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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Lunedì, 3 Novembre, 2008 - 17:04

Se non ora quando? Aggiornamento adesioni appello

Se non ora quando?
Appello della Lista Uniti con Dario Fo per Milano
per una Commissione d'inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia nel territorio milanese

A Milano la mafia esiste. I fatti dimostrano che nella "capitale finanziaria" la corruzione persiste in modo invasivo. Vincenzo Macrì, componente della Direzione Nazionale Antimafia, assicura che "Milano è la vera capitale della "ndrangheta". Si parla anche di mafia, camorra, sacra corona unita. A testimoniarlo sono fatti giuridicamente sottoposti a procedimenti penali ancora in corso. Politica ed economia intessono relazioni pericolose con esponenti delle cosche.
Diversi sono stati gli omicidi di stampo mafioso commessi negli ultimi mesi, ricordiamo per ultimo Cataldo Aloisio, 34 anni, freddato nel Nord Ovest di Milano da un colpo di pistola alla nuca.
Come spiega Gianni Barbacetto, un potere non più occulto si è insediato nella città e come una idra multitentacolare tende a pervaderne il tessuto sociale, economico e politico.
L'emergenza in città viene indirizzata verso i Rom, oppure verso i furti e le rapine che sono in netto calo negli ultimi anni: il resto non sussiste. Non si comprende che spesso la microcriminalità esiste perché esiste la macrocriminalità delle organizzazioni mafiose.
La mafia a Milano, come scrive nel suo libro Giampiero Rossi, permane ormai da tempo in diversi settori: dai piccoli spacciatori sulla strada ai consulenti finanziari, ai commercialisti, ai direttori di banca negli uffici "ovattati" del centro cittadino, capitale del "business".
La macrocriminalità ricicla il denaro che gli viene fornito da una certa finanza bancaria e di borsa che, pur non essendo organica alla "cosca", rimane complice di un sistema di corruzione e di inquinamento della libera concorrenza.
La mafia è un problema culturale, asserisce Giovanni Impastato, fratello di Peppino. E anche nel Nord la cultura dominante è quella dell'illegalità.

Occorre creare una Commissione di controllo sugli appalti dell'EXPO, una commissione speciale d'inchiesta sugli interessi mafiosi attivi nel territorio cittadino: la proposta giace in Consiglio Comunale, nonostante l'apprezzamento trasversale che ha ottenuto.
La società civile, l'associazionismo per la legalità, Don Gino Rigoldi, Libera, intellettuali e uomini di cultura hanno più volte avanzato la proposta, anche precedentemente all'assegnazione dell'EXPO a Milano. Ma l'amministrazione è sempre apparsa sorda di fronte a una richiesta corale di fare fronte all'emergenza dell' illegalità mafiosa, corrosiva della convivenza civile e sociale della nostra città.
Occorre subito attivare ogni forma utile a riportare a Milano la cultura della legalità, che è cultura di democrazia, giustizia sociale ed eguaglianza.

Ti chiediamo di aderire a questo appello che alcune cittadine e cittadini indirizzano all'Amministrazione Comunale affinché si chieda subito e si approvi una Commissione d'Inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia a Milano, coerentemente con quanto sostenuto da più relatori nell'incontro in memoria di Peppino Impastato, tenutosi proprio a Palazzo Marino il 16 settembre 08.

Invia la tua adesione all'indirizzo listafoappello@gmail.com scrivendo:
aderisco all'appello " Se non ora quando? Appello per una Commissione d'inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia nel territorio milanese da inviare all'Amministrazione Comunale di Milano".

Adesioni finora pervenute
Basilio Rizzo, Vittorio Agnoletto, Nando dalla Chiesa, Luciano Muhlbauer, Francesca Zajczyk, Alessandro Rizzo, Paolo Cagna Ninchi, Giuseppe Natale, Amalia Navoni, Antonella Fachin, Franco Brughiera, Raffaele Taddeo, Sergio Segio, Tommaso Zampagni, Thomas Schmid, Marco Bersani, Paolo Azioni, Vanni Mirandola, Nello Vescovi, Liborio Francesco Cozzoli, Luisa Spinoso, Renata Sparacio, Francesco Pedrazzi, Giulio Cengia, Guido Gavazzi, Maria Carla Baroni, Alessandro Cangemi, Anna Alziati, Angelo Valdameri, Vincenzo Viola, Rossana Campisi, Fabrizio Casavola, Francesca Mileto Fausto Marchesi, Aligi Maschera, Christian Elevati, Loredana Fantini, Roberto Brambilla, Rolando Mastrodonato, Valerio Imbatti, Aldo Rossetti, Luigi Candreva, Alessandro Guido, Eleonora De Bernardi, Cristina Agosti, Piero Basso, Enrica Torretta, Roberto Cagnoli, Ida Alessandroni, Giampaolo Ferrandini, Ersilia Monti, Stefano Panigada, Giacomo Sicurello, Mirella De Gregorio, Luigi Campolo, Empirio Vito, Emanuele Gabardi, Vincenzo Vasciaveo, Edda Boletti, Saverio Benedetti, Silvano Pasquini, Fabio Ricardi, Camillo Gama Malcher, Cristina Benato, Edgardo Bernasconi, Claudio Armellini, Silvia Biassoni, Pietro Zanisi, Emanuele Concadoro, Mariateresa Lardera, Grazia Casagrande, Simona Platè, Gabriella Benedetti, Enzo Bensi, Massimo Gentili, Stefania Cappelletti, Mercedes Mas, Davide Frigerio, Giovanni Amico, Giogo Nobili, Rosanna Gatti, Andrea Sanclemente, Gabriella Grasso, Paolo Meyer, Giuliana Nichelini, Silvio Agnello, Luca Ariano, Marco Alberti, Claudia Giella, Ibrahîm 'Abd an-Nûr Gabriele Iungo, Gregorio Mantella, Sergio Marinoni, Anna Pedrazzi, Simone Panozzo, Michele Sacerdoti, Luigi Ranzani, Tommaso Botta, Mona Mohamed, Tommaso Dilauro, Maurilio Pogliani, Franco La Spina, Paolo Baruffa, Eliana Scarafaggi, Maurilio Grassi, Pennu, Roberto Prina, Donatela Cabrini, Giulio Cavazioni, Claudia Guastaldi Musso, Biagio Strocchia, Aldo Sachero, Donfrengo, Miriam Garavaglia, Marco Fassino, Luciano Luca Pasetti, Ferdinando Lenoci, Fabio di Falco, Lidia Meriggi, Ennio Riva, Carmen Cavazzoli, Renato Mele, Nadia Barbetti, Teresa Isenburg, Paolo Migliavacca, Monica Rossi, Giancarlo Roncato, Marina Lagori, Mario Bonica, Camilla Notarbartolo, Luisa A. Meldolesi, Bianca Dacomo Annoni, Renato Vallini, Tiziana Marsico, Daniele Gaggianesi, Ester Prestini, Salvatore Fraticelli, Alessandra Durante, Anna Maria Osnaghi, Rino Messina, Mattea Avello, Daniele Leoni, Angela Persici, Ruggero Bogani, Laura Bogani, Armando Costantino, Bruno Giulio, Antonio Lupo, Amanda e Silvio, Vincenzo Modarelli, Cristina Simonini, Alessandra Manzoni, Giuliana De Carli, Renato Merlini, Maria Luisa Sciarra, Federico Marchini, Luciana P. Pellegreffi, Alda Capoferri, Stefania Fuso Nerini, Riccardo Poggi, Maria Rosa Strocchi, Luisa Motta, Giovanna Groppi, Renato Lana, Massimo De Giuli, Guido Bolzani, Tony Rusconi, Romano Miglioli, Guia Faglia, Liborio Francesco Cozzoli, Silvia Olivotti, Ermanno de Gregorio, Annamaria Trebo, Lino de Gregorio, Tina Fusar Poli, Marina Querciagrossa, Giuliana Zoppis, Melissa Corbidge, Emanuela Nava, Davide Radaelli, Paolo Zani, Siliana Silvia Inguaggiato, Ernesto Pedrini, Marisa Gaggini, Giorgio Boccalari, Carla Gnecchi Ruscone, Luca Trada, Francesco Paolella, Edvige Cambiaghi, Carlo Rossi, Adele Rossi, Daniela Rossi, Roberto Zuccolin, Paola Iubatti, Marina Gorla, Pasquale Palena, Paolo Limonta, Elena Tagliaferri, Stefano Levi Della Torre, Marco Tatò, Edoardo Bottini, Davide Pelanda, Simona Bessone, Antonio Frascone, Renata Rambaldi, Tatiana Cazzaniga, Cristina Franceschi, Nicoletta Lucatelli, Francesca Carmi, Federico Mininni, Jacopo Casadei, Sandro Artioli, Carla Dentella, Alessandro Zanardi, Giovanna Ronco, Giovanni Acquati, Franco Calamida, Giuseppina Renzetti, Alfredo Minichini, Patrizia Tovazzi, Roberto Capucciati, Piercarlo Collini, Stefano Costa, Davide Sini, Paola Trotta, Antonio de Cristofaro, Andrea Fedeli, Alberto Risi, Annamaria Palo, Luigia Pasi, Brunella Panici, Vincenzo di Giacomo, Bianca Avigo, Marco Gimmelli
Lunedì, 3 Novembre, 2008 - 14:59

ROGO DI OPERA: CASSAZIONE ANNULLA ASSOLUZIONE DEL SINDACO FUSCO

ROGO DI OPERA: CASSAZIONE ANNULLA ASSOLUZIONE DEL SINDACO ETTORE FUSCO
di lucmu (del 03/11/2008)
Vi ricordate del rogo di Opera? Era la vigilia di Natale del 2006 e un nutrito gruppo di cittadini operesi, guidato e incitato dal leghista Ettore Fusco e da altri esponenti della Lega e di An, aveva dato alle fiamme le tende della protezione civile, destinate ad ospitare fino a primavera le famiglie rom precedentemente sgomberati dalle baracche di via Ripamonti, nel comune di Milano. Le tende sarebbero poi state rimontate, ma l’assedio, con tanto di insulti e minacce quotidiane, continuò fino all’inizio di febbraio, quando i rom e la Casa della Carità gettarono la spugna e se ne andarono.
Opera fu una sconfitta per la democrazia e la decenza e una vittoria politica per le destre e gli xenofobi. Anzi, fu una sorta di fatto costituente, destinato a fare scuola. Da allora in poi si registrò un crescendo di azioni simili, un po’ dappertutto in Lombardia e successivamente anche oltre. E uno dei principali protagonisti della vicenda capitalizzò la vittoria fino in fondo: nell’aprile del 2008 Ettore Fusco è stato eletto Sindaco di Opera.
Aver permesso a Lega e An -con qualche occasionale appoggio operativo di militanti neofascisti- di averla vinta, significò sdoganare e legittimare azioni razziste e violente contro i rom. Lo stesso comportamento delle autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico fu allora arrendevole, per usare un eufemismo. In sostanza rimasero a guardare. E la medesima tolleranza sarebbe poi stata usata anche dal magistrato, che infatti nel febbraio scorso assolse Ettore Fusco dall’accusa di “istigazione a delinquere”.
Sembrava tutto chiuso, finito, nel peggior modo possibile. Cioè, a Opera non era successo nulla, non ci sono responsabilità, né colpevoli. O meglio, gli unici colpevoli sono quelli che la violenza non l’hanno mai usata: le famiglie rom, prima sgomberati dalla baraccopoli milanese, poi assediati, minacciati e cacciati da Opera.
Invece no, la vicenda non è ancora chiusa. Infatti, venerdì 31 ottobre la Corte di Cassazione ha depositato la sentenza con la quale accoglie il ricorso della Procura di Milano, annullando l’assoluzione e disponendo un nuovo processo per “istigazione a delinquere” contro il Sindaco di Opera, Ettore Fusco.
Una buona notizia, comunque vada a finire, perché vuol dire che è rimasto ancora qualcuno che ritiene i roghi razzisti contro persone indifese, con l’unico fine di garantire un tornaconto politico e personale a qualcuno, non compatibili con lo stato di diritto e la democrazia.

Luciano Muhlbauer
Consigliere Regionale PRC
www.lucianomuhlbauer.it

Lunedì, 3 Novembre, 2008 - 13:16

progetti per la riqualificazione della Cascina Monluè

Milano, 23 ottobre 2008

 
Alla c.a.
dell'Assessorato allo Sviluppo del Territorio del Comune di Milano;
del Settore Demanio e Patrimonio del Comune di Milano;
della Commissione Territorio, Viabilità e Ambiente del Consiglio di Zona 4 di Milano;
della Commissione Cultura del Consiglio di Zona 4 di Milano;
del Consiglio di Zona 4 e di tutte le sue Componenti
e p.c.
dell’Assessorato al Tempo Libero del Comune di Milano
 
Oggetto: progetti di intervento per la riqualificazione della Cascina Monluè
 
Considerato
 
Che la Cascina Monluè è diventata polo e luogo di interessanti iniziative culturali e aggregative fatte e promosse da associazioni di vario calibro e portata in collaborazione con gli assessorati dell’Amministrazione Comunale di Milano, soprattutto l’Assessorato al tempo Libero, l’Assessorato alla Cultura e, per alcuni convegni di natura sociale, con l’Assessorato all’Educazione e alle Politiche Sociali del Comune di Milano
 
Si considera inoltre
 
Che nella promozione delle iniziative, soprattutto di carattere musicale, non siano state fatte pervenire nell’ estate ultima scorsa le deroghe ai limiti di emissioni acustiche, necessarie e opportune a garantire lo svolgimento degli eventi, a grande impatto civile e che hanno visto una forte partecipazione da parte della cittadinanza
 
In particolare vista
 
La sospensione che in tale circostanza, in particolare l’evento della manifestazione culturale Est is West, promossa dall’ARCI Provinciale di Milano, a cui il Consiglio di Zona 4 da anni esprime il patrocinio, testimoniando l’elevata sensibilità culturale e l’alta considerazione civica riversate con interesse da parte del nostro organismo a tale manifestazione, che trova anche il sostegno da parte dell’Assessorato allo Sport e al Tempo Libero
 
Preso atto
 
Dell’importanza che la Cascina assume nel territorio circoscrizionale, spazio di promozione culturale e aggregativi di alta potenzialità, luogo di riferimento cittadino e regionale di alto interesse sociale, e dell’interrogazione espressa dal sottoscritto e dai colleghi consiglieri, Brunacci, Gentili, Olivieri e Tosi, giovedì 17 luglio in Consiglio di Zona 4, in cui richiedevamo informazioni al Settore competente e alla Direzione dell’ARPA circa la sospensione delle manifestazioni inerenti la programmazione estiva in Cascina
 
preso atto
 
di provvedimenti e progetti di intervento strutturale complessivo volti a riqualificare lo spazio e funzionali a investire su tale luogo, in piena coerenza con la dimensione del programma complessivo di valorizzazione delle cascine presenti sul territorio comunale, di tutela del quadro architettonico storico agricolo, un programma di recupero in una dimensione di aggregazione sociale, culturale e di formazione di eccellenza
 
si chiede
 
-         all'Assessorato allo Sviluppo del Territorio del Comune di Milano se, in una dimensione di promozione di progetti di recupero di cascine presenti sul territorio municipale, nel rispetto della qualità storica agricola e sociale urbanistica dell’area, esiste l’intenzione di provvedere a inserire una proposta di riqualificazione strutturale della Cascina, coinvolgendo i soggetti attivi del territorio e proponenti, negli ultimi anni, programmi qualificati e consolidati di utilizzo dello spazio, mettendo a confronto le varie proposte in merito formulate e prospettando formule adeguate per una gestione partecipata della realtà;
-         Alla Commissione Territorio del Consiglio di Zona 4 e alla Commissione Cultura del Consiglio di Zona 4 di provvedere a inserire all’ordine del giorno di una prossima riunione congiunta di commissione l’analisi della situazione attuale della Cascina e invitare funzionari del Settore competente, Territorio, del Comune di Milano, e Tempo Libero, soggetto che ha palesato interesse all’utilizzo dell’area in diverse occasioni di rilievo culturale, al fine di valutare di concerto con le realtà che hanno promosso iniziative e programmi pubblici possibili progetti di riqualificazione e utilizzo futuro della Cascina, comparando le diverse proposte oggi presenti in materia da parte di diversi attori sociali, tra cui gli studi presentati dall’Architetto Stefano Boeri in merito alla riqualificazione strutturale degli spazi.
 
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Sabato, 1 Novembre, 2008 - 14:04

mafia da nord a sud

L'Associazione Le Girandole vi invita al dibattito:

MAFIA:

da Nord a Sud isole comprese!

Raccontare significa resistere
e resistere significa preparare le condizioni
per un cambiamento
Roberto Saviano

Vi racconteranno:

Gianni Barbacetto
Nando dalla Chiesa
Claudio Fava
Alberto Nobili
Basilio Rizzo
I ragazzi di "Ammazzateci tutti"

Modera:
Antonella Mascali

Milano, lunedì 10 novembre 2008

Ore 20,30

Camera del Lavoro

Corso di Porta Vittoria, 43

Per altre informazioni:

Cell. 338-2518730
e-mail: legirandole@tiscali.it

Venerdì, 31 Ottobre, 2008 - 19:36

Un camion carico di spranghe

Un camion carico di spranghe
e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE

(Embedded image moved to file: pic27753.jpg)Un camion carico di spranghe e
in piazza Navona è stato il caos

Gli scontri di ieri a Roma
AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che
vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il
mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione
degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti
da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi
minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle
di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati,
paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono
arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente
ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo,
menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o
quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si
muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni,
spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei
tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere
studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra
i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno
sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da
gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo
di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università
di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito
alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!"
dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il
funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei
studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza
la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il
funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa
incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del
funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è
un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La
professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta
al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto
un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe
che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra?
È un reato e voi dovete intervenire".

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino:
"Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma
Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?".
"Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare
passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La
professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico,
è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti
mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non
sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente
parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione,
mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo
allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i
bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete
scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto
letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo
Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano
professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un
intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io
quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti
pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti
devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono
delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della
polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza
pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i
docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine
sì".

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri,
negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce
dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di
polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di
seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di
essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il
tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La
battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro:
"Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si
va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice
questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e
aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il
finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della
Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige
contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza.
Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le
saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di
scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai
sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di
sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano
riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina
ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le
braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente,
Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una
manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si
ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con
la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo
e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di
un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica
che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello
più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai
voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in
piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare
le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da
stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo
giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il
metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".
(30 ottobre 2008)

«Facciamo l'ipotesi»
Piero Calamandrei

Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un
partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la
Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su
Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole
istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per
impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di
partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere
imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino
sotto il fascismo c'è stata.

Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi
teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a
screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire
le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito,
di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste
scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a
consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono
migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei
cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle
scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la
scuola privata diventa una scuola privilegiata. .

Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di
stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la
prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa
in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che
vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non
controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno
i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare
alle scuole priva te denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole
private denaro pubblico.

(in Scuola Democratica, 20 marzo 1950)

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80419

Venerdì, 31 Ottobre, 2008 - 19:02

Denunciamo Paola Binetti

Adesso basta!
Non è possibile che l’onorevole Paola Binetti (PD) continui impunemente a definire gli omosessuali dei malati, e ad affermare, come oggi avviene sul Corriere della Sera, che le "tendenze omosessuali fortemente radicate possono scaturire nella pedofilia".
È un’ignobile bugia smentita dalla scienza e dall’osservazione clinica sulle patologie sessuali pedofile: l’orientamento sessuale non c’entra nulla con la pedofilia. Inoltre i dati statistici sugli orribili reati perpetrati ai danni dei bambini confermano che la stragrande dei casi sono commessi dai padri, dai parenti, dalla cerchia degli amici, tutti rigorosamente eterosessuali.
Arcigay intende denunciare Paola Binetti per le gravi affermazioni lesive per la dignità di milioni di cittadine e cittadini italiani.

Chiediamo inoltre all’Ordine nazionale dei Medici di pronunciarsi in modo chiaro e definitivo e di prendere le distanze da queste abberranti affermazioni.

C’è da chiedersi infine come la Binetti possa militare in un partito il cui leader, Walter Veltroni, solo una settimana fa, ha denunciato l’omofobia dilagante in Italia.
Per quanto riguarda il Vaticano, che vuole escludere i gay dal sacerdozio, alle nostre affermazioni ironiche di ieri, vogliamo far seguire un appello a tutti i cardinali, vescovi e preti, che sono costretti ad una seconda vita in quanto omosessuali, di far sentire la propria voce e di adoperarsi pubblicamente affinché questa ondata di omofobia dentro la Chiesa possa essere fermata con la forza della testimonianza diretta.
Aurelio Mancuso, Presidente Nazionale Arcigay

Giovedì, 30 Ottobre, 2008 - 13:43

QUANDO LI CONOSCI NON LI EVITI

QUANDO LI CONOSCI NON LI EVITI
staffetta interculturale per non dimenticare Abdoul

 
Venerdì 7 novembre 2008
ore 20.45 - Auditorium P. Maggioni
Via Don Milani, 6 - Cernusco sul Naviglio
 
Interventi di
AfroSound Alafia (afro)
Black & White (afro beat)
Roberto Carusi (attore)
Erminia Dell'Oro (scrittrice)
Cheikh Tidiane Gaye (scrittore)
Betty Gilmore (cantante e poetessa)
Michel Koffi (griot)
Kossi Komla-Ebri (scrittore)
Toma L’Arge & Corona Reyes (crew hip hop)
Misho & Skone (mc hip hop - reggae)
Henri Olama (afro beat)
Roberto Pedretti (docente universitario)
Candelaria Romero (attrice e scrittrice)
Vigevano Massive (dj reggae)
Itala Vivan (docente universitaria)
Zanko El Arabe Blanco (rap - hip hop)
 
Promuovono
Africa 80 * ANPI * Ass. Cittadini dal Mondo * Ass. Culturale Albanese G. K. Skanderbeg * Ass. Roberto Camerani * Banca del Tempo * Bottega Eticomondo * CNGEI Scout Laici * ColorEsperanza * Comitato per non dimenticare Abba, per fermare il razzismo * FNP CISL * Forum del Terzo Settore Martesana * Operazione Cachoeira de Pedras * Per una Libera Università delle donne * Scuola di Italiano per Stranieri * So. Ba. Di. Ma. Lo. * SPI CGIL
 
info: cachoeiradepedras.blogspot.com - bisullo@yahoo.it

Giovedì, 30 Ottobre, 2008 - 13:42

Se non ora quando. Aggiornamenti appello

Se non ora quando?

 
Appello della Lista Uniti con Dario Fo per Milano
per una Commissione d'inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia nel territorio milanese
 
A Milano la mafia esiste.  I fatti dimostrano che nella "capitale finanziaria" la corruzione persiste in modo invasivo.  Vincenzo Macrì, componente della Direzione Nazionale Antimafia, assicura che "Milano è la vera capitale della "ndrangheta". Si parla anche di mafia, camorra, sacra corona unita.  A testimoniarlo sono fatti giuridicamente sottoposti a procedimenti penali ancora in corso.  Politica ed economia intessono relazioni pericolose con esponenti delle cosche.
Diversi sono stati gli omicidi di stampo mafioso commessi negli ultimi mesi, ricordiamo per ultimo Cataldo Aloisio, 34 anni, freddato nel Nord Ovest di Milano da un colpo di pistola alla nuca.
Come spiega Gianni Barbacetto, un potere non più occulto si è insediato nella città e come una idra multitentacolare tende a pervaderne il tessuto sociale, economico e politico.
L'emergenza in città viene indirizzata verso i Rom, oppure verso i furti e le rapine che sono in netto calo negli ultimi anni: il resto non sussiste.   Non si comprende che spesso la microcriminalità esiste perché esiste la macrocriminalità delle organizzazioni mafiose.
La mafia a Milano, come scrive nel suo libro Giampiero Rossi, permane ormai da tempo in diversi settori: dai piccoli spacciatori sulla strada ai consulenti finanziari, ai commercialisti, ai direttori di banca negli uffici "ovattati" del centro cittadino, capitale del "business".
La macrocriminalità ricicla il denaro che gli viene fornito da una certa finanza bancaria e di borsa che, pur non essendo organica alla "cosca", rimane complice di un sistema di corruzione e di inquinamento della libera concorrenza.
 La mafia è un problema culturale, asserisce Giovanni Impastato, fratello di Peppino.  E anche nel Nord  la cultura dominante è quella dell'illegalità.
 
Occorre creare una Commissione di controllo sugli appalti dell'EXPO, una commissione speciale d'inchiesta sugli interessi mafiosi attivi nel territorio cittadino: la proposta giace in Consiglio Comunale, nonostante l'apprezzamento trasversale che ha ottenuto.
La società civile, l'associazionismo per la legalità, Don Gino Rigoldi, Libera, intellettuali e uomini di cultura hanno più volte avanzato la proposta, anche precedentemente all'assegnazione dell'EXPO a Milano. Ma l'amministrazione è sempre apparsa sorda di fronte a una richiesta corale di fare fronte all'emergenza dell' illegalità mafiosa, corrosiva della convivenza civile e sociale della nostra città.
Occorre  subito attivare ogni forma utile a riportare a Milano la cultura della legalità, che è cultura di democrazia, giustizia sociale ed eguaglianza.
 
Ti chiediamo di aderire a questo appello che alcune cittadine e cittadini indirizzano all'Amministrazione Comunale affinché si chieda subito e si approvi una Commissione d'Inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia  a Milano, coerentemente con quanto sostenuto da più relatori nell'incontro in memoria di Peppino Impastato, tenutosi proprio a Palazzo Marino il 16 settembre 08.
 
 
Invia la tua adesione all'indirizzo listafoappello@gmail.com scrivendo:
aderisco all'appello " Se non ora quando? Appello per una Commissione d'inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia nel territorio milanese da inviare all'Amministrazione Comunale di Milano".
 
 
Adesioni finora pervenute
 
Basilio Rizzo, Luciano Muhlbauer, Alessandro Rizzo, Paolo Cagna Ninchi, Giuseppe Natale, Amalia Navoni, Antonella Fachin, Franco Brughiera, Raffaele Taddeo, Sergio Segio, Tommaso Zampagni, Thomas Schmid, Marco Bersani, Paolo Azioni, Vanni Mirandola, Nello Vescovi, Liborio Francesco Cozzoli, Luisa Spinoso, Renata Sparacio, Francesco Pedrazzi, Giulio Cengia, Guido Gavazzi, Maria Carla Baroni, Alessandro Cangemi, Anna Alziati, Angelo Valdameri, Vincenzo Viola, Rossana Campisi, Fabrizio Casavola, Francesca Mileto Fausto Marchesi, Aligi Maschera, Christian Elevati, Loredana Fantini, Roberto Brambilla, Rolando Mastrodonato, Valerio Imbatti, Aldo Rossetti, Luigi Candreva, Alessandro Guido, Eleonora De Bernardi, Cristina Agosti, Piero Basso, Enrica Torretta, Roberto Cagnoli, Ida Alessandroni, Giampaolo Ferrandini, Ersilia Monti, Stefano Panigada, Giacomo Sicurello, Mirella De Gregorio, Luigi Campolo, Empirio Vito, Emanuele Gabardi, Vincenzo Vasciaveo, Edda Boletti, Saverio Benedetti, Silvano Pasquini, Fabio Ricardi, Camillo Gama Malcher, Cristina Benato, Edgardo Bernasconi, Claudio Armellini, Silvia Biassoni, Pietro Zanisi, Emanuele Concadoro, Mariateresa Lardera, Grazia Casagrande, Simona Platè, Gabriella Bendetti, Enzo Bensi, Massimo Gentili, Stefania Cappelletti, Mercedes Mas, Davide Frigerio, Giovanni Amico, Giogo Nobili, Rosanna Gatti, Andrea Sanclemente, Gabriella Grasso, Paolo Meyer, Giuliana Nichelini, Silvio Agnello, Luca Ariano, Marco Alberti, Claudia Giella, Ibrahîm 'Abd an-Nûr Gabriele Iungo, Gregorio Mantella, Sergio Marinoni, Anna Pedrazzi, Simone Panozzo, Michele Sacerdoti, Luigi Ranzani, Tommaso Botta, Mona Mohamed, Tommaso Dilauro, Maurilio Pogliani, Franco La Spina, Paolo Baruffa, Francesca Zajczyk, Eliana Scarafaggi, Maurilio Grassi, Pennu, Roberto Prina, Donatela Cabrini, Giulio Cavazioni, Claudia Guastaldi Musso, Biagio Strocchia, Aldo Sachero, Donfrengo, Miriam Garavaglia, Marco Fassino, Luciano Luca Pasetti, Ferdinando Lenoci, Fabio di Falco, Lidia Meriggi, Ennio Riva, Carmen Cavazzoli, Renato Mele, Nadia Barbetti, Teresa Isenburg
 

Mercoledì, 29 Ottobre, 2008 - 17:08

Dalla scuola alla cultura: da Milano la mobilitazione

La scuola pubblica riceve un colpo mortale da parte del Governo Berlusconi, il quale autoritariamente approva in procedura d'urgenza un decreto, il 133, passato come formalmente decreto Gelmini, ma in realtà scritto e predisposto dal ministro Tremonti, che potremmo scherzosamente chiamare "mani di forbice", verso cui tutto il mondo scolastico ha palesato opposizione, critica e contrasto, dagli insegnanti ai genitori, dalle ricercatrici e ricercatori ai docenti, ai rettori, alle studentesse e agli studenti che ogni giorno esprimono la propria contrarietà propositiva con mobilitazioni coinvolgenti e lezioni in piazza. La scuola pubblica è affossata. E' un corpo posto in una bara, come bene hanno inscenato nell'ultima manifestazioni diverse studentesse e diversi studenti di varie università italiane.
E' estremismo chiedere che il contenuto devastante della ormai legge Tremonti, scusate Gelmini, venga totalmente rivisto, in quanto taglia, non risparmia, fondi cospicui alle voci di spesa per il sostegno alla didattica scolastica e universitaria, alle strutture scolastiche e alla ricerca scientifica? Coloro che vivono il mondo della scuola e delle università rivendiano una loro titolarità: essere protagonisti della propria dimensione, che non è particolare interesse corporativo ma, bensì, un valore istituzionale, mi si passi questo termine prestato dal discorso fatto da Calamandrei nel 1950 in difesa della scuola pubblica, da tutelare per il benessere futuro comune e per la crescita sociale e civica della cittadinanza, del Paese.
Mentre un corteo di manifestanti a Milano, stamattina, all'alba di una giornata uggiosa sia per quanto concerne il tempo, sia per quanto concerne il destino di questo nostro stato in declino, la sindaca Moratti si trovava a Roma in un vertice di maggioranza di governo e ha dato pubblica comunicazione della nomina del prossimo asessore alla cultura a Milano. Non solo le crisi di maggioranza si risolvono ormai in stanze e luoghi diversi dal Parlamento, come insegna Berlusconi e i suoi accoliti fedeli al governo; non solo le leggi si scrivono in piena estate, quelle meno popolari, posiamo dire anche se non si comprende cosa sia popolare in questo centrodestra anomalo, sulla scrivania di casa Tremonti: ma anche le questioni che concernono l'amministrazione comunale, il suo futuro, le scelte di governo, vengono prse fuori dai contesti consiliari, o in "apparati tecnici" ad hoc formati, come per i parcheggi e la valutazione della loro sostenibilità, oppure in sale affrescate da meravigliosi dipinti nei Palazzi romani. L'assessore, ha deciso la Moratti, scusate la Brichetto, è Finazzer Flory, una eclettica espressione del mondo dell'arte, uomo dalla fervida creatività e inventività, sopratutto nella creazione di circuiti piuttosto lucrosi del mondo della cultura memneghina, sempre più degradato a mero spettacolo.
Nessuna discussione previa è stata fatta, come in un feudo in cui la qualifica di vasallo o di valvassore veniva gentilmente concessa e revocata dall'illustre e magnanima figura del potente territoriale. Oppure come nello Stato del Vaticano del 1700 quando le qualifiche di nobile venivano concesse a questo o quell'altro servizievole individuo o casata familiare, a discrezione totale della divina volontà papalina.
Così è avvenuto. Tanto è che lo stesso Assessore Sgarbi, ormai liquidato dalla sindaca, sorpreso da tale nomina repentina sia uscito con la frase:"La Moratti non può nominare nessun mio successore alla guida dell'Assessorato alla Cultura, in quanto nessuna revoca della delega formalmente è giunta nei miei confronti".
Ci si chiede come mai lo stato della cultura a Milano e in Italia sia in totale decadenza. Oltre ai fondi che vengono sempre più soppressi dal governo per tale voce, vuoi per fare fronte alla normativa che abroga l'ICI indistintamente e a beneficio dei più ricchi, come sottolineava giustamente l'onorevole Di Pietro nella trasmissione di Ballarò di ieri sera, la politica culturale a Milano viene guidata e costruita a tavolino dai soliti noti, escludendo quel variegato e vivace panorama esistente di vitalità creativa indipendente.
Non esiste a Milano, a differenza di Torino, Bologna, Firenze, Venezia, un momento di eccellenza dove comunemente si metta insieme esperienze diverse in specifici campi creando contaminazioni positive e con valenza e di qualità internazionale. Iniziative atomizzate, totalmente incoerenti, fortemente uniche, non nell'esclusività ma nella capacità di esclusione, non in rete: è il panorama inquietante di un modello culturale che dissepa ogni possibilità di creazione di un circolo virtuoso a favore di uno sviluppo e di una fruizione universale dell'offerta culturale.
Occorre invertire la rotta, creando la proposta con il coinvolgimento dei soggetti attivi e partecipativi del tessuto civico e culturale della città.
E' arrivato il momento.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Mercoledì, 29 Ottobre, 2008 - 16:27

Dario Fo nella Statale occupata

Dario Fo nella Statale occupata

Ieri un sabato caldo con l'occupazione della Statale. E, come era accaduto venerdì, a sorpresa agli studenti si è unito Dario Fo, candidato sindaco alle primarie di Milano. Polemica politica con i Ds ("La sinistra moderata non mi vuole ma io vado avanti lo stesso") e poi una lezione contro le due riforme dell'istruzione.
Un intervento applauditissimo, un po' lezione e un po' comizio: "Dovete spiazzare con forme di lotta nuove quelli che cercano di addormentarvi". E ancora: "La distanza tra la pratica e lo studio è grandissima, la nostra scuola è vecchia anche come scuola del capitalismo, manca il confronto; siamo dei retrogradi, siamo gente che non respira, che non capisce che bisogna cambiare". Poi il duro attacco ai capisaldi della riforma Moratti. Secondo Fo, "lo Stato ha il dovere di interessarsi della scuola pubblica per intero, perché prima si pensa al pubblico e poi al privato: questo è il modo di costruire una scuola rivoluzionaria in un periodo in cui c'è bisogno di cambiamento". Conclusione: "Frammentare la cultura è il più grave errore che si possa commettere, per questo la riforma dell'università è da rifiutare".
di DANIELE SEMERARO
tratto da
Repubblica.it
Per vedere le foto di Dario Fo nell'Aula Magna della Statale durante la lectio magistralis clicca l'url

http://milano.repubblica.it/multimedia/home/3466089

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