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.: Ultimi 5 commenti

.: Il Blog di Antonella Fachin
Lunedì, 6 Settembre, 2010 - 11:54

Stefano Boeri: chi è costui?!?!... direbbe Don abbondio...

Per opportuna riflessione sulla candidatura di Stefano Boeri, architetto di fiducia dell’immobiliarista Ligresti, progettista del Cerba nel Parco (sempre meno) agricolo Sud.
 
Cordiali saluti
Antonella Fachin
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Corriere della sera

Il premio Nobel

Dario Fo su Boeri candidato: sono contrario, è coinvolto

in interventi controversi

«Diciamo così: è uno che ha un bel po ' di piedi, è dentro molte manovre».

«Il centrosinistra sbaglia metodo»

Il premio Nobel
Fo su Boeri candidato: sono contrario,
è coinvolto in interventi controversi

«Diciamo così: è uno che ha un bel po' di piedi, è dentro molte manovre». «Il centrosinistra sbaglia metodo»
«Pollice verso, valutazione assolutamente negativa».

Dario Fo, perché non apprezza la candidatura di Stefano Boeri?
«È una persona carente dal punto di vista del rigore politico».

Perché ha lavorato con l ' amministrazione Moratti?
«Diciamo così: è uno che ha un bel po ' di piedi, è dentro molte manovre, dentro tanti progetti a dir poco controversi. Ma non è solo un problema di persona».

Boeri è considerato un grande architetto.
«Sul piano tecnico sarà anche un ottimo architetto. Mi preoccupa molto di più come si muove il Pd. Con la stessa logica dell ' altra volta».

Si riferisce alle comunali del 2006?
«Sì e mi riferisco al comportamento del centrosinistra. È sbagliato il metodo, la logica, tutto».

Ma ci sono le primarie e Boeri sarà appoggiato da una lista civica. E dall ' altra parte c ' è Giuliano Pisapia.
«L ' altra volta si è formato una specie di cartello che tirava tutti nella stessa direzione perché si era deciso che Ferrante era l ' uomo giusto. Non c ' è mai stato dibattito come non c ' è stato questa volta».

Che doveva fare il Pd?
«Se uno lavora con certi gruppi, se è inserito in certe operazioni, tu partito non lo accetti. Boeri lavora con i più grandi organizzatori di azioni poco chiare nell ' ambito della storia urbanistica di Milano. Io partito, guardo con chi vivi, con chi operi e sulla base di questo scelgo. Non è che apro l ' elenco del telefono e vado avanti ba, be, bi, bo... Boeri. Scelgo».
Maurizio Giannattasio
02 settembre 201002 settembre 201002 settembre 201002 settembre 2010
Corriere della Sera
 

Mercoledì, 28 Luglio, 2010 - 21:39

PRIVATIZZAZIONE ACQUA PUBBLICA: BLITZ DI FERRAGOSTO!!!

PERICOLO: DIFFONDETE L'INFORMAZIONE!!

C'è il rischio che la Giunta Formigoni proceda all'approvazione di un progetto di legge per la privatizzazione dell'acqua in tutta la Regione!
LA LOBBY DELLA PRIVATIZZAZIONE DEI BENI COMUNI PUBBLICI NON SI FERMA NEMMENO A FERRAGOSTO NE' DI FRONTE ALLE 237 mila FIRME raccolte in Lombardia a sostegno del Referendum nazionale.

La notizia è stata anticipata sul Corriere della Sera di ieri, allego l'articolo e il link: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_luglio_27/Senesi-regione-svolta-per-l-acqua-1703467255661.shtml
Occorre mobilitare al più presto i sindaci (che verranno esautorati...), le province e i consiglieri regionali.
Ognuno può iniziare a fare il tam-tam, per bloccare il blitz ferragostano di Formigoni!

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Lista civica "Uniti con Dario Fo per Milano"
Facebook: Antonella Fachin

Allegato Descrizione
acqua Lombardia - Corsera_20100727.pdf
21.12 KB
Lunedì, 26 Luglio, 2010 - 22:55

LA MORATTI SPEGNE MILANO... eci vuol molto di più per accenderla!!!

Da Arcipelago Milano del 26 luglio 2010.
Cordiali saluti
Antonella Fachin
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LA MORATTI SPEGNE MILANO

26-7-2010 by Giovanni Zanchi 

 

La campagna elettorale di Letizia Moratti è iniziata ormai da tempo. Non è un mistero. Dal canale televisivo al finanziamento del restauro della Madonnina è chiaro anche che non risparmierà nulla, nemmeno i soldi del marito. Dopo cinque anni di distanza abissale dai propri cittadini ed elettori, qualche sognatore poteva immaginare le classiche comparse dell’ultimo minuto in mezzo alla popolazione milanese, per far credere di essere una sindaca pop. Dalle prime mosse di lady Letizia sembra che non sarà così.
Gli anni d’oro di Carlo Tognoli sono distanti e sbiaditi, ma tutt’ora chi incrocia l’ex primo cittadino socialista, lo saluta rivolgendogli un caloroso “Buongiorno signor Sindaco”. Aveva l’abitudine di vivere la città che amministrava stando tra i propri concittadini. Il quinquennio Moratti non presenta analogie di sorta con il suo illustre predecessore. Oggi la Sindaca, per visitare i quartieri di Milano, è costretta a visitarli di notte, travestita per non essere riconosciuta e protetta da una scorta. É in questo modo singolare che la prima cittadina ha pensato di informarsi sui problemi e le dinamiche della sua città.
Problemi e dinamiche che vengono affrontate con una sistematica repressione. Dopo via Paolo Sarpi e via Padova arriva l’ordinanza anti-degrado per il Corvetto. Questo provvedimento resterà in vigore fino al 16 ottobre e impone la chiusura dei bar a mezzanotte e dei centri massaggi alle 20 (non avevano vincoli di orario). L’ordinanza comunale colpisce anche i take away, le pizzerie al taglio, i kebab, che oltre a dover anticipare di un’ora la chiusura, hanno il divieto di vendere bevande da asporto dopo le 20, se non in contenitori di plastica o di carta. A Palazzo Marino, evidentemente, pensano che il deserto sia la migliore risposta all’esigenza di sicurezza dei cittadini. Di questo provvedimento non tutto è da buttare: l’obbligo di depositare presso il comando dei vigili urbani i contratti d’affitto, e per gli occupanti degli alloggi la scheda entro 15 giorni, è uno strumento efficace nella lotta all’abusivismo.
É il costante ricorso a misure repressive che non può essere accettato come unica soluzione al degrado. É necessario diversificare, creare più occasioni di aggregazione sociale, occasioni che devono essere create soprattutto nei quartieri periferici.
Come spesso accade è nel periodo estivo che l’estro della giunta di centro destra si manifesta in tutto il suo splendore. Fortunatamente ci è stato risparmiato lo scempio della cancellata attorno al sagrato della basilica di San Lorenzo, che comunque dovrebbe arrivare in ottobre. I poveri turisti che sceglieranno Milano come meta avranno a disposizione un’enorme città fantasma. Negozi chiusi, locali chiusi, poche e scomode iniziative, sono l’offerta milanese ad agosto.
Sono troppi passi indietro per una città con l’ambizione di essere protagonista a livello internazionale. Per riuscire ad aprirsi al mondo, bisogna cominciare a tenerne il passo. L’Expo si avvicina e suona sempre più come l’ultima chance. É anche l’esempio migliore dell’incapacità di Letizia Moratti: dopo averne cavalcato il successo, fregiandosene come se fosse solo merito suo, ignorando quanto il governo Prodi lavorò per ottenerla, la sta umiliando regalandoci l’immagine della più becera lite da cortile. Alla faccia della gloria internazionale. Senza dimenticare che il provincialismo di questa giunta ha portato a considerare l’evento come una questione del tutto locale, trascurando l’importanza che l’Esposizione rappresenta per l’Europa.
Milano deve riaccendersi, Milano merita di più. Molto di più.

 

Giovanni Zanchi

Lunedì, 26 Luglio, 2010 - 22:51

UNITÀ D’ITALIA. LA MORATTI PERDE TRE A ZERO

Da Arcipelago Milano di oggi 26 luglio 2010.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
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UNITÀ D’ITALIA. LA MORATTI PERDE TRE A ZERO

26-7-2010 by LBG 

 

Il Comune di Milano si muove con poco entusiasmo verso la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: tre piccole serate di musica al Museo del Risorgimento promosse dall’ineffabile assessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory.Poi si vedrà, a condizione di non urtare troppo la sensibilità della Lega che su questo tema fa di tutto per prendere le distanze: per lei l’Unità d’Italia è una specie di oltraggio alla fiera razza padana, indifferente però al fatto di essersi stabilmente insediata a Roma – capitale d’Italia – a sorreggere le vacillanti sorti del governo Berlusconi. Ma chi arriverà in pole position alla fatidica data del 18 febbraio 2011, a centocinquanta anni dalla prima riunione del Parlamento dell’Italia unita?
La Moratti ormai la gara l’ha persa e i veri simboli dell’Unità d’Italia li conosciamo tutti e sono tre: mafia, camorra e ‘ndrangheta. Mentre lei, in compagnia del prefetto e di altre anime candide negava l’evidenza, la criminalità organizzata si è impossessata dell’intero Paese: una vera conquista partendo dal sud, la nuova questione meridionale. Chi è più colpevole? Chi era distratto? Chi magari ci ha messo del suo? E pensare che all’origine del tutto probabilmente ci sono quegli sciagurati domicili coatti ai quali la magistratura meridionale ha condannato molti mafiosi, pensando forse che la società del nord, per definizione allora sana, avrebbe impedito il propagarsi della malattia. Così non è stato.
La società del nord, quella lombarda in particolare, si è mostrata molto permeabile anche se non sono del tutto chiare le ragioni di tanta debolezza. Al fondo di tutto, in tempi abbastanza recenti, l’amore e l’attaccamento lombardi e milanesi al lavoro si sono tramutati in desiderio puro di denaro, non come premio e riconoscimento della propria laboriosità in maniera un po’ calvinista ma come puro status simbol. Dunque anche le scorciatoie per arrivarci sono diventate attraenti. Non passa giorno senza che i giornali ci informino che la malavita si è impossessata di ristoranti, aziende, fattorie agricole; non passa giorno che qualcuno non lamenti che il mondo della finanza è diventato il loro regno; non passa giorno che si scoprano nuove bande di estorsori in allegra combutta con la gente del posto: le cronache non parlano solo di nomi d’origine calabrese, siciliana o giù di lì ma troviamo anche i Brambilla. Ormai in certi ambienti ci si augura di trovare un Mangano da ospitare nelle proprie scuderie e ci si guarda attorno.
Che cosa è venuto a mancare? E’ il crollo delle ideologie? Non facciamo ridere, è mancato solo il buon esempio e sono proliferati i cattivi esempi seguendo il vecchio adagio che il pesce puzza dalla testa. Personalmente devo dire che rimpiango i tempi della Balena bianca, quando come altrettanti sepolcri imbiancati molti politici non facevano nulla di diverso da quello che alcuni loro eredi fanno ora, ma sulle piazze e nella vecchia televisione in bianco e nero, in giacca e cravatta, predicavano bene, invitavano all’onestà e alla parsimonia, al rispetto per gli altri e all’amore del prossimo. Oggi ne fanno di tutti i colori e se ne vantano, e se proprio non è possibile vantarsene non se ne vergognano. Viva l’ipocrisia! Fa meno danni.

 

Luca Beltrami Gadola

Martedì, 20 Luglio, 2010 - 08:43

Comune di Milano contro Genitori Antismog, WWF e Italia Nostra: 0 a 2!!

TAR : VIA LE DEROGHE ECOPASS
IL COMUNE INDIRIZZI I CITTADINI A CONDOTTE ECOCOMPATIBILI!
GENITORI ANTISMOG, WWF e ITALIA NOSTRA VINCONO IL RICORSO AL TAR CONTRO LE ESENZIONI INGIUSTIFICATE DISPOSTE DAL COMUNE DI MILANO
A maggio il Comune aveva revocato la deroga da Ecopass per Euro 4 diesel senza FAP per evitare un provvedimento sfavorevole da parte dei giudici del TAR Lombardia, davanti al quale pendeva il nostro ricorso: 1-0 per Genitori Antismog, WWF e Italia Nostra!
Rimaneva l’impugnazione riguardante i filtri antiparticolato post–vendita che, installati su veicoli già in circolazione, garantivano automaticamente l’esenzione da Ecopass, nonostante l’efficacia degli stessi sia molto diversa e non  incida o quasi sugli inquinanti distinti dal particolato.
Oggi, 2-0 per tutti noi! Con sentenza 2995/2010 del 15 luglio 2010 il TAR ha respinto tutte le eccezioni del Comune di Milano ed ha annullato la delibera sui filtri argomentando che “non risulta congruamente motivata”, in quanto “non tutti i filtri garantiscono lo stesso livello di abbattimento dell’inquinamento da particolato ed anche la stessa tipologia di filtro garantisce riduzioni differenti a seconda della classe Euro del veicolo sulla quale è installata”. Aggiunge il TAR che i filtri, diversamente da come invece avviene con il sistema di classificazione dei veicoli (Euro 1, 2, ecc.), “garantiscono l’abbattimento solo dell’inquinamento da particolato", sicché "l’esenzione generalizzata dal pagamento della tariffa Ecopass per tutti i veicoli che hanno installato un qualsivoglia filtro antiparticolato determina (…) una irragionevole equiparazione (…) in aperta contraddizione con i principi di proporzionalità e del “chi inquina paga”, che impongono di addossare gli eventuali costi del sistema in modo proporzionale all’incidenza negativa che ogni soggetto esercita sull’ambiente complessivo”.
Il TAR ha poi sottolineato “che anche ove si trattasse di un numero limitato di veicoli (...), l’eventuale abbattimento dell’inquinamento prodotto dagli stessi, pure se in misura ridotta, contribuirebbe al miglioramento delle condizioni di salubrità dell’ambiente. Essendo l’inquinamento, anche quello atmosferico, provocato da una serie convergente di fattori, l’eliminazione di uno di questi, oltre a ridurre in valore assoluto lo stesso, potrebbe anche incidere in misura più ampia, agendo sulla parte di inquinamento determinato da una combinazione di più elementi (come lo smog), con la conseguenza di garantire un beneficio maggiore rispetto a quello riferibile alla sua incidenza diretta e al suo valore assoluto.” 
Infine, “il perseguimento di obiettivi in materia di politica ambientale è legato anche all’adozione di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini, che debbono essere indirizzati dalle politiche pubbliche verso condotte ecocompatibili". L'esenzione dalla tariffa Ecopass "legata alla sola installazione del filtro antiparticolato, indipendentemente dal suo impatto sull’ambiente, potrebbe indurre” ad una corsa all’installazione dei filtri “con un aumento progressivo e consistente, in un futuro più o meno prossimo, del numero di veicoli appartenenti a questa categoria e conseguentemente del loro eventuale impatto inquinante sul sistema complessivo”.
La sentenza del TAR rappresenta un importantissimo precedente di richiamo alle Amministrazioni Pubbliche affinché definiscano le misure antinquinamento in modo coerente rispetto ai dati scientifici, soppesando tutti gli effetti combinati degli inquinanti e dei loro fattori di produzione, tenendo altresì conto delle ricadute di mercato che esse inducono. Insomma, se le cose si fanno (e si possono fare!), che si facciano bene!
Lunedì, 19 Luglio, 2010 - 09:51

A 100 passi dal Duomo

Oggi il Sindaco Letizia Brichetto Moratti inaugura i giardinetti di via B. Marcello alla memoria di Falcone e Borsellino (peraltro lasciati soli nella loro lotta alla mafia) ...

Vista l'azione provocatoria che un sindaco leghista fece mesi fa nei confronti di un altro eroe dell'antimafia, PEPPINO IMPASTATO, si dovrebbe onorare degnamente anche la sua memoria, dato che -nonostante il silenzio del Sindaco e del Prefetto Lombardi, le criminalità organizzate sono là dove "girano" i soldi e l'economia e quindi... sono a 100 passi dal Duomo!!!

Spero che i magistrati di Milano e Provincia non siano lasciati soli, né dalle istituzioni, né dalla società civile, dalla gente.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Lista civica "Uniti con Dario Fo per Milano"
Facebook: Antonella Fachin

Lunedì, 19 Luglio, 2010 - 09:04

Amicizia al campo rom di via Rubattino per abbattere i muri

L’articolo si conclude con una domanda: “Perché noi con qualche bottiglia di vino, il nostro tempo e la nostra passione riusciamo a garantire ad alcuni Rom un lavoro e il comune con 12 milioni di euro riesce solo a costruire muri contro l'integrazione e a distruggere il poco che hanno? Aiutateci ad avere delle risposte”.
12 milioni di euro, ma ci rendiamo conto dell’enormità buttata via in maniera inconcludente?!?!? E’ una scelta insensata, perseguita senza ragioni di buon senso, ma solo per motivi ideologici… e i fatti lo dimostrano.
Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Lista civica "Uniti con Dario Fo per Milano"
Facebook: Antonella Fachin
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Da redattore sociale
ROM/SINTI

Amicizia al campo rom di via Rubattino per abbattere i muri

Paola e Milena, madre e figlia di Milano, dal novembre 2009 amiche dei rom dell'ex campo nomadi di via Rubattino, con i quali hanno avviato il progetto del vino R.o.m.
MILANO – Storia di un'amicizia. Quella di Milena e Paola, madre e figlia di Milano, da novembre 2009 amiche dei bambini rom del campo nomadi di via Rubattino e delle loro famiglie con le quali, oltre a costruire un profondo legame di affetto e vicinanza, hanno avviato il progetto lavorativo del vino R.o.m. (Rosso di origine migrante, vedi lancio del 10 marzo 2010). Un rapporto speciale, che hanno deciso di raccontare in una lettera ad alcune testate giornalistiche, tra cui l'agenzia Redattore Sociale.
 
“È da settimane che pensiamo di scrivere questa lettera, ma non è facile mettere per iscritto le sensazioni e i rapporti creati in questi ultimi sei mesi”, dicono madre e figlia: la prima lavora in un grande gruppo editoriale, la seconda è studentessa in un liceo delle scienze sociali. “Abbiamo iniziato ad interessarci dei problemi dei bambini sgomberati nel novembre 2009 dal campo Nomadi di Rubattino -dicono-: dopo poco abbiamo iniziato a darci da fare in prima persona, a conoscere, stimare e voler bene a queste persone”, che vogliono elencare per nome “Garofizia, Annamaria, Cristian, Eliza, Alina, Cristina e molti altri ancora”. Un impegno, “ma forse è meglio chiamarla passione -dicono- che ci ha molto unite nonostante ognuna si sia trovata a vivere questa esperienza in modo diverso.
 
Milena, la mamma, si è molto impegnata nel seguire il progetto del vino R.o.m. che ha permesso ad alcuni di loro di inserirsi nel mondo del lavoro e di trovare una sistemazione stabile e una casa. Ai più piccoli si è invece appassionata molto Paola, che ha iniziato a conoscerli, giocarci ed aiutarli  con le docce. “Cose pratiche sicuramente importanti -dicono madre e figlia- ma quello che ci sta più a cuore è il rapporto che abbiamo creato con loro, fatto di aiuto reciproco ma anche di chiacchierate, scherzi, abbracci, risate e pomeriggi passati insieme”. E allora è bello “vedersi correre incontro una bambina che, nonostante la difficoltà della sua vita, è ancora capace di ridere e di affezionarsi, capendo che non tutte le persone che ha intorno sono cattive e indifferenti come quelle che ogni pochi mesi le tolgono la sua piccola baracca” oppure “trovarsi a bere un caffè dopo aver scaricato casse e casse di vino con un ragazzo a cui si è riusciti a trovare un lavoro e sentirlo parlare con un emozione indescrivibile di ciò che gli stanno insegnando e di quanto sia fiero di riuscire a garantire con i suoi sforzi una 'vita normale' alla sua famiglia”.
 
Infine, una domanda: “Perché noi con qualche bottiglia di vino, il nostro tempo e la nostra passione riusciamo a garantire ad alcuni Rom un lavoro e il comune con 12 milioni di euro riesce solo a costruire muri contro l'integrazione e a distruggere il poco che hanno? Aiutateci ad avere delle risposte”.
(ar)
© Copyright Redattore Sociale
Venerdì, 16 Luglio, 2010 - 15:21

LAVORO (POCO), TRAFFICO (MOLTO) E ZERO OTTIMISMO

dal notiziario CHIAMAMILANO del 17 luglio 2010.

Cordiali saluti
Antonella FAchin

LAVORO (POCO), TRAFFICO (MOLTO) E ZERO OTTIMISMO
I risultati di un’indagine dell’Ipsos, commissionata dall’ANCI sul grado di soddisfazione dei cittadini lombardi nei confronti delle amministrazioni cittadine

Lavoro, welfare e inefficienza politica sono i tre temi che maggiormente preoccupano i cittadini lombardi.

Mercoledì 14 luglio si è svolta presso l’Urban Center in galleria Vittorio Emanuele la prima presentazione dell’Osservatorio Ipsos sulla percezione che i cittadini lombardi hanno dell’operato dei propri Comuni.

L’indagine demoscopica, commissionata dall’ANCI Lombardia, ha messo in luce come il problema maggiormente percepito, sia a livello nazionale che nella nostra regione, riguarda il lavoro, come ha dichiarato il 71% degli intervistati.
Al secondo posto la mobilità, mentre positivo è il trend sul tema sicurezza.

Secondo Attilio Fontana, Sindaco di Varese e presidente dell’ ANCI Lombardia, il monitoraggio delle opinioni dei cittadini è molto importante, oltre ad essere un utile strumento per gli amministratori e spiega che “questa ricerca, che esce in concomitanza con la manovra e l’accordo sull’autonomia fiscale dei Comuni, mostra quanto fortemente i cittadini si rispecchino nelle realtà comunali”.
Il giudizio sul lavoro dei comuni è favorevole per il 55% degli italiani (per il18% molto positivo, positivo per il 37%). Ma ci sono forti differenze tra Nord e Sud: i più soddisfatti sono nel cittadini del nord est, con il 29% di molto positivo; i più delusi si trovano nel Sud e le isole con un 27% di molto negativo.
In Lombardia i cittadini soddisfatti della propria amministrazione cittadina superano del 26% gli insoddisfatti. Ma anche qui notiamo delle differenze: la “Bassa” è la zona che apprezza maggiormente i comuni (il 24%  sono molto molto e il 48% soddisfatti).
Luca Comodo, Direttore della divisione politico-sociale dell’Ipsos ha illustrato che, in ogni caso, la Lombardia ha una media di soddisfazione più alta del dato nazionale.
Seconda emergenza per i cittadini lombardi è la mobilità: intesa nel senso più ampio del termine,  dalle infrastrutture al traffico, dai parcheggi alla manutenzione delle strade, alla qualità del trasporto pubblico.
Il 34% dei Lombardi considera prioritario questo problema e la percentuale sale al 45% se si considera la sola Provincia di Milano.
In calo invece la percezione d’insicurezza: il tema è prioritario per il 13% dei Lombardi contro il 18% del 2009. Difficile comprendere se una flessione così netta dell’allarme criminalità sia dovuta ad un aumento effettivo della sicurezza delle città o piuttosto allo scemare delle ondate mediatiche che puntualmente si gonfiano in prossimità delle elezioni.

Infine, i dati sull’ottimismo per la propria situazione personale: da gennaio a giugno di quest’anno il Nord, che partiva da un modesto ottimismo dell’8% è precipitato ad un misero 1%. Cioè solo un cittadino su cento pensa che in un prossimo futuro la propria condizione migliorerà.
Se non è crisi questa.

Fanny Papa

Venerdì, 16 Luglio, 2010 - 14:35

Referendum acqua in Lombardia: esito STREPITOSO in Lombardia!!!

Per opportuna informazione.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Lista civica "Uniti con Dario Fo per Milano"
Facebook: Antonella Fachin
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La raccolta firme per il Referendum acqua in Lombardia ha avuto un esito STREPITOSO!!!

Come potete leggere nella tabella allegata, in Lombardia sono state raccolte 230 mila firme, di queste ben 215 mila sono state certificate e quindi spedite a Roma, pari al 93% delle firme raccolte.

Questi numeri sono il risultato del lavoro capillare e instancabile dei Comitati, prima nell'organizzazione dei banchetti, poi nella certificazione dei moduli.
Un esito che fa dire dalla Lombardia (così come da tutta Italia, dove sono state raccolte in totale più di 1 milione di firme) un chiaro no alla privatizzazione dell'acqua!

Saluti,
Roberto Fumagalli (referente per la Lombardia campagna Referendum acqua)

Giovedì, 15 Luglio, 2010 - 12:10

Gli arresti di Milano e l'indifferenza della Moratti

Sul sito di Nuova società (il settimanale che esce tutti i giorni) diretto da Diego Novelli è possibile leggere l'intervista di Davide Pelanda a Basilio Rizzo dal titolo "Gli arresti di Milano e l'indifferenza della Moratti".
Per comodità riporto sia il link che l'articolo.
http://www.nuovasocieta.it/interviste/6762-gli-arresti-di-milano-e-lindifferenza-della-moratti.html

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
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NuovaSocietà

Diretto da Diego Novelli
Thursday, Jul 15th
 
Gli arresti di Milano e l'indifferenza della Moratti
Mercoledì 14 Luglio 2010 14:55
di Davide Pelanda
 
Mentre arrestavano le 300 persone appartenenti alle cosche della 'ndrangheta a Milano, il caso ha voluto che si tenesse una seduta fiume dell'assise comunale. Proprio mentre uscivano queste prime notizie sui giornali, abbiamo sentito dalla viva voce di Basilio Rizzo, consigliere di minoranza del gruppo "Uniti Con Dario Fo", come è stata vissuta in quelle mura la vicenda.
Rizzo, voi che eravate in una seduta del Consiglio comunale mentre venivano catturati parecchi esponenti della criminalità organizzata calabrese a Milano ed in Lombardia, che reazione c'è stata da parte della maggioranza e del sindaco?
«Debbo dire che c'è stata una sorprendente disattenzione, almeno formale, nei confronti di questo avvenimento. Nei colloqui privati, invece, si percepiva una certa preoccupazione, soprattutto nei molti rappresentanti del Popolo delle Libertà: l'autorevolezza dei magistrati protagonisti delle indagini non lasciano molti margini di dubbio sulla situazione»
E il sindaco Moratti cosa ha detto?
«Il sindaco non è assolutamente intervenuto sulla questione, non è venuto nemmeno a votare la fase definitiva del Piano di Governo del territorio. Si è solamente seduta per qualche attimo al suo posto nel primo pomeriggio, poi è andata via e non l'abbiamo più rivista»
Ma era tesa, sembrava agitata?
«Imperturbabile. Disattenta, se vogliamo dire»
Il fatto però che il prefetto qualche tempo fa avesse detto che a Milano e in Lombardia il problema mafia non esisteva, adesso come la mettiamo?
«Penso che si debba ricredere molto. Il fatto che l'inchiesta la si sta costruendo da almeno un paio d'anni, vuol dire che c'è stata una sottovalutazione da parte di chi doveva controllare su queste infiltrazioni. Già due anni fa il nostro Gruppo organizzò un dibattito in ricordo di Peppino Impastato, nel quale denunciammo le connivenze, i pericoli e le condizioni materiali attraverso le quali si poteva sviluppare il fenomeno mafioso, in particolare della 'ndrangheta. Quello scoppiato oggi è per noi è una conferma dei dubbi e sospetti che avevamo. E' chiaro gli strumenti di indagine della magistratura sono superiori ai nostri: ma chiunque sia attento a queste tematiche sapeva dell'esistenza del fenomeno»
Ma allora ha ancora senso secondo lei fare questo EXPO 2015 a Milano? A cosa serve? Qualcuno dice addirittura di spostarlo e di lasciar perdere.
«L'EXPO non è una grande risorsa per il Comune di Milano. E la 'ndrangheta nella sua brutalità ha capito perfettamente ciò che è: vale a dire una torta sostanziosa di denari pubblici da distribuire in appalti. Ha colto l'essenza!
L'EXPO era stata all'origine presentata come una imbellettata di una grande proposta politica di rappresentanza e sviluppo della città su di un tema importante. In realtà essa è stata ridotta alla sua realtà profonda: e cioè c'erano, ci sono e ci saranno tanti denari pubblici concentrati nella nostra città!
Attorno a questo banchetto che si voleva imbastire, c'erano molti che volevano sedersi, i politici in prima persona! Tant'è che la vicenda della società EXPO è stata una corsa alla conquista di poltrone di controllo e dei finanziamenti in arrivo.
L'efficace traduzione dell'inchiesta della magistratura è il tentativo, da parte della criminalità organizzata, di mettere le mani sulle possibili ricadute economiche dell'EXPO. Un fatto drammatico!
La mia obiezione all'EXPO rimanda al modo di costruire questo evento: si è dimostrato di non essere impermeabile a queste penetrazioni in quanto rionducibile ad una grande spesa di denaro pubblico e non a una impresa di valore ideale, culturale e sociale come avrebbe dovuto in origine essere».
Ricordiamo che la scelta di Milano per fare l'EXPO 2015 deriva dal Governo Prodi e dal centrosinistra.
«Prodi non poteva far nulla che sostenerla. Credo che Prodi abbia fatto una scelta obbligata e leale. Non poteva dire di no perché altrimenti si diceva che era per invidia politica. A suo tempo dissi – e credo che i fatti riconfermino le mie parole – che il fatto di pensare che le poche risorse a disposizione dello Stato e i sacrifici di tutto il Paese venissero concentrati nella zona più ricca del Paese stesso non era una cosa facile da spiegare alla popolazione. A maggior ragione non lo è oggi.
Credo che qualche riflessione bisogna farla anche su che cos'è questo Comitato dell'EXPO: è un gruppo di notabili che vivono di questo, che hanno in mano l'assegnazione dell'evento, funziona come il Comitato Olimpico, cioè vive se l'evento si fa, altrimenti non esiste più, lo si scioglie».
Ma personaggi come, ad esempio, Lucio Stanca che se n'è andato dalla poltrona di comando dell'EXPO 2015 di Milano, che cosa hanno combinato in questo periodo di permanenza?
«Hanno speso molti soldi di ordinaria amministrazione e basta. Credo che quello che è stato lasciato, e che ci farà fare brutta figura per il mondo, siano le grandi promesse che abbiamo sparso per il mondo e che non siamo in grado più di onorare. Tutti questi nodi verranno prima o poi al pettine. Facciamo iniziative palesemente clientelari! A Milano, ad esempio, abbiamo costruito la "Casa della Colombia" che non so a che cosa serva. Sì, certo, in questo momento abbiamo molti studenti – ed è una esperienza positiva – venuti per fare vari stage a spese del Comune. Ed io immagino che siano i figli delle caste di quei Paesi che ci chiedono questo in cambio dell'EXPO. Addirittura ci si vergogna di dire "abbiamo dato il voto a Milano in cambio di... " ».
Che cosa ritorna, in questa situazione odierna, della "Milano da bere" di epoca craxiana, della tangentopoli di quella stagione?
«Beh, il ritorno dei faccendieri che si sono nascosti ma che hanno continuato ad esistere! E poi una sorta di atteggiamento di impudenza e la pretesa di essere intoccabili. Così si è andati avanti nella convinzione che basta magari accusare la magistratura, denigrarla e fargli perdere per così dire prestigio per risolvere i problemi e buttarla in politica. Il tutto supportato dalla classica frase "questo è un attacco della magistratura politicizzata".
In realtà, invece, è il rifiuto di qualsiasi strumento di controllo, si vuole una politica sciolta da qualsiasi vincolo di legge, vale a dire la pretesa di poter fare tutto ciò che si vuole. E' questo il tratto caratteristico! Io dico che è avvenuta una mutazione che chiamo per così dire genetica: oramai non si pagano più le tangenti in denaro ma si pagano in consulenze, in incarichi e lavori. L'evoluzione darwiniana ha portato al fatto che tu assumi i tuoi fiduciari a spese della collettività, gli dai le consulenze e così recuperi il denaro pubblico portandolo poi alla tua corte»
Chi è che, secondo lei, ha fronteggiato e vuole fronteggiare ancora in maniera critica, oltre alla magistratura, questa situazione di malaffare e di corruzione della politica milanese? Forse il cardinal Dionigi Tettamanzi e tutta la Chiesa ambrosiana che più volte è intervenuto criticando la politica di accoglienza e di sviluppo della città di Milano? Oppure c'è rimasta solo la speranza e fiducia nella magistratura?
«Tettamanzi ha questo straordinario valore di richiamare ai valori della solidarietà, di pensare agli ultimi e non ai primi. Il suo Magistero ha sempre posto l'accento sul fatto che la politica debba rispondere a criteri di correttezza.
Credo però che la chiave di volta sia l'indignazione come fu nel 1992, una ribellione della società: vedo però che la sua crescita viene scientificamente contrastata con operazioni contro la magistratura per seminare discredito nei confronti di chi potrebbe essere l'elemento di catalizzazione dell'indignazione dei cittadini.
Se il potere è malato, "in cascata" anche una parte della società è infetta. Allora si cerca di far leva su di un fronte dei nemici dei controlli, dei nemici della magistratura, perché se intercettano me intercettano anche te... Non è che si possa sperare di fermare i magistrati, ma si fanno barriere frangiflutti per cercare di reggere lo scontro»
Per quanto riguarda la vostra presenza in consiglio comunale a Milano, come minoranza avete vinto qualche battaglia, oppure vi sentite sconfitti e siete fiduciosi solo nella magistratura?
«Io ragiono così: la politica deve sempre sperare di arrivare prima della magistratura. C'è una separazione profonda perché ci sono degli atti che la magistratura non può perseguire ma che sono, come dire, meritevoli di discredito sociale. Se io, ad esempio, assumo dei miei amici negli incarichi pubblici, forse i magistrati non riescono a dimostrare che è un reato, però sono meritevole di sanzione ideale. In tal senso noi abbiamo sempre agito. E dei risultati li abbiamo ottenuti come il fatto che la Corte dei Conti abbia condannato il sindaco per certe cose.
Per esempio Formigoni, presidente della Regione Lombardia, che controlla l'Ente Fiera di Milano, ha pensato di comprare i terreni con i soldi pubblici della Regione, nell'ordine di qualche centinaio di milioni di euro. In questa maniera finanzia e porta soldi della collettività nel suo "feudo" privato. In questo siamo riusciti a far schierare la Regione e la Provincia in mano al Popolo delle Libertà che non vogliono comperare quelle aree, ma farsele solo imprestare per l'EXPO»

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