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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Lunedì, 26 Febbraio, 2007 - 15:06

Degrado in zona 4: perchè?

rispondo a un cittadino di zona sulle questioni inerenti al degrado sociale e civile di alcune, tante, aree della circoscrizione.

Caro Alberto,
il forum, partiamo da questo, per capirci e intenderci. Io diverse volte ho rilevato le doglianze maggiori che riguardano la città di Milano, la zona al cui Consiglio siedo come consigliere capogruppo della Lista Uniti con Dario Fo per Milano, e ho saputo, cercato quanto meno, di declinarle nella dovuta forma istituzionale come testi di interrogiazioni e di proposte di delibera, ossia mozioni, per dare delle risposte, alquanto relative, alle problematiche, numerose, che vengono giustamente ogni giorno sollevate dalla cittadinanza. Ho un forte senso del ruolo della democrazia partecipata e attiva, come fondamento della vità istituzionale di un Paese, come senso civico e generale di cosa pubblica, senso fortemente presente in altri Paesi, in Francia in primis, dove repubblica acquisisce il significato di apprtenenza a un contesto di tutte e di tutti, difendendo questo contesto come insieme di beni, patrimoni a cui ognuna e ognuno può accedere nel dovuto rispetto dell'altra e dell'altro, senza assecondare l'utilizzo del medesimo per soddisfare illegittimi propri interessi personali. La separazione tra pubblico e privato, in poche parole, è il fondamento, da Rousseau a Montesquieu, della convivenza civile e sociale, della giustizia, dell'eguaglianza e delle pari opportunità. Quando non sussiste questo principio, come spesso accade in Italia, e in particolare modo a Milano, non sussiste in toto la consapevolezza democratica di fare parte integrante di una città, di un comune, di una realtà dove il "dono", ossia quello che la città publicamente offre, è avvertito come proprietà di tutte e di tutti indisponibile, non vendibile, ma a disposizione delle esigenze e delle necessità della persona, che di questa comunità fa parte. Tutto questo è per cercarti di dire che credo anch'io che lo stato di degrado, che tu esprimi con giusta forza e determinazione in questo tuo post, sia insopportabile: quante risposte ho dato al singor Luigi Lettini, cittadino attivo e partecipe, per questo lo ringrazio delle sue segnalazioni, esposte in modo puntuale, dettagliato e responsabile, circa lo stato di degrado sociale, civile, culturale, urbanistico esistente nella zona Calvairate - Molise, in particolare modo Piazza Insubria, Piazzale Cuoco e le vie adiacenti, dove l'emarginazione diventa fonte di devianza continua, con fenomeni intollerabili, ma che hanno una radice che deriva dal contesto stesso, di abbandono, di totale incuranza da parte della pubblica amministrazione. Ed è qui il punto fondamentale: l'incuranza da parte dell'amministrazione pubblica. Da 15 anni Milano soffre l'assenza di un progetto di riqulificazione serio e direi fortemente efficace della città: l'era post industriale fordista ha scoperto zone intere, le cosidette "aree dismesse", prima sedi di industrie e fabbriche, oggi lande di ampio terreno, ma disponibili a qualsiasi tipo di progetto di intervento. I progetti di intervento esistono, ma non sono concepiti in un'ottica pubblica, di raggiungimento di un fine generale, di interesse della comunità: si danno a buon prezzo i terreni alle società edificatrici, le quali fanno il loro lavoro e operano per costruire mega comprensori commerciali ed edilizi che non hanno nessun tipo di vincolo e di legame con il territorio. Vediamo il caso eclatante di Porta Vittoria, l'ex stazione, dove gli appetiti da ansia di costruzione delle società interessate hanno approvato un progetto che è a dir poco devastante per il contesto in cui si inseriscono: ma si sà la zona è semicentrale, a 15 minuti (sic stantibus rebus!) da Piazza del Duomo, e alti potrebbero essere i guadagni derivanti dalla vendita di appartamenti interni al megacomprensorio, appartamenti di edilizia privata!, come alti potrebbero essere gli incassi del cinema multisala in esso presente, oppure dell'albergo o dei comprensori megacommerciali. Tutto, però è disconnesso con la tipologia sociologica e urbanistica della zona, aumentando la presenza di autovetture che si arrecheranno da ogni dove in questa cittadella dei balocchi, nell'autorimessa in essa presente, intasando il traffico urbano e rendendo vana la presenza della fermata della metropolitana del passante ferroviario. Questo è un esempio, che non c'entra con la questione specifica, ma è propedeutico a comprendere la filosofia di intervento riqualificatore che da 15 anni anima le giunte susseguitesi dal 1993 a oggi. Tutte di un cetro colore, ma a prescindere da questo dato politico, direi assolutamente fallimentari nell'ipotesi di riqualificazione delle zone degradate della città. Dirò di più Alberto: esistono aree di patrimonio demaniale, così censite nell'albo delle zone che sono di proprietà del demanio, appunto, che non hanno ancora avuto nessun tipo di programma di intervento da parte dell'amministrazione, forse perchè in contesti poco appetibili per gli amici costruttori. Parlo, per esempio, dell'area di Via Presolana 6, già sottopostami da due cittadini della zona, e che è stata oggetto di una mia interrogiazione nell'ultimo consiglio di zona, dove esiste un'area, forse necessitante di un'intervento di bonifica del sottosuolo, data la presenza, in precedenza, di esercizi che utilizzavano materiale contaminato, ma sufficiente a provvedere un progetto di riqulificazione complessivo, con le dovute previe indagini sullo stato del terreno. Esiste un'alta domanda di "case", abitazioni: è un'emergenza sociale, la prima forse, nella nostra città, dove i prezzi delel abitazioni sono in continua crescita espoinenziale, me lo comunicava un mio carissimo amico di un'agenzia immobiliare, e dove non esiste soluzione a una calmierazione dei costi esorbitanti rispetto alle disponibilità economiche e finanziarie della maggioranza delle famiglie e dei nuclei familiari. Ma sono alti anche i tassi di affitto, costrigendo l'accensione di mutui che durano per un'intera esistenza. Sappiamo tutti il dramma sociale presente in questa piaga tutta milanese; e le conseguenze che derivano, ossia l'abbandono, soprattutto da parte di giovani cittadine e cittadini, della città. Ebbene: la Giunta, l'assessorato competente, il settore centrale che cosa hanno previsto di fare per riportare quell'area scoperta a un'utilità sociale? Attendo risposte, in base alla mia interrogazione. Ho chiesto di indire una commissione territorio urbanistica ad hoc: penso che avrò delle risposte in questo ultimo merito della questione sollevata da me. Ma questa situazione riguarda altre realtà che sono nella stessa condizione. Riguarda il fatto che deve esserci una maggiore comunicazione direzionale e politica tra l'AMSA e il consiglio di zona, tra la polizia locale e il consiglio di zona: forse l'azzonamento degli uffici di vigilanza municipale aiuta, ma ancora non si sono avute delle conseguenze positive in tal termine. Ma riguarda anche il fatto che deve esserci un monitoraggio attento e una relazione puntuale sulle risorse che, come consiglio di zona, disponiamo nell'ambito della rete dei servizi sociali, alla persona, per inquadrare anche le lacune oprative e organizzative tali da dare input positivi e vitruosi atti a eliminare queste mancanze: da tempo non esiste più lo sportello rosa presso i CAM, prima attivo, utile servizio per le ragazze e per le donne, di goni tipologia di intervento richiesto, dall'assistenza psicologica a quella sociale, da quella familiare a quella legale. Ma non solo: non esiste più il servizio di assistenza sociale per le bambine e i bambini, atto a dare informazioni e servizi che sono utili nella fase di crescita della persona. Non esiste un'adeguata informazione reale sui servizi che il Consiglio, il Centro Civico, può disporre: non vi è la conoscenza da parte delle fruitrici e dei fruitori della presenza di centri di informazione e di aiuto sociale, come per esempio l'emissione delle certificazioni ISEE, oggetto di altra mia interrogazione, ossia delel certificazioni grazie alle quali le persone possono accedere, se esistono i presupposti di reddito, ad agevolazioni nella fruizione di determinati servizi e opportunità sociali. Ma la causa non è da inquadrarsi nella incuranza e trascuratezza della cittadinanza, ma dall'assenza di un progetto continuo e coordinato di intervento politico sul territorio, tale da rendere note le doglianze e indirizzarle verso soluzioni positive e adeguate. Tutto questo genera e alimenta insicurezza sociale, senso di inadeguatezza, forte dispersione, assenza di una presenza istituzionale adeguata e rispondente alle tue richieste, ai tuoi bisogni, ai tuoi diritti, disagio, abbandono. Ed è, questo, un insieme che rileva, poi, sentimenti cinici e risposte devianti, spesso conflittuali, spesso antagoniste, spesso di odio e di avversione, violenza, di contrasto con l'altro, di sfregio verso tutto ciò che è pubblico. E ritorniamo al concetto di cosa pubblica, quello tipico di una "republique" dei "citoyen", dove esiste una presenza delle istituzioni come luogo di riferimento di garanzia nell'elargiazione dei servizi, nella tutela dei beni pubblici, nella definizione di equilibrate regolamentazioni e norme per accedervi, per usufruirne, di una giusta e capillare informazione accurata e adeguata, di un sistema di rete e di coordinamento tra i centri che elargiscono i servizi stessi, senza nessun tipo di interessi privato e di lucro da parte di terzi (la separazione tra pubblico e privato). A Milano il degrado civico esistente è provocato dal degrado della cosa pubblica, del concetto di pubblico e della funzione promozionale e aggregante che l'istituzione, municipale in primis, deve sapere esprimere. A Milano manca tutto questo perchè manca un progetto della città e manca un controllo pubblico e una garanzia sociale nella gestione dei servizi elementari, affossando ogni canale di partecipazione della cittadinanza nel governo della medesima cosa pubblica. Caro Alberto, perdona la mia logorrea, ma è funzionale a inquadrare le cause del disagio diffuso, universale. Spero di non averti appesantito, ma di averti delucidato punti integrativi di un'esigenza che è già tutta espressa in un altro programma possibile per lo sviluppo umano e sociale della città.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Lunedì, 26 Febbraio, 2007 - 13:20

Portavoce Ceco Umanista

Intervista a Jan Tamas
Portavoce del coordinamento Ne zakladnam contro le basi militari USA in Repubblica Ceca e Presidente del Partito Umanista ceco.
D. Com’è nato questo coordinamento?
Nell’agosto 2006 ha cominciato ad emergere un po’ di informazione sul piano degli Stati Uniti di installare due nuove basi militari in Europa, una in Polonia e una nella Repubblica Ceca. Queste basi dovrebbero far parte del cosiddetto National Missile Defense System, successore del progetto iniziato negli anni Ottanta da Reagan e conosciuto come “Star wars”.
Abbiamo allora creato un ampio coordinamento di oltre 40 organizzazioni e organizzato diverse manifestazioni, parlato ai mass-media e tenuto conferenze stampa. Sembra che questa forte opposizione abbia portato gli americani a sospendere i loro tentativi per qualche mese, cercando allo stesso tempo di usare i mass media per convincere i cechi dei vantaggi di una base militare USA nel loro paese. Inoltre hanno cominciato a diffondere menzogne sul coordinamento ed i suoi membri attraverso i mass-media.
Cos’è successo poi?
Nei mesi seguenti gli Stati uniti hanno cambiato strategia: all’inizio parlavano di scegliere un solo luogo per costruire la base (Ungheria, Polonia o Repubblica Ceca). Poco dopo gli ungheresi gli hanno detto che non volevano la base, così le uniche possibilità sono rimaste la Polonia e la Repubblica Ceca. Quando si sono resi conto della nostra forte opposizione hanno cominciato a parlare di dividere la base in due parti: la base radar sarebbe stata in Repubblica Ceca e quella degli intercettori per distruggere i razzi in arrivo in Polonia. Adesso cercano di convincere la gente che i radar non sono pericolosi. Pochi giorni fa l’ambasciatore americano ha incontrato i sindaci delle cittadine presso le quali dovrebbe sorgere la base radar e loro hanno commentato che le sue rassicurazioni sul fatto che la base farà bene alla gente non li hanno convinti.
Qual è l’atteggiamento del governo ceco e dei vari partiti?
Il nuovo governo, di destra, si è insediato pochi giorni fa, dopo che siamo rimasti 7 mesi senza. C’è stato un “approccio ufficiale” da parte degli USA e sono cominciate le discussioni “ufficiali” sulla base. Sembra che il nuovo governo intenda permettere l’installazione della nuova base, ma prima di dire di sì deve lanciare una “campagna informativa” per spiegarne i benefici ai cittadini cechi. Allo stesso tempo non ha fornito una sola ragione per cui la base debba sorgere proprio qui. Governo e Stati Uniti continuano a ripetere le stesse assurdità: ci sono minacce da parte dell’Iran e della Corea del nord e la base può proteggere anche l’Europa.
I Verdi, che qui sono di destra, appoggiano il governo e i socialisti continuano a cambiare posizione e non si esprimono con chiarezza. Gli unici a opporsi sono i comunisti e noi del coordinamento contro le basi e ogni volta che appaio in TV, c’è più gente che ci appoggia.
Che prospettive vedi per la vostra lotta?
E’ una questione molto grave, che non tocca solo i cechi, ma tutti noi europei. Sabato 17 febbraio ho partecipato alla bellissima manifestazione a Vicenza e mentre raccontavo dal palco cosa stava accadendo da noi, vedevo anche le impressionanti somiglianze con la situazione italiana: lo stesso servilismo dei governi, non importa se di destra o di sinistra, la stessa arroganza degli Stati uniti e la stessa ribellione pacifica ma forte della gente.
Noi continueremo con la nostra protesta per arrivare a un referendum (che siamo sicuri di vincere, visto che secondo i sondaggi la stragrande maggioranza dei cechi è contraria alle basi), ma è necessaria anche una visione ampia, a livello europeo, che inquadri la nostra azione e che ci faccia sentire untiti e solidali con altri.
Io credo che dovremo cominciare un’attività comune in tutta Europa, con delle richieste molto chiare:
·         Ritiro da parte degli Stati Uniti delle 500 bombe nucleari custodite nelle basi Nato in Europa.
·         Nessuna nuova base militare USA in Europa.
·         Disarmo nucleare globale con la supervisione dell´ONU.
Nel sito www.nezakladnam. cz si possono vedere molti video di manifestazioni e interviste televisive.

Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 16:22

Sulla Dichiarazione di voto della Sen. Franca Rame

INTERVENTO DI FRANCA RAME IN AULA SULLE COMUNICAZIONI DEL MINISTRO D'ALEMA E DICHIARAZIONE DI VOTO

Onorevole Ministro, Presidente, Onorevoli colleghi,
Il Ministro D’Alema ci ha rassicurati sullo spirito e le intenzioni della missione italiana in Afghanistan.
E sono certamente disposta a credere che si stia cercando di fare qualcosa di buono ma non credo che questi tentativi stiano sortendo risultati sufficienti.
Innanzi tutto la missione di pace in Afghanistan ha cambiato la sua natura per chiara e palese dichiarazione del presidente degli Stati Uniti d’America, che ha chiesto ai partecipanti alla missione più truppe per affrontare la disastrosa situazione militare.
Il nostro Paese è in guerra. Nessuno lo può negare, a mio avviso non ci sono speranze di riportare la pace in Afghanistan seguendo i metodi utilizzati fin’ora.
In quel Paese sono state commesse ogni sorta di atrocità. Innumerevoli di massacri di civili, ammessi dal comando della missione “di pace” e giustificati come errori.
Per non parlare dell’uso di armi all’ uranio impoverito e migliaia di prostitute che si vendono agli stranieri per sfamare i figli... mangiare insomma.
vogliamo dare alla nostra missione un vero senso di pace?
Restare, senza muovere un dito di fronte ai crimini contro l’umanità che vengono compiuti in Afghanistan sarebbe soltanto essere complici.
INVERTIAMO LA ROTTA! Rovesciamo i termini economici della nostra partecipazione? Oggi spendiamo 300 milioni di euro per le ARMI E I SOLDATI e 30 milioni di euro PER GLI AIUTI UMANITARI. Rovesciamo il rapporto e instauriamo anche criteri certi di verifica sui risultati ottenuti con i soldi spesi. Credo che questo potrebbe essere un terreno favorevole sul quale spostare la discussione tra le varie anime del governo trovando la possibilità di una mediazione.
Altrimenti c’è il rischio che questa guerra passi alla storia come un grande crimine contro l’umanità.
Dichiarazione di voto
Ottima replica. La relazione del ministro mi trova d’accordo al 90%. Rimane il nodo dell'Afghanistan al quale la mia coscienza vorrebbe rispondere con un NO. Ma IN SENATO non ci sono i numeri CERTI, avendo cambiato posizione politica un senatore di centro sinistra, col mio NO rischiamo di andare sotto, rischiamo una crisi di governo, che potrebbe portare alla caduta di Prodi e al ritorno della destra.
Come posso prendermi questa responsabilità? Non ci sto e VOTO SI', certa che i miei elettori condivideranno questa mia scelta.
By Franca Rame at 2007-02-21 18:05 | blog di Franca Rame | aggiungi commento | letto 1532 volte

Cara Franca,come Segolene
Cara Franca,
come Segolene la nuova comunicazione passa tra il blog: è democrazia diretta, partecipata, forma di condivsione di un percorso, forma di rivitalizzazione dei logorati meccanismi di rappresentanza, quelli classici, canonici, basati sulla delega in bianco. La partecipazione è il sale della democrazia e della crescita civile e politica della comunità. Il confronto crea scelte condivise, forti, reali, frutto di un mutuato ascolto positivo con l'elettorato, che è il luogo politico primario a cui l'eletta e l'eletto deve saper indirizzare la propria attenzione, la propria comunicazione dei contenuti e delle intenzioni: costruendo percorsi comuni, coinvolgenti, collettivi, partecipati. Anch'io, in qualità di Capogruppo della Lista Uniti con Dario Fo per Milano nel Consiglio di Zona 4 di Milano, utilizzo il blog, http://www.partecipami.it/?q=blog/172, come forma primaria di comunicazione e di confronto, di dialogo in un contesto che possiamo dire "Convenzione permanente attiva di rete". Sto vivendo con forte rabbia ma anche con un senso di frustrazione le ore interminabili di un incubo che si è aperto l'altro giorno con una crisi inaspettata, malaugurata per questo Paese che riponeva nel Governo Prodi le prime speranze di un cambiamento possibile, dopo 5 anni di fallimentare direzione, di una legislatura all'insegna degli interessi privati e illeciti che si sono eretti a legittimi, dove i conflitti di interesse venivano eliminati nel loro essere conflitti, mantenendo e sostenendo gli interessi; UNA LEGISLATURA FATTA DI MENZOGNE, QUELLA RETTA DAL CENTRODESTRA, un legislatura che ha trovato nel sistema di guerra il proprio principale giardino d'azione, asservendo e svendendo l'Italia all'alleato che è fonte di distruzione permanente e senza fine, di imperialismo e prevaricazione nel soffocamento dei diritti di autodeterminazione e dei popoli, umani, civili, inalienabili. Si è aperto il 9 aprile un nuovo corso, una nuova stagione, una primavera del risveglio della politica, della partecipazione, della democrazia. Abbiamo, subito dopo, sconfitto con un referendum di popolo, ampiamente partecipato, il bieco tentativo di seppellire con il macete la nostra costituzione, nata dalla Resistenza e da quelle forze ideali e culturali aliene al presente centrodestra. Abbiamo prospettato nuove norme e stavamo per approvarle, sul mercato del lavoro, rivedendo, io ero per l'abrogazione, ma meglio un passo che nessuno, l'infame legge sulla precarietà esistenziale oltre che lavorativa, la legge 30 che rende la persona mezzo mero di produzione, da eliminare quando è opportuno, magari quando conviene all'azienda dislocare in altri luoghi, lasciando a casa le lavoratrici e i lavoratori senza garanzie, senza prospettive, senza un avvenire di affermazione e di emancipazione sociale. Stavamo parlando di ecosviluppo, incentivando, finalmente recependolo come punto prioritario dell'agenda di governo, le fonti di energia rinnovabile e sostenibile, concependo che l'attuale modello di sviluppo non è più concepibile, in quanto spreca risorse energetiche, crea emissioni inquinanti ncive e determina conflitti sociali e internazionali che scaturiscono nelle guerre di aggressione e di interessi petroliferi delle potenze. Avevamo delineato una politica estera tesa a definire un ruolo primario dell'Italia come Paese di risoluzione dei conflitti in senso e in una prospettiva umanitaria: si è vero, tu giustamente, Franca, lo poni e lo sottolinei nella tua dichiarazione, esiste una contraddizione che consiste nel riproporre un appoggio alla missione in Afghanistan, che oggi vede schierato un maggior numero di soldati, e che delinea ciò che da tempo prefiguravamo, ossia che quella missione non era missione di pace, di solidarietà umanitaria, di sviluppo sociale condiviso con la popolazione, ma, bensì, era ed è missione di guerra, di aggressione, di mutuata situazione di controllo economico. Il cambio della destinazione dei fondi, aumentando quelli per lo sviluppo socio umanitario, è assolutamente importante e imprescindibile per dare una risposta politica a una situazione di alimentata conflittualità interna. Ma votare NO o astenersi alla dichiarazione programmatica presentata dal Ministro degli esteri D'Alema sarebbe stato un suicidio, rendendosi complici di un ritorno al passato, che sembrava cessato, appartenere alle pagine oscure, ce ne sono molte, della Repubblica Italiana, a periodi di lesione della democrazia, di attacco alle conquiste sociali e civili che il Paese ha determinato in questi lunghi decenni di progressivo avanzamento democratico e civile. Sarebbe stato un colpo ulteriore per ridare e riconsegnare il Paese nelle mani della destra, di una destra rozza, insensata, irrazionale, irresponsabile, drammaticamente antieuropea, palesante le inclinazioni peggiori e viscerali dell'essere umano: una destra costituita da delle persone che soggettano la ragione di stato alla soddisfazione di propri biechi interessi individuali. Ma questo pericolo è ritornato nuovamente vivo e tragicamente presente agli occhi increduli e disillusi dei più che hanno votato per il cambiamento e per la difesa della democrazia, del lavoro, della convivenza sociale, della pace. Ritorna come un mostro tentacolare, tipica riproposizione di derive totalitarie e reazionarie intessute nei sistemi liberali, come scrive giustamente il grande giornalista Noam Chomsky, e, in questo momento, arginarlo diventerò doppiamente difficile, doppiamente angusto, doppiamente ostico: doppiamente dato che saranno venute meno le forti tensioni politiche e progettuali che avevano dato vita al lungo programma de L'Unione, ricco di radicali proposte di cambiamento e di svolta, di cambio di una rotta consunta e perniciosa per il Paese, l'Europa. Quale soluzione dare a questa inaspettata ma sofferta crisi, una delle più sofferte della storia repubblicana? E' difficile pronosticare scenari nuovi, di certo i 12 punti che potrebbero essere la nuova base di impegno programmatico di governo, di un governo Prodi bis, che noi auguriamo si ricostituisca e possa avere una maggioranza in ambo i rami del Parlamento, seppure sempre labile dato un sistema elettorale, il porcellum, preconfezionato dalla destra qualche mese prima della conclusione della propria infausta legislatura all'insegna del motto "Muoia Sansone con tutti i Filistei", ossia "perdiamo ma lasciamo uno stato di ingovernabilità assoluto ai nuovi arrivati", sono differenti dalle basi programmatiche della coalizione e diversi sono gli arretramenti di contenuto e di prospettiva fatti. Ma la tcnica del meno peggio deve permanere, soprattutto in Italia in cui i poteri forti, le pressioni vaticaniste e atlantiche mettono a repentaglio la prosecuzione della tenuta della democrazia e dell'autodeterminazione dell'Italia, che aveva scelto una politica estera di più largo respiro, di maggiore prospettiva politica, di ampliamento dei diritti civili e sociali, di una progressiva affermazione della cittadinanza, delle lavoratrici e dei lavoratori. Lo spettro che ha tenuto bloccato il Paese per anni nella cosidetta prima fase della Repubblica sembra ritornare con grande vigore e dirompenza: i voti dei tre senatori a vita lo esemplificano chiaramente, tutti e tre rispettive figure di referenza dei poteri ingerenti. Bloccare, ora, questo sbarramento al completamento di un programma che dava nuove prospettive all'Italia è più che mai necessario e solo una coalizione che riconfermi l'attuale maggioranza, magari ampliata con appoggi esterni e individuali non devastanti le basi del programma, rivingorendola nonostante la difficile situazione in Senato, rilanciandola con un impegno di trasformazione sociale e culturale del Paese, potrebbe evitare questa minaccia di riaffermazione del "berlusconismo" che va oltre al soggetto, individuabile come contaminazione del costume e delle coscienze, come scrive il giurista Franco Cordero, e che ripristinerebbe uno stato di demolizione della democrazia in modo subliminale e corrotto.

Alessandro Rizzo
Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 15:10

SOSTEGNO ALLE VITTIME DELL'URANIO IMPOVERITO

SOTTOSCRIZIONE IN SOSTEGNO DELLE VITTIME DELL’URANIO IMPOVERITO

Qualche giorno fa è deceduto Amedeo d'Inverno, 45esima vittima dell'uranio impoverito. E' mancato nel silenzio delle istituzioni, e senza alcun sostegno da parte dello stato.
Come lui, altri 512 ragazzi italiani sono malati, alcuni gravissimi, a causa della cosiddetta sindrome dei Balcani, dovuta all'esposizione all'uranio impoverito, patologia non indennizzata dalla Difesa, e che costa grandi sacrifici economici alle famiglie dei malati.
In questa finanziaria era stato proposto un fondo per il sostegno alle famiglie dei defunti a causa dell'uranio impoverito, ma nella notte precedente il voto, dal decreto è scomparso il riferimento preciso all' uranio impoverito e i fondi dirottati, tra gli altri, alle famiglie delle vittime di Ustica perchè riconosciute come vittime del terrorismo.
Questo disinteresse dello Stato Italiano verso i soldati che hanno dato tutto per compiere il loro dovere è vergognoso. E non possiamo non ricordare che in questo particolare caso lo Stato Italiano è doppiamente colpevole. L'esistenza dei pericoli legati all'uso di uranio impoverito erano noti da anni quando iniziò la campagna militare contro la Serbia.
Gia migliaia di soldati statunitensi sono morti perché contaminati dall'uranio impoverito durante la prima guerra contro l'Iraq, decine di migliaia sono i reduci malati a causa della Sindrome del Golfo. Quanti di loro sono deceduti?
Insieme a Dario e Jacopo ci trovammo, tristi profeti di sventura, a inviare una lettera ai giornali (pubblicata solo dal Corriere della Sera) nella quale lanciavamo l'allarme chiedendo quali garanzie ci fossero sul non uso da parte degli Stati Uniti di proiettili all'uranio impoverito nella guerra dei Balcani che stava per iniziare. Ricordavamo i pericoli legati a questa sostanza e paventavamo enormi danni alle popolazioni e ai militari, oltre all'inquinamento dei territori per un tempo infinito (centinaia di migliaia di anni).
Nessuno ci ascoltò.
Anzi i comandi militari italiani non presero neppure le precauzioni contro questi proiettili criminali adottate da americani e inglesi sui campi di battaglia.
I nostri soldati, in maniche di camicia, restavano stupiti vedendo le truppe dei Paesi alleati arrivare munite di scafandri e tute protettive integrali.
Quindi è ancora più esecrabile il fatto che, contro ogni evidenza scientifica, i vertici medici dell'Esercito Italiano si rifiutino di accettare il fatto che l'esposizione all'uranio impoverito sia la causa del male che colpisce oggi 512 reduci di guerra.
E riempie di tristezza rendersi conto che, come al solito, molti si riempiono la bocca di amor patrio e retorica dell'eroismo e poi sono ciechi e sordi di fronte alla sofferenza dei nostri soldati una volta che non servono più.
Meglio sarebbe pensarci prima di partecipare a una guerra e avere più rispetto dopo per i combattenti,che oltre ad aver rischiato la vita per la patria questi uomini hanno dato la salute e si trovano rovinati economicamente perché non ricevono nessun aiuto.
Essendo membro della commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, presieduta dalla senatrice Lidia Menapace, farò il possibile affinché il governo metta fine a questa tragedia.
In fiduciosa attesa che ciò avvenga, apro una sottoscrizione a favore delle famiglie che si trovano in difficoltà economiche, nella speranza di poter dar loro un aiuto concreto accompagnato dalla nostra “vicinanza” e amicizia.
Credo sia un atto di civiltà verso vittime ignare e inconsapevoli, e vi invito a sottoscrivere con qualsiasi cifra riteniate opportuna per
non abbandonare questi ragazzi. Non imbarazzatevi se potete inviare anche solo 1 euro, sarà accolto come fosse un milione… di euro!
Chi volesse partecipare al dibattito su questa proposta può utilizzare lo spazio disponibile sul mio blog: www.francarame.it
Per contributi usare il conto corrente postale
INTESTATO A FRANCA RAME E CARLOTTA NAO N. 78931730 ABI 7601 CAB 3200 CIN U
IBAN IT 64 U 07601 03200 000078931730
specificando la causale: "Per le vittime dell'uranio impoverito".
Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 15:08

IL LABORATORIO LOMBARDIA

IL LABORATORIO LOMBARDIA:
VERSO UNA SINISTRA UNITA
E PIU’ FORTE IN ITALIA E IN EUROPA

MILANO 23 FEBBRAIO 2007
ORE 20,45
CASA DELLA CULTURA
VIA BORGOGNA, 3 (MM1 San Babila)
Aldo Tortorella, Presidente Associazione Rinnovamento della Sinistra
INTRODUCE
"Una sinistra nuova per rispondere alle sfide del mondo contemporaneo"
NE DISCUTONO
Mario Agostinelli, Presid. Unaltralombardia/Gianfranco Pagliarulo, Presid. Coordinamento Nazionale Sinistra RossoVerde/Pietro Folena, Uniti a Sinistra/Giampiero Magni, Segr. Prov. PdCI Milano/Antonello Patta, Segr. Prov. PRC Milano/Alessandro Pollio Salimbeni, Sinistra DS, Direzione nazionale DS/Giorgio Riolo, Presid. Punto Rosso, Milano/Massimo Gatti, Cons. Prov. DS - (ARS)/Maso Notarianni, Direttore Peace Report/Ermanno Eugeni, Presid. Sinistra RossoVerde Lombardia
PARTECIPANO
Michela Barzi, Felice Besosrti, Edgardo Bonalumi, Renato Bonati, Lella Brambilla, Ivana Brunato, Paolo Cagna Ninchi, Giuseppe Calzati, Giovanna Capelli, Marco Cipriano, Mario Colombo, Rocco Cordì, Chiara Cremonesi, Bianca Dacomo Annoni, Franco De Alessandri, Angelo Ferranti, Antonio Frascone, Marisa Fugazza, Mario Gaeta, Guido Galardi, Giorgio Lunghini, Maria Grazia Meriggi, Emilio Molinari, Flavio Mongelli, Carlo Montaleone, Franco Morabito, Paolo Pinardi, Adriano Pincherle, Antonio Pizzinato. Alessandro Rizzo, Augusto Rocchi, Silvio Sarfatti, Maria Sciancati, Sabina Siniscalchi, Massimo Tafgi, Luigi Vinci
PRESIEDE
Pino Vanacore, Unaltralombardia
Unaltralombardia
ARS, Associazione per la Rinascita della Sinistra
Sinistra RossoVerde

Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 15:00

CONTRO LO SFRATTO DELLA CULTURA

*Il SICeT e L'Associazione Cittadini dal Mondo*

*Organizzano:*

*LUNEDI' 26 FEBBRAIO ORE 20,30 *

*TEATRO GUANELLA VIA DUPRÈ, 19 / Milano*

* *

*concerto blues di *

*BETTY GILMORE **CON MAX DE BERNARDI***

* *

*CONTRO LO SFRATTO DELLA CULTURA *

*CONTRO LA CULTURA DELLO SFRATTO** *

* *

*partecipano**: **MARCO PITZEN Sicet - Milano***

*IGINIO ROSSI Docente analisi economica urbana del
Politecnico di Milano*

* *

*Interventi musicali e poesie**: CLARA CAUDANA & COMPANY, *

*JULIO MONTESINOS, *

*PAOLO BUFFONI DAMIANI *

*Sculture** di DAVIDE DE PAOLI *

* *

*aderiscono**: *

*Altri Mondi, Assoc. Alpi Andes, Coop. Proficua, Coop.
sociale Alice, Assoc. Cultural Cilena, Assoc.Antonio
Raimoindi, Ass. Todos los sangres, Lega per il Diritto dei
Popoli, Assoc. Todo Cambia *

* *

TRA POCHI GIORNI SARA' ESEGUITO A MILANO IN VIA CONFALONIERI
3 LO SFRATTO NEI CONFRONTI DI DUE ANZIANI ARTISTI CHE VIVONO
DA ANNI IN UNO STUDIO LABORATORIO DEL COMUNE CON IL QUALE
HANNO ACCUMULATO ORMAI UN CONSISTENTE DEBITO.

DAVIDE DE PAOLI DI ANNI 70 E' UNO STIMATO SCULTORE CHE HA
FONDATO IN QUARTIERE UNA SCUOLA LABORATORIO DI LAVORAZIONE
ARTISTICA DEL METALLO, BETTY GILMORE DI 66 ANNI E' POETESSA
E CANTANTE DI BLUES ED HA AL SUO ATTIVO OLTRE A MOLTISSIMI
CONCERTI DIVERSE PUBBLICAZIONI DI CD, POESIE, E ARTICOLI.
PURTROPPO IL LORO REDDITO NON E' SUFFICIENTE A PAGARE
L'AFFITTO DEL NEGOZIO LABORATORIO DOVE HANNO RICAVATO NEL
RETRO UNA STANZA PER DORMIRE.

DA TEMPO SONO IN GRADUATORIA PER AVERE UN ALLOGGIO POPOLARE
CHE IL COMUNE NON GLI HA MAI VOLUTO ASSEGNARE. IL 5 DI MARZO
VERRANNO SFRATTATI DALLO STESSO COMUNE DI MILANO.

UN IMPORTANTE LABORATORIO CULTURALE DEL QUARTIERE VERRA'
CHIUSO PER FAR POSTO PROBABILMENTE AD UN LOCALE COMMERCIALE
E BETTY E DAVIDE RIMARRANNO SENZA TETTO.

DA ANNI I DUE ARTISTI VIVONO ALL' "ISOLA" CHE E' UNO DEGLI
ULTIMI QUARTIERI POPOLARI RIMASTO ALL'INTERNO DELLA
CIRCONVALLAZIONE DI MILANO DOVE PERO' IL COMUNE NE HA
AUTORIZZATO LO STRAVOLGIMENTO DATO CHE VERRA' SOMMERSO DA UN
MILIONE DI METRI CUBI DI CEMENTO.

TUTTO CIO' ACCADE A MILANO DOVE SONO IN ESECUZIONE
UNDICIMILA SFRATTI LA MAGGIOR PARTE DEI QUALI DI INQUILINI
CHE NON RIESCONO PIU' A PAGARE L'AFFITTO CON CANONI CHE
HANNO RAGGIUNTO CIFRE IMPAGABILI PER LAVORATORI DIPENDENTI E
PRECARI.

16.000 FAMIGLIE HANNO PARTECIPATO AL BANDO PER
L'ASSEGNAZIONE DI CASE POPOLARI CHE NON CI SONO. PERO'
RIMANGONO OLTRE 2000 GLI ALLOGGI PUBBLICI SFITTI PER
MANCANZA DI MANUTENZIONE E MALA AMMINISTRAZIONE. INOLTRE IL
COMUNE E L'ALER, CONTINUANO A SGOMBERARE FAMIGLIE CHE HANNO
OCCUPATO PER NECESSITA' NON AVENDO NESSUN RIGUARDO PER DONNE
INCINTE, BAMBINI, MALATI, CASI
SEGUITI DAI SERVIZI SOCIALI .

*CHIEDIAMO** *CHE LO SFRATTO DI BETTY E DAVIDE VENGA
RINVIATO FINO ALL'ASSEGNAZIONE DI UN ALLOGGIO E
POSSIBILMENTE AL REPERIMENTO DI UNO SPAZIO IN QUARTIERE PER
POTER CONTINUARE LA LORO ATTIVITA'. IN GENERALE CHE CI SIA
UN PASSAGGIO DA CASA A CASA PER TUTTI GLI SFRATTATI.

UNA POLITICA DELLA CASA CHE SODDISFI LA RICHIESTA DI CASE
POPOLARI E CHE RIQUALIFICHI I QUARTIERI DI EDILIZIA PUBBLICA
CON L'ASSEGNAZIONE DEGLI ALLOGGI TENUTI COLPEVOLMENTE
SFITTI. INFINE UNA POLITICA URBANISTICA PIU' ATTENTA AGLI
INTERESSI DELLA CITTADINANZA E MENO A QUELLA DEGLI
IMMOBILIARISTI E DEGLI SPECULATORI.

Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 14:57

Incontro con l’organico Biblioteche di Milano

Un documento per rilanciare un servizio fondamentale nello spirito del dialogo con le lavoratrici e i lavoratori

Lunedì 18 dicembre presso lo spazio dell’Associazione SinistraRossoVerde in Via dei Malatesta 2 si è tenuta una riunione sulle biblioteche del Comune di Milano.

Tale esigenza è scaturita dalle richieste di alcuni utenti di rivedere per ampliare gli orari di apertura del servizio bibliotecario.
Dalla discussione sono emersi alcuni punti cardine:
1)La scarsità del personale presente nelle biblioteche non garantisce una fruizione del servizio sufficiente alla cittadinanza;
2)Il servizio non ha una organizzazione unitaria, divenendo di fatto oggetto di interesse dei politici zonali con conseguenze deleterie per l’utenza: la difformità dell’orario di apertura delle biblioteche è l’esempio più evidente;
3)La necessità di uniformare il servizio bibliotecario rionale con quello della biblioteca Sormani invertendo un trend negativo che ha visto quest’ultima trasformarsi in una biblioteca di conservazione sempre meno aperta al pubblico;
4)L’opportunità di offrire all’utenza “impropria” (soprattutto studentesca universitaria) spazi alternativi dalle biblioteche (ad esempio Centri Sociali muniti di sale letture);
L’Associazione SinistraRossoVerde intende, a partire da quanto sopra, coinvolgendo l’utenza e i lavoratori bibliotecari ,elaborare delle proposte che permettano la migliore fruizione del servizio bibliotecario cittadino.

Per eventuali contatti telefonici:
Mauro Valenti 328.6937193
Luca Savi 347.1767626
Alessandro Rizzo 3474878241
www.sinistrarossoverde.com

Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 09:56

Solidarietà e reponsabiltà Politica

Solidarietà e responsabilità politica
>
>

> Il Partito Umanista esprime piena solidarietà nei confronti dei senatori Rossi
> e Turigliatto che, con il loro voto contrario alla mozione del governo sulla
> politica degli affari esteri, hanno compiuto, a nostro avviso, un atto di
> responsabilità politica.
>
> Vogliamo esprimere la nostra solidarietà soprattutto perché ora si sta
> cercando di scaricare sui due parlamentari la colpa della caduta del governo.
> Non solo. Rossi e Turigliatto hanno dovuto subire anche violentissimi attacchi
> soprattutto dai vertici dei rispettivi partiti, da cui sono stati espulsi.
>
> Ma non è un caso che il governo sia caduto proprio sui temi di politica
> estera, e più specificamente sul tema dell'impegno militare dell'Italia in
> altri paesi.
>
> Come scriveva Ghandi: "La via della pace è la via della verità. La sincerità è
> ancor più importante dello spirito pacifico. La menzogna è madre della
> violenza".
>
> Il governo non è caduto improvvisamente, ma dopo mesi di menzogne tese a
> nascondere le sue reali intenzioni. Al di là delle parole, nei fatti il
> governo Prodi ha continuato la politica del governo precedente, non
> spostandosi neanche di un millimetro dalla posizione assolutamente subalterna
> all'attuale amministrazione statunitense, la peggiore che gli americani
> abbiano mai avuto. Non si può continuare ad essere così acriticamente fedeli
> agli impegni presi, se questi impegni potrebbero trascinare il nostro paese
> nella spirale di guerra che il governo Bush ha innescato sin dal 2001.
>
> L'assoluta sordità mostrata nei confronti del popolo che ha manifestato il
> proprio dissenso per il raddoppio della base di Vicenza è la dimostrazione più
> chiara delle reali intenzioni di questo governo.
>
> E allora perché meravigliarsi del fatto che due parlamentari non hanno voluto
> più mentire? Con grande senso di responsabilità politica, Rossi e Turigliatto
> hanno voluto invece rispettare il loro mandato elettorale, il loro impegno di
> pace dichiarato di fronte ai propri elettori.
>
> Quanti altri sedicenti rappresentanti del popolo, che siedono in Parlamento,
> potrebbero dire altrettanto?
>
  www.Partitoumanista.it

Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 09:49

Governo battuto sulla linea Militare

Comunicato Stampa
>
> Governo battuto sulla linea militarista: ora
> speriamo in piu' spazio per scelte di pace
>
> Se la sono cercata. Il governo paga l'alleanza con la destra sulla politica
> militarista: e' stato battuto al Senato sulla politica estera.
> La sinistra non puo' disprezzare impunemente Costituzione e volonta' popolare
> di pace.
> La sola manifestazione del 17 febbraio superava di 5 volte lo scarto con il
> quale l'Unione ha vinto le elezioni sulla Casa delle Liberta'.
> Massimo D'Alema aveva parlato e, chiudendo gli occhi davanti alla realta'
> della guerra unica e globale in Medio Oriente, che si accinge ad ingoiare
> anche l'Iran (vedi, ad esempio, le recentissime rivelazioni della BBC), aveva
> spiattellato ai senatori la ripetizione astratta e surreale di principi
> costituzionali puntualmente contraddetti dalle scelte pratiche.
> Bertinotti era disposto a sacrificare qualsiasi cosa all'"autosufficienz a
> della maggioranza" . Che avrebbe dovuto sostenersi per un voto al senato!
> Ora si riaprono i giochi politici. Non si illuda la destra di potere arrivare
> a nuova alleanza con gli Stati Uniti per portare morte e distruzione in giro
> per il mondo. La mobilitazione del movimento pacifista non glie lo
> permettera'.
> La nostra speranza e' che il nuovo quadro che si andra' a costituire possa
> rappresentare meglio la volonta' maggioritaria degli italiani che, per
> ammissione degli stessi grandi media, vuole via le truppe da Kabul e da tutti
> i teatri di guerra.
> Non era accettabile che le scelte di pace, in nome della pace, pesassero zero
> voti nei dibattiti parlamentari.
> Vogliamo deputati che siano conseguenti con le idee proclamate e sappiano dire
> dei si che significano si e dei no che significano no.
> Oggi e' il momento di alcuni no chiari: no alla guerra globale di Bush e alla
> sua estensione all'Iran, no all'aumento delle spese militari, no alle bombe
> atomiche in Italia, no alla base di Vicenza, no ai bombardieri JSF...
> Per i si' dell'alternativa nonviolenta il lavoro e' piu' di lunga lena ed e'
> bene non farsi illusioni in proposito.
>
> Alfonso Navarra - Lega per il Disarmo Unilaterale
> Francesco Lo cascio - Associazione Nonviolenta Ecumenica Riconciliazione. It
> Massimo Aliprandini - Lega Obiettori di Coscienza
>

Giovedì, 22 Febbraio, 2007 - 12:34

Valorizzare i Centri di Aggregazione Giovanile

Alla cortese attenzione della Presidentessa della Commissione CAM
Adonella Milici
Alla cortese attenzione del presidente della commissione politiche giovanili
Paolo Bassi
Alla cortese attenzione del Consiglio di Zona 4 e delle sue componenti

 
 
Interrogazione finalizzata alla richiesta di una commissione congiunta al fine di concertare con il personale preposto alla gestione dei Centri di Aggregazione Giovanile un programma di iniziative di promozione sociale sul territorio, rivolto alle nuove generazioni
 
Premesso che
 
nella relazione programmatica e previsionale di bilancio è espressamente scritto l’incentivo a “nuove politiche” per i giovani che “favoriscano il loro futuro e la loro presenza nella città consentendo l’espressione dei loro bisogni e della loro creatività”; e che per giungere a questa finalità occorre coinvolgere il decentramento dei servizi, soprattutto nella parte in cui nel PGS, Piano Generale dei Servizi del Comune di Milano, si evince la promozione dell’”aumento e miglioramento dei Centri di Aggregazione Giovanile, anche integrandoli con i CAM”;
 
Considerato che
 
la competenza dei CAG è affidata ai Consigli di Zona per, citando lo stesso documento, “il loro ruolo di motori e registri della rivitalizzazione del territorio” e il “consolidamento del rapporto di collaborazione tra tutte le istituzioni pubbliche e private presenti, che si misurino quotidianamente con le difficoltà del vivere in periferia;
 
Chiedo
 
alla Commissione PMZ CAM e alla Commissione politiche giovanili di provvedere a definire in modo congiunto un incontro con il personale addetto alla gestione dei servizi offerti dai CAG, presenti nella nostra circoscrizione, e precisamente il CAG “Ponte Lambro”, il CAG “Tempo e poi” e il CAG “Icaro”, affinchè si possa programmare in modo coordinato iniziative volte all’aggregazione sociale e al coinvolgimento delle espressioni, collettive e associative, presenti nella circoscrizione che trattano le tematiche giovanili, e affinchè si possa, così, definire un lavoro in rete con altri servizi esistenti sul territorio per un’ottimizzazione delle politiche di integrazione giovanile, definendo un programma di intervento omogeneo sul territorio e di valorizzazione delle suddette strutture.
 
 
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4
 

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