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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Martedì, 9 Dicembre, 2008 - 12:16

60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani

60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, la Segretaria generale di Amnesty International: "Occorre agire, non limitarsi a celebrare"

Amnesty International ha chiesto oggi ai governi di fare del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani (Dichiarazione) un momento di azione e non di mera celebrazione.

"Le insensate uccisioni a Mumbai, le migliaia di persone in fuga dal conflitto nella Repubblica Democratica del Congo, le ulteriori centinaia di migliaia intrappolate in condizioni terribili nel Darfur, a Gaza e nel nord dello Sri Lanka e infine una recessione economica globale che potrebbe spingere altri milioni nella povertà, creano una pressante piattaforma d'azione sui diritti umani" - ha dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.

Di fronte a questo scenario, il 60° anniversario della Dichiarazione cade in un momento in cui il mondo affronta sfide molteplici.

Denunciando gli attacchi terroristici di Mumbai, Amnesty International ha messo in guardia i governi dal fare marcia indietro sui diritti umani in nome della sicurezza: "I governi hanno il dovere di proteggere dal terrorismo, ma il carcere a tempo indeterminato senza accusa né processo, la giustificazione e la pratica della tortura e l'erosione del primato della legge non rendono il mondo un luogo più sicuro" - ha ammonito Irene Khan.

Constatando l'impatto sui paesi poveri dell'attuale crisi economica, che rischia di gettare altri milioni di persone nella povertà, Amnesty International ha chiesto ai governi di proteggere i diritti economici e sociali con pari vigore rispetto ai diritti civili e politici.

"Il pregio della Dichiarazione è costituito dall'universalità e dall'indivisibilità. I diritti umani sono universali: ogni persona nasce libera ed eguale in dignità e diritti. I diritti umani sono indivisibili: tutti i diritti, economici, sociali, civili, politici e culturali, sono parimenti importanti, senza alcuna gerarchia" - ha proseguito Irene Khan. "Nonostante i progressi degli ultimi decenni in molte aree, l'ingiustizia, la disuguaglianza e l'impunità persistono in troppe zone del mondo. Il vero problema è che i governi fanno promesse e adottano leggi ma mancano di darvi seguito."

"È arrivato il momento che i governi riparino a sei decenni di fallimenti nel campo dei diritti umani e diano seguito alle loro promesse." - ha concluso Irene Khan.

Ulteriori informazioni

I passi avanti nel campo dei diritti umani conseguiti negli scorsi sei decenni comprendono:

  • l'adozione di trattati internazionali e di legislazioni nazionali; 
  • il riconoscimento dei diritti delle donne e dei bambini;
  • la creazione del Tribunale penale internazionale e i procedimenti per crimini di guerra e contro l'umanità da parte dei tribunali internazionali e, in alcuni casi, di quelli nazionali;
  • l'istituzione dell'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite e, in alcuni paesi, di commissioni nazionali sui diritti umani;
  • la fine dell'uso della pena di morte in oltre due terzi del pianeta;
  • i progressi nel controllo delle armi;
  • un forte appoggio della società civile ai diritti umani, come attraverso la rete mondiale dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni per i diritti umani.
I fallimenti comprendono:
  • le massicce violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario nei conflitti armati;
  • l'aumento degli attacchi dei gruppi armati e dei gruppi terroristici contro i civili;
  • la violenza contro le donne e i bambini, compreso il reclutamento dei bambini e delle bambine soldato;
  • la negazione dei diritti economici e sociali a milioni di persone che vivono in povertà;
  • la corruzione e l'iniquità dei sistemi giudiziari di molti paesi;
  • l'uso della tortura e di altre forme di maltrattamento;
  • la negazione dei diritti dei rifugiati e dei migranti;
  • gli attacchi agli attivisti, ai giornalisti e ai difensori dei diritti umani;
  • la soppressione del dissenso in molti paesi;
  • la discriminazione sulla base della razza, della religione, del genere e dell'identità.
FINE DEL COMUNICATO                                                             Roma, 9 dicembre 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell.348-6974361, e-mail press@amnesty.it

Venerdì, 5 Dicembre, 2008 - 21:12

I Paesi dell'odio omofobico

Omosessualità illegale: punita con la pena di morte (7)

Iran

Mauritania
Sudan
Emirati Arabi Uniti
Yemen
Arabia Saudita
Nigeria

Omosessualità illegale: punita con la prigione e/o le torture (80)

Marocco
Algeria
Tunisia
Libia
Senegal
Gambia
Guinea Bissau
Guinea
Sierra Leone
Liberia
Ghana
Togo
Benin
Camerun
Sao Tome e Principe
Eritrea
Etioppia
Gibuti
Somalia
Uganda
Kenia
Tanzania
Zambia
Burundi
Malawi
Zimbabwe
Botswana
Angola
Namibia
Mozambico
Swaziland
Lesotho
Mauritius
Seychelles
Comore
Rep. Turca di Cipro del Nord
Siria
Libano
Gaza
Kuwait
Barhein
Qatar
Oman
Uzbekistan
Turkmenistan
Afghanistan
Pakistan
India
Bangladesh
Nepal
Bhutan
Myanmar
Maldives
Sri Lanka
Aceh
Malaysia
Singapore
Brunei
Cook
Tonga
Samoa
Tuvalu
Salomone
Kiribati
Nauru
Palau
Papua Nuova Guinea
Tokelau
Niue
Belize
Panama
Giamaica
Saint Kitts e Nevis
Dominica
Antigua e Barbuda
Saint Lucia
Saint Vincent e Grenadines
Barbados
Grenada
Trinidad e Tobago
Guyana

MaroccoAlgeriaTunisiaLibiaSenegalGambiaGuinea BissauGuineaSierra LeoneLiberiaGhanaTogoBeninCamerunSao Tome e PrincipeEritreaEtioppiaGibutiSomaliaUgandaKeniaTanzaniaZambiaBurundiMalawiZimbabweBotswanaAngolaNamibiaMozambicoSwazilandLesothoMauritiusSeychellesComoreRep. Turca di Cipro del NordSiriaLibanoGazaKuwaitBarheinQatarOmanUzbekistanTurkmenistanAfghanistanPakistanIndiaBangladeshNepalBhutanMyanmarMaldivesSri LankaAcehMalaysiaSingaporeBruneiCookTongaSamoaTuvaluSalomoneKiribatiNauruPalauPapua Nuova GuineaTokelauNiueBelizePanamaGiamaicaSaint Kitts e NevisDominicaAntigua e BarbudaSaint LuciaSaint Vincent e GrenadinesBarbadosGrenadaTrinidad e TobagoGuyana
Omosessualità non legale: punizione solo in determinati contesti (7)

Egitto
Niger
Rep. Dem. Congo
Burkina Faso
Iraq
Indonesia
Costa Rica
Legislazione non conosciuta (1)

Ciad

Mercoledì, 3 Dicembre, 2008 - 14:02

Papale condanna ...

LaStampa.it
Il Vaticano sbaglia

Cara LaStampa.it,
ma perché il Vaticano ha oggi deciso di mettersi nel novero dei paesi che ammettono il reato di omosessualità? Quale ispirazione divina, ha consigliato al rappresentante osservatore all’Onu della chiesa cattolica di scagliarsi contro la richiesta presentata dal governo francese, e sottoscritta anche dal governo italiano, di depenalizzare l’omosessualità?
Cara LaStampa.it, ma perché il Vaticano ha oggi deciso di mettersi nel novero dei paesi che ammettono il reato di omosessualità? Quale ispirazione divina, ha consigliato al rappresentante osservatore all’Onu della chiesa cattolica di scagliarsi contro la richiesta presentata dal governo francese, e sottoscritta anche dal governo italiano, di depenalizzare l’omosessualità?
Circa novanta paesi nel mondo prevedono il reato di omosessualità, una cinquantina di questi lo puniscono con il carcere, le sevizie, la tortura, i lavori forzati, di questi una decina prevedono la pena capitale. Non c’è ragione ideale, religiosa, culturale che possa giustificare una simile presa di posizione vaticana! Ci attendiamo una retro marcia, una presa di distanza diffusa dentro la chiesa, una reazione da parte del mondo intellettuale, civile e politico italiano. Quello che è accaduto non ha giustificazione, non è ammissibile nella comunità internazionale libera dalle dittature, dalle teocrazie, di regimi sanguinari che impiccano, lapidano, schiacciano vivi, migliaia di gay, di lesbiche, di donne. Invochiamo delle scuse, ci appelliamo a tutti i cittadini italiani affinché a facciano sentire la propria voce!
***
Liberazione
Ecco, il vero volto del pontificato di Ratzinger si rivela finalmente fino in fondo
Ecco, il vero volto del pontificato di Ratzinger si rivela finalmente fino in fondo. L'opposizione, annunciata in pompa magna, contro la richiesta presentata all'Onu dal governo francese (e firmata anche dal nostro governo) di depenalizzare l'omosessualità nel mondo, è il chiaro segno della vera natura antropologica di una gerarchia ormai talmente spaventata da diventare cattiva, nemica degli uomini e delle donne, dei loro diritti fondamentali. L'osservatore vaticano presso l'Onu tenta di giustificare la presa di posizione in difesa degli stati che non riconoscono le unioni gay e lesbiche, perché una volta passata la richiesta sarebbero messi alla gogna. Si tratta di una enorme, inaudita bugia. La richiesta parla esplicitamente della necessità che nei 91 paesi dove l'omosessualità è ritenuta un reato sia cancellata questa infamia. Di questi una cinquantina prevedono il carcere, la tortura, i lavori forzati; in una decina l'esecuzione capitale. E di omosessualità si muore abbondantemente in Iran, dove proseguono nel silenzio generale del mondo, le esecuzioni contro ragazzi omosessuali, di solito impiccati sulla pubblica piazza. E come non avere davanti agli occhi, al tempo del regime talebano in Afghanistan, i corpi dei rei omosessuali legati ad un muro e schiacciati da camion che in corsa li investivano? E cosa dire delle lapidazioni, con piccoli sassi per renderle più crudeli, subite da giovani lesbiche? Ecco a cosa si oppone il Vaticano: alla possibilità che questi nostri fratelli e sorelle abbiano salva la vita. Che nessuno possa più toccare una persona omosessuale e seviziarla, torturarla, rinchiuderla per anni in orrende prigioni.
Ecco, il vero volto del pontificato di Ratzinger si rivela finalmente fino in fondo. L'opposizione, annunciata in pompa magna, contro la richiesta presentata all'Onu dal governo francese (e firmata anche dal nostro governo) di depenalizzare l'omosessualità nel mondo, è . L'osservatore vaticano presso l'Onu tenta di giustificare la presa di posizione in difesa degli stati che non riconoscono le unioni gay e lesbiche, perché una volta passata la richiesta sarebbero messi alla gogna. Si tratta di una enorme, inaudita bugia. La richiesta parla esplicitamente della necessità che nei 91 paesi dove l'omosessualità è ritenuta un reato sia cancellata questa infamia. Di questi una cinquantina prevedono il carcere, la tortura, i lavori forzati; in una decina l'esecuzione capitale. E di omosessualità si muore abbondantemente in Iran, dove proseguono nel silenzio generale del mondo, le esecuzioni contro ragazzi omosessuali, di solito impiccati sulla pubblica piazza. E come non avere davanti agli occhi, al tempo del regime talebano in Afghanistan, i corpi dei rei omosessuali legati ad un muro e schiacciati da camion che in corsa li investivano? E cosa dire delle lapidazioni, con piccoli sassi per renderle più crudeli, subite da giovani lesbiche? Ecco a cosa si oppone il Vaticano: alla possibilità che questi nostri fratelli e sorelle abbiano salva la vita. Che nessuno possa più toccare una persona omosessuale e seviziarla, torturarla, rinchiuderla per anni in orrende prigioni.
Questa chiesa ha con la dichiarazione di ieri fatto il definitivo salto indietro che tanti prevedevano. D'ora in poi non saranno più possibili furbeschi giri di parole. Chi avrà, anche all'interno, il coraggio di condannare apertamente questo atto contro l'umanità allora non sarà complice. Chissà cosa ne pensano in questo senso la Comunità di Sant'Egidio, le tante associazioni cattoliche pacifiste, impegnate nel volontariato internazionale. E il silenzio è sempre corresponsabilità, così come è avvenuto ieri, quando la gran parte dei mass media si è "dimenticato" che ricorreva la Giornata Mondiale di lotta contro l'Aids, rimozione probabilmente dettata dai tempi, dalle opportunità politiche, per tacere quello che il nostro paese non fa da decenni. Stare zitti è colpevole e nessuno si potrà sottrarre. Il Vaticano ha superato il limite, nessuna scappatoia è possibile: i politici di sinistra, centro sinistra, destra e centro destra, devono dire con chiarezza cosa ne pensano, senza arrampicarsi come al loro solito sugli specchi!
A niente vale l'obiezione che il Vaticano ha uno status di semplice osservatore e, quindi, non vota. Sappiamo bene quale profondo e continuativo lavoro di lobbying svolge in quel palazzo, in alleanza proprio con quei paesi dittatoriali, teocratici che negano la libertà alle donne e alle persone lgbt. Attendiamo con grande curiosità le parole che si sapranno pronunciare in queste ore da parte del mondo politico, ma anche da quello culturale, della comunicazione. Da oggi lo spartiacque è finalmente stato delimitato e non è necessario essere anticlericali per provare un moto di sdegno contro un'azione che di cristiano, di messaggio evangelico, non ha proprio nulla. Questa è la stessa gerarchia che piange (giustamente) quando i preti vengono uccisi, quando i cattolici vengono perseguitati, ma non fa altrettanto contro tutte le altre ingiustizie del mondo. E' la stessa gerarchia che ha stretto la mano a Pinochet, che ha taciuto sull'omicidio del vescovo Romero, che si è collusa con la mafia, con la P2, con le deviazioni criminali dello Stato italiano. E' la stessa gerarchia, che, strumentalizzando un profondo senso religioso, che è ben altra cosa rispetto ai giochi di potere del palazzo, utilizza i soldi per l'8 per mille per organizzare milizie reazionarie di contrasto alle libertà individuali, contro l'autodeterminazione delle donne, contro ogni possibile vita degna per le persone gay e lesbiche.
E noi viviamo nella stessa Italia, che da quasi ventanni non ha una classe politica adeguata a difendere la laicità dello Stato, che ha permesso lo spadroneggiare in tutti gli ambiti di una casta di uomini, eunuchi per il regno dei cieli, che senza averne titolo e mandato, continuano ad opprimere ogni volontà di vera riforma sociale e civile. Speriamo, che almeno in questa occasione, non siamo lasciati soli a difendere non solo noi stesse e noi stessi, ma a difendere il principio di libertà, salvaguardia delle vite, vera e quotidiana democrazia!
***

il manifesto

Papale condanna

Ma perché il Vaticano ha deciso di mettersi nel novero dei paesi che concepiscono il reato di omosessualità? Quale ispirazione divina, ha consigliato al rappresentante osservatore all’Onu della chiesa cattolica di scagliarsi contro la richiesta presentata dal governo francese, e sottoscritta anche dal governo italiano, di depenalizzare l’omosessualità?

Circa novanta paesi nel mondo prevedono il reato di omosessualità, una cinquantina di questi lo puniscono con il carcere, le sevizie, la tortura, i lavori forzati, di questi una decina prevedono la pena capitale. Non c’è ragione ideale, religiosa, culturale che possa giustificare una simile presa di posizione vaticana!
I volti terrorizzati dei ragazzi iraniani che continuano ad essere impiccati a causa della loro omosessualità, non muovono a sentimenti di pietà i gerarchi cattolici? Le donne lapidate, i giovani legati contro un muro e poi uccisi per schiacciamento dalle auto, sono variabili indifferenti rispetto alla necessità di proclamare una condanna definitiva non solo contro l’omosessualità, ma sulle persone gay e lesbiche?
Siamo davvero raggelati da un papato che ci attendavamo arcigno, antiquato, fedele alla peggiore Tradizione pre Conciliare, ma si è andati oltre, si è percorsa una strada senza ritorno. Lo Stato teocratico vaticano si è messo, pubblicamente allo stesso livello dell’Iran, degli altri regimi islamici, delle peggiori dittature di tutti i colori, passate e purtroppo presenti.
Da sempre l’osservatore vaticano all’Onu intriga, preme, blandisce decine di diplomazie del mondo affinché i diritti umani siano negati, quando non confacenti ai gusti della religione cattolica. Sull’ormai tristemente famoso Lexicon, edito alcuni anni fa, summa dottrinale del pensiero della Curia sulle libertà e i diritti, proprio alcune organizzazioni internazionali, le agenzie dell’Onu, venivano ferocemente attaccate perché lassiste sull’aborto, sulla contraccezione e così via. Da sempre in alleanza appunto con i peggiori regimi, a volte stringendo pubblicamente la mano a dittatori sanguinari, il papa e i suoi emissari, hanno promosso campagne internazionali di inaudita violenza. Nulla a che vedere con il messaggio cristiano e con il Vangelo. Solo pura pratica di potere, conservazione di una eretica storia di dominio sulle terre, invece che di guida spirituale delle anime. La storia drammaticamente si ripete e se possibile riesce a stupire a rilanciare una visione cattolica proprietaria del mondo, di oppressione delle libertà, di giustificazione dell’assassinio di massa, quando questo è coerente con l’impostazione tradizionale della chiesa.
Non c’è sentimento di vergogna che sia sufficiente e, ora attendiamo cosa sapranno dire vescovi, preti, popolo di Dio, da molti anni silenti. Vediamo cosa sapranno inventarsi i nostri politici, soprattutto quelli del variegato centro sinistra.
Quello che è accaduto non ha giustificazione, non è ammissibile nella comunità internazionale democratica. Ma questo è il paese del tutto è possibile, quindi, attendiamo, sperando che vi sia finalmente una reazione degna di questo nome, dentro e fuori la chiesa, nella società civile, per amore della vita, di quella esistenza, etero, gay, lesbica, trans, che non può essere violata da nessuno. Oggi i secoli oscuri del delitto legalizzato in nome di un povero Cristo, sono riemersi come in un incubo senza fine.
Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay
http://www.arcigay.it/vero-volto-del-vaticano

Sabato, 29 Novembre, 2008 - 12:30

SE NON ORA QUANDO? Aggiornamento adesioni

SE NON ORA QUANDO?

 
 
 
 
Appello della Lista Uniti con Dario Fo per Milano
 
per una Commissione d'inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia nel territorio milanese
 
 
 
A Milano la mafia esiste. I fatti dimostrano che nella "capitale finanziaria" la corruzione persiste in modo invasivo. Vincenzo Macrì, componente della Direzione Nazionale Antimafia, assicura che "Milano è la vera capitale della "ndrangheta". Si parla anche di mafia, camorra, sacra corona unita. A testimoniarlo sono fatti giuridicamente sottoposti a procedimenti penali ancora in corso. Politica ed economia intessono relazioni pericolose con esponenti delle cosche.
 
Diversi sono stati gli omicidi di stampo mafioso commessi negli ultimi mesi, ricordiamo per ultimo Cataldo Aloisio, 34 anni, freddato nel Nord Ovest di Milano da un colpo di pistola alla nuca.
 
Come spiega Gianni Barbacetto, un potere non più occulto si è insediato nella città e come una idra multitentacolare tende a pervaderne il tessuto sociale, economico e politico.
 
L'emergenza in città viene indirizzata verso i Rom, oppure verso i furti e le rapine che sono in netto calo negli ultimi anni: il resto non sussiste. Non si comprende che spesso la microcriminalità esiste perché esiste la macrocriminalità delle organizzazioni mafiose.
 
La mafia a Milano, come scrive nel suo libro Giampiero Rossi, permane ormai da tempo in diversi settori: dai piccoli spacciatori sulla strada ai consulenti finanziari, ai commercialisti, ai direttori di banca negli uffici "ovattati" del centro cittadino, capitale del "business".
 
La macrocriminalità ricicla il denaro che gli viene fornito da una certa finanza bancaria e di borsa che, pur non essendo organica alla "cosca", rimane complice di un sistema di corruzione e di inquinamento della libera concorrenza.
 
La mafia è un problema culturale, asserisce Giovanni Impastato, fratello di Peppino. E anche nel Nord la cultura dominante è quella dell'illegalità.
 
 
Occorre creare una Commissione di controllo sugli appalti dell'EXPO, una commissione speciale d'inchiesta sugli interessi mafiosi attivi nel territorio cittadino: la proposta giace in Consiglio Comunale, nonostante l'apprezzamento trasversale che ha ottenuto.
 
La società civile, l'associazionismo per la legalità, Don Gino Rigoldi, Libera, intellettuali e uomini di cultura hanno più volte avanzato la proposta, anche precedentemente all'assegnazione dell'EXPO a Milano. Ma l'amministrazione è sempre apparsa sorda di fronte a una richiesta corale di fare fronte all'emergenza dell' illegalità mafiosa, corrosiva della convivenza civile e sociale della nostra città.
 
Occorre subito attivare ogni forma utile a riportare a Milano la cultura della legalità, che è cultura di democrazia, giustizia sociale ed eguaglianza.
 
 
Ti chiediamo di aderire a questo appello che alcune cittadine e cittadini indirizzano all'Amministrazione Comunale affinché si chieda subito e si approvi una Commissione d'Inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia a Milano, coerentemente con quanto sostenuto da più relatori nell'incontro in memoria di Peppino Impastato, tenutosi proprio a Palazzo Marino il 16 settembre 08.
 
 
 
Invia la tua adesione all'indirizzo listafoappello@gmail.com scrivendo:
 
 
aderisco all'appello " Se non ora quando? Appello per una Commissione d'inchiesta sul fenomeno della corruzione e della mafia nel territorio milanese da inviare all'Amministrazione Comunale di Milano".
 
 
Adesioni finora pervenute
 
 
 
Basilio Rizzo, Giovanni Colombo, Vladimiro Merlin, Patrizia Quartieri, Francesca Zajczyk, Emilio Molinari, Vittorio Agnoletto, Alessandro Rizzo,Gianni Barbacetto, Antonello Patta, Gianni Occhi, Irma Dioli, Nando dalla Chiesa, Luciano Muhlbauer, Lorenzo Frigerio, Ilaria Ramoni, Paolo Cagna Ninchi, Giuseppe Natale, Amalia Navoni, Maurizio Pagani, Antonella Fachin, Franco Brughiera, Raffaele Taddeo, Sergio Segio, Tommaso Zampagni, Thomas Schmid, Marco Bersani, Paolo Azioni, Vanni Mirandola, Nello Vescovi, Liborio Francesco Cozzoli, Luisa Spinoso, Renata Sparacio, Francesco Pedrazzi, Giulio Cengia, Guido Gavazzi, Maria Carla Baroni, Alessandra Cangemi, Anna Alziati, Angelo Valdameri, Vincenzo Viola, Rossana Campisi, Fabrizio Casavola, Francesca Mileto Fausto Marchesi, Aligi Maschera, Christian Elevati, Loredana Fantini, Roberto Brambilla, Rolando Mastrodonato, Valerio Imbatti, Aldo Rossetti, Luigi Candreva, Alessandro Guido, Eleonora De Bernardi, Cristina Agosti, Piero Basso, Enrica Torretta, Roberto Cagnoli, Ida Alessandroni, Giampaolo Ferrandini, Ersilia Monti, Stefano Panigada, Giacomo Sicurello, Mirella De Gregorio, Luigi Campolo, Empirio Vito, Emanuele Gabardi, Vincenzo Vasciaveo, Edda Boletti, Saverio Benedetti, Silvano Pasquini, Fabio Ricardi, Camillo Gama Malcher, Cristina Benato, Edgardo Bernasconi, Claudio Armellini, Silvia Biassoni, Pietro Zanisi, Emanuele Concadoro, Mariateresa Lardera, Grazia Casagrande, Simona Platè, Gabriella Benedetti, Enzo Bensi, Massimo Gentili, Stefania Cappelletti, Mercedes Mas, Davide Frigerio, Giovanni Amico, Giogo Nobili, Rosanna Gatti, Andrea Sanclemente, Gabriella Grasso, Paolo Meyer, Giuliana Michelini, Silvio Agnello, Luca Ariano, Marco Alberti, Claudia Giella, Ibrahîm 'Abd an-Nûr Gabriele Iungo, Gregorio Mantella, Sergio Marinoni, Anna Pedrazzi, Simone Panozzo, Michele Sacerdoti, Luigi Ranzani, Tommaso Botta, Mona Mohamed, Tommaso Dilauro, Maurilio Pogliani, Franco La Spina, Paolo Baruffa, Eliana Scaravaggi, Maurilio Grassi, Pennu, Roberto Prina, Donatela Cabrini, Giulio Cavazioni, Claudia Guastaldi Musso, Biagio Strocchia, Aldo Sachero, Donfrengo, Miriam Garavaglia, Marco Fassino, Luciano Luca Pasetti, Ferdinando Lenoci, Fabio di Falco, Lidia Meriggi, Ennio Riva, Carmen Cavazzoli, Renato Mele, Nadia Barbetti, Teresa Isenburg, Paolo Migliavacca, Monica Rossi, Giancarlo Roncato, Marina Lagori, Mario Bonica, Camilla Notarbartolo, Luisa A. Meldolesi, Bianca Dacomo Annoni, Renato Vallini, Tiziana Marsico, Daniele Gaggianesi, Ester Prestini, Salvatore Fraticelli, Alessandra Durante, Anna Maria Osnaghi, Rino Messina, Mattea Avello, Daniele Leoni, Angela Persici, Ruggero Bogani, Laura Bogani, Armando Costantino, Bruno Giulio, Antonio Lupo, Amanda e Silvio, Vincenzo Modarelli, Cristina Simonini, Alessandra Manzoni, Giuliana De Carli, Renato Merlini, Maria Luisa Sciarra, Federico Marchini, Luciana P. Pellegreffi, Alda Capoferri, Stefania Fuso Nerini, Riccardo Poggi, Maria Rosa Strocchi, Luisa Motta, Giovanna Groppi, Renato Lana, Massimo De Giuli, Guido Bolzani, Tony Rusconi, Romano Miglioli, Guia Faglia, Liborio Francesco Cozzoli, Silvia Olivotti, Ermanno de Gregorio, Annamaria Trebo, Lino de Gregorio, Tina Fusar Poli, Marina Querciagrossa, Giuliana Zoppis, Melissa Corbidge, Emanuela Nava, Davide Radaelli, Paolo Zani, Siliana Silvia Inguaggiato, Ernesto Pedrini, Marisa Gaggini, Giorgio Boccalari, Carla Gnecchi Ruscone, Luca Trada, Francesco Paolella, Edvige Cambiaghi, Carlo Rossi, Adele Rossi, Daniela Rossi, Roberto Zuccolin, Paola Iubatti, Marina Gorla, Pasquale Palena, Paolo Limonta, Elena Tagliaferri, Stefano Levi Della Torre, Marco Tatò, Edoardo Bottini, Davide Pelanda, Simona Bessone, Antonio Frascone, Renata Rambaldi, Tatiana Cazzaniga, Cristina Franceschi, Nicoletta Lucatelli, Francesca Carmi, Federico Mininni, Jacopo Casadei, Sandro Artioli, Carla Dentella, Alessandro Zanardi, Giovanna Ronco, Giovanni Acquati, Franco Calamida, Giuseppina Renzetti, Alfredo Minichini, Patrizia Tovazzi, Roberto Capucciati, Piercarlo Collini, Stefano Costa, Davide Sini, Paola Trotta, Antonio de Cristofaro, Andrea Fedeli, Alberto Risi, Annamaria Palo, Luigia Pasi, Brunella Panici, Vincenzo di Giacomo, Bianca Avigo, Marco Gimmelli, Flora Tannini, Stefania Veronese, Milena Mazzoni, Ernesto Rossi, Ezio Fornasier, Alessandro Guido, Serena Scionti, Parisina Dettoni, Cesarina Martin, Mariolina De Luca Cardillo, Teresa Ricco, Erica Rodari, Domenico Bertelli, ASSOCIAZIONE PROGETTO GAIA (Milano), Marco Poma, Silvio Saffaro, Massimo Incontri, Mauro Leoni, Valeria Cornelio, Adriano Sgrò, Donatella Lunardon, Alberto Mazzenzana, Giovanna Procacci, Alessandro Angelotti, Daniela Bastianoni, Grazia Lurati, Giuseppe Caldera, Antonio Iosa, Silva Dondi, Guido Consonni, Giulio Meraviglia, Bruno Banone, Sara Montrasio, Luisa Ferrario, Giovanni Abbiati, Norberto Trabucchi, Lucia Bertolini, Graziella Osellame, Raffaella Noseda, Chiara Noseda, Francesco Pirelli, Patrizia Miozzi, Maurizio Bertasi, Donatella Costelli, Céline Dissard, Gianni Cabinato, Maria Rosaria Canzano, Angela Di Terlizzi, Luciano Vailati, Augusta Bottazzi, Daniela Galuzzi, Viki Corsieri, Luca Prini, Raimondo Acampora, Benedetta Boschetti, Marco Mambrini, Paola Giussani, Clara Mantica, Amelia Gaetti, Carlo Alberto Lascaro, Augusto Bianchi, Massimo De Giuli, Laura Quagliuolo, Gabriella Valassina, Raffaella Invernizzi, Renato Donato, Massimo Chiodaroli, Ester Piva, Antonio Piazzi, Anna Francioso, Anna Favalli, Dario Proto, Raffaella Manzo, Graziella Diana, Roberto Villa, Davide Renoffio, Rosella Massaglia, Antonietta Clema, Angela Foggetta, Laura Quagliuolo, Maria Teresa Memo, Valentina Linda, Michele Giovannetti, Ileana Faidutti, Carla Ferraioli, Gianni Meazza, Milena Gonfalonieri, Bianca Bottero, Maria Celi, Emilia Costa, Angela Fioroni, Fabio Ricardi

Giovedì, 27 Novembre, 2008 - 18:12

serve una "cicloruzione"

Riporto un interessante scritto di Bellini, un autore di un blog nato per promuovere l'amore per la bicicletta, la sua utilità, la sua funzionalità, la sua rivoluzionaria portata ... in città.

E consiglio a tutt@ di leggere Trattato di Ciclosofia di Didier Tronchet, un parigino fautore del pensiero sulla mobilità alternativa ...

Alessandro

 

testo del messaggio:

 

In città c’è bisogno di una rivoluzione del traffico e lei in qualche misura la sta attuando. Ma la rivoluzione deve riguardare prima di tutto la nostra cultura e le nostre abitudini. L’auto non è mossa solo dal motore ma anche, e soprattutto, dalla predisposizione psicologica al suo uso da parte delle persone.

Serve una “cicloruzione”.

In gioco c’è un nuovo stile di vita da adottare, gran parte del futuro delle nostro territorio e la possibilità di rimetterlo in marcia.

Inutile nasconderlo, la bici ha un antagonista naturale: l'automobile. Non è ideologia, ma autodifesa: mi si perdoni il “personalismo”, ma percorrendo ogni giorno almeno 20 km in bicicletta nutro qualche apprensione.

Un piano serio a favore della mobilità ciclabile deve prevedere lo smottamento culturale della civiltà centrata sull'automobile. Niente paura. Non è terrorismo o neoluddismo, ma banale invito a fare scelte consapevoli, sostenibili e necessarie per l'ambiente e la salute di tutti, anche dei figli di quei fanatici del motore a scoppio.

Come dice Didier Tronchet, nel suo delizioso Piccolo trattato di ciclosofia, “La nuova rivoluzione (cicloruzione) può venire semplicemente da questa alternativa mattutina: prendo l’automobile o la bicicletta?” Un vento importante sta soffiando. Un mix di ragioni economiche, ecologiche e di generale accresciuta attenzione ai temi ambientali si muove sulle due ruote. Di più. E’ in atto una trasformazione psicosociale tra tanti cittadini alle prese con una privata guerra civile tra un “io” che desidera uno stile di vita sano e sostenibile e la realtà che mortifica o rende impossibile tali propositi. Se non si leggono queste dinamiche si rischia l’afasia e ciò non è cosa buona per la politica e per i media che possono invece svolgere un ruolo importante. Non solo intercettando opportunisticamente quel vento. La politica che guarda alla luna, quel vento deve anche suscitarlo. E i media pure.

A entrambi chiediamo di crederci e di impegnarsi con noi, che nel frattempo a Bologna pedaleremo sognando Portland.

Bibi Bellini
www.ilikebike.org

Giovedì, 27 Novembre, 2008 - 17:55

Slim City: la città che fa dimagrire e rispetta l'ambiente

pubblicato: martedì 19 febbraio 2008 da PiccoloSocrate su 

http://www.ecoblog.it

 

I sudditi di sua maestà con problemi di obesità oramai sono più di un quarto della popolazione, in Italia la situazione sta per raggiungere gli stessi livelli: la nostra cara tradizionale dieta mediterranea ha subito le intromissioni dei cosiddetti “junk food” e delle cattive abitudini (vedi saltare la colazione e avere in casa i “cibi tentatori”).

Il professor Philip James, docente della London School of Hygiene, riporta l’opinione degli addetti ai lavori del convegno American Association for the Advancement of Science (la stessa che ha trattato la problematica degli squali). Viviamo in un “ambiente obesogenico” e i rimedi che cerchiamo di utilizzare sono alquanto effimeri, per questo il progetto di “slim city” ovvero la città che stimola al movimento.

Un piano regolatore progettato appositamente con lo scopo di riduzione dell’uso di auto, incentivando mezzi pubblici e sopratutto le vecchie biciclette. Gli accorgimenti di un progetto urbano indirizzato verso la disincentivazione della sedentarietà offrirebbe un ottimo apporto in termini ambientali: marciapiedi più larghi farebbero posto a lunghi filari di alberi e carreggiate più strette non invoglierebbero all’uso dell’auto. Meno ascensori, tv, playstation e condizionatori comporterebbero una vita più sana e la diminuzione dei consumi.

Giovedì, 27 Novembre, 2008 - 17:44

CRITICALMAP: la città disegnata a misura di due ruote

Manifesto

 

http://www.criticalmap.org

Critical Map è un progetto di "ciclocartografia partecipata": il sito www.criticalmap.org costituisce una piattaforma comune che permette - a chi si muove in bicicletta - di fissare la propria visione dello spazio urbano sulla mappa delle nostre città.

Perché Critical Map

Il nome "Critical Map" ha un doppio significato: da una parte, fa riferimento all'esperienza di Critical Mass, che ha dato origine allo spunto iniziale. Dall'altra, fa riferimento alla possibilità di fissare su una mappa la visione "critica" ed onirica che un ciclista ha della propria città e delle possibilità che il suo territorio può offire.

Obiettivi

Anche l'obiettivo di Critical Map è duplice: da una parte, la Critical Map è una mappa ad uso e consumo dei ciclisti, utile per aver consigli sui percorsi migliori da percorrere in bicicletta, sulle zone da evitare, sui cantieri delle nuove piste ciclabili, ecc.; dall'altra, con Critical Map si dà una rappresentazione della nostra città ideale: come dovrebbe essere la città per venire incontro alle nostre esigenze di mobilità? Con Critical Map possiamo, ad esempio, mostrare alle amministrazioni locali quali sono i punti critici in cui sarebbe utile intervenire, dove servirebbero nuove piste, dove bisognerebbe controllare meglio la situazione del traffico, ecc... Parallelamente a ciò si potranno segnare luoghi o percorsi di utilità o di attenzione per il ciclista urbano: ciclofficine, percorsi della massa critica, fontanelle dove abbeverarsi, luoghi e traiettorie per inventarsi percorsi comuni verso i luoghi di lavoro, studio, divertimento...

In generale, Critical Map è uno strumento per promuovere un'idea di mobilità sostenibile che ha al suo centro la bicicletta.

Un blog dalla strada

Ma non solo: andare in bici per la città è un'esperienza magnifica e può dare sensazioni uniche. Allora sulla Critical Map si potranno segnare luoghi e percorsi legati all'aspetto emozionale (singolare e collettivo) dell'andare in bicicletta: luoghi della memoria, luoghi in cui ti sei innamorato pedalando, luoghi che ti hanno dato emozioni particolari. Potresti anche segnalare che in quel punto, proprio lì, alle 2:03 di mattina, tornando da una serata alcolica, ti sei piantato a terra perchè i tuoi piedi sono scivolati sui pedali...

Critical Map va quindi a costituire una sorta di blog dalla strada, una mappa psicogeografica che si muove come un boa con i "post-it" azzeccati sulla schiena, immaginarie scie che tracciano le nostre nuova città...

Martedì, 25 Novembre, 2008 - 17:13

Il primo giorno d’inverno al Filmmaker Festival di Milano

Il primo giorno d’inverno
al Filmmaker Festival di Milano
Il primo giorno d'inverno, opera prima del regista Mirko Locatelli, presentato in anteprima mondiale alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, sarà presentato al pubblico nella sezione Milanometropoli del Festival Internazionale FILMMAKER Doc 13, a Milano presso lo Spazio Oberdan.
Dopo aver partecipato al 30° Cinemed: Festival Cinéma Méditerranéen de Montpellier e all’8° Marrakech International Film Festival, il film prosegue il suo giro del mondo attraverso i più grandi festival di cinema, ricevendo apprezzamenti significativi dalla critica internazionale.
La proiezione sarà mercoledì 26 novembre alle ore 22.00 presso lo Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano.
IL FILM
Il film racconta la storia di Valerio, un adolescente solitario che osserva il mondo dei suoi coetanei stando in disparte. Valerio ha una sorella di dieci anni, un vecchio motorino e due nemici che lo tormentano. Un giorno però gli si presenta una possibilità, finalmente  può vendicarsi provando a combattere con le stesse armi del nemico. Ma ad attenderlo troverà solo il dolore e la disperazione.
“La storia è ambientata nella provincia lombarda perché volevamo discostarci dall'idea che il bullismo riguardi solo le periferie delle grandi città – ha dichiarato il regista in conferenza stampa alla 65a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – tra gli adolescenti del mio film c'e un rapporto quasi tribale, e volevo associarlo alla natura, per mostrare il contrasto fra la bellezza del territorio e il tema trattato".
Un altro tema portante centrale è l'omosessualità in adolescenza "perché – continua Locatelli – l'omofobia è molto diffusa tra gli adolescenti. Abbiamo scoperto che i tentativi di suicidio fra ragazzi gay sono molto più alti che tra gli eterosessuali. Ci sembrava importante portare questo argomento in superficie e parlarne".
Locatelli nel cast ha mescolato interpreti d'esperienza e non professionisti: "Ho chiesto a tutti un atto d'umiltà, di non recitare e di portare pezzi di realtà all'interno del film, dimenticando lo stile di recitazione delle accademie o da fiction. Se vuoi portare la vita vera nel cinema, un film di fiction deve essere per forza contaminato dalla realtà e un documentario dev'essere contaminato da un po' di fiction".
Dove
Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, angolo via Tadino – Milano
Ingresso libero
Tessera Filmmaker (facoltativa) 5 euro
Informazioni sul film
Il sito ufficiale del film
Per foto ad alta risoluzione e pressbook
Informazioni generali
Associazione Filmmaker
Via Aosta, 2/a - 20155 Milano
tel 02.3313411 – fax 02.341193
Giuditta Tarantelli – Ufficio stampa Officina Film
Mob. (+39) 347.91.55.194
OFFICINA FILM
Via D. Veneziano, 5
20139 Milano
Ph. (+39) 02.56.96.469
Fax (+39) 02.700.512.575
Martedì, 25 Novembre, 2008 - 14:45

Giornata contro al violenza di genere

Oggi è un'importante giornata. E' una giornata che non può, nè deve essere considerata solamente rito cerimoniale annuale, episodica scadenza temporale. Mi riferisco alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
A TG3 Linea Notte, ieri sera, si è tenuto un importante servizio sul tema, alla presenza della Presidentessa Oria Gargano di "Be free", cooperativa che da tempo agisce con iniziative contro questo fenomeno barbaro e ignobile, che corrode il nostro Paese, la nostra società, in silenzio, è drammatico dirlo. Non si conoscono le vittime di azioni crudeli e soprusi che vengono perpetrati dagli uomini, che spesso sono gli stessi partner, ex mariti, familiari, molto frequentamente padri e nonni, cugini, all'interno delle mura domestiche. Le vittime di questa nefandezza corrosiva sono donne spesso lasciate da sole nell'affrontare la questione, spesso intimidite e annientate nella propria autonomia e libertà, indipendenza, lacerate psicologicamente e annichilite nel procedere giudiziariamente contro i criminali autori delle violenze. Secondo i dati dell’”Osservatorio criminologico e multidisciplinare sulla violenza di genere” del Consiglio d’Europa, le violenze subite dal partner, marito, fidanzato o padre è la prima causa di morte e invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in occidente e nel mondo. Questo è un ato che determina una prova di quanto sia esteso un fenomeno soprattutto in Occidente, che si autodefinisce come "patria della civiltà", non si capisce quale.
L'Italia non è esente da questa piaga che uccide quanto uccide la guerra, che uccide quanto uccide una malattia infettiva, che uccide quanto uccide qualsiasi atto perpetrato contro i diritti umani. In occasione del 10 dicembre Amnesty International ha voluto dedicare la campagna tradizionale, "Write for Right", per il 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, a un tema di preoccupante portata e di gravità assoluta, quale la violenza di genere, promuoendo petizioni a favore di donne vittime dell'abuso e della sopraffazione del potere, in Cina, in Iran, in Eritrea, in molte parti del mondo. Si tratta di donne detenute perchè faenti parte di organizzazioni di opposizione politica ai regimi, ricordiamo Mao Hengfeng in Cina, oppure si tratta di donne violentate e stuprate consecutivamente da funzionari della Polizia, come è il caso di Bárbara Italia Méndez in Messico, fermata perchè opartecipante ad azioni di protesta nella città di San Salvador. E' anche il caso di Aster Fissehatsion, eritrea, incarcerata con altri dissidenti politici senza mandato di cattura, senza processo, senza diritto di difesa.
Ma casi di violenza contro le donne si verificano anche in Italia. Nel 2007 nei soli primi sei mesi sono state uccise 62 donne, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. Ricordiamo gli unici fatti passati dai rotocalchi mediatici e dalla stampa, elevatamente inferiori al numero complessivo di fatti criminosi della stessa portata, di Hina, accoltellata a Brescia dal padre, di Vjosa, uccisa dal marito a Reggio Emilia, di Paola, violentata a Torre del Lago, di Sara, colpita a morte da un amico a Torino e di una ventenne originaria del Ghana, costretta ad un rapporto sessuale in pieno centro a Pordenone.
Ma è ancora più drammatico leggere che in Italia, da Bolzano a Catania, sette donne al giorno vengono maltrattate, subiscono violenze di ogni genere, sono vittime di abusi, sessuali, fisici e psicologici. Il dato complessivo e finale ci conduce a registrare, così, un milione di donne che hanno subito violenza, fisica o sessuale, dimostrando, così, in modo tragico e devastante che da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni, maggiormente rispetto al cancro e degli incidenti stradali.
Questi dati secondo l'ISTAT non sono sogetti a una diminuzione ma, anzi, sono destinati ad aumentare progressivamente ogni anno: dal 2006 al 2007 i casi di violenza contro le donne sono aumentati del 22%, confermando che nel 2006 il 62 per cento delle donne è stata maltrattata dal partner o da persona conosciuta, il 68,3 per cento ha subito violenza sessuale, mentre il 69,7 per cento è stata vittima di stupro.
Ma le tipologie di violenza non sono terminate. Esiste anche un'altra violenza che viene commessa ai danni di un numero nutrito e cospicuo di donne. Mi riferisco ai dati dell'ISTAT che hanno stimato 2 milioni e 77mila casi di comportamenti persecutori, quali lo stalking come viene chiamato dal termine inglese, ossia uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere. "Nella nostra esperienza si comincia con lo stalking e si finisce con un omicidio", accusa Marisa Guarnieri, Presidente della casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano. Lo scorso 14 novembre 2007 la Commissione Giustizia della scorsa legislatura ha esaminato il testo base sui reati di stalking e omofobia. Il testo si è fermato in Commissione e non ha visto una conseguente discussione in aula parlamentare, anche a causa della fine della legislatura e il cambio di governo. E' opportuno, però, sottolineare che in Consiglio Comunale a Milano l'opposizione aveva presentato, come ha ricordato lunedì 24 in consiglio la consigliera Francesca Zajczyk del Gruppo del Partito Democratico, lo scorso 25 novembre 2007 un testo di proposta di delibera che invita l'amministrazione ad assumere tutte le iniziative consone e opportune per una perseguibilità sociale e civile dei crimini di violenza contro le donne. Questo testo non ha avuto ancora conseguenze in termini di disposizioni attuative da parte delgli assessorati e dei settori competenti in materia. Il testo prevede nella parte dispositiva la richiesta alla Giunta di istituire un Ufficio Antiviolenza con la finalità di prevenire con azioni congiunte i comportamenti criminali, nonchè attivare una rete consona a dare incisività maggiore alle azioni di perseguibilità dei fatti delittuosi, nonchè un sistema strutturale destinato a coordinare le attività delle organizzazioni preposte e i servizi territoriali per un obiettivo di progettualità e non di mera emergenza.
Un dato rende più difficile il percorso indirizzato a sostenere azioni volte a prevenire e perseguire gli atti di violenza contro le donne. Molti centri donna e centri antiviolenza rischiano di avere anni di difficile amministrazione, dato il taglio che il Governo ha effettuato del Fondo di 20 milioni di Euro per il sostegno alle vittime della violenza di genere e la prevenzione contro i reati sulle donne, istituito con la Finanziaria 2008. E', questa, una misura economica assolutamente inaccettabile ed è ancora più grave che sia stata presa a compimento della disposizione che abolisce indistintamente l'ICI, determinando una diminuzione sostanziale e cospicua di un fondo utile e funzionale ad attivare un sostegno a una rete di servizi finalizzata a fronteggiare una piaga sociale dalle enormi dimensioni.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Martedì, 25 Novembre, 2008 - 13:29

CAROVANA NAZIONALE ANTIMAFIE ARRIVA IN LOMBARDIA

CAROVANA NAZIONALE ANTIMAFIE ARRIVA IN LOMBARDIA
Mercoledì 26 novembre 2008 - Giovedì 4 dicembre 2008

Dopo la prima edizione del 1994 promossa da ARCI Sicilia, il viaggio di CAROVANA ANTIMAFIE continua oggi, con un percorso di oltre due mesi e più di 100 tappe in tutte le regioni d'Italia, per sensibilizzare i cittadini sul tema della lotta alle mafie e della tutela dei diritti contro ogni forma di prevaricazione, nel 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Costituzione italiana.

CAROVANA ANTIMAFIE
é un'iniziativa di ARCI, LIBERA, AVVISO PUBBLICO e in mLombardia é realizzata con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano e la collaborazione e la partecipazione di CGIL
Lombardia, Fillea CGIL Lombardia, Associazione Saveria Antiochia Omicron mOnlus, Il Ponte della Lombardia, CISL Lombardia, Filca CISL Lombardia.

CONFERENZA STAMPA PRESENTAZIONE PROGRAMMA LOMBARDIA
Martedì 25 novembre, ore 11.00 mCircolo della Stampa - Palazzo Serbelloni
Corso Venezia 16, Milano

Partecipano:
Nando dalla Chiesa - Presidente onorario Libera
Gaetano Liguori - Musicista
Gianni Biondillo - Scrittore
Lorenzo Frigerio - Referente Libera Lombardia
Luigi Lusenti - Presidenza Arci Lombardia
Presenta: Giovanni Negri - Presidente Associazione Lombarda Giornalisti

PROGRAMMA CAROVANA ANTIMAFIE 2008 IN LOMBARDIA

MERCOLEDI' 26 NOVEMBRE, MILANO

Ore 11.00: Ortomercato, via Cesare Lombroso 54 Partenza della Carovana e lezione in piazza sull'antimafia con Nando dalla Chiesa, Gianni Biondillo, Gaetano Liguori

Ore 15.00: Sesto San Giovanni (MI)
Incontro CGIL e CISL regionali
con Nando dalla Chiesa, Lorenzo Frigerio, Jole Garuti (Centro Studi Saveria
Antiochia/Omicron), Emanuele  Patti (Presidente Arci Milano)

Ore 18.00: Circolo Arci Olmi, via degli Ulivi 2
Incontro con esponenti del Consiglio Comunale di Milano in merito alla
richiesta di una Commissione Comunale Antimafia. Coordina Jole Garuti

Ore 20.00: Circolo Arci Olmi, Via degli Ulivi 2
Cena della Legalità con i prodotti della Cooperativa "Lavoro e non solo"

GIOVEDI' 4 DICEMBRE, MILANO

Dalle ore 9.30 alle 12.30 - Sala della Provincia di Via Corridoni
"I diritti negati e la criminalizzazione delle minoranze".
Mafie, sicurezza, razzismo nel 60° anniversario della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani e della Costituzione italiana,
Partecipano: prof. Valerio Onida (già Presidente Corte Costituzionale, Don
Luigi Ciotti (Presidente di Libera); Nando Dalla Chiesa (sociologo e
scrittore); Moni Ovadia (attore); Mihai Mircea Butcovan  (scrittore rumeno);
Maria Grazia Guida (Casa della Carità); Eva Rizzin (Osservatorio contro le
discriminazioni di Mantova e ricercatrice Università Milano - Bicocca);
Alessandro Cobianchi (Presidenza nazionale Arci)

Ore 10.00: Monte Stella
sosta al Giardino dei Giusti

Nella mattinata e nel pomeriggio: incontri con le più importanti istituzioni
pubbliche e private presenti in Lombardia (Comune di Milano, Provincia di
Milano, Regione Lombardia, Confindustria Lombardia, Fondazione Cariplo, CNA
Lombardia)

Ore 21.00: Sala della Provincia di Via Corridoni
Evento di chiusura di Carovana Antimafie 2008 in Lombardia e nelle regioni
del nord Italia
Partecipano: Don Luigi Ciotti (Presidente di Libera), Paolo Beni (Presidente
nazionale di Arci) Andrea Campinoti (Presidente di Avviso Pubblico) e con
testimonianze dei parenti delle vittime di mafia e dei carovanieri.
Presentano la serata Filippo Solibello e Massimo Cirri, conduttori di
Caterpillar, trasmissione radiofonica in onda ogni giorno su RadioRai2.
Al piano Gaetano Liguori

Informazioni :
www.carovanaantimafia.it; www.arci.milano.it, www.libera-lombardia.it
www.libera.it; www.arci.it; www.avvisopubblico.it
Ufficio Stampa:
Paola Barsottelli
cell:347/5852156
e-mail: pbarso@gmail.com Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo e/o pbarso@fastwebnet.it

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