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.: Il Blog di Antonella Fachin
Giovedì, 23 Aprile, 2009 - 11:31

Se la maggioranza è tiranna

Se la maggioranza è tiranna
Nadia Urbinati - la Repubblica  -  23-04-2009

Le democrazie si reggono sul consenso. La formazione del giudizio politico dal quale si sviluppa il consenso è per questo una parte essenziale della legittimità democratica, la quale non è circoscritta alle regole attraverso le quali si prendono decisioni. C´è un´altra parte che compone la legittimità, che è informale, non direttamente traducibile in legge e che, per questa ragione, è stata chiamata soft power: l´opinione. La democrazia vive di una tensione sana e necessaria tra il potere costituito o istituzionale (regole e procedure) e il potere in formazione o extra-istituzionale che è la politica in senso lato o il giudizio pubblico. Non è irragionevole pensare alla democrazia come a un ordine politico che si regge su un disaccordo permanente tra legittimità istituzionale e fiducia dei cittadini. Il grado di disaccordo tra questi due livelli varia ma non si dà mai, né può darsi mai, una coincidenza tra la volontà di chi fa le leggi e prende le decisioni e chi giudica. Provare a risolvere il disaccordo o cercare di stabilire omogeneità è una tentazione pericolosa anche se mai completamente domata. Le tirannie, i fascismi, i populismi sono stati e sono il segno che questa tentazione è stata perseguita e ha avuto successo. Il potere non ama essere criticato e nemmeno controllato: identifica l´informazione come un´intrusione e addirittura una critica. Le democrazie costituzionali sono parte di questa storia, anche se sono dotate di norme che in teoria dovrebbero renderle più immuni a quegli esiti funesti.
Alcune costituzioni sono più attrezzate di altre. L´articolo 5 della Costituzione tedesca dichiara che «ognuno ha diritto di esprimere e diffondere liberamente le sue opinioni e di informarsi senza impedimento da fonti accessibili a tutti». La nostra Costituzione non è altrettanto esplicita, ma l´evoluzione della nostra giurisprudenza è andata nella direzione dell´affermazione della libertà di informazione, sia come libertà di esprimere opinioni che come diritto a essere informati (una libertà che leggi improvvide hanno vanificato permettendo la formazione di fatto di un sistema di monopolio privato dell´informazione).
Quella dell´opinione è una libertà complessa perché mette in campo non soltanto la libertà di raccogliere e divulgare informazioni, ma anche quella di criticare comportamenti, fatti e idee. La garanzia della libertà di espressione è naturalmente importante quando si tratta di idee che possono non piacere alla maggioranza. I diritti sono baluardi protettivi per chi non ha dalla sua il potere: che la maggioranza rivendichi il diritto di parola è semplicemente un assurdo, un rovesciamento delle parti.
L´informazione mette in atto due forme di libertà: quella civile o dell´individuo e quella politica o del cittadino. E sta insieme a controllo e a formazione dell´opinione: abbiamo bisogno di sapere per poterci formare un´opinione e decidere; e abbiamo bisogno di sapere per controllare chi decide. L´informazione è un bene pubblico dunque come la libertà e il diritto (e come libertà e diritto non è a discrezione della maggioranza). È soprattutto un bene che ci consente di avere altri beni: per esempio, un governo che faccia buone leggi o che non sia corrotto (l´informazione rivela l´errore e smaschera la disonestà). L´informazione fa parte perciò dell´onorata tradizione dei poteri negativi o di controllo, anche se la sua è un´influenza solo indiretta e informale. Senza questo controllo le democrazie non vivono. Le regole del gioco non sono tutta l´opera della democrazia. Giornali, televisioni, sistemi informativi elettronici: tutto questo fa parte del modo con il quale il gioco democratico è giuocato.
Scriveva Alexis de Tocqueville che senza contropoteri istituzionali e extraistituzionali la società rischia fatalmente di identificarsi con l´opinione della maggioranza, di parlare con una voce sola, di essere omogenea nei gusti e nei valori; di essere in una parola una nuova forma di dispotismo. Ma il dispotismo democratico del quale parlava Tocqueville cresceva come per un´innata forza delle cose, non per la volontà di qualcuno. Era la logica stessa dell´opinione pubblica a generare omogeneità di vedute e docilità. L´Italia non sembra rientrare in questo caso perché da noi la manipolazione dell´informazione è un fatto scientemente perpetrato e voluto; è l´esito della responsabilità di qualcuno. La nostra assomiglia per questo a una democrazia populista (e la proposta di riforma costituzionale in senso presidenzialista va in questa direzione). Ma con questa importante novità: poiché usa il sistema mediatico e non quello della propaganda di partito o della repressione, l´esito che favorisce non è alla fine diverso da quello descritto da Tocqueville. Se avrà successo, per esercitare un dominio incontrastato , la maggioranza non avrà bisogno di sospendere i diritti politici. L´opinione parlerà con una voce sola e le poche voci di dissenso saranno come voci nel deserto.

Venerdì, 3 Aprile, 2009 - 11:59

5 aprile, ore 11: MILANO AMA LA LIBERTA' E RIPUDIA IL FASCISMO

COMUNICATO STAMPA di ANPI Crescenzago
 
DOMENICA 5 APRILE ORE 11 IN PIAZZA DELLA SCALA E ALLA LOGGIA DEI MERCANTI ONORIAMO I CADUTI PER LA LIBERTA’
 Le Associazioni partigiane e dei Deportati, in un incontro con il Prefetto di Milano dottor Gian Valerio Lombardi, svoltosi ieri in corso Monforte, hanno avanzato la richiesta al rappresentante del governo, nella sua veste di garante dell’ordine pubblico, di intervenire per sospendere la manifestazione promossa da Forza Nuova e da altre associazioni neonaziste d’Europa ed  internazionali,  che è in programma per domenica 5 aprile in un albergo di Milano.
Le Associazioni partigiane e dei deportati, domenica 5 aprile alle ore 11  si recheranno in Piazza della  Scala per deporre una corona alla targa che ricorda Milano medaglia d’oro della Resistenza e, successivamente in corteo,   alla Loggia dei Mercanti a deporne un’altra ove  si ricordano  le vittime milanesi del nazifascismo.
 
Milano, 2 aprile 2009

 MILANO AMA LA LIBERTA'
MILANO RIPUDIA IL FASCISMO
Domenica 5 Aprile i neo fascisti di Forza Nuova intendono organizzare un
incontro a cui parteciperanno negazionisti, xenofobi, omofobi e razzisti da
tutta Europa.

Il copione l'abbiamo visto a Bergamo, dove la parata fascista e le cariche
contro gli antifascisti, oltre a evidenziare la reale natura di questi
soggetti hanno anche dimostrato, per l'ennesima volta, di quali appoggi
godano. Quello che intendono fare a Milano è quindi l'ennesima
provocazione ad uso e consumo di chi tenta di attaccare i diritti e le
libertà di tutti noi, di chi foraggia questi personaggi soffiando sulle
paure e sulle insicurezze diffuse per seminare odio, paura e politiche
securitarie.

A Milano non c'è spazio per i fascisti.

Il sostegno o il tacito assenso che le istituzioni milanesi stanno dando a
questa iniziativa, per quanto venga presentato come rispetto della
democrazia, non è casuale.

La città che questa giunta vuole costruire ha necessità dell'azione
devastante dei fascisti: differenze azzerate, pattugliamento di ronde per
tutelare l'ordine degli affaristi d'ogni risma, dei redditieri e del
profitto.

La città di De Corato e Moratti è una città impaurita e blindata, una
città vuota e infelice.

E che nessuno ospiti il convegno di Forza Nuova dieventandone quindi
complice, che si rifiuti la cittadinanza ai negazionisti e ai razzisti,
come già fatto dalle Stelline che in seguito alle pressioni della Milano
antifascista stanno facendo marcia indietro.

Ma Milano non è solo odio e paura. E' fatta anche da chi rifiuta chi
semina odio per la diversità e cultura autoritaria. E' fatta di medici che
non vogliono essere delatori, di studenti, insegnanti e genitori che
rifiutano le classi separate, migranti che non vogliono più essere merce,
di donne e uomini liberi che non sopportano più chi vuole decidere delle
loro vite.

E' una città plurale, una città antifascista.

Milano ama la libertà.

Domenica 5 aprile ore 15.00 piazza della Scala.

Happening culturale, performance teatrali, reading, musica, interventi
davanti Palazzo Marino, una giornata di mobilitazione cittadina, di
riappropriazione di spazi ,di libertà contro i fascisti e i razzisti e le
politiche securitarie che legittimano questi utili idioti

Milano antifascista e antirazzista.

Firma e diffondi la petizione on line "Milano rifiuta la manifestazione
delle destre xenofobe d' Europa" promossa dai circoli Anpi

http://www.petitiononline.com/nofn5apr/petition.html

   

Mercoledì, 1 Aprile, 2009 - 23:38

HUMOR: social network

Asocial network.


Posted by Arnald under Diversamente occupati
 
 facebook1_bassa.png
Ciao a tutti flessibili e precari.
Quanti di voi si prendono quel famoso quarto d’ora ogni due ore, per togliere gli occhi dallo schermo del computer?
Personalmente lo faccio poco, visto che non ho neanche il sano vizio del fumo che, per pure questioni di astinenza, obbliga tante persone a mollare gli ormeggi dalla scrivania per raggiungere l’uscita o la sala fumatori.
Però, far pausa dal lavoro fa bene e serve a ricaricare un po’ le pile, a distrarsi e rinfrescarsi le idee. Da un po’, cioè da quando internet è entrato nella sua fase più partecipativa, la pausa corrisponde sempre più spesso non in una camminata verso il bagno o in un caffè alla detestabile macchinetta, ma in un giro su Facebook o in chat su MSN e affini.
Poco male, direte voi, ognuno fa quello che vuole del proprio tempo. Ma che succede se poi, abusando dei nostri strumenti (come sempre accade in Italia) la pausa Facebook si trasforma in attività principale e il lavoro viene relegato nei momenti di pausa? Non vi sembra possibile?
Allora spiegatemi perché molte aziende stanno limitando l’accesso ai social network negli orari di lavoro. Non è solo un problema di abuso del tempo, ma di concentrazione. Lavorare con una persona che passa la giornata a decidere se partecipare al gruppo “Contro qualcosa” o a fare il test “Quanto sei qualcos’altro” ti obbliga a parlare con due neuroni liberi di un cervello completamente rapito da altro.
Insomma, io pure mi diverto molto a chattare e postare, ma non sarà che questi social network, oltre a farci lavorare male, ci rendono anche un po’ asociali? - Arnald
Lunedì, 30 Marzo, 2009 - 17:26

HUMOR: voto d'addio al biotestamento

sondini_bassa.png
Ciao a tutti.
Che avessi una tendenza a limitare le mie visite al seggio elettorale si sapeva.
Però, da bravo stronzo di sinistra ho deciso di insistere, di crederci.
“Ecchecazzo” mi dicevo “prima o poi riusciranno a fare qualcosa di sinistra nel PD no?”.
Alla fine, invece, mi sono reso conto che l’unica cosa di sinistra che sanno fare è dividersi e non trovare mai una merda di linea comune. Soprattutto, il PD ha perso completamente la sua vocazione laica, dove per laica si intende prima il rispetto della nostra costituzione, poi quello dei dieci comandamenti.
Insomma: direi che da ieri, con l’affossamento del testamento biologico, la mia vita come elettore del PD è finita. E non c’è sondino che possa prolungarla. - Arnald
Domenica, 29 Marzo, 2009 - 10:48

IL GIOCO A TRE DEL RAZZISMO ISTITUZIONALE

IL GIOCO A TRE DEL RAZZISMO ISTITUZIONALE
di Roberto Biorcio
Stiamo assistendo ormai da mesi a un ripetitivo e pericoloso gioco a tre in materia di immigrazione
e sicurezza che coinvolge la Lega, i media e il governo. E' sempre più difficile fare un elenco esauriente
di tutte le proposte e le iniziative che hanno via via attirato l'attenzione del pubblico e alimentato
servizi informativi, dibattiti e talk show: dalle classi differenziate per i giovani immigrati alla denuncia
dei clandestini che ricorrono alle cure mediche, alla castrazione chimica per i pedofili, alle
tasse di soggiorno per gli immigrati.
La Lega esercita tutta la sua creatività per inventare iniziative e misure sempre più crudeli e raffinate
per punire in modo esemplare alcuni tipi di reato, ma soprattutto per rendere impossibile la
vita degli immigrati nel nostro paese. I media gestiscono alcuni episodi di cronaca nera in modo
tale da diffondere, al di là delle loro intenzioni, le emozioni e il clima di opinione più favorevole per
giustificare il continuo rilancio delle proposte leghiste. Il governo Berlusconi prima annuncia e poi -
almeno in parte - fa approvare decreti e disegni di legge che recepiscono e legittimano la sostanza
delle proposte inventate dal Carroccio.
Si tratta di un gioco a tre che si autoalimenta e si ripete con lo stesso formato, producendo effetti
sempre più profondi e duraturi sull'opinione pubblica, sul senso comune e sui valori su cui si fonda
la convivenza civile. Un gioco che crea le premesse per chiamare alla mobilitazione i cittadini non
solo per firmare petizioni ai gazebo ma anche per promuovere ronde e spedizioni punitive contro
gli immigrati, i rom e chiunque appaia diverso agli occhi del senso comune.
Il partito di Bossi non ha cambiato la sua identità e le sue parole d'ordine, che conosciamo da venti
anni: si è sempre presentato come rappresentante dei ceti popolari del nord con una identità etnoregionale,
proponendosi come alternativa anche se non in contrapposizione diretta alla sinistra. Ma
ha deciso, volta per volta, nelle diverse congiunture politiche e sociali, su quali temi era opportuno
insistere e costruire le sue campagne. La Lega ha abbandonato l'indipendentismo sostituendolo
con un progetto di federalismo fiscale favorevole alle regioni del nord. Su questo terreno la Lega
ha dovuto fare compromessi e subire talvolta sconfitte. Il federalismo resta ancora un punto di domanda:
una politica redistributiva verso il nord richiederebbe innanzi tutto un consenso più ampio,
una convergenza con il Pd, anche perché la proposta trova opposizione anche nel centrodestra.
Nell'ambito della coalizione guidata da Berlusconi, la Lega è riuscita a ritagliarsi uno spazio più
dinamico e aggressivo presentandosi come il partito più sensibile alla domanda di sicurezza che
nasce dall'impatto della globalizzazione sulla vita sociale e dalla crescita dell'immigrazione. Questo
filone di campagne leghiste prescinde totalmente dalla questione settentrionale e rappresenta il
terreno su cui la Lega ha avuto più successo nell'ultimo anno. Un successo che per ora è soprattutto
simbolico, legato all'adozione di provvedimenti che non sarà facile tradurre in politiche: ad
esempio la possibilità data ai medici di denunciare i clandestini non raccoglierà molti consensi ma
avrà l'effetto di spingere gli immigrati a non farsi curare. La Lega è così riuscita a dimostrare che
"bisogna essere un po' cattivi" come ha detto Maroni, e che è necessario usare anche metodi coercitivi,
al limite violenti (come la castrazione chimica).
Questa campagna può segnare una svolta fondamentale per il nostro paese perché si contrappone
frontalmente a una tradizione in cui erano egemoni i discorsi solidaristici dei cattolici da una
parte e i discorsi di solidarietà sociale proposti dalla sinistra dall'altra. La chiave del successo della
Lega può essere quella di riuscire a mobilitare i sentimenti "cattivi" che esistono nella popolazione
insieme ad altri naturalmente positivi. Si tratta delle paure della gente che si tenta di scaricare su
possibili bersagli rappresentati dagli immigrati che hanno altri usi e costumi rispetto alle popolazioni
autoctone. La Lega da un lato legittima questi sentimenti, dall'altro li mobilita. La gente potrebbe
spontaneamente desiderare la scomparsa dei campi rom. La Lega la mobilita per intervenire direttamente
con manifestazioni e altre forme di protesta.
Il gioco condotto dalla Lega può svilupparsi indisturbato anche perché sono tuttora molto limitate le
reazioni delle altre forze politiche, che non sono riuscite finora a innescare una adeguata mobilitazione
dell'opinione pubblica democratica. Hanno ottenuto qualche attenzione dai media solo le
prese di posizione del presidente della Repubblica e del presidente della Camera Fini.
Gli interventi di alcuni cardinali e di alcuni esponenti del mondo cattolico rispetto alle proposte del
governo in tema di sicurezza sono state sempre delegittimate dall'intervento del Vaticano che non
intende rompere i buoni rapporti con l'attuale presidente del consiglio. Le prese di posizione contrarie
ai provvedimenti governativi da parte di esponenti del partito democratico sono state in molti
casi prudenti, spesso smentite dalle iniziative degli amministratori a livello locale che hanno cercato
di imitare e riproporre alcune delle proposte leghiste.
Articolo pubblicato su “Lavori in corso”, Numero 142 febbraio 2009, Idee e contributi per l’ALTERNATIVA, Periodico in rete a cura della Associazione Culturale Punto Rosso

 

Domenica, 29 Marzo, 2009 - 10:46

NUCLEARE. SE LO CONOSCI LO EVITI

NUCLEARE. SE LO CONOSCI LO EVITI
di Marco Bersani
Pubblichiamo l'introduzione del libro "Nucleare: se lo conosci lo eviti" di Marco Bersani (Edizioni
Alegre, pp. 120, euro 12,00) da qualche giorno in libreria.
Non si può certo dire che i fautori nostrani del nucleare godano di una buona stella. Da quando
l'attuale governo Berlusconi ha deciso di riaprire le porte all'energia nucleare in Italia, si prodigano
generosamente e senza sosta in interviste sui quotidiani per affermare come il nucleare sia oggi
sicuro, come con le nuove tecnologie non ci sia più alcun pericolo, come i tremendi tempi di Three
Mile Island o di Chernobyl appartengano alla preistoria. E che dunque l'Italia torni alla precedente
saggezza e smetta di rincorrere paure ancestrali (e le solite minoranze sociali che tengono in ostaggio
l'avvenire del Paese).
Peccato che, ad ogni loro intervista, corrisponda quasi automaticamente la notizia dell'ennesimo
incidente ad una centrale nucleare, senza distinzione fra generazioni delle stesse, senza differenze
toponomastiche o geo-politiche. Slovenia, Spagna, Francia (5 incidenti in poche settimane!),
Germania, Belgio sono le più recenti tappe di un gioco dell'oca virtuale - ma, ahinoi, drammatico -
che li costringe ogni volta a tornare alla casella di partenza, fa riprendere loro la politica della minimizzazione,
riporta al punto iniziale la strategia di graduale penetrazione di una politica energetica
che, fino a prova contraria, il popolo italiano ha sonoramente bocciato nel novembre del 1987
con il referendum antinucleare. E, tuttavia, seppur non dotati di buona stella, i fautori del nucleare
possono contare su un blocco economico, politico e massmediatico imponente.
Dalla Confindustria alle grandi aziende del settore elettrico, dai colossi dell'ingegneria civile a quelli
del settore militare-industriale, dalla gran parte dell'arco parlamentare al solito disponibile mondo
"scientifico", la lobby è in campo. E, in tempi di profonda involuzione e frammentazione della società
italiana, in preda a una forte crisi economica e sociale, non è detto che non riesca nell'intento.
Naturalmente non è un fenomeno solo italiano. In tutto il mondo, le grandi industrie, che in questi
anni hanno molto investito nel nucleare, hanno urgente necessità che la nuova stagione si riapra,
e cercano di far accettare l'uovo oggi - centrali che, pur arrivate alla terza generazione di reattori,
conservano immutati tutti i problemi che hanno contrassegnato le precedenti - facendo balenare
davanti agli occhi la grassa gallina del domani: le mitiche centrali di quarta generazione, con le
quali ogni problema sarà risolto e l'avvenire del pianeta potrà essere guardato con rinnovata fiducia.
Sarebbe facile ribattere come - anche senza scomodare il "sol dell'avvenire" - la vera risposta stia
esattamente nell'"avvenire del sole". Ma il tentativo è serio e non va sottovalutato. Chi scrive questo
libro non ha particolari conoscenze scientifiche sul tema in oggetto. Nondimeno è un essere
vivente e pensante e come tale ritiene di avere l'inalienabile diritto di tutti i suoi pari a poter discutere
di energia nucleare, di modello energetico, di organizzazione sociale. Insomma della vita e di ciò
che la riguarda. Perché il primo tentativo, già in atto, da parte della lobby nucleare, è il sequestro
del diritto di decidere, che si vorrebbe sostituire con la delega a un "oggettivo" sapere scientifico e
con un mandato fiduciario ai controllori della tecnologia.
Una presupposta "razionalità" - si intende "maschia" e moderna - da contrapporre all'irrazionalità -
si intende femminile e primitiva - di chi si oppone in nome dell'inalienabilità del diritto alla vita, alla
salute, all'ambiente e al futuro. Ma perché si possa riconquistare il diritto a decidere tutti assieme
di quale politica energetica riteniamo ci sia bisogno, quale modello produttivo sia necessario, quale
organizzazione sociale sia più vicina ai nostri bisogni, è necessario che al bombardamento massmediatico
dei fautori del nucleare, corrisponda un'informazione dal basso, attenta e puntuale, che
sia in grado di smascherare le gigantesche bugie - perché di tali si tratta - che stanno dietro la "necessità
del nucleare" e di restituire a ciascuna donna e ciascun uomo di questo Paese conoscenze
e saperi che ne aiutino l'autonomia personale e l'autorganizzazione sociale.
Questo libro vuole essere un primo contributo in questa direzione. E' un libro di parte, perché chi lo
scrive non crede che esista una oggettività astratta e pensa, al contrario, che quando ci si affida ad
essa, si stia solo consegnando il proprio destino nelle mani dei poteri dominanti.
L'unica oggettività possibile è dichiarare apertamente da quale parte si osserva il mondo, come se
ne perlustrano i dintorni, su quali strade si cammina. Basterà qui affermare che chi scrive è dichiaratamente schierato contro il nucleare civile e militare e per il diritto inalienabile alla salute, alla
vita, all'ambiente e al futuro. Senza se e senza ma, secondo una felice espressione del movimento
altermondialista.
Ed è da questo punto di osservazione che il libro compie, col primo capitolo, una prima riflessione
sul rapporto uomo-natura e scienza-tecnica, e su come il mutato scenario dettato dalla contraddizione
ecologica modifichi tutte le precedenti narrazioni sul tema. Col secondo capitolo si ripercorre
la storia del nucleare nel mondo e in Italia e la situazione attuale.
Il terzo capitolo prova a dimostrare l'inscindibile legame tra il nucleare civile e quello militare. Il
quarto capitolo entra nel merito delle bugie con le quali i fautori del nucleare sostengono le loro
posizioni, analizzandole nel dettaglio e dimostrandone l'inconsistenza.
Il quinto capitolo ripercorre a grandi linee la storia del movimento antinucleare e, in particolare, il
percorso che, negli anni 70-80 del secolo scorso, ha portato in Italia al vittorioso referendum che
ha bloccato il programma nucleare nel nostro Paese.
Il sesto capitolo prova invece ad affrontare la situazione attuale, cercando di offrire spunti e suggestioni
per quello che chi scrive ritiene sia la vera necessità del Paese: la costruzione di un nuovo
movimento antinucleare che, prendendo atto anche dei limiti dell'esperienza precedente, sappia
mettere in campo una strategia più ampia per intraprendere un'alternativa di sistema.
Che, partendo dall'inalienabilità dei beni comuni, rivendichi in campo energetico un modello di autogestione
territoriale ad alta efficienza e bassa dissipazione, basato sulle energie rinnovabili, contro
l'attuale modello termico, centralizzato e militarizzato. Perché si scrive energia, ma si legge
democrazia e possibilità di futuro.

Articolo pubblicato su “Lavori in corso”, Numero 142 febbraio 2009, Idee e contributi per l’ALTERNATIVA, Periodico in rete a cura della Associazione Culturale Punto Rosso

 

Venerdì, 27 Marzo, 2009 - 12:37

Forum Mondiale dell’Acqua - Istanbul. Dichiarazione finale

Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua di Istanbul
Dichiarazione finale
Dopo Città del Messico 2006, che ha rappresentato un’importante tappa per il continuo lavoro svolto dai movimenti globali per l’acqua, ci siamo oggi incontrati ancora una volta ad Istanbul per mobilitarci contro il 5 Forum Mondiale dell’Acqua.
Oggi siamo qui per delegittimare questo ipocrita World Water Forum ma anche per dare voce all’agenda alternativa dei movimenti globali per l’acqua!
Posto che siamo qui in Turchia, non possiamo fare a meno di notare come questo paese stia offrendo un importante esempio dell’impatto distruttivo che possono avere le politiche di gestione dell’acqua.
Il governo Turco ha imposto la privatizzazione di entrambe gli ambiti del servizio idrico (sistema di distribuzione e sistema di raccolta), i corsi d’acqua ed ha programmato di costruire una diga in ciascuno dei fiumi del paese.
I quattro principali casi di dighe rischiose e distruttive che stanno per essere costruite in Turchia, sono rappresentati dalle dighe di Ilisu, di Yusufeli, di Munzur e di Yortanli. Per circa dieci anni le popolazioni interessate da queste dighe si sono fortemente opposte ai progetti per la loro costruzione, in modo particolare alla diga di Ilisu, che rappresenta parte del complesso progetto di irrigazione e di produzione di energia idroelettrica che va sotto il nome di Progetto dell’Anatolia sud est, o GAP.
La diga di Ilisu che fra i vari progetti di costruzione di dighe è uno dei più criticati in tutto il mondo, è particolarmente complesso e difficoltoso a causa delle sue implicazioni di politica internazionale per quanto riguarda tutto il Medio Oriente.
La diga è situata nella regione kurda dove tuttora sono in corso gravi violazioni dei diritti umani legate alla irrisolta questione del popolo kurdo. Il governo turco sta usando il progetto GAP per produrre delle conseguenze negative a danno della popolazione kurda ma anche per cancellare i loro diritti culturali e politici.
Noi come movimento, siamo qui per proporre delle soluzioni alla crisi idrica, ma anche per chiedere all’Assemblea Generale dell’ONU di organizzare il prossimo forum globale sul tema dell’acqua. La
partecipazione di importanti esponenti e rappresentanti delle Nazioni Unite ai nostri incontri è la dimostrazione che qualche cosa è cambiata. C’è un concreto e simbolico spostamento di legittimità: dal Forum officiale organizzato dagli interessi privati e dal World Water Council al Forum dell’Acqua della società civile, organizzato dalla società civile di tutto il mondo, e che include contadini, popolazioni indigene, attivisti, movimenti sociali, sindacati, organizzazioni non governative e reti che sono attive ovunque in difesa dell’acqua, dei territori e dei beni comuni.
Facciamo appello alle Nazioni Unite e agli stati che ne fanno parte a farsi carico di assumere l’ impegno formale, in qualità di principale fra i forum internazionali, di organizzare un forum sull’acqua che sia capace di imporre degli obblighi agli stati membri, e di farsi carico delle istanze della comunità mondiale.
Facciamo appello a tutte le organizzazioni e ai governi presenti a questo 5° WWF, a impegnarsi affinchè questo sia l’ultimo forum dell’acqua gestito dalle corporations. Il mondo ha bisogno di un legittimo, affidabile, trasparente democratico forum sull’acqua che emerga attraverso un processo interno alle Nazioni Unite e che sia sostenuto dai paesi che ne fanno parte.
Confermando ancora una volta l’illegittimità del WWF, respingiamo la dichiarazione ministeriale in quanto essa non riconosce l’acqua come un diritto umano universale, ne tanto meno esclude l’acqua dagli accordi mondiali sul commercio.
Inoltre il testo della risoluzione ignora il fallimento delle privatizzazioni come strumento in grado di garantire l’accesso all’acqua per tutti, e non tiene da conto quelle raccomandazioni espresse attraverso le Risoluzioni del Parlamento Europeo.
Infine, la dichiarazione promuove l’uso dell’acqua per produrre energia idroelettrica attraverso le dighe, oltre all’aumento della produzione di biocarburante, i quali producono entrambe ulteriori iniquità e ingiustizie.
Riaffermiamo e rafforziamo tutti i principi e gli impegni espressi nel 2006 attraverso la dichiarazione di Città del Messico: sosteniamo l’acqua come elemento fondamentale di tutti gli esseri viventi presenti sul pianeta, come diritto umano fondamentale e inalienabile; insistiamo sul fatto che la solidarietà tra le generazioni presenti e future debba essere garantita;
respingiamo qualsiasi forma di privatizzazione e affermiamo che il controllo sull’acqua debba essere pubblico, sociale, cooperativo, partecipativo, equo e non destinato alla creazione di un profitto;
chiediamo una gestione democratica e sostenibile, rispettosa dell’ecosistema, che sia in grado di preservare l’integrità del ciclo dell’acqua attraverso la sua tutela, oltre a una gestione che tuteli le sorgenti e l’ambiente.
Ci opponiamo al modello economico e finanziario dominante basato sulle privatizzazioni, sulla commercializzazione e sulla finanziarizzazione dell’acqua pubblica e dei servizi di depurazione. Ci opporremo a questo modello di riforma distruttivo che esclude dalla gestione il settore pubblico, avendo constatato le ripercussioni che da esso derivano per le persone più povere, come conseguenza di rigide pratiche di remunerazione dei costi e di utilizzo di contatori prepagati.
A partire dal 2006, in Messico, il movimento globale per l’acqua ha continuato a sfidare il controllo delle grandi corporations sull’acqua per questioni di profitto.
Alcuni dei nostri risultati sono stati: la richiesta di ripubblicizzare quelle utilities che erano state privatizzate; incoraggiare e sostenere la partnership pubblico-pubblico; provocare delle perdite di profitto per le industrie che imbottigliano acqua; e realizzare tutti insieme simultaneamente attività collettive in occasione dell’Ottobre Blu e della Settimana di Azione Globale. Celebriamo gli obiettivi raggiunti attraverso il riconoscimento del diritto umano all’acqua in diverse costituzioni e leggi.
Allo stesso tempo abbiamo bisogno di attribuire le responsabilità della crisi economica ed ecologica che è in corso. Non pagheremo noi la vostra crisi!
Non intendiamo avallare questo modello economico sbagliato e insostenibile che ha trasformato: un incommensurabile espansione del credito in un enorme debito pubblico, l’acqua e i beni comuni in merce, e che considera l’intero habitat naturale in un deposito a cielo aperto di materie prime.
L’interdipendenza di fondo tra acqua e cambiamento climatico viene riconosciuta dalla comunità scientifica e viene anche sottolineata dal Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC).
Per tale ragione noi non accettiamo risposte sugli stravolgimenti del clima e relative al settore energetico, che seguano la stessa logica che ha prodotto la crisi in atto. Tale logica, che compromette in maniera irrimediabile la quantità e la qualità delle acqua e della vita, si basa sulla costruzione di dighe, di centrali nucleari, di coltivazioni intensive di biocarburanti.
Nel dicembre 2009 noi riproporremo i nostri timori e le nostre proposte alla Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici di Copenhagen.
Inoltre, il modello dominante di agricoltura intensiva industriale, contamina e distrugge le risorse idriche, impoverisce i suoli, e distrugge la sovranità alimentare.
Tutto questo ha un forte impatto sulla vita e sulla salute pubblica. A partire dalla fruttuosa esperienza del Forum Sociale Mondiale di Belem, ci impegnamo a rafforzare l’alleanza strategica tra i movimenti mondiali dell’acqua e quelli per la terra, per il cibo e per il clima.
Ci impegnamo inoltre a continuare a costruire reti e nuove alleanze sociali, ed a coinvolgere sia le autorità locali che i parlamentari che siano determinati a difendere l’acqua come un bene comune, oltre a riaffermare il diritto ad un’acqua potabile per tutti gli esseri umani e non. Incoraggiamo inoltre tutte le utilities pubbliche che gestiscono l’acqua a mettersi in rete, e formare delle reti regionali e delle associazioni nazionali.
Accogliamo i risultati fino ad ora raggiunti e guardiamo in avanti per la prosecuzione della nostra collaborazione, a livello nazionale e continentale!

Sabato, 21 Marzo, 2009 - 16:02

MILANO RIFIUTA LA MANIFESTAZIONE DELLE DESTRE XENOFOBE D’EUROPA

MILANO RIFIUTA LA MANIFESTAZIONE DELLE DESTRE XENOFOBE D’EUROPA
Da settimane in rete circola l’inquietante notizia che il 5 aprile prossimo, a Milano, si svolgerà un “evento politico internazionale” promosso da Forza Nuova, con la partecipazione di esponenti del BNP (British National Party), del FN (Front National) e dell'NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), che insieme a Forza Nuova rappresentano le destre estreme europee.
Sono note e conclamate le posizioni razziste, xenofobe, negazioniste di queste organizzazioni, la simbologia, il linguaggio, le iniziative si richiamano molto spesso e senza ambiguità alla cultura, le idee e i valori neonazisti.
Per quanto riguarda Forza Nuova fu lo stesso ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a chiedere alcuni anni fa lo “…scioglimento di Forza nuova” sulla base “del divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista e in base alle leggi ordinarie” (Corriere della Sera 25/4/2001).
Così mentre in Italia si preparano le iniziative per celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dalla dittatura fascista e dal nazismo, Milano città medaglia d’oro della Resistenza Partigiana rischia di essere trasformata nella capitale del neo nazismo europeo.
Noi antifascisti abbiamo profondamente a cuore i principi e i valori democratici e di libertà garantiti dalla nostra Costituzione.
Il richiamo alla nostra Costituzione, alla libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, che sono fondamento del patto sociale e civile della nostra comunità, è la bussola che ci consente di cogliere la pericolosa sottovalutazione delle attività e delle organizzazioni che orgogliosamente negano la Costituzione, si richiamano all’odio e alla discriminazione tra esseri umani, esibiscono una concezione autoritaria del potere, si ispirano al nazismo e al fascismo.
Per questi motivi facciamo appello alle donne e uomini di Milano, democratica e antifascista, alle istituzioni, alle associazioni, al volontariato, ai sindacati, ai partiti perché sottoscrivano questo appello affinchè nella nostra città non sia consentito di ospitare l’iniziativa promossa da Forza Nuova.
Milano, 19 marzo 2009
Promuovono l’appello:
ANPI sezione Gallaratese, Trenno, Lampugnano “A. Poletti e caduti di Trenno”
ANPI sezione “Quarto Oggiaro”
ANPI sezione “Codè Montagnani”
ANPI sezione Vialba, Musocco “A. Capettini”
Comitato Antifascista Zona8
On. Emanuele Fiano Parlamentare PD
Per aderire all’appello chiamate o mandate la mail a: antifascisti.zona8@libero.it

Sabato, 21 Marzo, 2009 - 12:10

HUMOR: in nome della legge (Biagi)

marco_biagi.png
Ciao a tutti flessibili e precari.
Sette anni fa, Marco Biagi, il giuslavorista che ha dato il nome alla giustamente controversa legge sul lavoro (legge 30), veniva ammazzato dalle brigate rosse. Oggi Napolitano l’ha voluto ricordare parlando di come non ci si deve arroccare sulle vecchie conquiste fatte nel mondo del lavoro dalle passate generazione. Diciamo che qui, più che arroccati siamo aggrappati con le unghie a ciò che ne resta. Pensione, ferie e malattie pagate, straordinari: tutti diritti che ai precari sono negati. Nel giro di pochi anni è stato messo in moto un meccanismo che ha strappato ben più di una certezza alle nuove generazioni di lavoratori.
Un principio di flessibilità inaugurato miseramente da Treu e sfociato ben presto nella precarietà assoluta.
Il contratto a progetto, per esempio, poteva essere uno strumento per migliorare i propri conti grazie a compensi più alti o lavorando per più clienti contemporaneamente.
Invece, i nostri imprenditori, Stato compreso, l’hanno usato come forma d’assunzione da licenziamento facile e alleggerita di responsabilità e diritti. Colpa di Marco Biagi? No. Rileggendo le sue carte e ripercorrendo la sua opera, si scopre presto che la legge 30 porterà pure il suo nome, ma non le sue idee. A cominciare da quelle sugli ammortizzatori sociali che Marco Biagi, come spesso aveva scritto e dichiarato, voleva rafforzare. - Arnald

Lunedì, 16 Marzo, 2009 - 15:22

17 marzo: Manifestazione contro la segnalazione di immigrati

Manifestazione contro la segnalazione

Manifestazioni in tutta Italia, il 17 marzo, per dire no alla segnalazione di immigrati clandestini da parte di medici e altri operatori sanitari

Medici senza frontiere (Msf), Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e Osservatorio italiano di salute globale (Oisg) invitano la società civile a partecipare a eventi e manifestazioni in tutto il territorio nazionale contro l'emendamento al Pacchetto sicurezza, in discussione in questi giorni alla Camera, volto a sopprimere il divieto di segnalazione per gli immigrati irregolari che ricevono cure sanitarie. Attraverso i Gruppi immigrazione e salute locali (Gris), sono stati organizzati eventi in 20 città italiane (elenco aggiornato su www.simmweb.it). A Roma, per il 'Noi non segnaliamo day', le associazioni promotrici organizzano dalle 9.30 alle 11.00 un presidio a piazza San Marco (lato piazza Venezia) e intervengono alla conferenza stampa con il vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino, prevista per le 12 all'ospedale capitolino San Camillo. Hanno aderito all'iniziativa la Federazione italiana degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), l'Istituto nazionale per la medicina delle migrazioni e lotta alla povertà, l'Associazione medici stranieri, l'Ordine degli psicologi. Le organizzazioni promotrici del 'Noi non segnaliamo day' sono "allarmate perché il rischio di segnalazione o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria - spiega in una nota Msf - creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie". Tutto ciò potrebbe determinare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri irregolari, "soprattutto minori, donne in gravidanza e malati cronici, che tenderanno ad accedere ai servizi solo in situazioni di urgenza indifferibile, con conseguente aumento dei costi per il Ssn, incentivando la nascita e la diffusione di percorsi e organizzazioni sanitarie 'paralleli', al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica, con serie ripercussioni sulla salute collettiva". "I ritardi negli interventi e la probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione provocherebbero, infatti, il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili", sottolineano le associazioni.   Intanto hanno raggiunto e superato la quota di 23 mila  le adesioni all'appello rivolto ai parlamentari dalla stesse organizzazione che saranno protagoniste della giornata di martedì. Tra le adesioni raccolte, online attraverso il sito www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it, anche quelle di organizzazioni come la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi ed odontoiatri (Fnomceo), la Federazione nazionale collegi infermieri (Ipasvi), la Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche (Fnco) e il Consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali (Cnoas).

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