampa alla bufera

Perché Vicenza scampa alla bufera
Roberto Ferrucci
Il Manifesto
29 aprile 2008

Se la capitale alla fine ha fatto la stupida e ora c'è il marcio su Roma, la vera sorpresa di questi ballottaggi è Vicenza. Nessuno, qualche settimana fa, avrebbe mai scommesso un centesimo sulla vittoria del centro sinistra in un capoluogo di provincia dove Lega e partiti di destra la fanno da sempre da padroni. Soprattutto, poi, dopo il trionfo leghista alle politiche di due settimane fa. Quella valanga di voti verdi sembrava inequivocabile al punto che nessuno ci faceva caso, al ballottaggio di Vicenza, tutti concentrati su Roma. E invece da Vicenza arriva una lezione fatale e importantissima per la sinistra e per il Partito Democratico, un partito che sembra nato moribondo. Il suggerimento che arriva è quello di smetterla di guardare a destra per arraffare voti che non arriveranno mai, basta feste del cinema come unici fiori all'occhiello, ciò di cui la sinistra - o quel che ne rimane - deve occuparsi sono le cose concrete e, soprattutto, le battaglie civili che toccano il cuore di una città e della sua gente. È quel che è successo a Vicenza, dove la questione Dal Molin è stata cruciale. Le prese di posizione, le promesse che il nuovo sindaco ha fatto in campagna elettorale sono state semplici, chiare: indire un referendum cittadino per far dire ai vicentini sì o no all'allargamento della base Usa. Del resto, anche se cancellata in parlamento, la sinistra che si era vista manifestare per le strade di Vicenza lo scorso 15 dicembre non poteva essere sparita. E non è di certo andata al mare, come pare aver fatto a Roma. Segno indiscutibile che ciò su cui si deve basare la rinascita è il basso. Il basso più nobile possibile: le battaglie civili, la capacità di stare in mezzo alla gente, saperla ascoltare. Ciò che da queste parti sa fare bene la Lega. Poi però fa rabbrividire sentire Rutelli dire che il centro-sinistra ha perso perché non ha riflettuto abbastanza sui problemi della sicurezza, l'ha sottovalutata. Il solito errore. Una sinistra che ha smesso di parlare da sinistra e che imita la destra laddove è inimitabile: la demagogia. Per questo sarebbe importante guardare a Vicenza. Perché qui ha vinto la mobilitazione, ha vinto la determinazione, hanno vinto quei valori che ormai sembrano non più necessari a ottenere consensi. Balle. La sinistra torni a essere sinistra. Faccia come il Comitato No Dal Molin, che è in piazza da mesi e mesi ed è stato capace di radicarsi su un territorio invincibile, altro che Roma per il centro-sinistra. Vicenza è sempre stata uno dei capisaldi leghisti.
Qui l'alleanza del centro-sinistra ha vinto nonostante il silenzio tombale dei vertici dopo la sconfitta alle politiche. Un silenzio rotto solo da qualche gridolino di gioia del Pd per un 33% che non serve a niente, che non è servito a nulla soprattutto a Roma, dove il papista Rutelli ha spalancato la strada al fascista Alemanno. Il nuovo partito nato moribondo è riuscito nell'impresa storica di regalare alla destra la capitale. Vedremo quali saranno le riflessioni del dopovoto, ma i primi segnali sembrano destinati a rendere perenne la catastrofe. Salvo a Vicenza. Chi l'avrebbe mai detto.
www.robertoferrucci.com

Mercoledì, 30 Aprile, 2008 - 15:26

La nuova destra - Corrado Guzzanti

La nuova destra

Corrado Guzzanti

Il Manifesto
29 aprile 2008

Non ce l'abbiamo con i neri e gli africani
solo non vogliamo che ci rubino il lavoro.
Non ce l'abbiamo con gli omosessuali
solo non vogliamo che ci contaminino col loro morbo.
Questa è una destra nuova che vuole battersi per il
rispetto della civiltà e della democrazia.
Non ce l'abbiamo con gli zingari,
solo non vogliamo che mettano in pericolo
la nostra comunità.
Non ce l'abbiamo cogli extracomunitari,
solo non vogliamo che occupino le nostre case.
Questa è una destra nuova che vuole mettersi
dalla parte del cittadino e del lavoratore.
La pelle, la lingua, la razza non c'entra.
E se non capite questo siete degli ebrei

Martedì, 29 Aprile, 2008 - 13:17

Roma non è più città aperta: ora però basta con i capri espiatori

Anche Roma non è più una città aperta. E' chiusa, serrata, impraticabile dalla cultura della solidarietà e socialità che l'ha sempre contraddistinta in questi ultimi 15 anni di buon governo.
Abbiamo fatto appelli come coscienze democratiche e antifasciste affinchè si potesse arginare l'arrivo disastroso di uno squadrista picchiatore al Campidoglio: Alemanno non è la destra che vuole, anche se l'operazione non è ancora avvenuta, lavare in una grande lavacro la propria origine di certo non costituzionale e non europea, presentandosi come liberale e conservatrice. Alemanno ha un passato che risuona come fortemente revanscista, provocatore, appartenente a squadre organizzate di picchiatori, vicini e assoldati dalle fila rautiane. E' la destra neofascista e reazionaria, dell'intolleranza e della violenza, della prevaricazione e della prepotenza.
Valentino Parlato aveva scritto chiaramente nel suo appello su Il manifesto di proseguire sull'onda lunga di una grande manifestazione nazionale per il 63° anniversario della Liberazione a Roma ad affermare la decisa difesa della Capitale da un pericolo che sarebbe stato devastante, demolitore non solo di anni e anni di amministrazione dedicata a uno sviluppo sociale e alla crescita civile, ma anche di una tradizione culturale e civica che vede nella tolleranza e nel cosmopolitismo la propria base fondante di una capitale europea fatta di differenze e di coesione pacifica.
Questo non è avvenuto e ieri sera, la notte della capitale, al Campidoglio difronte a una finestra aperta sulla piazza con affacciato il neofascista vincitore una massa di individui esaltati con braccio alzato e scritte del tipo "Campidoglio oppio", croci celtiche, frasi apologetiche di fascismo.
E' una destra pericolosa quella che si accinge a governare il paese e Roma. Il dato che risulta chiaro è questo: una coalizione che avrà sicuramente riflessi di questo nuovo "equilibrio" interno derivante da un'affermazione, che sta diventando minatoria, della Lega Nord nel settentrione, quella forza che organizza spedizioni puntiive contro i nomadi, a Milano, ricordo Salvini e le ronde "padane", oppure quella forza che ogni volta attenta alle basi dello stato democratico intimando l'uso dei fucili qualora i propri progetti di scomposizione del Paese non venissero perseguiti; di un'alleanza nazionale molto missina al centro, e precisamente in quell'enclave che era la capitale e che, se fosse stata confermata nella sua maggioranza, avrebbe potuto garantire un freno forte di esempio politico di amministrazione nei riguardi di un'azione futura di governo sicuramente irresponsabile e dannosa alla società. Quindi avremo una maggioranza parlamentare dove le pulsioni xenofobe e razziste legaiole, al sapore poujadista e fortemente autoritario, unite alle tendenze neofasciste revansciste di una destra che ancora esiste e persiste, inquina, la realtà che aspira a diventare "popolare ed europea" alle prese con evidenti "correnti" apologetiche e molto nostalgiche.
La caduta di Roma nelle mani dell'alemanno invasore, ricordo una vignetta di Vauro su Il Manifesto del 25 aprile del giovane guerrigliero romano contro il barbaro minaccioso, è grave per la dimensione nazionale delle conseguenze che da essa derivano.
Ma sul piano locale penso a quello scritto da Marco d'Eramo sulle pagine de Il Manifesto, dove paventava una serie di aggressioni al territorio dell'urbe, dove gli appetiti palazzinari delle varie "bande della Magliana" esistenti, dei "Ricucci quotidiani" dell'agro pontino, si affacceranno e determineranno la linea di una devastazione ambientale senza precedenti. Ma la privatizzazione del territorio sarà anche presente nell'espropriazione di spazi pubblici e aperti, di luoghi di contaminazione attiva, di aggregazione sociale alternativa, imponendo quel pensiero unico prevaricante che è tipico della logica affaristica. Sul piano culturale, poi, avremo vere e proprie repressioni del "diverso", dell'"altro", di colui che è debole, emarginato, magari in Italia perchè fuggitivo da situazioni disperate, magari in Italia perchè nomade e alla ricerca di una garanzia e difesa della propria autonomia di cultura. Avremo sgomberi magari condotti con il pugno di ferro alla "decorato", come ne è esempio Milano in questi ultimi decenni, avremo periferie presidiate, isolate, ingabbiate, accerchiate per insediare nelle persone quella paura del diverso, già presente e alimentata per, poi, strumentalizzarla, come il grave fatto che ha sconvolto Roma qualche giorno fa, di violenza su una donna, e da subito opportunisticamente cavalcato elettoralmente dall'"alemanno" per guadagnare consensi. La volontà è sempre la stessa: mettere l'uno contro l'altro armati alla base della piramide, soffocando spazi di partecipazione e permettendo, così, una libera e autoreferenziale gestione del pubblico in modo affine ai propri interessi economici individuali e corporativistic, è occasione per dirlo in presenza di una destra rieditata romana.
Il centrosinistra non è riuscito a mobilitare alle urne le stesse persone che avevano, al primo turno, riversato il proprio consenso su Rutelli: neppure tutte e tutti coloro che hanno scelto Zingaretti alla Provincia, rendendolo vincente, fortunatamente anche se il valore condizionante della provincia è sempre molto limitato, hanno scelto Rutelli per il Comune. Molte e molti si sono astenuti.
Mi meraviglia Federico Rampini di Repubblica che accusa la sinistra di avere "tradito", die ssere stata l'organizzatrice di una serie di franchi tiratori, addirittura accusando le forze che ne fanno parte di avere tollerato che molti propri elettori facessero voto disgiunto scegliendo Alemanno. Ma credo che siamo ai limiti della "fantapolitica" e del je accuse senza riflessione e ponderazione.
Io vorrei solo sottolineare che l'astensione è aumentata, era già alta al primo turno rispetto al 2006, e al secondo è duplicata. Molte persone hanno preferito andare a Ostia piuttosto di votare Rutelli. Lo so: sarebbe stato giusto recarsi alle urne, avrei voluto votare anch'io, pur essendo residente a Milano, soltanto per dare un voto in più contro una destra irresponsabile e impresentabile, inquietante, revanscista. L'appello che le varie pagine de Il manifesto e di liberazione testimoniano l'alto senso "frontista" che ha animato gli accorati inviti di andare a esprimere la propria preferenza per Rutelli sindaco per evitare l'imbarbarimento democratico e civico della capitale. Non è colpa della sinistra pensando ad arcane e roccambolesche dietrologie, caro Rampini. E' il fatto che molte persone non si sono arrecate alle urne: e bisogna domandarci il perchè e non cercare di trovare difese insensate e infondate che possano scagionare le responsabilità di molti. Io non me la sento, ora, di accreditare la responsabilità a questo o quell'altro partito della coalizione di centrosinistra, ma è chiaro che anche il PD ha le sue grosse responsabilità che vengono da lontano, da scelte che hanno abbassato, eliminato, la pregiudiziale antiberlusconiana come pregiudiziale antifascista unitaria contro una destra nazionale antieuropea. Forse il leader plebiscitariamente eletto alle primarie dovrebbe rivedere le proprie "tattiche" per ora un po' difettose.
Se non si riesce a fare una seria analisi del fatto che coscienze antifasciste e democratiche non siano state neppure sfiorate dalla necessità presente e rilevante di evitare la vittoria di una destra di questa pericolosa matrice neofascista, preferendo astenersi.
Forse se si riuscisse a pensare a questo e a cimentiarci in una seria analisi sociologica e culturale del perchè dell'astensionismo, si potrebbe sperare che le prossime volte non ci sia quell'aumento costante di astensioni, che avrà una radice, una causa, senza trovare subito, come è tradizione, il colpevole fisico o, peggio, colpevolizzare chi non si è presentato alle urne.
Ripartiamo con un altro metodo, perchè i tempi sono molto bui e grevi. E forse occorrerebbe riflettere sul fatto che chi vuole affossare la sinistra forse diventa spettatore passivo di virate spaventose verso destra.

Alessandro Rizzo

Sabato, 26 Aprile, 2008 - 15:10

discorso tenuto il 25 aprile a cinisello balsamo

 
Ringrazio il Comune di Cinisello Balsamo, il Sindaco Zaninello, il settore organizzazione manifestazioni, Patrizia e Billie, il presidente del consiglio comunale Fasano, e particolarmente l’ANPI di Cinisello Balsamo, per avere dato in questa due giorni di ricorrenza del 63° anniversario della liberazione dell’italia dal nazifascismo, da un’infamia inventata in Italia, un volto e una caratteristica partecipata, veramente partecipata, ma socialmente avvertita come necessaria, escludendo quel rituale, importante chiaramente per ricordare e fino a oggi avvenuto, di cerimonia istituzionale, ma spesso sfociante in un ricordo utile ma fine a sé stesso, in un tributo giusto e fondamentale, ma non reso incisivamente attuale, vivente, concepito come parte integrante della nostra cultura.
Questa è stata un’occasione per dare un segnale che vuole concepire l’esigenza tutta attuale di attuare la costituzione tramite un impegno delle nuove generazioni nell’antifascismo: mi rendo disponibile in futuro, ma futuro prossimo, a portare avanti in modo costante e coerente un impegno di coinvolgimento delle giovani generazioni, come comune ma anche come città metropolitana di milano, la provincia con l’assessorato barzaghi sta lavorando molto in questo senso, con le scuole, primi riferimenti, primi target a cui rivolgerci, luoghi dove deve essere attuato il metodo pedagogico della resistenza.
Oggi siamo in questa piazza, come in tante altre piazze d’italia, a dire a gran voce che la Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza, vi ricordate Calamandrei “Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo  dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione."?, è ancora attuale, che deve essere, come l’ANPI ha ricordato nella sua ultima conferenza regionale, attuata tramite un impegno antifascista che deve sapere coinvolgere soprattutto le giovani generazioni, e mi metto in questa dimensione.
Io penso a un impegno antifascista che sia anzitutto impegno culturale per una rivoluzione etica e morale in questo paese, che è strutturato su visioni utilitaristiche, individualiste, provinciali, fortemente corruttibili le coscienze tramite nuove forme di vassallaggio e di “servitù” intellettuale e opportunistica: il fascismo mantiene uno stato feudale, di rottura di una convivenza civile, dove nessuno è libero di procedere autodeterminandosi e liberandosi dai propri bisogni, ma dove tutte e tutti sono posti l’uno contro l’altro, mantenendosi alla base di quella che viene detta “piramide sociale” e lottando contro chi vive nelle stesse condizioni sociali. Un panorama dove hobbsianamente possiamo parlare di una lotta di tutti contro tutti, “homo homini lupus”, dove l’uomo diventa nemico per un altro uomo, in un atto di esaltazione del superomismo e della fedeltà cieca e indiscutibile nell’uomo forte, nell’homo novus.
La Costituzione è negazione di questa deriva e decadenza civile e morale: vuole non solo riscattare l’uomo e la sua dignità, ridando libertà al Paese, ma vuole programmare, è la sua la caratteristica di essere testo precettivo, un nuovo mondo altro e possibile, riprendendo le basi della nostra cultura storica, quella illuminista.
Ma noi dobbiamo nel difendere come giovani la Costituzione, opporci fin da oggi a chi esalta progetti di revisionismo, che è uno strumento fine al potere di legittimare ogni pretesa di imporre la propria forza e la propria ideologia come unica ideologia possibile. Gran parte del revisionismo parla di guerra di liberazione come guerra civile, nel momento in cui vuole equiparare vincitori e vinti, coloro che combatterono per la libertà, riscattando l’Italia e l’Europa e chi, invece, scelse, per diversi motivi, di adoperarsi per proseguire quella scia di sangue e di repressione disumana e genocida che fu il regime nazifascista, assoldandosi nelle fila dell’occupante straniero.
Il 25 aprile è la festa della Libertà. Non possiamo dire altro, come scrisse Claamandrei. E la libertà non può essere la conclusione di una guerra civile, dove una parte rimane sconfitta, mentre il concetto di libertà è assoluto, riguarda tutte e tutti.
Drammatiche le parole di un futuro forse probabile ministro, Marcello Dell’Utri, che ha sostenuto: "Se dovessimo vincere noi revisioneremo i libri di storia". E’ preoccupante l’uso strumentale della storia e della cultura da parte del potere. E’ preoccupante che ci sia un vento che voglia negare che quello che è stato, e che è stato drammaticamente tragico, eseguito e voluto da alcuni uomini, sia oggi negabile e sottoposto a revisione nel merito. Dove poter dire studiare la storia perché in futuro l’umanità non ripeta certe barbarie? Si vuole usare alcune tragedie per fini politici e ricordare la Resistenza insieme ad altri fatti che sono totalmente autonomi implica necessariamente il mettere in discussione la dignità e l’autorevolezza storica, civile ed etica che la resistenza ha comportato e ancora porta con sé. La Regione Lombardia ha finanziato un’iniziativa per ricordare le foibe: è vero è fatto storico indiscutibile. Fu una tragedia. Ma è stata letta, come cita la delibera regionale, sotto un’ottica strumentale e faziosa, considerando questa pagina terribile della storia d’Italia e di Slovenia in modo decontestualizzato dal procedere degli eventi: le foibe esistevano prima del 1945, erano state istituite dal regime fascista contro le minoranze slovene del Friuli Venezia Giulia. Un altro esempio di antipatriottismo del fascismo, dove si armano connazionali e concittadini contro altri concittadini, che hanno vissuto insieme la tradizione civica e culturale della stessa terra dei padri, fatta di valori di tolleranza e di eguaglianza.
La matrice revisionista è sempre la stessa: espungere frasi dal contesto, connettere fonti disparate e non omogenee, forzare i contenuti del testo: tutto il classico armamentario del negazionista tecnico.
Ma oggi più che mai risuonano come attuali le parole di Pasolini, che nella sua ultima intervista rilasciata a Furio Colombo, intravedeva tempi duri e tristi per il Paese, fatti di decadenza civile, perdita di libertà e indipendenza, di campagne di denigrazione delle diversità, di imposizione di stili e modelli di vita stereotipati e omologanti, tipici non di un semplice pensiero unico, quello del prevalere del più forte sul più debole ma, bensì, di una cinica logica di imposizione e di prepotenza.
L'Italia sta marcendo
in un benessere che è
egoismo, stupidità,
incultura, pettegolezzo,
moralismo, coazione,
conformismo: prestarsi
in qualche modo a
contribuire a questa
marcescenza
è, ora, il fascismo.
Pier Paolo Pasolini,
Vie Nuove n. 36,
6 settembre 1962
Essere giovani antifascisti oggi, nell’anno del 60° anniversario della costituzione, significa opporsi a questo stato di cose, a questo terreno di coltura di una decadenza culturale e civile che porta al fascismo, all’intolleranza, alla disintegrazione della convivenza civile, nel mentre ci sono forze politiche, lo denuncia anche il cardinale Tettamanzi, cavalcano le pulsioni più bieche e infami, volgari dell’indole umana, alimentando atti intimidatori e di violenza razzista, xenofoba, omofoba. E’ un dato preoccupante quello che vede opera vincere le pulsioni più razziste e destabilizzanti, quelle che qualche mese fa organizzarono un assalto incendiario alle abitazioni dei nomadi, legittimamente e regolarmente presenti sui territori comunali.
Proprio perché sono convinto che oggi la frase e il monito di Calamandrei, “Ora e sempre Resistenza”, sia un impeto morale e attuale rivolto a noi giovani generazioni, di riscatto e di vigilanza affinché la libertà, che è cosa preziosa, venga tutelata e preservata ogni giorno, perché non ci si debba in futuro capire che essa è fondamentale e vitale per l’esistenza umana nel momento in cui ne siamo privati, come lo stesso giurista fiorentino diceva. Ma vediamo nella storia della Repubblica quanti giovani hanno anche sacrificato la propria vita per esprimere quell’innegabile esigenza di dare attuazione a un antifascismo non solo di “facciata”, ma anche di sostanza, auspicando forme di democrazia progressiva, citiamo Curiel, dove il concetto di libertà si possa sposare con il concetto di giustizia sociale e di eguaglianza, dove le parole romantiche e di grande impulso culturale di Che Guevara, che sono riscatto libertario per tutto il genere umano, che sono l’antitesi di quello che possano essere presupposti di un mondo altro e possibile, perché necessario: “Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare”. Parlo di quella generazione di “nuovi partigiani” di “nuova resistenza”, che oggi giustamente viene rivalutata e che si è composta di insigne figure di giovani che con l’immaginazione volevano proseguire quell’impegno di attuazione dei principi e dei valori, attuazione spesso non contemplata, spesso sospesa, della Lotta di Liberazione iscritti nella Costituzione, proprio in momenti difficile dove era più possibile movimenti di repressione e di reazione, come la strategia della tensione e come i tentativi di colpi di stato, i “rumori di sciabole”: mi riferisco a Varalli, a Zibecchi, a Franceschi, a Brasili, ad Ardizzone, a tutti coloro che da sempre hanno vigilato contro movimenti neofascisti e reazionari, opponendosi con la forza del proprio ideale e della propria imaginazione in un riscatto dell’umanità tutta, come indica la nostra Costituzione. A loro dobbiamo rifarci, proseguendo con coerenza, nonviolenza, che è più forte e incisiva della violenza, diceva Gandhi, costanza e determinazione in quella strada e lungo percorso che ci porterà ad attuare i valori culturali iscritti nella nostra Carta fondamentale. Il Comitato di difesa della Costituzione, che ebbe una vittoria esaltante e che tutt’ora deve essere presa come riferimento politico innanzitutto e dato imprescindibile contro chi vorrebbe mettere le mani sulla Carta in gran parte non applicata né ottemperata, che in ogni paese, comune, circoscrizione si è costituito e ha visto una grandissima partecipazione di cittadine e di cittadini che si opponevano con gli strumenti referendari a un vile e indegno colpo di mano contro una Costituzione considerata ancora oggi attuale e punto di riferimento in Europa come alta elaborazione giuridica, istituzionale, civile e culturale, nonché testo letterario, rivisto da Marchesi. Ebbene la maggioranza degli aventi diritto ha detto NO a un progetto di destabilizzazione e di annientamento dello spirito democratico progressivo scritto in quella Carta.
Volevo concludere con una poesia di Brecht, “Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare..." Non perdiamo tempo e proseguiamo sull’impegno antifascista e di pedagogia all’antifascismo e ai valori della resistenza.
 

Giovedì, 24 Aprile, 2008 - 14:18

Per un 25 aprile di Resistenza a Roma, Milano, in Italia

Il 25 aprile è Festa di Aprile, dove rieccheggia più che mai quest'anno con capacità incisiva lo spirito delle parole nel monito di Calamandrei, "Ora e sempre Resistenza".

Ho letto l'appello lanciato da diverse realtà, giornalistiche e politiche, antifasciste e democratiche a fare del 25 aprile un segnale di opposizione seria e convinta a una deriva pericolosa, che può essere conseguente a determinati dati elettorali, verso la cancellazione della memoria e dei valori della Resistenza, che scrissero la nostra Costituzione, proprio nel 60° anniversario dalla sua formazione e scrittura.  Leggo che il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha ufficialmente detto che il 25 aprile e il 1 maggio sarà in vacanza, via da Milano, dopo avere partecipato, gli anni scorsi, alle manifestazioni e avere gridato nel 2007 sul palco, alla presenza del Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, "Viva la Resistenza", nonchè nel 2006 avere accompagnato il proprio padre partigiano, almeno così sembra, per tutto il corteo. Lei quest'anno ha deciso di prenotare un lungo soggiorno fuori "porta" e non presenziare, prima volta nella storia della Milano postbellica e repubblicana, al corteo per le celebrazioni della Festa della Liberazione. Sarà forse il risultato delle contestazioni che ricevette due anni fa in Corso Vittorio Emanuele? Non si comprendono le ragioni reali, ma si può presumere che il riconoscimento fondante di questa giornata da tutti non è recepito e ci sono alcuni esponenti, tra cui anche il prossimo presidente del consiglio, nostro malgrado, che non partecipano alle mobilitazioni di questa importante data. Io credo, poi, che ogni figura amminsitrativa e politica debba essere esposta e cogliere con senso di responsabilità e riflessione ogni motivo di dissenso e di critica: non arroccarsi in una chiusura pretestuosa e, a parere del sottoscritto, alquanto provocatoria.
Il panorama attuale alla vigilia del grande giorno, del giorno che rifondò il Paese ridandogli quella dignità, indipendenza e democrazia reale vilipese e annientate dalla ferocia di una dittatura aberrante nazifascista, non è certamente, a livello politico e culturale, dei migliori: un deputato della PDL, Selva, quello che prese l'autoambulanza in servizio per arrivare in tempo a un appuntamento in televisione e che con grande sfacciataggine esaltò in pubblico questo suo indegno comportamento, si permette di dire che la festa del 25 aprile dovrebbe essere cancellata dal calendario delle ricorrenze repubblicane, mentre un condannato con sentenza di primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, Marcello Dell'Utri, si autoproclama come colui che dovrò revisionare tutti i libri di storia e cancellare da essi la cosidetta "retorica della Resistenza". Infine abbiamo la decisione del comune di centrodestra di Alghero che ha vietato cantare nei cortei del 25 aprile "Bella Ciao", procurando, così, la presenza di due cortei, uno comunale, l'altro in dissenso, giustamente, per un atto di una portata indegna.

A Roma da le pagine de Il Manifesto si invitano le coscienze democratiche e antifasciste a mobilitarsi il 25 aprile in Piazza per dare un segnale chiaro di riscatto della parte migliore di questo nsotro Paese, la parte più viva e sana, che vuole resistere a ogni tentativo di ripristinare condizioni di destabilizzazione dell'ordine repubblicano e democratico, agendo sulla memoria, cancellandola dai libri, dalle coscienze civiche, dalla storia dell'Italia, a due giorni dal voto per scegliere se confermare l'amministrazione di centrosinistra o, invece, consegnare la capitale nelle mani di un esaltato post missino, da sempre evidenziatosi per atteggiamenti fortemente reazionari e negazionisti, Gianni Alemanno, al seguito di una coalizione di forze che non si risconoscono nella nostra Carta Costituzionale, nelle fondamenta del nostro stato Repubblicano nato dalla Resistenza, che si pongono al di fuori dell'arco delle culture che scrissero quella carta che ancora oggi è considerata punto di riferimento europeo per un progetto di democrazia compiuta, progressiva e reale.

Mi associo a questo appello con forza e determinazione, convinzione. Credo anch'io che il dato elettorale di Roma potrebbe essere un presupposto politico per dire che c'è volontà di opporsi a pericolose derive di destra, una destra irresponsabile e revisionista, che già pone in essere palesi indicazioni di destrutturare il sostrato culturale e civico di convivenza dmeocratica e sociale nel nostro Paese, tessuto connettivo di 60 anni di Repubblica antifascista.

Occorre ripartire da Roma per dire che esiste ancora un'Italia che vuole resistere e che resistendo difende e attuerà i valori e principi della nostra Costituzione, come recita un documento approvato dalla conferenza regionale dell'ANPI in Lombardia:"Attuare la Costituzione, non solo difenderla, operazione già necessaria e imprescindibile".

Ripartiamo da Roma per fermare le derive plebiscitarie di una destra antieuropea e xenofoba.

Alessandro Rizzo

Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano

Consiglio di Zona 4 Milano 

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