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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Domenica, 10 Gennaio, 2010 - 13:29

11 e 14 gennaio, ore 17,30: presidi in piazza San Babila: dalla parte dei migranti di Rosarno

A MILANO
LUNEDI' 11 GENNAIO ALLE ORE 17,30
PIAZZA SAN BABILA
PRESIDIO DI PROTESTA E SOLIDARIETA' CON I MIGRANTI !!!!
ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO
Solidarietà ai migranti di Rosarno trattati come SCHIAVI!
troppo tolleranza verso i clandestini?!?!... EH, NO!!! A 20 EURO AL GIORNO, secondo me: TROPPO TOLLERANZA VERSO GLI SFRUTTATORI, I CAPORALI, I MANOVALI DELLA 'NDRANGHETA!!!

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
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SE QUESTI SONO UOMINI
L'abominio della criminalità organizzata, del capitalismo mafioso imprenditore, con la "normalità", tutta italiana, del "paese normale", dell'assenza di leggi e di regole e di connivenza dello Stato e delle istituzioni. L'eterno fascismo italiano, l'uso dei profittatori, di chi sta sopra, delle frustrazioni di strati sociali di varia collocazione ("feroci con chi sta sotto e servili con chi sta sopra").
La "normalità" dello sfruttamento schiavistico della forza-lavoro schiava. Che facciamo?
Invitiamo tutte e tutti a partecipare alle manifestazioni contro questi orrori.
A MILANO
LUNEDI' 11 GENNAIO ALLE ORE 17,30
PIAZZA SAN BABILA
PRESIDIO DI PROTESTA E SOLIDARIETA' CON I MIGRANTI !!!!
ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO
* * *

DALLA PARTE DEI MIGRANTI DI ROSARNO
per il diritto di rivolta dei migranti
contro i loro sfruttatori criminali e lo Stato che li protegge

La rivolta di migliaia di lavoratori migranti a Rosarno rappresenta un atto di dignità e di coraggio.
In questo senso, un esempio per tutti gli sfruttati.
Migranti già in fuga dalla fame e dalle guerre, privati dallo Stato di ogni permesso di soggiorno, del diritto di cittadinanza, consegnati quindi senza difese al supersfruttamento delle cosche criminali, per di più fatti bersaglio dalle armi da fuoco di quelle cosche, si sono semplicemente ribellati alla propria condizione inumana. Suscitando per questo lo "scandalo" di tanti benpensanti per nulla scandalizzati dallo loro "normale" condizione.

E' vero, i migranti hanno usato "violenza", a volte cieca e maldestra, perché soli, esasperati, privi di solidarietà.
Ma la violenza impiegata è una goccia nel mare della violenza subita nel corso della loro vita.
E comunque nessuno dei loro oppressori, diretti o indiretti, ha "diritto di parola" sulla ribellione degli oppressi.
Non l'ha il ministro Maroni e il suo governo, dediti ad una campagna quotidiana xenofoba di odio e violenza, e oggi in prima fila a invocare la "legge", quale termine legale di repressione.
Non l'ha il Partito democratico, che quando era al governo ha varato le prime leggi reazionarie antimigranti, tirando la volata alle destre.
Non l'ha infine il Presidente Napolitano, primo firmatario di quella legge che nel 98 - col voto
di tutte le sinistre - introdusse i campi di detenzione per immigrati; e per aver firmato la legge criminale 94/2009.
Questa quantità di ipocrisia “legalitaria” e "democratica" la lasciamo ai partiti dominanti; ai protettori "legali" della malavita e dello sfruttamento del lavoro nero; agli elargitori dei condoni ai criminali.
Noi stiamo dall'altra parte della barricata. Noi stiamo dalla parte della rivolta, delle mani nude che hanno impugnato pietre e bastoni, contro le cariche della polizia e le fucilate delle cosche.
E' da questa parte della barricata che siamo legittimati a dire che è sbagliato colpire un'automobile o un cittadino innocente, come ogni azione che possa favorire la contrapposizione tra lavoratori migranti e lavoratori italiani.
Ma lo diciamo non perché vogliamo una ribellione "più moderata", bensì per la ragione esattamente opposta: perché a domanda di liberazione che si esprime nella ribellione deve rivolgersi contro l'ordine sociale criminoso, razzista e dello sfruttamento.
E dunque deve unire tutti gli sfruttati, siano essi italiani o migranti, contro le classi dirigenti del Paese.

Per questo la rivolta di Rosarno pone alle persone un nuovo ordine di responsabilità.
Non bastano parole di comprensione o "solidarietà" verso i migranti. Non bastano le attenzioni "umanitarie".
E' necessaria una immediata mobilitazione unitaria di tutte le forze singole o aggregate a fianco della rivolta contro la repressione e le leggi securitarie dello Stato.
Sono necessari obiettivi di lotta unificanti del popolo migrante a partire dalla rivendicazione del permesso di soggiorno per tutti, unica misura vera contro la "clandestinità".; come è necessaria una mobilitazione unificante dei lavoratori italiani e migranti, che rivendichi l'introduzione del reato di sfruttamento del lavoro nero, l'abrogazione delle leggi di precarizzazione del lavoro.
Dobbiamo dire e spiegare a noi e ai migranti la forza della ribellione come coscienza della nostra e della loro estraneità (straniero) al clima razzista, criminale di un potere politico capace di privare le libertà e di negare giustizia e diritti a tutti.
Presidi in P.za San Babila alle ore 17,30
Lunedì 11 gennaio
e

Giovedì 14 gennaio 
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... il nostro essere si è dissolto nel nostro avere  ... (Erich From)

Domenica, 10 Gennaio, 2010 - 13:07

OMOSESSUALITA' E VANGELO: Don Barbero si presenta a Verona (lo attendiamo anche a Milano)

Segnalo come evento estremamente interessante che Arcigay e Arcilesbica di Verona, hanno invitato giovedi 14 gennaio 2010 – ore 21.00 Don Franco Barbero a presentare il suo libro OMOSESSUALITA’ E VANGELO c/o il cocktail Bar Ristorante L’Eglise – Via Santa Felicita 8 a Verona.
.
Don Franco è un prete che ha avuto il coraggio di contestare il “sistema chiesa” soprattutto nelle posizione più rigide ed ha avuto il coraggio di portare avanti una idea di chiesa non giudicante, rispettosa e totalmente accettante della persona e delle sue scelte.
Don Franco sposa regolarmente coppie omosessuali e trans poiché sostiene che dove c’è amore c’è famiglia.
Per questi motivi ha avuto vari problemi con i vertici vaticani, ma lui non ha rinunciato a questa sua scelta.
Ritengo che l’incontro con Don Franco non sia interessante solo per le persone omosessuali credenti, ma per tutti coloro che hanno interesse ad incontrare un personaggio che sta creando un movimento in qualche modo antagonista ed alternativo rispetto a quello più ortodosso e radicale.
.

Giovedì, 7 Gennaio, 2010 - 00:16

9 gennaio, ore 14-16: manifestazione "VIA A CRAXI? NO, VIA I CORROTTI!!

Desidero informare che sabato prossimo 9 gennaio in piazza Cordusio, dalle 14 alle 16,  si terrà una manifestazione contro l'intitolazione di vie, parchi, giardini o altro a Bettino Craxi, condannato dalla Cassazione Penale a 10 anni e passa di carcere, ma fuggito dall'Italia e vissuto il resto della vita da latitante.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
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VIA A CRAXI? NO, VIA I CORROTTI !
Manifestazione contro la proposta di intitolare una via di Milano a Bettino Craxi.
piazza Cordusio angolo via Mercanti
Sabato 9 gennaio 2010, dalle ore 14 alle 17,30
Il Gruppo Consiliare della Lista Uniti con Dario Fo per Milano partecipa alla manifestazione.
"Dopo Craxi la parola socialismo non è più identificata con le lotte dei lavoratori ma con una stagione di pacchiana grandeur. Con Craxi il socialismo si identifica con quella "Milano da bere" che era sinonimo di soldi da spendere. Craxi ha tradito non solo la storia del PSI ma anche i comportamenti dei suoi militanti, il loro stile di vita. Con lui i socialisti hanno subito una mutazione antropologica: dalla sobrietà di un Nenni all'ostensione del lusso e del potere."
Di seguito l'appello di convocazione della manifestazione dell'Associazione Qui Milano Libera promotrice dell'iniziativa
"Onorare sulla pubblica piazza i politici condannati per corruzione e fuggiti in latitanza.è un pessimo esempio per i cittadini: ecco perché è necessario esprimere un civile e fermo dissenso rispetto a questa scelta che inevitabilmente assume un valore simbolico in un Paese in cui le classi dirigenti si sottraggono sempre più facilmente alle proprie responsabilità, anche attraverso una impressionante sequenza di leggi su misura, mentre magistrati e giornalisti in prima linea contro mafia e corruzione vengono criminalizzati".
 La manifestazione sarà l'occasione per una riflessione collettiva su corruzione, giustizia e politica a quasi diciotto anni di distanza dall'inizio dell'inchiesta Mani Pulite. Diciotto anni di riprogrammazione della memoria collettiva e di leggi contro la giustizia, di corruzione e impunità spinte fino all'eversione.
Relatori per ora confermati
Basilio Rizzo
Daniele Biacchessi
Salvatore Borsellino
Giulio Cavalli
Qui Milano Libera
 Piero Ricca
Per adesioni o richiesta di intervento: pieroricca@gmail.com

Martedì, 5 Gennaio, 2010 - 22:17

Le parole di Brunetta e l’assalto alla Costituzione

Per opportuna riflessione.
Cari saluti
Antonella Fachin
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Le parole di Brunetta e l’assalto alla Costituzione

Le dichiarazioni di Brunetta sulla Costituzione vanno prese sul serio perché rispecchiano una cultura assai diffusa nella maggioranza di governo. Ma la difesa della Costituzione non può limitarsi a declamazioni retoriche ed, in fondo, inoffensive.

di Emilio Carnevali

Ha ragione Antonio Padellaro (il Fatto di oggi) quando afferma che le dichiarazioni del ministro Brunetta sulla necessità di cambiare la Costituzione a partire dall’articolo 1 (“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”) vanno prese sul serio. Come ha scritto Libero presentando l’intervista pubblicata lo scorso 2 gennaio, Brunetta è uno che dice “a voce alta, sulle riforme da avviare nel 2010, quello che tanti si limitano a pensare”.
Un mese fa “il popolo viola” ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone con parole d’ordine tutte centrate sull’attualità e la difesa del testo costituzionale (
il numero di MicroMega appena uscito in edicola è proprio dedicato al racconto e all’analisi di questo movimento).
 
Tuttavia è necessario evitare un rischio concreto che può correre chi si propone, giustamente, di assumere la Costituzione come bastione principale dell’opposizione al governo Berlusconi: quello della inoffensiva declamazione di valori talmente vaghi che tutti, alla fine, possono dire di riconoscervisi (finanche i superfalchi della riforma costituzionale); il rischio di rivendicare come titolo di merito un certo atteggiamento naif e sprovveduto. L’equivoco consiste nel pensare che il presentarsi “ideologicamente disarmati” possa servire ad aggregare un maggior consenso contro un avversario che culturalmente e ideologicamente disarmato non è affatto, anche e soprattutto quando fa strame dei valori fondamentali del patto di convivenza civile. Anche alcuni osservatori assai smaliziati ritengono che un certo “analfabetismo politico di ritorno” possa salvarci dalle responsabilità storiche dell’opposizione: ma così si rischia di lasciare la politica a chi non la sa fare o a chi – per consapevole calcolo dell’ingenuità altrui – ha prodotto già troppi danni.

La nostra è una delle Costituzioni più avanzate del mondo, frutto dell’elaborazione di grandi forze popolari di cultura cattolica, liberale e socialista-marxista. Contiene fra le altre cose un amplissimo e sistematico catalogo di diritti sociali che sancisce il superamento delle basi oligarchiche su cui si reggeva la prima incarnazione dello Stato moderno di diritto. Ma questa non è un’acquisizione definitiva e immutabile: quando Brunetta dice che la parte valoriale della Costituzione è “figlia del clima del dopoguerra” e “ignora temi e concetti fondamentali come quelli del mercato, della concorrenza e del merito” non dice cose campate in aria, purtroppo.

Ad esempio, nell’edificio giuridico europeo (rispetto al quale non possiamo imputare responsabilità al governo Berlusconi) è più che evidente l’impronta rilevante di quella controrivoluzione liberista che ha segnato il mutamento del clima politico e sociale dagli anni Ottanta in poi. Il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione (“è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”) non trova riconoscimento nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (proclamata a Nizza nel 2000 e integrata nel diritto comunitario primario con la recente entrata in vigore del Trattato di Lisbona). Nella stessa Carta di Nizza le norme in materia lavoristica sono inserite nel Capo IV (“Solidarietà”) per effetto di una assimilazione dei temi lavoristici alle politiche di welfare che dice molto sul salto culturale intervenuto rispetto alla prospettiva dei nostri costituenti.

In Italia difendere la Costituzione può voler dire anche assumere, su alcune grandi questioni, una “parzialità” di punto di vista difficilmente compatibile con quel disincarnato appello ai buoni ed onesti cittadini con il quale a volte si confonde il patriottismo costituzionale: quante forze politiche attualmente presenti in Parlamento (anche all’opposizione) sarebbero ad esempio disposte a sottoscrivere (comportandosi conseguentemente) l’art. 33 comma 3 della Costituzione (“enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”)? O l’art. 11 (“l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”)? O l’art. 32 comma 2 (“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”)? E si potrebbe continuare ancora a lungo con questo elenco… Eppure la maggioranza dei cittadini italiani, come attesta da ultimo l’indagine pubblicata lo scorso 29 dicembre da Il Sole 24 Ore, ritiene che la Costituzione non abbia bisogno di modifiche.
 
Intervenendo nel burrascoso dibattito di questi giorni sulla figura di Bettino Craxi ha scritto molto bene Michele Serra: “Possibile che tocchi proprio al socialista Brunetta criticare l’articolo 1 della Costituzione, che perfino nella sua retoricità è quanto di più socialista sia stato scritto dai padri della Repubblica?”. Dal dibattito su Craxi a quello sulla Costituzione sarebbe davvero necessario tornare a dare un senso compiuto alle parole, per non affogare tutti nella melassa di un ecumenismo insostenibile da un punto di vista semantico prima ancora che politico.

(4 gennaio 2010)

Lunedì, 4 Gennaio, 2010 - 16:52

... e BUON PRINCIPIO!

primo_gennaio_bassa

Lunedì, 4 Gennaio, 2010 - 16:33

Biblioteca V.Peroni: inaugurata sezione Ipovedenti, curata da ANS, Ass.Naz.Subvedenti

Per opportuna informazione, riporto qui il post della sig.ra Rosa Garofalo in zona 3.

Cordiali saluti a tutti/e
Antonella Fachin
-----------------------

Il 26 novembre 2009 è stata inaugurata, al secondo piano della biblioteca Valvassori Peroni (zona 3), la "sezione Ipovedenti" curata dall'Associazione Nazionale Subvedenti Onlus.
In questo spazio, gli ipovedenti o più semplicemente TUTTI coloro che hanno una qualsiasi difficoltà visiva troveranno un ambiente dedicato con operatori dell'A.N.S. a loro disposizione (lun. mar. gio. ven. 10.00 - 13.00; mer. 14.00 - 17.00).
L'Associazione Nazionale Subvedenti Onlus dal 1970, con il prezioso aiuto di volontari si occupa di sostenere e assistere GRATUITAMENTE tutti coloro che si trovano a vivere la realtà dell'ipovisione. Gli ipovedenti vedono poco e male ma a differenza dei ciechi totali possono utilizzare il loro "residuo visivo" avvalendosi di ausili che rendono più vivibile l'attività quotidiana nello spirito di una sempre maggiore autonomia personale.
Questa la mission che anima tutte le attività della nostra Associazione (www.subvedenti.it).
Per qualsiasi informazione:
ANS - Associazione Nazionale Subvedenti Onlus
Largo Volontari del Sangue 1
20133 Milano
02 70 63 28 50
In questo spazio, gli ipovedenti o più semplicemente TUTTI coloro che hanno una qualsiasi difficoltà visiva troveranno un ambiente dedicato con operatori dell'A.N.S. a loro disposizione (lun. mar. gio. ven. 10.00 - 13.00; mer. 14.00 - 17.00).
L'Associazione Nazionale Subvedenti Onlus dal 1970, con il prezioso aiuto di volontari si occupa di sostenere e assistere GRATUITAMENTE tutti coloro che si trovano a vivere la realtà dell'ipovisione. Gli ipovedenti vedono poco e male ma a differenza dei ciechi totali possono utilizzare il loro "residuo visivo" avvalendosi di ausili che rendono più vivibile l'attività quotidiana nello spirito di una sempre maggiore autonomia personale.
Questa la mission che anima tutte le attività della nostra Associazione (www.subvedenti.it).
Per qualsiasi informazione:
ANS - Associazione Nazionale Subvedenti Onlus
Largo Volontari del Sangue 1
20133 Milano
02 70 63 28 50
Lunedì, 4 Gennaio, 2010 - 12:38

Sui deliri di Stefania Craxi ritengo doverosa un'operazione storica

Nell'intervista condotta da Lucia Annunziata a Stefania Craxi nella puntata di ieri di In mezz'ora si legge un'operazione di revisionismo e di ribaltamento dei fatti, in cui gli inquisiti e i condannati diventano i giustizieri. Come poter tollerare simili esternazioni, del tipo: se per lui «è stato giusto non farsi processare», «perché mio padre era un garibaldino, non avrebbe accettato di essere umiliato, ha difeso la libertà che voleva per tutti, anche per se stesso»? E' inquietante rilevare come in questa frase ci sia quello che si usa definire "la legge è più uguale per alcuni, meno per altri, i più". L'impunità e la non perseguibilità sono gli elementi che costellano gi ultimi anni di Craxi. Lui è morto in Tunisia fuggendo la giustizia, ammettendo gli illeciti e la sussistenza della corruzione da lui generata. Chiaramente non solo lui è stato il responsabile, ma gli atti processuali di quegli anni testimoniano come fosse pervasiva negli ambienti istituzionali e amministrativi: Milano ne è stata esempio lampante quanto drammatico.

Credo anche io, come ho più volte sottolineato, che occorra intitolare vie e piazze a figure che hanno dato la propria vita per ideali di giustizia, di solidarietà e di legalità, di rispetto delle istituzioni. Borsellino e Falcone devono essere annoverati in questa lista, come da qualcuno giustamente si suggerisce, e, seppure non siano di Milano, le loro figure e i loro insegnamenti civici sono universali, utili per le future generazioni, per un avvenire fatto di giusitizia e di legalità, di rispetto della cittadinanza, dell'essere umano. Per intitolare una via a Peppino Impastato ci sono voluti 30 anni. Ed è una via molto perferica, io neppure sapevo che esistesse, al confine con San Donato. E' una figura non milanese potrebbero addurre alcuni leghisti autori di quell'indicibile atto del sindaco leghista di Ponteranica di cancellare l'intitolazione, voluta dalla giunta di centrosinistra, della biblioteca comunale alla figura di questo grande uomo, che combattè con la propria esistenza la lotta contro la mafia e la prevaricazione malavitosa esistente in Sicilia. 

Rimango esterefatto nel leggere nuovamente le frasi del sindaco Moratti quando considera Craxi un "figlio di questa città" e che, come tale,  debba ritrovare un riconoscimento da parte della stessa. E' figlio della propria città colui che ha portato il Paese a una degenerazione continuativa dei costumi civili e sociali? E' un figlio della propria città, quindi considerabile come riferimento esemplare per le prossime generazioni, colui che si è considerato morire in esilio, quasi come un condannato a morte, dal momento in cui era, invece, un latitante?

Come si fa a continuare a sentire certe affermazioni, come quelle fatte dalla figlia Stefania, riguardo l'accanimento presunto della Magistratura contro alcuni dirigenti socialisti? Sono frasi che corrompono l'idea e il principio dello stato di diritto e della fiducia, che deve esserci, pena una delegittimazione dalle destabilizzanti conseguenze, negli organi giudicanti e nella loro indipendenza. Chi commette un reato, odioso come quello di corrompere amministrativamente le istituzioni, deve essere sottoposto a giudizio, esiste un'azione penale che deve essere considerata come indipendente, spesso obbligatoria. Il venire meno di questo principio comporta una frattura nella società senza precedenti, una lotta darwiniana dove il più forte rimane immune e illeso perchè più potente, perchè capace di intervenire per assicurarsi non persegubilità, come stiamo assistendo negli ultimi dibattiti politici riguardo alle tanto sbandierate riforme della giustizia. 

E' un esempio civico colui che ha affermato e sostenuto che in Italia "c’era una civiltà del diritto che per certe forme e certi eccessi di clan giudiziari è rotolata indietro di secoli", dal momento che la magistratura ha compiuto il suo dovere e la sua funzione di riportare la certezza del diritto, base della convivenza civile? E' un figlio importante colui che ha considerato la corruzione come fenomeno talmente presente nella prassi amministrativa del Paese da elidere la gravità degli atti da lui stesso compiuti, mi riferisco all'ultimo discorso ricco di prepotenza e di tracotanza, che Craxi espresse in Parlamento, prima di imbarcarsi clandestinamente per la via di Hammamet, sull'autorizzazione a procedere nei suoi confronti?

In un paese europeo questi episodi non sarebbero mai accaduti, avendo figure dirigenti eticamente ineccepibili e responsabili, come testimonia la Francia, dove Chirac, a conclusione del suo mandato presidenziale, si è sottoposto alla giusitizia senza attaccare o delegittimare il ruolo del potere istituzionale chiamato ad applicare con senso di giustizia, nell'accezione greca e romana del termine, la legge. Ma come testimonia anche il Regno Unito dove ministri e parlamentari, accusati di avere frodato, magari gonfiando i bilanci dei rimborsi per poter comprarsi semplicemente un nuovo tappo della vasca, si dimettono dalla loro carica sottoponendosi al corso della giustizia. Oppure, infine, in Germania dove un sottosegretario accusato di avere ritoccato alcuni dati relativi alla guerra in Iraq, si è dimesso di sua sponte. Ma perchè negli altri paesi la classe dirigente si considera uguale alla cittadinanza, non esistendo la volontà di arrogarsi indebiti e ignobili privilegi di non sottoposizione alla legge? Parlo di episodi normali e non di stranezze, come si vuole fare credere in Italia, dove se il potente di turno viene inquisito si grida subito allo scandalo, al vilipendio della figura del sovrano. Rimango, ripeto, sconcertato difronte a una simile operazione di riabilitazione operata dal sindaco e, confermo, fatta per motivi elettoralistici e di consenso interno agli equilibri, che denotano anche su questo caso forti incrinature, della maggioranza.

Occorre dare esempi, caro sindaco, di moralità, di legalità: Milano ha molti figli importanti in questo ambito. Non solo Milano, l'Italia. Ma siamo in periodo di pieno revisionismo storico per cui chi ha combattuto e ha donato la propria professionalità per nobili ideali viene additato come reietto, come figura emarginabile, come soggetto da rimuovere, da cancellarne l'esistenza nel ricordo della collettività. Milano non ha bisgno di legittimare come "figlio importante" chi ha fatto del proprio potere un privilegio eludendo le basi civiche della convivenza sociale e pacifica. Questa è storia non è opinione: e come tale non può essere riscritta a proprio arbitrio.

Alessandro Rizzo

Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano

 

 

 

 

Sabato, 2 Gennaio, 2010 - 13:54

ECOPASS (ecotass ) ILLEGITTIMO !

IL SINDACO MORATTI E LA SUA GIUNTA, N O N POSSONO, IPSO IURE, DELIBERARE PROVVEDIMENTI SULL' ECOPASS.
SANDO MIANO
PRESIDENTE
AssoConsumatoriMilano
AssoConsumatorItalia                                                          "Se c'e' qualche giornalista in ascolto mi contatti allo 3487806248"
Sede di Milano

Venerdì, 1 Gennaio, 2010 - 17:12

Una via a Craxi: non è momento di riabilitazioni

Il sindaco Moratti sembra entrato già nella seconda fase del suo mandato a pieno titolo e in attesa di una sua riconferma alla carica che ha coperto. Dico questo pensando alla decisione avutasi in occasione dell'assegnazione delle civiche benemerenze degli Ambrogini d'Oro di assegnare a Marina Berlusconi il titolo civico a nome della città per la sua capacità imprenditoriale. La scelta è stata giustamente contestata perchè divide la città anzichè unirla come dovrebbe essere in questo caso. La volontà ferrea del sindaco è stata originata dalla necessità di ritagliarsi un ruolo principe nelle trattative con Berlusconi, acquisendo una sorta di sostegno alla sua investitura per il 2011. Una captaptio benevolentiae ha portato a suggellare sul palco in Piazza Duomo, la sera dell'aggressione al premier, l'entrata del sindaco nelle fila del club del PdL, non più figura esterna ma pienamente interna all'estabilishement del popolo della creatura nata dall'annuncio del predellino in Piazza San Babila. Dico, infine, questo pensando alle dichiarazioni, non più solamente e semplicemente giornalistiche ma politiche, fatte dal sindaco di intitolare una via, un parco, una qualsiasi piazza, magari centrale, a Bettino Craxi, a 10 anni dalla sua morte. La figura politica viene, così, riabilitata. L'intervista rilasciata da Letizia Moratti sottolinea in diversi passaggi la necessità di rivedere la figura dello statista, anche da un punto di vista umano. Secondo il sindaco siamo in un periodo in cui si possono superare le divisioni createsi in merito alla figura di Craxi e cercare di giungere a una pacificazione del popolo italiano nella commemorazione del soggetto politico, elevato a statura di statista. Non mi sento di tratteggiare un disegno e una descrizione sulla figura dal punto di vista umano: non sarebbe neanche necessario farlo, dal momento che occorrerebbe riflettere sulla motivazione e sulle conseguenze di tale scelta. Fino a ieri il sindaco sembrava nicchiare sull'intitolazione a Craxi di una via o di una piazza della città: troppe frizioni si stavano creando, come tutt'oggi si stanno verificando, all'interno della sua stessa maggioranza. Vediamo, per esempio, i leghisti che, con Matteo Salvini, dichiarano di volere votare contro a una simile proposta, figli di quei parlamentari che esibivano con spirito qualunquista i cappi in Parlamento nella stagione di tangentopoli. La divisione che si sta creando non spaventa il sindaco, impegnato ad accreditarsi il consenso interno alla sua coalizione e del proprio leader in odore di ricandidatura per il 2011. La partita è importante: la sua figura otterrebbe, così, pieno appoggio del PdL, dove si presentano diversi componenti di fede craxiana e socialista della Milano da bere. Vorrei solo affrontare i fatti, analizzare i contenuti dei fatti storici che riguardano le vicende giudiziarie e politiche di Craxi. Non posso dire che tutto quello che Craxi fece al governo fu errato: le scelte in termini di politica internazionale furono spesso interessanti, e dovrebbero essere di esempio ad alcuni attuali governanti che sembrano totalmente privi di una cultura europea. Il problema che ricade ancora oggi riguardano le modalità e il costume politico che Craxi condusse. La politica degenerò in una consorteria fatta di clientelismo e di corruzione che ammorbò la democrazia, la sua affermazione, la sua costituzione, il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, di pari opportunità, di trasparenza nell'amministrazione della cosa pubblica. Come dice giustamente Gerardo D'Ambrosio, attuale senatore del PD, ex magistrato impegnato nelle indagini riguardanti la corruzione politica negli anni 90, Craxi "ha subito tre gradi di giudizio come ogni cittadino davanti alla legge, ed è stato condannato con delle sentenze definitive passate in giudicato". Io aggiungo che era un latitante, dato che nel 1993 dopo la discussione parlamentare sulla richiesta di procedere nei suoi confronti, pensò bene di imbarcarsi per la Tunisia fuggendo, così, all'attuazione della giusta pena nei riguardi dei reati da lui commessi. Non credo che questo fatto possa essere riabilitato come non rilevante nel rendere alla memoria storica delle future generazioni l'immagine di una persona considerabile come statista di alta caratura. Posso anche affermare come politicamente Craxi emise il primo decreto, di fonte governativa, funzionale a svuotare di contenuto la sentenza del Tribunale di Roma di oscurare le tre reti televisive Mediaset in quanto abusive. Il decreto, noto alla storia come "decreto salva Berlusconi" fu il primo atto che andò a creare quella intramontabile frizione tra due poteri autonomi della nostra Repubblica, la cui indipendenza assicura, come Montesquieu ci insegnava, la democrazia di un stato: potere esecutivo e potere giudiziario. Da quel momento si sarebbe, poi, dato il via libera a l disegno legislativo che portò alla legge Mammì: una sanatoria dell'illegalità presente nel sistema informativo italiano, le cui conseguenze, tramite un gigantesco conflitto d'interessi nella figura del premier, sono oggi a noi drammaticamente visibili. Credo che la storia debba essere affrontata, signor sindaco, in modo oggettivo e scientifico e non in modo strumentale o arbitrale per opportunità. Discutiamo della figura di Craxi per affrontare con lucidità un'analisi puntuale su questa figura che ebbe un ruolo fondamentale nell'Italia del dopoguerra: un ruolo fatto di meriti ma di molti lati oscuri, di molti elementi spesso delineanti una figura eticamente discutibile, moralmente eccepibile. Le nuove generazioni devono conoscere la storia recente del nostro Paese: hanno il diritto di avere una lettura scientifica di quanto accaduto e poter, così, fare scelte conseguenti per un futuro fatto di giustizia e di solidarietà. L'onestà intellettuale è la base necessaria per affrontare capitoli problematici nella storia del nostro Paese: occorre comprendere le cause e le origini di una corruzione del sistema politico che ha determinato in Italia uno scadimento dei costumi civici e sociali. Occorre affrontare con saggezza e con spirito libero pagine della storia attuale al fine di dare gli strumenti alle future generazioni di migliorare la propria comunità procedendo verso un progresso sociale e civile della collettività. La rivisitazione, come sostiene il sindaco, di figure che hanno fatto la storia e che, come tali, devono essere viste da un punto di vista fattuale, è il primo passo verso un revisionismo che vorrebbe ridipingere ciò che è di tutte e di tutti: la storia del nostro Paese, appunto.

Alessandro Rizzo

Capogruppo LA SINISTRA - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano

Venerdì, 1 Gennaio, 2010 - 14:50

Giovani LGBT a Edimburgo

28/12/2009 - Fabio Saccà, Giacomo Guccinelli, Giovanni Caponetto

 

GLYO GENERAL ASSEMBLY
10-12 Dicembre 2009, Edimburgo (Scozia)

a cura di
Fabio Saccà
Giacomo Guccinelli
Giovanni Caponetto
(delegati Arcigay)

Dal 10 al 12 dicembre a Edinburgo si è tenuta la General Assembly di IGLYO (International Gay Lesbian Bisexual Transgender Queer Youth and Student Organisation).

IGLYO è una realtà internazionale che esiste da 25 anni, principalmente basata in Europa, raccoglie giovani ragazze e ragazzi di oltre 40 paesi con l'obiettivo di fare rete, formazione, empowerment (dare strumenti), advocacy (rappresentanza) e lobby politica presso le principali istituzioni internazionali. A livello italiano Arcigay è attiva in IGLYO da oltre quattro anni, con la partecipazione della Rete Giovani che ha permesso di importare numerose buone prassi, organizzare scambi, ospitare anche eventi come la conferenza di Torino 2008 dell'anno scorso.

La General Assembly è come un congresso, si tiene ogni due anni, prevede l'elezione delle cariche, l'approvazione delle linee programmatiche, le modifiche dello statuto. Abbiamo cominciato con una giornata "istituzionale" nel palazzo del governo scozzese dove ci ha accolti Ms. Hilary Third, dirigente del ministro scozzese delle pari opportunità e team leader dell'Equality Unit, assieme al direttore della Equalities and Human Rights Commission. Una finestra sulle prassi di inclusione dei cittadini lgbt nelle politiche sociali delle istituzioni, non senza nascondere la difficoltà della mediazione o del consenso. Non solo in Italia infatti, è difficile tenere unito il movimento. Si tratta di obiettivi e sfide che abbiamo ritrovato in tutti i paesi d'Europa, laddove la rincorsa ai diritti va a pari passo con le strategie per l'inclusione delle persone lgbt all'interno delle politiche sociali. E in questi anni vari passi in avanti sono stati fatti, anche da noi tutto sommato.

Ci siamo trasferiti poi in Hunter's Square, dietro all'ingresso del Royal Mile. Era il 10 dicembre, giornata internazionale per i diritti umani e IGLYO ci ha proposto un flash mob. Una parola alla volta, ciascuno di noi ha composto la frase "Giornata dei diritti umani: rispetto, libertà di espressione per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer" mentre una ventina di volontari combattevano il vento gelido di Edinburgo per accendere cinquecento candele sparse tutto attorno a noi.

Nel silenzio della nostra azione tutta la città ci è passata attorno. E la curiosità, come le proteste non sono mancate. Ci siamo portati a casa l'impressione che non esista luogo perfetto in cui parole come diritti, rispetto, libertà siano uguali e condivise per tutti. Neanche nel regno di sua Maestà. Per questo c'è bisogno di continuare a usare e spiegare queste parole, ovunque siamo.

Durante l'assemblea ci siamo fatti conoscere un po' tra i sessanta delegati delle altre associazioni. C'era tanto medio oriente, normandia, europa centrale, europa dell'est, ma come durante l'ultimo evento iglyo, quest'estate mancava molta europa mediterranea, i nostri cugini... Dal canto nostro, ci siamo letteralmente buttati a fare un po' di rete: soprattutto con gli amici spagnoli di FELGTB e di Arcòpoli (ricordate la protesta a Madrid contro l'omofobia in Italia?), la rete giovani germanofona Lambda, gli sloveni di Legebitra e i croati di Zagreb Pride...

Le idee per lavorare insieme non sono mancate, e c'è da dire che il nostro progetto sul bullismo omofobico ha suscitato parecchio interesse.

Il secondo giorno di Assemblea aveva un sapore molto istituzionale, IGLYO dopo 25 anni di servizio in quel di Amsterdam cambia sede e trasferisce armi e bagagli a Bruxelles presso la sede di ILGA, a due passi dalla Commissione Europea. Sembra un momento molto burocratico ma per chi conosce IGLYO da un po' ha il sapore di una liturgia. Quei voti, quelle scelte rappresentano un grande successo dopo anni di fatiche e tentativi. A smentire l'opinione che un'associazione giovanile non possa essere solida, stabile e funzionante nonostante il rapido ricambio dei suoi volontari. Fabio Saccà, da "vecchio" componente dei direttivo IGLYO, ricorda ancora quando ci si riuniva negli ostelli, dormendo in posti improvvisati, comunicando solo via mail o via chat... e si fa strada la giusta nostalgia, come l'orgoglio.

Passiamo quindi alla revisione della membership in IGLYO e la discussione di un importante policy paper sul tema dell'Educazione, uno dei più importanti sui quali la rete giovanile lgbt si è impegnata assieme alle reti studentesche internazionali.

Il terzo giorno è per alcuni il più atteso. Il giorno delle elezioni dei "nuovi" e del saluto dei "vecchi". Un po' di dibattito e di atmosfera e siamo pronti per votare il nuovo direttivo IGLYO. Ne risultano eletti Alex Muller (Germania),  Esther Paterson (Scozia), Jasmina Munteanu (Svezia), Lucy Brookes (Regno Unito), Luis Moreira Navarro (Spagna), Olena Shevchenko (Ucraina), Zaruhi Shushanyan (Armenia), un direttivo quasi esclusivamente al femminile!

Eleggiamo dunque i revisori dei conti con Felix Konig (Svezia) con Bart Picket (Polonia). E i componenti dell'advisory committee, con Bruno Selun (Francia) e Augustas Cicelis (Lituania) del precedente direttivo. Quest'ultima, è una prassi interessante poichè è volta ad assicurare un completo ed efficace passaggio di consegne e di inserimento tra una gestione di IGLYO e la successiva. Affinchè nulla venga perso e affinchè i nuovi non si trovino nei primi tempi un po' abbandonati a se stessi.

Non c'è dubbio che IGLYO stia crescendo nel solco e nella continuità delle idee e degli obiettivi a cui abbiamo lavorato negli ultimi cinque anni dal momento dell'ingresso di Arcigay in questa rete. Di certo non mancheranno le sfide, poichè per alimentare una struttura complessa e importante come questa rete serve molto più della buona volontà dei board member. Serve potenziare la struttura, più volontari, più flessibilità nel distribuire il lavoro. Ma, ne siamo certi IGLYO continuerà ad essere una buona fonte di servizi e di ispirazione.

Abbiamo visto molta poca Europa però, non si è parlato di Consiglio d'Europa, di Unione Europea, di Forum Europeo dei Giovani. Sembra che rispetto a qualche anno fa questi siano meno i luoghi in cui poter promuovere forti azioni di cambiamento. E così le associazioni tornano ad impegnarsi nei propri territori, consolidando i propri risultati, cercando di far applicare i propri diritti, in alcuni casi portando avanti un movimento nazionale nato solo da pochi anni.

Qualcuno cerca anche di guardare al di là dell'Europa, al sud del mondo, all'oriente a quei luoghi insomma dove certo non è possibile replicare un modello occidentale, ma dove non meno importante risulta dare un sostegno.

Dal canto nostro continueremo a considerare le politiche internazionali come lo spazio in cui Arcigay può e deve concretamente portare un contributo, con le proprie numerose eccellenze nei servizi, nelle metodologie, nel lavoro con e per la comunità LGBT. Senza considerarsi una realtà geografica minore, a causa delle tante ruggini che indolenziscono il nostro bel paese.

Forse aveva ragione quella simpatica gallina in fuga quando diceva "You know what the problem is? The fences aren't just round the farm. They're up here, in you heads..."

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