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.: Il Blog di Antonella Fachin
Martedì, 13 Luglio, 2010 - 18:10

Il lupo coi calzoncini corti conquista Rai Tre

DOC 3 IN ONDA IL MERCOLEDÌ ALLE 23.30 un programma di Lorenzo Hendel

 

 

 

 

NEWS: Il documentario prodotto dal suo pubblico conquista Rai Tre!

I gay sono costituzionalmente sterili.
Questo è ciò che vorrebbero farci credere in Italia.

E’ tempo di ascoltare la voce delle famiglie omogenitoriali italiane. E’ tempo di ascoltare la voce dei loro figli. Quei figli che non dovrebbero esistere.

“Il lupo in calzoncini corti” parla di loro. Anzi di più. Sono loro stessi a raccontarsi in questo film documentario che ha vissuto per due anni spalla a spalla con due di queste famiglie e i loro bambini.

Un film lungo e complesso proprio per la necessità di scavare in profondità e raccontare cosa vuol dire essere figli di omosessuali. Un documentario in cui è la vita stessa che racconta, con i suoi tempi e la sua quotidianità, con le piccole soddisfazioni e le grandi lotte.

Perché queste voci e questi volti raggiungano più italiani possibili bisogna bypassare l’industria televisiva e cinematografica. Bisogna forzare le regole per arrivare dove la produzione televisiva pone i suoi limiti.

Ed è per questo che un anno fa (estate 2009) abbiamo chiesto al pubblico di partecipare alla produzione dal basso. Tutti noi, spettatori, abbiamo supportato il progetto e deciso in questo modo quali contenuti privilegiare.

Un gesto partecipativo per portare alla luce storie di ordinaria discriminazione, storie di un’Italia invisibile.


Per un anno abbiamo cercato un pubblico che smettesse per un attimo di essere l’anello finale di una catena di montaggio ed acquisisse un ruolo attivo, esercitando il suo potere decisionale.
Un pubblico che contribuisse direttamente alla produzione del documentario con il pre-acquisto del Dvd prima della fine della sua realizzazione.

Abbiamo chiesto 14 euro per permettere al film di raggiungere le sale cinematografiche e i palinsesti televisivi entro la fine del 2010.
14 euro per contribuire consapevolmente e direttamente alla produzione di un lungometraggio che avrebbe mostrato agli italiani ciò che i nostri politici continuano ad ignorare.

E HA FUNZIONATO!!! Grazie al sostegno di chi ha creduto nel progetto il film ha superato le barriere che gli erano imposte e ha raggiunto il palinsesto di Rai Tre! Non perdetevelo mercoledì 28 luglio alle 23.30!

http://www.illupoincalzoncinicorti.com/

 

Lunedì, 12 Luglio, 2010 - 12:28

Iran: minorenne al momento del reato rischia l'esecuzione

È stata fissata per il 7 luglio a Shiraz, nel sud dell'Iran, l'esecuzione di Mohammad Reza Haddadi, condannato a morte per un crimine probabilmente commesso quando era minorenne.

Il 4 luglio 2010, la famiglia di Mohammad Reza Haddadi è stata informata da funzionari della magistratura che potevano visitare loro figlio per l'ultima volta, prima della sua esecuzione prevista per il 7 luglio, nel carcere Adelabad a Shiraz, nel sud dell'Iran. Fino al 5 luglio, l'avvocato del ragazzo non era stato ufficialmente informato della probabile esecuzione, anzi sapeva che nessuna avrebbe avuto luogo il 7 luglio. Malgrado ciò, l'avvocato crede il suo cliente possa essere messo a morte presto. Già in passato le sentenze capitali nei confronti di imputati minorenni sono state eseguite senza avvertire gli avvocati, sebbene la legge iraniana preveda un obbligo di notifica 48 ore prima dell'esecuzione. 
 
Mohammad Reza Haddadi è stato condannato a morte nel 2004 per un omicidio presumibilmente commesso quando aveva 15 anni. Oggi ne ha quasi 22. La sentenza capitale è stata confermata dalla Corte suprema nel luglio 2005. L'esecuzione era stata fissata una prima volta nell'ottobre 2008, ma successivamente sospesa per ordine del capo della magistratura. È stata poi di nuovo stabilita per il 27 maggio 2009 e il 16 luglio 2009. 
 
Non si hanno notizie di Qasemi Naser, anche lui condannato a morte per un reato commesso quando era minorenne. Reza Hejazi, anch'egli condannato per un reato commesso quando era minorenne, è stato impiccato nel carcere di Isfahan, il 19 agosto 2008.

Leader della Repubblica islamica
Ayatollah Sayed 'Ali Khamenei, The Office of the Supreme Leader
Islamic Republic Street - End of Shahid Keshvar Doust Street
Tehran, Islamic Republic of Iran
Email: info_leader@leader.ir;
via website: - http://www.leader.ir/langs/en/index.php?p=letter (English);http://www.leader.ir/langs/fa/index.php?p=letter ( Persian) 

Eccellenza,
 
sono un sostenitore di Amnesty International, l'Organizzazione internazionale che dal 1961 agisce in difesa dei diritti umani, ovunque nel mondo vengano violati.
 
Le chiedo di fermare immediatamente l'esecuzione di Mohammad Reza Haddadi e commutare la sua condanna a morte.
 
Le ricordo che l'Iran è stato parte della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che vietano l'uso della pena di morte nei confronti di persone condannate per reati commessi quando erano minorenni.
 
La ringrazio per la sua attenzione.

 

per firmare l'appello, azione già fatta per quanto mi concerne, basta accedere al seguente link:

http://www.amnesty.it/pena_di_morte_Iran_imputato_minorenne
 

 

Venerdì, 9 Luglio, 2010 - 10:54

una politica per le rinnovabili

In queste settimane gli italiani stanno affrontando giornate e nottate con temperature elevate e i consumi energetici per rinfrescarli raggiungono picchi a volte preoccupanti per il sistema della distribuzione di energia. Ha fatto quindi notizia ciò che pochi giorni fa è accaduto ai cugini d’oltralpe, Lì in alcuni dipartimenti si teme il black out energetico perché la produzione di energia supera la domanda con la sovratensione conseguente. Lo squilibrio è dovuto al fatto che gli allacciamenti alle installazioni fotovoltaiche sono cinque volte superiori al consumo di punta del dipartimento, come ha reso noto ERDF, la società francese di distribuzione.

A fronte di un quadro economico e finanziario globale caratterizzato da incertezza e speculazioni a differenza del restante comparto energetico l’energia da fonti rinnovabili mostra un maggiore equilibrio sui mercati.  I dati relativi all’Italia per Irex Annual Report evidenziano per il biennio 2008-2009, investimenti in impianti per 6,5 miliardi di euro, pari a 4.127 MW.  Gli scenari di sviluppo delle fonti d’energia rinnovabile al 2020 mostrano un beneficio netto per l’Italia compreso tra 24 e 27 miliardi di euro e un indotto occupazionale tra 72mila e 86mila nuovi posti di lavoro. Nell’analisi costi-benefici il minor impiego di combustibili porterà  a una diminuzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e a una minor dipendenza dalla fluttuazione monetaria quindi dal costo dei combustibili sul mercato internazionale.  Il Ministero dello Sviluppo Economico ha presentato alle associazioni di categoria il Piano di azione nazionale (Pan) per le energie rinnovabili, finalizzato a conseguire l’obiettivo di produzione di energia da fonti rinnovabili indicato dalla direttiva 2009/28/CE , il17% di produzione da fonti di energia rinnovabile  sul consumo totale di energia e il 10% sul consumo totale di carburanti.

 Si prevede il raggiungimento nel 2020 di una quota complessiva di fonti alternative sul consumo finale di energia elettrica del 28,97%, equivalente a una capacità installata di 45.885 MW e a una produzione lorda di 105.950 GWh.  Sono obiettivi ambizioni e coerenti con gli indirizzi europei. Entro il 2020, in base al Pan dovremo produrre da fonti rinnovabili più di 105 miliardi di kWh/anno in energia elettrica, occorre tenere presente che nel 2005 ne abbiamo prodotti per 56 miliardi. Si prevede di triplicare la produzione di energia termica (caldo/freddo) e moltiplicare sette volte la produzione di biocarburanti. Si prevede di contenere i nostri consumi di energia primaria ai livelli attuali, pari a 131 milioni di TEP(tonnellate Equivalenti di Petrolio). Per questo il settore che si sta sviluppando richiede di rimuovere gli attuali ostacoli di tipo burocratico/autorizzativo e relativi allo sviluppo della rete elettrica, che impediscono la certezza e la stabilità delle prospettive di investimento nel settore. Per raggiungere questi obiettivi e, conseguentemente, per sviluppare un settore ad alto contenuto tecnologico con un significativo indotto occupazionale è necessaria una politica coordinata conseguente sia sul piano normativo che per l’organizzazione amministrativa. Ad esempio, la stima relativa all’installato del solare fotovoltaico per il 2020, quantificata nel documento in 8mila megawatt, equivale ad un tasso di crescita del 5% annuo quando il tasso di crescita del mercato mondiale è compreso tra il 30 e il 40% all’anno. L’Università di Padova ha rilevato che con un tasso di crescita del 16% circa all’anno nel 2020 in Italia si raggiungerebbe un parco installato di almeno 15mila megawatt. Per le biomasse occorre una definizione chiara di priorità e di incentivi, che diano certezze agli operatori e agli agricoltori sugli investimenti da qui al 2020. Premiando così la multifunzionalità della produzione agricola e l’efficienza energetica delle filiere di una fonte energetica legata all’uso del suolo e al lavoro agricolo, quindi alla produzione di cibo, alla fertilità e agli stock di carbonio nel terreno, nonché alla qualità delle acque di falda.  Questo ambizioso Piano Nazionale e l’economia innovativa e di qualità che può sviluppare rischia di essere compromesso da interventi legislativi incoerenti e contraddittori, come l’articolo 45 della Legge  Finanziaria sul ritiro dei certificati verdi da parte del Gestore dei Servizi Energetici. Fino ad ora il GSE ha avuto l’obbligo del ritiro dei certificati verdi prodotti in eccesso rispetto alla quantità che i produttori di energia convenzionale sono tenuti ad acquistare. Una misura introdotta nel 2008 per assorbire l’eccedenza di offerta di energia rinnovabile rispetto agli obblighi d’acquisto cui erano tenuti i produttori di energia da fonti non rinnovabili, da qui il nome “certificati verdi”. Se il ritiro dei certificati verdi in eccesso venisse eliminato si avrebbero come conseguenze sia il crollo del prezzo dei certificati verdi che, con un mancato ritorno dagli investimenti effettuati, l’interruzione degli investimenti in un settore in sviluppo, squilibrando così totalmente il principale strumento di mercato a sostegno delle rinnovabili elettriche e portando al raddoppio il canone idroelettrico

Per altro una misura di soppressione non aumenterebbe di nulla le entrate dello Stato, dato che i finanziamenti relativi vengono prelevati dalla bolletta e non dalla fiscalità generale. L’unica conseguenza per le entrate dello Stato sarebbe negativa a causa della non riscossione dell’IVA legata ad investimenti che non si farebbero più. Infine, togliendo incentivi alle fonti energetiche rinnovabili l’Italia si porrebbe in contrasto con gli indirizzi europei esponendosi a un nuovo contenzioso e a prevedibili sanzioni. Se continuano le politiche di incentivazione fiscale, si prevede entro il 2020 una piena competitività dell’energia da fonti rinnovabili anche senza aiuti. Le detrazioni hanno una funzione decisiva, infatti anche per le detrazioni relative agli interventi per il risparmio energetico ci sono stati risultati fin qui importanti, che suggeriscono di protrarre il 55% di sgravio anche per i prossimi anni,dato che gli interventi di riqualificazioni energetica per i condomini sono interventi economicamente pesanti che interessano più anni di interventi. L’ENEA in un quadro di sintesi preliminare ha rilevato che nel triennio 2007/09 sono stati realizzati oltre 590.000 interventi di riqualificazione, dalla coibentazione al solare termico, di cui 120.000 in Lombardia, 85.000 nel Veneto, 67.000 in Piemonte e 64.000 in Emilia-Romagna. Con un risparmio energetico di 3.404 GWh. 

Per questo occorre un Piano di Azione Nazionale coordinato e coerente sia per l’aspetto normativo e fiscale, sia per le azioni delle amministrazioni locali e delle Regioni nonché dell’Europa.  

Venerdì, 9 Luglio, 2010 - 10:52

nobavaglio.it

tutta la stampa che vuole essere libera chiede che le sia consentito, anch'io :-)

Giovedì, 8 Luglio, 2010 - 23:36

Interrogazioni presentate in CDZ 4 - 8 luglio 2010


Mercoledì, 7 Luglio, 2010 - 11:30

Come la violenza subita si tramuto’ in orgoglio: ecco come nacque il Gay Pride WWW

Come la violenza subita si tramuto’ in orgoglio: ecco come nacque il Gay Pride

 

 WWW.MOLECOLEONLINE.IT

Da dove nasce il pride, l’orgoglio che ogni anno viene manifestato nelle piazze delle città, non solo quelle più grandi e cosmopolite, del mondo? Soprattutto uno si domanda come mai venga sempre organizzato a cavallo tra giugno e luglio, solo alcuni anticipano di qualche settimana, mentre altri ritardano rispetto al 27 giugno, la data centrale, quella importante, da ricordare. Ricordare che cosa? Non esiste l’identità di un movimento che vuole rivendicare diritti di eguaglianza e di libertà, quella singolare non plurale, quella assoluta non quella relativa o individuale, se non si fa accenno alla memoria storica che ha interessato una comunità, una categoria.

Era il 27 giugno 1969 , un venerdì sera, uno dei tanti venerdì sera a Manatthan e il locale conosciuto da giovani e meno giovani, frequentatori della “night life” newyorkese, Stonewall Inn in una zona appartata, molto nascosta del Greenwich Village, frequentato da travestiti, omosessuali, ma anche giovani della grande mela che amano serate alternative e sperimentali.Quella sera un pretesto, il controllo delle vendite di alcoolici in uno spazio non adibito a tale commercio, determinò l’incursione, l’ennesima in quell’epoca, nello storico locale. Ma quella notte la polizia, 6 agenti, 4 uomini e due donne, si trovò asserragliata all’interno del locale: nessuno, neanche i più giovani di solito usi, scapparono nella sicurezza che a essere presi prima e fermati erano di sicuro i “più effeminati”. Tutti in segno di solidarietà e con forte indignazione si fermarono nel locale e chiusero le porte del bar, facendo volare all’interno sedie, bottiglie, tavoli e resistendo, così, alla presenza delle forze dell’ordine. Ricordiamo che era il 1969 e non esisteva ancora un movimento omosessuale organizzato, così come le bevande alcoliche, testimoniando, così, a che punto fosse il liello di persecuzione e repressione verso la comunità gay, non potevano essere vendute nei locali agli omosessuali. Era una sera speciale quella di venerdì 27 giugno 1969: si ricordava la scomparsa appena avvenuta di Judy Garland, icona di femminilità quasi celebrata nella cultura gay. Fuori dal locale, dove le manganellate degli agenti erano fermate dalla resistenza attiva dei clienti, un manipolo di cittadine e cittadini si assieparono davanti alle porte di ingresso e con barricate, falò e fuochi crearono un picchetto di opposizione alla nuova incursione della polizia.

Dopo quella sera mobilitazioni avvennero in tutti gli Stati Uniti , in quei stessi stati dove oggi ci sono diritti e garanzie per le persone omosessuali, riconoscendone la dignità civica. Da quella sera l’orgoglio gay si fece sentire tanto che nacque dalle diverse associazioni omofile un movimento radicale e compatto che ebbe l’obiettivo di manifestare la propria identità, la propria natura, e pretese di essere considerata una comunità da lasciare libera di vivere, di esprimersi, da considerarsi come esistente, non obbligata a nascondersi e celarsi dietro a nomignoli o soprannomi utili a soffocare l’identità singola dei partecipanti e quella di una collettività. Il seme era gettato e sarebbe germogliato negli anni grazie all’ostinazione di uomini e donne che affermavano la loro autodeterminazione con la voce rompendo un silenzio secolare fatto di ipocrisia e insana repressione.

Oggi i pride si diffondono in tutto il globo , anche nelle zone dove l’omosessualità viene ancora vista come malattia da curare, come condizione naturale da perseguitare. A New York è ormai appuntamento fisso con il sindaco la manifestazione dell’orgoglio gay nel ricordo di quei ragazzi di “Cristopher Street”, mentre in altri stati europei a scendere in paizza non sono soltanto omosessuali, gay e lesbiche, trans, bisessuali, ma anche un’intera cittadinanza convinta che rivendicare oggi i diritti della comunità lgbt sia uno strumento per affermare la democrazia, estendendola, radicandola. In Italia, parlamentari e amministratori inclini all’ascolto delle direttive clericali la strada da compiersi verso l’affermazione dei diritti degli omosessuali è ancora lunga, seppure si assaggino, grazie anche alle grandi mobilitazioni di orgoglio e di indignazione della comunità lgbt, passi in avanti importanti in singole realtà locali.

Qualche giorno più tardi del 27 giugno 1969 i giornali ridicolizzavano e ironizzavano sugli avvenimenti: alcuni parlavano di “mascara che colava” e “api regine che pungevano” durante gli scontri con la polizia. Nonostante la campagna diffamatoria dei media un’opinione pubblica sempre più massiccia si diffuse e portò avanti istanze e rivendicazioni che oggi, dopo 41 anni, sono diritti reali, seppure pregiuridici in quanto umani. Abbiamo negli occhi ancora, qualche anno più tardi, la repressione sanguinaria delle forze dell’ordine in alcuni paesi dell’Est, Mosca in primis, oppure in alcuni stati arabi, di manifestanti nella giornata del Pride. A Mosca, però, quest’anno un’audace strategia del movimento lgbt ha seminato la polizia nel momento in cui ha dato appuntamento in più parti della città, creando, così, una caccia al manifestante senza ritorno. Era il quinto anno in cui il sindaco moscovita ha negato l’autorizzazione al pride, ma la comunità solidalmente ha saputo dare una risposta chiara ed efficace a creare disorientamento a un potere prevaricante, eterosessista e autoritario. L’esempio di Stonewall prosegue negli animi e nella memoria storica di un movimento ormai internazionale.

Alessandro Rizzo, attivista del movimento glbt, e’ collaboratore di culturagay.it e consigliere circoscrizionale a Milano.

Martedì, 6 Luglio, 2010 - 09:44

Brancher?

Brancher? Io conoscevo Bruno Brancher un altro frequentatore dei tribunali, ladro gentiluomo, scrittore, esponente e cantore della "ligera" milanese e dei Navigli.

Martedì, 6 Luglio, 2010 - 08:40

INCONTRO LISTE CIVICHE UNITI CON DARIO FO PER MILANO E UN’ALTRA PROVINCIA PER ELEZIONI COMUNALI

INCONTRO LISTE CIVICHE UNITI CON DARIO FO PER MILANO E UN’ALTRA PROVINCIA PER ELEZIONI COMUNALI 2011
Mercoledì 7 luglio 2010, ore 18.00/20.00
c/o negozio civico Chiamamilano - Largo Corsia dei Servi (Corso Vittorio Emanuele)
Mercoledì 7 luglio 2010, ore 18.00/20.00c/o negozio civico Chiamamilano - Largo Corsia dei Servi (Corso Vittorio Emanuele)
Abbandonata al governo dei poteri forti, delle grandi speculazioni, dell’infiltrazioni della criminalità organizzata, Milano si sta impoverendo economicamente, culturalmente e moralmente. Cresce la povertà, la precarietà della vita, la diffidenza nel prossimo e la chiusura in se stessi. Nella crisi dei partiti e nella frantumazione della sinistra si è disperso un patrimonio di speranza nella possibilità di sconfiggere questa politica.

Eppure le prossime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Milano sono una occasione vera per chiudere una lunga, troppo lunga parentesi di governo del centrodestra che ha visto questa profonda trasformazione della nostra città. Con questo obiettivo vogliamo lavorare come liste civiche che possono raccogliere il bisogno di partecipazione e l’aspirazione a governare nel segno del bene comune.

Per discuterne insieme mercoledì 7 luglio dalle 18 alle 20 presso il negozio civico Chiamamilano in largo Corsia dei Servi (corso Vittorio Emanuele) si incontrano le liste civiche Uniti con Dario Fo per Milano e Un'altra Provincia.
Introdurranno l’incontro Basilio Rizzo, Consigliere comunale di Uniti con Dario Fo per Milano, e Massimo Gatti, Consigliere provinciale di Un’altra Provincia.

Paolo Cagna Ninchi per Uniti con Dario Fo per Milano
Franco Morabito per Un’altra Provincia

Dove:
Negozio civico di Chiamamilano, Largo Corsia dei Servi, 11, Milano
Quando:
Da Mercoledì 7 Luglio - 18:00 a Mercoledì 7 Luglio - 20:00
Chi organizza:
Uniti con Dario Fo per Milano e Un’altra Provincia.
Martedì, 6 Luglio, 2010 - 08:38

La Milano del futuro. Lavoro e welfare. Verso le elezioni comunali

martedì 6 luglio, alle ore 15.00
presso la Sala Buozzi della Camera del Lavoro (c.so di Porta Vittoria 43)
si terrà un dibattito dal titolo:
La Milano del futuro. Lavoro e welfare. Verso le elezioni comunali.
Dopo l'introduzione di Onorio Rosati, ne dibatteranno:
Basilio Rizzo (Lista Fo),
Giuliana Carlino (italia dei Valori),
Roberto Cornelli (PD),
Daniele Farina (Sinistra e Libertà),
Milly Moratti (Milano Civica),
Nello Patta (Federazione della Sinistra).
Saranno presenti Associazioni MIlanesi
Dove:
Camera del lavoro di Milano - Sala Buozzi, corso di Porta Vittoria, 43
Quando:
Da Martedì 6 Luglio - 15:00 a Martedì 6 Luglio - 18:00
Domenica, 4 Luglio, 2010 - 18:48

CONTRO QUESTO PGT: 5 luglio, ore 18, in piazza della scala, davanti a palazzo Marino

La cementificazione di Milano con il PGT prosegue la linea seguita finora con il recupero dei sottotetti, i parcheggi sotterranei e i grandi interventi speculativi in corso in varie zone della città, in gran parte case di lusso e uffici destinati a rimanere vuoti.

Il partito del cemento comanda sempre a Milano.
A lunedì

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  Il Consiglio Comunale si appresta ad adottare il Piano di Governo del Territorio (PGT), che prevede di aggredire Milano con 23 milioni di metri cubi di cemento (220 grattacieli Pirelli)  distribuiti in tutte le aree della città dove potranno essere trasferiti a pagamento i diritti di costruzione assegnati alle aree agricole del Parco Sud, che non li avevano.  
Salveremo forse il Parco Sud, ma tutti gli abitanti di Milano rischiano di essere ancor più accerchiati dal cemento - molti cittadini si troveranno un grattacielo davanti alla propria casa - in una città già troppo densa, anche a causa  degli imponenti progetti in fase di realizzazione, che il PGT vuole densificare ulteriormente.
Milano ha bisogno di verde e di importanti quote di edilizia sociale.
D’altra parte il Comune non avrà neppure i fondi per dotare questi nuovi insediamenti dei servizi necessari perché le spese previste supereranno gli incassi per 9 miliardi di euro.
Le opposizioni, unitariamente, in Consiglio Comunale hanno condotto per mesi una battaglia dura e utile ottenendo alcuni risultati concreti che non rendono, però, il PGT ancora compatibile  con gli interessi generali della città.
Contro l’adozione di questo PGT si sono già espresse personalità di grande rilievo del mondo accademico, professionale e culturale di Milano.
L’Associazione Vivi e Progetta un’altra Milano
invita a manifestare l’opposizione a questo piano
Lunedì 5 luglio alle ore 18
in Piazza Scala davanti a Palazzo Marino


Aderiscono: 
Rete dei Comitati Milanesi - Comitato “ I MILLE”  Isola – Comitato Cittadinanza Metropolitana - Partito Democratico - Italia Dei Valori - Sinistra Ecologia Libertà - Federazione della Sinistra - Lista FO - Milano Civica – Un’altra Provincia -

APPELLO ALLE PERSONE RAGIONEVOLI E DI BUONA VOLONTA’:
L’azione emendativa svolta in Consiglio comunale nei confronti del progetto di PGT presentato dalla Giunta, pur avendo ottenuto qualche risultato per quanto riguarda il contenimento degli indici perequativi sulle aree dei parchi territoriali e l’inserimento di quote di edilizia sociale nei più rilevanti ambiti di trasformazione urbana lascia irrisolti altri aspetti critici fondamentali del Piano e cioè principalmente:

  1. La totale mancanza di un quadro di riferimento per la pianificazione dell’intera area metropolitana milanese ( dove vive una popolazione complessiva che è il quadruplo di quella del capoluogo ) in contrasto con quanto avviene in quasi tutte le aree metropolitane europee.. La conseguenza certa sarà uno scontro competitivo con i comuni dell’hinterland, a tutto danno dell’efficienza dell’intero sistema metropolitano.
  2. Le quantità edificatorie complessive create sono del tutto avulse dalla reale dinamica demografica e della produzione edilizia, in rapporto alle quali i volumi messi a disposizione dal piano sono sufficienti per alimentare la domanda edilizia per cinquanta o cento di anni: il che rende il piano un mostruoso non-piano, paragonabile ai prodotti peggiori dell’urbanistica del fascismo. Gli effetti di questo abnorme sovradimensionamento saranno: cantieri infiniti e discrasia temporale tra realizzazione dei nuovi quartieri e sviluppo del trasporto pubblico e dei servizi
  3. Gli indici edificatori vengono aumentati sino ad oltre 1 mq/mq rispetto allo 0,65-0,75 attuale : ciò significa per un verso una riduzione delle dotazioni pubbliche al limite minimo imposto dalla legislazione nazionale del 1968 (18 mq/abitante) o addirittura al di sotto del limite stesso, quando il resto delle regioni italiane è attestato attorno a valori di 24-28 mq/abitante e per altro verso, un ingiustificato e significativo incremento della rendita fondiaria.
  4. Il piano rinuncia ogni programmazione del mix funzionale, ed in particolare dei rapporti tra residenza e terziario con conseguenze imprevedibili sul sistema della mobilità e sulla vivibilità dei quartieri, a differenza di quanto avviene in tutto il mondo, dove i grandi attrattori terziari vengono accuratamente programmati e adeguatamente serviti, mentre i nuovi quartieri residenziali vengono sistematicamente protetti dalle interferenze più invasive.
  5. Il meccanismo perequativo immaginato è incontrollato, farraginoso, probabilmente irrealizzabile e viene illegittimamente esteso alle aree agricole, creando un mercato finanziario di diritti edificatori dei quali non è prevedibile dove, come e quando si trasformeranno in scelte insediative
  6. Le aree di proprietà pubblica (ex scali ferroviari, ex caserme) che il PGT vuole rendere massicciamente edificabili per fare cassa devono invece essere destinate a risarcire la città del verde mancante e a garantire grandi quote di edilizia sociale, come normalmente avviene negli altri paesi europei.
  7. La previsione del tunnel automobilistico deve essere non rinviata, ma cancellata. Essa contraddice ogni assunto di sostenibilità ambientale a parole enunciato dal piano, e rivela la mancanza di fede della stessa Giunta nelle sue stesse proposte in materia di sviluppo delle linee del trasporto pubblico.
  8. Il Piano deve essere l’occasione per garantire che la destinazione d’uso finale delle aree dell’Expò 2015 non sia quello edificatorio privato, ma che se ne consolidi la destinazione pubblica permanente con meccanismi perequativi simili a quelli proposti per i parchi territoriali.
Facciamo quindi appello alle forze politiche perché, affrontando compiutamente e nei tempi richiesti tali aspetti, diano prova della volontà reale di farsi difensori civici dell’interesse collettivo della città, fermando la corsa di questo terribile progetto
Sergio Brenna- Docente Politecnico
Giuseppe Boatti- Docente Politecnico
Giancarlo Consonni –Docente Politecnico
Graziella Tonon –Docente Politecnico
Antonello Boatti-Docente Politecnico
Jacopo Gardella – Architetto
Lodovico Meneghetti – Urbanista.
Luca Beltrami Gadola – Giornalista
Guglielmo Mozzoni – Architetto-Ideatore della "Citta’ Ideale"
Valeria Erba –Docente Politecnico
Federico Oliva- Presidente INU
Vittorio Gregotti – Professore
Augusto Cagnardi – Architetto
Michele Reginaldi – Architetto
Gae Aulenti – Architetto
Gillo Dorfles – Critico d’Arte
Beppe Caravita – Giornalista
Maria Cristina Treu –Docente Politecnico
Pierluigi Paolillo –Docente del Politecnico-
Giuliano Pisapia – Avvocato
Philippe Daverio –Critico d’Arte
Dario Fo- Premio Nobel
Franca Rame-Attrice
Guido Artom – Imprenditore
Davide Adriano – Architetto
Gabriele Adriano - Architetto
Alessandro Guerriero –Designer
Paolo Atzori – Designer
Bruno Nacci –Consulente editoriale
Tomaso Kemeny – Poeta
Umberto Fiori - Poeta
Inge Feltrinelli – Editore
Jacopo Casoni –Giornalista di Telenova
Arnaldo Pomodoro – Scultore
Teresa Pomodoro –Segretario Generale Fondazione " Arnaldo Pomodoro"
Maria Luisa Meneghetti – Docente Università di Milano-Lettere
Cesare Segre – Accademico dei Lincei – Critico Letterario

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