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.: Il Blog di Antonella Fachin
Mercoledì, 4 Novembre, 2009 - 13:31

Timore per la vita di uno studioso iraniano in carcere

Mohammad Maleki, uno studioso di 76 anni e primo rettore dell'Università di Teheran è detenuto in incommunicado nel carcere di Evin, a Tehran, da 40 giorni. Ha un cancro alla prostata e soffre di diverse altre malattie. Amnesty International teme che la sua vita sia in pericolo.  

Prima del suo arresto, avvenuto ad agosto scorso, Mohammad Maleki ha ricevuto cure regolari, che non gli sono più state somministrate durante la custodia. Oltre a essere malato di cancro alla prostata, soffre di diabete e di problemi cardiaci. Il 23 ottobre sua moglie, Ghodsi Mir Moez, ha espresso le sue preoccupazioni sul deterioramento delle condizioni di salute del marito nel corso di un'intervista a una radio tedesca.
Alla sua famiglia e al suo avvocato è stata concessa un'unica visita il 14 settembre. Ghodsi Mir Moez ha dichiarato: "Ho comunicato al dottore che le condizioni fisiche sono peggiorate e che le sue mani e i suoi piedi tremano costantemente e non ha abbastanza forza per stare in piedi". Ha inoltre affermato che Maleki si è lamentato "di soffrire molto per l'accelerazione del battito cardiaco, per la bassa pressione sanguigna e per una sensazione di bruciore quando urina".

 

Mohammad Maleki è trattenuto senza accusa e il suo ordine di detenzione temporanea di due mesi è stato rinnovato il 22 ottobre. Secondo quanto riferito a Ghodsi Mir Moez dagli ufficiali che lo hanno arrestato, Maleki è indagato per aver fomentato disordini e per i suoi legami con l'Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (People's Mojahedin Organization of Iran), un gruppo d'opposizione illegale in esilio. Molti membri di questo gruppo sono accusati di reati simili. Tuttavia, secondo la famiglia Mohammad Maleki non è affilato ad alcun partito politico e non ha votato alle contestate elezioni iraniane del 12 giugno. Ha criticato le modalità di conduzione delle elezioni, ma non ha pubblicamente espresso alcun punto di vista sui quattro candidati. Si ritiene che Mohammad Maleki sia prigioniero di coscienza, detenuto esclusivamente per aver espresso pacificamente le sue opinioni.

 Firma l'appello, io l'ho firmato ora tocca a te

Alessandro Rizzo

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2731

Lunedì, 2 Novembre, 2009 - 15:07

Mamme d'azienda

Mamme d'azienda /1
La Repubblica del 14/10/2009 , articolo di CINZIA SASSO  ed. Nazionale  p. 51


Il cliché è duro a morire. La ragazza, curriculum impeccabile, master all'estero, conoscenza perfetta di tre lingue straniere, si presenta al colloquio di lavoro: «Lei è brava, ma è giovane: poi vorrà fare dei figli...».
Ed ecco che mentre l'ingegnera diventa viola di rabbia, e pensa che tutto può fare meno cambiare di genere, il capo del personale scarta il suo nome e passa oltre. Peccato, sarebbe stata perfetta, ma un maschio è più sicuro, almeno non ci sarà da fare i conti con quello che le aziende temono di più: la maternità. La marcia delle donne verso la conquista del mondo del lavoro finora si è sempre infranto contro questo scoglio: la gravidanza, i figli, le assenze, soprattutto i costi che questo comporta per l'impresa. Ma ora dalla Bocconi arriva il contrordine. «Sono solo pregiudizi da abbattere», dice Simona Cuomo, dell'Osservatorio sul Diversity Managment.
«La maternità non è un costo, è un'opportunità», aggiunge Alessandra Casarico, professore di Scienza delle Finanze. «La maternità incide solo per lo 0,23 per cento sui costi del personale», conclude Chiara Paolino che insegna Gestione delle risorse. È una ricerca con un prestigioso marchio di fabbrica, la Bocconi, che si incarica di demolire quelli che definisce luoghi comuni e di rispondere in modo inaspettato alla domanda su quanto costi alle imprese la maternità: poco più di niente. Anzi, arriva ad aggiungere: la maternità per le aziende può essere un beneficio più ancora che un costo. La ricerca ha interrogato responsabili delle risorse umane, capi e madri lavoratrici ed ha concluso che bisogna fare i conti con tre inossidabili stereotipi, smentiti però dalla realtà. Il primo è che non è vero che in Italia la legislazione sulla maternità sia tra le più protettive e generose. La seconda è che non è vero che più le donne lavorano meno fanno figli: anzi, sono i Paesi con la maggior partecipazione al mercato del lavoro a essere i più fecondi. Il terzo è che il costo "vivo" della maternità è indiretto e molto contenuto. La conclusione, quindi, è che non bisogna aver paura delle donne: e che pratiche come la flessibilità, il part time, l'uso del pc da casa, il telelavoro, consentono di trarre solo i benefici dalla presenza di personale femminile e di sfruttare appieno le loro competenze.
Eppure nel mondo del lavoro il retro pensiero è sempre che la dannazione delle donne sia quella di diventare madri. E poco importa che la Banca d'Italia stimi che una crescita dell'occupazione femminile significhi un aumento del 7 per cento del Pil; né che istituti di ricerca come Catalyst o McKinsey affermino, dati alla mano, che il valore aggiunto delle donne - il loro stile di direzione, l'attenzione alle persone, la gestione delle relazioni, la prevenzione dei conflitti - porta le imprese ad avere risultati migliori.
Perché poi, lì, al momento dell'assunzione, o quando si deve decidere una promozione, il dilemma è la futura maternità e tutto quello che comporta. Solo che "tutto quello che comporta" è una frase senza senso, uno stereotipo che va abbattuto. Simona Cuomo è la coordinatrice del gruppo che il 28 ottobre presenterà alla Bocconi il lavoro di ricerca portato a termine dall'Osservatorio del Diversity Managment. «Bisogna - dice - sfatare il mito che aleggia intorno alla maternità. Un'idea pervicace ma che è frutto di una cultura arretrata e di pregiudizi. Il nostro studio dimostra che invece il problema non esiste, che l'incidenza della maternità sul costo complessivo del lavoro è bassissima».
Cuomo, che è anche madre di tre figli, racconta che la prima cosa curiosa è che in realtà le imprese non sanno quanto pesa la maternità sui costi complessivi: si sa quanto costano le fotocopie, i post-it, i telefoni; ma nessuno prima aveva mai calcolato quanto costa una mamma.
Il luogo comune vuole che si pensi che la legislazione italiana è tra le più favorevoli alle donne, e dunque tra le più penalizzanti per le aziende. Peccato che non sia vero: in Paesi come la Danimarca è possibile restare a casa per sei mesi al cento per cento dello stipendio e in Norvegia i mesi retribuiti di assenza sono addirittura dieci.
Dice Alessandra Casarico: «L'astensione per maternità va vista nel suo complesso, e quando si fanno i raffronti con gli altri Paesi si parte sempre da premesse sbagliate. In Spagna, ad esempio, o in Svezia,è previsto anche un congedo di paternità: anche quello è un costo che riguarda i figli, ma non viene addebitato per forza soltanto alla madre». Limitare i costi della maternità all'universo femminile riduce le possibilità di crescita del Paese: «Le donne hanno dei talenti che vanno sfruttati, decidere di tagliarle fuori dalle carriere perché fanno i figli significa rinunciare a una fetta di competenze». Chiara Paolino ha quantificato (per la prima volta) il costo della maternità: «Ed è - afferma - un costo ridicolo. Una quota che corrisponde allo 0,23 per cento dei costi diretti e indiretti del personale. Quello che pesa è piuttosto il costo dovuto alla gestione dell'incertezza e alla riorganizzazione del lavoro di quelli che rimangono». Variabili, però, che niente hanno a che vedere con l'esborso di denaro, quanto con l'organizzazione del lavoro. «La donna che rientra torna come risorsa più ricca, più efficiente, più produttiva.
Se nelle aziende passasse questo pensiero positivo, porterebbe a un arricchimento generale». Che non sia solo teoria, che trovare una soluzione positiva al binomio maternità e lavoro non sia solo un tema di responsabilità sociale ma anche di sviluppo delle imprese, lo racconta Chiara Bisconti, responsabile delle risorse umane di San Pellegrino-Nestlé, anche lei madre di tre figli. «Noi - racconta - abbiamo impostato una serie di strumenti che consentono di far marciare insieme i bisogni delle donne e quelli dell'azienda: il risultato è un effetto virtuoso, perché ad esempio le donne che chiedono il part time riescono a fare in sei ore quello che normalmente si fa in otto, con il risultato di un risparmio di costi».
Tutt'altre le storie che raccontano le donne d'azienda. M.C. è appena rientrata al lavoro dopo una maternità. Fino al 2005 era una giovane manager in ascesa, con un budget importante da amministrare e un team di 8 persone.
Adesso,a 38 anni, con tre figlie con la voglia di riprendere là dov'era rimasta, si ritrova a non avere più un ufficio, né un ruolo. «Mi trattano - si indigna - come fossi trasparente, ma questaè un'ingiustizia che non posso lasciar passare.
Trovo mostruosa questa mentalità per cui altri ti impongono di scegliere tra maternità e carriera».
R. S., top manager di una media company, ha addirittura dovuto cercarsi un altro lavoro. «L'ostacolo- spiega- non era mia figlia, erano i miei capi che hanno deciso per me: secondo loro siccome ero diventata madre non avrei più potuto essere un capo affidabile».
L'82% delle donne ritiene che la maternità costituisca un ostacolo alla progressione in carriera e il 54% degli italiani pensa che la maternità e i figli siano i limiti principali alla realizzazione professionale delle donne.E queste convinzioni devono pur nascere da qualche dato di fatto. Forse, però, è ora di cominciare a cambiare.....

Lunedì, 2 Novembre, 2009 - 14:44

mail bombing per la Campagna nazionale "Salva l’Acqua"

Per opportuna informazione e partecipazione.
Cari saluti
Antonella
------------------- 

Campagna nazionale "Salva l’Acqua"

02 Novembre mail bombing su Senatori e Senatrici

Il decreto legge 135/09 approderà in aula al Senato il 03 Novembre.
Tale provvedimento se convertito in legge sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.
Pertanto, alla luce di quanto sopra, della conclusione dell’esame del D.L. 135/09 presso la Commissione Affari Costituzionali e in previsione della discussione in Aula al Senato di tale provvedimento, è opportuno attuare un mailbombing sui Senatori e Senatrici, al fine di mettere un po’ di pressione richiedendo che le nostre richieste siano sostenute nel dibattito.
Affinchè sortisca effetto, è importante che l’invio delle mail sia realizzato contemporaneamente dal maggior numero di persone possibili, pertanto concentriamoci tutti sulla giornata di lunedì 02 Novembre.
Di seguito l’elenco degli indirizzi e-mail dei Senatori e Senatrici ed il testo da inviare loro
Si consiglia di effettuare l’invio suddividendo l’indirizzario di seguito in due/tre gruppi e di attendersi che diverse mail tornino indietro perchè non pervenute.

Elenco e-mail:
adamo_m@posta.senato.it, aderenti_i@posta.senato.it, adragna_b@posta.senato.it, agostini_m@posta.senato.it,
alberticasellati_m@posta.senato.it, alicata_b@posta.senato.it, allegrini_l@posta.senato.it, amati_s@posta.senato.it,
amato_p@posta.senato.it, paolo@paoloamato.com, amoruso_f@posta.senato.it, andreotti_g@posta.senato.it, andria_a@posta.senato.it,
antezza_m@posta.senato.it, armato_t@posta.senato.it, asciutti_f@posta.senato.it, astore_g@posta.senato.it,
augello_a@posta.senato.it, azzollini_a@posta.senato.it, baiodossi_e@posta.senato.it, balboni_a@posta.senato.it,
baldassarri_m@posta.senato.it, mario.baldassarri@senato.it, baldini_m@posta.senato.it, barbolini_g@posta.senato.it,
barelli_p@posta.senato.it, bassoli_f@posta.senato.it, bastico_m@posta.senato.it, battaglia_a@posta.senato.it,
belisario_f@posta.senato.it, benedettivalentini_d@posta.senato.it, berselli_f@posta.senato.it, on.filippo.berselli@studioberselli.com,
bertuzzi_m@posta.senato.it, bettamio_g@posta.senato.it, bevilacqua_f@posta.senato.it, bianchi_d@posta.senato.it,
bianco_v@posta.senato.it, bianconi_l@posta.senato.it, biondelli_f@posta.senato.it, blazina_t@posta.senato.it, bodega_l@posta.senato.it,
boldi_r@posta.senato.it, bondi_s@posta.senato.it, bonfrisco_a@posta.senato.it, bonfrisco@forzait.org, bonino_e@posta.senato.it,
bornacin_g@posta.senato.it, boscetto_g@posta.senato.it, bosone_d@posta.senato.it, bricolo_f@posta.senato.it,
bruno_f@posta.senato.it, bubbico_f@posta.senato.it, bugnano_p@posta.senato.it, burgarettaaparo_s@posta.senato.it,
butti_a@posta.senato.it, cabras_a@posta.senato.it, antoni.cabras@tiscali.it, caforio_g@posta.senato.it, cagnin_l@posta.senato.it,
calabro_r@posta.senato.it, calderoli_r@posta.senato.it, caliendo_g@posta.senato.it, caligiuri_b@posta.senato.it,
camber_g@posta.senato.it, cantoni_g@posta.senato.it, carlino_g@posta.senato.it, carloni_a@posta.senato.it,
carofiglio_g@posta.senato.it, carrara_v@posta.senato.it, caruso_a@posta.senato.it, caselli_e@posta.senato.it, casoli_f@posta.senato.it,
f.casoli@elica.com, casson_f@posta.senato.it, castelli_r@posta.senato.it, sen.robertocastelli@tin.it, castro_m@posta.senato.it,
ceccanti_s@posta.senato.it, centaro_r@posta.senato.it, ceruti_m@posta.senato.it, chiaromonte_f@posta.senato.it,
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zanda_l@posta.senato.it, zanetta_v@posta.senato.it, zanoletti_t@posta.senato.it, zavoli_s@posta.senato.it

Testo della mail da inviare:

Ai/alle Senatori/Senatrici

Oggetto: esame in aula al Senato del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee

Gentile Senatore/Senatrice,
ci permettiamo di scriverLe come aderenti al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, una rete associativa cui aderiscono più di settanta organizzazioni nazionali e più di mille comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, dalla determinazione per una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici. A tal proposito, Le ricordiamo che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha deposito nel luglio 2007, una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua supportata da 406.626 firme di cittadini.
Il recente Art. 15 del D.L. 135 - che ha modificato l’Art. 23bis L. 133/08 - muove passi decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali, prevedendo l’obbligo di affidare la gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%.
Tale provvedimento se convertito in legge sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.
Pertanto, alla luce di quanto sopra, della conclusione dell’esame del D.L. 135/09 presso la Commissione Affari Costituzionali e in previsione della discussione in Aula al Senato di tale provvedimento,

chiediamo ai Senatori e alle Senatrici

Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito. - di esprimersi per il ritiro delle nuove norme che privatizzano l’acqua;
Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito. - di sostenere gli emendamenti finalizzati ad escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica;
Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito. - di sostenere, nel corso del dibattito in Assemblea al Senato, le proposte avanzate dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua.
Siamo certi dell’attenzione con cui vorrà considerare la presente richiesta e restiamo in attesa, anche tramite la Segreteria Operativa del Forum dei Movimenti per l’Acqua di conoscere le Sue decisioni.
Cogliamo l’occasione per porgerLe i più cordiali auguri di buon lavoro.

Firma del Comitato o firma del singolo cittadino
Domenica, 1 Novembre, 2009 - 17:49

NEOFASCISTI DI CUORE NERO TENTANO IRRUZIONE IN RADIO POPOLARE

NEOFASCISTI DI CUORE NERO TENTANO IRRUZIONE IN RADIO POPOLARE A MILANO. ECCO IL FRUTTO AVVELENATO DELLA COMPLICITA' ISITUZIONALE
Esprimiamo la nostra piena solidarietà con Radio Popolare, la cui sede milanese di via Ollearo è stata oggetto, verso le ore 13.00, di un tentativo di irruzione violenta da parte di una quindicina di neofascisti di Cuore Nero, aderente al circuito di Casa Pound.
Finora non è chiaro se c’è una ragione specifica che ha motivato l’assalto, anche perché lo striscione lasciato sul luogo è piuttosto criptico, facendo semplicemente il verso a una famosa pubblicità (“un fascio non ha prezzo, per tutto il resto c’è Radio Popolare”). Ma forse quella ragione non è nemmeno tanto importante e siamo semplicemente di fronte a un’alzata di tiro da parte dei neofascisti di Cuore Nero.
Infatti, Radio Popolare è un’emittente molto ascoltata e anche schierata. È una delle poche voci autorevoli di questa città che ha non mai smesso di denunciare il razzismo montante oppure le crescenti attività dei neofascisti, comprese le ultime vicende bergamasche. Radio Popolare è dunque un ottimo obiettivo per farsi un po’ di pubblicità e contestualmente iniziare ad intimidire quei giornalisti che non si fanno tappare la bocca.
Quanto avvenuto oggi è molto grave ed è conseguenza diretta del clima di tolleranza istituzionale di cui i gruppi e le attività neofasciste godono nella nostra città e nella nostra regione, grazie soprattutto a molti esponenti di primo piano del centrodestra.
In molti l’avevano detto, noi compresi, che permettere l’insediamento stabile sul territorio di centri di reclutamento e attivismo neofascisti, come quello di Cuore Nero, era una politica miope ed irresponsabile. Ed eccovi il risultato.
Oggi chi governa Milano ha la responsabilità di fare qualcosa di più concreto di una dichiarazione di condanna dell’aggressione. Deve porre fine alla tolleranza e alle complicità nei confronti dei neofascisti e neonazisti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
Domenica, 1 Novembre, 2009 - 17:48

TRANSESSUALI E PROSTITUTE HANNO QUALCOSA DA DIRE….

L’Associazione Radicale Certi Diritti promuove:

 

CONFERENZA STAMPA - INCONTRO PUBBLICO. Martedì 3 novembre, alle ore 15.30  

in Via di Torre Argentina, 76 – Roma

 

TRANSESSUALI E PROSTITUTE HANNO QUALCOSA DA DIRE….

(E ANCHE I RADICALI  CON LE LORO PROPOSTE DI RIFORMA)

 con: 

-      Pia Covre, Presidente Comitato Diritti civili delle Prostitute;

-      Monica Rosellini, Presidente  La Strega da Bruciare;

-      Marco Cappato, Segretario Associazione Luca Coscioni;

-      Leila Deianis, Presidente Associazione Libellula;

-      Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti;

-      Porpora Marcasciano, Movimento Italiano Transessuali;

-      Donatella Poretti, Senatrice radicale - Pd;

-      Andrea Maccarrone, Presidente  Circolo Mario Mieli di Roma;

 

La denigrazione, l’offesa e l’ingiuria verso le prostitute e le transessuali lede la dignità e il rispetto dell’autodeterminazione dei cittadini nell’ambito dei comportamenti e delle scelte sessuali.

Sabato, 31 Ottobre, 2009 - 23:23

posto fisso? e venne il giorno anche di Tremonti!!!

tremonti_bassa.png
Venerdì, 30 Ottobre, 2009 - 20:16

Risposta a un cittadino sulla necessità di contrastare l'omofobia

Gentile signor Bruno,
io penso che quello che lei auspica sia uno dei mondi ideali in cui noi tutte e tutti, che ci impegnamo dei diritti delle minoranze in questo sistema, mi permetta di sottolineare "questo", potremmo sentirci portatori di eguali diritti e di eguali opportunità a prescindere da diversi fattori innati ed esistenziali: il colore della pelle, l'appartenenza di genere, l'orientamento sessuale, la fede religiosa o la non fede, l'ideale politico, la provenienza geografica e geopolitica.
Lei asserisce, coerentemente con la sua premessa, che "cittadini omofobi e cittadini omosessuali non esistono: esistono solo cittadini". Credo, però, che in questi ultimi anni si sia giunti a una regressione culturale tale per cui si sono palesati comportamenti di intolleranza verso l'altro di diversa entità e genere. Esistono per forza delle categorie, spesso, per denotare la presenza di un movimento e di una comunità esclusa da diverse opportunità e occasioni assicurate all'universalità. Il fatto per cui essere omosessuale e vivere la propria omosessualità con tranquillità e con determinazione, in modo chiaro, in modo totale, nel nostro Paese sia ancora non possibile è dovuto a diverse circostanze che oserei dire generate da una regressione sociale senza precedenti e da un'assenza assoluta del rispetto della dignità dell'essere umano in quanto persona, centrale. Secondo lei è cittadino a tutti gli effetti chi non può vedere la sua convivenza legalmente riconosciuta? E' un cittadino a tutti gli effetti chi non può assistere, perchè non ha il diritto e quindi chiunque può negarglielo, il proprio o la propria partner in caso di malattia? Per lei è un cittadino a tutti gli effetti chi oggi non può succedere naturalmente nel patrimonio ereditario del proprio o della propria convivente? Secondo lei è cittadino colui che spesso si trova vittima di mobbing e di pressioni psicologiche sui luoghi di lavoro alimentate da pregiudizi ignobili sull'orientamento sessuale? Secondo lei è cittadino a tutti gli effetti chi non può adottare nessuna o nessuno in quanto si parte dall'errato e devastante preconcetto che un bambino accudito e cresciuto in una famiglia omogenitoriale debba per forza crescere omosessuale (come se tutti gli omosessuali attuali non fossero stati cresciuti in famiglie dove vige lo schema tipico della coppia eterosessuale)? Secondo lei è cittadino a tutti gli effetti chi non può esprimere liberamente la propria affettività in pubblico in quanto rischia di essere violentato fisicamente da soggetti omofobi, e che spesso come vittime non abbiano la giusta tutela e assicurazione di protezione personale? Io penso che queste domande facciano ben intendere che ancora, in Italia soprattutto, gli altri paesi hanno fatto progressi elevati nell'ambito, ci siano categorie precostituite tra chi ha il diritto di definirsi cittadino a tutte gli effetti e chi invece deve ancora procedere nel venire riconosciuto in opportunità che sono naturali in un sistema di diritto.
Lei asserisce "La riflessione da fare sugli omosessuali, in questo caso, se è provato che l'ostilità nei loro confronti è in aumento, sarebbe capire il perchè, all'interno del contesto sociale, la loro immagine si stia degenerando". Quale riflessione, mi permetta, occorrerebbe fare? E partendo da quali tesi? Secondo lei è una colpa rivendicare diritti oggi non riconosciuti: diritti che, se venissero riconosciuti, potrebbero accrescere la forza di una democrazia che vedo in Italia spesso scricchiolare. E' una colpa secondo lei esprimere liberamente la volontà di vivere la propria vita nella "normalità" in cui la vivono altre persone? Non è una questione, a parere del sottoscritto, di fare della propria omosessualità o transessualità o bisessualità un "merito", ma è solo la volontà e la necessità di autodeterminarsi come persone, essendo l'omosessualità, la bisessualità, la transessualità una condizione esistenziale ineludibile e naturale. Non sono, poi, d'accordo sul fatto che occorra limitare o vietare, questo termine, poi, non mi rallegra sentirlo pronunciare in merito alla libertà di associazione, l'associazionismo qualora si ponga come finalità la difesa di una minoranza: io penso che, invece, occorra in tutti i settori, per ogni minoranza, intendendo per minoranza non quella meramente "quantitativa", non è questione di cifre, ma quella puramente sociale e culturale, ossia esclusa da alcuni schemi prefissati e prevaricanti, innaturali quindi, costruire percorsi che facciano vedere e dimostrare che esistono esigenze e istanze che se acquisite garantirebbero una crescita civile di una comunità. L'unico problema, signor Bruno, sa quale è? E' il fatto che esista un Parlamento in Italia che vede sedersi personaggi che considerano l'omosessualità come condizione anticostituzionale, si ricorda l'episodio spiacevole nel dibattito concernente l'approvazione dell'aggravante dell'orientamento sessuale nei reati contro la persona. E' il fatto che esista un Parlamento in cui la maggioranza non ha provveduto a votare e recepire una direttiva europea che determina il riconoscimento delle coppie di fatto. E' il fatto che, in occasione di un dibattito avutosi in Regione Lombardia circa la proposta dell'opposizione di centrosinistra di riconoscere istituzionalmente la Giornata contro l'Omofobia, il capogruppo della Lega ha utilizzato epititeti offensivi circa il testo e il suo obiettivo ispiratore. E' il fatto, e concludo seppure ci sarebbero casi differenti e numerosi, che in Provincia di Milano ci sia una maggioranza che ha votato contro un testo, universalmente accettabile, di buon senso si oserebbe dire, che provvederebbe a esprimere solidarietà alle vittime di reati omofobici. In quell'occasione, è abbastanza recente, alcuni consiglieri hanno addirittura negato, come veri negazionisti di drammatica memoria, che esistano episodi omofobici nella nostra città, nel nostro Paese, non conoscendo i dati allarmanti di omicidi e di aggressioni perpetrate contro persone lgbt.
Forse occorerebbe pensare e riflettere su questo lato istituzionale che apre legittimazioni preoccupanti su alcune pratiche odiose nella società, e che tramite il pregiudizio creano fratture insanabili ed esclusioni inaccettabili e vergognose. Le cause di questi comportamenti possono essere differenti, ma non sono accettabili e sono da perseguire quali essi sono: atti di odio verso il diverso, atti di violenza verso chi esprime il proprio orientamento, atti di intolleranza devastante.
Un cordiale saluto
Alessandro Rizzo
Lista Uniti con Dario Fo - Capogruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano

il testo della lettera del signor Bruno giuntami e pubblicata sul forum "Al Comune di Milano vorrei chiedere ..." nella discussione da me avviata sulla battaglia contro l'omofobia

So che qualcuno dirà che ho perso una buona occasione per stare in silenzio, ma sulla mancanza di dialogo e discussione non può nascere alcuna soluzione positiva, quindi esprimo il mio parere come cittadino milanese, e chi non è d'accordo si limiti a considerarla un'opinione sbagliata.
Dopo questa doverosa premessa posso scrivere che cittadini omofobi e cittadini omosessuali non esistono: esistono solo cittadini.
Questa non vuole essere ovviamente una negazione assoluta, ma le istituzioni pubbliche e la legge non dovrebbe fare alcuna distinzione nè a favore nè contro cittadini, classificandoli per quello che è il loro pensiero.
Si deve restare coerenti alla realtà dei fatti: ognuno è libero di avere un proprio pensiero, di odiare i diversi o essere diverso.
Quello che non può essere fatto è violare la legge che protegge egualmente tutti i cittadini.
Ogni aggressione ha alla sua origine un motivo, quello della diversità è solo uno dei tanti, e potrebbe accadere che qualcuno venga picchiato solo perchè ha gli occhi strabici o pensa che gli alieni esistano davvero, e non sarebbe meno grave di qualsiasi altra aggressione.
La riflessione da fare sugli omosessuali, in questo caso, se è provato che l'ostilità nei loro confronti è in aumento, sarebbe capire il perchè, all'interno del contesto sociale, la loro immagine si stia degenerando.
Può essere che in tempi di crisi aumenti l'impulso alla violenza come sfogo delle proprie frustrazioni, e che la comunità lgbt rappresenti una diversità e risulti debole agli occhi di esaltati alla ricerca di prede per i loro istinti.
Ma potrebbe anche essere che in tempi di ristrettezza sentire ogni giorno una minoranza che chiede maggiori diritti quando quelli dei "normali" cittadini sono calpestati quotidianamente alimenti dei rancori personali in chi magari ha conosciuto persone di quegli stessi gruppi che facevano della loro diversità un merito, magari discriminando persone a favore di altri che la pensano come loro.
La situazione è complessa, io personalmente proverei a vietare o comunque limitare associazioni che dicono di voler difendere una minoranza, ma nel contempo creano una frattura sociale tra chi la pensa in un modo e chi la pensa in un altro.
E comunque dovrebbe essere appunto compito loro preoccuparsi di far "ben volere" i propri membri.
Il comune, lo stato, e soprattutto le leggi, dovrebbero curarsi di garantire il rispetto e la protezione di ogni cittadino.
Forse è che proteggere un piccolo gruppo è più semplice... 

Venerdì, 30 Ottobre, 2009 - 19:10

Costruiamo insieme a Milano la Federazione della Sinistra

PER UN NUOVO INIZIO
Costruiamo insieme a Milano
la Federazione della Sinistra.

Dopo l’assemblea nazionale del 18 luglio a Roma, che ha lanciato la proposta della Federazione della Sinistra Alternativa, ed in vista della prossima assemblea nazionale di novembre, che darà il via al processo costituente, convochiamo a Milano un’assemblea della Federazione, martedì 10 novembre, alle ore 20.45, presso la Sala degli Affreschi della Provincia di Milano (via Vivaio, 1).

La crisi mostra una volta di più il volto distruttivo e disumano del capitalismo e delle politiche liberiste. Abbiamo la responsabilità di costruire un’ efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre una uscita da sinistra dalla crisi, una strada contrapposta alle ricette della destra e al liberismo temperato del centrosinistra.
Vogliamo costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che coinvolga ampi settori di popolo e offra prospettive credibili per tutte/i coloro che stanno subendo e pagando la crisi con l’obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono la drammaticità dei tempi e l’urgenza di una risposta adeguata.
Gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione sono principalmente sei:
• una rinnovata critica al capitalismo globalizzato. Occorre rimettere al centro la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici che in questi decenni ha assunto caratteristiche barbariche e disumane: dalla disoccupazione strutturale nel mezzogiorno, alla precarizzazione del lavoro, alla sistematica compressione salariale, il lavoro è tornato ad essere pura merce, variabile dipendente di un sistema che ha glorificato il profitto. La lotta per la liberazione del lavoro si deve connettere alla lotta contro la distruzione dell’ambiente, contro l’uso mercificato dei beni pubblici naturali (acqua, aria, ecc) e sociali (città e territori) riflettendo criticamente sui limiti manifestati in questi campi anche in talune esperienze amministrative della sinistra. La lotta contro il sessismo deve essere elemento di riconoscibilità politica e programmatica per sconfiggere tutte le forme di patriarcato in tutte le sue manifestazioni: dal dominio materiale e simbolico degli uomini sulle donne, all’imposizione di una sola forma di sessualità, quella etero sessuale riproduttiva che discrimina gay, lesbiche, trans, e ogni forma di relazione affettiva non “prevista”. Va contrastata ogni discriminazione e in particolare il razzismo in tutte le sue forme per sostenere la piena autoderminazione degli uomini e delle donne. Questa critica radicale agli assetti capitalistici implica una difesa e un rafforzamento degli spazi e degli strumenti in cui crescono i saperi e il senso critico: scuola, istruzione, conoscenza, ricerca che devono essere tenuti al riparo dalla privatizzazione e dalla mercificazione.
• la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza Antifascista che rappresenta ancora oggi un solido baluardo alle derive populiste e alle smanie di asservimento della magistratura al potere politico. Lo smantellamento della divisione dei poteri, l’asservimento e intimidazione alla libera stampa, la semplificazione parlamentare, il rafforzamento dell’esecutivo a scapito delle istituzioni di garanzia, sono i capisaldi del progetto berlusconiano. A questo progetto bisogna opporsi con coraggio, costruendo un ampio fronte democratico che impedisca la deriva plebiscitaria insita nella proposta della destra. È in gioco il destino della democrazia italiana delle future generazioni.
• una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione dalla politica dei conflitti e quindi del tema dell’alternativa e della trasformazione. È per noi dirimente battere il bipolarismo, riconsegnando ai cittadini con una legge elettorale proporzionale il diritto democratico di rappresentanza politica nelle istituzioni elettive, impoverite, sempre più semplificate e rese oggi impotenti e sorde alla società.
• il polo della sinistra di alternativa non può essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma deve essere sottratto a logiche precostituite per coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti. In questi anni larga parte di chi si è battuto a sinistra lo ha fatto al di fuori dei partiti e la possibilità di costruire una sinistra di alternativa degna di questo nome è possibile solo dentro una rinnovata critica della politica che veda una interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti.
• la sinistra italiana, che ha le sue radici nel movimento operaio, socialista, comunista, ma anche in quello antifascista, pacifista, femminista, ambientalista, LGBTQ, per i diritti civili, altermondialista, costruisce il suo futuro nella rifondazione delle teorie, delle pratiche, delle forme organizzative e nella coerenza fra proposte di obiettivi alternativi e loro concreto perseguimento.
• la Federazione della Sinistra deve farsi interprete della necessità di una nuova stagione della politica, che riscopra la radicalità dell’etica pubblica e il valore della legalità, in una società più giusta e sobria. La lotta a tutte le organizzazioni criminali di stampo mafioso costituisce una priorità politica. L’intreccio tra affari, criminalità e politica sono una peculiarità del sistema di potere storicamente determinatosi nel nostro paese. Così, territori (e non solo nel sud!) e interi settori economici sono ormai controllati dai poteri illegali, la cui infiltrazione è favorita in tempi di crisi dalle ingenti quantità di risorse finanziarie di cui dispongono. In questo modo viene inquinato ed alterato il funzionamento delle istituzioni ad ogni livello ed impedita la stessa partecipazione di centinaia di migliaia di cittadini alla vita politica e sociale sul territorio. Occorre dunque ripristinare il rispetto della legalità reale, controbattere ogni forma di limitazione all’esercizio dei poteri di controllo delle diverse magistrature, difendere la libertà reale di accesso all’informazione, coniugando queste battaglie con le lotte sociali e la difesa della Costituzione Repubblicana.

Sono 20 anni che Milano viene governata dal centro destra, anzi è stata un laboratorio del suo insediamento sociale e culturale, della costruzione di un blocco sociale, di un modello inedito di centro-destra, che a partire dalla centralità della famiglia, della sussidiarietà orizzontale, dell’alleanza con la destra del movimento cooperativo, dall’accordo con settori significativi di finanza e capitale ha ridisegnato in Lombardia i confini fra pubblico e privato a partire dal settore sociosanitario per procedere con la scuola e il sistema universitario. I risultati sono devastanti: la situazione dell’area metropolitana di Milano diviene ogni giorno più preoccupante, aggredita dalla sottovalutata infiltrazione della grande criminalità organizzata,dallo scandalo dell’evasione fiscale e dalla politica (nazionale, regionale, provinciale e comunale) che ignora le necessità dei lavoratori strangolati dalla crisi, anzi distrugge la pienezza dei loro diritti. Infatti il centro-destra attacca i “beni pubblici e comuni”, istruzione e ricerca, salute e sanità pubblica, acqua, suolo e beni ambientali e culturali, limita le libertà individuali e di espressione, non valorizza le diversità alimentando paure e sentimenti razzisti ed emarginanti, stravolge nei fatti i principi fondamentali della Costituzione, favorisce il riemergere di fenomeni neofascisti, aggrava ulteriormente le condizioni di vita dei lavoratori, dei disoccupati e delle fasce più deboli della popolazione, accentuando il divario tra i redditi alti e bassi, riducendo i servizi destinati alla persona e alle tante fragilità. In vista dei faraonici e poco credibili progetti legati all’Expo 2015, ma anche in relazione alle politiche urbanistiche del Comune di Milano, gravi sono i rischi di speculazioni, ulteriore cementificazione e infiltrazioni mafiose.
Vogliamo togliere Milano dalle mani del centro-destra. Vogliamo costruire un’altra Milano e farne una città metropolitana del lavoro, della ricerca e della cultura, dell’ambiente, dell’accoglienza, della valorizzazione dei beni pubblici e comuni, vogliamo farne una grande metropoli europea inclusiva e partecipativa; vogliamo rompere lo schema voluto dai grandi poteri economici di uno sviluppo speculativo basato sulla compressione dei diritti e sulla depredazione del territorio.

A Milano il processo costituente della Federazione della Sinistra va confrontato anche con la positiva esperienza della coalizione alternativa che si è presentata alle ultime elezioni amministrative provinciali del 2009. Un progetto aperto, condiviso e plurale, che ha saputo raccogliere consensi, sostegno e partecipazione. Vogliamo che la Federazione della Sinistra a Milano sviluppi e rilanci le ragioni, le pratiche e i programmi di quell’esperienza unitaria. Vogliamo una Federazione accogliente in cui possano riconoscersi tutte le differenti esperienze, dei singoli, delle associazioni, dei movimenti e dei comitati, nel rispetto e nella valorizzazione di ciascuna specificità, storia e cultura politica. Riteniamo indispensabile a partire dall’esperienza milanese, introdurre profonde innovazioni nel modo di fare politica, per ripensare i rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali, per ricostruire una nuova etica pubblica, per consentire l’effettiva partecipazione di tutti gli aderenti alle decisioni e per ridare centralità alla pratica sociale.
Promuoviamo questo appello e vi invitiamo a sottoscriverlo, consapevoli che la crisi economica, sociale, morale e politica in Italia e nella nostra città ci impone di fare presto e di avere, finalmente, la capacità di fare unità a sinistra a Milano per superare la frammentazione delle tante iniziative puntiformi, per avviare la costruzione di una presenza politica significativa, unendo forze politiche comuniste e della sinistra alternativa, grandi e piccole associazioni, liste civiche, comitati, rappresentanze del mondo del lavoro.

Agnoletto Vittorio, Benuzzi Nerina, Bergamaschi Giuseppe, Boatti Giuseppe, Bonalumi Edgardo, Brenna Sergio, Paolo Cagna Ninchi, Cambiaghi Arnaldo, Costa Luca, Di Stefano Andrea, Donati Marco, Faranda Tecla, Ferrari Saverio, Francescaglia Francesco, Gatti Massimo, Giudici Roberto, Lareno Antonio, Mastrodonato Rolando, Mazzali Mirko, Morabito Franco, Natale Emilia, Natale Giuseppe, Nigretti Saverio, Oldrini Guido, Patta Antonello, Pagaria Angelo, Dijana Pavlovic, Perego Elio, Pesce Onorina, Pestalozza Luigi, Prati Mario, Riolo Giorgio, Rizzo Alessandro, Rizzo Basilio, Serafini Sergio, Sonego Anita, Traversa Libero, Vegetti Mario

Info e adesioni: federazione.sinistra.mi@gmail.com

Venerdì, 30 Ottobre, 2009 - 15:02

gay: diversamente cittadini

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Ciao a tutti flessibili e precari,
il mio giudizio sul popolo di sinistra, me incluso, è sempre stato pessimo. Siamo quelli che hanno concesso a una classe dirigente di andare avanti a oltranza con lotte intestine, inciuci di ogni genere e divisioni infinite.
Non ci facciamo mancare neanche gli apparentamenti politici da tribunale dell’Aia (vedi Paola “ratzista” Binetti) che fanno affossare uno alla volta i diritti civili di questo paese.
“La storia siamo noi” diremmo di fronte al solito finale patetico congressuale del finto partito democratico. Ce ne dovremmo proprio vergognare, aggiungo io. Destino dell’elettore di sinistra, dunque: l’impossibilità di fare una qualsiasi riforma civile prima che il proprio governo cada.
Al contrario, l’elettore di destra può dirsi soddisfatto di aver visto la propria compagine politica bivaccare tra gli scranni del vincitore per tutta la legislatura.
Però, mentre noi non governiamo mai per problemi di frammentazione, a destra non si governa per problemi di totale accentramento del potere nelle mani di un uomo. Non so nemmeno se chiamarla deriva peronista, fascista o sfascitsta, non è questo il punto: semplicemente, siamo così presi a risolvere i cazzi grossi di questo signore che qualsiasi problema del resto del paese passa sempre in secondo piano. Disoccupazione dilagante, malasanità, corruzione di ogni genere, nepotismo, fuga di cervelli, povertà. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un inverno bollente, altro che autunno caldo. Non mi chiedo neanche più se questi signori, da destra a sinistra, si rendano conto che la bomba sociale è pronta a scoppiare. O credono che tutti quelli che hanno perso un lavoro, la casa, la dignità e il futuro (perché riprendersi da una bancarotta familiare è quasi impossibile), se ne staranno buoni, in fila alla Caritas, per una minestra calda? – Arnald
p.s.: da oggi, se sfogliate i quotidiani, troverete i primi annunci delle banche dedicati allo scudo fiscale. Ce n’è uno favoloso (una vera pippa a quattro mani fatta a questo governo) della Deutsche Bank, in cui si vede un ponte che attraversa uno stretto. Potrebbe essere quello di Messina, direte voi, ma non è così: intorno non si vedono macerie.
Venerdì, 30 Ottobre, 2009 - 15:00

Discriminazione di genere e inquinamento visivo. Donna e media

Discriminazione di genere e inquinamento visivo. La donna e i media, che fare?
da
In Italia evidentemente la materia e' agli esordi, se si pensa che in Paesi come gli Stati Uniti gli studi di genere vengono impartiti agli studenti dei corsi di laurea piu' disparati, dalla musica, alla storia, all'economia ecc..., segno evidente che si tratta di materia ritenuta fondamentale nella creazione di una coscienza collettiva critica sui rapporti uomo donna. Cio' non di meno, anche qui da noi pare bollire in pentola un nuovo fermento. Certo, e' indubbio il ruolo delle ultime vicende mediatiche che hanno coinvolto il Premier, le sue veline, le 'sparate' televisive contro la Bindi e le reazioni di alcuni giornali che hanno raccolto il malcontento delle donne, come l'appello del quotidiano La Repubblica. Ma forse non e' tutto qui, forse si comincia oggi timidamente ad aprire gli occhi sul baratro in cui e' sprofondata l'immagine collettiva della donna, schiacciata tra il ruolo di moglie con il mocio Vileda in mano, oppure nuda e rifatta a sgonnellare accanto al conduttore.
Si cita in proposito l'ottimo video documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi, che ha affrontato senza velo la condizione televisiva del genere femminile sui nostri schermi televisivi.
Quali sono gli effetti di queste immagini e simboli sull'immaginario collettivo e -di conseguenza- sui rapporti sociali?
Perche' la donna accetta una visione di se stessa che la vede nuda, sgambettante intorno all'uomo avallando cosi' la propria subalternita' socio culturale nei confronti del genere maschile?
Tali, fra gli altri, sono i quesiti cui gli studi di genere intendono sciogliere.
Non pare eccessivo parlare di inquinamento visivo. Sembra ovvio, ma forse non lo si sente dire abbastanza, che attraverso il visivo si perpetuano forme di disuguaglianza sociale che proprio di quell'immaginario consolidato si avvalgono per legittimarsi. L'inquinamento consiste proprio nel far apparire "normali", "naturali" le disuguaglianze, che in realta' trovano invece profonde radici nella cultura e nelle politica di un popolo ancora involuto in punto di parita' fra generi. In Italia ad esempio, appare ovvio che in una pubblicita' di un detersivo una signora sulla quarantina pulisca la casa e stiri la camicia al marito, e cio' costituisce il modello e la base "familiare" sulla quale si fonda lo spot. In Francia, probabilmente, il pubblicitario si rivolge al pubblico femminile e maschile con altri stereotipi: la donna sulla quarantina fa yoga e dialoga con le amiche.
Insomma, nella societa' postmoderna, l'immagine, ben piu' della parola e della norma, detta regole su cio' che siamo, come ci poniamo, i modelli, i sogni e gli obbiettivi che ci auto-diamo o che ci son dati.

Ma cosa fare?
Due cose, forse.
In primo luogo parlarne e prenderne coscienza. Tutti, uomini e donne. Gia', perche' anche molti uomini si sentono offesi dalla spazzatura mediatica con cui si incarnano oggi gli idoli e gli ideali, sia maschili che femminili. Non tutti gli uomini hanno a cuore il rimanere depositari di un vecchio privilegio di dominio, che li vede protagonisti in scene degne di commedie all'italiana. Non tutti si sentono a proprio agio in questa dinamica sociale che li bolla di fatto come guardoni, sempre in cerca di seni e sederi su cui costruire in toto la propria sessualita'. Molti, ma molti no. Cosi' come anche le donne, del resto, possono forse prender coscienza dello squallore che circonda la propria figura al fianco dell'uomo, degli standard estetici che le sono imposti a tutte le eta', dell'esigenza di recuperare una identita' dignitosa, che non passi attraverso un proprio fedele adempimento.
In secondo luogo, forse, occorre porsi nuovi obbiettivi normativi a tutela della discriminazione di genere, che affrontino non solo il problema della parita' sul luogo di lavoro, piuttosto che i gravi problemi relativi alla maternita'. Ma anche quello di eliminare gli strumenti (nel caso le immagini) con cui in modo silente, e nemmeno troppo nel caso Italia, si perpetua l'assoggettamento e la discriminazione nei confronti delle donne. Partire dal concetto che le immagini "pesano", "inquinano" e determinano le attitudini sociali piu' di quanto si sia pronti a riconoscere. Che il "simbolo" incide. Cosi' come e' vietata la pubblcita' della sigaretta, o cosi' come non si tollererebbe una pubblicita' razzista o pedofila, allo stesso modo possiamo considerare lesive le immagini della donna oggetto, o della donna che assume ruoli di assoggettamento nei confronti dell'uomo, in termini di ruolo familiare, di compito assegnato dalla societa', di soggetto meramente passivo della bramosita' dell'uomo. Almeno nei messaggi pubblicitari a scopo commerciale.
Potremmo cominciare a parlarne, esattamente come si parla di quote rosa, se politicamente si volessero raggiungere gli obbiettivi della parita' uomo donna.
* Si veda 'Gender e Media, Verso un immaginario sostenibile' a cura di Anna Lisa Tota, che ringraziamo per la pubblicazione e da cui abbiamo tratto spunto per la stesura del presente articolo.
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