.: Login

Hai dimenticato la password?

.: Newsletter


.: Chi è online

Ci sono attualmente 0 utenti e 63 ospiti collegati

.: Eventi

« Luglio 2020
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    

.: Ultimi 5 commenti


Nessun commento...

.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Giovedì, 1 Luglio, 2010 - 11:34

Diritti Inalienabili

L'INFORMAZIONE E LA LEGALITA'  SONO DIRITTI INDISPONIBILI PER
>QUALSIASI MAGGIORANZA"
>
>
>
>" 80.000 persone su Facebook, 240.000 adesioni sul sito nobavaglio.it
>all'Appello che avevamo lanciato un mese fa, un impegno degli editori e
>dei giornalisti, la ripresa di un dibattito parlamentare, hanno tolto
>il velo dell'opacità dal Disegno di Legge sulle Intercettazioni.
>
>In gioco ci sono le inchieste della magistratura e la condivisione
>pubblica della conoscenza sulle azioni dei gruppi dirigenti del Paese.
>
>Imperterriti Governo e maggioranza vogliono chiudere entro Agosto,
>sperando così che le vacanze facciano dimenticare la violazione di
>diritti garantiti dalla Costituzione.
>
>
>
>Per questo il 1 Luglio è stata indetta una mobilitazione nazionale,
>che vedrà diversi punti di informazione anche a Milano ed una
>manifestazione conclusiva in Piazza Cordusio alle 18,30.
>
>
>
>Nobavaglio.it e la Società Pannunzio, che è stata tra le prime
>associazioni ad aderire all'Appello, danno appuntamento ai cittadini in
>Piazza San Babila tra le e 17,00 e le 18,00  per un punto di
>informazione e invitano i cittadini a portare un foglio con le scritte stampate "
>Diritto alla Legalità Diritto all'Informazione No alla Legge Bavaglio"
>con cui camminare lungo i marciapiedi del Centro. Da quelli di Corso
>Monforte, davanti alla Prefettura e alla sede della Provincia, a Corso
>Matteotti fino a Palazzo Marino, a Corso Vittorio Emanuele fino a
>Piazza Duomo. All'iniziativa ha già aderito l'associazione ARCI DEM "
>
>
>
>
>
>                               "La libertà è partecipazione informata"
>La maggioranza cerca di imporre la Legge sulle intercettazioni
>telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema
>costituzionale.
>Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto
>dei cittadini ad essere informati.
>Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni
>e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni
>svolte Una pesante censura cadrebbe sull'informazione. Anche su quella
>amatoriale e dei blog (Art.29).
>Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia
>dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari
>di Consorte.
>Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire
>efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità
>e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
>Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che
>tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
>Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
>Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.
>Stefano Rodotà
>Fiorello Cortiana
>Juan Carlos De Martin
>Arturo Di Corinto
>Carlo Formenti
>Guido Scorza
>Alessandro Gilioli
>Enzo Di Frenna
>

Mercoledì, 30 Giugno, 2010 - 15:33

Marcello Dell’Utri e i boss di Cosa Nostra

 Dalle agende alle intercettazioni, ecco le prove

Anche l'imputato ha ammesso i suoi rapporti con i mafiosi. Mentre grazie alle microspie si è scoperto che i padrini votavano per lui

 www.ilfattoquotidiano.it

Una parte dei documenti che fanno perdere il sonno a Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi la vedete qui sopra. Sono le agende dove Ines Lattuada, una segretaria di Publitalia, segnava gli appuntamenti e le telefonate dirette al futuro senatore. Tra il 1992 e il 1994 molte persone legate a Cosa Nostra, dall’ex fattore di ArcoreVittorio Mangano, sino a Gaetano Cinà e al figlio del cassiere di Totò RiinaPino Mandalari, cercavano Dell’Utri, allora impegnato nella creazione di Forza Italia. Si tratta di documenti mai visti prima, tratti dagli atti del processo di appello in cui il sostituto procuratore generaleNino Gatto ha chiesto di aumentare di due anni – da 9 a 11 – la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa già inflitta a Dell’Utri in primo grado.


Questa mattina a Palermo i giudici, dopo aver ascoltato Gatto e le difese, entreranno in una camera di consiglio che si annuncia lunga e piena di tensione. In questi mesi, del resto, le polemiche non sono mai mancate. A partire da quelle sulle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza sui presunti rapporti tra il senatore, il premier e i fratelli Graviano: i boss di Brancaccio autori delle stragi del ’93. Rapporti, che almeno per quanto riguarda Dell’Utri, la sentenza di primo grado considerava “certi”. Ma il dibattimento, come potete vedere, non si fonda solo sui pentiti (più di 30). Molti invece sono i fatti incontestabili.

Tra questi gli appunti di Ines Lattuada, da cui risulta che nel novembre del 1993, nelle settimane calde della creazione del partito di Berlusconi, Mangano, promosso capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova, chiamava Dell’Utri. Un fatto che pare incastonarsi alla perfezione con quanto dichiarato dal collaboratore di giustiza Giovanni Brusca.

Il boss di San Giuseppe Jato, una volta pentito, spiega infatti che a fine settembre del ’93 lui eLuchino Bagarella (il cognato di Riina), avevano incaricato Mangano di contattare il Cavaliere. Il 2 novembre, come risulta dai documenti, l’ex fattore cerca una prima volta il futuro senatore. E il giorno dopo lo fa di nuovo, spiegando per telefono che tornerà a fine mese. Sulle agende si legge: «Mangano Vittorio sarà a Milano per parlare problema personale» e ancora: «Mangano verso 30-11 5 giorni prima convoca (il termine, scritto con calligrafia poco leggibile, è stato così interpretato dalla Dia ndr) con precisione». L’incontro, come conferma Dell’Utri, avviene per davvero: “Di tanto in tanto”, dice il senatore, “Mangano mi veniva a trovare. Mi parlava della sua salute”.

In secondo grado però uno dei difensori di Dell’Utri, l’avvocato Alessandro Sanmarco, ha sostenuto che il suo assistito ha fatto quell’ammissione solo perché “tratto in inganno” dalle domande dei pm. Una cosa è comunque indiscutibile. In aula non si è discusso (troppo) di pentiti, ma di fatti certi. Che emergono da intercettazioni, pedinamenti, filmati, documenti e testimonianze. Di rapporti con i boss che anche l’imputato trova difficile negare. Ecco i principali.

5 marzo 1974 Marcello Dell’Utri si dimette dalla Sicilcassa per andare a lavorare a Milano da Silvio Berlusconi. Per lui si tratta di un ritorno. Negli anni ’60 aveva già allenato una squadra di calcio sponsorizzata dal futuro Cavaliere. Adesso invece è il segretario particolare di Silvio. Cura la ristrutturazione della villa di Arcore e fa assumere come fattore Vittorio Mangano. Come racconterà lui stesso, Mangano, che già conosceva, gli è stato consigliato da “l’amico di una vita” Tanino Cinà: il proprietario di una lavanderia palermitana, imparentato attraverso la moglie con i boss Stefano Bontade e Mimmo Teresi. Secondo i pentiti, le intercettazioni ambientali e il tribunale che lo ha condannato a sette anni, Cinà (oggi scomparso) fa parte della famiglia mafiosa di Malaspina. Mangano quando arriva a Milano è già stato tre volte in carcere. Nel 1967 era stato pure diffidato come “persona pericolosa”, poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel 1972 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. Ad Arcore, Mangano porta a scuola i figli di Berlusconi e cura la sicurezza della villa, liberando ogni sera sei grossi mastini napoletani. Siamo negli anni dei sequestri di persona. I pentiti sostengono che la funzione di Mangano, mafioso della famiglia di Porta Nuova, era quella di garantire Berlusconi dai rapimenti. Lo stesso Berlusconi ammette di aver trasferito la famiglia in Spagna per qualche mese, in seguito a una serie di minacce e un attentato avvenuto nella villa milanese di via Rovani nel maggio del ’75. Il boss Francesco Di Carlo, un padrino di casa nel bel mondo palermitano, dice di aver partecipato a un incontro tra Bontade, Teresi, Cinà, Dell’Utri e Berlusconi al termine del quale si parlò del ruolo di Mangano. Stando a un rapporto della Digos del 1984, Mangano restò ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che Mangano, ancora il 6 dicembre 1975, eleggeva domicilio sempre ad Arcore, in via Villa San Martino 42. Ma nonostante gli arresti, nessuno lo licenziava. In un rapporto dei Carabinieri di Arcore del 30 dicembre 1974 si legge: “Dell’Utri (…) ha chiamato Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza (…) del suo poco corretto passato”. Mangano, interrogato in aula prima della morte, avvenuta nel 2000, dirà che spesso lui e la moglie cenavano con i Berlusconi. In quei mesi, secondo i pentiti, Berlusconi comincia a versare denaro a Cosa Nostra. Un ex socio di Dell’Utri, Filippo Alberto Rapisarda, sostiene che l’intervento di Marcello servì per ridurre le pretese della mafia. Dell’Utri ammetterà di averglielo detto, ma solo per vanteria. Non saprà spiegare però perché le minacce cessarono.

1976 Mangano lascia Arcore, ma continua a gravitare su Milano. Vive all’hotel Duca di York dal quale gestirà il traffico di droga per conto della mafia. Per questo verrà arrestato nel 1980 e poi condannato.

24 ottobre 1976 Il boss Antonino Calderone festeggia il compleanno al ristorante le Colline pistoiesi di Milano. Al suo tavolo ci sono Mangano, i boss Nino e Gaetano Grado e Dell’Utri. Lo ammetterà pure Dell’Utri, anche se dirà che Mangano non gli presentò i commensali.

1977, estate-autunno Dell’Utri pensa di prendere un anno sabbatico per studiare teologia. Berlusconi infatti non lo vuole promuovere: “Era perplesso sulle mie capacità manageriali”. Così si dimette e va a lavorare da Rapisarda, un imprenditore buon conoscente dei vertici di Cosa Nostra dell’epoca e proprietario dell’Inim, in quegli anni considerato il secondo gruppo immobiliare italiano. Già nel 1987 Rapisarda sosterrà di averlo assunto perché era sponsorizzato da Cinà, “uno a cui non si poteva dire di no”. Nello stesso interrogatorio Rapisarda accuserà Dell’Utri di aver poi riciclato soldi di Bontade e Teresi nella Fininvest. Nonostante le pesanti affermazioni non verrà denunciato per calunnia e invece, a partire dal 1988, tornerà amico di Dell’Utri. Creerà con lui quattro società immobiliari e gli presterà 2 miliardi di lire. Dell’Utri nega la sponsorizzazione di Cinà, ma ammette di aver incontrato nel ’77 Rapisarda assieme a Tanino. Un giornalista amico di Cinà testimonia però che la raccomandazione ci fu.

1978-79 Dell’Utri lavora all’Inim. Ma il gruppo va in bancarotta. Rapisarda fugge latitante in Venezuela, dove è ospite dei narcos mafiosi Caruana-Cuntrera. Poi vola a Parigi utilizzando un documento intestato ad Alberto Dell’Utri, il gemello di Marcello. Nel 1997-98, da intercettazioni telefoniche disposte contro ex dipendenti di Rapisarda, emergerà come all’improvviso molti di loro, in prossimità della convocazione in Procura come testimoni, abbiano ottenuto abitazioni nella berlusconiana Milano 3 (in un caso) o contratti o promesse di contratti da Pagine Utili. Per i pm è un episodio di inquinamento probatorio.

14 febbraio 1980 In un’indagine di droga viene intercettata una conversazione tra Mangano e Dell’Utri. Mangano dice di avere “un affare” da proporre. Dell’Utri: “Questi sono bei discorsi”. Poi Mangano parla di un secondo affare “per il suo cavallo”. Ma Dell’Utri spiega di non avere soldi e al suggerimento di chiederli “al suo principale, Silvio”, risponde: “Iddu non sura” (lui non sgancia). Infine si accordano per vedersi “al solito, in via Moneta”.

19 aprile1980 Si sposa a Londra Jimmy Fauci, un pregiudicato che gestisce il narcotraffico dei Caruana. Alle nozze partecipano Di Carlo e Teresi, Cinà e Dell’Utri. È lui stesso a confermarlo sostenendo però di esserci stato portato per caso da Cinà.

1983 Secondo i pentiti, l’onorata società torna a perseguitare il Cavaliere con richieste di denaro sempre più pesanti del clan Pullarà. Berlusconi, reduce da una serie di affari immobiliari in Sardegna con il faccendiere legato alla mafia Flavio Carboni, richiama Dell’Utri alla Fininvest e, nonostante il disastro del gruppo Inim, lo promuove numero uno di Publitalia. Per i pm, non ha scelta: Dell’Utri, tramite Cinà, sigla una nuova tregua con Cosa Nostra.

1986 Stando ai pentiti, Totò Riina, diventato capo dei capi dopo aver fatto fuori Bontade e i suoi uomini, scopre i rapporti dei Pullarà con Dell’Utri: indispettito per non essere stato informato, li mette da parte e affida a Cinà la gestione esclusiva di quel canale. Il suo obiettivo dichiarato è agganciare Bettino Craxi e dare una lezione alla Dc, non più affidabile. Nell’87 in Sicilia si verificherà un travaso di voti.

28 novembre 1986 Scoppia un’altra bomba in via Rovani. Berlusconi chiama Dell’Utri (intercettato): “È stato Mangano…una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto…”. Poi dice che gli dispiacerebbe “se i carabinieri, da questa roba qui, fanno una limitazione della libertà personale a lui (Mangano)”. Due giorni dopo Dell’Utri riceve la visita di Cinà e, con Tanino al fianco, chiama Silvio per rassicurarlo: “Tanino mi ha detto che (Mangano) assolutamente è proprio da escludere. Poi ti parlerò di persona”. Per i pentiti l’attentato faceva parte della strategia di riavvicinamento di Riina. Altre intercettazioni rivelano che Cinà da quel giorno è spesso a Milano e che per il Natale regala una cassata di 12 chili a Berlusconi. I buoni rapporti Fininvest-mafia sono poi confermati, per i pm, da un’agenda, sequestrata alla famiglia mafiosa di San Lorenzo, in cui i boss tenevano i conti. Accanto alla voce Canale 5 compare una cifra (5 milioni) e la dicitura “regalo”. La mafia però non si accontenta. Punta a Craxi, non ai soldi.

17 febbraio 1988 Berlusconi chiama l’immobiliarista Renato Della Valle (intercettato): “Devo mandare via i miei figli perché mi hanno fatto delle estorsioni in maniera brutta. Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa (…) siccome mi han detto che, se entro una certa data, sei giorni, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio ed espongono il corpo in piazza del Duomo, allora ho deciso: li mando in America”. Che cosa doveva fare Berlusconi? Perché non denunciò l’accaduto? Impossibile saperlo: il premier in tribunale si avvarrà della facoltà di non rispondere.

1990, gennaio-febbraio Il gruppo torna nel mirino. A Catania avvengono una serie di attentati contro Standa (Fininvest) e Rinascente (Fiat). La Fiat ammetterà di aver pagato per farli cessare. La Fininvest invece nega e non si costituirà parte civile al processo. Per i pm, il vero obiettivo è sempre avvicinare Craxi. Vari pentiti e un teste dicono che Dell’Utri incontrò i boss Salvatore Tuccio e Nitto Santapaola per accordarsi. E a partire da quel periodo Dell’Utri risulta volare spessissimo a Catania.

1991 Mangano esce di prigione. Vuole riprendere in esclusiva il legame con Dell’Utri. Ma Riina invia il boss Totò Cancemi a dirgli di farsi da parte. Dice Cancemi: “Dell’Utri inviava 200 milioni all’anno a Cinà, che tramite (i boss) Di Napoli e Ganci li dava a Riina, che li smistava alle famiglie”.

1992, gennaio-febbraio Vincenzo Garraffa, senatore Pri e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del capomafia Vincenzo Virga. “Mi manda Marcello”, spiega Virga venuto a reclamare 700 milioni per conto di Dell’Utri. Nel maggio 2004 il fatto è stato accertato dal Tribunale di Milano. Dell’Utri e Virga sono stati condannati a due anni per tentata estorsione.

1992, maggio-giugno L’ex dc Ezio Cartotto (sentito come teste) è ingaggiato in segreto da Dell’Utri per studiare un’iniziativa politica in previsione del crollo dei partiti amici a causa di Tangentopoli.

15 gennaio1993 Arresto di Riina. La mafia, coi vecchi referenti politici alle corde (compreso l’agognato Craxi), pensa di fondare il partito Sicilia Libera, con i cui esponenti (risulta da agende e tabulati telefonici) Dell’Utri è in contatto.

1993, estate Bernardo Provenzano, secondo il boss Nino Giuffrè, abbandona l’idea di Sicilia Libera e stringe un patto elettorale con Dell’Utri: fine delle stragi in cambio dell’alleggerimento delle indagini, del 41 bis, e di una nuova legge sui pentiti.

12 luglio 1993 Berlusconi, racconta l’ex condirettore de “il Giornale” Federico Orlando, faxa un decalogo con la “linea” da seguire. Uno dei punti forti è l’attacco ai pentiti e al reato di associazione mafiosa.

1993, novembre Mentre Berlusconi crea Forza Italia, Dell’Utri vede Mangano a Milano (risulta dalle agende del senatore). Con l’arresto di Riina l’ostracismo nei suoi confronti è caduto. Mangano anzi è stato promosso capofamiglia di Porta Nuova.

31 dicembre 1998 Dell’Utri viene filmato dalla Dia mentre incontra un collaboratore di giustizia messinese, Pino Chiofalo, organizzatore di un complotto per screditare i pentiti che accusano il senatore e i boss. Nel film lo si vede mentre gli consegna dei regali. Chiofalo, arrestato, confessa: “Dell’Utri promise di farmi ricco”.

1999 Dell’Utri si candida alle europee. Una microspia capta la voce di uno stretto collaboratore di Provenzano, Carmelo Amato, mentre raccomanda più volte ai picciotti di votarlo. Per esempio il 22 maggio: “Ora a questo si deve portare in Europa: Dell’Utri. Sì, qua già si stanno preparando i cristiani (i mafiosi, ndr)”. Anche Cinà, chiamato “zio Tano”, viene intercettato. E addirittura ammette di essere un uomo d’onore: “Carmelo, vedi che io sono combinato (mafioso ndr) come te”, dice.

13 maggio 2001 Dell’Utri viene rieletto. Nelle intercettazioni in casa del boss Giuseppe Guttadauro si sente il capomafia dire: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, anche se “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni, e poi non s’è fatto più vedere”. Poi Guttadauro aggiunge che Dell’Utri si era accordato di persona con Gioacchino Capizzi, l’anziano capomandamento della Guadagna, lo stesso clan di cui facevano un tempo parte Bontade, Teresi e i fratelli Pullarà.

Per Dell’Utri è il passato che ritorna. Anzi che non se ne è mai andato.

Mercoledì, 30 Giugno, 2010 - 09:42

Solidarietà a Marcello Dell'Utri

Esprimo la mia piena solidarietà al Senatore Marcello Dell'Utri vittima solo delle infami e contraddittorie "minchiate" di "pentiti" prezzolati ed imboccati da certi giudici comunisti che mirano a colpire Silvio Berlusconi ed il governo di centro-destra scelto dagli Italiani. Non vi sono prove ma solo, ripeto, le "minchiate" dette, dopo anni di silenzio, da comprovati assassini che oggi godono di speciali quanto vergognosi benefici. E' ovvio che veri eroi sono i giudici Falcone e Borsellino e certamente non lo stalliere Mangano ma, quella di Dell'Utri, è chiaramente una provocazione politica e morale che solo i giovani finiani siciliani fanno finta di non capire, stronzi polemici come il loro capo.
 
Roberto Jonghi Lavarini
Presidente di Destra per Milano
Socio del Circolo del Buon Governo

Lunedì, 28 Giugno, 2010 - 16:41

Lettera aperta alla città: difendiamo il Plastic

Carissime e carissimi,

vi scrivo come consigliere di zona 4, Capogruppo de La Sinistra - uniti con Dario Fo, su una questione che penso sia opportuno affrontare con determinazione. Il Plastic, locale storico, dato che spesso la memoria storica in questa città rischia di essere drasticamente cancellata, "è stato luogo di avanguardia soprattutto musicale negli ultimi anni, ospitando nella sua lunga attività Andy Warholl, nella fase personale in cui era alla ricerca di nuovi stili di vita passando dalla città alla Factory e di stimoli artistici girando l’Europa". Questo è quanto ricordo nelle diverse interrogazioni che ho formulato all'amministrazione comunale e alla proprietà dello stabile, Casa Rosa srl, sottolineando come "nel 1980 l’esordio del locale avvenga con l’organizzazione delle prime serate gay milanesi, rientrando nei pilastri fondativi della gay life meneghina, dal titolo "Man To Man"". Chiudo questa breve parentesi storica dicendo quanto "il locale non abbia nulla da invidiare, essendo uno dei primi in Italia, ai tanti pub londinesi, dal momento che ha sempre ospitato nella sua fase iniziale serate London Loves, frutto della percezione dell‘importanza che avrebbe assunto il rock inglese con gli anni".
E' naturale che concluda questo mio intervento che vuole celebrare l'autorevolezza culturale e aggregativa del Plastic considerando la gravità dell'allarme derivato dalla chiusura e dalla cessazione del servizio del locale, dato che "determinerebbe una diminuzione della qualità della vita della città, inficiandone la portata di impatto sociale di alto contenuto e valore, aumentando alienazione e dispersione, soprattutto nelle fasce giovanili".
Diverse interrogazioni sono state formulate dal sottoscritto in Consiglio di Zona a cui la prima ha avuto come seguito una risposta della proprietà dello stabile, Casa Rosa srl, ricevuta in breve tempo dalla sua presentazione, in cui si assicura che esiste l'intenzione, ormai portata ad atto, di intervenire per la ristrutturazione dello stabile, ricavandone nuove unità abitative e necessariamente una diversa destinazione dei locali del piano terreno, oggi occupati dal locale e da una ristorante. La risposta mi sopravvenne all'alba del 24 febbraio e nella stessa si adducevano come infondate le mie informazioni circa il pericolo e la possibilità di vedere con la chiusura del Plastic progetti di ordine speculativo edilizio, quale anche l'abbattimento dello stabile e la costruzione di nuovi edifici, come sta avvenendo nella zona in diverse situazioni. Ricordo che pochi metri dietro al Plastic sorgeva il Rolling Stone, oggi anch'esso chiuso, in quanto si è dato spazio a un progetto di costruzione di un edificio di 7 piani all'interno del cortile dove sorgeva l'altrettanto storico locale, con impatto ambientale e urbanistico di notevole entità per i residenti. Stiamo diventando sempre più spettatori passivi di progetti di edificazione totalmente avulsi e destrutturati dai contesti urbani e abitativi, spesso senza alcun beneficio per la collettività, dato che i prezzi delle unità abitative sono alquanto irraggiungibili da parte della maggioranza dei potenziali acquirenti. Come dicevo sono preoccupato per la chiusura del Plastic non solo per quello che questo locale rappresenta per la storia culturale di questa città, a livello internazionale, ma anche e soprattutto per le conseguenze che ne deriverebbero per la città. Rimangono inevase, poi, diverse domande che ho espresso in ripetute mie interrogazioni alla proprietà, in primis. Come mai la proprietà definisce incompatibile la presenza del locale con i nuovi progetti di riqualificazione dello stabile? Come mai la proprietà procede alla riqualificazione dello stabile nel suo complesso senza informare il Consiglio di Zona circa l'entità volumetrica e le dimensioni delle nuove unità abitative, se sussistono variazioni volumetriche, nonchè la destinazione del piano terra, oggi adibito ad attività commerciale? Come mai la proprietà non abbia provveduto a riaprire un dialogo con la gestione del Plastic per rinnovare il contrasto di locazione, scaduto il 31 dicembre 2004, prorogato per altri 5 anni? Come mai la proprietà pensa che la presenza del Plastic possa nuocere alla struttura riqualificata? Quanto costeranno i nuovi appartamenti, secondo quali criteri saranno venduti? Chiedo anche come mai al primo piano, come da sopralluogo fatto dal sottoscritto, persista la presenza di un cantiere in funzione e attività chiuso al pubblico, se le regole sulla sicurezza sui luoghi di lavoro siano rispettate e come vengano rispettate? Più volte ho chiesto alla Polizia Locale di effettuare controlli e sopralluoghi per garantire che tali normative fossero assicurate e attuate. Credo che non avere risposte adeguate e puntuali su tali quesiti determini una perplessità circa il rapporto tenuto dalla proprietà con la gestione del locale. Ma ancora maggiormente voglio e chiedo chiarezza da parte della proprietà dello stabile, il motivo per cui l'intervento di riqualificazione venga fatto dopo anni e, infine, il motivo per cui l'amministrazione comunale rimanga silente, totalmente immobile, applicatrice di un insano significato di libero mercato. Non si tratta della chiusura di un qualunque locale, ma di una parte della storia culturale di questa città senza memoria, senza cura del proprio patrimonio sociale e civile che gli viene da un passato glorioso, di rinomanza internazionale, di una città in preda di ansie e paure, sempre più soggetta ai timori, alla solitudine, alla disgregazione civica, all'individualismo, all'atomizzazione. L'amministrazione comunale conferisce la Civica Benemerenza al Plastic in segno del riconoscimento che la città dovrebbe attribuire a uno spazio di circolazione dei saperi musicali e delle culture internazionali di avanguardia e sperimentali. L'amministrazione comunale non è disposta a garantire una soluzione adeguata a mantenere questo spazio di vitalità sociale e giovanile e di assicurare la prosecuzione di un'attività che può solo portare beneficio, in termini culturali, economici, civici, a una metropoli che si definisce europea? Cosa intende fare l'amministrazione comunale affinchè si possa aprire un dialogo tra due privati per assicurare la tutela di questo tempio della musica contemporanea degli ultimi 30 anni? Chiedo, in vista di un pericolo dalle conseguenze deleterie irreversibili per il tessuto culturale e civile della città, un intervento immediato agli organi competenti amministrativi affinchè si possa difendere un proprio patrimonio insostituibile e irripetibile, una volta dismesso. Chiamo la cittadinanza a raccolta affinchè si possa tutelare questa espressione di una contaminazione di culture musicali di grande pregio: quella cittadinanza che vuole essere abbattuta dalla logica della speculazione, dalla logica dell'affarismo, dalla logica perversa per cui sicurezza notturna debba significare desolazione e paesaggi urbani deserti e mortificanti. Vogliamo attendere ancora?

Alessandro Rizzo
Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Domenica, 27 Giugno, 2010 - 11:00

Iraq: violenze contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender

n Iraq, si registrano omicidi e violenze nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) dal 2003. 

La comunità Lbgt vive sotto la minaccia di violenze e attacchi, a volte incentivati da esponenti religiosi.

Nel 2009 si è avuto un aumento di queste violenze in diverse aree del paese, come ad al-Sadr City, distretto di Baghdad, dopo che alcuni leader religiosi avevano esortato i seguaci a sradicare l'omosessualità dalla società, ricorrendo a un linguaggio che apertamente incitava alla violenza verso le persone sospettate di omosessualità.

In alcuni casi, le stesse forze di sicurezza e le autorità avrebbero incoraggiato le violenze, contravvenendo apertamente alle norme e agli standard internazionali sui diritti umani. Ad esempio, secondo quanto riportato, un ufficiale di polizia ha dichiarato alla stampa che "l'omosessualità è contro la legge" e che la polizia era impegnata a "ripulire le strade da omosessuali e mendicanti".

I gay subiscono una discriminazione simile a quella delle donne, quando si tratta di giudicare i reati di cui sono vittima. La Corte di cassazione ha infatti confermato che l'omicidio di un parente maschio, sospettato di aver avuto rapporti con persone dello stesso sesso, è considerato un crimine per "motivi di onore", per "lavare la vergogna", punibile con pene meno severe in base all'articolo 128 del codice penale. Tale articolo, pur essendo stato emendato per quanto riguarda i reati commessi contro le donne nella regione del Kurdistan, continua a essere applicato in tutto l'Iraq per i reati contro i gay.

 

www.amnesty.it

Giovedì, 24 Giugno, 2010 - 11:03

Milano: Stanca e la Moratti, "due piccioni con una fava"

Milano: Stanca e la Moratti, "due piccioni con una fava"
 
Lucio Stanca si è, finalmente, dimesso dalla presidenza dell'Expò ma vogliamo sapere quanti euro ha incassato in questo mesi di sterili polemiche. Al suo posto, il Governo e la Regione Lombardia dovrebbero mettere Letizia Moratti, così da permettere a Gabriele Albertini di ritornare Sindaco di Milano. Sarebbe una vittoria politica per tutti: per il Popolo della Libertà, la Lega Nord e, sopratutto per i milanesi.
 
Roberto Jonghi Lavarini
 
Presidente Comitato DESTRA PER MILANO
vice Presidente Centro Studi PATRIA E LIBERTA'
membro direttivo Movimento DESTRAFUTURO - PDL

Giovedì, 24 Giugno, 2010 - 10:12

Un Buon Giorno per le Balene

La proposta di legalizzare la caccia
alle balene non è riuscita a prevalere
alla riunione annuale della
Commissione B aleniera I nternazionale (IWC) a Agadir, Marocco. La moratoria e il rispetto delle zone di salvaguardia
rimangono valide.
Le balene tirano un
respiro di sollievo.

Giovedì, 24 Giugno, 2010 - 10:10

Sabato 26 giugno NO NUCLEARE DAY a Milano

Sabato 26 giugno NO NUCLEARE DAY a Milano
in Piazza Fontana dalle ore 14 alle 18
 
Manifestazione “gialla”  contro il nucleare
Manifestazione nata da cittadini che hanno voluto informarsi in maniera approfondita su rischi e vantaggi circa l'introduzione del Nucleare in Italia ed in seguito a questa ricerca, hanno sentito la necessità di organizzare una manifestazione, soprattutto informativa, per rendere la popolazione più consapevole sulla posizione da prendere nei confronti della prospettata reintroduzione del Nucleare.
 
 
Non ci saranno bandiere di partito in quanto la manifestazione è totalmente apartitica.
Le uniche bandiere che sventoleranno in piazza, saranno di colore GIALLO come GIALLO è il Sole,  emblema dell'energia pulita.
TUTTI SONO INVITATI A PARTECIPARE VESTITI DI GIALLO, PORTANDO CON SE' QUALCOSA DI GIALLO
Si avvicenderanno sul palco interventi informativi da parte di Ingegneri Nucleari, Docenti di Economia, Medici, Ecologisti ed Attivisti che illustreranno anche quali sono le alternative ecosostenibili esistenti che permettono di produrre l'energia di cui abbiamo tanto bisogno.
Utilizzando Vento, Acqua e Sole, è scongiurato il pericolo della produzione di Scorie Nucleari, estremamente pericolose, che a tuttoggi sono un problema irrisolvibile in quanto, in tutto il mondo, non è stato ancora trovato il sistema per smaltirle o per rendere inefficace la loro attività che ha la durata di migliaia di anni.
Adesioni :
MAN (Associazione Mediterranea per la Natura ), Medicina Democratica, MSGV ( Mondo Senza Guerre e senza Violenza ), Greenpeace ( gruppo di Milano ), Fare Verde, Legambiente,  Amici Della Terra Lombardia, LAV Nazionale
info: anna_across_the_universe@aol.it, * lykos@hotmail.it,  *  info@eticaforum.com * 348 7046504 begin_of_the_skype_highlighting              348 7046504      end_of_the_skype_highlighting  349 7909282 begin_of_the_skype_highlighting              349 7909282      end_of_the_skype_highlighting  * lykos@hotmail.it annanonucday@aim.com                 Etica Forum Facebook
Tony TROJA aprirà con la sua musica e la sua satira, ed agirà tra un intervento e l'altro
interventi:
 Michele BORTOLUZZI - Referendum - Edf Francese - Legge 99 per le centrali di 3a generazione: irrazionale, antidemocratico, inutilmente costoso
Alfonso NAVARRA - Militare - Le Potenze con capacità Nucleari
Marco MASINI - L'Economia del Nucleare - Esperimenti su come dal mare si può estrarre l'uranio per applicazioni nucleari - 4a generazione
Lino BALZA - L'eredità nucleare (depositi di scorie) come emergenza da affrontare - Ricorso Bosco Marengo
Maurizio BARDI - Danni alla salute dalle radiazioni - Autodeterminazione delle popolazioni nelle scelte riguardanti la salute
Emanuela FUMAGALLI - Cos'è il Plutonio (c'è in natura ?) - Ingredienti per fare la bomba atomica
Fiorello CORTIANA - A che punto siamo ? Dalla voluta opacità e Controllo alla Trasparenza e Partecipazione : la conversione ecologica è possibile.
Michele BOATO - Energie rinnovabili - Confronto tra i costi veri del Nucleare con quelli del Fotovoltaico
Gianpaolo PERSOGLIO - All'Italia non serve l'Energia Nucleare - Promozione dell'efficienza e del risparmio enegetico - Nuove tecnologie
Bruno APRILE - Referendum abrogativo quale strumento di Democrazia Diretta - Diritti dei Cittadini
Mario AGOSTINELLI - Scontro Impresa/Lavoro - Ambiente
 
Claudio MESSORA : Effettuerà una serie di interviste da realizzare nel corso della giornata e da pubblicare poi sul Blog Byoblu
 
Giovedì, 24 Giugno, 2010 - 10:00

Interrogazioni presentate in CDZ 4 - 24 giugno 2010


Mercoledì, 23 Giugno, 2010 - 10:47

Lotta alle discriminazioni, Italia lontana dall'Europa

 22/06/2010 - Ufficio stampa Arcigay

Giovedì 24 giugno 2010 dalle ore 8.30 presso l’Aula Magna di Santa Cristina a Bologna si terrà il convegno internazionale, promosso da Arcigay e CESD - Centro europeo per gli studi sulla discriminazione, "L'Europa delle Minoranze: diritti fondamentali, istruzioni e buone pratiche contro la discriminazione".

GUARDA LA PAGINA DEL SITO DEDICATA AL CONVEGNO

Esperti europei affrontano il tema della discriminazione basata sulla razza e sull'orientamento sessuale alla luce della normativa nazionale e della giurisprudenza europea.

Il nostro Paese è privo di strumenti giuridici per la tutela dalle discriminazioni per orientamento sessuale e di politiche utili a combattere stereotipi, paure e barriere rispetto alle minoranze in genere. Nel corso del convegno decodificheremo questa anomalie con l’analisi e il confronto con l’esperienza tecnico-giuridica dei paesi dell’Unione che si sono dotati degli strumenti di tutela più avanzati” spiega il presidente di Arcigay Paolo Patanè.

“L’obiettivo – continua Patanè – è quello di riportare all’attenzione pubblica la realtà di un paese che in tema dei diritti civili e di rispetto per le minoranze è sempre più distante dall’Europa”.

Per l’apertura dei lavori saranno presenti Massimo Mezzetti, Assessore Regionale dell’Emilia romagna alla cultura e sport, la dott.ssa Anna Del Mugnaio, Dirigente Servizio Politiche sociali e della salute per la Provincia di Bologna e il sub commissario del Comune di Bologna Raffaele RicciardiMonica Russo, presidente del CESD e Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay.

L'evento formativo è accreditato presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bologna e la partecipazione è gratuita.

Il convegno è Patrocinato dalla Comunità Europea, Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Bologna, Università Bicocca di Milano e Università di Verona dip. Scienze Giuridiche.

Hanno aderito inoltre Agedo, Arcilesbica, Mit e Avvocati di Strada.

Per maggiori informazioni:
Segreteria Arcigay Il Cassero, via Don Minzoni, 18 – Bologna
tel. 051.0957221 - fax. 051 0957213
mail: europadelleminoranze@gmail.com

...
47 48 49 50 51 52 53 54 55
...
RSS feed