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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Giovedì, 1 Gennaio, 2009 - 16:07

Lester Brown: "L'entusiasmo del cambiamento"

Esclusiva LifeGate. Intervista a Lester Brown: "L'entusiasmo del cambiamento"


Qual è il futuro delle energie rinnovabili? Come possiamo agire, in modo concreto, per affrontare il cambiamento climatico in atto? Lo abbiamo chiesto a Lester Brown, fondatore di World Watch Institute e Earth Policy Institute, durante un'intervista in esclusiva, a Milano.

Lester Brown è uno dei massimi esperti di problemi ambientali al mondo. La redazione di LifeGate lo ha incontrato a Milano, alla sede di Edizioni Ambiente, durante la presentazione del suo ultimo libro, Piano B 3.0. Ecco come risponde alle domande poste da Stefano Carnazzi, Simone Molteni, responsabile del progetto Impatto Zero®

Lei afferma che, per cambiare la situazione climatica, dobbiamo cambiare il paradigma energetico attuale. Quali cambiamenti sociali ci attendono?
Negli Stati Uniti, un anno fa, il dipartimento dell'energia ha pianificato la costruzione di 151 nuove centrali a combustibili fossili.
Più di 60 di quegli impianti non sono stati costruiti, o perchè l'agenzia statale per la regolamentazione non li avrebbe approvati, o perchè c'era una forte opposizione locale.
Entro la fine di quest'anno, potremo avere una moratoria sulla costruzione di nuove centrali a carbone negli Stati Uniti.
E' un'importante mossa politica, avvenuta così velocemente che anche molti americani ne sono rimasti sorpresi.
Questo ha fatto sì che quattro importanti banche investitrici di New York, JP Morgan, City Bank, Morgan Stanley e Bank of America abbiano dichiarato di non voler più investire in questo tipo di industrie.
Wall Street sta girando loro le spalle.
La cosa interessante in questa faccenda è che si è svolta in modo interamente indipendente dalle direttive di Washington, e le persone che hanno organizzato questo, coinvolgendo anche i giovani, si sono organizzate spontaneamente.
Non dicono "questo è quello che vogliamo fare", ma "questo è quello che stiamo facendo".
E' uno dei risvolti più entusiasmanti della situazione mondiale di oggi.
Se abbiamo successo con questa moratoria, avrà un enorme importanza in tutto il mondo e potrebbe essere la prima grande vittoria nella lotta per il clima.

In questo momento, il governo appena insediato parla di costruire nuove centrali nucleari in Italia. Qual è la sua opinione in proposito?
Quando esaminiamo una risorsa energetica, in particolare il nucleare, consideriamo soprattutto gli aspetti economici.
E' ovvio che, se continuiamo a calcolare solo quanto ci costa l'energia, allora tutti vorranno costruire centrali nucleari.
E' necessario invece includere anche i costi dello smaltimento delle scorie, i costi della gestione del reattore in caso di incidenti, e i costi di commissionamento - che, stando all'esperienza degli Stati Uniti, sono molto più elevati dei costi di costruzione dell'impianto stesso.
Se noi includiamo questi costi, l'energia nucleare diventa non competitiva.
Gli unici luoghi al mondo dove stanno costruendo impianti nucleari oggi sono Paesi dove esiste un monopolio statale per l'energia elettrica, come in Francia o come in Cina, per esempio.
Negli Stati Uniti sono 29 anni che nessuno ordina la costruzione di un reattore nucleare e Wall Street non sta investendo nell'energia nucleare. E c'è una ragione per questo: non è economico.

Secondo lei che ruolo avrà il solare a concentrazione?
La tecnologia del solare a concentrazione si sta espandendo molto rapidamente.
Si sta prendendo in considerazione la costruzione di impianti ad esenrgia solare termica in California, in Nevada, in Spagna, e sono presi in considerazione in numerosi altri Paesi nel mondo. E l'Algeria sta pianificando 6.000 MegaWatts da produrre con impianti solari a concentrazione perchè, quando il suo petrolio sarà finito - non possono esportare petrolio ancora a lungo - hanno intenzione di esportare l'energia solare, sotto forma di elettricità, in Europa tramite cavi sotto il mare.
La cosa interessante della situazione algerina è che hanno sufficiente energia solare nella loro parte di deserto -  che occupa la maggior parte del Paese -  per fornire energia all'economia mondiale. E' una risorsa vasta e non la stiamo ancora sfruttando appieno.
Negli Stati Uniti 3 stati hanno abbastanza energia eolica che, se sfruttata, potrebbe soddisfare il loro intero fabbisogno di energia elettrica.
Il problema non è se possiamo usare le energie rinnovabili ma come farlo al meglio e il più velocemente possibile per ridurre le emissioni di CO2 e savare, per esempio, i ghiacci della Groenlandia.

Come possiamo cambiare i nostri comportamenti per cambiare il mondo?
Molte persone si aspettano che io dica "riciclate i giornali" o "cambiate le lampadine", e queste cose sono molto importanti.
Ma siamo in una situazione, adesso, in cui è necessario ristrutturare l'economia, dobbiamo cambiare il sistema. Dobbiamo rimpiazzare una vecchia economia basata sul petrolio con una nuova.
Dobbiamo puntare sulle energie rinnovabili, diversificare il sistema dei trasporti, e riusare e riciclare tutto quello che possiamo.
Questa è la sfida che stiamo affrontando. Significa diventare politicamente attivi: se vogliamo cambiare il sistema questo è il modo di farlo, e non solo esprimendo un voto alle elezioni, scegliendo un candidato, ma anche organizzandosi in associazioni per opporsi agli impianti a fonti fossili, ad esempio, o per sviluppare programmi di riciclo, entrando nello specifico e cercando di capire cosa serve realmente per cambiare il sistema.

Chiara Boracchi

www.lifegate.it

 

Mercoledì, 31 Dicembre, 2008 - 12:33

E-participation: io cittadino che ancora "ci credo"

In questi giorni stavo pensando e rileggendo gli appunti degli interventi avutisi e succedutisi nella Conferanza promossa presso la Sala delle Tempere del Comune di Milano, "Cittadini che ci credono". E' stata molto vivace la discussione, ricca di spunti di analisi, riflessione, comparazione con altre esperienze amministrative e di proposte chiare, precise, puntuali, incisive.
Come potete sapere sono consigliere di zona 4 e sono molto interessato e attento alle questioni che riguardano l'accesso alla rete, la promozione del confronto e della partecipazione tramite internet, la diffusione dei saperi e dell'accesso ai saperi on-line, il file-sharing, la condivisione delle conoscenze e delle informazioni, le piattaforme wiki, l'abbattimento dei costi per le licenze e il rinnovo delle licenze in rete delle piattaforme presso le pubbliche amministrazioni, quali il free software e l'open source. Credo anche che sia giunto il momento di dare uno sviluppo coerente al progetto di copertura della città, e direi di tutto il territorio provinciale, Milano metropoli, della connessione wireless, già avviata a Venezia, Roma, Torino e, in molti piccoli comuni dell'hinterland, quali Buccinasco e Corsico. Obiettivo, è questo, in cui Milano si trova in netto ritardo rispetto alla tabella di marcia delle restanti capitali europee, mi sovviene Londra e Parigi, dove wireless è diffuso ormai da diversi anni.

Ritornando alla frase iniziale, che vuole essere sostanza di questa discussione che propongo, vorrei che si ripartisse con il definire una soluzione che dia coerentemente attivazione alle richieste e alle idee che sono soggiunte nel corso dell'incontro, promosso da Rete Civica di Milano. Come sapete molti Consigli circoscrizionali, tra cui quello in cui sono consigliere, il Consiglio di Zona 4, hanno fatto propria l'esperienza di "e-participation", aprendo discussioni all'interno del portale di partecipaMi.it sulle attività, iniziative e istanze da riportare e presentare all'organo di competenza politica primaria a livello territoriale, quali i consigli circoscrizionali.
Ho letto e riletto i documenti che riassumono i vari interventi e ho notato che, a parte le giuste critiche che venivano espresse da più parti sull'assenza di un adeguato decentramento sostanziale di competenze e poteri ai consigli circoscrizionali, oggi mere ratifiche di decisioni già prestabilite in altre sedi, oggi esautorati dalle pur semplici competenze primarie in materia di interventi urbanistici, territoriali, di manutenzione edilizia, scolastica, presenti in regolamenti sul decentramento di molte città europee, gli arrondisment parigini, oppure italiane, le municipalità romane, torinesi e, da ultimo fiorentine.

La e-democracy nel sistema attuale di società delle informazioni e delle comunicazioni, dove la tecnologia diventa strumento di accessi e condivisioni interessanti e avanzate, è un presupposto essenziale che aiuta a rendere reale la democrazia, in un'epoca di crisi della semplice "democrazia della delega" e nella necessaria ricerca di modelli partecipativi e collegiali di discussione e di condivisione di scelte.
La e-participation, quindi, è quel modello di accesso all'informazione e alla condivisione di scelte e di proposte, di discussione diretta con i rappresentanti amministratori, di formulazione di idee e di istanze, di collegialità diffusa in cui è possibile pronosticare forme di Meeting on-line regolato, ossia collegamenti istantanei nei forum e nelle assemblee pubbliche virtuali, con notevole risparmio di tempo e di risorse nell'organizzazione.
Mi ricordo che in quella sede avevamo proposto, su istanza di Fiorella, la necessità di avviare discussioni in diretto contatto con il Consiglio Comunale, per mediazione e promozione, nonchè facilitazione, nel senso informatico del termine, della Presidenza del Consiglio stesso, tramite la piattaforma "wiki", dove i vari interventi si sommano in modo interagente, tramite una sintesi finale che veda l'elaborazione di un documento condiviso e concepito come integrazione tra le proposte. Esperienze di questo tipo sono già ampiamente avviate a Como, Lecco, San Donato, Pavia con lo strumento istituzionale dell'Agenda e-21.

Ebbene ora, a un anno di distanza da quell'importante evento, occorre ripartire dai buoni propositi che si sono evidenziati, dando conseguenza coerente alle giuste analisi, istanze, migliorando e cercando di colmare le lacune che si sono verificate nella pars destruens, necessaria per addivenire a una soluzione propositiva, come avvenuto, del convegno.

La questione apre molti temi su cui, come amministratrici e amministratori di questa città dobbiamo attivarci e impegnarci, sia a livello comunale, un impegno, una discussione e una delibera a tale proposito è richiedibile da parte dei rappresentanti a Palazzo Marino, in una visione "bipartisan", mi si conceda l'espressione che, in questo ambito, credo sia necessaria e opportuna, sia a livello circoscrizionale, valorizzando i risultati già avutisi, seppure di modesta incisività, mi riferisco ai forum di discussione avviati su tale portale, alle piattaforme di inizio di moduli e-participation, di agende e-21, agli ordini del giorno presentati e recepiti con spirito universale e fuori dalle appartenenze coalizionali indirizzati a recepire tali modelli.
Una coerente proposta di attivazione delle Agende e-21 potrebbe dare concretizzazione all'avvio di un progetto di e-participation condiviso e collettivo, tramite la formula wiki.

Riprendiamo il percorso? Penso sia giunto il momento necessario e opportuno, partendo anche da un nuovo incontro e da una nuova assemblea, da gruppi di lavoro, formati da consigliere e da consiglieri di ogni livello, amministratrici e amministratori, assessorati competenti, coinvolgendo la Provincia di Milano, il Comune, i vari Comuni limitrofi e interessati, la Regione stessa, al fine di dare una coerente mappazione e proposta unitaria di sistema integrato.
Posso dire che mi rendo disponibile a "coronare" la proposta e l'obiettivo di una nuova e-participation nell'era dell'internet degli oggetti e della società delle nuove tecnologie come accessi ai saperi e alle informazioni condivise. E' un atto di trasparenza, terzietà delle istituzioni nell'ambito di una democrazia reale e sostanziale. Magari è virtuale? Ma è sempre un passo in avanti rispetto a un modello della semplice delega ormai esautorato di significato politico e da ridiscutere, arricchendolo con la formula avanzata della partecipazione.

Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo - Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 - Milano

Martedì, 30 Dicembre, 2008 - 19:43

Per le persone LGBT, 2008 da dimenticare

Nel tracciare il bilancio di questo 2008 ormai alla fine, non possiamo che registrare le crude cifre a nostra disposizione, che ricordiamo sono solo la punta di un ben più grande iceberg.
Nove omicidi, di cui 5 di persone trans, decine e di aggressioni, estorsioni, atti di bullismo e di vandalismo, questo il bollettino di guerra, che con orrore tutti i giorni dobbiamo aggiornare, senza tener conto delle migliaia di segnalazioni che pervengono ai nostri telefoni amici, di gay, lesbiche e trans che non hanno il coraggio di denunciare.
Nessuna risposta è per ora giunta dalla politica; alla Commissione Giustizia della Camera è iniziato l’iter per arrivare, se sarà possibile, ad un testo condiviso sull’estensione della legge Mancino sui reati d’odio (relatrice Paola Concia), anche per le persone omosessuali e trans. In attesa che qualcosa concretamente accada dal punto di vista legislativo, registriamo che nessuna azione di tutela è stata svolta dal Ministero degli Interni. D’altronde il ministro delegato ad occuparsi delle tutele per le persone lgbt, ha tenuto un atteggiamento scandalosamente omissorio: da quando è stata nominato, non ha mai promosso un incontro con le associazioni, non è mai stata convocata la Commissione di esperti sulle tematiche lgbt, nominata dal precedente ministro, per non parlare del Forum nazionale delle associazioni che si occupano di violenza sulle donne e sulle persone lgbt, di cui pensiamo la Carfagna non conosca neppure l’esistenza. Insomma siamo alla paralisi assoluta. Ogni tanto il non ministro Carfagna appare sui mass media per fare affermazioni stupefacenti, o per assumere impegni mai concretizzati.
Nel 2009 la nostra azione in difesa delle persone e delle coppie lgbt e di promozione di iniziative condivise con ampi settori della società, proseguirà con
determinazione
, anche per denunciare che nonostante vi siano stati alcuni annunci, come la proposta di legge sui Didore, le norme anti omofobia declamate dalla Carfagna, tutto è drammaticamente fermo, anzi la vita concreta degli omosessuali italiani sta vistosamente peggiorando.

www.arcigay.it

Lunedì, 29 Dicembre, 2008 - 15:03

Finalmente una Commissione Antimafia in Comune?

In questi ultimi giorni abbiamo appreso che finalmente la Commissione Comunale Speciale sui fenomeni di corruzione e sull'EXPO è stata approvata. In stagioni di cantieri e di appalti la questione sembra essere interessante e positiva. Soprattutto se si confermano le parole del Presidente della Commissione Nazionale Antimafia, Vincenzo Macrì, che ripetutamente ha considerato Milano la capitale d'Italia per reati commessi dalla 'ndrangheta e dalla mafia. E', questo, un primato che ha suscitato una indignazione negli animi della cittadinanza democratica e presso le associazioni che da tempo lavorano per la legalità, la giustizia civile e la universalità dei diritti e dei doveri, come Libera, Saveria Antiochia, l'ARCI e Carovana della legalità.
Penso anche alle molteplici iniziative che, a livello di società civile, sono state prese per chiedere semplicemnte al Consiglio Comunale di adottare l'attuazione di un articolo del Regolamento consiliare e della Statuto del Comune, ossia l'istituzione di una Commissione Speciale a termine che agisca politicamente a evidenziare le responsabilità politiche del fenomeno dilagante della corruzione e della mafia a Milano. Varie sono state, infine, le interrogazioni, le mozioni, una delle quali presentata in Consiglio di Zona 4 a Milano, dove si richiedeva la riapertura del bando per l'assegnazione dei beni confiscati alla mafia, dovere e obbligo da parte del Comune, bando andato quasi deserto a causa del periodo in cui è stato disposto, agosto, e a causa dell'assenza di un'adeguata e richiedibile promozione e pubblicizzazione del medesimo ai diretti interessati, le associazioni e le cooperative. Non solo: in Consiglio Comunale alcuni consiglieri della Sinistra hanno presentato un'interrogazione rivolta all'amministrazione circa la non adempienza di un percorso istituzionale volto a conoscere le cause politiche di un fenomeno inquietante e ammorbante quale il dilagare della corruzione derivata dalla macrocriminalità organizzata. Le risposte a queste interrogazioni non sono mai sopraggiunte, indice anche del fatto che la mozione dell'opposizione che richiedeva l'istituzione della Commissione veniva dilazionata nell'ordine del giorno nei tempi, procrastinando a seguenti riunioni di Consiglio la discussione, mai avvenuta e necessaria.
Il risultato può apparire, quindi, in prima lettura una buona vincita per l'opposizione. Ma, a riguardo, occorrono fare alcuni chiarimenti politici, apprendendo semplicemente quanto riferito e considerato a riguardo dai consiglieri della Sinistra in Comune, Lista Uniti con Dario Fo, Rifondazione, Sinistra Democratica (Gruppo Misto) e Comunisti Italiani, tramite interventi da loro fatti in occasione delle lunghe sedute che si sono avvicendate negli ultimi giorni, a proposito dell'approvazione del bilancio e della Previsione di Bilancio Triennale.
Non è dato di comprendere la funzione e la composizione della Commissione, a fronte di una incertezza sui poteri a essa attribuiti. Il nostro appello, espresso come Lista Uniti con Dario Fo, a cui sono susseguite diverse adesioni, e sostenuto dalle associazioni che da anni e da tempo agiscono per la legalità e la giustizia sociale, Libera e Saveria Antiochia in primis sul territorio milanese, è ed era indirizzato a istituire una commissione con poteri di indagine e di supporto all'attività giurisdizionale della Magistratura, unico organo a cui compete la risoluzione delle controversie e dei casi di corruzione. L'accordo ha trascurato, così, ampiamente i dettagli di competenza della commissione, contrattandone la costituzione senza previa ponderazione e verifica in seduta consiliare.
Le affermazioni del capogruppo di AN, Fidanza, riportate nell'articolo di Andrea Senesi sul Corriere, sono abbastanza chiare e dimostrano l'intenzione di creare un organo di facciata.
La commissione così istituita, in tempi rapidi e senza una previa lettura della propria caratteristica funzionale, rischia di essere facilmente strumentalizzabile a livello politico, e poco incisiva a livello sostanziale, lasciando permeabili situazioni di poca trasparenza in termini di legalità e di equità e imparzialità amministrativa. Questo meccanismo, così come si evidenzia, rischia di non instaurare alcun rapporto di collaborazione e di coinvolgimento di tutti gli organi, polizia investigativa, ispettorato del lavoro, magistratura, organi giudicanti, nel produrre una efficace e completa politica di sostengo alla perseguibilità dei veri autori dei reati di corruzione. Collaborazione, è questa, presente nella precedente Commissione Antimafia, istiuita in Consiglio Comunale ai tempi di tangentopoli, parliamo del 1991.

Un passo avanti è stato fatto? Io temo che siamo ancora in una fase di incertezza e di poca dimostrabilità della reale ed effettiva efficacia di una Commissione che avrebbe dovuto chiarire e dimostrare le responsabilità politiche dei reali responsabili di fenomeni di corruzione mafiosa, ormai morbo e piaga diffusa nella nostra città, come testimoniano anche gli ultimi fatti di cronaca (l'omicidio avvenuto l'altra sera davanti al locale De Sade per "regolamento di conti" sul commercio di droga).
Infine, come sottolineato giustamente e ripetutamente da alcuni consiglieri della "Sinistra" in Comune, e da quanto si evince dall'articolo di Andrea Senesi sul Corriere, si deve sottolineare il contesto in cui l'accordo, a cui solo la Sinistra non ha partecipato, è avvenuto: ossia rinunciare ad alcuni emendamenti e azioni di ostruzionismo sul bilancio per assicurare l'approvazione della Commissione Antimafia a tempo, senza alcuni oneri per il Comune e per la maggioranza, nonchè senza previamente discuterne le funzioni e la portata, la composizione e i rapporti di collaborazione da instaurarsi con gli altri organi investigativi, unico elemento e presupposto per un proprio e giusto funzionamento.

Non voglio, ora, mettere in discussione la buona intenzione e l'onestà in cui l'accordo tra una parte dell'opposizione, il Partito Democratico, e la maggiroanza è avvenuto: lungi da me fare dietrologie squallide e infondate. Sicuramente, e ne sono convinto, lo spirito di gran parte delle consigliere e dei consiglieri che hanno elaborato l'accordo per l'istituzione della Commissione era fortemente motivato a dare sviluppo a una richiesta di massa della società civile, che era plausibile e sostenibile, nonchè richiedibile da parte del Comune, stanti le attuali regole normative inserite nel Regolamento e nello Statuto. Voglio solo evidenziare che una mobilitazione seria e convinta da parte della società civile e associazionistica organizzata, da mesi e mesi coinvolta in mobilitazioni a favore della legalità e per la richiesta di una Commissione Speciale sul fenomeno mafioso a Milano rischi di essere fortemente disatteso di fatto da un organo che potrebbe essere svuotato nelle proprie funzioni e nella propria portata, isolato da ogni forma di collaborazione con altro organo investigativo strumentale per la conoscenza delle responsabilità meramente politiche di un dilagare inquietante di un morbo nella nostra città, capitale degli affari finanziari.

Ai posteri, cioè a noi, l'ardua sentenza.

Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo per Milano - GRUPPO LA SINISTRA
Consiglio di Zona 4 Milano

Domenica, 28 Dicembre, 2008 - 14:48

Primo passo per liberare il mondo dai fondamentalismi omofobi

È stata letta oggi 18 dicembre 2008 dall’Argentina, davanti all’assemblea dell’ONU la dichiarazione a favore della depenalizzazione universale dell’omosessualità, proposta dal governo francese e firmata da 65 paesi di tutti i continenti, tra cui tutte le 27 nazioni dell’Unione Europea.
Si tratta di un primo grande passo a favore della libertà di milioni di persone omosessuali nel mondo, una dichiarazione che vede unite oltre sessanta nazioni per condannare senza appello le legislazioni che imprigionano, condannano o uccidono le persone gay e lesbiche
“Abbiamo fermato la controffensiva vaticana, che ha tentato di riportare il mondo all’età medievale, rendendosi complice di quei regimi che ancora condannano l’omosessualità.” – dichiara Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay – “La nostra associazione, attraverso l’importante campagna che ha visto decine di manifestazioni nel paese, quasi 50.000 sostegni alla causa su Facebook e la costruzione di una rete internazionale di sensibilizzazione, ha contribuito a rafforzare un percorso che sarà ancora lungo, ma che oggi vede realizzato una passo importante nell’affermazione dei diritti e della tutela delle persone LGBT”.
I fondamentalismi religiosi di qualsiasi colore non fermano la loro campagna d’odio: anche oggi il vaticano ha attaccato la Spagna, un paese che ha saputo fare della laicità e dei diritti civili un faro per la sua crescita di civiltà. Questi barbari tentativi di fermare la diffusione della libertà saranno sempre più voci isolate”.
Tutti i paesi europei sono uniti, al fianco di grandi paesi dell’America Latina, di 5 stati africani e di 3 asiatici, per costruire una base di civiltà che potrà portare nell’arco di uno o due anni alla presentazione di una risoluzione che possa essere votata all’ONU dalla maggioranza dei paesi del mondo.” - dichiara da New York Renato Sabbadini, dirigente di Arcigay e co-segretario di ILGA World, rete di associazioni LGBT mondiale – “L’Italia ha svolto un fondamentale lavoro di rete nella costruzione di questo risultato, attraverso la collaborazione della sua diplomazia con le associazioni LGBT”.
”Adesso il lavoro di denuncia delle violenze e di coinvolgimento di tutte le nazioni deve continuare. Il governo italiano deve confermare quell ruolo primario che già ha avuto nella presentazione della risoluzione contro la pena di morte.” – conclude Aurelio Mancuso – “Solo così potremo auspicare un futuro più libero e giusto per le persone LGBT”.

Venerdì, 26 Dicembre, 2008 - 13:49

Venezia wireless, Milano ancora "digital divide"?

A Venezia è bastata una delibera di Giunta e il sogno di molte italiane e molti italiani, soprattutto giovani generazioni di studentesse e di studenti, navigatori per professione e lavoro, ma diverse fasce di cittadinanza, si è avverato: la banda larga di connesisone wi-fi non è più un affare tra privati, ma diventa pubblico. Basta essere dotati di un codice di accesso, concidente con il codice fiscale, e l'accesso alla rete tra qualche giorno sarà possibile in Laguna. E' quello che viene definito dall'Assessorato alle Nuove Tecnologie del Comune di Venezia un diritto alla cittadinanza digitale: non più digital divide, ossia contratti commerciali per avere la connessione wireless, ma, bensì, solamente un numero per accedere gratuitamente a un servizio che diventa sempre più parte integrante di un nuovo welfare cittadino.
Si perchè di questo si tratta: diffondere in ogni modo e con ogni canale l'accesso ai saperi condivisi, che in rete vivono momenti e opportunità di confronto, incontro e visibilità. Si aprono nuovi scenari a questo punto: il file sharing, l'open source, il free software. Ma nel frattempo credo che garantire l'accesso alla rete senza preclusioni sociali ed economiche sia un buon risultato. Almeno si intende per poter partire e proseguire nella navigazione senza oneri: sarà impegno del Comune affidare con gara d'appalto la gestione della rete wireless, invitando le giovanissime generazioni di studentesse e di studenti a individuare i punti per approntare gli "hot spot", ossia le antennine che garantiscono l'accesso e la copertura di rete nelle diverse località. Il primo obiettivo è quello di raggiungerele abitazioni, non solo gli uffici e gli spazi amministrativi pubblici, gran parte, come le biblioteche, già coperte da alcuni anni dal servizio.
In Italia quello di Venezia è il primo caso di estensione della banda larga wi-fi su un territorio vasto che procede oltre alle dimensioni prettamente comunali e municipali, per giungere anche a Mestre e a tutta la laguna e i comuni viciniori.
Sembra una novità nel mentre molte città in Europa e nelmondo hanno già attivato simili pratiche: tra San Francisco e Filadelfia (quasi 200 città negli States), tra il Giappone e l' Europa, ma non sempre per iniziativa dei pubblici poteri.
Alcuni sociologi, tra cui Baumann, parlano di era di "internet degli oggetti": vari sono gli elementi che si avvalgono di connessione in rete per offrire servizi di informazione e conoscenza di diverso genere. Palmari che si collegano in rete e che tramite un servizio di riconoscimento del codice a barre ti porta a conoscenza di diverse nozioni sui monumenti presenti a Parigi o a Barcellona, oppure l'utilizzo della rete metropolitana per l'estensione di un servizio wireless di navigazione con possibilità di conoscenza di informazioni turistiche di notevole portata, come avviene a Londra.
Addirittura i servizi on-line diffusi tramite banda larga sono dei più variopinti: la "palina" che dice tra quanto passerà il prossimo autobus, l' ebook che scarica tutti i quotidiani del giorno, il dispositivo intelligente di telemedicina che comunica dati in tempo reale dal corpo del paziente.
A Roma la Provincia è pronta a estendere il servizio wireless su tutto il territorio provinciale: un esperimento impegnativo data la grande dimensione ed estensione del territorio e della giurisdizione, ma importante e fondamentale per il Presidente Zingaretti.
A Milano la roboante campagna pubblicitaria sull'estensione di wireless sembra ormai appartenere al passato prossimo: molti slogan, elevate promesse, interessanti auspici, dichiarazioni di intenti rimasti per ora sulla carta.
Nonostante alcuni consiglier comunali, tra cui il vicepresidente del Consiglio Comunale, Davide Corritore, e anche lo stesso Presidente Manfredi Palmeri avessero più volte investito in dichiarazioni e delibere sull'attivazione pronta e subitanea del servizio di estensione della rete gratuita. Il tutto rimane, però, ancora nell'archivio delle buone idee. Nessun bando è ancora stato fatto, mentre attendiamo di sapere dove tali hot spot verranno allocate, non essendoci stata, nonostante ripetute mozioni deliberate nei consigli di zona, in primis il Consiglio di Zona 4 su proposta del sottoscritto. E' stato, questo, un impegno elaborato al fine di eliminare la sperequazione sociale nell'accesso alla comunicazione e al sapere in rete.
A Milano ogni iniziativa viene disegnata come una grande novità all'avanguardia a livello amministrativo, mentre in altre città pratiche simili esistono ormai da anni. Si è visto con l'ecopass, nel momento in cui a Londra esistono pratiche interessanti di pollution charge. Lo si vede ancora con il bike sharing, soggetto in questi giorni a inconvenienti poco piacevoli nel servizio di attuazione e di accesso per la cittadinanza.  
Speriamo che come augurio di buon anno ci sia anche questa possibilità di vedere in bilancio o nel POP la realizzazione ea ttivazione del servizio di copertura wireless, non solo a livello municipale, ma anche metropolitano, almeno partendo da questa ottica di nuovo servizio per un rinnovato welfare state, necessario, basilare nella contemporaneità, fondamentale per creare contaminazioni nel sapere e nella conoscenza e informazione.

Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo - Gruppo La Sinistra
Congilio di Zona 4 Milano

Giovedì, 25 Dicembre, 2008 - 12:36

Pronti a bloccare il Festival di Sanremo

E’ del 22 dicembre la notizia che il vincitore 2006 del Festival di Sanremo, il cantante Povia, porterà nell’edizione 2009 una canzone dal titolo “Luca era gay”.
Il titolo del brano, inedito per regolamento, sembra già non lasciare dubbi sul tema trattato e sulle posizioni dell’autore. Effettivamente ricordiamo molto bene come Povia non sia del tutto nuovo a nette prese di posizioni pubbliche su questioni del mondo LGBT. Ormai celebre è rimasta una sua intervista a Panorama in cui dichiarava: “Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay: è durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati”.
Ora da più parti arriva la segnalazione di una curiosa coincidenza: che il Luca della canzone con cui Povia tornerà nella città dei fiori sia proprio quel Luca Di Tolve che dichiara di esser un ex-gay, guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale.
Se Bonolis e il suo direttore musicale, intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora, che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa ed organizzata.
Siamo i primi a combattere per il diritto alla libera espressione, ma altra cosa è avvallare posizioni omofobe, che tra l’altro alimentano odio e pregiudizio nei confronti delle persone gay e lesbiche. Già da questa mattina, è iniziato il passa parola in tutta Italia, che partendo da Facebook si sta ampliando in tutto il web. Non siamo ingenui, sappiamo che esiste una precisa volontà di portare avanti una campagna contro la nostra stessa esistenza e siamo determinati a contrastarla in tutti i modi.
Attendiamo, quindi, subito delle spiegazioni dalla Rai e da Bonolis, così da poter sapere se le nostre intuizioni abbiano o no fondamento.

IL GRUPPO SU FACEBOOK

Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay

Giovedì, 25 Dicembre, 2008 - 11:29

Milk

BIM Distribuzione
presenta

www.arcigay.it

Milk
un film di Gus Van Sant

www.libero.it/milk

in uscita nei cinema italiani venerdì 23 gennaio 2009

Attivista del movimento dei diritti degli omosessuali. Amico. Amante. Unificatore. Politico. Combattente. Icona. Ispiratore. Eroe. La sua vita ha cambiato la storia, e il suo coraggio ha cambiato la vita di tante persone.

Nel 1977, Harvey Milk è stato eletto supervisor (consigliere comunale) a San Francisco, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad avere accesso a una importante carica pubblica in America. La sua vittoria non è stata solo una vittoria per i diritti dei gay, ma ha aperto la strada a coalizioni trasversali nello schieramento politico. Harvey Milk ha incarnato per molti – dagli anziani agli iscritti al sindacato – una nuova figura di militante per i diritti civili; e con la sua morte prematura, avvenuta nel 1978, è diventato un eroe per tutti gli americani. L’attore premio Oscar Sean Penn interpreta Harvey Milk, diretto dal regista candidato all’Oscar Gus Van Sant, in Milk, un film girato a San Francisco, tratto da una sceneggiatura originale di Dustin Lance Black, e prodotto  dai premi Oscar Dan Jinks e Bruce Cohen.
Il film Milk ripercorre gli ultimi 8 anni della vita di Harvey Milk.
Milk abita a New York quando compie 40 anni. Convinto di dover dare un senso diverso alla sua vita, decide di trasferirsi col suo compagno Scott Smith (James Franco) a San Francisco, dove insieme aprono un piccolo negozio di fotografia, il Castro Camera, nel cuore di un quartiere popolare che sarebbe  presto diventato un punto di riferimento per tutti gli omosessuali d’America. Sostenuto dalla sua adorata comunità di Castro, e da tutta la città, Milk sorprende Scott e se stesso diventando un militante e promotore del cambiamento. Chiede pari diritti e opportunità per tutti, e il grande amore che prova per la città e per la sua gente gli fa guadagnare le simpatie di giovani e aziani, omosessuali e eterosessuali – in un periodo in cui il pregiudizio e la violenza contro i gay sono apertamente accettati e considerati la norma.
Con il fondamentale sostegno di Scott e dei nuovi amici e volontari, Milk si getta a capofitto nelle incerte acque della politica. Intanto, fa da mentore a nuovi attivisti determinati a impegnarsi sul campo, come Cleve Jones (Emile Hirsch). Come figura pubblica si impone per la sua brillante ironia, ma anche per le sue iniziative e azioni concrete che lasciano il segno più di tante parole. Ben presto diventa noto anche oltre i confini cittadini, ma la sua ostinata determinazione a entrare nel governo cittadino finisce per allontanarlo da Scott. Durante la sua quarta corsa alla carica di consigliere, Milk inizia una nuova relazione, con Jack Lira (Diego Luna).
    
L’ultima campagna è un successo e, secondo il nuovo ordinamento urbanistico ed elettorale della città, Milk viene eletto consigliere per il 5° Distretto. Oltre a svolgere con passione e diligenza il suo incarico di consigliere, Milk promuove un’ordinanza comunale per difendere i cittadini dal licenziamento per motivi di orientamento sessuale, e si batte contro un referendum statale che chiede il licenziamento degli insegnanti omosessuali e di chi li sostiene: Milk si rende conto di quale pericolo rappresenti questa Proposition 6 per i diritti dei gay. Intanto, le agende politiche di Milk e di un altro consigliere neoeletto, Dan White (Josh Brolin), divergono sempre di più, mentre i loro destini personali convergono tragicamente. Quello di Milk era ed è ancora un programma fondato sulla speranza – una speranza che vive ancora oggi.
Focus Features presenta in associazione con Axon Films, una produzione Groundswell, una produzione Jinks/Cohen Company. Un film di Gus Van Sant, con Sean Penn: Milk. E con Emile Hirsch, Josh Brolin, Diego Luna e James Franco. Casting di Francine Maisler, C.S.A. Musica di Danny Elfman. Costumi, Danny Glicker. Montaggio, Elliot Graham. Scenografia, Bill Groom. Direttore della fotografia, Harris Savides, A.S.C. Produttori esecutivi, Michael London, Dustin Lance Black, Bruna Papandrea, Barbara A. Hall, William Horberg. Prodotto da Dan Jinks e Bruce Cohen. Scritto da Dustin Lance Black. Diretto da Gus Van Sant. Una distribuzione Focus Features.

Il contesto storico: Cronologia

1930: 22 maggio – Harvey Bernard Milk nasce a Woodmere, New York
1946: Milk entra a far parte della squadra di football del Bay Shore [NY] High School
1947: Si diploma al Bay Shore High School
1951: Si laurea in matematica alla State University (SUNY) di Albany, e si arruola nella Marina statunitense
1955: Viene congedato con onore dalla Marina e intraprende il mestiere di insegnante liceale.
1963: Cambia lavoro e inizia una nuova attività presso Una Società di Investimenti a Wall Street.
1968: Dopo essersi cimentato a tempo perso in produzioni teatrali off-Broadway, Milk si trasferisce a San Francisco dove il suo compagno, Jack McKinley, lavora nella produzione originale del musical Hair. A San Francisco, trova lavoro nel campo della finanza.
1969: 28 giugno – I Moti di Stonewall, al Greenwich Village di New York, innescano la scintilla del Movimento di Liberazione Omosessuale.
1970: Dopo aver pubblicamente bruciato la sua carta di credito BankAmericard, Milk viene licenziato dal suo lavoro e torna a New York.
1972: Milk lascia New York e ritorna a San Francisco col suo compagno, Scott Smith
1973: Milk e Smith aprono un negozio di fotografia, Castro Camera, nel quartiere Castro.
Alleandosi con Allan Baird, leader del sindacato dei Teamsters (i camionisti), Milk ottiene il bando della Coors in tutti i bar del quartiere Castro, e di altre zone della città.
[tra il 1973 e il 1978] Dick Pabich e Jim Rivaldo lavorano con Milk come analisti e strateghi politici; Frank Robinson diventa il suo portaborse.
Con una campagna gestita da Smith e Rivaldo, Milk si candida per la prima volta alla carica di supervisor (consigliere comunale) a San Francisco -  e perde.
1974: Milk riorganizza la Castro Village Association dei commercianti locali, e contribuisce a lanciare la prima Castro Street Fair – antesignana del Gay Pride.
[tra il 1974 e il 1978] Michael Wong lavora con Milk come consigliere.
David Goodstein diventa proprietario e editore della rivista gay nazionale The Advocate
1975: Allo staff del negozio di Milk si aggiunge Danny Nicoletta, che poi lavorerà in tutte le sue successive campagne elettorali.
Milk si ri-candida alla carica di supervisor del consiglio comunale di San Francisco, e perde un’altra volta: l’ex-senatore della California George Moscone, sostenuto da Milk, viene eletto Sindaco di San Francisco
[dal 1976 al 1978] Cleve Jones lavora con Milk come attivista.
Milk viene nominato dal Sindaco Moscone membro della Commissione per le Licenze, un incarico da cui sarà rimosso quando annuncerà la sua candidatura all’Assemblea di Stato della California.
Milk contribuisce a fare approvare una iniziativa di ballottaggio approvata dal Sindaco Moscone, che sostituisce con successo elezioni a livello cittadino con elezioni a livello di quartiere.
Milk perde le elezioni per l’Assemblea di Stato, battuto da Art Agnos
Milk e Rivaldo fondano insieme il Gay Democratic Club di San Francisco (ribattezzato dopo la sua morte “Harvey Milk Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender Democratic Club”)
1977: 7 giugno – L’attivista ultraconservatrice Anita Bryant riesce a ottenere il ritiro dell’ordinanza della Dade County (Florida) sui Diritti degli Omosessuali, mobilitando tutte le forze responsabili di un decennio di campagna di intolleranza contro la comunità omosessuale
Con il nuovo sistema di elezioni distrettuali ormai operativo, Milk – che ora convive con il nuovo compagno Jack Lira – si candida al consiglio comunale di San Francisco per la terza volta, con una campagna gestita da Anne Kronenberg. Vince nel 5° Distretto, quello che comprende il quartiere di Castro, ed è il primo uomo omosessuale dichiarato mai eletto a una carica pubblica in America, dopo l’elezione di due donne apertamente gay, Kathy Kozachenko e Elaine Noble, rispettivamente nel Michigan e in Massachussetts nel 1974. Tra i suoi avversari in quelle elezioni c’era l’avvocato gay Rick Stokes
1978: gennaio - Milk assume l’incarico, insieme ad altri colleghi neo-eletti, come l’ex-vigile del fuoco Dan White (per l’8° Distretto, l’Excelsior District) e la militante femminista Carol Ruth Silver.
Tra le iniziative che Milk promuove nel periodo in cui resta in carica ci sono programmi sociali a favore degli anziani; nuove norme per i proprietari di cani sull’obbligo di raccogliere i bisogni dei loro animali; e l’istituzione di macchine per il voto comprensibili e accessibili a tutti i cittadini.
Con l’insegnante Tom Ammiano che esce allo scoperto e abbraccia l’iniziativa, Milk si fa promotore della storica ordinanza sui diritti dei gay di San Francisco (lo scopo principale dell’ordinanza è evitare il licenziamento dei gay), che sarà appoggiata dalla Silver, approvata dal Consiglio (White è l’unico a votare contro) e dichiarata legge dal Sindaco Moscone.
La Bryant riesce a ottenere il ritiro dell’ordinanza sui diritti dei gay a St. Paul in Minnesota (25 aprile), Wichita nel Kansas (9 maggio), e Eugene in Oregon (23 maggio). Il ritiro dell’ordinanza a Wichita, soprattutto, mobilita la comunità omosessuale di San Francisco.
Sfruttando il successo della Bryant, il Senatore della California John Briggs sponsorizza la Proposition 6 (o Briggs Initiative), che vuole bandire gli omosessuali dall’insegnamento nelle scuole pubbliche della California e rimuovere dai loro incarichi gli omosessuali dichiarati e i loro sostenitori.
25 giugno – La Rainbow Flag (Bandiera Arcobaleno), disegnata dal sostenitore di Milk Gilbert Baker come simbolo dell’unità del movimento LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual & Transgender; anche noto come GLBT), sventola per la prima volta a San Francisco alla Freedom Day Parade. Milk partecipa alla parata, incoraggiando i passanti e i telespettatori a casa a “uscire allo scoperto!”
7 novembre – La Proposition 6 viene sconfitta in seguito alla campagna e alle manifestazioni organizzate da Milk, cui aderiscono il Governatore della California Jerry Brown e il Partito Democratico dello stato, i repubblicani del Log Cabin [circolo gay del partito], l’ex-governatore della California Ronald Reagan, Dan White, migliaia di elettori e il Presidente Jimmy Carter
10 novembre – Dan White dà le dimissioni da consigliere comunale. Poi si pente, e cerca senza successo alleanze per riavere il suo posto.
18 novembre – Gli abitanti di San Francisco e il mondo intero apprendono con orrore la notizia che il capo della setta People’s Temple, Jim Jones, ha fatto uccidere  il deputato americano Leo Ryan e altri inviati su una pista di atterraggio in Guyana, Sudamerica, e qualche ora dopo ha guidato il suicidio di massa di 900 membri della chiesa, che hanno bevuto una bevanda al cianuro.
27 novembre – Al Municipio, White spara al Sindaco Moscone e a Milk uccidendoli entrambi. Quella sera, oltre 30.000 persone marciano da Castro al Municipio in una veglia pacifica e silenziosa a lume di candela.
Le bare di Milk e Moscone restano esposte in Municipio per diversi giorni, omaggiate da una processione continua di persone.
2 dicembre – Gli amici di Milk spargono le sue ceneri nell’Oceano Pacifico
4 dicembre – Il Presidente del consiglio comunale Dianne Feinstein viene nominata Sindaco.
Harry Britt sarà il successore di Harvey Milk come consigliere per il 5° Distretto.
1979: 21 maggio [il giorno prima di quello che sarebbe stato il 49° compleanno di Milk] – Dopo essersi appellato alla semi-infermità mentale dovuta all’isolamento, alla mancanza di rapporti intimi con la moglie e al consumo di troppo ‘cibo spazzatura’ (la famosa Twinkie Defense), White viene condannato per omicido volontario a una pena di 7 anni. La sentenza scatena la protesta omosessuale che sfocia nei “White Night Riots”, con scontri tra polizia e cittadini, auto date alle fiamme e atti di vandalismo all’ingresso del Municipio.
1984: 7 gennaio – White viene rilasciato sulla parola dopo aver scontato meno di 5 anni di pena.
1 novembre – Il film-documentario The Times of Harvey Milk, diretto da Rob Epstein e prodotto da Richard Schmiechen, viene proiettato al Castro Theatre
1985: 25 marzo - The Times of Harvey Milk vince l’Oscar come Miglior Documentario.
21 ottobre – Dan White si suicida nel garage della sua casa.
1999: 14 giugno – La rivista Time nomina Harvey Milk uno dei “Time 100 Heroes and Icons” del XX secolo.
2008: 19 maggio – L’Assemblea dello Stato approva il disegno di legge promosso dal deputato Mark Leno, per celebrare il 22 maggio [data del compleanno di Milk] lo “Harvey Milk Day” (giorno di speciale rilevanza, anche se non festività statale).
22 maggio – Il giorno in cui Milk avrebbe compiuto 78 anni, a San Francisco viene inaugurata una sua statua – un busto con immagini in basso rilievo e una citazione sul piedistallo. L’opera è collocata nella rotonda del Municipio, in cima alla grande scalinata, dove si tengono le cerimonie nuziali, ed è la prima statua raffigurante una persona omosessuale ad essere esposta in un edificio pubblico in America.
5 agosto – Lo Stato della California approva con un margine ristretto di voti il disegno di legge sull’ “Harvey Milk Day”, sul quale presto dovrà esprimersi il Governatore della California Arnold Schwarzenegger.
Il contesto storico: Milk/Castro

Come politico e attivista, Harvey Milk è stato un populista aggressivo, convinto che la funzione del governo fosse quella di andare incontro ai bisogni di tutti i membri della società. Ha incoraggiato uomini e donne omosessuali a uscire allo scoperto, comunità  e sindacati a unire le loro forze, e tutti i cittadini a battersi contro ogni discriminazione. Non molto tempo prima di essere assassinato, parlando della necessità di un movimento per i diritti dei gay in grado di esercitare una pressione sul governo, Milk diceva: “Io chiedo al movimento di andare avanti, perché la mia elezione ha dato una nuova speranza ai giovani. Dobbiamo dare loro speranza.” Una frase incisa alla base della sua statua - un busto esposto di fronte al Municipio di San Francisco.
Quella speranza, Milk l’aveva trovata a San Francisco, dove aveva abitato per un paio  d’anni prima di tornare a New York. Quando Milk e il suo compagno Scott Smith si sono poi trasferiti in pianta stabile a San Francisco, nel 1972, sono andati ad abitare nella Eureka Valley (District 5), una comunità in transizione, che presto sarebbe stata ribattezzata Castro District (o Castro). Eureka Valley era stata il cuore della cultura scandinava a San Francisco fino agli anni ’30, quando era diventata un quartiere operaio irlandese. Tra gli anni ’60 e ’70 in quella zona hanno cominciato a stabilirsi molti omosessuali, alcuni erano hippy. Nonostante qualche inevitabile conflitto con i valori conservatori dell’ambiente operaio irlandese, Castro è diventato uno dei pochi posti in America dove i gay potevano vivere in relativa libertà. Milk e Smith hanno aperto al numero 575 di Castro Street un modesto negozio di fotografia, che ben presto è diventato più un centro sociale che non una fiorente attività commerciale. Grazie alla sua personalità gregaria e al suo senso dell’umorismo, Milk si è conquistato le simpatie dei residenti e dei commercianti del distretto. Andavano al suo negozio per discutere dei problemi del quartiere e delle loro preoccupazioni. Come piccolo proprietario di un negozio, Milk ha riorganizzato la Castro Village Association formata dai commercianti locali. Così, è diventato famoso come “il Sindaco di Castro Street” – un soprannome che si era dato lui stesso. Milk è stato anche fra gli ideatori e promotori della festa estiva annuale, la Castro Street Fair, che attirava gente da tutta la città.
Del gruppo di attivisti e amici che gravitavano intorno al negozio, e che avrebbero seguito Milk negli anni seguenti, facevano parte Scott Smith; Cleve Jones, il protetto di Milk; Danny Nicoletta, che ha fotografato il mondo di Milk e lavorava  nel negozio; Jim Rivaldo, organizzatore della prima campagna elettorale di Milk; Dick Pabich, soprannominato “la Principessa Polacca” - uno stratega che è diventato uno degli assistenti di Milk in Municipio; il consigliere politico Michael Wong, soprannominato “Bocciolo di Loto”; e Anne Kronenberg, unica lesbica in questo circolo tutto maschile, che ha guidato la campagna elettorale vittoriosa di Milk per la carica di consigliere comunale, quando Castro ha beneficiato di un nuovo sistema elettorale e ha catapultato il suo figlio prediletto nelle stanze del potere. Quella campagna, del 1977, era la quarta di Milk…
… La prima era stata nel 1973, quando aveva dichiarato: “Tasse e priorità cambiano di anno in anno, ma la libertà no.” All’epoca, Allan Baird, rappresentante del sindacato dei camionisti [i Teamsters], stava guidando una campagna di boicottaggio contro un’azienda produttrice di birra, la Coors Brewing Company, accusata di imporre condizioni di lavoro ingiuste ai suoi dipendenti. Baird ha avvicinato Milk, chiedendogli il sostegno della comunità gay nel boicottaggio. Milk ha chiesto in cambio l’appoggio dei Teamsters, e Baird ha accettato: il giorno dopo, la birra Coors ha cominciato a sparire da ogni bar di Castro e in altre parti della città. Da allora in poi, il nome e la fama di Milk sono arrivati ben oltre i confini cittadini.
 
Le riprese

Dustin Lance Black ricorda: “Il primo giorno di riprese ho potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo. Un progetto che avevo iniziato quattro anni prima stava per realizzarsi. Ce l’avevamo fatta, stava succedendo davvero. Sono scoppiato a piangere quel giorno, quando abbiamo visto l’arcobaleno. Anche  Cleve Jones aveva le lacrime agli occhi.”
“Era una mattina impossibile”, ricorda Jones, “pioveva e faceva freddo. Eravamo nell’Excelsior District [il distretto di Dan White] per girare la prima scena. Due minuti prima che le macchine da presa cominciassero a girare, le nubi si sono aperte, è uscito il sole ed è apparso un immenso arcobaleno sul set. E’ un segno, ho pensato.”
Gus Van Sant e il direttore della fotografia Harris Savides - alla loro quinta collaborazione -  non erano affatto preoccupati dalle condizioni metereologiche, visto che non sono mai stati legati a schemi di ripresa convenzionali. “Ogni film che abbiamo fatto insieme è stato un viaggio per capire come lo avremmo filmato”, ricorda Van Sant. “Sapevamo che Milk sarebbe stato diverso dai film più piccoli che avevamo già girato.” Nonostante l’ampiezza del progetto, regista e direttore della fotografia hanno preferito non ricorrere agli storyboard, e privilegiare il loro approccio collaborativo ed esplorativo.
“Ogni volta, partiamo sapendo che le possibilità sono infinite”, prosegue Van Sant. “Poi, restringiamo il campo alle possibilità che ci interessano. A volte facciamo riferimento a film o a foto. Prendiamo in considerazione tutto, e finiamo con una manciata di idee che ci piacciono.”
“Frederick Wiseman è stato un nostro punto di riferimento per Milk  - e per altri nostri film come Elephant e Last Days. Ci piace perché di solito gira sequenze emozionanti e insieme ‘grezze’, perché le situazioni che riprende non consentono grandi attrezzature o luci.  Eppure sembra  totalmente rilassato di fronte a persone e luoghi molto intensi. Certo, Wiseman ci ha molto influenzato, ma abbiamo avuto anche altri punti di riferimento per Milk - come Robert Flaherty, per esempio.”
“Ci entusiasmava l’idea di ricostruire il look e il clima degli anni ’70 per dare maggiore realismo al film”, racconta Bruce Cohen. “Gus ha detto: ‘Che ne dite di Harris Savides?’, e noi gli abbiamo subito risposto: ‘Sì, grazie!’ Sapevamo che aveva fatto un lavoro fantastico non solo con Gus, ma anche con i paesaggi anni ‘70 di American Gangster e Zodiac. Con un direttore della fotografia come Savides, vedendo questo film vi sentirete parte di qualcosa che accade in quel preciso istante. Non sarà come stare seduti in poltrona e pensare: ‘Be’, è successo tanto tempo fa…’”
“Sul set ho imparato molto guardando Gus”, ricorda Black. “Ha uno stile diverso da quello di tutti gli altri registi con cui ho lavorato – è molto poco invadente. Sa fare un passo indietro, lasciare che le cose accadano e trovare l’imprevisto. Permette agli attori e agli artisti di  scoprire tante cose.”
“Non è un regista che parla a vanvera”, osserva Dan Jinks. “Dice qualcosa solo quando è necessario e, di conseguenza, gli altri lo ascoltano. Possono essere solo un paio di parole, ma capisci subito che cosa vuole.”
 “E’ come navigare a vista”, spiega Alison Pill, entusiasta. “Molto spesso ci sono due macchine da presa che filmano insieme. Se c’è la fiducia, è il modo più bello di lavorare perché devi essere presente in ogni singolo momento delle riprese.”
“Gus ti fa camminare con le tue gambe”, aggiunge Hirsch, “anziché farti da stampella e impedirti di trovarle. Così, spinge i suoi attori ad avere coraggio e a fidarsi del loro istinto, come non hanno mai fatto prima. E’ straordinario lavorare con lui.”
Location

Milk è stato girato interamente a San Francisco (dove Harris Savides aveva già lavorato un paio di anni prima come direttore della fotografia del film Zodiac), facendo base a Treasure Island. Per gli autori non poteva essere altrimenti: “Lo spirito e l’energia di questo film sono San Francisco”, dichiara Dustin Lance Black. “Il film è stato fatto nel modo giusto, nel posto giusto.”
Il Sindaco Gavin Newsom e la San Francisco Film Commission hanno lavorato a stretto contatto con la produzione, coordinandosi con la produttrice esecutiva e direttrice di produzione Barbara A. Hall per assicurarsi che la produzione avesse accesso alle varie zone della città – compresi gli interni e gli esterni del Municipio. Tuttavia, la produzione ha rispettosamente declinato l’offerta del Sindaco di girare nel suo ufficio, per rispetto dei suoi impegni. Milk ha beneficiato anche del programma comunale che incentiva la produzione cinematografica “Scene in San Francisco”, un disegno di legge approvato dal Sindaco Newsom nel maggio del 2006. Il Sindaco ha dichiarato che quella di Harvey Milk è una storia che “deve essere raccontata. Il suo spirito e la sua eredità si manifestano oggi in un cambiamento reale.”
“Tutti noi sapevamo fin dall’inizio che San Francisco era uno dei protagonisti della storia”, aggiunge Bruce Cohen. “La storia di Milk ha cambiato per sempre la città - è impressa nella sua storia e nel suo tessuto.”
“Siamo andati a cercare un luogo in cui ricreare il Castro Camera”, prosegue Cohen, “e siamo finiti nel punto esatto in cui il negozio si trovava veramente, al numero 575 di Castro Street. Siamo entrati dentro a quel locale e abbiamo chiesto: ‘Possiamo buttarvi tutti fuori di qui per 9 settimane, e trasformare questo posto nel negozio di fotografia di Harvey com’era negli anni ’70?’ Volevamo prendere un evento storico, e raccontarlo come se fosse accaduto oggi per la prima volta.”
I proprietari del 575 di Castro Street – che oggi è il negozio di articoli da regalo “Given” – sono stati felici di accontentarci. Per proteggere l’immobile, lo scenografo Bill Groom e la sua squadra di assistenti e arredatori “hanno costruito finte pareti spesse  circa 8 centimetri”, rivela Dan Jinks. “Ma il negozio è diventato esattamente com’era il Castro Camera di allora.”
 
Vedendo il negozio ricostruito, alcune persone che lo avevano frequentato all’epoca hanno avuto una forte reazione emotiva. Tra queste persone c’è Michael Wong, autore del diario a cui si è ispirato Black scrivendo la sceneggiatura. “Ho chiamato Michael”, racconta Black, “e gli ho chiesto di venire al negozio. Sapevo che probabilmente non avrebbe voluto vederlo, ma che poi si sarebbe pentito di non averlo fatto. Alla fine è arrivato, e si è messo a girare per il locale. Quando è arrivato nel retro e ha visto il ciclostile dello stesso identico modello che aveva usato Harvey  per le elezioni della vittoria, Michael è uscito e si è messo a piangere. E’ un uomo molto emotivo. Si è girato, mi ha abbracciato, e mi ha detto: ‘Grazie.’ A quel punto, sono scoppiato a piangere anch’io. E’ stato uno dei momenti più intensi di tutta la lavorazione.”
I vecchi amici di Milk hanno ricominciato a incontrarsi al “Castro Camera”, come una volta. “Appena entravano nel negozio”, ricorda James Franco, “cambiavano espressione. Era come se avessero fatto un viaggio nel tempo. Quel negozio ha avuto un ruolo così  importante per il movimento omosessuale mondiale.”
Danny Nicoletta osserva: “Alimentato dall’impegno politico dell’epoca,  il quartiere  Castro era un epicentro socio-artistico del movimento, molto vitale. Il negozio di fotografia ne era il riflesso. Potevi entrare a lasciare un rullino, e poi fermarti a parlare di opera o di politica, o ad affiggere un volantino con su scritto ‘Entra e iscriviti per votare’.”
Groom e il suo staff si sono basati sulle ricerche e i ricordi dei testimoni. “Ci riteniamo molto fortunati di partecipare a questo progetto, e abbiamo sentito la responsabilità di raccontare questa storia nel modo più fedele possibile. Ci ho provato a trovare qualche imprecisione nella sceneggiatura di Lance, ma è stato inutile.  Si era talmente documentato, che  potevamo rivolgerci a lui per chiedergli qualsiasi cosa. Ma sono stati in molti ad aiutarci con i loro ricordi a ricreare la fisionomia del quartiere e a interpretare le migliaia di foto e filmati che abbiamo visionato. Capitava spesso che qualcuno entrasse nel negozio e aggiungesse qualche tassello del puzzle.”
“Abbiamo perfino rivestito l’interno dei cassetti, perché gli attori si sentissero circondati da un’atmosfera accogliente e da oggetti che potevano utilizzare – visto che lo stile di Gus Van Sant è molto basato sull’improvvisazione, come il jazz.”
“I vecchi residenti di Castro hanno cominciato a presentarsi non soltanto con fotografie”, ricorda Groom, “ma con oggetti del negozio di Harvey – veri cartelli che allora erano appesi alle vetrine, per esempio.”
Ma è stato necessario ricreare molte cose. “Il negozio è pieno di pellicole, carta da stampa, liquidi per lo sviluppo e materiali che non esistono più”, osserva Groom. “Dovevamo riprodurre anche le etichette. Per fortuna avevamo un grafico e un tipografo, nel nostro reparto, e tutto il materiale ce lo siamo fatti in casa.”
L’arredatrice Barbara Munch, lei stessa residente nella zona della Baia, aggiunge: “Avevo un magazzino pieno di cose, e tutti mi dicevano che non avrei mai potuto usarle in un film. Invece, in Milk le abbiamo usate tutte! Abbiamo costruito alcuni mobili per riprodurre l’arredamento originale. Altri pezzi li abbiamo trovati, come il divano rosso art déco su cui venivano tutti a sedersi.”
Il reparto ha fatto così bene il suo lavoro che, come racconta divertito l’art director Charlie Beal, “Un giorno sono arrivate tre turiste che volevano comprare una batteria per la macchina fotografica. All’improvviso, mi sono sentito come se al mio posto ci fosse Harvey, e stavo quasi per convincerle a iscriversi alle liste elettorali.”
“Bill, Barbara, Charlie e tutta la troupe hanno fatto un lavoro fantastico”, dichiara Michael London. “Senza alcuna ostentazione, hanno aiutato gli attori a sentirsi parte di quel mondo. Ritrovarsi dentro a quel negozio è stato bellissimo – ha fatto riaffiorare ricordi ancora molto vivi della San Francisco del 1978.”
 “L’associazione dei commercianti di Castro Street”, ricorda Cohen, “ci ha molto sostenuto. Per nostra fortuna, nell’isolato in cui abitava Harvey è cambiato ben poco da un punto di vista strutturale.” Alcuni negozi erano cambiati ma non troppo: l’enoteca Swirl è ridiventata  McConnelly Wine & Liquors, in una scena in cui Milk porta clienti gay per unire il vicinato.
 “Nei Gay and Lesbian Archives di San Francisco”, aggiunge Groom, “abbiamo trovato foto che sono servite da riferimento essenziale. Abbiamo riprodotto due isolati di Castro - circa cinquanta facciate di edifici tra la 17ma strada e la 19ma. Ogni segmento dell’isolato è stato caratterizzato in modo diverso, perché coprivamo sei anni di storia di San Francisco. Alcune sezioni di edifici avevano arredi del 1972 e 1973, mentre altre erano rifatte come nel 1976 o 1977.”
“Gus non voleva  niente di impreciso o di falso”, spiega Jinks. “Se abbiamo inserito un’insegna di negozio, l’abbiamo fatto perché quel negozio era aperto nell’anno di ambientazione della scena – come risultava dalla documentazione raccolta.”
 
Anche il costumista Danny Glicker e il suo reparto hanno fatto largo uso della documentazione fotografica. “Da un punto di vista strettamente visuale”, osserva Glicker, “il mio angelo custode è stato Danny Nicoletta. Negli anni ’70, San Francisco era il luogo in cui esplodeva e si sviluppava il cambiamento culturale. L’energia che sprigionava attraeva altra energia. Per un costumista era una sfida enormemente stimolante – privilegiare la cura del dettaglio, anziché l’impianto originale.”
“Io adoro i vecchi vestiti, e quando posso uso quelli veri”, racconta Glicker. “Trovare jeans aderenti per tutti gli attori e le comparse è stato difficile perché i corpi hanno cambiato fisionomia, da allora. Ho girato fino all’ultimo magazzino dell’usato – e a volte ho dovuto perfino sborsare parecchi soldi per avere un paio di Levi’s tutti strappati degli anni ’70!”
“Credo che i vestiti siano molto rivelatori delle ragioni per cui qualcuno vuole essere attraente, o di cosa vuole dimostrare”, aggiunge Glicker. “A quel tempo, vestirsi in un certo modo non era solo un fatto di moda, ma espressione di apertura mentale.”
“Il rapporto di Harvey con i vestiti non era molto diverso da quello di tanta gente che abitava a Castro: avevano tutti pochi soldi. Una delle prime cose che mi ha detto Cleve Jones, e che traspare nel film, è che Harvey portava sempre gli stessi vestiti. Quando ha avuto bisogno di nuovi abiti per intraprendere la sua carriera politica si è comprato un paio di completi giacca e pantaloni in negozi di seconda mano, ma quando li indossava c’era sempre qualcosa di stonato – magari le scarpe bucate. Il giorno che è stato assassinato e il corpo è stato trasportato fuori dal suo ufficio, Cleve ha capito che era lui quando ha visto i buchi nelle suole. Abbiamo messo insieme un intero classificatore di foto di Harvey: ogni volta che, facendo ricerche, scoprivamo una foto in cui a una certa scena corrispondeva un certo abbigliamento, la inserivamo catalogandola. Io ne tenevo una copia, e Sean Penn aveva la sua.”
Anche gli altri attori si sono documentati, e hanno attinto alle loro ricerche. “Non vedevo l’ora che gli attori venissero da me con qualche nuova idea”, racconta Glicker. “Alcuni hanno indossato oggetti o indumenti appartenuti alle persone che interpretavano. Per esempio, in molte scene Alison Pill porta un orecchino che Anne Kronenberg portava tutti i giorni, all’epoca; Lucas Grabeel ha indossato uno dei gilet di  Danny Nicoletta; e la cosa più commovente, forse, è stata che il figlio del Sindaco Moscone, Jonathan, ha portato sul set una delle cravatte del padre perché Victor Garber potesse indossarla nella scena della  nomina di Harvey a consigliere comunale.”
Durante le riprese, gli abitanti di San Francisco hanno visto una parte della città tornare indietro nel tempo. La Bandiera Arcobaleno disegnata da Gilbert Baker nel 1978, che oggi abbellisce i lampioni stradali, ha dovuto essere temporaneamente rimossa o coperta perché gran parte della vicenda raccontata nel film è ambientata prima del ‘78. Vedere rinascere luoghi storici come Aquarius Records, China Court e Toad Hall ha attirato molta gente – che ha raccontato storie, si è scambiata ricordi e condiviso l’entusiasmo per un periodo di grandi cambiamenti e potenzialità, poi realizzate. Ancora una volta, Harvey Milk riportava la gente a incontrarsi.
La facciata e l’insegna del Castro Theatre, il cinema del quartiere, sono state modificate per farle tornare com’erano negli anni ’70. L’insegna al neon è stata ridipinta e restaurata nel quadro di una ristrutturazione più permanente, e il cinema non è mai apparso così bello, da vent’ anni a questa parte.
Con l’aiuto di Rob Epstein, la produzione ha organizzato una proiezione di una copia restaurata del film The Times of Harvey Milk al Castro Theatre (dove gli abitanti di San Francisco lo avevano visto per la prima volta nel 1984) per le comparse, prima di girare la scena di un grande raduno guidato da Milk.
L’8 febbraio 2008 è stata girata una delle più importanti sequenze del film: la ricostruzione della pacifica veglia a lume di candela cui hanno partecipato decine di migliaia di cittadini - di ogni età, razza e orientamento sessuale – per reagire allo shock, al dolore e alla rabbia per la morte di Harvey Milk e George Moscone, uccisi da Dan White.
La produzione ha scritturato migliaia di comparse. Tra le comparse c’erano molte persone che avevano partecipato a quella veglia, la notte del 27 novembre 1978. E tra gli attivisti che invitavano i concittadini a partecipare c’erano anche, come 30 anni prima, Cleve Jones e Gilbert Baker.
Racconta London: “E’ stato come se la città si fosse fermata di nuovo, trent’ anni dopo. C’era una folla immensa. Non era solo gente che voleva comparire nel film. Dal momento in cui hanno cominciato a marciare e le macchine da presa a filmare, capivi perché erano lì. Sentivi il vuoto lasciato da Milk, e lo sentivano anche gli attori.”
Jones ricorda quella notte del 1978, quando “abbiamo marciato in silenzio assoluto lungo Market Street. C’erano gay e etero, neri, bianchi e mulatti, giovani e vecchi, gente distrutta dalla morte di due uomini coraggiosi, che avevano amato profondamente questa città. Ogni anno, il 27 novembre, abbiamo celebrato la ricorrenza con una marcia a lume di candela.”
“Abbiamo fatto qualcosa di leggendario per quelle strade, e ora lo abbiamo rifatto. Guardo quella gente, e riconosco tante persone che erano lì trent’ anni fa. E’ una sensazione agrodolce, perché questa comunità è stata decimata dall’AIDS - migliaia di  persone che marciavano con noi allora, oggi non ci sono più.  Sono così felice di essere vivo e di poter vedere finalmente realizzato questo film.”
“E’ stato meraviglioso avere la collaborazione di tanti cittadini di San Francisco. Hanno partecipato con grande entusiasmo, e ci sono stati di enorme aiuto.”
“Grazie, San Francisco.”
L’eredità di Milk

Gli effetti cumulativi delle battaglie e delle vittorie di Harvey Milk restano nella cultura e nella politica attuali. Il movimento per i diritti dei gay ha fatto molta strada, ma il pendolo continua a oscillare.
Alcuni paesi (Canada, Spagna, Danimarca) hanno legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Alcuni stati americani come il Massachussetts e la California li hanno seguiti. Ma in un anno di elezioni restano ancora aperte molte questioni - che incideranno sulle vite e gli affetti di tante persone.
 
Il Presidente uscente degli Stati Uniti George W. Bush ha sostenuto il Federal Marriage Amendment che avrebbe cambiato la Costituzione degli Stati Uniti, proibendo il riconoscimento giuridico dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. La proposta non è passata in Senato.
“Vediamo ragazzi che già al liceo dichiarano ai genitori la loro omosessualità”, osserva Dan Jinks. “E vediamo omosessuali concorrere a cariche pubbliche. Tutta la strada che abbiamo fatto in questi trent’ anni la dobbiamo in gran parte a persone coraggiose come Harvey Milk.”
Come osserva Bruce Cohen: “La storia di Harvey Milk dimostra quanto può fare un solo uomo, ma anche quanta strada abbiamo ancora da percorrere.”
Aggiunge Dustin Lance Black: “Per me, la più grande eredità di Harvey è che  la sua storia di speranza ha salvato e continuerà a salvare molte vite. Io mi considero una di quelle. Ci sono ancora ragazzi e ragazze che si dichiarano omosessuali, che escono allo scoperto e devono sapere che esistono eroi omosessuali, leggende omosessuali. Spero tanto che questo film serva a consolidare le conquiste di Milk, e a salvare altre vite.”
“E’ importante”, dichiara Cleve Jones, “conoscere la propria storia e, per quanto sia possibile, trarne un insegnamento. A volte ho paura che le nuove generazioni non si rendano conto di quanto tanta gente abbia dovuto combattere, così a lungo e così duramente,  per avere quel po’ di libertà di cui godiamo oggi, anche se la nostra lotta non è ancora finita. La storia è piena di esempi di persone che pensavano di essere libere, ricche e al sicuro, e che poi, da un giorno all’altro, hanno scoperto che era solo un’illusione. Abbiamo vinto delle battaglie, sì, ma tutto questo potrebbe esserci portato via in un istante.”

Sabato, 20 Dicembre, 2008 - 16:33

Nasce il Gruppo consiliare La Sinistra

«Pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza.»
Enrico Berlinguer

 
«Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.»
Enrico Berlinguer
 
 
 
Comunichiamo che i gruppi Lista Uniti con Dario Fo per Milano, Comunisti Italiani e Partito Socialista fondano un Gruppo unitario, La Sinistra.
Manifestiamo così la volontà di procedere a Sinistra verso l’unità e la convergenza di idee, valori e progetti. Pur mantenendo i rapporti con le realtà e le organizzazioni di provenienza nutriamo l’esigenza di evidenziare un inizio di percorso comune che trova storie e culture diverse, ma coese per la difesa di principi democratici imprescindibili, nati dalla Resistenza Partigiana e fondatori di uno stato costituzionale basato sui valori di giustizia, uguaglianza e libertà, di rispetto dei diritti civili e umani, di promozione della dignità e dell’autodeterminazione della persona in quanto lavoratrice, concorrente al progresso civile e sociale del Paese e della collettività.
 
Il nostro impegno consiste nel garantire l’espressione di una rappresentanza di un’altra Milano, che riconosce la città in una sofferenza sociale, civile e ambientale senza precedenti, proponendosi alla Zona, alla città e alle forze politiche come un luogo nel quale tutti possano condividere e praticare gli obiettivi per i quali “La Sinistra” nasce e si propone: partecipazione, diritti sociali e culturali, ambiente e territorio, ambiti generali ma declinati in contenuti specifici concreti.
Per questo il Gruppo consiliare La Sinistra intende lavorare al contrasto del degrado sociale, politico e ambientale, e alla salvaguardia del bene pubblico e delle sue istituzioni, al sostegno di comitati e associazioni di cittadini che chiedono rispetto, dignità dell’abitare e del lavoro, diritto alla salute e difesa dell’ambiente; e proseguirà nell’impegno volto alla difesa della cultura del confronto, democratica, solidale, antirazzista e antifascista.
 
 
Come diceva Franco Fortini, noto poeta antifascista, “Non vogliamo sperare niente. Il nostro sogno è la realtà”: ed è proprio in nome di questo principio che intendiamo partire sempre da un’attenta analisi del reale, della società, delle sue contraddizioni e complessità, e non da ricette precostituite; per superarle a prescindere da appartenenze sessuali, di genere, ideologiche, politiche, religiose e soprattutto economiche.
 
Milano vive le contraddizioni più eclatanti e antinomiche della contemporaneità, rilevando le necessità di superare situazioni di emarginazione sociale, di lesione dei diritti ambientali, di soppressione e non riconoscimento dei diritti sociali e civili – il nostro Ortomercato è un impressionante esempio di questa somma di storture, di intolleranza ed esclusione, di forme di regressione della vita sociale, ridotta alla salvaguardia del proprio recinto, alla difesa del piccolo gruppo cui si appartiene, improntata a paura e rancore, spesso contornati da atti di violenza e di xenofobia, omofobia. Crediamo fortemente che oggi più che mai per affermare i diritti della persona, in un socialismo e progressismo dell’essere umano, quindi del cittadino e in una visione municipale, sia necessario agire con il senso e la consapevolezza della collettività, perché come diceva Alexander Dubcek «Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno.»
 
E' in atto da parte dell'amministrazione di centrodestra un attacco alle strutture pubbliche erogatrici di servizi essenziali e indispensabili per tutta la cittadinanza, nella garanzia di un accesso universale e indiscriminato. Sempre più pressanti le privatizzazioni e le esternalizzazioni di centri fondamentali nella rete dei servizi sociali ed educativi.
 
In Consiglio di Zona 4 la Sinistra ha espresso non solo opposizione, ma anche ha proposto modelli alternativi di riqualificazione e miglioramento dei criteri di erogazione. Ne sono esempi le mozioni presentate per l'affermazione del carattere pubblico di gestione dei Centri di Aggregazione Multifunzionale, e, sul versante educativo e formativo, la promozione e la tutela della continuità dei corsi elargiti dalle scuole civiche serali, vero patrimonio pubblico all'insegna del diritto allo studio.
 
Come Sinistra affermiamo che il carattere pubblico del patrimonio comunale debba essere amministrato non attraverso una semplice democrazia della delega, ma bensì nel sottomodello rappresentativo-partecipativo che sia previsione della partecipazione istituzionale a prescindere dall’appartenenza sociale, di reddito e di etnia.
Il diritto di voto ai migranti sarebbe un’ottima risposta avanzata in questo senso. Siamo convinti, come diceva Salvador Allende, del fatto che «La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni.».
Il bene pubblico viene vissuto, anche dalle nostre istituzioni, come semplice somma di interessi privati; la crisi istituzionale, prima ancora che dovuta alla scarsità di risorse disponibili, riguarda lo svuotamento di ruolo e prestigio delle istituzioni, nazionali e locali, e la loro subordinazione ai grandi interessi privati.
I Consigli di Zona sono vissuti come inutili o come dispensatori di sussidi, come sportello informativo, o alla meglio come strumento per esercitare una debole funzione di pressione verso il Comune; l’amministrazione comunale lascia morire i Consigli di Zona privandoli di ruolo e autonomia; anche così si consuma il valore della partecipazione alla vita pubblica.
 
 
 
L'EXPO 2015 si avvicina e già si presentano scenari che preludono futuri appetiti e ansie edificatrici e cementificatrici, privatizzando il territorio della nostra città, minando alla base aree destinate a funzioni agricole. Milano richiederebbe ben altro: un piano generale di recupero alla vita e all’abitare dignitoso e sereno per tutte le periferie sociali e geografiche della nostra città, facendo leva proprio sulle risorse che questi luoghi oggi trascurati esprimono, e un maggiore investimento nella rete di trasporto pubblico, garantendo così una convenienza economica e sociale e umana dell'utilizzo dei trasporti pubblici rispetto a quello del mezzo privato.
La battaglia condotta anche in Consiglio di Zona contro l’uso arbitrario del territorio, contro i parcheggi interrati, spesso inutili e dannosi, come in piazzale Libia, via Frapolli e via Cipro, contro l’arrivo nel cuore della Zona dell’autostrada a quattro corsie prolungamento della Paullese: sono esempi importanti dell’attività consiliare della Sinistra sui temi urbanistici e ambientali.
 
La Zona 4 è interessata da profondi cambiamenti urbanistici, con vasti piani di cementificazione delle aree dismesse (per ultimo il disastroso piano per Porta Vittoria) che configurano il nostro territorio come somma casuale di spazi frammentati e diversissimi, totalmente privi di disegno politico amministrativo che non sia quello della delega in bianco all’iniziativa privata: quartieri popolari luoghi dell’emarginazione e della crescente povertà e ghetti di lusso calati sul territorio.
Continuerà in Consiglio di Zona 4 la lotta della Sinistra per garantire il diritto degli abitanti delle nostre case popolari all’attenzione istituzionale, a un incisivo piano d’intervento per il superamento delle condizioni di degrado e di rischio in cui versano questi quartieri. Significativi risultati sono stati ottenuti nel quartiere Mazzini, in via Salomone e in via Feltrinelli, le case costruite con l’amianto e dove l'assenza dell’intervento comunale ha arrecato danni irreparabili.
 
Occorre tutelare quello che resta del patrimonio ambientale ed ecologico della città: in Consiglio di Zona 4 la Sinistra ha condotto una riuscita battaglia per un rigoroso piano di bonifica sull’area ex Montedison – Santa Giulia, e ha presentato diverse interrogazioni e mozioni rivolte a proporre un'idea e un modello di sviluppo alternativo, umanamente, economicamente e, soprattutto, ecologicamente compatibile. Come Sinistra abbiamo proposto mozioni, approvate, circa un riutilizzo consapevole e cosciente dei rifiuti, con la costituzione di una ricicleria, oppure circa il risparmio della risorsa vitale idrica e l’enorme spreco di plastica e carburante, con l'istituzione delle Case dell’acqua per il prelievo gratuito di acqua anche refrigerata e gasata; infine la dichiarazione del territorio circoscrizionale OGM free, per una responsabilità e consapevolezza nel consumo alimentare.
 
Crediamo che in questa esperienza politica ci sia l’occasione per dare un segnale politico di unità che non sia omologazione e reductio ad unum delle varie realtà che danno vita alla medesima, ma sia uno spazio di contaminazione e di condivisione di responsabilità politiche, amministrative, istituzionali, sociali e culturali, verso una democrazia progressiva e partecipata. In pluribus unum: questa sarà la nostra caratterizzazione organizzativa in consiglio,che tenderà a evidenziare l’arricchimento del processo che mantiene per ognuno la facoltà del proprio riferimento politico della lista in cui è stato eletto, ma con la ricerca di una nuova sintesi culturale e programmatica.
 
I Consiglieri del Gruppo La Sinistra:
- Massimo Gentili
- Alessandro Rizzo
- Daniele Olivieri

Mercoledì, 17 Dicembre, 2008 - 18:59

manutenzione del soffitto dei locali presso la Biblioteca di Via

Milano, 2 dicembre 2008

 
c.a del Settore Decentramento del Comune di Milano;
dell’Ufficio Tecnico del Comune di Milano;
del Ufficio Tecnico del Consiglio di Zona 4 di Milano;
del Settore Decentramento di Zona 4 di Milano
 
 
 
Interrogazione in merito alla manutenzione del soffitto dei locali presso la Biblioteca di Via Oglio 18 e al sistema di riscaldamento e suo funzionamento
 
Considerato che
Sono state segnalate all’Ufficio Tecnico del Consiglio di Zona 4 di Milano la presenza di infiltrazioni nel soffitto dei locali della Biblioteca di Via Oglio 18 e che tali infiltrazioni riscontrate hanno determinato il cedimento di pannelli di copertura
visto
che i locali interessati sono locati in una postazione sottostante al terrazzo e che si registra come causa di questo cedimento progressivo la presenza di suole nella pavimentazione del medesimo terrazzo consumate e consunte, necessitando, pertanto, la loro rimozione e sostituzione con materiale più resistente e nuovo
considerata anche
la pericolosità che potrebbe derivare dal prolungarsi di una situazione di assenza di intervento tempestivo per i dipendenti e l’utenza presente nei locali della biblioteca
 
e considerato inoltre
il fatto che l’istanza pervenuta all’Ufficio tecnico ha già avuto come conseguenza da parte di quest’ultimo la rispettiva lettera di segnalazione con l’invito al settore comunale competente di intervenire tempestivamente
si segnala inoltre
che il servizio di riscaldamento dei locali della Biblioteca è assente e che il sistema di aerazione emette aria fredda dai bocchettoni posti in sede, arrecando nocumento e problematiche all’utenza e ai dipendenti della Biblioteca
 
preso atto di fatto
di una raccolta firme promossa da utenti della biblioteca in cui si richiede ai settori competenti del Comune un intervento tempestivo al fine di garantire la messa in sicurezza delle strutture e la riattivazione del sistema di riscaldamento dei locali
si chiede
-         al Settore Decentramento del Comune di Milano di provvedere a garantire un’adeguata manutenzione della struttura, possibilmente nel quadro complessivo di un’anagrafe delle esigenze di interventi strutturali nelle diverse sedi bibliotecarie e pubbliche del Comune, del manto stradale, integrando in questo obiettivo la verifica delle condizioni strutturali di altri locali di servizio comunale presenti nella zona 4 di Milano;
-         allo stesso Settore e all’Ufficio Tecnico del Comune di Milano, facendo seguito alla segnalazione pervenuta dall’Ufficio tecnico del Consiglio di Zona 4, i tempi e i modi di intervento per la sistemazione strutturale del soffitto dei locali della biblioteca e se viene contemplata la sostituzione delle suole presenti nella pavimentazione del terrazzo soprastante ai locali medesimi, nonchè se siano state verificate le condizioni interne di messa in sicurezza dei locali a livello strutturale;
-         allo stesso Settore e all’Ufficio Tecnico del Comune di provvedere a riattivare il servizio di riscaldamento, considerando le cause che hanno prodotto un inconveniente riguardo la presenza di aria fredda emessa dal sistema di aerazione e l’aggiustamento di questo ultimo
 
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

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