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.: Il Blog di Fiorello Cortiana
Martedì, 11 Maggio, 2010 - 12:28

NO AL BAVAGLIO

 La proposta di legge sulle intercettazioni, in discussione alla Commissione Giustizia del Senato, sta suscitando una reazione diffusa che sarebbe miope ridurre ad un riflesso condizionato di giuristi e costituzionalisti. Essa contiene alcuni articoli che riguardano elementi essenziali del patto sociale, che verrebbero modificati cambiando la natura della partecipazione di ogni cittadino alla politica pubblica.Le ultime elezioni regionali hanno registrato un ulteriore aumento dell'astensionismo, mai come oggi questa scelta è una scelta consapevole a fronte della percezione di autoreferenzialità del sistema dei partiti.
La vicenda che ha portato alle dimissioni il Ministro Scajola ha confermato, indipendentemente dalla liceità del fatto che le ha provocate, l'immagine delle forze politiche come uno spazio conteso da cordate di interessi af fine di usare le risorse normative, economiche, finanziarie e di indirizzo delle istituzioni, senza politiche capaci di rispondere ad interessi generali. Non possiamo dimenticare le telefonate di Consorte con Fassino, di questo passo l'impoverimento della qualità politica e della classe dirigente tutta, maggioranza e opposizione, potrà solo aumentare. Per riconciliare i cittadini con la politica, per produrre una politica all'altezza delle sfide della globalizzazione nella quale la Comunità Paese si senta coinvolta, occorre garantire le condizioni perché esista una opinione pubblica avvertita. Questa può prendere corpo se gode del diritto ad essere informata, solo così potrà avere gli elementi e gli stimoli per una partecipazione responsabile, oltre il tifo da stadio, oltre i sondaggi e lo share televisivo. "Libertà è partecipazione" cantava Gaber con la profonda semplicità dell'intuizione poetica, ma questa richiama con forza la profondità del motto di Einaudi "Conoscere per deliberare" che implica una assundione di responsabilità e non solo l'esercizio di un disritto costituzionale. Per questo dopo le ideologie che hanno accompagnato gli autoritarismi del secolo scorso, una comutità nazionale non può rassegnarsi ad una dissoluzione o a una cofederazione tra piccole patrie. Se vuole esercitare un protagonismo in Europa essa necessita di una politica pubblica capace di rispondere ad interessi generali, per questo mai come oggi la libertà è partecipazione informata, nel rispetto delle sfere private, ma nella pubblicità dei comportamenti che hanno implicazioni sulla qualità della politica pubblica. Per questo è stato lanciato un appello per la libertà di tutti al sito www.nobavaglio.it e una pagina Facebook http://bit.ly/cVcr10 per adesioni e commenti, già 15.000 persone e diverse associazioni hanno aderito e hanno dato il loro sostegno alcuni tra i maggiori costituzionalisti italiani:
Valerio Onida, Presidente dell’Associazione dei costituzionalisti italiani; Alessandro Pace, già Presidente della stessa associazione; Gaetano Azzariti; Lorenza Carlassare; Mario Dogliani; Gianni Ferrara. 
 
Fiorello Cortiana 

“La libertà è partecipazione informata”

Al Senato la maggioranza cerca di imporre la Legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte
Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog (Art.28).
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.

Stefano Rodotà
Fiorello Cortiana
Juan Carlos De Martin
Arturo Di Corinto
Carlo Formenti
Guido Scorza
Alessandro Gilioli
Enzo Di Frenna

Segue la lista provvisoria degli aderenti
Aderenti:
*INTERNATIONAL JOURNALISM FESTIVAL
*ARTICOLO 21
*CURRENT TV
*USIGRAI
*VALIGIA BLU
*DIRITTO ALLA RETE

Seguono le adesioni delle associazioni

AGORÀ DIGITALE
*AMICI DI BEPPE GRILLO DI ROMA
*ARTISOPENSOURCE
*ASSOCIAZIONE CONCRETA-MENTE
*ASSOCIAZIONE IL SECOLO DELLA RETE
*ASSOCIAZIONE LIBER LIBER
*ASSOCIAZIONE LINUX CLUB ITALIA
*ASSOCIAZIONE NETLEFT
*ASSOCIAZIONE ORCHESTRA PANHARMONIKON
*ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA
*ASSOCIAZIONE UNARETE
*ASSOCIAZIONE WIKIMEDIA ITALIA
*BEATPICK.COM
*BINARIO ETICO
*COMMUNITY NEPHOGRAM NETLABEL
*FLXER
*FLYER COMMUNICATION
*FREE HARDWARE FOUNDATION ITALIA
*iQUINDICI
*ISOTYPE
*ISTITUTO PER LE POLITICHE DELL'INNOVAZIONE
*LES LIENS INVISIBLES
*LIBERIUS
*LPM - LIVE PERFORMERS MEETING
*MOVIMENTO SCAMBIOETICO
*THE HOUSE OF LOVE AND DISSENT
*REFF/ROMAEUROPA FAKE FACTORY
*SHOCKART
*UNIONE DEGLI STUDENTI
*WAM - WEB ART MOUSE-UM

Venerdì, 7 Maggio, 2010 - 20:10

Anpi, un modello che fa proseliti.

Anpi, un modello che fa proseliti.
Non solo commemorazioni e resistenza ma proposte.
 
Nel 2009 l'Anpi, l'associazione dei partigiani, ha raggiunto il numero di 110 mila iscritti. Un boom mai visto.
Nel giro di tre anni si è passati da 83 a 110 mila iscritti (+32%) e se si considera il calo fisiologico dei partigiani storici (-10%), il tutto si rivela come un evento ancora più grande.
Di quei partigiani che hanno combattuto moltissimi non sono più presenti e questa è una assenza che ci rende tutti più deboli, un impoverimento culturale che ha dato spazio a folli dichiarazioni di disprezzo che definiscono “la Resistenza come evento di parte, incapace di unire e di pacificare”.
A riconferma invece della validità dei valori della Resistenza di unione e di pace vi è la quota di nuovi iscritti (10%) di giovani fra i 18 e i 30 anni, mentre il grosso (60-65%) appartiene alla fascia dei 35-65enni, cioè quelli nati nel periodo della democrazia consolidata.
Tutto ciò è stato reso possibile dal nuovo statuto che dal 2006 ha aperto le porte a chiunque dichiari e sottoscriva di essere antifascista, ma questo non sarebbe sufficiente a spiegare la voglia dei molti a identificarsi nell’Anpi.
I giovani e perfino giovanissimi, le nuove leve di "ragazzi partigiani", vogliono oggi contribuire alla causa per la quale i partigiani lottarono e morirono allora: la democrazia e la Costituzione.
Perché questa convinzione di un bisogno di nuova resistenza, loro che di Resistenza ne hanno sentito parlare solo vagamente?
Forse è proprio per questo, per il fatto che non se ne parla ne si studia a scuola, e vogliono che lo sia.
Forse perché troppe sono oggi le affermazioni, urlate e convogliate nel comune senso del televisore, di attacco alla Costituzione, di negazione o condanna della Resistenza, di manifestazioni di odio etnico, e questo non lo accettano.
Hanno capito che è in discussione il loro futuro, la convivenza civile, quei valori che hanno già imparato a riconoscere.
Anche i meno giovani, quelli che nati e vissuti negli anni del dopoguerra, della crescita economica prima e del benessere poi, sino a quelli attuali della recessione, sentono il bisogno di identificarsi come antifascisti.
Hanno visto attorno a sé la crescita, in una metamorfosi culturale, di una comunità che richiede una leadership forte, che accetta e idealizza la mistificazione, se espressa dal potente, come una nuova libertà, che esprime volontà e capacità di esercitare il disprezzo per mantenersi vitale, che tende all'autoritarismo tipico della cultura italiana che rifugge dal confronto delle idee e predilige invece la disciplina dello stato forte.
Come antifascisti moderni non si figurano certo un futuro di camice nere in giro per la città, squadristi, parate militari, arresti o quant’altro, ma sono più semplicemente consci di un presente democratico fatto però anche di una preoccupante e crescente illegalità legalizzata, di una licenziosità fatta vanto, della prepotenza del potere, della nuova popular culture: la penisola dei famosi, il capolavoro della spensieratezza.
È il fascismo che ritorna e nessuno si scandalizza, anzi, tutto questo fa curriculum e la politica si sta riempiendo di sindaci e ministri legati chi al culto del potere, chi a quello del Duce, chi del favore sessuale o della violenza verbale; tutti eletti con il consenso popolare.
Chi ha deciso di iscriversi all’Anpi oggi può averlo fatto anche perché non riesce più ad identificarsi con le forze politiche democratiche, oggi immobili o risucchiate nel gorgo delle contese intestine, che hanno lasciato estinguere inesorabilmente la propria missione politica regalando spazio ad una destra gretta e ostile e dimostrando così tutto il ritardo con la storia e con l’intelligenza.
Chi ha deciso di iscriversi all’Anpi può averlo fatto perché l’Anpi non è solo un ente morale ma è uno stile di vita.
L’Anpi è sempre stato un modello culturale limpido, pulito, senza arrivismi, fatto non solo di commemorazioni e ricordi, ma di operosità e correttezza morale; non solo resistenza quindi, ma anche proposte, programmi, iniziative atte ad affermare i propri valori e a rilanciare la propria cultura.
L’aumento degli iscritti ha riportato entusiasmo nelle sezioni di tutta Italia; si è verificata una vera rivoluzione anagrafica e culturale che deve essere sostenuta e guidata.
Ora ci sono queste nuove e giovani forze dalle quali attingere energia e idee per prendere i giovani, tutti i giovani, anche quelli che hanno votato con entusiasmo a destra, dove la scuola li ha lasciati, vuoti di storia, e portarli ad una riflessione e che poi votino per chi credono, ma da antifascisti.
Questo stanno facendo molte sezioni soprattutto nella nostra zona, che stanno lavorando tanto e lavorando bene, che hanno aperto le porte ad associazioni e partiti per costruire una importante rete di iniziative.
Hanno lasciato a casa un po’ di riserbo e portato in strada persone con le loro idee, partiti con le loro bandiere, associazioni con i loro obiettivi, senza vincoli pregiudiziali; d’altronde non credo si possa immaginare una manifestazione del 25 aprile senza associazioni e bandiere, anche quelle dei partiti.
Cercano di aprire di più il dialogo generazionale, di costruire un nuovo linguaggio, responsabilizzando tutti sulle proprie azioni, sia giovani che anziani, sia junior che senior, un po’ meno commemorazione e un po’ più esuberanza: d’altronde anche la Resistenza sarebbe stata meno incisiva senza l’esuberanza dei giovani di allora.
L’esuberanza porta anche alla contestazione rumorosa, ma se è giusto che tutti possano parlare dal palco è anche giusto poter esprimerne il dissenso, purché rimanga nei limiti del lecito, se ciò serve a preservare i valori.
L’attualità della politica ci porta a riflettere sulla questione posta da un avveduto Sandro Pertini che si domandava “Verrà il giorno in cui dovremo vergognarci di aver combattuto contro il fascismo, e costituirà colpa l’essere stati in carcere, torturati, uccisi o messi al confino?".
No, Sandro, credo che non avverrà mai almeno finché ci saranno nuovi partigiani. 
Dodo 25 aprile 2010
Giovedì, 6 Maggio, 2010 - 13:51

Intervento sulla giornata contro l'omofobia in consiglio di zona 4

Milano, 6 maggio 2010

 

Alla cortese attenzione del

 

Presidente del Consiglio Comunale di Milano, Manfredi Palmieri
Commissione Pari Opportunità del Consiglio Comunale di Milano;

Commissione Politiche Sociali del Consiglio Comunale di Milano;

Consiglio di Zona 4 e delle sue Componenti;

Presidenza del Consiglio di Zona 4 di Milano;

Capigruppo dei Gruppi Consiliari del Consiglio Comunale di Milano

 

L’omofobia è un atteggiamento psicologico che manifesta un insieme di emozioni e sentimenti, quali l’ansia, il disgusto, l’avversione, la paura e il disagio, avvertiti consciamente o inconsciamente, che si confermano con comportamenti e atti che vanno dal pregiudizio agli atteggiamenti discriminatori, dalla paura fino alla violenza fisica, verbale, la persecuzione, l’emarginazione. Si ipotizza in questa avversione la convinzione da parte di tali soggetti che lesbiche, gay, transessuali, trans gender, bisessuali siano persone perverse, comunque malate, diverse, insane, non “normali”.

 

L’omofobia è molto diffusa nel nostro Paese, nella nostra città: abbiamo visto episodi di aggressioni contro persone lgbt in diverse circostanze e con diverse forme. A Milano la sede Arcigay Milano ha visto scritte sulla propria serranda a contenuto razzista e discriminatorio, mentre una coppia di ragazzi gay sono stati attaccati verbalmente e fisicamente nei pressi di un locale notturno in Corso Lodi, la notte di sabato 24 ottobre 2009. Diversi attacchi sono stati perpetrati da parte di ignoti contro le vetrine dei locali lgbt presenti in Via Sammartini a Milano, mentre persiste nelle istituzioni locali affermazioni e interventi a contenuto fortemente discriminatorio proferite da amministratori e consiglieri di centrodestra, spesso di grave offesa nei riguardi della dignità delle persone lgbt, legittimando di fatto attacchi persecutori e di violenza omofoba.

L’omofobia è una malattia, la vera malattia ma di questo fatto molte istituzioni locali sembrano non averne appreso la portata, tanto da avere rigettato sia in consiglio regionale, sia in consiglio provinciale la proposta di approvare documenti, presentati dall’opposizione di centrosinistra, di condanna dell’omofobia e di richiesta di approvare una legislazione che garantisca la tutela e la prevenzione, nonché la repressione di atti omofobi. 

 

Il 17 maggio si celebrerà la Giornata Mondiale dato che nel 1990 l’OMS ha eliminato la dizione di patologia dall’elenco delle malattie mentali per quanto riguarda l’omosessualità tanto da avere garantito, così, un abbattimento forte ed esclusivo di pregiudizi sociali e scientifici nei riguardi delle persone lgbt. Ma ancora oggi l’Italia non ha una legislazione, attuativa della Costituzione, come invita a fare la Corte Costituzionale, dando pari dignità ad amori omosessuali, che possa garantire la piena affermazione civile e umana dei diritti delle persone lgbt. A Milano si attende ancora una delibera che istituisca un Registro delle Convivenze Affettive, tale da garantire un’equipollenza amministrativa per le coppie costituite da persone dello stesso sesso.

Anche Milano celebrerà la Giornata con una serie di iniziative volte a sensibilizzare e analizzare la questione, dando prospettive per un superamento culturale e sociale di atti di discriminazione e persecuzione a danno di persone lgbt. Il 14 alle 11,30 sarà tenuta una conferenza stampa da parte del Tavolo Arcobaleno, mentre i giorni seguenti dibattiti pubblici e mostre fotografiche che denunciano persecuzioni presenti in altre parti del globo, in primis le repressioni omofobe volute dal governo iraniano, si terranno in tutta la città.

Si chiede al Comune di Milano di provvedere a rendere questo appuntamento l’inizio di un percorso che possa proporre una politica di pari opportunità e di promozione di eguaglianza tra persone e cittadini utile a rimuovere e prevenire culturalmente fenomeni di persecuzione dettati da motivi sessuali, nell’attesa di un’estensione della Legge Mancino che prevede aggravi per reati commessi contro le persone per motivi razziali, etnici, religiosi, politici.

 

Alessandro Rizzo

 

Capogruppo La Sinistra – Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano

Giovedì, 6 Maggio, 2010 - 13:47

interrogazioni presentate in consiglio di zona il 6 maggio


Giovedì, 6 Maggio, 2010 - 08:56

Condivisione, scienza, bene comune

La rete ha catalizzato la raccolta del patrimonio culturale rendendolo disponibili a un maggior numero di persone? Esiste una cultura che non è proprietà di tutti? Il termine "bene comune" si può applicare alla conoscenza? Quali sono le barriere che ostacolano la diffusione della cultura? Come si possono superare? Come cambia l'istruzione di fronte a queste novità?

Un convegno organizzato da Wikimedia Italia dove esperti del mondo Open Access, del mondo accademico ed insegnanti si confronteranno su questi temi.

Condivisione, scienza, bene comune

 lunedì 10 maggio 2010

 Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 63 milano

Relatori:

- prof. Paolo Ferri, Università degli studi di Milano-Bicocca
- dott.ssa Paola Galimberti, Università degli studi di Milano
- prof. Gino Roncaglia, Università della Tuscia-Viterbo
- prof. Corrado Petrucco, Università di Padova
- prof. Antonio Bernardo, coordinatore del progetto "manuale di matematica in Creative Commons" su matematicamente.it

Moderatore: Fiorello Cortiana

Per tutti i dettagli:
http://www.libertadigitali.org/eventi/condivisione-scienza-bene-comune
http://www.libertadigitali.org

Mercoledì, 5 Maggio, 2010 - 15:53

Giorgio Ruffolo"L'Unità di Italia? Non è ancora in pericolo. Non credo nel federalismo fiscale

Giorgio Ruffolo, economista, esponente del riformismo italiano: intervista su Tiscali news

di Paolo Salvatore Orrù
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha oggi deposto una corona d’alloro ai piedi della stele di marmo che celebra la partenza dei Mille da Genova Quarto, avviando così le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Un atto simbolico disturbato dall’eco delle recenti esternazioni di Umberto Bossi (“Non so se ci andrò, ma se Napolitano mi chiama…”). Un’uscita che è stata stigmatizzata dall’opposizione e da alcune frange della minoranza. “Le dichiarazioni di Bossi sono singolari: lui, come tutti gli altri ministri della Repubblica, ha giurato fedeltà alla Costituzione. Quindi le sue manifestazioni di estraneità appaiono perlomeno singolari”, ha commentato Giorgio Ruffolo, economista, esponente di primo piano del riformismo italiano, ministro dell'Ambiente dal 1987 al 1992 e deputato socialista a Montecitorio e al Parlamento europeo, autore del saggio, edito da Einaudi, Un paese troppo lungo. L'unità nazionale in pericolo.
Professore, Bossi ha detto che parteciperà alle manifestazioni per il 150° anniversario dell'Unità solo se invitato dal Presidente della Repubblica. Secondo lei, l’Italia rimarrà unita?
“Bossi non è nuovo a dichiarazioni totalmente incompatibili con il ruolo di ministro della Repubblica. Non so Napolitano lo inviterà: credo che non ci sarà alcun invito. Per quanto riguarda le minacce di secessione o di separazione, non penso che siano imminenti e che possano essere prese sul serio. Credo però che nel medio e nel lungo periodo queste avvisaglie possano manifestarsi in modi più gravi: mai come adesso il Nord e il Sud sono apparsi così distanti e non è detto che si possano separare – come direbbe uno storico romano – “in un Belgio grasso e un Sud mafioso””.
Sono sempre più forti quelle spinte che, seppur con connotazioni storiche sempre diverse, sperano nella disgregazione dello stato italiano. Gli ultimi baluardi sono la Chiesa- Cardinale Bertone ha difeso l’Unità dello Stato - e Gianfranco Fini?
“La Chiesa 150 anni fa si è battuta contro l’unificazione d’Italia. Ora invece ha assunto una posizione positiva, responsabile, importante rispetto alle pretese leghiste. Quanto a Fini, ho preso molto sul serio quella che io chiamo l’ “eterogenesi” di Fini: mi pare che venga da un processo di intimo, reale e sincero convincimento democratico. Che non interpreto, e non voglio assolutamente interpretarla, come una futura alleanza politica con il centrosinistra. Ritengo che l’ex segretario di Alleanza Nazionale la escluda, e fa bene ad escluderla. Il problema è avere una destra responsabile e seria, una destra normale. Quella di Berlusconi si basa su una specie di populismo privatistico che non ha niente a che fare con il liberalismo. Credo che Fini desideri giungere ad effettiva contrapposizione tra due forze democratiche, una di destra e l’altra di sinistra. Mi auguro che il tentativo di Fini, che giudico sincero e opportuno, abbia successo”.
Nel su libro Un Paese troppo lungo,  lei adombra un Sud prigioniero della mafia e un Mezzogiorno impegnato a garantirsi le risorse del Paese attraverso il voto di clientela. Professore, il federalismo è la strada giusta per uscire da questo degrado?
“Non apprezzo il cosiddetto federalismo fiscale: è il contrario del federalismo storico, che prefigura una aggregazione di unità indipendenti in una unità superiore alla quale si devolvono poteri sovrani. Il federalismo dei leghisti è invece un tentativo di sottrarre competenze dallo Stato nazionale per distribuirle alle unità subnazionali sulla base del principio che ognuno tiene per sé le sue risorse: questo è un separatismo che minaccia di diventare secessione. La proposta contenuta nel mio libro, forse utopistica, sicuramente provocatoria, si rifà all’interpretazione che del federalismo hanno dato i grandi meridionalisti del risorgimento e al Nord lo stesso Carlo Cattaneo. Il grande merito di questi studiosi è stato di aver saputo sviluppare una concezione in cui il Sud è parte integrante dell'Italia. E non una specie di intervento assistenziale che si traduce in sovvenzioni corporative e soprattutto e in corruzione e mafia.

Come si può realizzare il suo federalismo?
“Credo che si possa realizzare in un patto fra due macro regioni con una mediazione come avviene negli Stati Uniti. Quindi con un potere nazionale che è rappresentato soprattutto dalla capitale. Una riforma che potrebbe anche dar luogo ad un’altra rivendicazione, che è stata promossa e sostenuta dalla destra, ma che potrebbe essere declinata in altro modo, promuovendo un presidenzialismo garante di questo accordo e mediatore di una Italia che ritrovi le ragioni della propria unità nazionale attraverso questo patto”.
 

05 maggio 2010
Mercoledì, 5 Maggio, 2010 - 14:16

The GULF

Thousands of barrels of crude oil are steadily gushing into the Gulf every day, threatening the lives, health, economy, and environment of an entire region.
America's environment and America's communities cannot withstand disasters of this magnitude. We cannot afford to wait any longer to move our country to a clean energy future. 
I just urged President Obama and the U.S. Senate to halt expanding offshore drilling and swiftly pass a comprehensive climate and energy bill.
Will you do the same?
Martedì, 4 Maggio, 2010 - 09:20

Come uccidere il 25 aprile a Milano

Dal notiziario ARCIPELAGO,
COME UCCIDERE IL 25 APRILE

3-5-2010 by LBG 
Passato il Primo maggio e le sue celebrazioni possiamo tornare a parlare del 25 aprile e di come uccidere questa ricorrenza; Milano, come il solito, si è distinta. Cominciamo dall’organizzazione della manifestazione e dal suo palcoscenico: piazza del Duomo, la piazza di Milano. Non possiamo pretendere che qui si allestisca qualcosa che anche solo da lontano somigli al concerto in Piazza San Giovanni a Roma, là si trattava di una festa, qui di una celebrazione, ma quello che come tutti gli anni fa il comune di Milano è al di sotto dell’immaginabile.
A ridosso del monumento a Vittorio Emanuele II, col fronte rivolto al Duomo, abbiamo visto la solita pedana – chiamarlo palco non è il caso – di un paio di metri più alta della piazza, circondata da transenne per far spazio ai gonfaloni e per misura di sicurezza. Sulla pedana un affollarsi di facce note e meno note in preda ad una specie di nevrosi da posizionamento – solo chi è al bordo si nota – a far da corona a un oratore che, a meno non fosse – e nessuno lo era – un gigante della specie, non si distingueva dagli altri. Il sistema di amplificazione, non dei migliori, non riusciva a coprire il rumoreggiare della folla e, per chi aveva l’orecchio fino, arrivava a stento ai margini della piazza. Allora che il Comune di Milano si faccia l’esame di coscienza: possibile che non si possa fare nulla di meglio?
Possibile che l’ultimo dei concerti che martirizzano e spesso vandalizzano la piazza si meriti un palcoscenico migliore della manifestazione del 25 aprile? Possibile che non si riesca a erigere qualcosa di più di una pedana rialzata, magari non con lo sfarzo della sfilata del 2 giugno a Roma ma qualcosa che gli somigli? Non ci vuole troppa fantasia per pensare a un palco coperto – niente sole a dardeggiare sulle rade canizie e niente pioggia quando capitasse – qualche fila di seggiole a gradinata per accogliere le autorità e un piccolo leggio con l’immancabile acqua per l’oratore e alle spalle un ormai consueto schermo gigante che consenta anche a chi è lontano di vedere in volto l’oratore e, per finire, il palco per la banda cittadina che con l’inno nazionale deve ricordarci molte cose assieme. Domandiamo troppo? Che nessuno parli per cortesia delle ristrettezze del bilancio comunale, niente beffe.
Ma perché lo domandiamo? Non certo per un vano amore dei fasti o delle sfilate da piazza Rossa ma perché devono esistere il decoro e la dignità delle istituzioni, per rispetto di se stesse e per rispetto dello spirito delle celebrazioni. Solo così si può cercare di emarginare chi aspetta queste occasioni come date sicure per un agguato che di politico ormai non ha quasi più nulla ed evitare i fischi degli intolleranti. C’è poi un’altra considerazione da fare, ed è il confronto della comunicazione. Oggi, nel bene e nel male, il pubblico si è abituato a un modo di comunicare con una componente spettacolare che quasi travolge il senso stesso della circostanza: non possiamo dimenticarlo né tirarci indietro. Un’ultima considerazione: gli oratori e le orazioni. Sono due aspetti della manifestazione che vanno assieme. Oltre agli oratori istituzionali – del contenuto dei loro discorsi parleremo in seguito – ci sono gli oratori occasionali come i pochi superstiti della Resistenza o dei campi di sterminio; non sono oratori abituati al pubblico ma sempre testimonianze fisiche: non basta sentire la loro voce, bisogna vederne i volti, bisogna vedervi passare le ombre della commozione e del ricordo, bisogna che mostrino ai giovani se stessi. Tra qualche anno di loro non avremo più nessuno in mezzo a noi ma a quel momento sarà giusto vedere il volto dei giovani, sempre più numerosi, che hanno accettato il testimone in questa staffetta della memoria.
Ecco perché ci vogliono i grandi schermi: nemmeno un attore professionista ormai riesce a trasmetterci il patos di quel che dice con la sola voce, ne abbiamo perso la capacità. Quanto al contenuto delle orazioni ufficiali anche qui dobbiamo dire qualcosa: è difficile saperle fare senza scadere nelle cosiddette parole di circostanza o deviare sui problemi politici del momento del tutto a sproposito. C’è un recinto entro il quale si può stare, un recinto largo che dà spazio a tutti: parlare di quello che è rimasto dentro di noi, se è rimasto e perché. Nell’intervista a questo giornale concessa da Oscar Luigi Scalfaro ci ha detto che il 25 aprile e i suoi valori li possiamo testimoniare tutti i giorni con il nostro comportamento. Anche questo è nel recinto.
Luca Beltrami Gadola

Martedì, 4 Maggio, 2010 - 07:57

La Moratti e gli alberi

Il Sindaco Moratti dice di aver trascurato le proposte di Renzo Piano per il verde in centro e di aver messo gli alberi in periferia: con che faccia?

Lunedì, 3 Maggio, 2010 - 10:27

E' partita la raccolta delle nomination per il Big Brother Award Italia 2010

E' partita la raccolta delle nomination per il Big Brother Award Italia 2010

Mercoledi' 7 aprile è partita ufficialmente la raccolta delle nomine
per il Big Brother Award Italia 2010 (http://www.facebook.com/l/8410f;bba.winstonsmith.org),
che terminera' il 4 maggio.

Cos'e' il BBA Italia? E' un premio "in negativo" che ormai da anni
viene assegnato in tutto il mondo a chi piu' ha danneggiato la privacy.

Il meccanismo del BBA e' semplice, chiunque, entro il 4 maggio,
potra' proporre uno o piu' candidati per una o piu' delle
5 categorie del premio. Il form per la nomina si trova qui
(http://www.facebook.com/l/8410f;bba.winstonsmith.org/nomina.html).

E' anche possibile votare per email, inviando i dati della
nomination a bba_nomination@winstonsmith.org, anche
via anonymous remailer.

Dal 4 al 7 maggio una giuria votera' i vincitori delle varie
categorie (http://www.facebook.com/l/8410f;bba.winstonsmith.org/giuria.html),
scegliendo tra le nomine proposte dal pubblico.

Il 17 maggio verranno resi pubblici i tre candidati piu' votati
in ogni categoria e l'annuncio dei vincitori avverra' nella
la cerimonia di premiazione che si terra' il 28 maggio
durante il convegno e-privacy 2010.

Onde evitare indebite pressioni, le nomine potranno essere fatte anche
in parziale o totale anonimato, e i nomi dei componenti della giuria
saranno resi pubblici solo alla fine dei suoi lavori.

Il BBA nel 2009 e' stato assegnato in 10 diverse nazioni
(http://www.facebook.com/l/8410f;www.bigbrotherawards.org/) oltre l'Italia; qui
http://www.facebook.com/l/8410f;https://bba.winstonsmith.org/bbai2009.html trovate
la cerimonia di premiazione dello scorso anno.

L'organizzazione del premio e' a cura del Progetto Winston
Smith (link http://www.facebook.com/l/8410f;www.winstonsmith.org/pws), in collaborazione
con Privacy International (http://www.facebook.com/l/8410f;www.privacyinternational.org/)
ed altre organizzazioni.

Aspettiamo le vostre nomination (http://www.facebook.com/l/8410f;https://bba.winstonsmith.org/nomina.html)
piu' dettagli vengono forniti, piu' una nomination e' utile.

Un'ultima cosa; esiste anche un premio "in positivo"; se conoscete
qualcuno che se lo merita, nominatelo.

Per informazioni info@winstonsmith.org

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53 54 55 56 57 58 59 60 61
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